In Arc abbiamo assistito all’intelligente tentativo di realizzare un parallelo tra i cicli temporali dei vari componenti di un giardino giapponese e la velocità di esecuzione dei vari elementi del tessuto strumentale, mentre le sue osservazioni a proposito di Garden Rain sembrano spostare il centro della sua attenzione verso un aspetto più orizzontale della sua musica, verso la sua struttura narrativa, verso la rappresentazione di un luogo per passeggiare.
Questo lavoro, per ensemble di ottoni, è basato su un poema trovato su una antologia di poesie scritte da bambini intitolata Miracles e scritta da una bambina australiana di 11 anni, Susan Morrison.
Hours are leaves of life,
And I am their gardener…
Each hour falls down slow
Scrive chiaramente lo stesso Takemitsu: “ That poem… expresses very clearly the way I feel about music”. Questo poema non solo ispirò un nuovo lavoro della serie Giardini ma anche una nuova serie di composizioni legate altro tema extra musicale di basilare importanza : l’acqua o meglio i paesaggi d’acqua. Garden Rain si ricollega anche a un altro aspetto interessante della poetica musicale di Takemitsu: la disposizione spaziale dell’organico strumentale. Come era già successo in passato per un altro brano “botanico”, In an autumn garden, anche questo è diviso in una sezione sul palco e una fuori, con i gruppi costituiti da cinque strumentisti.
“The work is based on a very simple mode. Recent Western music used the equal-tempered scale, but I’m seriously interested in the ideal of mode”. Questa base modale è ben evidente sia in senso orizzontale che verticale, anche in questo caso privilegiando una pluralità di possibilità espressive. “I choose a mode with many possibilities, a mode that, beginning as a wide stream, will divide into different branches.” (Confronting Silence, pag. 117)
Altra relazione interessante, in queto caso con Arc è data dalla differente influenza del suono dello sho, qui legato al suono degli ottoni, in relazione con la capacità di respiro degli strumentisti, in diretto collegamento con lo stile esecutivo dello sho, la cui efficacia “ è direttamente collegata col respiro umano” (La musica di Toru Talemitsu, pag. 155).
Da queste analisi musicali, architettoniche, visuali e botaniche emerge a mio avviso una visione intellettuale di Takemitsu come un compositore tanto metodologicamente legato ai canoni della composizione occidentale quanto nel proprio intimo direttamente connesso con alcuni dei più tradizionali aspetti della società tradizionale giapponese, dalla musica gagaku alla visione estetica contemplativa scintoista dei giardini.
Concludo citando per l’ultima volta le idee dello stesso compositore da pagina 114 del suo libro Confronting Silence a proposito del ruolo dell’orchestra nella musica occidentale e nella sua: “In spite of the orchestra’s being regarded in Western music as one gigantic instrument, I find it a source of many different sounds…. For example, we can think of the orchestra as a garden, expecially as a “garden for strolling” the popular Japanese landscape garden that has a variety of aspects, all in harmony without a single detail overly assertive. This is the aesthetic I wish to capture in music”.
Riferimenti bibliografici:
Toru Takemitsu, Confronting Silence, Faber and Faber, 1999
Peter Burt, La musica di Toru Takemitsu, BMG RICORDI 2003
Elena Càsoli, "To the edge of dream: Toru Takemitsu" da Il Fronimo
Fosco Maraini, Giappone Mandala, Mondadori Electa, 2006
Fosco Maraini, Ore giapponesi, Corbaccio, 2000
Ruth Benedict, Il crisantemo e la spada, Rizzoli, 1965
Questo articolo è composto da cinque parti, eccole:
- parte prima
- parte seconda
- parte terza
- parte quarta
- parte quinta


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