lunedì 6 luglio 2009

I giardini e la musica di Toru Takemitsu parte prima di Empedocle70

“I love gardens. They do not reject people. There one can walk freely, pause to view the entire garden, or gaze at a single tree. Plants, rocks and sand show changes, costant changes.”
David Toop, Toru Takemitsu, half japanese, on The Wire october 1998

Il mio incontro con la musica di Takemitsu risale al 1998 grazie a un articolo pubblicato sulla rivista Wire da parte di David Toop contenente anche brevi pezzi di interviste ad artisti come David Sylvian, Ruicy Sakamoto, David Russell che avevano avuto contatti e collaborazioni col compositore giapponese, deceduto ormai da qualche anno. Toop è un ottimo giornalista e l’articolo mi aveva particolarmente colpito, mi ero riservato di approfondirlo con qualche ascolto, cosa a cui non ho dato seguito. Nel 2007 tornando a suonare la chitarra classica e acquistando il cd di Elena Càsoli StrongStrangeStrings ho incrociato di nuovo la strada con Takemitsu, nel cd sono infatti presenti tre brani di Takemitsu (Over the rainbow, Yesterday …) che mi avevano lasciato un po’ insoddisfatto non per l’esecuzione quanto per il modo in cui erano stati riletti questi classici del jazz e della musica pop. Qualcosa non mi tornava e ho deciso di approfondire: quando hai un prurito, toglitelo.
Ho cercato altri dischi, ho comprato e letto due libri su Takemitsu e alla fine ho scoperto di amare moltissimo non solo la musica di questo finissimo compositore ma anche i suoi scritti, trovando in lui una sorta di ponte culturale e musicale tra la cultura giapponese e quella occidentale, cosa che si è rivelata molto importante per un appassionato di aikido come me.
Quella che segue è una mia analisi di alcune idee musicali di Takemitsu che mi sono particolarmente a cuore e una possibile visione della sua figura umana calata in un contesto architettonico particolare, quello del giardino, presente sia nella cultura giapponese che occidentale. Vorrei usare questa metafora per meglio cercare di descrivere la mia personalissima (e quindi opinabilissima) idea su Takemitsu e per fare questo ricorrerò a una serie di spunti e citazioni che sono tratti sia dalla musiche che dai libri del compositore giapponese sia da altri testi che trattano di cultura e antropologia giapponese che troverete citati alla fine dell’articolo.

L’idea di partenza è che Giappone e occidente rappresentino due visioni religiose e filosofiche completamente diverse tra loro, e che queste idee di base abbiano contribuito a plasmare in maniera indelebile le stese strutture delle due società: l’occidente risponde agli ideali del cristianesimo mentre il Giappone è essenzialmente un paese shintoista. Sembra una distinzione decisamente sui generis ma credo sia fondamentale: il cristianesimo è caratterizzato da una teologia monoteistica e da una filosofia dualistica; lo shintoismo ha una teologia politeistica e una filosofia monistica; il cristianesimo è fortemente orientato verso l'aldilà, lo shintoismo viceversa è orientato verso questo mondo; il cristianesimo è universalistico, lo shintoismo è per tradizione etnocentrico; il cristianesimo ha un atteggiamento ambiguo nei confronti delle realizzazioni nel mondo terreno, lo shintoismo per contro è improntato a un ottimismo entusiastico; il cristianesimo è tendenzialmente ascetico e vede il sesso con sospetto, laddove lo shintoismo è per lo più contrario all'ascetismo e decisamente favorevole al sesso ….. e l’elenco potrebbe continuare a lungo.
La mia idea è che Takemitsu nella sua musica sviluppi temi e poetiche tipiche dello shintoismo, indipendentemente dalle forme e dalle materie musicali utilizzate per i suoi scopi, e per meglio spiegare queste influenze ho deciso di ricorrere a un esempio concretamente presente nella poetica musicale del compositore giapponese: il giardino.
Permettetemi una piccola digressione di tipo architettonico. E’ possibile che i giardini inizialmente fossero concepiti come terreni recintati in cui coltivare frutta e verdura. Uno sviluppo parallelo, e meno pratico, potrebbe aver avuto luogo quando principi e nobili cominciarono a considerare i giardini come simboli di status e luoghi di intrattenimento, fino a diventare nelle sue fasi evolutive più tarde e mature, un fatto espressivo rivelatore delle concezioni fondamentali della vita e del mondo proprie di una civiltà.

Questo articolo è composto da cinque parti, eccole:
- parte prima
- parte seconda
- parte terza
- parte quarta
- parte quinta

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