giovedì 29 ottobre 2009

Intervista con Marco De Biasi terza parte


La sua pittura in particolare attinge alle idee stilistiche di Kandisky ma mi sembra che lei adotti delle soluzioni molto più essenziali e matematiche .. si nota una certa affinità coi frattali ad esempio…. Riesce a tradurre le sue idee pittoriche in idee musicali?

I miei quadri si riferiscono all’aspetto concettuale dell’opera, ossia a come questa viene percepita dallo spirito. La parte razionale dell’individuo coglie il concetto. Questo, una volta filtrato dallo spirito, viene tradotto in forma e fissato in maniera immutabile sulla tavola. Niente di più si trova in essa che la geometrizzazione di un concetto accolto nello spirito e da questo tradotto in pittura.
In un secondo momento, tale concetto viene ascoltato ed elaborato nell’anima. Questa, per sua natura, reagisce attraverso delle emozioni. L’energia impiegata al fine di catalizzare e sintetizzare la duplice azione del concetto e del sentimento danno origine all’opera musicale.
L’opera musicale, generatasi dalla formalizzazione di un concetto, aggiunge a quest’ultimo la capacità di riprodurre l’emozione che lo stesso genera. L’opera musicale apre le porte del cuore e guida l’ascoltatore alla conoscenza di sentimenti ultrasensibili che il comune linguaggio, creato dall’uomo per descrivere il mondo terreno, non può spiegare.
L’opera pittorica indica all’ascoltatore i binari attraverso i quali il sentimento si deve dirigere. La forma guida il sentimento alla scoperta dell’archetipo dal quale l’artista ha tratto ispirazione.
Partendo dal concetto (Tesi) e facendo seguire a questo il sentimento (Antitesi), l’artista riesce a creare un’opera tale che consenta all’uomo di progredire nella conoscenza di ciò che il linguaggio comune non può ancora rivelargli.
L’opera così creata, data dall’unione di musica e colore, sarà dunque il veicolo necessario per il ritorno all’archetipo dal quale è stata generata.


Berlioz disse che comporre per chitarra classica era difficile perché per farlo bisognava essere innanzitutto chitarristi, questa frase è stata spesso usata come una giustificazione per l’esiguità del repertorio di chitarra classica rispetto ad altri strumenti come il pianoforte e il violino. Allo stesso tempo è stata sempre più “messa in crisi” dal crescente interesse che la chitarra (vuoi classica, acustica, elettrica, midi) riscuote nella musica contemporanea. Lei come chitarrista e compositore quanto ritiene che ci sia di veritiero ancora nella frase di Berlioz?

La frase di Berlioz mi suona molto come una scusa! È vero che per scrivere sulla chitarra è necessario conoscere lo strumento e adottare alcuni accorgimenti ma vorrei rispondere a questa affermazione con altre due domande: 1-Quale compositore scriverebbe un accordo di 4 note in un pezzo per tromba? 2-Forse che i compositori non chitarristi del 900 hanno scoperto la formula magica per scrivere un pezzo per chitarra senza aver mai studiato direttamente sullo strumento?

Berio nel suo saggio “Un ricordo al futuro” ha scritto: “.. Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novecento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.” Lei suona sia un repertorio tradizionalmente classico che il repertorio contemporaneo … si riconosce in queste parole?

Io suono quello che mi piace e ancora non mi sono specializzato in nessun tipo di repertorio e forse non lo farò mai. Mi piace la musica in quanto tale e non una tal musica di un tal periodo. Trovo questo modo di pensare come una limitazione dei sentimenti e delle emozioni.
Un processo deduttivo sicuramente aiuta ad arrivare al particolare con cognizione di causa, ma non credo che a questo metodo sia da attribuire anche la capacita di accendere in chi ascolta quel fuoco magico che avvolge esecutore e ascoltatore in un unico evento sonoro. Quel fuoco viene da dentro e non da fuori! Quel fuoco si genera in modo induttivo! È una particolare capacità dell’essere che si estende alla totalità dell’evento musicale creato.

Parliamo di marketing. Quanto pensa che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

Importantissimo!!! Al punto che, talvolta e non di rado, troviamo sul palco degli ottimi organizzatori della propria (e anche altrui) attività musicale, ma dei mediocri musicisti. Do ut des. Per fortuna non è sempre così.

Vuole parlarci del suo cd “Fonocromie”?

Questo cd raccoglie una selezione di opere scritte tra il 2004 e il 2007. Il tema conduttore che lega le varie opere è la stretta relazione tra la vibrazione sonora e quella cromatica.
Questi brani sono il frutto di una ricerca interiore cominciata nel 2003 in seguito al mio entrare in contatto diretto con le opere del grande artista russo Vassily kandinsky. I suoi quadri e i suoi scritti hanno tracciato il percorso, fino ad allora latente, che conduce l’artista a fondere colore e suono, poiché le due vibrazioni hanno origine comune e realmente si compenetrano in un’unica realtà dimensionale.
Ogni colore e ogni forma, relazionati in vario modo tra loro, creano movimento ed emozione e generano energia. La musica ha il compito di amplificare il suono interiore di questi elementi, la cui essenza è strettamente legata alla vibrazione sonora.
Sia nel caso in cui il quadro preceda la musica, sia che questa presieda alla creazione del quadro, è necessario operare un processo di ricodificazione del messaggio originario. Per poter far questo bisogna entrare in relazione con la vibrazione che si vuole tradurre in un nuovo linguaggio. Il colore va ascoltato nel suo suono interiore, mentre la musica va vista nelle sue relazioni intrinseche e in base alle forme che assume nello spazio.
Questo cd, dal titolo FONOCROMIE, rappresenta dunque un primo punto della situazione di tale ricerca.

0 commenti: