lunedì 31 marzo 2008

Musica(in)Mente II° Edizione


Al via la seconda edizione di Musica(in)Mente


Grandi ospiti per la II° edizione della rassegna promossa da Casertamusica e Black Cat Music & Drink

Ecco le prossime date:


Giovedì 3 Aprile - from Usa - Mr. Carvin Jones (Rock Guitar show)


Venerdì 4 Aprile - Peggy Stern & Giulio Mertino in "Duality" incroci di jazzper piano e sax



Venerdì 11 Aprile - Mimmo Langella feat Marcelo Coleman (presentazione delnuovo disco)

Venerdì 25 Aprile - Marco Sfogli Band (presentazione del nuovo disco)

Tutti i concerti inizieranno alle ore 22, l'ingresso è libero

Info & Prenotazioni: 338.9977825 - 0823.471113

Black Cat Music & DrinkVia Santa Chiara Polo Regency(nei pressi dell'ufficio delle Entrate)Caserta

Tanti auguri Titti!


Tanti auguri di Buon Compleanno Titti!


100 di questi giorni!


p.s. si informano le gentili lettrici e i gentili lettori del blog che l'età non verrà divulgata. :-D

Guida introduttiva agli strumenti musicali meccanici, parte quinta

PROSPETTIVE
La storia dello strumento musicale meccanico, naturalmente non finisce qui. La musica prodotta dalla macchina ha subìto una battuta d'arresto dovuta più che altro all' introduzione della radio e dei giradischi (anche essi in un certo senso «macchine musicali») che hanno modificato l'attenzione del pubblico e che hanno proposto nuovi problemi e nuove affascinanti possibilità. Altra causa determinante per questa battuta d'arresto sono state le due guerre mondiali che hanno distrutto quasi tutte le fabbriche tedesche di strumenti meccanici (quelle che stavano iniziando arditissimi esperimenti con le nuove tecnologie) e messo in difficoltà le grandi fabbriche degli Stati Uniti e dell'Inghilterra che non hanno saputo resistere alla crisi economica seguita alle guerre. Vero è che ancor oggi si costruiscono organi meccanici da strada in Olanda e strumenti a pettine metallico in Svizzera, ma non ci pare siano questi gli strumenti che ci devono maggiormente interessare per quanto riguarda le possibilità della musica meccanica dell'avvenire. Essi hanno semmai un interesse storico per il ricercatore che voglia rendersi conto delle tecniche impiegate nella realizzazione di questi « paleoprogrammatori ».
Maggiore attenzione merita forse la rinascita del pianoforte ad azione pneumatica negli Stati Uniti. Nell'ultimo dopoguerra, precisamente nel 1950, la intramontabile Aeolian Company - il grande impero del piano pneumatico americano creato mezzo secolo addietro da V otey e Tremaine - creò un nuovo tipo di pianola da applicare ad un pianoforte normale. Si trattò del Key-top pianola, uno strumento che non ebbe fortuna e che cadde presto nel dimenticatoio. Sette anni dopo la Aeolian uscì sul mercato con un altro strumento del genere, questa volta molto rinnovato nella meccanica e molto meno costoso del precedente, denominato P-37 Hardmann Peck Duo. Esso ebbe un buon successo ed incoraggiò i dirigenti della società a riprendere con maggior lena la produzione di rulli di carta forata e lo studio di nuovi strumenti. Nel 1960 infine venne applicata la meccanica ad azione pneumatica ad uno strumento che da secoli era stato dimenticato (dimenticato come strumento meccanico, si intende), la spinetta. Nel campo dei pianoforti reproducing si tentò di andare oltre, fondendo il vecchio ed il nuovo ed arricchendo le possibilità della meccanica ad azione pneumatica con l'elettronica. Si tentò così di risolvere lo spinoso problema del valore della nota singola sull' assieme e del controllo del tocco, affidando il valore di ciascuna nota ad una particolare frequenza registrata su nastri magnetici. Questo particolare sistema denominato Pamplin Keyboard Control System fu brevettato da Terence Pamplin nel 1965. Ma, a nostro avviso tutti questi esperimenti e queste ricerche rappresentano più un punto d'arrivo, una serie di corollari ai vecchi modi di produrre musica attraverso le macchine, che non lo spunto e l'avvio verso un nuovo modo di fare musica meccanica. L'impegno del ricercatore e del costruttore deve essere volto a superare tecnicamente radio e giradischi, ossia quei mezzi che hanno messo in crisi lo strumento meccanico tradizionale, non rivolgersi alla riesumazione di vecchie tecniche ormai superate. Nel suo bellissimo lavoro sul piano meccanico Arthur Hord Hume attribuisce la nascita di questo gusto ad una ribellione dell'uomo comune all'epoca elettronica. Noi al contrario non condividiamo questo giudizio proprio perché l'uomo comune non si occupa di vecchi strumenti che interessano lo storico e l'appassionato, mentre si occupa quasi esclusivamente dei prodotti che gli offre quest'epoca elettronica. Tutt'al più potrebbe interessarsi di strumenti meccanici che gli offrissero più di quanto non gli offra radio, dischi e televisione. Evidentemente Hord Hume per sentimentalismo non si vuole rendere conto del fatto che gli strumenti meccanici, nella loro epoca d'oro, rappresentavano il massimo che si potesse produrre da un punto di vista tecnico. L'organo di Salisburgo, la spinetta di Bidermann ed il Welte Mignon erano prodotti d'avanguardia, mentre oggi è esagerato perfino definire di retroguardia certi strumentini a pettine metallico costruiti per turisti e per alcuni incorreggibili sentimentali. La rivolta contro le tecnologie superiori è sterile come lo è il cieco abbandonarsi ad esso, inoltre, come diceva il Maine, questi atteggiamenti impediscono di comprendere il passato come qualche cosa di vivo ed operante. Piani a cilindro, organi meccanici, pianoforti ad azione pneumatica non sono nati da un labile giuoco intellettualistico, ma da esigenze precise: tanto precise che al loro sviluppo ed alla loro invenzione ha contribuito il lavoro di migliaia di artisti ed artigiani che da quell'attività ricavarono il proprio sostentamento. Essi davano qualche cosa che pareva irraggiungibile: la musica a coloro che non erano in grado di suonarsela o di avere un esecutore a disposizione. Ora è vero che queste esigenze in un modo o nell'altro sono state superate dalla radio e dai dischi al punto che oggi l'educazione tecnica musicale non fa nemmeno più parte (cosa che è invece avvenuta fino ai primi decenni del '900) di una buona istruzione: è sufficiente il concertista che suona in un punto e che da quel punto «distribuisce» la sua musica ovunque. L'illusione di suonare ciò che si vuole ponendosi davanti ad un autopiano non compensa più né la spesa né la fatica, inoltre, se si prescinde da ogni sentimentalismo, l'emozione non è di gran lunga superiore a quella provata ascoltando un bel disco. Ben altro insegnamento ed altre considerazioni deve darei quest'autopiano se si vuole capire che cosa c'è di attuale nella «Musica ex machina »: primo tra tutti, ripetiamo, è che bisogna pretendere il massimo dalla tecnologia per arrivare a creare nuove possibilità di espressione accessibili a tutti, compresi i «non addetti ai lavori ». Noi azzardiamo l'ipotesi, suffragata da numerose esperienze positive, che la elettronica-tecnologia alla quale con successo già si è rivolta la « base sonora della musica » - potrebbe venire in aiuto. Nel mondo moderno, caratterizzato dalla centralizzazione di tutti i consumi, non escluso quello musicale, gli strumenti elettronici potrebbero essere in grado di offrire a tutti (cioè anche a coloro che sono sprovvisti di cognizioni tecniche musicali) possibilità analoghe a quelle che, a suo tempo, offrirono gli strumenti meccanici, e ad un livello superiore: essi potrebbero metterci in grado di esprimere un nostro pensiero musicale, di comporre la propria musica. Non possiamo qui dilungarci ad esporre i tentativi realizzati in questi ultimi anni con l'aiuto di generatori di onde e di computers, ma vale la pena osservare come dai mezzi che parevano avere sottratto all'uomo certe libertà ed avergli imposto dei modi totalitaristici di consumo anche per quanto riguarda la musica, sia nato invece un nuovo linguaggio musicale facilmente accessibile (come lo era la composizione fatta con l'ausilio della Arca Musarithmica) e facilmente realizzabile con l'aiuto di poche macchine anziché con l'uso di intere orchestre. Ne si tratta di cose avveniristiche o fantascientifiche: i moderni compositori lavorano già con forbici e cacciaviti più che con la matita e vengono aiutati da strumenti in grado di sviluppare da alcune indicazioni ogni fattore acustico, non esclusa la voce umana. A queste macchine i compositori possono affidare alcune idee «scrivendole » per mezzo di una tastiera molto simile a quella delle macchine da scrivere e al resto provvedono le macchine. In molti casi il lavoro dei musicisti, che compongono con l'aiuto di nastri magnetici, strisce di carta ecc. è analogo a quello di un antico costruttore di organi meccanici che avesse composto la musica direttamente sul cilindro, con chiodi e martello anziché con carta e matita.



http://www.ammi-italia.com/

domenica 30 marzo 2008

Foto e recensione del Concerto di Giuseppe Chiaramonte "Note di solidarietà" 29 marzo Crespi D'Adda



Concerto di Giuseppe Chiaramonte
Note di solidarietà
Data: 29/03/2008
Ora di inizio: 21:00
Sede: Teatro del Villaggio Crespi d'Adda, Villaggio Crespi D'Adda comune di Capriate San Gervasio, Bergamo

Recensione

sabato 29 marzo 2008

"I Fotografi e la Chitarra Classica": foto di Jtgrothe

Ospite della rubrica "I Fotografi e la Chitarra Classica" è Jtgrothe. Ospitiamo molto volentieri le sue belle foto.

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Gitarre I


Gitarre I
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Gitarre II


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Gitarre III


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Gitarre IV


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Gitarre V


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Gitarre VI


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Gitarre VII


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Gitarre VIII


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Gitarre VIV


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Gitarre X


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Gitarre XI


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Gitarre XII


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venerdì 28 marzo 2008

’A Capa ‘e morte e il Castel dell’Ovo: leggende fantasia e dintorni, prima parte di Titti Esposito


I PARTE

Rieccomi di nuovo qui. Già , ancora qui per narrare ma, più che altro, per quieto vivere…
….che paradosso per un’anima trapassata.
Non potete immaginare il putiferio che è scoppiato nell’aldilà dopo il mio breve racconto su Mago Virginio e tutto perché non ho menzionato in esso il Castel dell’Ovo. Sì, proprio così, perchè non ho fatto accenno alla leggenda medioevale di questo castello secondo la quale, in esso, Virgilio vi avrebbe nascosto, in una caraffa colma d’acqua e dal becco stretto, protetta da una gabbia di ferro finemente lavorata, un uovo capace di proteggere il castello e la città di Neapolis da qualsiasi catastrofe.
- E’ quindi Virgilio che si è risentito?- chiederete voi.
Tutt’altro… Lui ha assistito a tutta la scena da una certa distanza, con signorile distacco ed un sorriso sornione stampato sul viso.
Chi ha dato vita a grande polemica è stata invece Giovanna I , regina di Napoli, figlia primogenita di Carlo D’Angiò e Maria di Valois che nel Castrum Ovi incantati, residenza di famiglia, vi ha vissuto per vari anni.
Secondo la nobildonna, la mia mancanza è risultata una gravissima offesa nei confronti del Sommo Vate e della storia della città di Partenope perché alla costruzione di tale castello pare risalirebbero addirittura le origini della città.
Armato di tanta pazienza ma forse di poca diplomazia, ben sapendo cosa in realtà l’avesse infastidita, ho cercato di farle comprendere che la mia precedente narrazione forse non era proprio il contesto più idoneo per far riferimento alla fortezza e alla sua storia, ne tanto meno ai personaggi che vi avevano abitato e che in un certo senso avevano operato per perpetuare nei secoli la leggenda.
Non l’avessi mai detto!
Sua Maestà la regina ha cominciato a strepitare e ad urlare accusandomi di essere un ingrato, un gran villano, uno zotico…
Dovete sapere,infatti, che il castello sorge sull’isoletta di Megaride, isoletta costituita da due scogli uniti da un arcone, e sulla quale, secondo la tradizione, si sarebbe impigliato il corpo inerte della sirena Partenope ,suicida per non essere riuscita ad incantare con la sua voce melodiosa l’eroico Ulisse.
Per amor della cultura riporto qui la descrizione della collocazione della fortezza fatta da una encomiabile figura nei primi del 900:
“Là dove il mare del Chiatamone è più tempestoso, spumando contro le nere rocce, che sono le inattaccabili fondamenta del Castello dell’Ovo, dove lo sguardo malinconico del pensatore scopre un paesaggio triste che gli fa gelare il cuore, era altre volte, nel tempo dei tempi, cento anni prima della nascita del Cristo Redentore, una isola larga e fiorita che veniva chiamata Megaride…”
Matilde Serao

Ora, intorno al 1370, un evento sismico, pare avesse fatto crollare l’arco naturale che univa i due scogli sul quale il castello era stato costruito causando ingenti danni alla struttura .
La regina Giovanna, come riportano dettagliatamente le cronache coeve, dovette così predisporre la ristrutturazione dell’edificio e dell’arco e tranquillizzare il popolo sulle sorti dell’uovo, giurando di aver provveduto alla sua sostituzione, ristabilendone i poteri magici, per evitare che si diffondesse il panico per nuove e ben più gravi sciagure.
In un certo senso , la bella sovrana si era aggraziata la plebe che proprio di buon occhio non la vedeva semplicemente per la movimentata vita amorosa che era solita condurre nel castello. L’edificio, infatti, dal volgo era spesso chiamato “…della Regina Giovanna”, ammiccando, rievocando, in sostanza, l’immagine delle profonde fosse del castello sul cui fondo erano fissate lame di spade e punte aguzze e in cui, sempre casualmente e misteriosamente, precipitavano i suoi numerosi amanti all’uscita dal suo talamo.
Capite ora il perché di tanto sbraitare?
Inevitabilmente parlando del castello avrei dovuto parlare della regina Giovanna D’Angiò e riportare il suo nome alla ribalta.
Altro che amore verso la storia di Napoli… altro che rispetto verso Virgilio…
Comunque, pur di porre fine al suo monologo isterico, ho dovuto prometterle che avrei raccontato la storia di Castel dell’Ovo, il tutto sotto lo sguardo divertito di Virgilio che, vista la “quiete” tornare, decide finalmente di avvicinarsi per riverire al suo cospetto e sparire.
A questo punto mi sembra doveroso però, prima di andare ad analizzare la “la leggenda dell’uovo”, i cui aspetti appaiono estremamente interessanti, fare una brevissima ricostruzione storica delle sorti del castello.
I primi a sbarcare sull’isolotto di Magaride intorno al VII secolo a.c. furono i Cumani (di origine greco-euboica) e lì fondarono un avamposto mentre sul retrostante monte Echia il primo nucleo della futura città di Partenope.
Su di esso, poi, intorno al I secolo a.c., durante la dominazione Romana, Lucio Licinio Lucullo vi fece costruire una immensa villa che fu in seguito fortificata dall’imperatore Valentiniano III.
Nel 476 d.c. nell’edificio vi fu rinchiuso, invece, l’ultimo imperatore romano Romolo Augustolo che ivi morì segnando così la fine dell’Impero Romano d’Occidente.
(il castello negli anni a venire sarà prigione anche per la stessa Giovanna I d’Angiò, per il figlio di re Manfredi di Svevia, per la principessa d'Acaja, per Tommaso Campanella, per numerosi giacobini, carbonari e liberali fra cui Francesco De Santics).
Nei secoli successivi la struttura divenne sede di un convento (convento basiliano detto del Salvatore) fondato da religiosi provenienti, con le loro reliquie, dall’Oriente per sfuggire alle persecuzioni promosse dall’imperatore Leone III Isaurico.
Su Magaride sbarcò e trovò rifugio pure Santa Patrizia (compatrona di Napoli) per sottrarsi alle bramose voglie dello zio Imperatore d’Oriente, nelle sue grotte vi morì e perciò spesso nella tradizione arcaica la sua figura è stata affiancata a quella della sirena Partenope.
Poi Normanni, D’Angiò, Aragonesi…
Comunque, per fornire notizie più dettagliate mi sono rivolto ad una conoscenza terrena: date un’occhiata :
http://video.libero.it/app/play?id=fe4ccd8e0aa814358e223a205e9e5a90
Io intanto ne approfitto per allontanarmi un momento.
Con permesso.


Titti Esposito

Le corde della chitarra classica parte seconda: Albert Augustine di Angelo Barricelli




Se oggi le corde sono in continuo miglioramento è grazie ai primi esperimenti fatti da Albert Augustine per Segovia con il nylon cosiddetto Dupont, dal nome dell' ideatore in senso scientifico del più famosi dei polimeri (vorrei ricordare che ancora oggi su qualche muta di corde è riportata la dicitura dupont, ad esempio su qualche muta D'Addario) e che grazie a questa persona le corde in nylon hanno avuto un sensibile aumento in qualità e resistenza meccanica.


In effetti Segovia e i suoi amici, nel loro percorso di studi, sentivano l'esigenza di avere delle corde che suonassero di più e con un approccio facile, questo determinava più volume ma soprattutto un nuovo modo di pensare all'attacco del dito. La storia stessa ci dice quanto Segovia tenesse ad avere una prima corda (il mi cantino) di qualità.
Dopo qualche vano tentativo, (Segovia aveva provato alcune corde Pirastro) con conseguenze disastrose come rotture e cattiva calibratura dei cantini e la non corretta intonazione, si arriva ad avere le prime corde in nylon, immaginiamo il successo di allora e le facce soddisfatte di Segovia, lo stesso Dupont e soprattutto Albert Augustine.
Si pensi che Augustine abbia adoperato per le esigenze di Segovia dei filetti di nylon frutto di residui bellici (chissà se oggi succede lo stesso con le corde in carbonio,titanio........) Passare dal budello al nylon fu una rivoluzione: a prescindere dalla qualità del suono, il nylon era più potente, più duraturo, meno costoso, più performante e soprattutto più bello da toccare come dicono molti chitarristi,in primis Segovia stesso.
E poi diciamo la verità, Segovia con quelle manone andava a nozze con gli spessore delle corde in nylon....(si pensi al sol hard tension di oggi)
Come la più classica delle storie,fu una donna, la moglie di Agustine,la Signora Rosa a convincere il marito a costruire le famose corde per Segovia. Intorno agli anni 50, Albert Augustine si lanciò anima e corpo a sperimentare, migliorare le sue corde che sarebbero diventate il riferimento per tutti i successivi costruttori sia artigianali che di fabbrica, diventando il primo costruttore mondiale di corde in nylon per chitarra classica e questo non è una cosa da poco: tutti i chitarristi volevano montare sulle loro chitarre le Augustine!!!!
Il grande Augustine, sempre pronto all'innovazione, dopo tanti problemi di salute e in seguito ad attacchi di cuore, muore nel 1967. Fino a questa data aveva realizzato sicuramente il suo grande sogno, aveva migliorato tanto queste corde, sia i polimeri che il tiraggio nonchè la calibratura e il suono delle chitarre diveniva sempre più bello e potente.
E' la stessa Signora Rosa a continuare l'opera del marito e oggi se abbiamo le Augustine Regals o Imperial (le migliori a mio modesto avviso) è grazie alla caparbietà e alla tenacia di questi grandi personaggi .
Ci sono molti aneddoti,riferimenti curiosi,piccole e grandi storie nonchè alcune leggende su Albert Augustine ma mi fermo per non tediare chi legge, si potrebbe scrivere un fiume di bellissime e appassionanti parole su Albert........ mi permetto solo di dire: Grazie Albert

Adesso vorrei in modo semplice e sintetico dire qualche impressione sull'uso delle Augustine sulle mie chitarre.
Per cominciare,mettiamo ordine tra le diverse mute busta rossa,gialla verde viola........si gioca con i colori,bello no?

Busta rossa : è la muta a tensione media anche se non c'è una misurazione scientifica,nel senso che non è stata mai pubblicata sulle mute. I bassi hanno spirale argentata molto tenera e il core in nylon, il suono è molto caldo, bello per registare, hanno un inconveniente che è il rumore da sfregamento, direi eccessivo sulla media.... I cantini sono molto belli da toccare,chiari di suono e rotondi (la rotondità è una carattersitica che hanno pochi polimeri) come difetto posso dire che il sol non è sempre all'"altezza",eheheh scusate il giochino di parola,ma devo dire che è quasi sempre calante dal 10 al 12 tasto.



Busta azzurra : hard tension,sono i bassi tra i più potenti del del mercato,suono percussivo,molto caldo
necessitano di mani robuste perchè evono essere sollecitate tanto per dare il top,la sesta corda è eccellente.
i cantini sono leggermenti più intonati di quelli rossi specie la seconda e la terza corda
il mi cantino è molto bello.

Busta nera: come qualità siamo al massimo,ma sono troppo tenere (tensione bassa),il set dei bassi dura pochissimo,sono per il chitarrista che ricerca il miglior suono possibile ma da adoperare in registrazione e non in concerto.
Queste mute descritte sono fornite anche con i bassi gold (bagno d'oro) , questi bassi però hanno un timbro troppo cupo e meno armonici delle corde argentate,sono per chitarristi che fanno lavori monodici per avere timbri particolari,assolutamente sconsigliate per il "live",il suono è caldo e pieno ma con poca longevità.

Ci sono poi due mute particolari,o meglio due set di cantini da abbinare a seconda del gusto,della chitarra della forzadel chitarrista: le regal e le imperial.



Le regal hanno i cantini extra hard tension,sono molto sonore ma necessiano di mani robuste e soprattutto chitarre con tavola armonica molto spessa,il suono è molto aperto e
squillante e con bassi busta blu hanno una proiezione esagerata con molti armonici al seguito.
Sono adatte a chitarristi "percussivi" amanti del suono squillante


Dulcis in fundo le augustine imperial, a mio avviso sono le migliori: i cantini sono di tensione normale, il suono è rotondo,caldo e sono adatte per "cantare" per il solista che deve far sentire un bel suono, sono corde sensibili che cambiano timbro alla prima variaione del polso o dell'unghia, insomma sono corde che assecondano il musicista; mi permetto di dire che il chitarrista che non dovesse apprezzare questi cantini significa che è convinto di avere un gran bel suono oppure che non ha "cultura timbrica"
Anche qui l'abbinamento è molto personale (funzionano con tutti i bass sets) in concerto, il mio abbinamento preferito è bassi blu e questi 3 cantini.
Concludo dicendo che se ne sentono di tutti i colori su queste Augustine, in bene e in male, per me Albert è stato un grande e ancora oggi le sue corde (sempre lo stesso materiale)dicono la loro ed anche sul prezzo,considerando i progressi che le altre case costruttrici fanno ogni anno.............


Angelo Barricelli

giovedì 27 marzo 2008

Nuovo logo per il blog "Chitarra e dintorni"


"Chitarra e dintorni"
Inserito originariamente da Sarah France 2007

Abbiamo deciso di rinnovare la veste grafica del blog. Per farlo abbiamo chiesto aiuto, consigli e idee ad alcuni amici.

Queste sono le idee della designer Sarah France. Lasciate un commento e esprimete la vostra opinione, per noi è importante.

Visitate la sua Galleria su Flickr:


http://www.flickr.com/photos/sarahfrance/

e il suo blog


http://www.sarahfrance.blogspot.com/


We have decided that our blog need a new graphic and logo. So we ask some help and ideas to the creativity community on Flickr.

These are the ideas of the designer Sarah France. Please leave a comment, it's important for us!

Please visit Sarah's Gallery on Flickr:

http://www.flickr.com/photos/sarahfrance/

and her blog

http://www.sarahfrance.blogspot.com/


Thanks Sarah!

Auguri Angela!

Il blog porge all'amica e collaboratrice Angela Cingottini nostri migliori auguri di una rapida e veloce guarigione!

Concerto di Maurizio Pennisi a Lentini (SR) il 6 aprile 2008


L'associazione Culturale "Proserpina" organizza per il 6 aprile 2008 il concerto di Maurizio Pennisi a Lentini (SR)

data: 6 aprile 2008

ore: 20.00

sede: Chiesa della S.ma TrinitàPiazza Dante - Lentini (SR)

ambito: Associazione Culturale Proserpina "chitarra classica -2008"

ingresso libero

Programma:

Francisco Tàrrega (1852 - 1909)

Preludio in mi (Làgrima)

Adelita (mazurka)

Recquerdos de la Alhambra

Fernando Sor (1780 – 1839)

Introduzione e variazioni dal flauto magico di W.A. Mozart. Op. 9

Niccolò Paganini (1782 – 1840)

Andantino variato (dalla Gran Sonata in La)

Heitor Villa-Lobos (1887 – 1959)

Choros n° 1

Agustìn Barrios Mangorè (1885 – 1944)

La Catedral- Preludio “Saudade”- Andante Religioso- Allegro Solemne

Cueca

Danza Paraguaya

Antonio Lauro (1917 – 1986)

Vals Venezolano nn. 1, 2,

Leo Brower (contemporaneo)

Un dia de noviembre

info:

mail: info@associazioneculturaleproserpina.it

info@mauriziopennisi.it

web: http://www.associazioneculturaleproserpina.it/

tel: 333 1070678

Antonio Lauro - Vals Venezolano N° 2

Agustìn Barrios Mangorè - Danza Paraguaya

Concerto di Antonio D'Alessandro a Catania il 20 aprile 2008


L'Associazione Culturale Proserpina organizza il concerto di Antonio D'alessandro a Catania il 20 aprile 2008.


Ora: 20.00


Sede: Chiesa di Santa Maria della Guardia.Piazza S. Maria della Guardia - CATANI

Ambito: Associazione Culturale Proserpina "chitarra classica - 2008
"ingresso libero

Programma:
Heitor Villa-Lobos:
Prelude n. 1 en mi mineur(1887-1959)
Prelude n. 2 en mi majeur
Prelude n. 3 en la mineur
Prelude n. 4 en la majeur
Prelude n. 5 en ré majeur

John W. Duarte:
Idylle pour Ida(1919-2004)

Fine prima parte

F. Moreno Torroba:
Castel Of Spain(1891-1982)
Turégano
Tirija
Manzanares el Real
Montemayor
Alcañiz
Sigϋenza
Alba de Tormes
Alcázar de Segovia
Olite
Zafra
Redaba
Simancas
Calatrava
info:
tel. 333 1070678

Leo Brower - Un dia de noviembre

Agustìn Barrios Mangorè - La Catedral (Preludio Saudade)

Agustìn Barrios Mangorè - La Catedral (Allegro Solemne)

mercoledì 26 marzo 2008

Mostra di Mario Giacomelli presso IKONA PHOTO GALLERY a Venezia dal 27 marzo 2008



Campo del Ghetto Nuovo, Cannaregio 2909 – Venezia

TITOLO DELLA MOSTRA fotografie di MARIO GIACOMELLI
LUOGO Ikona VeneziaCampo del Ghetto Nuovo, Cannaregio 2909
INAUGURAZIONE Giovedi 27 marzo, 2008
DURATA dal 27 marzo al 24 maggio 2008
ORARIO dalle 11.00 alle 19.00 – chiuso il sabato
MOSTRA A CURA DI Živa Kraus, Ikona Photo Gallery
in collaborazione con Comune di Venezia Beni, Attività e Produzioni CulturaliMusei Civici Veneziani - Museo Fortuny

Il 27 marzo 2008, alle ore 18, verrà inaugurata a Venezia nella sede di IKONA PHOTO GALLERY in Campo del Ghetto Nuovo la mostra di MARIO GIACOMELLI.





Mario Giacomelli (Senigallia 1925-2000) è uno dei più grandi fotografi italiani. Al 1953 risale la sua prima fotografia: “ L’Approdo”. Partecipa al gruppo fotografico "Misa", fondato da Giuseppe Cavalli (con Paolo Monti tra i teorici della “nuova fotografia italiana”). Nel 1955 vince il primo premio alla seconda mostra nazionale di fotografia di Castelfranco Veneto.Nel 1957 è inserito nella raccolta “Photography Year Book, London” e nel 1958 in “U.S.Camera, First Edition, New-York”. Nel 1963, grazie a John Szarkowski, allora curatore della fotografia al M.O.M.A., Giacomelli si affaccia al panorama internzionale con la serie Scanno (1957), con l’inserimento nel libro “Looking of Photography” del 1973. Sempre del 1957 è la serie “Lourdes” seguita, nel 1958, da “Zingari”, “Puglia” e, nel 1959, “Loreto”. Seguono le immagini di “ Mattatoio” e “ Io non ho mani che mi accarezzino il viso” (1961-1963).
Risale agli anni 1964-66 “La buona terra”, seguita da “Caroline Branson” del 1971-73. Su testi del poeta Permunian si fonda “Il Teatro della neve” (1985-87) seguita da “Ninna Nanna” e “A Silvia” (1987-88). Tra i lavori più recenti ricordiamo: “Il mare dei miei ricordi” (1991-94), “Io sono nessuno” (1994-95) su testi di Emily Dickinson fino ad arrivare a “Questo ricordo lo vorrei raccontare” (1998-2000) e “Bando” (1998-99) ciclo ispirato ad una poesia di Sergio Corazzini. Nel 1963 inizia ad esporre a livello internazionale, dalla Photokina di Colonia, al MOMA di New York (1964), dal Metropolitan di New York (1967) alla Bibliothèque Nationale di Parigi (1972), dal Victoria & Albert Museum di Londra (1975) al Visual Studies Workshop di Rochester (1979) e poi Venezia, Providence, Parma, Mosca, Arles, Amsterdam, Tolosa, Bologna, Londra, Rivoli fino alle recenti antologiche di Empoli, Losanna e Roma.
1954-1956, Vita d’ospizio: Mario Giacomelli vive l’ospizio da quando, da piccolo, seguiva la madre che per necessità vi lavorava. La storia d’amore infinito con i vecchi dell’ospizio senigalliese sono rimandi invisibili sul filo dell’esperienza.
1966-1968, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi: immagini portate al limite dell’astrazione; la carne viene “bruciata” dal lampo del flash e le rughe dei volti sono le stesse della terra, le immagini rarefatte sono pervase da un profondo lirismo liciniano.
Non è facile fotografare la vita d’ospizio…Quella mamma che aspetta il figlio da tre anni e che mi prende la mano quando le porto le caramelle per vederla per un attimo felice e che dice che il figlio ha tanto da fare che non può venire a trovarla…Vado all’ospizio per un mio bisogno interiore. In alcune immagini con il bianco ho tolto la materia, togliendo i particolari distruggo la realtà; le deformazioni, le sfocature tolgono il troppo vero per rimuovere la poesia. Non ho fatto belle immagini, mi sono solo nascosto in un posto che altri chiamano ospizio e che per me era un grosso specchio che permetteva di guardarmi dentro…sentivo quindi che le mie paure non erano cose inventate ma cose che io già vivevo e delle quali ero prigioniero”.
Dal 1955, terra e paesaggio: sono tagli come le pieghe che l’uomo ha nelle sue mani, come le rughe dei vecchi dell’ospizio, come le lacerazioni della natura e dell’umanità, determinate dal flusso traumatico del tempo.
“Io non ritraggo paesaggi, ma i segni e la memoria dell’esistenza”.
1961-1963, Io non ho mani che mi accarezzino il volto: in questa serie fantastica dei “pretini” riprese nel seminario vescovile di Senigallia, le immagini sono sospese, le tonache gonfiate come piccole mongolfiere e la trasgressione iconica di Giacomelli raggiunge il vertice dell’astrazione.

1964-1966, La buona terra: una saga epica, scandita dal trascorrere dei cicli, delle stagioni, caratterizzata dall’antico rituale contadino. Le immagini si sviluppano sul filo del reportage-racconto con la partecipazione di Giacomelli che dopo l’ambientazione socializza con i protagonisti, li segue nei lavori dei campi e nei momenti di festa. Ancora una volta non è un documento realista di intenti politico-sociali, ma una rivisitazione del tempo, del ricordo e della memoria contadina.
1971-1973, Caroline Branson: tratta da Spoon River Antology di Edgar Lee Master, una storia d’amore densa di significati, sostenuta da segni graffianti, da elementi naturalistici, quasi a sottolineare la drammaticità della storia, in un alternarsi di immagini suggestive, di forte impatto emozionale, “caricate” con la doppia esposizione. Anche qui, nel pretesto della storia senigalliese, ecco l’intensità della notte cosmica, del buio dei ricordi, dell’assenza/presenza dello spazio-tempo.
La fotografia di Giacomelli è quindi una trasformazione di intime convinzioni; un realismo magico filtrato dal ricordo ed intriso di poesia. Immagini come autoanalisi, come specchio dell’esistenza che attingono nei viaggi dei territori immaginari dei suoi spazi interiori. La fotografia è per lui una rievocazione di interessi che spaziano, nella sua terra, nei cicli e nelle stagioni della vita e della comunicazione. Sono reticoli di memorie, riporti quasi invisibili del suo universo mentale che gli permettono di vivere nelle pieghe della materia e in un reale immaginario, la gioia della creazione e della conoscenza. Giacomelli affronta con la fotografia temi gravi ed inquietanti e li riporta carichi di poesia, nella loro dignità originaria, senza dogmi ideologici o stilemi accademici. Rifugge dalle presunzioni, abbastanza usuali tra gli artisti contemporanei; sa che il dovere di ogni ricerca è di ritrovare l’autenticità di un rapporto con i vari aspetti della vita, conoscere i legami tra le forme espressive e recuperare l’influenza del nostro patrimonio e della nostra origine. Subisce la desolata impotenza dell’uomo di fronte alla deformità e al male; i suoi segni fotografici trasmettono queste sensazioni. Con immagini accentuate dai contrasti luminosi, dagli sfocati, dagli ingrandimenti della grana, intende superare l’angoscia del dolore e della solitudine per trasmetterci sempre un messaggio di speranza.
[…] Mi interessa la gioia che ho provato nel momento in cui ho scattato, la tensione che ho avuto di fronte all’immagine. Ecco, da quel momento l’immagine non muore più, rimane dopo la mia morte…Vorrei fuggire da questa realtà ed entrare in quella inutile della poesia”.
(Fonti critico-biografiche di Enzo Carli)

La mostra è composta da 24 fotografie che raccontano in modo intimo il lavoro di Mario Giacomelli.


La mostra è curata da ŽIVA KRAUS fondatrice e direttrice di Ikona Photo Gallery dal 1979.
PER INORMAZIONI: IKONA VENEZIA tel. +39 0415289387 mail@ikonavenezia.com

martedì 25 marzo 2008

Concerto di Elena Càsoli a Milano, 29 marzo 2008



Luogo: Società Umanitaria Via Daverio 7 Milano
Data: sabato 29 marzo 2008 17.30

Programma
Elliott Carter - Changes (per chitarra)
Maurizio Pisati - Poema della luce (Grande Elenìa da concerto)
(per chitarra amplificata e traccia audio)
Steve Reich - Electric Counterpoint
(per chitarra elettrica e traccia audio)


Conduce Maurizio Franco

Guida introduttiva agli strumenti musicali meccanici, parte quarta



Si trattava naturalmente di uno strumento poco pratico e poco fortunato perché oltre a non soddisfare gli esegeti più raffinati, non si poteva definire neppure strumento popolare. Esso non aveva una gran voce, era impreciso nell'esecuzione ed era difficilmente trasportabile. Quasi contemporaneamente ad esso, sempre in Inghilterra (pare a Bristol) nasceva invece il piano a cilindro destinato a risolvere il problema della musica popolare per tutti e nelle strade fino ai primi decenni del '900. Questo piano a cilindro, di solida costruzione, poteva venire trasportato per le strade su un carro ed aveva un funzionamento semplicissimo: il chiodo del cilindro azionava un tasto tenuto da una molla; quando il tasto si disimpegnava dal chiodo esso batteva sulle corde facendole suonare. Solo ai bassi, generalmente, venivano applicati dei freni armonici per evitare di appiattire il discorso musicale, che da un punto di vista dinamico era già abbastanza approssimativo. Il merito dell'introduzione del piano a cilindro viene attribuito ad Hicks di Bristol che lavorò con i suoi numerosissimi familiari dal 1805 al 1850 a Bristol ed a Londra. Il debutto dello strumento di Hicks sulle strade delle affollate città inglesi fu un successo funestato solo dalla ostilità di alcuni cittadini che, vedendo compromessa la propria tranquillità, riuscirono a portare la questione della rumorosità della musica prodotta con piani a cilindro fino in Parlamento, ma il piano a cilindro la vinse. Dall'Inghilterra, sempre per merito della famiglia Hicks passò agli Stati Uniti (esiste ancora un esemplare firmato Hicks costruito a Brooklyn nel 1820), poi in Germania, in Francia ed in Italia, In Italia esso avrebbe trovato, nel periodo tra gli ultimi decenni dell' 800 ed i primi del '900 alcuni dei più abili costruttori e musicatori di rulli, ma già fin dal 1850 in Inghilterra alcuni italiani molto intraprendenti costruirono piani a cilindro ed apportarono un grande contributo allo sviluppo di questo strumento. Ricordiamo tra questi due nomi: Chiappa e Fersani, che nel 1878 brevettarono uno strumento che vedeva combinate assieme le corde del piano e le canne dell'organo, una specie di claviorgano da strada. Da qui, da dove il pianoforte e sicuramente anche i piani a cilindro emigrarono, una vera industria del settore si sviluppò solo dopo l'unità nazionale. Primo a seguire i sistemi in grande stile d'oltralpe fu Vosgien che, associatosi al fabbricante di pianoforti Colombo di Torino, può essere considerato il capostipite dell'industria dell'« organo » italiano. Egli fu il maestro dei grandi costruttori di Novara, Casale, Vercelli, e fu colui che diede « la linea» al piano a cilindro italiano. Lo strumento che ne nacque si distinse dagli strumenti tedeschi, francesi ed inglesi almeno quanto la musica italiana fu diversa da tutte le altre per anima, brio, popolarità. Gli « organi» di Vosgien, di GilIone, di Martelletti, di Ottina e Pellandi, di Simoni, di Montanini, di Orsenigo e tanti altri riempirono con la loro voce tenorile le trattorie, sale da ballo, ma soprattutto le strade italiane. La dicotomia sviluppatasi in seno alla musica, che la vedeva scindersi in due classi distinte, da una parte quella così detta classica e dall' altra quella popolare (più avanti definita barbaramente come leggera), la ritroviamo nello sviluppo degli strumenti automatici e soprattutto, nello sviluppo del piano, che dall'ottocento fino a gran parte del novecento fu il re degli strumenti. Da una parte si rinunciò infatti, in nome dell'economia e del sacrosanto principio della musica per tutti, alla esattezza interpretativa, alla raffinatezza del tessuto timbrico ed armonico, alla completezza del disegno melodico e si procedette alla invenzione ed alla produzione di carillon d' ogni specie, organetti di tutte le dimensioni, a canna e ad ancia, a disco, cilindro a cartone, pianini da strada, orchestrion da bar e da sala da ballo, ecc. (da un' esame più dettagliato potranno vedere che furono inventate e brevettate centinaia di macchine per far musica); dall'altra parte però, da quella così detta classica, non si rinunciò all'idea di creare l'automa perfetto, capace di eseguire musica, anche complessa, secondo scrittura, con tutte le sfumature volute dall'autore. Uno strumento, cioè, che fosse veramente capace di fare quelle cose che solo l'uomo pareva sapesse fare. Fu ancora un'innovazione studiata per il vecchio ed intramontabile organo a canne ad aprire nuove vie agli strumenti automatici e soprattutto al pianoforte che avrebbe raggiunto una perfezione insuperabile per uno strumento meccanico. Questa invenzione fu la leva pneumatica che l'inglese Barker mise a punto nel 1835 per ovviare ad alcuni inconvenienti che si presentavano negli organi troppo grandi (in cui la meccanica costituita da una serie di catenacci diventava troppo pesante). Dopo sei anni di delusioni il buon Barker vide la sua invenzione coronata dal successo, allorché il grande Cavaille ColI riconobbe i vantaggi di questa leva e l'adottò nella costruzione del grande organo di Saint Denis a Parigi. E fu a Parigi appunto che un certo Fourneaux ebbe l'idea di usare la leva di Barker per costruire un pianista a cilindro da mettere davanti ad un pianoforte. Si trattava di una macchina in cui ogni nota (chiodo) della musica del cilindro alzava una leva e abbassava un' assicella di legno in una camera d'aria. Questa inviava l'aria in un piccolo mantice che, gonfiandosi, muoveva il dito del pianista. Ma la macchina era rozza e soprattutto il suo costruttore non aveva visto la soluzione di un problema molto importante, cioè quello della durata della musica programmata che, con il cilindro, è limi ta ta ad un giro. Questo problema fu risolto con l'introduzione dell'uso (iniziato nel 1842) della musica su cartone e carta forata, uso che verso la fine del secolo avrebbe soppiantato quasi definitivamente il vecchio cilindro chiodato. Dapprima furono costruiti organetti con libri di cartone piegato a zig-zag, poi organetti portatili con dischi di carta e di lamiera e con rulli di carta forata. Questi cartoni aprivano e chiudevano delle valvole che facevano suonare generalmente delle ancie libere e più tardi, come nel piano melodico costruito dai Racca di Bologna, dei martelletti che battevano su corde. I libri di cartone e i rulli di carta, rispetto ai cilindri chiodati ed anche rispetto ai dischi, avevano il vantaggio di poter riprodurre una sonata praticamente illimitata nella durata. L'ultimo inconveniente da eliminare era che la carta fosse a diretto contatto con delle leve: la carta doveva solo « leggere» la musica. A ciò arrivò per prima la Welte Company di Freiburg (Germania) che brevettò un pianoforte ad azione pneumatica con rullo di carta perforata che costituì il primo pianoforte automatico in grado di soddisfare le esigenze più raffinate. Sul Welte la carta non muoveva leve o valvole, ma scorreva su un lettore, che era una griglia con dei fori, ciascuno dei quali corrispondeva ad una nota. Quando un foro della carta si trovava su quello corrispondente della griglia avveniva una fuoriuscita d'aria; questa fuoriuscita creava una depressione all'interno di un manticino che afflosciandosi permetteva se ne gonfiasse un altro, solidale con il martelletto del pianoforte o con una leva che muoveva un tasto. Questo meccanismo, in tutte le sue successive varianti e perfezionamenti, avrebbe trionfato su ogni altro e sarebbe stato applicato per la sua essenziale semplicità tecnica anche a grandi organi comprendenti decine di strumenti. Come nei moderni calcolatori un rullo di carta sarebbe stato sufficiente a riportare il programma di vere e proprie orchestre automatiche. Dopo quasi un secolo di tentativi con il meccanismo pneumatico il piano automatico vide la sua fioritura. Se ne costruirono negli Stati Uniti, con pianisti automatici o con il meccanismo incorporato, in Inghilterra e, naturalmente, in Germania, da cui molte industrie si trapiantarono negli USA. Vennero costruiti piani misti con corde e canne da organo, con bande intere ed infine fu incorporato anche quello che sembrava lo strumento più refrattario all'automazione : il violino. Va notato, per inciso, che i due metodi di « notazione» ebbero una loro tendenza che potremmo definire nazionale e che corrisponde non solo a due tecniche distinte, ma anche e soprattutto a due atteggiamento culturali. Francesi ed italiani preferirono usare per i loro strumenti il cartone ripiegato (se non addirittura i cilindri chiodati), mentre tedeschi e americani, una volta trovato il metodo della carta forata e della azione pneumatica non la abbandonarono più. Ma, mentre tedeschi ed americani insistevano sul fatto che la riproduzione musicale pneumatica eliminava le differenze tra la macchina e l'uomo e rendeva praticamente l'uomo inessenziale, gli italiani ed i francesi non confusero mai la musica eseguita con quella suonata dai loro strumenti automatici. Essi pensarono che compito della musica meccanica non era imitare gli esecutori, ma creare qualche cosa di più fantasioso e ricco, che fosse vivo a modo suo, che avesse le caratteristiche del divertimento e del sorriso. In Italia ed in Francia « organetti», organi di barberia e grandi strumenti da fiera mantennero quindi sempre una loro autonomia rispetto alla musica tradizionale e, a differenza di quanto avvenne nei paesi di cultura germanica, si preferì destinarli alle strade ed alle piazze che non agli ambienti chiusi. Mentre l'autopiano arrivava al massimo della perfezione con il reproducing piano (cioè quello che rendeva anche l'espressione) si profilava all'orizzonte un nuovo modo di riprodurre la musica che avrebbe, prima o poi messo in crisi tutti gli automatismi conosciuti: la musica poteva essere riprodotta in modo poco costoso in via, per così dire, sintetica, attraverso la conservazione del suono. L'invenzione del grammofono viene generalmente attribuita ad Edison e parve, a tutta prima, destinato al solo impiego industriale e commerciale, come riproduttore della voce umana. Ma i perfezionamenti apportati all'originario strumento con il cilindro di stagnola in America ed in Europa dimostrarono che su cilindri di cera e poi di lacca speciale (con la quale si sarebbero costruiti i dischi dei nostri nonni) si potevano riprodurre i suoni di tutti gli strumenti. Il principio era semplice: una puntina sollecitata dalle vibrazioni prodotte dai suoni incideva una superficie in modo che questa fosse poi in grado di riprodurre attraverso la puntina le stesse vibrazioni. Sarebbero passati tuttavia dei decenni di pazienti sforzi prima che si arrivasse ad essere in grado di produrre un negativo capace di riprodurre, come nella stampa, questi solchi su dischi e di potere quindi avere dischi in quantità industriale ed a basso costo. Per alcuni decenni così, i piani a cilindro continuarono a percorrere le strade dei paesi e delle città portando l'allegria delle loro ingenue canzonette a coloro che si volevano divertire un po'. In Italia fino al 1938 si può dire che quasi ogni osteria aveva il suo piano a cilindro con il motore a molla, la manovella per la carica e la fessura per i 10 centesimi. La domenica i giovani danzavano così le vecchie polche o i valzer. Anche gli autopiani, giunti con l' Hupfeld ed il Welte Mignon al massimo della perfezione ( come avevamo detto riuscivano a rendere l'espressione e la dinamica di chi aveva suonato per incidere il rullo di carta) continuarono ad essere costruiti per le persone più esigenti, che non si accontentavano dei miagolii dei grammofoni e della natura sintetica dei suoni che i dischi producevano. Agli autopiani i grandi maestri del pianismo diedero tutta la loro attenzione ed ai rulli di carta affidarono le loro prestigiose interpretazioni. Annoveriamo tra questi Scriabin, Busoni, Grieg, Paderewski. Come già Mozart ai suoi tempi, neppure questi immortali interpreti disdegnarono la macchina. (Recentemente la casa discografica Telefunken ha dedicato alcuni microsolco a queste interpretazioni fatte per l'autopiano Welte Mignon ). Ma se con organi, organetti da tavolo, da armadio, da strada, con autopiani, piani a cilindro, carillon, orchestrion, organi da fiera ecc. la musica era entrata nelle case, nei ristoranti, negli alberghi, nelle osterie di campagna e sulle strade, restava tuttavia ancora qualche cosa da fare ed era il trasmettere da un punto qualunque la musica, diciamo pure nel suo elemento irripetibile. Una memorabile esecuzione di un pianista non può essere ripetuta tale e quale in un altro concerto. Il telefono pareva offrire una qualche possibilità e già in Germania e negli Stati Uniti si parlava di trasmettere la musica per filo quando, nel 1906, apparve su di un giornale americano una notizia sensazionale: « Il dottor Cahill ha inventato uno strumento musicale perfetto ». Si trattava di un organo costruito con dodici generatori di correnti multiple, generatrici di onde, sonore, che l'organista metteva assieme e selezionava attraverso una serie di interruttori, relè e reostati. Il primo concerto ebbe luogo nella villa del re dei freni ad aria compressa Westinghouse che era interessato, come altri uomini d'affari, agli sviluppi di questo tipo di strumenti. Questo strumento dall'aspetto mostruoso pesava duecento tonnellate ed aveva le dimensioni di una fabbrica di media grandezza: esso presentava quindi un problema fondamentale, quello del trasporto. Il problema doveva essere risolto trasportando non lo strumento, bensì la musica attraverso i cavi telefonici; così essa avrebbe raggiunto un numero di utenti incredibile; molto più di quanti ne contenesse la più grande sala da concerto. L'esperimento telefonico fu tentato, ma ebbe poca fortuna perché non era ancora stato inventato l'altoparlante magneto dinamico e perché gli utenti delle società telefoniche si lamentavano in continuazione delle cadute di tensione lungo le linee e dei conseguenti disturbi. L'invenzione del dottor Cahill (il quale inventò tra l'altro anche la macchina da scrivere elettrica e varie al tre cose) conteneva in sé due germi fondamentali di grande avvenire: da una parte la possibilità di produrre i suoni con l'elettricità suoni totalmente nuovi con armoniche artificiali a piacere dell' operatore - dall'altra la configurazione del problema dell'irradiazione della musica da un centro per farla giungere al pubblico - ormai divenuto classe economica di utenti - in modo facile ed economico. Questo sogno sarebbe stato realizzato alcuni decenni più tardi con l'invenzione della radio, il dono più rappresentativo e - secondo alcuni «sciocchi signorini del pensiero» - più pericoloso dei tempi nostri. Oggi ci sembra un fatto naturale poter scegliere un concerto dato da una grande orchestra sinfonica, da un grande pianista, oppure girare una semplice manopola per cambiare programma ed ascoltare il cantante preferito; il tutto per una spesa che al primo momento si può definire trascurabile grazie all'enorme numero di persone che godono di questo servizio. Ma quali sono le conseguenze di tutto ciò? La prima ci sembra l'assuefazione ad un nuovo modo di godere dell'arte dei suoni. La musica per filo ed onde elettromagnetiche è sintetica e se questo fatto ci ha portato indubbiamente ad ampliare la nostra sensibilità verso i suoni sintetici (prodotti per via elettronica) ci ha anche portato al punto che un suono naturale (senza almeno l'amplificazione elettronica) ci sembra innaturale e fuori dal nostro mondo quotidiano. La seconda è che la vecchia macchina - automatica o manuale - per fare musica è caduta al rango di curiosità mentre quella nuova elettronica è, per il gran pubblico, egualmente avvolta nel mistero. Un'osservazione ci viene allora spontanea: il mondo musicale si è spezzato in due tronconi perché mentre da una parte esiste la novità astratta, sconosciuta ai più nei suoi elementi costitutivi, dall'altra sussiste un vecchio mondo incapace di saldarsi al nuovo ed adatto a soddisfare solo i ricercatori di ghiottonerie culturali. Lo scopo della nostra ricerca storica, di restauro e di riunione di questi elementi materiali che sono somme di ricerche e di lavoro, in un museo, è un contributo per rinsaldare questi estremi in sè egualmente sterili. La storia, anche quella della musica, è una serie di sbalzi solo nella fantasia degli artisti di poco talento o dei mercanti di musica che in luogo della musica vendono una politica musicale e le proprie idee.




domenica 23 marzo 2008

"I Fotografi e la Chitarra Classica": foto di Yannish

Ospite della rubrica "I Fotografi e la Chitarra Classica" è Yannish. Ospitiamo molto volentieri le sue belle foto. Visitate la sua galleria di foto su Flickr: http://www.flickr.com/photos/yannish/

Complimenti Yannish e grazie per la tua disponibilità e gentilezza. Buona Pasqua!

http://chitarraedintorni.blogspot.com/2008/03/guitar-bokeh.html
http://chitarraedintorni.blogspot.com/2008/03/cd40.html

This week we have Yannish's photos on our blog. We hope you will enjoy this beautiful pictures. Take a visit at his gallery at http://www.flickr.com/photos/yannish/.

Compliments Yannish and thank you very much!

Happy Easther!

Empedocle70

Guitar bok(eh)


Guitar bok(eh)
Inserito originariamente da yannish
Ospite della rubrica "I Fotografi e la Chitarra Classica" è Yannish. Ospitiamo molto volentieri le sue belle foto. Visitate la sua galleria di foto su Flickr: http://www.flickr.com/photos/yannish/

Complimenti Yannish e grazie per la tua disponibilità e gentilezza. Buona Pasqua!

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Happy Easther!

Empedocle70

C/D/40


C/D/40
Inserito originariamente da yannish
Ospite della rubrica "I Fotografi e la Chitarra Classica" è Yannish. Ospitiamo molto volentieri le sue belle foto. Visitate la sua galleria di foto su Flickr: http://www.flickr.com/photos/yannish/

Complimenti Yannish e grazie per la tua disponibilità e gentilezza. Buona Pasqua!

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Empedocle70

sabato 22 marzo 2008

Opera per l’Ara Pacis. Mimmo Paladino | Brian Eno 11 Marzo - 11 Maggio2008


È il primo evento site specific pensato per gli spazi del Museo dell’Ara Pacis. Dall’11 marzo all’11 maggio 2008 la mostra/evento “Brian Eno Mimmo Paladino. Opera per l’Ara Pacis” è l’occasione, per due indiscussi protagonisti della cultura contemporanea, di ritrovarsi a lavorare insieme dopo quasi 10 anni dal loro primo progetto comune alla Round House di Londra nel 1999.

per ulteriori informazioni:

http://www.arapacis.it/mostre_ed_eventi/mostre/opera_per_l_ara_pacis_mimmo_paladino_brian_eno



E' possibile scaricare e ascoltare alcuni minuti dell'installazione sonora qui: http://rapidshare.com/files/99760812/EnoPaladino_Roma_13_3_2008.mp3.html

Empedocle70

venerdì 21 marzo 2008

Sito internet di Fabio Zontini



E' con molto piacere che Vi segnaliamo il bellissimo sito dell'amico liutaio Fabio Zontini:








I nostri sinceri complimenti per le bellissime chitarre e foto e per come è stato realizzato il sito. Complimenti Fabio!


Empedocle70

Concerto di Giuseppe Chiaramonte, Canegrate il 3 aprile 2008



Concerto di Giuseppe Chiaramonte, Canegrate il 3 aprile 2008

Data: 03/04/2008


Ora di inizio: 21:00


Sede: Sala Consiliare del Comune di Canegrate, Canegrate, prov.MILANO

Programma:

Vincenzo Galilei (1520 –1591)
GAGLIARDA
SALTARELLO

Johann Sebastian Bach (1685 –1750)
FUGA BWV 1000
BOURREE dalla suite per liuto BWV 996

Domenico Scarlatti (1685 -1757)
SONATA K 322

Johann Kaspar Mertz (1806 - 1856)
LE GONDOLIER op. 65 n.3

Anonimo (XX secolo)
GIOCHI PROIBITI

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PARTITA IN LA MAGGIORE(Entrée – Menuett – Gavotte - Gigue)

Domenico Scarlatti (1685 -1757)
SONATA K 208

Francisco Tarrega (1852 –1909)
RECUERDOS DE LA ALHAMBRA
MARIA

Programma
Locandina

giovedì 20 marzo 2008

Il Sogno di una Notte di Mezza Estate Tour 2007 dell'International Opera Theater di Philadelphia

Riceviamo da Karen Saillant, direttrice artistica dell'International Opera Theater di Philadelphia, e publichiamo con molto piacere le belle foto della world premiere di Il Sogno di una Notte di Mezza Estate Tour 2007





Il Sogno di Una Notte di Mezza Estate


based on Shakespeare
music by Italian composer, Pietro Rigacci
libretto by Italian poet, Debora Pioli


-part of Incontri di Confine Music Festival


-received its world premiere under the auspices of
The Comune of Citta' della Pieve, Italy


andInternational Opera Theater of Philadelphia


in Teatro Avvaloranti, Citta' della Pieve, August, 2007.


The opera also opened the theater season in Teatro Mancinelli, Orvieto on September 1, 2007. Maestro Simone Luti, Conductor Maestro Bruno Rigacci, Conductor Concertatore.

Direction and Concept of this production of Il Sogno di Una Notte di Mezza Estate were by American stage director, Karen Saillant, founder and artistic director of International Opera Theater. Troy Herion composer for the operas il Racconto d'inverno and also La Tempesta. The librettists for Il racconto d'inverno were Karen Saillant and Romina Minucci. The librettist for la Tempesta was Maestro Antonio Fava

Costumes for Il Sogno di Una Notte di Mezza Estate, were designed by American fiber artist, Rachel Miller, a fiber artist and professor at The University of the Arts in Philadelphia. Ms. Miller was assisted by Jan Schleiger, USA, who realized the foundations for the costumes. The surfaces for Ms. Miller's designs were realized with the assistance of interns from The University of the Arts Fiber Arts Department, Steven Tarantal, Dean, in Philadelphia. The interns were Lauren Gross, Iris Chamberlain, Amanda Foss, Rebecca Deorocki, Amanda Lewis, Kitt Fraser, Matthew Caulfield, Anni Wilson, Jay Bae and Andrew McCandlish

Sets for Il Sogno di una Notte di Mezza Estate were designed by Nandini Bagchee, Indian scenic designer.

Lights were designed by Ian King, USA..

Orchestra was: Agostini Mattioni, Italy, violin; Matteo Sacca', Italy, violin; Corinne Sobolewski, USA, viola; Christine Arboleda, USA, viola; Lauren Dunseath, USA, cello; Francesca Barcaioli, Italy, contrabasso; Francesca Meschini, Italy, flute/piccolo; Irene Martelli, Italy, oboe; Julieta Ungartemendia, Argentina, clarinet; Angela Occhionero, USA, clarinet; Stefano Stefan, Italy, bassoon; Lara Morotti, Italy, french horn; Silvia Rimordi, Italy, french horn; Anna-Livia Walzer, Italy, Harp; Chris Rose, USA, trumpet; Stefania Tarquini, USA, piano and Michael Culligan, USA, percussion..



Cast:


Nobles of Athens:

Ippolyta, Queen of the Amazons-Charity Sunshine, Coloratura Soprano, USATeseo, Duke of Athens-Alessandro Avona, Bass, ItalyCantore, The Heart of Teseo- Yui Horio, Mezzo Soprano, Japan
Egeo, Nobleman of Athens-David Petri, Baritone, ItalyErmia, Daughter of Egeo- Kim Ah Young, Soprano, South KoreaLisandro, in love with Ermia-Rodrigo Trosino, Tenor, MexicoDemetrio, Egeo's chosen husband for Ermia, Michele Pierleoni, Baritone, Italy


Elena, Ermia's best friend, in love with Demetrio, Letizia Dei, Mezzo Soprano, Italy



Workers of Athens:

Francis Flute, The Bellows Mender/Tisbe, Christian Bygott, USASnug The Joiner/the lion, David Zenin, ItalyStarveling, The Tailor/moonshine, Andrea Lombardi, ItalySnout, The Tinker/the wall, Mario Amori, ItalyPeter Quince, The Carpenter, Massimiliano Minotti, ItalyBottom, The Weaver, Demetrios Bonaros, Greece


Fairies in the Woods Outside of Athens

Titania, Queen of the Fairies- Charity Sunshine, Coloratura Soprano, USAOberon, King of the Fairies- Alessandro Avona, Bass, ItalyFirst Fairy of Titania- Chie Shirotori, Soprano, JapanSecond Fairy- Miki Morinishi, Soprano, JapanThird Fairy- Yui Horio, Mezzo Soprano, JapanPuck-Hobgoblin and Servant to Oberon- Dancer/Actor, Frank Emas, USA


Photo 1: Puck Awakens The Sleeping Workers and Brings Them Into Their Midsummer Night's DreamPhoto Ornella Tiberi
http://chitarraedintorni.blogspot.com/2008/03/photo-1puck-awakens-sleeping-workers.html

Photo 2: Ippolyta Sings to Cantore (The Heart of Teseo) as Teseo MusesPhoto Ornella Tiberi
http://chitarraedintorni.blogspot.com/2008/03/photo-2-ippolyta-sings-to-cantore-heart.html

Photo 3: The King and Queen of The Fairies, Oberon and Titania, Argue, as The Fairies and Puck Watch Fearfully. Photo Ornella Tiberi
http://chitarraedintorni.blogspot.com/2008/03/photo-3-king-and-queen-of-fairies.html

Photo 4: Elena Desperately Loves Demetrio, But Demetrio Loves Ermia.Photo Ornella Tiberi
http://chitarraedintorni.blogspot.com/2008/03/photo-4-elena-desperately-loves.html

Photo 5: Ermia Loves Lisandro. Lisandro Assures His Fiancee, Ermia, that the Forrest is Safe, as They Run Off to Get Married SecretlyPhoto Ornella Tiberi
http://chitarraedintorni.blogspot.com/2008/03/photo-5-ermia-loves-lisandro.html

Photo 6: Lisandro, Under the Influence of the Love Potion, Swears his Eternal Love to his Fiancee's Best Friend, Elena.Photo Ornella Tiberi
http://chitarraedintorni.blogspot.com/2008/03/photo-6-lisandro-under-influence-of.html

Photo 7: Titania, Queen of the Fairies, Put Under the Influence of the Love Potion by the Vengeful King of the Fairies, Oberon, Falls in Love with The Worker, Bottom Who has Been Transformed into a Donkey by Oberon's Servant, Puck. Photo Ornella Tiberi
http://chitarraedintorni.blogspot.com/2008/03/photo-7-titania-queen-of-fairies-put.html

Photo 8: Oberon and Titania are Reunited in Love as Bottom Sleeps and Puck Looks On Photo: Giorgio Wolfensberger
http://chitarraedintorni.blogspot.com/2008/03/photo-8-oberon-and-titania-are-reunited.html

Photo 9: Tisbe Prepares to Die Over "Her" Piramo in the Play The Workers Present in Celebration of The Wedding of Ippolyta and Teseo.
http://chitarraedintorni.blogspot.com/2008/03/photo-9-tisbe-prepares-to-die-over-her.html

Photo 10: The Other Workers Join Tisbe to Pray Over Piramus' "Dead" Body, before they leave their Midsummer Night's Dream. Photo: Ornella Tiberi
http://chitarraedintorni.blogspot.com/2008/03/photo-10-other-workers-join-tisbe-to.html

Photo 11: Alessandro Avona Brings Karen Saillant Forward for A Bow After Final Performance in Teatro Avvaloranti, Citta della Pieve, Italy, August 23, 2007 Photo: Ornella Tiberi
http://chitarraedintorni.blogspot.com/2008/03/photo-11-alessandro-avona-brings-karen.html



-Recent article in Philadelphia Music Makers Magazine that speaks of the work that our founder and director, Karen Lauria Saillant has been doing to create new Italian operas, based on Shakespeare, in Italy for the past 4 years. http://www.philamusicmakers.com/saillant.htm



Background of International Opera Theater, Inc (American Non Profit Corporation since 2005)



Mission: To bring artists of diverse cultures together to create new works of art, especially operas and especially in the Italian language. These works are usually based on Shakespeare. They are created through a process of self discovery that allows the artists, as well as the audience, to let down their defenses and feel.



Highlights

-2004: International Opera Theater creates first new opera, in Citta' della Pieve, Italy, in Italian, based on Shakespeare.Karen Saillant, director, uses improvisation, movement exercises and austrahlung, or emanations, (described by Sir Charles Mackerras as the only way to transmit large volumes of information without speaking) to enable the operatic actors to have spontaneous voices as they organize themselves on stage in the same intuitive manner in which we all organize ourselves in daily life.http://www.internationaloperatheater.com/desktop6_031.htm-



-2005: Il racconto d'inverno, based on Shakespere's The Winter's Tale. Mi-kyoung Lee, head of fiber arts department at University of the Arts in Philadelphia, designs costumes from trash bags, pipe cleaners, thousands of white tissue paper rose buds, http://www.internationaloperatheater.com/desktop6_144.htm bags from Tower Record's Store, Macy's and Whole Foods Supermarkethttp://www.internationaloperatheater.com/desktop6_138.htm and other mundane objects with assistance of 12 fiber art interns from The University of the Arts. This begins permanent collaboration with Mi-Kyoung and University of the Arts. http://www.internationaloperatheater.com/desktop6_129.htm



Karen Saillant, director of IOT, continues to incorporate 20 foot pieces of fabric into staginghttp://www.internationaloperatheater.com/desktop6_133.htm



-2006: La Tempesta, based on The Tempest. Costumes, as well as backdrop, are designed by Mi-Kyoung, and executed by fiber artists: created out of string, twine, ribbon, strips of panty hose, rubber bands and fabric.http://www.internationaloperatheater.com/desktop6_012.htm



-2007: Collaboration with Philadelphia Orchestra on new Commedia dell'Arte interpretation of The Pulcinella Suite by Igor Stravinsky for 150th anniversary of The Academy of Music, the oldest opera house in America.



Il Sogno di Una Notte di Mezza Estate, in Italy, based on Midsummer Night's Dream, composed by Italian composer, Pietro Rigacci. Over 75 volunteers from US and Italy and participants from 11 different cultures come together in Italy.http://www.internationaloperatheater.com/desktop6_156.htm



Il Sogno di Una Notte di Mezza Estate also opens theater season in Teatro Mancinelli in Orvieto.http://www.teatromancinelli.it/pag_int.php?codice=750275115414a97d69f0f7
http://www.teatrionline.com/default.asp?submitted=recensioni&show=1&id=5104



-2008, August 26, 27 and 28, Teatro Avvaloranti, Citta' della Pieve. Eight singers from 6 different cultures: Egypt, Poland, USA, Rumania, Canada and Mexico plus interns from volunteers from 8 other cultures, as well as a professional staff, will work together to realize a new Romeo e Giulietta, composed by Emily Wong, Chinese American composer. Ms. Wong has a doctorate in composition from The Juilliard School in New York City. Her music incorporates European classical influences with jazz, African rhythms, rock music and impressionism.



-2009 June 26, 27, 28 Romeo e Giulietta will have its American premiere in Philadelphia. Orchestra will be members of The Philadelphia Orchestra. Jorge Cousineau, German video artist, will add video elements to the production.
Please click on the link below and then click on video excerpts of Jorge Cousineau.http://www.pennpat.org/RosterArtist.aspx?id=516

Photo 1:Puck Awakens The Sleeping Workers and Brings Them Into Their Midsummer Night's Dream


Photo 1: Puck Awakens The Sleeping Workers and Brings Them Into Their Midsummer Night's Dream Photo Ornella Tiberi