sabato 31 ottobre 2009

Marco De Biasi "Concerto per tre Chitarre e Orchestra" Solists: Trio Nahual,





DISSONANZEN 09-ADAM RUDOLPH-PIETRASANTA PROJECT


Venerdì 6 novembre ore 20.30
Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta
Adam Rudolph presenta
Go-organic Orchestra: Pietrasanta project
Ensemble Dissonanzen
Is Jazz Ensemble
Consort di flauti dolci del Conservatorio di Cosenza


Ensemble Dissonanzen
Tommaso Rossi, flauto
Marco Sannini, tromba
Giulio Martino, sax
Francesco D’Errico pianoforte
Marco Cappelli chitarra

IS JAZZ ENSEMBLE

Luigi Di Nunzio sax alto
Pietro Riccardi sax alto
Canio Lucia sax baritono
Pino Melfi tromba
Ciro Riccardi tromba
Alberto Falco chitarra
Marco de Tilla contrabbasso
Pierluigi Delle Noci percussioni-batteria
Dario Guidobaldi percussioni-batteria

Alessia Viti, violino
Isabella Parmiciano, violino
Chiara Mallozzi, violoncello

Consort di flauti dolci del Conservatorio di Cosenza
Tommaso Rossi, Daniela D’Ambrosio, Annalisa De Simone, Mirko Onofrio flauti dolci

Marco De Biasi plays A. Ginastera Sonata op. 47







venerdì 30 ottobre 2009

Marco De Biasi, Music From Brakehage - Marco De Biasi

Intervista con Marco De Biasi quarta parte


Quale significato ha l’improvvisazione nella sua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

L’improvvisazione, in qualsiasi ambito la si consideri, è un modo di scrivere talmente immediato che non lascia il tempo di prendere in mano la penna e lascia nell’etere ciò che in quel momento si sta già suonando; con l’aggravante che poi, dopo aver finito di suonare, raramente si è in grado di ricordare e quindi di trascrivere, ciò che si ha appena suonato. Il fatto che poi si improvvisi in stili diversi, questo dipende solamente dalla predisposizione del musicista o dal contesto in cui chi si trova a suonare è coinvolto. La struttura che si riesce a dare a un brano improvvisato dipende dalla forma mentis dell’improvvisatore. Gli organisti hanno una grande tradizione alle spalle e per fortuna non l’hanno dimenticata. Il problema è che difficilmente ci improvvisa improvvisatori; anche per far questo è necessario uno studio costante per ottenere buoni risultati.
Per me l’improvvisazione riveste un ruolo marginale, talvolta mi consente di ricavare dei temi che sviluppo in momenti successivi come tradizionalmente si usa fare in un processo compositivo. C’è una cosa però da dire: spesso l’ispirazione mette davanti agli occhi a alle orecchie dell’immaginazione il brano o il quadro concluso in un solo istante. L’immagine è talmente nitida che basta solamente “copiare” o “tradurre” ciò che si è “visto o sentito”. Non so se sia possibile che le cose accadano più improvvisamente di così.

Sembra essersi creata una piccola scena musicale di chitarristi classici dediti a un repertorio innovativo e contemporaneo, mi vengono in mente i nomi di Marco Cappelli e David Tanenbaum, David Starobin, Elena Casoli, Arturo Tallini, … si può parlare di una scena musicale?

Non so se si possa parlare di una scena musicale ma sicuramente ci sono delle persone che seguono molto da vicino gli eventi nel momento in cui accadono, si assumono il rischio della novità e spianano la strada a coloro che tra cinquanta o cent’anni decideranno che effettivamente quella musica era bella e valeva la pena di suonarla prima.

Lei è presente con diversi video su youtube che la riprendono in situazioni di esecuzione di pezzi dal vivo e con alcuni video particolari sul suo sito internet, come mai queste scelte e lei pensa che come già avviene in altri ambiti musicali anche la musica classica possa essere adottata per un uso innovativo del mezzo video-multimediale, così come è avvenuto per la trilogia “quatsi” di Godfrey Reggio per le musiche di Philip Glass?

L’unione delle arti è un progetto che prende il via dal momento in cui l’uomo ha cominciato a unire la musica con la danza, con il teatro, con il rito e la magia. Kandinsky e coloro che gravitavano attorno alla realizzazione de “Il Cavaliere Azzurro” ne erano veramente convinti e ritenevano l’unione delle arti la via maestra da seguire. La multimedialità fa parte della nostra era e sembra un percorso inevitabile. La musica classica si adatta benissimo a questo genere di opere data la sua struttura e la particolarità di messaggi che riesce a trasmettere, amplificando e completando il messaggio visivo.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Forse questo vale per le persone distratte. Credo invece che sia in atto un percorso di riscoperta filologica del modo di suonare delle diverse epoche, per quanto, di veramente folologico, nel nostro tempo ci può essere solamente la musica contemporanea. Il musicista attento e meticoloso non è mai un musicista globalizzato. Per tornare alla domanda di prima segue un percorso deduttivo nella fase di ricerca, e deduttivo nella fase dell’esecuzione. Parte cioè da una macro-struttura nel momento di analisi del brano per arrivare alla sottolineatura di tutti quei particolari che, nel momento dell’esecuzione diventeranno, uno per uno simbolo di un intero universo musicale.

Luciano Berio ha scritto “la conservazione del passato ha un senso anche negativo, quando diventa un modo di dimenticare la musica. L’ascoltatore ne ricava un’illusione di continuità che gli permette di selezionare quanto pare confermare quella stessa continuità e di censurare tutto quanto pare disturbarla”, che ruolo possono assumere la musica e i compositori contemporanei in questo contesto?

Nella musica classica c’è stato un forte momento di rottura nel 900, legato a Schönberg e al percorso da lui innescato, ma credo che la continuità con il passato sia praticata da moltissimi compositori, i quali già hanno lavorato e lavorano in questa direzione. I primi a non conoscere la musica contemporanea sono i musicisti. Al secondo posto c’è il pubblico che va a sentire i concerti suonati da chi non conosce o non propone la musica contemporanea. Ogni periodo della storia della musica è contrassegnato da rotture, solamente che queste, dopo centinaia d’anni, sono state digerite e diventate patrimonio comune. Il problema è che fino a cent’anni fa si suonava solo la musica contemporanea, oggi si suona solo la musica che ha almeno cent’anni. (Non è sempre così ma poco ci manca). Quindi io direi che la domanda la si potrebbe benissimo girare agli interpreti e al pubblico. Che ruolo può assumere l’interprete e il pubblico per far sì che il patrimonio culturale della cultura moderna e contemporanea non vada perduto in virtù dei troppo osannati Vasco Rossi e Michael Jackson? Ricordo che le televisioni hanno parlato per giorni della morte di Jackson e neanche un minuto, a suo tempo, per la morte di Luciano Berio e di Goffredo Petrassi.


Con chi le piacerebbe suonare e chi le piacerebbe suonare? Che musiche ascolta di solito?

Mi piacerebbe suonare in duo con un amico (Mauro Zanatta) per fare delle trascrizioni di Bach e Scarlatti e sicuramente almeno un pezzo mio.
Ascolto un po’ di tutto e soprattutto sono molto curioso di conoscere musica nuova. Spesso tuttavia mi rifugio nella musica per pianoforte e ascolto molto Keith Jarrett.


Quali sono i suoi prossimi progetti? Su cosa sta lavorando?

Ho appena finito di scrivere una Suite per chitarra sola che mi è stata commissionata da un chitarrista messicano. Il mio prossimo progetto è il mio nuovo quadro, che ho in testa da un anno e ancora non mi sono deciso a dipingerlo.


Grazie Marco!

Empedocle70

giovedì 29 ottobre 2009

Marco De Biasi,Omaggio a H. Villa Lobos - Marco De Biasi

Intervista con Marco De Biasi terza parte


La sua pittura in particolare attinge alle idee stilistiche di Kandisky ma mi sembra che lei adotti delle soluzioni molto più essenziali e matematiche .. si nota una certa affinità coi frattali ad esempio…. Riesce a tradurre le sue idee pittoriche in idee musicali?

I miei quadri si riferiscono all’aspetto concettuale dell’opera, ossia a come questa viene percepita dallo spirito. La parte razionale dell’individuo coglie il concetto. Questo, una volta filtrato dallo spirito, viene tradotto in forma e fissato in maniera immutabile sulla tavola. Niente di più si trova in essa che la geometrizzazione di un concetto accolto nello spirito e da questo tradotto in pittura.
In un secondo momento, tale concetto viene ascoltato ed elaborato nell’anima. Questa, per sua natura, reagisce attraverso delle emozioni. L’energia impiegata al fine di catalizzare e sintetizzare la duplice azione del concetto e del sentimento danno origine all’opera musicale.
L’opera musicale, generatasi dalla formalizzazione di un concetto, aggiunge a quest’ultimo la capacità di riprodurre l’emozione che lo stesso genera. L’opera musicale apre le porte del cuore e guida l’ascoltatore alla conoscenza di sentimenti ultrasensibili che il comune linguaggio, creato dall’uomo per descrivere il mondo terreno, non può spiegare.
L’opera pittorica indica all’ascoltatore i binari attraverso i quali il sentimento si deve dirigere. La forma guida il sentimento alla scoperta dell’archetipo dal quale l’artista ha tratto ispirazione.
Partendo dal concetto (Tesi) e facendo seguire a questo il sentimento (Antitesi), l’artista riesce a creare un’opera tale che consenta all’uomo di progredire nella conoscenza di ciò che il linguaggio comune non può ancora rivelargli.
L’opera così creata, data dall’unione di musica e colore, sarà dunque il veicolo necessario per il ritorno all’archetipo dal quale è stata generata.


Berlioz disse che comporre per chitarra classica era difficile perché per farlo bisognava essere innanzitutto chitarristi, questa frase è stata spesso usata come una giustificazione per l’esiguità del repertorio di chitarra classica rispetto ad altri strumenti come il pianoforte e il violino. Allo stesso tempo è stata sempre più “messa in crisi” dal crescente interesse che la chitarra (vuoi classica, acustica, elettrica, midi) riscuote nella musica contemporanea. Lei come chitarrista e compositore quanto ritiene che ci sia di veritiero ancora nella frase di Berlioz?

La frase di Berlioz mi suona molto come una scusa! È vero che per scrivere sulla chitarra è necessario conoscere lo strumento e adottare alcuni accorgimenti ma vorrei rispondere a questa affermazione con altre due domande: 1-Quale compositore scriverebbe un accordo di 4 note in un pezzo per tromba? 2-Forse che i compositori non chitarristi del 900 hanno scoperto la formula magica per scrivere un pezzo per chitarra senza aver mai studiato direttamente sullo strumento?

Berio nel suo saggio “Un ricordo al futuro” ha scritto: “.. Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novecento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.” Lei suona sia un repertorio tradizionalmente classico che il repertorio contemporaneo … si riconosce in queste parole?

Io suono quello che mi piace e ancora non mi sono specializzato in nessun tipo di repertorio e forse non lo farò mai. Mi piace la musica in quanto tale e non una tal musica di un tal periodo. Trovo questo modo di pensare come una limitazione dei sentimenti e delle emozioni.
Un processo deduttivo sicuramente aiuta ad arrivare al particolare con cognizione di causa, ma non credo che a questo metodo sia da attribuire anche la capacita di accendere in chi ascolta quel fuoco magico che avvolge esecutore e ascoltatore in un unico evento sonoro. Quel fuoco viene da dentro e non da fuori! Quel fuoco si genera in modo induttivo! È una particolare capacità dell’essere che si estende alla totalità dell’evento musicale creato.

Parliamo di marketing. Quanto pensa che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

Importantissimo!!! Al punto che, talvolta e non di rado, troviamo sul palco degli ottimi organizzatori della propria (e anche altrui) attività musicale, ma dei mediocri musicisti. Do ut des. Per fortuna non è sempre così.

Vuole parlarci del suo cd “Fonocromie”?

Questo cd raccoglie una selezione di opere scritte tra il 2004 e il 2007. Il tema conduttore che lega le varie opere è la stretta relazione tra la vibrazione sonora e quella cromatica.
Questi brani sono il frutto di una ricerca interiore cominciata nel 2003 in seguito al mio entrare in contatto diretto con le opere del grande artista russo Vassily kandinsky. I suoi quadri e i suoi scritti hanno tracciato il percorso, fino ad allora latente, che conduce l’artista a fondere colore e suono, poiché le due vibrazioni hanno origine comune e realmente si compenetrano in un’unica realtà dimensionale.
Ogni colore e ogni forma, relazionati in vario modo tra loro, creano movimento ed emozione e generano energia. La musica ha il compito di amplificare il suono interiore di questi elementi, la cui essenza è strettamente legata alla vibrazione sonora.
Sia nel caso in cui il quadro preceda la musica, sia che questa presieda alla creazione del quadro, è necessario operare un processo di ricodificazione del messaggio originario. Per poter far questo bisogna entrare in relazione con la vibrazione che si vuole tradurre in un nuovo linguaggio. Il colore va ascoltato nel suo suono interiore, mentre la musica va vista nelle sue relazioni intrinseche e in base alle forme che assume nello spazio.
Questo cd, dal titolo FONOCROMIE, rappresenta dunque un primo punto della situazione di tale ricerca.

mercoledì 28 ottobre 2009

Teatro Fondamenta Nuove Venezia: SAN SERVOLO JAZZ MEETING 2009

SAN SERVOLO JAZZ MEETING 2009
giovedì 5 novembre 2009, ore 21 Isola di San Servolo
MICHAEL BLAKE sax tenore
BEN ALLISON contrabbasso
HAMID DRAKE batteria
giovedì 12 novembre 2009, ore 21 Isola di San Servolo
FRANCO D'ANDREA pianoforte
sabato 21 novembre 2009, ore 21 Isola di San Servolo
KEN VANDERMARK sassofoni, clarinetto basso
PAAL NILSSEN-LOVE batteria
giovedì 26 novembre 2009, ore 21 Isola di San Servolo
FRANCESCO BEARZATTI sax tenore, clarinetto
GIOVANNI FALZONE tromba
DANILO GALLO basso acustico, contrabbasso
ZENO DE ROSSI batteria
In collaborazione con Veneto Jazz

Teatro Fondamenta Nuove: Risonanze

RISONANZE fall 2009
Rassegna di nuove musiche contemporanee
Venezia, Teatro Fondamenta Nuove

Venerdì 30 ottobre 2009 ore 21
Jennifer Walshe voce, strumenti vari
in collaborazione con la Fondazione Claudio Buziol

Domenica 15 novembre 2009 ore 21"BERLIN NIGHT"
[progetto speciale in occasione del ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino]
dj sets by GUDRUN GUT & THOMAS FEHLMANN
Gudrun Gut, Thomas Fehlmann elettronica
Alle ore 18, proiezione del film Die Mauer (Il muro), regia Jürgen Böttcher (RDT, 1990, 99')
Con il patrocinio del Goethe Institut Italien e in collaborazione con l'Associazione Culturale Italo-Tedesca

Giovedì 3 dicembre 2009 ore 21
"Gary Lucas chitarra
Dean Bowman voce

Sabato 30 gennaio 2010 ore 21
Erik Friedlander violoncello
Trevor Dunn contrabbasso
Mike Sarin batteria

Speciale Marco De Biasi: Quadri















Intervista con Marco De Biasi seconda parte


Un evento importante nella sua vita è stata la distonia focale, con la quale ha cominciato l’attività di compositore e di pittore, ce ne vuole parlare?

Nel corso della mia carriera di musicista, sono stato colpito, nel settembre del 2000, da una malattia neurologica chiamata “distonia focale”, unita ad una forte epicondilite sia al braccio destro che al braccio sinistro, vedendomi così costretto al ritiro dall’attività concertistica. Non so ancora se questa sia stata una disgrazia o una fortuna. Probabilmente, per restare con quanto diceva Hegel, “il senso del processo storico si vede solamente alla fine del processo stesso”. Tale processo non si è ancora concluso, ma se guardo i risultati che ho ottenuti dall’inizio della malattia a oggi, non è forse prematuro affermare che le cose positive pesano più di quelle negative.
Tutto è cominciato con qualche lieve fastidio al dito indice, che nel giro di un mese si è trasformato nell’impossibilità di utilizzarlo per qualsiasi tipo di movimento sulla chitarra. Il dito rimaneva chiuso all’interno della mano e qualsiasi tentativo di muoverlo comportava sforzi enormi e risultati nulli. Resomi immediatamente conto che evidentemente c’era qualcosa che non funzionava, ho cominciato a rivolgermi ai più diversi tipi di dottori e non (fisioterapisti, fisiatri, omeopatici, medici olistici, pranoterapeuti) i quali davano ognuno delle diagnosi diverse, senza mai capire quale fosse il vero problema. Il risultato fu una serie inconcludente di visite e un sacco di soldi spesi per niente. Per capire che si trattava di distonia e per avere una diagnosi concreta sono trascorsi circa due anni, Il peggio è che quando ho trovato chi mi ha diagnosticato la distonia (l'allora primario del reparto di neurologia dell’ospedale di Rovigo) sono stato invitato dal medesimo, con aria di assoluta sufficienza, a lasciar perdere e a cambiare mestiere. Non capisco come si possa dimenticare che il paziente, prima di essere malato, è uomo, e che la malattia, non si cura solo con i farmaci, ma anche e soprattutto agendo sulla persona dal punto di vista emotivo e spirituale. (Centinaia di pubblicazioni, scientifiche e non, parlano di questo aspetto nella cura delle malattie). Ad ogni modo, conclusa l’esperienza di questa visita, me ne sono tornato a casa, con la promessa di essere ricontattato per una cura a base di tossina botulinica. Tuttavia, non ho mai ricevuto alcuna telefonata e sono rimasto solamente con la profetica sentenza della fine della mia carriera.
La cosa strana fu che, dopo questa doccia fredda, arrivai a casa con la convinzione che sicuramente non sarei rimasto a guardare. Ne andava di mezzo la mia possibilità di esprimermi e la mia capacità di realizzare il mio essere attraverso il suono. Per prima cosa decisi, il giorno stesso, di telefonare al mio insegnante di armonia (il maestro Renato Gava) per prendere immediatamente delle lezioni di composizione. La mia voglia di scrivere musica si era infatti già manifestata all’età di 12 anni, ma non era stata sufficientemente alimentata ed era così svanita in breve tempo. Questo sembrava il momento buono per ricominciare, dato che appariva come unico sistema per tenermi in contatto con la musica viva. La seconda cosa che mi misi a fare è stata di cercare un sistema per guarire. La composizione si rivelò, infatti, ben presto insufficiente a colmare il mio desiderio di poter fare musica. È stato così che dopo molte richieste di aiuto, attraverso il musicista spagnolo Juan Francisco Padilla, sono entrato in contatto con L’Istituto di Medicina e dell’Arte di Barcellona. Qui ho trovato dei professionisti che mi hanno saputo dare la giusta dose di coraggio e di speranza per affrontare la malattia. Sono stato trattato prima come essere umano al quale era venuto a mancare una parte fondamentale della propria esistenza e, solo successivamente, come paziente.
Inutile spiegare l’iter della cura (anche perché è passato un bel po’di tempo e i ricordi cominciano a non essere chiari), che non è stato per nulla semplice, ma ricco di problemi secondari non dovuti alla distonia. Basti dire che per 14 mesi, tutti i giorni, (lavoro e impegni a parte) ho fatto 4 ore di esercizi che consentissero al mio cervello di creare nuovamente un programma motore in grado di riprendere a suonare. Sveglia alle sette, esercizi fino a mezzogiorno e poi la vita che tutti i musicisti conoscono. Con costanza, tenacia e rigoroso rispetto di ciò che mi veniva detto di fare, giunto alla fine della cura, ero in grado di suonare di nuovo. È stato poi necessario circa un altro anno di lavoro per poter dire di suonare nuovamente un repertorio di tutto rispetto e, ancor oggi, riscontro piccoli miglioramenti.
Un grazie sincero va a tutto lo staff medico della clinica di Terrasa, ma, sicuramente, non avrei potuto farcela senza l’aiuto della mia famiglia e di tutti coloro che solamente hanno creduto in me. Di fondamentale importanza è stata poi, in primo luogo, la completa accettazione della mia condizione, presa come dato di fatto e come un punto di partenza dal quale non si poteva far altro che progredire. Qualsiasi risultato ottenuto avrebbe infatti portato a condizioni migliori di quelle in cui mi trovavo. In seconda istanza, si è rivelata necessaria la consapevolezza, costruita negli anni, del mio esistere quale essere unico e irripetibile, frutto del proprio vissuto e cosciente delle proprie capacità. Grande è stata l’autodeterminazione dimostrata ed enorme il feroce desiderio di possedere nuovamente la capacità di suonare. Quando la fame è più grande del dolore che ti divora, o muori o la tua volontà si trasforma in atto, e si concretizza a tal punto che riesci a risolvere totalmente i tuoi problemi.
Il concorso più grande della mia vita l’ho vinto contro me stesso, contro la mia malattia e contro il mio cervello e le sue regole, dimostrando come la volontà possa afferrare l’istante e, attraverso questo, condizionare il corso degli eventi. Sono stato il giudice di me stesso e ho deciso che la guarigione sarebbe stata totale. E così è stato.

Attualmente sono nuovamente in grado di tenere concerti con programmi assolutamente uguali a quelli che proponevo prima dell’insorgere della malattia.




continua domani..

martedì 27 ottobre 2009

Speciale Marco De Biasi: Foto















Intervista con Marco De Biasi prima parte


La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il suo amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suona o ha suonato?

Posso dire che il desiderio di suonare la chitarra è stato, per me, un qualcosa di congenito. Fin da quando avevo tre anni ho desiderato suonare questo strumento e non ho ricordi di aver cominciato a sentire questa spinta in un momento preciso della mia vita. È come se mi chiedessero a che età ho cominciato a sapere di avere le mani. Le ho sempre avute e non mi sono mai posto il problema.
Attualmente suono su due strumenti: una chitarra del liutaio G. Wagner del 1997 e una chitarra del liutaio L. Waldner del 2009. Due bellissimi strumenti.

Nel suo sito internet ci sono diverse foto di lei assieme altri chitarristi e compositori come David Russel, Manuel Barrueco, Marco Socias, Zoran Dukic, Oscar Ghiglia e Leo Brouwer, che ricordi e che esperienze ha avuto con questi musicisti?

Eccetto David Russel, con tutti gli altri ho avuto delle esperienze che si sono limitate ad un solo incontro. Dal punto di vista sia umano che musicale ho dei bei ricordi e ho sicuramente imparato qualcosa, come del resto succede quando si incontrano persone che hanno qualcosa di importante da dire. Tuttavia devo affermare che il lavoro che porta a diventare dei buoni musicisti si fa a lezione con il proprio insegnante e a casa con il proprio strumento. A buon intenditor poche parole.

Come è nato il suo interesse verso il repertorio contemporaneo e quali sono le correnti stilistiche nella quale lei si riconosce maggiormente?

Mi sono avvicinato alla musica contemporanea attraverso la sonata op. 47 di A. Ginastera. Anche qui è difficile isolare un punto all’interno del flusso temporale. Posso sicuramente dire che la passione e l’interesse per la musica del 900 si è sviluppata un po’alla volta e in modo autonomo. A conti fatti è davvero un peccato che la musica del periodo in cui viviamo ci appartenga così poco, dal momento che si tratta di un patrimonio culturale ed emozionale così vasto e importante. Sicuramente, come per tutte le epoche, è necessario fare opera di selezione e di certo non mancano gli eccessi, ma a volte mi domando se veramente è il pubblico a non voler ascoltare questo tipo di musica, o l’interprete a non voler confrontarsi con il suo presente. Di fatto i “morti” creano molti meno problemi dei vivi, che non danno nessuna garanzia di successo. L’interprete, poi, per sua natura, non è un proprio quello che si può definire una persona che porta delle innovazioni. Certo può portare un nuovo modo di interpretare la musica ma non nuova musica. La cultura musicale odierna ha creato e osannato la figura dell’interprete come padrone della scena musicale a discapito della figura del compositore, facendo in modo che le sale si riempiano di musica sentita e risentita. Nessuno mette in dubbio che la musica dei grandi compositori giunta fino a noi sia e resti immortale (la musica è di per sé immortale), ma dare il dovuto spazio alla musica contemporanea è doveroso. Il genio creatore va sfruttato finchè è vivo, e a lui va chiesto di scrivere opere che vengano suonate. Solo così tra 200 anni potremo usufruire di un repertorio del XXI secolo qualitativamente valido. L’artista crea per una necessità interiore ma il committente stimola la creatività, poiché non c’è soddisfazione più grande per un artista di essere considerato e richiesto per ciò che di meglio sa fare.
Rispondendo poi alla seconda parte della domanda dirò che ogni corrente stilistica ha degli elementi di interesse al proprio interno dai quali attingo a seconda dell’evento musicale che mi trovo a plasmare e a realizzare. Faccio fatica a catalogare il mio modo di sentire la musica all’interno di una corrente musicale. L’uomo del mondo contemporaneo sta perdendo, attraverso un processo che è in atto da diversi decenni, l’appartenenza ad una vera e propria corrente di pensiero, ad una vera e propria corrente politica, ad una vera e propria corrente artistica. L’individualismo sta diventando l’unica corrente che ognuno di noi sembra in grado di percorrere. E ogni artista, poiché in quanto tale non può far altro che assorbire e trasformare ciò che il mondo gli presenta, non può che procedere in questa direzione: assorbire e trasformare in modo autonomo e individuale ciò che globalmente, sia in senso spaziale che in senso temporale, percepisce. Quando parlo di spazio intendo la pluralità dei luoghi e delle culture con cui un individuo può venire in contatto, quando parlo di tempo mi riferisco a più di 700 anni di musica a cui ognuno di noi può attingere per elaborare le proprie idee musicali. Dalla sintesi che ognuno di noi fa degli stimoli che di giorno in giorno ci vengono offerti, nasce un diverso modo di scrivere musica. Credo non ci sia domanda più difficile di quella che ci chiede dove va l’arte contemporanea.




continua domani...

lunedì 26 ottobre 2009

Ensemble Phoenix Basel in concert


"Flashbacks"
Sonntag, 1. November / Montag, 2. November 2009, 20.00 UhrGare du Nord Basel


Mario Davidovsky (*1934) Flashbacks (1995)

Luca Francesconi (*1956) A fuoco (1995)

Gabriel Valverde (*1957) Sexteto (1997/98)

Roberto Gerhard (1896-1970) Libra (1968)
Jürg Henneberger: LeitungChristoph Bösch: Flöte/Altflöte/Bassflöte/Piccolo

Toshiko Sakakibara: Klarinette/Bassklarinette

Consuelo Giulianelli: Harfe

Maurizio Grandinetti: Gitarre

Helena Bugallo: Klavier

Daniel Buess: Schlagzeug

Marianne Aeschbacher: Violine

Friedemann Treiber: Violine

Patrick Jüdt: Viola

Beat Schneider: Violoncello


25. November 2009

Remise Bludenz (A), "Bludenzer Tage zeitgemässer Musik"

Werke von Alex Buess, Knut Remond, Bernard Parmegiani
Christoph Bösch: Flöte

Daniel Buess: Schlagzeug

Jürg Henneberger: Klavier

Thomas Peter: Elektronik

Speciale Marco De Biasi







Recensione di Fonocromie di Marco De Biasi

P1010341

Qualche tempo fa un amico si lamentava con me della mancanza di coordinate musicali valide. La sua tesi è che mentre una volta (siamo entrambi quarantenni) bastava entrare nel negozio di dischi affezionato e farsi consigliare dal negoziante su cosa acquistare e ascoltare, oppure leggere le recensioni della rivista o del giornalista di cui si aveva stima, oggi tutto gli sembrava radicalmente cambiato. I negozietti sono quasi tutti scomparsi (a Mestre dove abito ne sono sopravvissuti tre e di due sono cliente da .. 25 anni) e le riviste e i recensori ormai sembrano aver perso anche loro la bussola o rimanendo attaccati a vecchi cliché o comunque si leggono annaspare nel mare magnum con cui la produzione discografica ci inonda ogni giorno. Come fare? Come investire i propri soldini su qualcosa di valido e come trovarlo data la scarsa diffusione e promozione delle musiche che ci interessano?
Per fortuna ci restano gli amici, quelli altrettanto appassionati di musica come noi. Così se una amico come Marco Maguolo durante una chiacchierata davanti a una tazza di te tra le chitarre nel suo laboratorio di liuteria, mette sul lettore del suo cd questo disco e mi suggerisce di tener d’occhio questo chitarrista io ascolto con attenzione e decido di contattare Marco De Biasi.
Il titolo di questo cd “Fonocromie” condensa in un'unica parola i deliziosi quadretti musicali rappresentati dai pezzi, tutti composti ed eseguiti dallo stesso Marco, registrati tra il 2006 e il 2007. E’ un disco davvero notevole che stupisce, emoziona e conferma le notevoli doti musicali di Marco De Biasi, mi colpiscono la sua sensibilità e la sua maturità che dimostra sia nell’esecuzione, con una completa e assoluta padronanza sia tecnica che stilistica dello strumento, sia nella composizione, con una chiarezza e una lucidità di idee notevoli sapendo abbinare gusto, intelligenza e voglia di divertire e commuovere.
Undici le musiche qui registrate: la vibrante Toccata dedicata a Jaime Soria, originariamente composta per chitarra a 10 corde e qui nella trasposizione per 6, i tre pezzi (Night Music, Stellar e Glaze of Chatexis) delle Music for Brakhage dedicati ai tre omonimi cortometraggi del regista americano a testimonianza una visione musicale cinematica completa e profonda, i quattro omaggi a Schubert, Villa Lobos, Ponce e Bartok non sono una riproposizione o una reinterpretazione delle loro musiche e dei loro stili quanto una sentita offerta musicale, una trasposizione delle sensazioni che le loro musiche ispirano, la sognante “Improvviso .. dopo un sogno”, Eires , dedicata e suonata dal Trio Nahual, e Eud Eires che ripropongono l’interesse e la passione del musicista per la combinazione cinestetica tra musica, pittura e immagine partendo dalla musica seriale ma allontanandosi da qualunque formulazione antisettica e seriosa.
Datemi retta, se avete degli amici appassionati … fidatevi…

Speciale Marco De Biasi: Biografia



Sono nato a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, il 19 Giugno del 1977. Ho cominciato lo studio della chitarra classica all’eta' di dieci anni, ma in realta' volevo questo strumento gia' molto tempo prima. Non ho idea del perche' ma in occasione della festa di San Nicolo' ho assolutamente preteso che me ne regalassero una e cosi', il 6 Dicembre del 1980, e' finalmente arrivata. Gli studi veri e propri sono tuttavia cominciati non appena ero in grado di tenerne una vera in mano. Il merito e' stato sicuramente tutto di mia madre la quale, contrariamente a quanto dicevano i professori della scuola elementare ed il resto della mia famiglia, ha pensato bene di iscrivermi ad una scuola di musica. E' cosi' che ho cominciato il mio percorso musicale con il maestro Stefano Viola. E' con lui che da circa vent’anni intrattengo fruttuose relazioni culturali, prima solo come allievo e ora come collega e musicista. Sono veramente contento di poter affermare che le mie lezioni si sono sempre svolte all’insegna del dialogo e del confronto piuttosto che nella forma del mero impartire nozioni tecniche. La musica e' sempre stata la sola cosa che interessasse cercare e a mano a mano che la mia capacita' di afferrarla aumentava, di pari passo andava aumentando anche la qualita' delle lezioni che potevo imparare. A lui devo sicuramente la necessita' e la volonta' di smantellare i miei dogmi musicali per rinnovare il mio sapere, di modo che questo risulti sempre fresco e il piu' possibile autentico.Successivamente, intorno ai 18 anni, ho cominciato a studiare anche con il maestro e concertista Paolo Pegoraro, presso l’Accademia di Interpretazione Chitarristica “F. Tarrega” di Pordenone, di cui, insieme a Stefano Viola, e' fondatore e docente. Da Paolo ho sicuramente imparato a cercare il significato di ogni singola nota e di ogni singolo respiro. Tutto nella musica si succede con un’inevitabile consequenzialita' ed e' compito di ogni buon musicista rendere merito di questa peculiarita' nel momento dell’esecuzione. La ricerca sonora e la capacita' di creare l’energia nel momento dell’esecuzione mi e' stata invece suggerita dal mio amico e stimatissimo musicista Adriano Del Sal. Dico suggerita perche' si tratta di una cosa che non si puo' spiegare. Ognuno di noi ha solamente il compito di cercarla, e in questo senso ho avuto degli stimoli enormi. Dopo essermi diplomato nel 1999, al Conservatorio di Fermo, come privatista, con il massimo dei voti, ho frequentato diversi corsi di perfezionamento seguendo le mastreclasses di maestri quali David Russel, Manuel Barrueco, Oscar Ghiglia, Alberto Ponce. Tra i concorsi nazionali e internazionali a cui ho partecipato ho ottenuto diversi riconoscimenti vincendo, nel 1991, il “Concorso Nazionale Citta' di Asti”, nel 1997, il “Concorso Giovani Talenti di Azzano X” e, nel 1999, il “Concorso Internazionale Citta' di Varenna”, nel 2004 il “Concorso Nazionale Citta' di Ortona”, nel 2005 il “Concorso Internazionale Rospigliosi” di Pistoia, il “Concorso Nazionale di Castelfidardo” (AN), il “Concorso Nazionale citta' di Severo” (MI), nel 2006 il “Concorso Nazionale citta' di Parma” e il “Concorso Internazionale Kitarika di Capodistria”. C’e' da dire, tuttavia, che nonostante i numerosi premi, non credo molto in questo tipo di competizioni poiche' spesso tendono ad inibire il vero musicista e rischiano di trasformarsi in luoghi in cui l’aspetto circense prevale su quello piu' profondamente musicale. La musica non e' una gara in cui bisogna arrivare primi. La musica e' un percorso di ricerca interiore. L’unico traguardo che in essa ha ragion d’essere e' il riuscire a plasmare il suono al punto tale da tradurre l’emozione in energia e viceversa. Ma poiche' l’emozione e' per sua natura mutevole, anche il traguardo cambia luogo con il mutare di questa. Tengo regolarmente tourne' in Messico, e sono stato invitato a suonare nei piu' importanti festival internazionali in Italia quali il Festival internazionale del Friuli Venezia Giulia, il Festival internazionale M. Castelnuovo Tedesco (Treviso), il Festival internazionale N. Paganini (Parma). Ho registrato sia per la radio che per la televisione di diversi stati messicani, per la RAI e per diverse radio private italiane. Un’altra parte importante della mia carriera artistica la devo alla composizione. Ho cominciato a scrivere nell’Agosto del 2002, dopo che mi era stata diagnosticata la presenza, all’indice della mano destra, di una malattia neurologica chiamata distonia focale. Gia all’eta' di 12 anni ero convinto che un musicista non potesse esimersi da una pratica cosi' importante come la composizione per essere considerato tale. Tuttavia, forse a causa dei pochi stimoli ricevuti verso il perseguimento di questa pratica, ho abbandonato ben presto questa innata necessita' di lasciare il segno sulla carta. L’impossibilita' di suonare ha invece fatto si' che mi rifugiassi in questa stanza sonora per continuare ad avere un rapporto vivo con la musica. Parallelamente a questa attivita' di compositore ho cominciato anche quella di “pittore”, anche se fatico a definirmi tale. Il fatto e' che ho avvertito la necessita' interiore di creare un sistema fono-cromatico che mi consentisse di tradurre i colori in musica e di dar forma pittorica alle mie composizioni. Non sono forse in grado di dipingere in modo tradizionale, ma so esattamente come voglio mettere i colori sulla tavola e che forma voglio imprimere alla musica.

domenica 25 ottobre 2009

I Fotografi e la Chitarra Classica

Pedro Jóia - Guitarra Clássica

Inconstâncias

g.classica

studio per Chitarra Classica

Nelle corde di Elena su SKY


Nelle corde di Elena. Omaggio a Elena Càsoli, recente documentario di Francesco Leprino (durata: 35'), verrà trasmesso sul canale Classica TV di Sky da domani 22 ottobre nelle seguenti date e orari:

1. 25 ottobre, opre 1.00
2. 27 ottobre, ore 17.15
3. 31 ottobre, ore 5.00
4. 2 novembre, ore 15.00
5. 6 novembre, ore 22.30
6. 18 novembre, ore 19.00

Al Gran Sole
via Maloja, 8
20158 Milano - Italy
+39 02 66823274
347 4412839
gransole@gransole.net
www.gransole.net

Chitarre in vendita dalla collezione del Maestro Davide Ficco

Cari Amiche e cari Amici il Maestro Davide Ficco mi ha cortesemente segnalato la sua volontà di cedere alcuni strumenti della sua collezione privata e chiesto di segnalarli sul Blog. Si tratta dei seguenti strumenti:











CHITARRA ROMANTICA del 1851
Restaurata, solida, data indicata a matita, ma cartiglio perso. Box in legno su misura compreso. Invio dati e ulteriori foto su richiesta. €1200. QUESTA CHITARRA E' STATA VENDUTA!














LUIGI LOCATTO 2004
Tavola in abete, fasce e fondo in rio, appena rilaccata.Meccaniche Fustero custom made silver/madreperla (intonse).Strumento eccellente, da provare.Invio dati e ulteriori foto su richiesta. €5000 oppure €4.850 con Fustero gold 204 originali (nuove). Astuccio Hilcox originale. QUESTA CHITARRA E' STATA VENDUTA!











FRANCISCO SIMPLICIO 1929, tornavoz in legno
Restaurata, tavola senza rotture, rilaccata a nuovo, rara.Invio dati e ulteriori foto su richiesta.Trattativa privata. QUESTA CHITARRA E' STATA VENDUTA!

Chi fosse interessato è pregato di contattare il Maestro Ficco direttamente tramite email: davideficco@alice.it

Intervista col Maestro Davide Ficco

sabato 24 ottobre 2009

LUCA GHIELMETTI, TIM SPARKS e MASSIMO SCOCA IN CONCERTO

LUCA GHIELMETTI, TIM SPARKS e MASSIMO SCOCA IN CONCERTO

Lunedi 9 novembre 2009 - ORE 19.30
Presso lo SPAZIO LAVIT
Via Uberti 42, Varese


LUCA GHIELMETTI: pianoforte - chitarra e voce
TIM SPARKS: chitarraMASSIMO SCOCA: contrabbasso

Quarta e ultima tappa del tour italiano 2009, Luca Ghielmetti, Tim Sparks e Massimo Scoca saranno lunedi 9 Novembre in concerto allo Spazio Lavit.

La serata, con inizio alle 19.30, sarà accompagnata dall’alta cucina dello chef Venanzio Pedrinelli dell’omonimo Ristorante varesino Da Venanzio, che curerà la preparazione del cocktail dinner, declinato in un menù agganciato alla migliore tradizione culinaria ma orientato all’elaborazione innovativa.

Palcoscenico dell’imperdibile evento, all’insegna dell’eccellenza musicale ed enogastronomica, è lo Spazio Lavit di Varese, scenografia originale di eventi di qualità e luogo d’incontro e scambio culturale.

Il prezzo di partecipazione all’evento (cena + concerto) è di 35,00 Euro.
Prenotazione obbligatoria entro il 6 Novembre 2009.

Per ulteriori informazioni e per confermare la prenotazione contattare i seguenti recapiti:
Email:
splasch.eventi@gmail.com

Cellulare:
Serena Cortese +39 346 9464888
Sara Cattaneo +39 349 8204186


Per informazioni sulla location: www.spaziolavit.com

Cantautore raffinato e dallo stile personalissimo, LUCA GHIELMETTI è discograficamente attivo dal 1990, anno in cui ha partecipato al prestigioso Premio Tenco per la canzone d’autore. Tra i suoi brani più celebri ricordiamo "Per amore dei tuoi occhi blu" e “A un passo dalle nuvole”, interpretate per il grande pubblico da Enrico Ruggeri. Dopo alcuni anni di inattività discografica, il chansonnier comasco ci regala il suo terzo album eponimo, prodotto da quel Greg Cohen che dopo essere stato parte della band di Tom Waits è oggi uno dei musicisti-produttori più ricercati al mondo, e realizzato con la partecipazione di collaboratori illustrissimi.

Tra questi il grande musicista americano TIM SPARKS: chitarrista tra i più innovativi della scena internazionale, sarà eccezionalmente presente per l’occasione, unica tappa varesina del suo tour europeo. Sin da quando per la prima volta si impose all’attenzione del mondo aggiudicandosi nel 1993 il campionato National Fingerstyle Guitar in Kansas grazie al suo inarrivabile arrangiamento per chitarra dalla celeberrima suite Lo Schiaccianoci di Tchaikovsky, Tim Sparks non ha mai smesso di sorprendere ed entusiasmare il pubblico.
Grazie alla capacità eccezionale di arrangiare qualsiasi tipo di musica per sola chitarra, Sparks ha creato uno stile chitarristico unico che attraversa tutti i limiti geografici e storici e un audace repertorio che mescola background classico, jazz e ritmi e sfumature melodiche dell’amata musica dei Paesi Balcanici e Mediterranei.

La formazione musicale è completata da MASSIMO SCOCA al contrabbasso: musicista eclettico, capace di spaziare attraverso i più vari stili musicali, collabora con noti artisti italiani e stranieri (Stewart Copeland, Lucio Dalla e Enrico Ruggeri…). Partecipa inoltre a varie rassegne jazz suonando con alcuni tra i migliori talenti italiani, da Gigi Cifarelli ad Antonio Faraò, ed Europei, come Ilaria Kramer e l'affermato e talentuoso pianista francese Jean Christophe Cholet. E' infine colonna portante di orchestre televisive in trasmissioni Rai e Mediaset, ed è unico basso della Silvano Belfiore Band del celebre programma televisivo di LA7 “Crozza Italia” condotta da Maurizio Crozza.

File Under Culture&Art 1.0.9

sand04

Promozione. Perché è così difficile trovare un valido veicolo o messaggio capace di spiegare l’arte? Cerco di spiegarmi meglio: perché è piuttosto facile trovare validi giornalisti (anche televisivi) o trasmissioni o mezzi di stampa capaci di diffondere il verbo della scienza e far capire quanto la ricerca sia importante per la società mentre è altrettanto difficile articolare un qualsiasi tipo di paradigma utile per spiegare la funzione dell’arte?
Non dico che gli artisti debbano spiegare il loro lavoro o che i giornalisti lo debbano fare in loro vece ma che potrebbe e dovrebbe esistere una discussione pubblica e comprensibile su quello che è l’arte per la persona, per la società, su cosa si impara da essa, su cos'è che rende possibile fare, pensare o sentire in modo diverso e innovativo.
Gran parte della critica d'arte mi sembra a volte solo un sincero tentativo di porre questioni ermeneutiche per addetti ai lavori, atte a suscitare polemiche e a evitare risposte dirette, mentre penso non sarebbe una cattiva idea cominciare a dare qualche risposta.
La scienza ha raccolto questa sfida e il successo di vendite di cui godono alcuni autori, i loro libri, le loro trasmissioni indicano un interesse sorprendentemente diffuso nei confronti dei problemi complessi, che ha prodotto un allargamento de1 dialogo sociale intorno ai concetti di potere, di bellezza e di limiti della scienza. In arte non esiste, praticamente, un modo equivalente. Eppure penso che la creazione di nuova cultura possa essere considerata come l'unica industria suscettibile di espansione illuminata, coerente e sostenibile (a parte il patrimonio nazionale spaghetti-pizza-mandolino). Ma la mancanza di una chiara connessione tra tutta questa atti¬vità creativa e la vita intellettuale della società condanna l'intero insieme dell’arte (e di chi dentro ci lavora) a una comprensione, un appoggio e uno sfruttamento davvero minimi e frustranti.
Se ci aspettiamo che la gente sostenga l'arte, attraverso tasse o lotterie, ci dobbiamo sentire obbligati a spiegare il valore che l'arte potrebbe avere per quelle stesse persone.

Empedocle70

venerdì 23 ottobre 2009

Donne in Musica: ControCanto - Evviva la chitarra

Fondazione Adkins Chiti - Donne in Musica
in collaborazione con
Comune di Frascati - Assessorato alle politiche culturali
con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lazio e della Provincia di Roma
presentano:
"Evviva la chitarra"Rassegna di concerti dedicati alle donne compositrici Direzione artistica: Patricia Adkins Chiti

29 ottobre 2009 h 11 Auditorium Scuderie Aldobrandini, Frascati"Che donne siamo" - Maria Vittoria Jedlowski, voce e chitarra
30 ottobre 2009 h 11 Auditorium Scuderie Aldobrandini, Frascati"Flussi e riflussi" - Marco Del Greco, chitarra
31 ottobre 2009 h 18 Auditorium Scuderie Aldobrandini, Frascati"Ombre Luci Variazioni" - Alfonso D'Avino
1 novembre 2009 h 18 Auditorium Scuderie Aldobrandini, Frascati"Mulher em Musica" - Giò Marinuzzi, voce e chitarraAndrea Filippucci, chitarra"Flussi e Riflussi" - Marco Del Greco
4 novembre 2009 - h 11 Istituto A. Rosmini, via G. Del Vecchio, Roma
5 novembre 2009 - h 11 Istituto Chiodi, via Appiano, Roma
6 novembre 2009 - h 11.15 Liceo Cervantes, via di Porta S.Pancrazio, Roma
12 novembre 2009 - h 19.30 Casa Internazionale delle Donne, via della Lungara, Roma

Programmi dei concerti"Che donne siamo?"

Maria Vittoria Jedlowski, voce e chitarra

Luisa Indovini-Beretta: Hildegard (dedicato a M.V. Jedlowski)
Maria Vittoria Jedlowski: Ti riconosco sorella
Maria Linnemann: Norwegian Miniatures
Fernande Peyrot: Thème et Variations
Maria Vittoria Jedlowski: Coraggio
Sonia Bo: Il Dittatore (per chitarra e voce recitante, dedicato a M.V.Jedlowski)
Rita Portera: Memorie di scena (“Là ci darem la mano”) (2005)
Maria Vittoria Jedlowski: Uomini come rose
Tzipi Ben-YehEzkel: Friday, Saturday, Sunday
Annette Kruisbrink: Recuerdo da Homenaje a Andrés Segovia
Maria Vittoria Jedlowski: Sciamana mani di mandorle
Jana Obrovska: Sonata in modo antiquo - Allegro leggiero- Rondeau- Largo religioso

"Flussi e Riflussi" Marco del Greco, chitarra

Barbara Strozzi: Arie (1640 ca)
Ada Gentile: Perchitarrasola (2009)
Sofia Gubaidulina: Serenade (1960)
Barbara Giuranna: Incipit (1982)
Therese Brenet: Des roses de Paestum à la rose des vents de Dougga (2009) prima esecuzione assoluta
Hilda Paredes: Metamorfosis (1999)
Anne Marie Turcotte: Quattro Intermezzi (1995/96)
Carla Rebora: In Ottava Rima (2005)

"Ombre, Luci, Variazioni" Alfonso D’Avino, chitarra

Emilia Giuliani Guglielmi: Variazioni su un tema di Mercadante op.9 (1836)
Irma Ravinale: Sombras (1985)
Beatrice Campodonico: Around (Omaggio a Hector Villa-Lobos) (1992), Flounce (1992), Oasi (1992)
Maria Luisa Anido: Aire de vidalita (1952)
Maria Luisa Ozaita: Propuesta 1 e 2 (2005) Variaciones a modo de toccata (2005)
Teresa de Rogatis: Mormorio della foresta (1920), Soirée Madrilenne (1966), Balletto (1942), Fuochi Fatui (1967)

"Mulher em mùsica" Gio’ Marinuzzi, voce e chitarra

Andrea Filippucci, chitarra
Giovanna Marinuzzi: Noite sem luar - Corre - Para de clora - Volo Brasil - Teu nome em versos
Chiquinha Gonzaga: Atraente
Dolores Duran: A noite do meu bem
Sueli Costa: Porque te amo
Rita Lee Lança perfume
Rosa Pasos: Samba sem voce
Isolda: Outra vez

Info:Auditorium Scuderie Aldobrandini
Piazza Marconi 6, Frascati
069417195
Fondazione Adkins Chiti: Donne in Musica
info@donneinmusica.org
www.donneinmusica.org

Arturo Tallini in Concerto

29 ott 2009 20.00 Wolfsburgh - Germania
Recital: musiche di bach, Pisati, Maderna, Villa-Lobos, Ginastera

7 nov 2009 14.00 Odense (Danimarca)
H. Lachenmann. Salut für Caudwell per due chitarre, con Eugenio Becherucci

9 nov 2009 21.00 Roma, Conservatorio di Santa Cecilia: EMU Fest
prima assoluta di Traces di A. Bartezky, per chitarra e nastro magnetico

14 nov 2009 21.00 Roma
Il Gatto Nero, improvvisazioni su una novella di E. Allan Poe; con Nicola Trambusti (Voce) Sandro Pippa (Percussioni). Regia di Laura Jacobbi

4 dic 2009 15.00 Monterotondo (Roma)
Masterclass in collaborazione con Medici Senza Frontiere; il repertorio è a libera scelta dei partecipanti. Durante il concerto finale una giuria formata da Arturo Tallini, un chitarrista di fama e dal pubblico, assegneranno una borsa di studio di 200 euro. Laboratorio su Serenata per un Satellite di Bruno Maderna: il lavoro dei partecipanti sarà coordinato da Arturo Tallini e presentato in concerto la sera dell’8 Dicembre. www.arturotallini.it/masterclass.pdf

20 dic 2009 20.00 Casalpalocco
Concerto con gli artisti del Coro deòl’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Intervista a Gigi Masin (Laverna) di Empedocle70 quarta parte



So che nel tuo curriculum c’è anche una collaborazione con Bjork, ce ne vuoi parlare?

Collaborazione è una parola grossa, anche se suona bene. Se poi confrontata con le molte bugie presenti nelle biografie di alcuni musicisti pare pure poco. Un gruppo elettronico tedesco (To Rococo Rot) ha campionato, a mia insaputa, un mio pezzo pubblicato nel 1989. Bjork se n’è invaghita e ne ha fatto l’ossatura per la sua ‘It’s in Our Hands’ (la trovate nel suo ‘Greatest Hits’) ma scoprendo, nel frattempo, che quella musica non era teutonica ma bensì ..veneziana. Così il mio nome è scritto tra gli autori di Bjork, a pieno titolo direi. Ma quanta gelosia ha scatenato questa vicenda non puoi immaginare, non puoi… Ti fai dei nemici con un niente, nella musica.

Ci consigli cinque dischi per te indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..

Ma non erano cento, i dischi da portare nell’isola deserta? Forse troppi, i dischi che dico io sono ancora i vinili, neri e pesanti… Senza pensarci troppo: ‘Inside Out’ - John Martyn, ‘Open to Love’ – Paul Bley, ‘Maritime Rites’ – Alvin Curran, ‘Mindif’ – Abdullah Ibrahim, ‘Live at Willisau’ - Chris McGregor and Brotherhood of Breath, e un sesto, dai!..’Azymuth’ – Wheeler, Taylor, Winstone.


Con chi ti piacerebbe suonare e chi ti piacerebbe suonare? Che musiche ascolti di solito?

Faccio prima a dirti con chi non vorrei suonare… Più scorrono gli anni e più cresce la voglia di suonare e girare il mondo. Poiché passo, in gran parte, il tempo disponibile a cercare ed ascoltare cose altre e nuove, ho tutta una serie di meravigliosi musicisti di cui mi innamoro di volta in volta.
Non sono il tipo di persona che ama suonar da solo, ma il percorso singolo diventa una condizione senza alcuna contromisura. Ho spesso condiviso il palco con amici poeti e scrittori (tra tutti il caro Massimo Palladino) con una chitarra o un pianoforte. Non mi interessa essere un solista, mi piace condividere e costruire assieme. E’ questo il caso, fortunato, del recente progetto ‘The Infant T(h)ree’ con Mirco Salvatori e Massimo Berizzi, che pare nato con forza e bellezza, come forti e belle sono le loro menti. Vedremo
.


Rimorsi e/o rimpianti? Quali saranno le tue prossime uscite e le prossime iniziative?


Un mare di rimpianti, perché no? Navighiamo, prima o poi un’isola si trova…. Per il futuro, fatta salva la corsa comune degli ‘Infant T(h)ree’ che ti dicevo e la bella banda di Laverna che macina idee e progetti, vorrei tornare presto a pubblicare nuova musica.
Grazie Gigi!

giovedì 22 ottobre 2009

Intervista a Gigi Masin (Laverna) di Empedocle70 terza parte



Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Ho letto una recensione in cui giustamente veniva indicato Mozart come punto di riferimento per un moderno improvvisatore. Se ci pensi un attimo può sembrare un paradosso solo a chi non ama Mozart. L’improvvisazione è tutto, da secoli… è la minestra con cui hanno mangiato miliardi di musici, cantori, poeti, narratori, artisti. C’è chi ti dice che è un’uscita momentanea dagli schemi, un’invenzione, un’ispirazione, un colpo di genio in un pomeriggio di pioggia. Per me è una scintilla che ha illuminato e che talvolta illumina ancora la meraviglia del creato. Non vedo barriere, la musica è musica, espressione dell’intelletto che può o meno piacere. Ai miei occhi i griot dell’Africa occidentale non sono dissimili dalla meraviglia del maqam della tradizione araba, ma la questione è poi che i menestrelli medievali, gli sciamani, i cantori della pioggia, appartengono tutti alla stessa stirpe di artisti illuminati e vagabondi. Tutti senza uno straccio di partitura, non una nota scritta. La tristezza è sentir parlare di improvvisazione come parente povera della musica scritta, una parente a cui si perdona l’ardire di una scappatella o un errore di grammatica. Mondo misero il nostro che ha bisogno di barriere e frontiere pure nella mente.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

No, se il sentimento che ti muove è quello della conoscenza. E la scuola però insegna che la conoscenza non è coscienza. Ascoltare, leggere, cercare. Alla fine diventa un percorso soggettivo, ma raramente diventa un sentire più condiviso. Se la musica è ‘merce’ vuol dire che muove interessi e ricchezze in gran numero, perché la musica è un valore universale che entra nella vita di tutti, ad ogni latitudine. Diventa ‘coscienza’ dove si intreccia con la vita sociale, con le rivoluzioni o le lotte di un popolo, dove diventa canto di libertà, dove diventa bandiera. La studiamo e ce la fanno conoscere (la musica, intendo) come aspetto estetico, come un ‘fuori’ da noi, mentre invece è un moto interiore, è sensazione e sentimento e speranza. Se vai ad un concerto con l’aspettativa di benessere (o divertimento, il che è uguale) un motivo profondo ci sarà. Trovarlo, a volte, è il percorso di una vita.

La tua musica trasmette una certa sensazione di minimalismo, sei legato a questa corrente musicale? Ne sei stato influenzato e quali sono le tue influenze musicali?
Nasco, musicalmente, come chitarrista. La musica di John Martyn ha cambiato il mio modo di sentire e intendere la musica. Le accordature aperte si sono prese pomeriggi e notti insonni. Ma è l’incontro con Terry Riley, Alvin Curran, La Monte Young chem’ha insegnato ad ascoltare una parte di me che si sentiva chiusa dal ripetere canzoni e canzoni per il piacere degli amici. Minimalismo inteso come microcosmo di suoni e sensazioni, certo che sì, mi appartiene e mi ritrovo a casa. Ma è un continuo, un variare continuo, che è l’idea emozionante che mi aiuta e mi spinge a suonare. E’ un sentimento che inizia ma non sa dove andrà a finire….


ti propongo un gioco: ti faccio alcuni nomi, che penso siano legati alle tue idee musicali, e tu mi dice se ci ho azzeccato e che cosa significano o hanno significato per te? Incomincio: John Fahey - I Raga indiani - Italo Calvino - Brian Eno - Global Communication - Steve Reich

Italo Calvino su tutti, senza ombra di dubbio, senza togliere nulla a nessuno. Anni fa avrei detto Steve Reich senza fiatare perché intuivo, ma non avevo pienamente compreso, il nesso intenso che lega l’arte in generale con la storia umana. Ti piace un musicista, ti piace un quadro, ti piace un libro ma tessere la tela che li lega al mondo non è impresa facile, né veloce. Magari fortunata se hai modo di superare quei gradini che ti separano dalla bellezza dell’assoluto. Che è in noi, intendo. E noi siamo meravigliosamente sciocchi. Ma per restare al gioco io metto sul tavolo le mie carte, senza le quali sarei aria fritta: tutta la discografica di John Martyn e quella di Abdullah Ibrahim (e Dollar Brand di conseguenza), il ‘Gattopardo’ di Tomasi di Lampedusa, i ‘Canti Pisani’ di Ezra Pound, il ‘Caino’ di Byron, tutto Mirò, la tromba di Kenny Wheeler, il pianoforte di Paul Bley, tutto Alvin Curran, Ligeti, Penderecky, Zelenka, il medioevo, poi ‘Apocalypse Now’ e ‘Orlando’ al cinema…..


continua domani

mercoledì 21 ottobre 2009

DANIELE DUCA. EXPOSED IKONA PHOTO GALLERY in Campo del Ghetto Nuovo Venezia

Il 21 ottobre 2009, alle ore 18, verrà inaugurata a Venezia nella sede di IKONA PHOTO GALLERY in Campo del Ghetto Nuovo la mostra: “Daniele Duca. Exposed”
Exposed, esposto è sinonimo di messo in mostra, intimo che diventa pubblico. Oggi il confine tra dimensione privata e pubblica si fa sempre più labile: sappiamo tutto di tutti, ma non sappiamo cosa è nostro e cosa è collettivo. Gli oggetti inanimati di Duca sembrano rubati dal guscio personale di un individuo qualunque, che potrebbe essere anche quella persona che sta leggendo in questo momento: ciò che crediamo totalmente privo di interesse, diventa rito, e in quanto tale, seguito, epifania visibile da tutti. “Duca si lascia attrarre dalla continua provocazione del mondo elaborando la sua realtà ideale con la quale esprime la propria visione che non è assoggettata, per ironia o provocazione, alla connotazione ma che dalla concreta rappresentazione prende il pretesto per una rappresentazione simbolica e fantastica” (Enzo Carli). Dopo questa mostra, nessuna tazzina di caffè sarà più la stessa.

La mostra è accompagnata dal catalogo Exposed, testi a cura di Enzo Carli, 26 fotografie b/n.

Daniele Duca nasce ad Ancona il 24 marzo del 1967.
E’ giornalista, copywriter, fotografo professionista e collabora con le più prestigiose agenzi pubblicitarie italiane. E’ iscritto alla TP – Associazione Nazionale Pubblicitari professionisti di Milano e sostenitore ADCI (Art Directors Club Italiano).
Nel 2008 è stato invitato a far parte del gruppo “I Fotografi del Manifesto del Passaggio di Frontiera”, fondato e composto da fotografi quali Mario Giacomelli, Gianni Berengo Gardin, Enzo Carli,Giorgio Cutini, Marco Melchiorri, Massimo Renzi, Loriano Brunetti, Sofia Valenti, Paolo Mengucci, Ferruccio Ferroni, Aristide Salvalai, Francesco Sartini, Luigi Erba e Stefano Mariani.
Alcune sue immagini sono state acquisite nel 2000 dal Museo di Storia della Fotografia della Fratelli Alinari di Firenze pubblicato su”Fotologia”, nonché acquisite dal Msinf – Museo Comunale dell’Informazione e della Fotografia di Senigallia. 10 fotografie sono state donate al Museo Provinciale della Fotografia di Caltagirone. Nel 2008 Alinari 24 Ore ha pubblicato “Estensione”, una monografia di 70 immagini distribuite in Europa e Stati Uniti, curata da Enzo Carli,con prefazione di Simone Socionova e inserita nella sezione Alinari dei grandi Fotografi. (www.danieleduca.com)
Ikona VeneziaCampo del Ghetto Nuovo, Cannaregio 2909

Laverna.net live a Venezia il 16 Maggio 2009

Intervista a Gigi Masin (Laverna) di Empedocle70 seconda parte



Parlaci del tuo rapporto che con internet e il download, credi che questi due fenomeni abbiano cambiato il modo in cui si produce e si ascolta la musica? Hai mai pensato di tornare al vinile?

La mia casa è felicemente piena di vinile, talvolta mi pare che suoni decisamente meglio… Certamente, la rete è un oggetto così semplice e meraviglioso, non ha ancora interrotto la sua veloce ascesa nelle nostre vite. La disponibilità di musica on-line è enorme, le possibilità che la rete offre per presentare la propria musica è, quanto meno, immensa. Qualcuno ha detto che in rete non c’è tanta musica ma ce n’è troppa…. Dove finisca la libertà di espressione e dove inizi la speculazione non è un tema di facile svolgimento. La totale libertà di download è apparentemente un opposto alla doverosa difesa del diritto d’autore, e come ogni opposto tende a somigliarsi, a specchiarsi e a piacersi.

A volte ho la sensazione che la possibilità di scaricare tutto, qualunque cosa da internet gratis abbia creato una frattura all’interno del desiderio di musica, una sorta di banalizzazione: insomma dov’è la spinta per un musicista a incidere un disco che con pochi euro riesci da solo a registrare e stampare quello che vuoi e chiunque può farlo? Alla fine diventa quasi un gesto quotidiano che si perde in un mare di download dove scegliere diventa impossibile … stiamo entrando in un epoca radicalmente diversa da quella che abbiamo vissuto finora? Come poter scegliere?

Sono convito che il kaos apparente nella moltitudine di musica disponibile sia una vera e propria strategia di mercato o sia diventata tale nel corso del tempo. Ora la musica è ovunque, negli ascensori, nei ristoranti, dai dentisti, supermercati, aerei, spiagge…. Poiché nella legge del mercato nulla è gratis, pare che il costo sia addebitato esclusivamente agli autori ed ai musicisti di quei brani. Pare chiare che non esiste una cultura dell’arte, ma un uso dell’arte, mediocre o villano se vuoi ma in stile con la pochezza, con la mancanza di un progetto, di una costruzione di una società e di una nazione che (se c’era) pare annientata e persa per sempre. Io mi chiedo sempre chi guadagna da tutto questo kaos, chi può trarne vantaggio. Si è deciso che la musica vada usata da ‘’pastura’’ in attesa di una pesca più remunerativa, vedi telefonini, abbigliamento, vacanze e mille altri ‘gabelli’ nascosti dal suono della musica. Siamo merce, dei ‘target’ commerciali e pure decidere di non esserlo più non è affare facile.

Sei un musicista veneziano .. come vedi la possibilità di fare musica elettronica o comunque avanguardia in una città come Venezia che da una parte sembra ormai addormentata nel suo passato e d’altra ospita un evento come la Biennale?

Venezia che dorme e muore è una bella cartolina che tutti comperano volentieri. Anche se falsa, l’immagine è appagante per addolcire il senso di morte e sconforto che genera il futuro. E poi dire ‘’morte a Venezia’’ suona dannatamente meglio che ‘’morte a Frascati’’, no? Venezia è una bottega, e io qui non ho nulla da vendere o comperare. Io amo la mia città, so che mi tradisce e che si fa beffe di me, ma non ho scelta. Il mio sentimento è puro e sincero. L’esperienza insegna ad essere un pescatore e attendere. Dopo aver chiamato musicisti da tutto il mondo, cugini, amici, parenti di parenti, chi organizza dovrà forzatamente ricominciare da capo. E metti che si sbaglia e mi richiama credendomi una cantautrice parigina? Siccome è successo veramente, io attendo una seconda possibilità. Imparerò il francese.

continua domani...

martedì 20 ottobre 2009

Simone Massaron in concerto 24 ottobre Milano


Laverna.net live a Venezia il 16 Maggio 2009

FIARI' ENSEMBLE e Gilbert Imperial in Concerto

AMERICAN PHASES
Giovedì 22 ottobre 2009
Teatro Vittoria, via Gramsci 4, Torino
ORE 20.15 RINFRESCO, ORE 21 SPETTACOLO
STEVE REICH Drumming: part I
DAVID LANG HeroinWed
STEVE REICH Electric counterpoint
MARC MELLIT SPlatter of Discontent
FIARI' ENSEMBLE
Luciano Condina, flauto
Gianluca Calonghi, clarinetto
Paolo Volta, violino
Massimo Barrera, violoncello
Gilbert Impérial, chitarra elettrica
Gianluca Angelillo, pianoforte
Riccardo Balbinutti, Simone Rubino, Andrea Toselli, Gabriele Bullita, percussioni
Claudio Fabro, voce
Marilena Solavagione, direttore
Video di Doug Aitken, William Wegman, Marco Brizio e Giorgio Risso

Intervista a Gigi Masin (Laverna) di Empedocle70 prima parte



Caro Gigi .. allora da quanto tempo sei nella musica e perché? Qual è il tuo background?

Senza la musica sarei un palo della luce, ma il vero amore è la radio. Da adolescente (sono nato nel 1955, a Venezia) passavo le notti ad ascoltare Radio Lussemburgo e seguivo ogni trasmissione di musica dell’epoca. Il sogno realizzato è stato diventare un dj ‘notturno’, trasmettere la musica che amavo nel modo e nel sentire più profondo. La chitarra è stata una forma di espressione, ho iniziato presto a scrivere canzoni, ad esplorare le accordature aperte, il blues, il folk. Era comunque molto frustrante, perché io mi divertivo molto, riempivo cassette su cassette, ma non interessava molto alle persone attorno a me. Poi l’incontro con il teatro, nella metà degli anni ’70 ed i miei primi esperimenti con la musica elettronica, i nastri pre-registrati, il suonare giradischi e mixer come fossero veri e propri strumenti. A metà degli anni ’80 mi sono regalato un piccolo sintetizzatore, con il quale ho realizzato il mio primo disco.

Credo che tu sia stato uno dei primi dj italiani a interessarti di ambient .. come è nata questa passione?

L’incontro, in teatro, con la musica di Ligeti e di Penderecki mi ha segnato profondamente. Il passo successivo è stato quello di proporre come dj radiofonico, di notte, quelle musiche che al mio sentire ricordavano quel senso di mistero e meraviglia. Ed è stato proprio in quel periodo, all’inizio degli anni ’80 che si è cominciato a parlare di ambient music associando peraltro forme di espressione assai diverse tra loro. Avanzare l’idea però, come ho letto recentemente da un autorevole giornalista, che il suono del mare è la migliore forma di ambient music possibile sia assolutamente ridicolo.

Come è nata la collaborazione con la net label Laverna?

L’amicizia con Mirco Salvatori, la sua testardaggine, mi hanno spinto a realizzare dei brani che sono stati pubblicati da Laverna con il titolo di ‘The Last DJ’ nella primavera del 2008. In realtà è stata per me una nuova primavera, dopo un lungo periodo di silenzio e disillusione. Il gruppo della Laverna è in realtà un magnifico convivio di persone d’arte e pare pure un’isola in mezzo al mare. Per ora è una vacanza meritata, poi dirà il futuro.

Come sono i rapporti tra chi fa Dj e la SIAE? Nelle tue produzioni con la Laverna hai optato per il modello di licenza Creative Commons, ce ne vuoi parlare?

Il tema del diritto d’autore mi pare che vada e venga come uno jo-jo ma in realtà non avviene la rivoluzione ed i campi avversi rimangono a guardarsi in cagnesco senza mordere. A metà degli anni ’70 avevo tentato di costruire un’associazione che favorisse una diversa sensibilità e qualche nuova possibilità (si chiamava E.M.A., Edizioni Musicali Autogestite) per chi suonava dal vivo o per la musica trasmessa dalle radio libere del periodo. Le Creative Commons rappresentano una maniera libera di affermare il proprio esistere d’autore, sebbene non risolvano in toto il problema economico dell’essere autore, o dell’essere pienamente protetto e tutelato. Non si tratta, a mio avviso, di essere pro o contro l’idea che sta alla base di un colosso come la SIAE, è che non capisco e non condivido il perché di una forzata centralità, di un’unicità di tale rapporto.


continua domani...

lunedì 19 ottobre 2009

Itinerari culturali con la Chitarra 6 edizione 19-23 novembre Taranto


MASTER CLASSES

Lorenzo Micheli, Lucia Pizzutel,Antonio Rugolo, Vincenzo Zecca

Gli incontri sono rivolti a chitarristi di ogni livello senza limiti di età. Le lezioni-studio approfondiranno gli aspetti tecnico-interpretativi dei brani musicali proposti dagli allievi e mireranno al miglioramento delle relative competenze musicali ed esecutive. Alla fine dei corsi gli allievi ritenuti idonei si esibiranno nel concerto finale. Da giovedì 19 a lunedì 23 novembre.


LABORATORIO DI MUSICA D’INSIEME

Lucia Pizzutel

L’espressione di sé in empatia artistica con gli altri, la crescita nella consapevolezza delle scelte artistico-musicali condivise, la scoperta e l’affinamento delle possibilità espressive del proprio strumento in contesto d’insieme, la conoscenza di stili musicali diversi e provenienti da realtà culturali del mondo anche molto distanti sono le basi di un lavoro che, a seconda del contesto, va dall’esperienza formativa di base fino alla ricerca dell’eccellenza. Ogni giorno un appuntamento di approccio pratico a quest’esperienza rielaborando ciò che già abbiamo e costruendo insieme qualcosa di nuovo. Da giovedì 19 a lunedì 23 novembre con concerto finale la sera del 23.


CONCERTIQUARTETTO “SANTORSOLA”, chitarre

Sabato 21 novembre ore 19.30

Cappella del Seminario

Lorenzo MICHELI, chitarra

Domenica 22 novembre ore 19.30

Cappella del Seminario

CONCERTO DEGLI ALLIEVI

Solisti e Orchestra di chitarre

Lunedì 23 novembre ore 19.30

Cappella del Seminario





Laverna per "Giardini Sospesi" - Bastioni S. Croce -Padova

Speciale Gigi Masin