lunedì 30 novembre 2009

Patrik Kleemola: SUONARE IL SILENZIO in concerto 5 dicembre


Sappuntamento della stagione dell'Associazione Culturale Musici Mojanesi di Mogliano Veneto, in collaborazione col Brinkhallin Summer Festival di Turku (Finlandia), che avrà luogo sabato 5 dicembre alle ore 21.00 presso l'atrio del Municipio - Piazza Caduti, 8 Mogliano Veneto.
L'ingresso è libero e gratuito.

Patrik Kleemola (Finlandia), chitarra

SUONARE IL SILENZIO

Il desiderio di continuare ad esplorare le relazioni tra suono e silenzio in tutte le sue sfaccettature, regala l’opportunità di venire a contatto con le infinite capacità della chitarra, uno strumento musicale eccezionale in grado di aprire l' immaginazione e dar libero accesso all’invenzione.
Il contatto diretto dello strumentista con i compositori ha prodotto volutamente un’intensa interazione tra il mondo culturale finlandese e quello italiano.
Il risultato di questa esperienza si riassume, alla fine, in un canto sommesso ma teso, energico ma quasi impercettibile, in cui sembra davvero di sentir suonare il silenzio.

Programma

Harry Suilamo (1954), Angfängs… das erste “Prelim”

Riccardo Piacentini (1958), Yantra *

Francesco Maggio (1986), NON " sei varie- azioni sull' essenza" *

Andrea Talmelli (1950), Preludiò a Liolà *

Markku Klami (1979), 5 miniature *

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Ada Gentile (1947), Perchitarrasola *

Marcela Pavia (1957), The banshee *

Biagio Putignano (1960), Esercizi dal silenzio assente *

Einojuhani Rautavaara (1928), Serenades of the Unicorn
1. A nervous promenade and dance
2. Serenading a pair of Giggly Nymphs
3. Serenading the Beauty Unobtainable
4. Having a Grand Time (with some Scythian Centaurs)
* opera dedicata a Patrik Klemola
PATRIK KLEEMOLA, chitarra

Patrik Kleemola (nato nel 1981) ha iniziato a studiare chitarra presso il Valkeakoski Music Istitute.

Nel 1999 ha continuato i suoi studi musicali alla Music Academy di Turku sotto la guida di Timo Korhonen e Ismo Eskelinen, diplomandosi nel 2005 con il massimo dei voti.

Kleemola ha poi proseguito i suoi studi di chitarra con Massimo Felici al Conservatorio di Monopoli in Italia, dove ha ottenuto il Master e il diploma in chitarra con il massimo dei voti e menzione d' onore.Ha inoltre studiato con Oscar Ghiglia a Siena, all' Accademia Musicale Chigiana, ricevendo il Diploma di Merito tre volte. Ha partecipato a numerose Master Classes.

Nel novembre 2004 Kleemola ha vinto l' International Competition a Turku (Finlandia), dedicato al compositore giapponese Tòru Takemitsu. Nella prova finale del concorso Kleemola ha eseguito come solista della Philharmonic Orchestra di Turku il Concerto op. 30 di Mauro Giuliani e To the Edge of Dream di Takemitsu. Kleemola ha anche ottenuto un premio speciale per la miglior interpretazione dell' operadi Takemitsu, oltre a due premi al Concorso Internazionale di Gargnano.

Recentemente Kleemola ha tenuto numerosi recitals in Finlandia, Italia, Grecia e Spagna. Segnaliamo alcuni concerti: Milano ( Festival Rebus) presso il Teatro Dal Verme; Roma (Dialoghi della antica e moderna musica e Nuovi Spazi Musicali) a Villa Lante- Istituto culturale Finlandese; Atene (recital nel concert hall La Divina); Rieti (Festival Internazionale di chitarra); Martina Franca (Notti Barocche Music Festival); Helsinki (Guitar Society e Museo Nazionale della Finlandia, Sibelius Academy Concert Hall); Turku (Guitar Festival); Tampere (Guitar Society).

Ha inoltre realizzato incisioni per la radio nazionale Finlandese e per la Radio Vaticana.

Compositori finlandesi e italiani come Ada Gentile, Andrea Talmelli, Sonia Bo, Biagio Putignano, Marcela Pavia, Francesco Maggio, Lorenzo Tomio, Riccardo Piacentini e Markku Klami hanno composto per lui, dedicandogli alcuni lavori.

Per info http://www.musicimojanesi.altervista.org/

Chitarra in vendita dalla Collezione del Maestro Arturo Tallini






Cari Amiche e cari Amici il Maestro Arturo Tallini mi ha cortesemente segnalato la sua volontà di cedere questa chitarra della sua collezione privata e chiesto di segnalarlo sul Blog:






Vendo splendida chitarra Gallinotti del 1958.
Tavola armonica in abete
Fondo e fasce in mogano
Suono nitido e pulitissimo, tipico Gallinotti
Ottimo stato
Prezzo8.000 € trattabili
La chitarra si trova a Monterotondo (Roma) ed è possibile provarla
É conservata ottimamente; messa a punto un anno fa dal liutaio Migliorini, uno dei massimi esperti di liuteria Gallinotti.

informazioni: Arturo Tallini 347 9084175 arturotallini@libero.it

Recensione di Traiettoria – Spirali di Marco Stroppa, Stradivarius,

P1010441

“La scrittura musicale in quanto modellazione produce mondi cronotopicamente configurati. Possiamo parlare in generale di spazio musicale che spazio sonoro ,a che non coincide con esso, allo stesso modo in cui lo spazio letterario è spazio scrittorio, ma non si riduce ad esso. La spazialità musicale è di natura immaginaria, ma nel senso che fuoriesce dall’ontologia, ne è la sospensione. Più esattamente il suono diventa soprattutto icona, acquistando una autonomia di suono in quanto tale, che esso non ha quando invece funziona fondamentalmente come indice o prevalentemente come simbolo… “

Gilles Deleuze, Droghe e suoni: passioni mute. Paesaggi musicali e paesaggi della dipendenza, Mimesis Edizioni, 1998

Non so perché ma spesso, quando mi trovo di fronte a certi suoni e a certe idee musicali, mi ritrovo a rileggere le idee e le parole di Gilles Deleuze, è successo ancora ascoltando questo nuovo lavoro uscito per la Ricordi Series, paziente e intelligente lavoro di recupero e di ristampa di diverse opere di musica contemporanea da parte della sempre valida label italiana Stradivarius.
Le musiche del compositore italiano Marco Stroppa qui presentate: Traiettorie per pianoforte ed elettronica, suonata dal pianista francese Pierre-Laurent Mainard, e il brano Spirali, che vede la presenza importante e prestigiosa dell’Arditti String Quartet, sembrano avere in comune una concezione particolarmente interessante del suono in relazione con lo spazio. Traiettoria prevede che durante l'esecuzione, il pianoforte sia amplificato attraverso due altoparlanti che sono posti a fianco dello strumento, mentre i suoni elettronici vengono riprodotti attraverso un set di altoparlanti che circondano il pubblico, lo stesso accade con Spirale, dove il quartetto circonda il pubblico durante la riproduzione di una serie di vari oggetti diversi. Questa visione del suono nello spazio si rivela essere una componente fondamentale nell’economia delle composizioni e nella poetica del compositore: il suono ha un ruolo fondamentale nella comunicazione, l’impatto emozionale che produce è forse ancora più immediato di quello delle immagini. Il suono crea, colora immediatamente una situazione, uno stato d’animo, ci consente di orientarci nello spazio offrendoci stimoli e riferimenti. Suono e musica hanno una precisa retorica, che può essere lineare o reticolare, predefinita o costituita interattivamente dall’ascoltatore o dall’interprete. Un suono in qualsiasi ambiente sia prodotto varia in funzione dello spazio e mentre il messaggio sonoro percepito in diversi punti dello spazio è molto simile a livello di contenuti (parole,musica), la qualità del suono può cambiare moltissimo influenzando la piacevolezza o l’intelligibilità del messaggio stesso: ad esempio trovandoci vicino a un chitarrista si apprezzerà un suono chiaro puro e naturale e ben intelligibile, al contrario l’ascoltatore posizionato oltre a una certa distanza critica musicista sperimenterà un suono dalla timbrica alterata (prime riflessioni) e allungato nel tempo (riverbero). E’ l’effetto dell’ambiente che secondo le situazioni e il tipo di suono prodotto può risultare funzionale o dannoso all’ascolto.
Ecco il perché del mio interesse e del mio apprezzamento per questa musica: le variazioni spaziali del suono hanno un ruolo particolare nell’immaginario collettivo uditivo perché molto sfuggevoli e difficilmente gestibili in quanto coinvolgono studi e interventi sull’acustica sul posizionamento e puntamento delle sorgenti sonore, siano queste persone strumenti musicali o diffusori elettroacustici, l’idea quindi che un compositore contemporaneo abbia voluto affrontare questa difficile sfida mi piace e mi incuriosisce.
Queste musiche sono molto belle, sospese, quasi eteree, emergono dal silenzio muovendosi nello spazio con lenta eleganza, quasi una danza, non si lasciano avvicinare facilmente, sono quasi evanescenti .. ma è anche in questo che risiede la loro bellezza.

Empedocle70

domenica 29 novembre 2009

Paolo Sorge & the Jazz Waiters + Don Byron


PAOLO SORGE & The Jazz Waiters with Don Byron

giovedì 10 dicembre 2009 alle ore 21.30

Luogo: Catanzaro Jazz Festival 2009


I Jazz Waiters, qui accompagnati da uno straordinario Don Byron che si lega perfettamente con i compagni d'avventura, il trombone irriverente di Tony Cattano grondante gustose e suadenti sonorità anni Cinquanta, il contrabbasso del grande Stefano Senni di effetto straordinario, e l'estrosa batteria di Francesco Cusa, irrefrenabile ritmicamente, capace di soluzioni spettacolari ed efficaci, in grado di muoversi con estrema musicalità, sono il quartetto guidato dalla chitarra essenziale ed asciutta di Paolo Sorge, sospeso tra Jim Hall e un’irrefrenabile attrazione per gli spigoli, le curve a gomito e le sterzate improvvise, tutti elementi che fanno seguito alla caustica ironia tipica del marchio Improvvisatore Involontario.
Quello contenuto in Slow Food non è il jazz che sonorizza le pigre nottate estive romane, quelle in cui il rumore delle posate sbattute sui piatti delle pizze è a volume uguale o superiore a quello delle bacchette sui piatti della batteria. Qui siamo dalle parti di un jazz fatto tutto di contrappunti e giochi maliziosi, di calcolate irregolarità e di melliflue complicità (in particolare tra Sorge e Cattano). Il titolo dell'album è tutto un programma: Slow Food. Mutua dalla gastronomia un atteggiamento verso il cibo il più lontano possibile dal mordi e fuggi che funesta anche la fruizione delle musica, sempre più spesso relegata al ruolo di tappezzeria o a quello di veloce stimolante fisico, inghiottito già pensando ad altro/alla prossima. Saranno composizioni che varrà la pena di gustare con lentezza, senza fretta, capite ed ascoltate con passione e concentrazione, quella necessaria per svincolarsi dalla pigrizia degli standard e lasciarsi andare a visite in territori sconosciuti qui rivisitati con lo straordinario apporto di piglio e genialità del gradito ospite a tavola, Don Byron, che si divincolerà tra portate d'origine siciliana.

Paolo Sorge Tetraktys electric guitar quartet studio session

sabato 28 novembre 2009

Gary Lucas & Dean Bowman a Risonanze


RISONANZE fall 2009
Rassegna di nuove musiche contemporanee
Venezia, Teatro Fondamenta Nuove
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Giovedì 3 dicembre 2009 ore 21
GARY LUCAS & DEAN BOWMAN
"CHASE THE DEVIL"
Gary Lucas chitarra
Dean Bowman voce

Giovedì 3 dicembre spazio all'emozionante duo tra il chitarrista Gary Lucas e il cantante Dean Bowman: gospel, blues, musica liturgica ebraica, canto quawwali e originale songwriting sono alla base di questo sodalizio tra un vocalist che sa unire tradizione e ricerca e una delle figure più rappresentative della scena newyorkese come Lucas, chitarrista della Magic Band di Captain Beefheart negli anni '80 e scopritore di Jeff Buckley, un artista capace di collaborare con la stessa facilità con Leonard Bernstein o con Patti Smith. Una collaborazione che dà un significato nuovo alla parola "soul"!
"Devil Got No Place To Hide!" il duo Chase The Devil si è formato nel 2008 e esplora la musica e la poesia di artisti come il Rev. Gary Davis, William Blake, Blind Willie Johnson, i Sabri Brothers, Joseph Spence, i Staple Singers, Nusrat Fatah Ali Khan, Shlomo Carlebach e molti altri.
Ma non mancano anche nuovi brani originali.

Vero e proprio mito della chitarra, compositore e songwriter di classe cristallina, nominato per il Grammy, Gary Lucas è uno degli artisti chiave della musica degli ultimi trent'anni. Il suo nome è legato, a partire dalla fine degli anni Settanta, a quello di Captain Beefheart, nella cui Magic Band ha militato per diversi anni, ma le generazioni più recenti lo conosceranno per essere stato uno dei primi musicisti a accorgersi del talento del geniale Jeff Buckley, scrivendo con lui due delle sue canzoni più amate, Grace e Mojo Pin e collaborando con lo sfortunato e talentuoso cantante. Tra le altre band ricordiamo i Gods and Monsters e la irresistibile band di tributo a Beefheart, i Fast & Bulbous.
Leggendarie anche le sue performance soliste in accompagnamento di film muti, per una delle quali, il Golem, è stato anche applauditissimo ospite della Biennale di Venezia.

Tra le voci nere più intense e versatili dei nostri anni, Dean Bowman ha messo la propria anima al servizio di artisti differenti come Uri Caine, Don Byron, John Scofield, Elliott Sharp, nonché degli Screaming Headless Torsos o di Lester Bowie. Radicato nella tradizione gospel e spiritual, ha militato nella Black Rock Coalition.

Ascolti:
Gary Lucas + Gallo & the Roosters The Exploding Note Principle [El Gallo Rojo, 2009]
Fast 'n' Bulbous Waxed Hoop [Cuneiform, 2009]
Don Byron Do The Boomerang [Blue Note, 2006]
Gary Lucas Busy Being Born [Tzadik, 2004]
Jeff Buckley Grace [Columbia, 1994]

Web:
www.garylucas.com
www.myspace.com/garylucas
deanbowman.net/
www.myspace.com/deanbowmanvoxpopuli

Videos:
www.youtube.com/watch?v=ksP6wpaSYKs
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BIGLIETTI/TICKETS
Intero/Full Price € 12
Ridotti/Reduced € 10 [ residenti Comune di Venezia, giovani (under 18), anziani (over 65), Rolling Venice, Carta Giovani, Venice Card, San Servolo Card]
Soci Vortice € 8
Giovani a Teatro € 2.50
PREVENDITE
BIGLIETTERIA ON LINE / BUY ON LINE

RETE DI VENDITA HELLO VENEZIA
call center (+39) 041 24.24
www.hellovenezia.it

APT VENEZIA
Uffici di Piazzale Roma, San Marco, Giardini reali, Lido
Informazioni e prenotazioni/Information and reservations:
041 5224498, info@teatrofondamentanuove.it
Vortice - Associazione Culturale
email: vortice@provincia.venezia.it

Recensione di Slow Food di Paolo Sorge & The Jazz Waiters, Improvvisatore Involontario 2007

Paolo Sorge

Nuovo incontro con la sempre sorprendente e interessante casa discografica Improvvisatore Involontario, questa volta con un disco dove la chitarra la fa da padrone. Con Sorge anche questa volta i soliti complici: la poliritmia precisa e con un eccellente senso del breathe composta da Francesco Cusa alla batteria e dall'olandese Marko Bonarius al contrabbasso e l'apporto costruttivo e tempestivo del trombone di Tony Cattano. Fate attenzione perché questo disco e questi camerieri del jazz non sono quello che sembrano: sotto le forme di un jazz “classico”, senza né particolari tensioni né apparenti sconvolgimenti, che scorre sereno e disinvolto in realtà operano quattro eccellenti musicisti, perfettamente padroni di un linguaggio musicale complesso e intrigante.
Sei i pezzi o, per meglio entrare nello spirito del disco e delle attorciliate e divertenti note di Emiliano5rui attorciliate nel packaging del cd, sei le portate, tutte firmate dallo stesso Sorge, più una rilettura del secondo preludio op. 48 di Scriabin da lui riarrangiata come dessert.
Questo disco, queste musiche si prestano a più chiavi di lettura: da un lato il raffinato e elegante divertimento, dall’altro temi e intrecci di voci che sanno andare oltre al semplice easy listening, con una chitarra liquida e quasi blues che ricorda Wes Montgomery e il primo John Scotfield, ma che è pronta a uscire dai limiti di quel linguaggio, mantenendosi ben lontana da una certa fusion di maniera che ha fatto grandi danni qualche tempo fa. Una chicca la bella e intensa la rilettura del secondo preludio op. 48 di Scriabin, a testimonianza di un progetto non casuale e anzi ben pensato e suonato.
Una conferma della maturità e dell’intelligenza dei musicisti jazz italiani e l’ennesimo rammarico per la loro scarsa promozione e diffusione all’estero, disco indispensabile per chi ama Rejoicing e 80/81 di Pat Metheny.

Empedocle70

venerdì 27 novembre 2009

Simone Massaron “Folksongs from the Empty House” 28 novembre Milano



“Folksongs from the Empty House”
Simone Massaron, acoustic & electric guitars
sabato 28 novembre ore 17.30
planerbe - corso di porta romana 123 - milano


Folksong nasce da un trasloco. Dopo un lungo arco di tempo (15 anni) Massaron decide di cambiare e di trasferirsi dai sobborghi alla città (Milano) e lascia la casa che è stata spettatrice di tanti cambiamenti e tante crescite.
Svuotando l’appartamento dai mobili e da ciò che essi contenevano si mette a nudo una struttura che ha accolto cose, ma che ora è essenzialmente se stessa.
Approfittando delle metafore che gli stessi muri nudi offrono, Massaron registra libere improvvisazioni e vecchie canzoni del repertorio folk americano.
“Le stanze vuote mi hanno dato un suono che non avevo mai avuto in quella casa che per anni ha assorbito/subito la mia musica. Lasciare un ambiente così familiare dopo così tanto tempo mi ha portato a un viaggio dentro me stesso e il mio modo di sentire le cose lasciandomi nudo e leggero esattamente come i muri vuoti della mia vecchia casa”.
Nel live viene riproposta la stessa sensazione della registrazione; equipaggiamento scarno, suoni diretti, melodie e arte del rumore sono quello che l’artista offre al pubblico, portandolo a vagare nelle stanze vuote di una vecchia casa.

Intervista con Paolo Sorge parte quarta


Consigliaci cinque dischi per te indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..



1 A love supreme, di John Coltrane
2 Thelonious Monk plays Ellington, un vecchio disco di Monk su Riverside
3 Qualsiasi buona esecuzione dei quartetti d’archi “gemelli” di Debussy e di Ravel. Ne hanno scritto uno solo ciascuno, e solitamente vengono eseguiti in abbinamento. Musica da sballo!
4 Dopodichè, sull’isola deserta bisognerebbe assolutamente portare Bach, ma non riesco a scegliere tra un edizione de: L’offerta Musicale, L’arte della Fuga, l’integrale del Clavicembalo ben-temperato e le Variazioni Goldberg.. Direi tutti! Però così ho finito le risposte a mia disposizione. Peccato, perchè penso che avrei aggiunto i Don Caballero.


Quali sono invece i tuoi cinque spartiti indispensabili?

L’arte della fuga di Bach: supera da solo il numero di 5 spartiti e contiene in sè l’universo intero.

Però sono molto vorace di musica scritta, la mia formazione da compositore si fa sentire..
Quindi almeno ai chitarristi raccomanderei Radames Gnattali, varie trascrizioni dai 78 giri di Garoto e di smetterla di studiare Fernando Sor
!

Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli ti senti di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Era ora! Sono anni che studiate e finalmente avete deciso, eh? Le cose sono due: o vi confrontate con la dura realtà (leggi più sopra a proposito di relazioni diplomatiche, etc..) oppure è bene che andiate in piazza a confrontarvi direttamente con il pubblico della strada! Gli artisti di strada hanno molto coraggio e hanno molto da insegnare a chi ha passato ore e ore in casa a studiare con il metronomo. A volte basta osservarli attentamente per capire la lezione, ed è meglio di un master universitario!
Ma qualunque cosa facciate, fatela a modo vostro, come più vi viene naturale. Non date troppa importanza a tutto ciò che ha il sapore di dogmatico, perchè vi porterebbe lontano dalla musica.

Con chi ti piacerebbe suonare e chi ti piacerebbe suonare? Ascolti mai musica classica o musica per chitarra classica contemporanea?

Mi piacerebbe molto suonare con Fred Frith e Elliott Sharp come ospiti del quartetto Tetrakis, come ti ho già detto, e poi in ambito più jazzistico mi piacerebbe molto poter suonare con il trombonista Nils Vogram, con il grande trombettista Dave Douglas, e poi con il batterista Jim Black.

Quanto alla mia carriera di chitarrista classico..beh, si è interrotta quando a 17 anni, superato il compimento inferiore, stavo preparando i 10 studi di Sor previsti per l’esame si ottavo anno, nella revisione Segovia. Un giorno mi resi conto che la mia mano sinistra stava compiendo uno sforzo immane per suonare una semplice triade maggiore di mi bemolle a causa di una sciagurata diteggiatura di Segovia, e così capii improvvisamente di avere sbagliato strada e mi dedicai alle musiche improvvisate..almeno ora le scelgo io le diteggiature!
I miei successivi studi da compositore mi hanno insegnato che quello della chitarra classica è proprio un universo parallelo rispetto alla storia della musica, in cui tocca superare molti pregiudizi.
I chitarristi stessi hanno bisogno di ampliare maggiormente il proprio bagaglio culturale, di coltivare le buone letture, il pianoforte, l’armonia al di là del proprio strumento e di capire alcune cose fondamentali, come ad esempio che:
1) fino a tutto il XIX secolo, i maggiori compositori europei NON hanno scritto per chitarra.
2) con il XX secolo, ed in particolare con l’avvento dei sistemi di amplificazione dello strumento, è divenuto possibile relazionarsi in maniera più proficua con nuove tipologie di organico, e proiettare il suono della chitarra in maniera più efficace: sarebbe dunque giunto il momento di portare la buona musica per chitarra classica ad un pubblico più ampio, e in sale da concerto più grandi, anche avvalendosi della tecnologia. Questo consentirebbe anche al chitarrista di estrazione accademica l’opportunità di relazionarsi in maniera più utile con le altre musiche e con la contemporaneità.
Senza nulla togliere al fascino di quel “mondo in miniatura” che Segovia ci ha insegnato ad amare, credo che sarebbe ora di “uscire dal guscio”.


Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Sto ultimando le registrazioni del primo cd del Tetrakis guitar quartet, e sto cercando (con l’aiuto della mia attuale manager-fotografa veneziana Pat Ferro) di mettere insieme alcune date per un tour di presentazione in anteprima nazionale. Per i primi mesi del nuovo anno prevedo poi la presentazione ufficiale alla stampa e la commercializazione. Il cd si intitolerà “First Wind” e sarà stampato ovviamente “in casa”, da Improvvisatore Involontario.
Poi in Dicembre terrò una master class di chitarra jazz in Calabria nell’ambito degli “Incontri chitarristici del Mediterraneo”, un’interessante iniziativa del M° Salvatore Zema, giunta alla XIV edizione.
Inoltre per la primavera del 2010 mi piacerebbe riprendere l’attività del mio quartetto jazz Paolo Sorge & the Jazz Waiters, con Francesco Cusa alla batteria, Tony Cattano al trombone, e Stefano Senni al contrabbasso. Abbiamo suonato troppo poco finora, e spero che il mondo miope dei festival italiani ci dia più spazio in futuro, altrimenti non sarà facile registrare un secondo cd.
Noi artisti a volte abbiamo bisogno di opportunità, più ancora che di soldi. Se solo avessi la certezza di poter suonare per 20 giorni di fila con un gruppo così, credo che al ventunesimo giorno registreremmo uno dei dischi più belli dell’anno, è ovvio! Qui in Italia invece finora ho sempre raccolto grandi consensi da parte della critica e poi il grosso pubblico del jazz a stento ci conosce..I festival sono intasati dalle solite 4 agenzie che propongono i soliti 4 nomi già noti, e nessuno vuole correre il rischio di discostarsi dai parametri dettati dalle leggi di mercato, applicate però a un prodotto culturale raffinato.. E così si ammazza la biodiversità musicale.
Quindi chiuderei con un appello ai direttori artistici dei festivals:
“C’è qualcuno disposto a smentirmi, rendendo quindi possibile la sopravvivenza e la fruizione dal vivo dei miei genuini e biologici progetti musicali?” (eh eh eh eh..)




Grazie Paolo!


Empedocle70

giovedì 26 novembre 2009

IV edizione del Festival Internazionale di Chitarra Città di Monterotondo


Dal 28 novembre al 23 dicembre 2009, la Città di Monterotondo (Roma) ospiterà la IV edizione del Festival Internazionale di Chitarra Città di Monterotondo, prestigioso festival ideato dall’Associazione Musicale “Il Cantiere della Musica” e diretto artisticamente da Arturo Tallini, uno dei chitarristi italiani più innovativi e di riferimento per il repertorio contemporaneo.

Il Festival, patrocinato dal Comune di Monterotondo, dalla Provincia di Roma e dalla Regione Lazio, rappresenta a livello nazionale uno dei più importanti e stimolanti appuntamenti per gli amanti della chitarra. Con il Festival Internazionale di Chitarra Città di Monterotondo, il Cantiere della Musica, infatti, ha voluto dotare la città di Monterotondo di una manifestazione di respiro internazionale che favorisse la conoscenza della chitarra e ne valorizzasse l’immagine.

Vi segnalo anche la Masterclass di Arturo Tallini che prevede lo studio, l’analisi e la realizzazione di una versione - creata dagli stessi studenti con il coordinamento del docente - di Serenata per un Satellite di B. Maderna, che verrà poi eseguita dagli studenti durante il concerto finale dell'8 dicembre.

IV edizione Festival Internazionale di Chitarra Città di Monterotondo
28 novembre – 23 dicembre 2009
Palazzo Comunale di Monterotondo (Roma)
Direttore artistico: Arturo Tallini
Sito: http://www.arturotallini.it/
Video: www.youtube.com/arturotallini
Myspace: www.myspace.com/arturotallini
http://www.ilcantieredellamusica.it/
cantieredellamusica@libero.it


Programma

Sabato 28 Novembre – ore 21.00
Palazzo Orsini, Sale Affrescate
Concerto di Rosario Cicero e Mario D’Agosto (Italia)

Sabato 5 Dicembre - ore 21.00
Palazzo Comunale
Concerto di Andras Csàki (Ungheria)
Vincitore del 42° Concorso Internazionale
M. Pittaluga di Alessandria

Martedì 8 dicembre - ore 21.00
Palazzo Comunale - Concerto finale degli allievi della
Masterclass di Arturo Tallini
la serata è in collaborazione con
l’associazione Medici Senza Frontiere.
Il pubblico e una giuria assegneranno una borsa di studio
a fine concerto.

Sabato 12 Dicembre
ore 17.00 – Il Cantiere_C.A.G. – via Aldo Moro, snc – Monterotondo Scalo
Conferenza-Laboratorio sulle chitarre elettrica, acustica e basso elettrico di Piero Terracina.
ore 21.00 - Palazzo Comunale
Concerto di Artyom Dervoed (Russia)
Vincitore del Concorso Internazionale
Fundacion Guerrero di Madrid 2009

Sabato 19 Dicembre - ore 21.00
Palazzo Comunale
Concerto di Irio De Paula (Brasile)

Mercoledì 23 Dicembre - ore 21.00
Palazzo Comunale
Concerto Finale in memoria di Fabio Tallini
I Music You con Stefania Tallini (pianoforte),
Bruno Maria Tallini(voce) e Arturo Tallini (chitarra)

Intervista con Paolo Sorge parte terza


Parlando di compositori innovativi, che ne pensi di John Zorn, dei suoi studi Book of Heads e della scena musicale downtown newyorkese cosÏ pronta ad appropriarsi e a ricodificare di qualunque linguaggio musicale, dall’improvvisazione, al jazz, alla contemporanea, al noise, alla musica per cartoni animati?

Penso che l’operazione comunicativa di Zorn vada apprezzata, compresa e giudicata in un senso molto più ampio di quello strettamente musicale, E' stata una vera scossa al torpore artistico di fine secolo, quando sembrava fosse divenuto impossibile dire qualcosa di veramente nuovo.
Vedi, credo che il mondo sia pieno di talenti musicali almeno pari a quello di Zorn. Il problema è che ben pochi musicisti possiedono un’intelligenza ed un attitudine comunicativa del suo calibro. E così, credo che l’operazione culturale da lui condotta finora sia stata caratterizzata da una grande forza rivoluzionaria: l’enfasi viene posta tanto sulla matrice ebraica, altamente connotante, quanto su una sorta di ecumenismo musicale, che è un messaggio fortissimo quanto necessario per il mondo in cui viviamo. La capacità di abbracciare e talvolta coniugare simultaneamente così tanti linguaggi differenti è la vera forza che anima tutta la produzione dell’artista-Zorn. E’ anche al tempo stesso la debolezza dello Zorn-musicista, poichè il rischio della deriva verso il qualunquismo musicale è sempre dietro l’angolo.

Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Sinceramente credo di averti già in parte risposto in precedenza, quando mi sono dichiarato propenso all’eclettismo, e individuando nella ricerca di diverse soluzioni al problema dell’equilibrio variabile tra scrittura e improvvisazione la cifra stessa della mia produzione musicale.
Oggi non hanno più senso i timori reverenziali verso la musica sacra o la musica cosiddetta “classica”. Oggi un musicista dovrebbe già nella fase della primissima formazione musicale giocare ad improvvisare intorno a un tema, indipendentemente dalla pertinenza stilistica. Lo spirito ludico è quello che salverà la musica! Trovo che un’interpretazione in chiave rigorosamente filologica della musica di Domenico Scarlatti oggi possa risultare noiosa tanto quanto una session di improvvisazione radicale in cui nessuno dei musicisti accenna mai a un sorriso, ad una gag estemporanea, insomma ad una qualche forma di improvvisazione giocosa!


Nel 1968 Derek Bailey chiese a Steve Lacy di definire in 15 secondi la differenza tra improvvisazione e composizione, la risposta fu “In 15 secondi la differenza tra composizione e improvvisazione è che nella composizione uno ha tutto il tempo di decidere che cosa dire in 15 secondi, mentre nell’improvvisazione uno ha 15 secondi” .. la risposta di Lacy era stata troppo ironica o corrisponde a verità?


Sinceramente la trovo un po’ troppo ironica. Recentemente ho avuto l’occasione di suonare con il grande Keith Tippett, un maestro dell’improvvisazione. Mancavano tre giorni per il nostro set di improvvisazione, e si era stabilito di suonare soltanto per 20 minuti. Mi ha detto (traduco dall’inglese, ovviamente): “sono qui per dirigere un’orchestra, ma se fra tre giorni vogliamo improvvisare per 20 minuti, allora avrò bisogno di almeno 2 ore al giorno per studiare il pianoforte”. Una grande lezione, da uno dei grandi della musica improvvisata!

Con il tuo quartetto di chitarre Tetrakis ti sei ritagliato uno spazio suonando musiche di stile più contemporaneo che jazzistico, parlo ovviamente delle composizioni di Fred Frith e Elliott Sharp .. come sei arrivato a queste musiche e cosa ne pensi di questi due musicisti, sia dal punto di vista chitarristico che compositivo?

Con Tetrakis, progetto-laboratorio in cui ho coinvolto gli eccellenti chitarristi Enrico Cassia, Fabrizio Licciardello e Giancarlo Mazzù, effettivamente mi sono trovato per la prima volta a utilizzare una percentuale di scrittura forse superiore a qualsiasi altro mio progetto precedente.
Le fonti musicali sono varie, e oltre a cimentarci noi stessi con la composizione di alcune pagine musicali, abbiamo attinto anche ad altri repertori.
Elliott Sharp è un musicista che adoro ascoltare in particolare quando suona in completa solitudine. Tempo fa mi sono imbattuto sul web in alcune sue partiture “algoritmiche”, che mi sono sembrate molto efficaci e mi piacciono perchè, volendo, si possono suonare con il sorriso sulle labbra, senza troppa seriosità. Ne abbiamo presa una (Bubblewrap) e abbiamo deciso di lavorarci. Credo che ne includeremo una versione nel nostro primo cd. Ho scritto a Elliott per comunicarglielo e mi è sembrato entusiasta!
Frith è un autentico pioniere della chitarra elettrica, del solo con la chitarra elettrica, e del quartetto di chitarre elettriche. Le sue musiche dedicate a questo tipo di organico denotano una grande consapevolezza dei mezzi, e anche un’idea di spazializzazione del suono molto interessante. Anche con lui ho un rapporto epistolare via email. Mi ha regalato alcune partiture, per cui mi ha molto incoraggiato e stimolato nell’intraprendere questo nuovo progetto. Spero rimanga contento delle registrazioni che ho intenzione di spedirgli. Sarebbe splendido trovare un modo per finanziare un incontro tra il nostro quartetto e lui. Ma questi progetti in Italia, ahimè, sono piuttosto utopistici. In altri paesi un docente universitario come me avrebbe tutti gli incentivi per realizzare una cosa del genere, anche a livello di Conservatorio.


Parliamo di marketing. Quanto pensi che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

Più si sprofonda nell’ignoranza, più diviene determinante il sapersi vendere. In un mondo in cui le competenze, come dicevo prima, sono ai minimi storici, anche l’ultimo suonatore di pentole se è capace di convincere il suo prossimo può diventare il nuovo profeta della musica contemporanea.
Purtroppo essere un buon musicista non basta più. Consiglio sempre a tutti i miei studenti di studiare marketing, di fare amicizia con gli operatori culturali influenti, di coltivare le doti diplomatiche pur senza vendere fumo.. insomma tutto quello che a me non riesce tanto bene!
E poi suggerisco a tutti di imparare anche almeno un altro mestiere per coprirsi le spalle, non si sa mai.


Come vedi la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario?

Il fatto che la musica sia divenuta liquida, e che sia facilmente duplicabile, è un problema che attiene unicamente alla musica registrata, non a quella dal vivo.
La situazione può essere critica per chi fa musica commerciale. Ma per chi fa musica d’arte mi sembra un momento creativo, trovo molto stimolante sperimentare modalità alternative di distribuzione della musica registrata!
La vera sfida è però quella di recuperare il piacere della musica dal vivo. E' in questa dimensione che il jazz e le musiche improvvisate sono nate e troveranno sempre una loro ragione di esistere, e a questa dimensione occorre riportare la gente. Sono musiche che in fondo non hanno molto a che fare con il disco: vanno fruite dal vivo!




continua domani

mercoledì 25 novembre 2009

Ikona Venezia presenta Giorgia Fiorio. IL DONO


Giorgia Fiorio. IL DONO
fotografie di GIORGIA FIORIO

Ikona Venezia
Campo del Ghetto Nuovo, Cannaregio 2909
INAUGURAZIONE 27 Novembre 2009, ore 18
DURATA dal 27 novembre al 17 dicembre 2009
ORARIO dalle 11.00 alle 19.00 – chiuso il sabato
MOSTRA A CURA DI
Živa Kraus, Ikona Photo Gallery

in collaborazione
con Comune di Venezia, Beni, attività e produzioni culturali catalogo “Giorgia Fiorio. IL DONO”, testi di Daniele Del Giudice, Gabriel Bauret, edizioni Peliti Associati, 2009.

Il 27 novembre 2009, alle ore 18, verrà inaugurata a Venezia nella sede di IKONA PHOTO GALLERY in Campo del Ghetto Nuovo la mostra: “Giorgia Fiorio. Il Dono”.
Dono, vale a dire gādā, dāšan, heka, onkei, gebō….
Le variabili semantiche di questa parola sono innumerevoli, direttamente collegate alla sua storia: infatti dono è una parola le cui radici si collocano nella notte dei
tempi. Propria nella ricerca di questa matrice comune, panica e sottocutanea, si situa il lungo viaggio di Giorgia Fiorio: nove anni in 38 missioni in tutto il
mondo, attraverso l’esperienza diretta, senza intenzioni enciclopediche, alla ricerca del fondamento comune: donare, infatti accoglie una duplice accezione, vale a dire l’offerta e la ricezione. Il dono diventa perciò metafora dell’esistenza umana, intesa come grazia, come tributo e consacrazione. In questo modo, la simbologia e la cultura del dono si lega a quella del Credo, a svelare un fitto intreccio di corrispondenze: gestualità, ritualità, sonorità, sinergie e
comuni fremiti di fronte all’inspiegabile.
“Il Dono è la vita, e poiché indissolubile da essa, anche la morte. Speranza promessa di altra vita oltre la vita e ancora altre vite oltre la propria, il cerchio conchiuso della ricevuta grazia-vita che genera altra vita. Poi è subito resa” (la citazione è tratta da “Giorgia Fiorio. Il Dono”).

Giorgia Fiorio
Nata a Torino il 23 Luglio 1967, sin dall’inizio la sua opera si presenta come una ricerca, che cerca di descrivere l’essere umano in ogni sua sfaccettatura:
1990-2000 Progetto a lungo termine – Uomini – sulle comunità maschili nella società
occidentale. Il lavoro si sviluppa attraverso una serie di monografie: pugili in USA; minatori in Ucraina; detenuti e ballerini classici in Russia; la Legione Straniera francese; i torero in Spagna; i pompieri in USA; pescatori e marinai in Scozia, Italia, Portogallo, Germania, Norvegia e Russia.
2000-2009 – Il Dono – ricerca e indagine personale “sulla relazione tra l’individuo, il sacro e il patrimonio spirituale dell’umanità”. Molto attiva nell’attività didattiche, nelle tante iniziative da lei fondate o di cui è partecipe,
ricordiamo il seminario internazionale di fotografia Reflexions Masterclass, che dirige con la collaborazione di Gabriel Bauret.
Nel 2009 il libro e l’esposizione fotografica Il Dono ricevono il patrocinio dell’ UNESCO.
Mostre
Figura Umana: 2001 Istituto Italiano di Cultura, Parigi, Francia; 2003 Museo d‘Arte Moderna, Saarland Museum , Saarbucken, Germania; 2004 Salone Santo Domingo, Festival
Exploraphoto, Salamanca, Spagna; 2006 Galleria Grazia Neri, Milano, Italia; 2007 Nordic Light Festival, Kristiansund, Norvegia; 2008 Reportage Festival Sidney Australia. Piemonte. Una definizione fotografica: 2003 Museo d’Arte Contemporanea Castello di Rivoli, Torino, Italia. Men: 2003 Focus Gallery, Londra U.K.; 2005 Tokyo Institute of Politecnic, Tokyo Giappone. Italia doppie visioni: 2004 Scuderie del Quirinale, Roma; 2005 Palazzo Reale, Milano, Italia.
Il Dono: 2009 Maison Européenne de la Photographie Parigi Francia; Ateliers de l’SNCF
Rencontres d’Arles Francia; Istituto Nazionale per la Grafica Palazzo Fontana di Trevi, Roma Italia.
L’esposizione è curata da Živa Kraus fondatrice e direttrice di Ikona Photo Gallery dal 1979.
LA MOSTRA RESTERÀ APERTA FINO AL 17 DICEMBRE 2009 – DALLE ORE 11 ALLE 19 (ESCLUSO IL SABATO)

Intervista con Paolo Sorge parte seconda


Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Perchè mai pensi che sussista un rischio del genere? Forse perchè il vero problema è l’ignoranza, l’assoluta mancanza di rispetto per le sane competenze, e questo in Italia è vero in qualunque campo dello scibile, tanto più se parliamo di arte e di musica.
Oggi poi, nell’era del personal computer, siamo alla deriva: chiunque può essere regista, fotografo, compositore, redattore, traduttore, politologo, e così via. Insomma, chiunque si sente competente, in grado di prendere la parola su qualsiasi argomento. In nome di questa tuttologia qualcuno potrebbe arrivare ad affermare ad esempio, che ne so, che “nella musica di Claude Debussy si manifestano sentori della lezione di Ludovico Einaudi”, o qualunque idiozia del genere, come ad esempio Giovanni Allevi che definisce la propria musica “la vera musica classica contemporanea”! Il problema non è che qualcuno affermi una sciocchezza simile, anche perchè se lo fa ad arte non si tratta certo di un errore. Il problema vero sta nell’ignoranza della gente che sta ad ascoltare, magari rigurgitando nella società frammenti di certi discorsi. Bisognerebbe tornare alle parole del Dalai Lama, quando afferma che i bisogni primari di un essere umano sono sostanzialmente 3: cibo, acqua e conoscenza.
In questo mondo molti dovrebbero avere l’umiltà di tornare a studiare ricominciando dalle scuole elementari, per il bene della società e delle generazioni a venire.

Ascoltando la tua musica mi sono fatto l’idea che tu venga da una grande molteplicità di ascolti e di influenze, come gestisci questi frammenti di memoria musicale nelle tue composizioni e improvvisazioni? Li utilizzi consciamente o …. li lasci liberamente fluire?

Amo la biodiversità, come ti dicevo. L’approccio può cambiare: se mi prefiggo lo scopo di improvvisare cerco di non cadere nelle formule. Chiudo gli occhi, lascio fluire liberamente le idee, e a volte affiorano involontariamente quelli che tu chiami “frammenti di memoria musicale”. Ma anche un qualsiasi procedimento compositivo non può prescindere dal fattore-memoria. Alcuni elementi essenziali del linguaggio musicale si fondano sul concetto di memoria. Pensa, ad esempio, alla funzione che ha il concetto di ripetizione nella musica (improvvisata o scritta) di ogni epoca e linguaggio: ritornello, da capo, rondò, open ending, ripetitività nel minimalismo americano, reiterazione nelle musiche che inducono la trance, filastrocche, citazioni, parodie, forma-sonata.. sono le prime idee che mi passano per la mente se penso al concetto di ripetizione. La ripetizione è quindi un elemento di coesione formale importantissimo anche per chi ascolta, per chi danza, ed è un buon esempio per spiegare quanto conti la memoria, a breve e a lungo termine, per chi fa musica e per chi ne fruisce.
Vorrei aggiungere al proposito una considerazione che ho in mente da tanto tempo: alcune musiche (ed è forse il caso del jazz, della musica improvvisata e di certa musica di ricerca contemporanea) non godono del successo di un vastissimo pubblico perchè chiedono molto all’attenzione dell’ascoltatore, basandosi pochissimo sull’elemento della ripetitività. Le canzonette commerciali, all’opposto, si basano essenzialmente sulla reiterazione di pochi elementi.

Ti propongo un gioco: ti faccio alcuni nomi, che penso siano legati alle tue idee musicali, mi dice se ci ho azzeccato e che cosa significano o hanno significato per te? Incomincio:
1 Joe Pass
2 John Coltrane
3 Allan Holdsworth
4 Marc Ribot
5 Derek Bailey
6 Pat Metheny

Joe Passalacqua: bingo! Ho passato l’infanzia a consumare i suoi dischi e infine, all’età di 19 anni, ho assistito a una sua master class e ho avuto la fortuna di conoscerlo da vicino e suonare perfino un pezzo con lui! E’ stato un maestro, indirettamente o direttamente mi ha insegnato tantissimo sulla chitarra e sul jazz.

John Coltrane è il personaggio che in assoluto mi ha influenzato di più, e non solo nella mia fase “giovanile”. Ancora oggi quando suono mi riferisco più al suo fraseggio, alla sua idea di suono, al suo rigore di musicista, alla sua umiltà, alla sua dedizione alla dea della musica, che ai chitarristi o ad altre figure di riferimento.

Holdsworth: in verità conosco molto poco la sua discografia. L’ho ascoltato poco tempo fa dal vivo e ne ho ricavato un’impressione di grande eleganza nel suono, grande espressività nel fraseggio, ma purtroppo tutto questo veniva posto al servizio di una musica molto noiosa, una specie di fusion anni ’80 priva di qualsiasi fascino perchè troppo prevedibile, per quanto mi riguarda.

Marc Ribot: è diventato davvero un’icona musicale in virtù di una grande semplicità nel linguaggio, nella scelta delle note, e nel suono, così riconoscibile. Il massimo del risultato con un impiego minimale di mezzi. Mi piace!

Derek Bailey è stato uno dei grandi poeti-musicisti del Novecento. Sono sempre stato convinto che le sue soluzioni musicali, anche quelle considerate più astruse o più ostiche per un certo pubblico, siano in realtà frutto di un grande divertimento, di un gioco finto-serio sul quale molti critici musicali sono caduti, scomodando paroloni e inutili pastoni filosofici.
In realtà Derek Bailey è stato un grande giocoliere, con un grande senso dell’humor e della provocazione. Adoravo i suoi set in solo, ne ricordo uno anni fa a Roma, al vecchio Teatro Colosseo per il festival Controindicazioni: rimasi sdraiato sulla poltrona a bocca aperta fino al set successivo, fu davvero una grande lezione! Credo che la musica di Derek Bailey perda molto del suo valore se ascoltata su disco, era molto meglio respirarla dal vivo (come del resto accade sempre con la musica totalmente improvvisata).

Pat Metheny: nonostante sia impossibile rimanere insensibili al suo talento musicale esplosivo, alla sua sterminata discografia, al suo incredibile istinto compositivo e di arrangiatore, alla dolcezza della persona che probabilmente si cela dietro quella chitarra.. lo detesto da sempre.!
Lo ritengo l’emblema del melenso in musica, trovo che le sue melodie sempre con il glissatino discendente in agguato siano detestabili. Per lui ho coniato una definizione che mi sembra particolarmente calzante: la chitarra petulante. Mi dispiace affermare una cosa così impopolare, ma mi riferisco soprattutto al Pat Metheny Group, cerca di capire..
E comunque, a parte una breve fase in cui apprezzavo qualcosa dei suoi lavori più propriamente jazzistici, non mi interessa proprio quell’approccio alla musica.




continua domani

martedì 24 novembre 2009

Trash Tv Fausto Romitelli In Concert Berna










Paolo Sorge & the Jazz Waiters

Intervista con Paolo Sorge parte prima


La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il tuo amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suoni o hai suonato?

Ho un rapporto di amore-odio con il mio strumento. La mia “facilità” con la musica si è manifestata molto precocemente: all’età di 5 anni, quando la mia famiglia abitava a Palermo, trascorrevo un pomeriggio alla settimana a casa di un anziano maestro di banda in pensione, il quale praticamente mi trattava come un nipote. I pomeriggi trascorrevano a base di cioccolata, violino, biscottini, chitarra, gelatino, solfeggio, caramella, pianoforte, etc..
Mio padre mi lasciava a casa del maestro alle 16 e tornava a prendermi alle 20.
Alla fine del primo anno ero un bambino leggermente in sovrappeso, ma ho appreso i rudimenti del linguaggio musicale molto presto e con spirito ludico!
Grazie a questa fortuna, scelsi la chitarra e da allora non l’ho più lasciata.
Oggi, trovo che i chitarristi siano moltissimi, ma le intelligenze musicali prestate alla chitarra siano davvero pochissime.. non so se mi spiego.
La chitarra per me è soltanto un mezzo.
Ad esempio, quando compongo passo molto tempo al pianoforte o al computer, e spesso concepisco strutture musicali piuttosto astratte, cioè non vincolate ad una strumentazione particolare. Soltanto in una fase successiva cerco di trasferire le parti che ho scritto sulla chitarra (non sempre è impresa facile!), oppure provvedo ad assegnarle ad altri strumenti.
Quando improvviso, invece, tendo a pensare alla chitarra come a uno strumento a fiato. Quando suono ho in testa principalmente il sassofono tenore (o una sezione di tenori, quando faccio armonia). Questo approccio incide molto sulle pronunce e sul respiro delle frasi musicali, credo che si senta.
Da anni suono un solo strumento, una Gibson ES330 del 1961, alla quale però ho fatto montare una tastiera in ebano del tutto priva di intarsi e delle meccaniche auto-bloccanti.

Come è il tuo rapporto con lo studio di registrazione e con le case discografiche? Sembra che tu abbia un ottimo rapporto con la Auand di Marco Valente e Improvvisatore Involontario di Francesco Cusa, come sei arrivato a loro?

Ehi, un momento! Improvvisatore Involontario è fondamentalmente una creazione mia, di Francesco Cusa (che è un mio amico fraterno e assiduo collaboratore da 25 anni) e di Carlo Natoli! Quindi non ci sono esattamente “arrivato”: E' casa mia!
Carlo poi si è ritirato dal progetto dopo un paio di anni, mentre io e Francesco siamo ancora dentro. Il fatto che molti associno il collettivo-etichetta a Francesco come se ne fosse il “proprietario” probabilmente deriva dal fatto che Francesco ha assunto fin dall’inizio il ruolo di comunicatore ufficiale, avendone vocazione e talento specifici molto più di me e di altri soci. Inoltre, Francesco compare in quasi tutte le uscite discografiche del nostro catalogo, e questo attiene al suo essere molto poliedrico e anche prolifico, direi. Io invece compongo e registro in maniera più rarefatta nel tempo, e inoltre credo di essere una persona piuttosto schiva e riservata, non amo molto parlare. Questo spiega perchè sono meno esposto.

Quanto al mio primo disco, Trinkle Trio, è arrivato nel 2003 con la Auand di Marco Valente.
Marco segue molto bene i cd del suo catalogo in termini di promozione, e il mio disco fu il n. 3 della sua etichetta. Quindi devo molto a Marco se da quel disco in poi un pubblico più ampio ha potuto conoscermi.

Oltre a svolgere una notevole attività come concertista sei anche docente di Jazz presso il conservatorio “F. Cilea” di Reggio Calabria, come riesci a combinare queste due attività? A volte si ha l’impressione di una dicotomia tra le due “carriere”:che un concertista non riesca ad essere allo stesso tempo anche un insegnante… ti capita mai di imparare dai tuoi allievi?

Insegno due giorni pieni a settimana, escludendo qualche workshop o master class durante l’anno.
A Reggio Calabria insegno Jazz, dirigo l’orchestra jazz del conservatorio, e sono direttore del dipartimento di jazz. Imparo costantemente moltissime cose dai miei studenti.
Gli altri giorni della settimana li dedico allo studio, alla ricerca, alla composizione, alle prove, ai concerti, all’attività artistica in generale, e solo in parte alla programmazione didattica. Quindi di fatto l’insegnamento occupa circa 1/3 della mia vita professionale. Quando sono in tour invece il tempo passa in maniera molto diversa, è come se mi prendessi una pausa in cui la gestione del tempo segue una logica differente.
Ma devo dire che negli ultimi tempi l’attività didattica e quella artistica si intrecciano sempre più spesso. Il conservatorio in base ai nuovi statuti è un luogo di produzione musicale, e non è difficile intraprendere delle esperienze di produzione musicale se ci stai dentro e hai voglia di lavorare. Diffido dai tanti che parlano male dei conservatori restandone fuori.
E sinceramente non credo a chi dice che un buon concertista non può essere un buon insegnante, visto che mi impegno per portare avanti entrambe le cose!

Sei anche diplomato in composizione (Conservatorio di Perugia, 1998) e Jazz (Conservatorio di Latina, 2001) .. che differenze riscontri tra il mondo del Conservatorio e quello del jazz? E’ possibile trovare dei punti di incontro tra questi due modi di fare musica?

Certamente: il punto d’incontro sta nella mia stessa attività artistica! Però è più semplice adesso, rispetto a quand’ero studente di conservatorio, individuare affinità tra mondi apparentemente così distanti. Da studente mi sentivo molto più confuso. Oggi passo con disinvoltura dall’improvvisazione al jazz, dalla chitarra elettrica alla composizione o alla direzione d’orchestra. La mia formazione è decisamente eclettica, e tale è di conseguenza anche la mia attività. Cercando di sintetizzare, penso che il mio obiettivo come artista consista nel ricercare formule ed equilibri ogni volta diversi nel rapporto tra scrittura e improvvisazione. E' questo principio che mi ispira in qualunque progetto che mi capiti di intraprendere, ed è per questo che i miei progetti sono così diversi l’uno dall’altro.




continua domani

lunedì 23 novembre 2009

Pat Ferro presenta DEAN BOWMAN and EZEKIEL 25:17


DEAN BOWMAN and EZEKIEL 25:17 martedì 24 Novembre

Spoken Words, Poetry e Soul all'Elefante Rosso


Ezechiele 25:17 "il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti, e dalla tirannia degli uomini malvagi" Vi ricorda qualcosa??? Beh l'immagine di Samuel L. Jackson che lo recita prima che spari alle sue vittime è impressa nelle nostre menti, quelle della generazione "Pulp Fiction" per intenderci... Nel contesto musicale, recitare un passo della bibbia viene normalmente collocato nel gospel o nel Soul da chiesa domenicale, ma Ezekiel 25:17 è il progetto di Francesco Cusa (Improvvisatore Involontario), Dean Bowman (Screaming Headless Torses) e Danilo Gallo (El Gallo Rojo) che vorrebbe miscellare la forza e la potenza della parola e la voce di uno dei più grandi Vocalists americani di oggi, in musica contemporanea, dando carica del Blues ad una grande interpretazione Soul e Jazz.

A Brand New project from the Screaming Headless Torsos' leadiing vocalist Dean Bowman, and 2 of the most respected italian musicians nowadays Danilo Gallo and Francesco Cusa, Ezekiel 25:17 is a snap in the face energetic soul and "jail" Blues fusion, diving in between with contemporary funk and jazz.
Come experiment an American mind blowing Road Trip musical at Elefante Rosso!

Ore 22:00 Elefante Rosso Music Club
Via della Crusca 34 Mestre Venezia 0415321979 elefante@elefanterosso.com

come arrivare: dall’autostrada uscire a terraglio prendere poi la statale direzione Venezia
dopo 3 km c’è via della Crusca sulla destra. Da Venezia autobus nr 24

FESTIVAL MUSICALE NOTTURNI AL MUSEO CARLO ZAULI 2009: SEMINARI



SEMINARI INTRODUTTIVI AL FESTIVAL NOTTURNI 2009

La Scuola Comunale di musica “G. Sarti”, Diatonia Progetti Culturali e il Museo Carlo Zauli, allo scopo di creare un percorso didattico legato al festival Notturni 2009, hanno costituito un pacchetto didattico riservato agli studenti di chitarra provenienti da conservatori e istituzioni musicali, formato da tre seminari introduttivi ai concerti + i tre concerti.
Gli studenti interessati potranno frequentare i seminari che si svolgeranno presso la scuola Comunale di Musica “G. Sarti” sita in Via S. Maria dell’Angelo 23, semplicemente iscrivendosi via mail all’indirizzo mcz.notturni@gmail.com entro martedì 1 dicembre 2009 oppure contattando al segreteria della Scuola di musica. Le spese, che serviranno a coprire parte dei costi vivi dell’iniziativa didattica sono le seguenti: tre seminari + tre concerti €. 12, un seminario singolo €. 5. Chi fosse interessato ha la possibilità di iscriversi senza costi aggiuntivi, all’associazione culturale Diatonia che promuoverà altre iniziative musicali nel corso dell’anno scolastico 2009/2010. Al termine del Festival gli studenti partecipanti riceveranno un attestato di frequenza in qualità di uditori.


Programma dei seminari
Giovedì 3 dicembre dalle 17.30 alle 18.30 - Scuola Comunale di Musica “G. Sarti”
Docente: Massimo Lonardi
Argomento: La vihuela

Venerdi 4 dicembre dalle 17.30 alle 18.30 - Scuola Comunale di Musica “G. Sarti”
Docente: Yuval Avital
Argomento: La chitarra classica contemporanea

Sabato 5 dicembre dalle 15.30 alle 16.30 - Scuola Comunale di Musica “G. Sarti”
Docente: Paolo Sorge
Argomento: La chitarra elettrica nella musica contemporanea


Fac simile domanda di iscrizione: Io sottoscritto XY nato a ....frequentante il (specificare istituzione) sotto la guida di (specificare insegnante) chiedo di poter frequentare i tre seminari collegati ai concerti Notturni Festival, in qualità di allievo uditore. Verserò la quota simbolica di iscrizione di €. 10 il giorno 3 dicembre in occasione del primo seminario.
Per informazioni riguardanti alloggio e vitto potete fare riferimento ai seguenti indirizzi che offrono prezzi convenzionati con il Museo Carlo Zauli specificando “convenzione Museo Zauli”.

Per dormire:
Hotel Vittoria www.hotel-vittoria.com
corso Garibaldi, 23 +39 0546 21508
Locanda del Naviglio
via Granarolo, 88 +39 0546 46956
Per mangiare:
Osteria della Sghisa www.osteriadellasghisa.com
via Giuseppe Maria Emiliani, 4 +39 0546 668354
Zingarò www.ristorantezingaro.com
via Campidori, 11 +39 054621560

Per informazioni sui seminari:
Donato D’Antonio +39 328 1769603
Scuola Comunale di Musica “G. Sarti” Via S. Maria dell’Angelo, 1
+39 0546 21186
Museo Carlo Zauli via della Croce, 4 +39 0546 22123
Per iscrizioni:
mcz.notturni@gmail.com
Donato D’Antonio
www.donatodantonio.org
www.donatodantonio.blogspot.com


PROGRAMMA CONCERTI
Giovedì 3 dicembre ore 21,00 Museo Carlo Zauli
MASSIMO LONARDI vihuela
"Libros de musica para vihuela”
in collaborazione con: Stradivarius - the leading italian classical music label

Venerdì 4 dicembre ore 21,00 Museo Carlo Zauli
YUVAL AVITAL prepared classic guitar
“Songs of hope and fear” for scordatura and prepared classic guitar
http://www.yuvalavital.com/

Sabato 5 dicembre ore 18,00 Museo Carlo Zauli
TETRAKTYS PAOLO SORGE electric guitar quartet
from Fred Frith with Goongerah and other ideas
http://www.myspace.com/psorge
In collaborazione con il Do Nucleo Culturale Faenza

La rassegna musicale Notturni al Museo Carlo Zauli giunge quest’anno alla sesta edizione, proponendosi per la prima volta in forma di festival, con tre concerti presentati in tre giorni consecutivi. Nata nel 2004 con l'obiettivo di far incontrare l'arte del secondo novecento, quella a cui Carlo Zauli ha dato il suo importante contributo, ha invitato artisti di rilievo internazionale che hanno eseguito prime esecuzioni, concerti, performances.
Gli interpreti di quest'anno ci accompagneranno in un percorso che mette in stretta relazione la musica antica con quella contemporanea sia di tradizione europea che mediorientale, ascoltata da strumenti quali la vihuela, la chitarra preparata e la chitarra elettrica.
Il primo appuntamento giovedì 3 dicembre alle ore 21 prevede la presentazione del cd "Libros de musica para vihuela” con Massimo Lonardi, fra i massimi interpreti italiani di musica antica, in collaborazione con la casa discografica Stradivarius, etichetta leader nella musica antica e contemporanea italiana. La vihuela ebbe una vita piuttosto breve: dall’edizione di El Maestro(1535-36), che fu la prima intavolatura stampata in Spagna, alla scomparsa dello strumento trascorse poco piu' di mezzo secolo. Tuttavia in questo breve arco di tempo furono composti e pubblicati i numerosi libri di intavolatura che, per l’eccelsa qualità artistica, pongono la musicaper vihuela ai vertici della produzione strumentale del Rinascimento. Massimo Lonardi svolge un’intensa attività concertistica con il liuto e la chitarra rinascimentale, la vihuela e l’arciliuto dedicando particolare attenzione a questo repertorio, del quale ha curato alcune edizioni critiche. Nel cd Libros de Musica para vihuela ci presenta un’accattivante panoramica di questo strumento poco noto al grande pubblico.
Il secondo concerto venerdì 4 dicembre alle ore 21, propone Yuval Avital virtuoso chitarrista israeliano che lavora da anni combinando musicalmente elementi della tradizione mediorientale con quella colta europea. Presenterà in prima esecuzione assoluta “Songs of hope and fear for scordatura and prepared classic guitar”.Yuval Avital è nato a Gerusalemme nel 1977. Compositore e direttore di progetti musicali e multimediali, chitarrista solista di musica classica e contemporanea, i suoi lavori coinvolgono una grande varietà di stili e generi, combinando diverse tradizioni ed epoche, unendo nuovo e antico, semplice e complesso. L’incontro tra musica modale, world music e atonale post-dodecafonica forma un linguaggio veramente innovativo che dimostra un'invisibile ma profonda linea di collegamento tra diverse tradizioni sonore. I progetti di Avital coinvolgono grandi maestri da tutto il globo, come accade nei concerti creati dal 2006 per il “Trialogo festival”. La sua attività di chitarrista comprende numerose esibizioni, concerti, tour, partecipazioni a festival internazionali, registrazioni e live presso radio e televisioni, dalla Danimarca alle Filippine, dal Kazakhistan al Portogallo, dalla Cina al Canada.
L'ultimo appuntamento sabato 5 dicembre propone Paolo Sorge electric guitar quartet nel progetto TETRAKTYS “from Fred Frith with Goongerah and other ideas". Caratterizzato dalla lettura di trascrizioni di varia provenienza, il progetto offre al pubblico un campionario il più possibile ampio delle potenzialità sonore di questo inusuale insieme strumentale. Si passa da alcune partiture di Fred Frith (il brano Goongerah e la suite The As Usual Dance Towards the Other Flight to What Is Not, entrambe composizioni concepite in origine per lo stesso Fred Frith Guitar Quartet ed in seguito generosamente regalate dal compositore direttamente a Paolo Sorge), ad alcune partiture algoritmiche di Elliott Sharp a composizioni totalmente improvvisate.
I Notturni sono svolti in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Faenza, Diatonia che ne è la promotrice, la Scuola Comunale di Musica “G. Sarti”, Stradivarius the leading italian classical music label e Teatro per la Pace Forlì.
Il curatore musicale è Donato D'Antonio.
Tutti i concerti inizieranno alle ore 21.00 ad eccezione dell'ultimo (ore 18) e si terranno nella sala degli altorilievi.
Per informazioni:
Museo Carlo Zauli, via della Croce 6 48018 Faenza (RA) 0546.22123
info@museozauli.it - http://www.museozauli.it/
http://museocarlozauli.blogspot.com/2009/11/festival-notturni-al-mcz-3-4-5-dicembre.html

Speciale Paolo Sorge








Recensione di Paolo Sorge Trinkle Trio, Auand 2003

Trinkle Trio

“E’ sempre notte; se non fosse così noi non sentiremmo tanto il bisogno della luce.” Thelonius Monk


Scrive Arrigo Polillo nel suo trattato sul Jazz: “Thelonius Monk era “strano”: su questo tutti sono d’accordo. Strano l’uomo e strana anche la sua musica. Tuttavia se l’uomo è rimasto un enigma quasi per tutti, la sua musica, col passare degli anni, è stata capita perfettamente; anche coloro che non l’hanno saputa analizzare hanno alla fine percepito la sua tanto conclamata stranezza come un nuovo tipo di logica.”
Il trio del chitarrista Paolo Sorge, completato dalla tuba di Michel Godard e dalle percussioni di Francesco Cusa, si lancia con coraggio e determinazione nella rilettura della musica densa e rude, angolosa e cupa del grande Monk, infatti eccetto il primo e l’ultimo brano (Prologo e Epilogo dello stesso leader) vengono qui rivisitate undici perle oramai patrimonio della musica del ‘900, da Evidence a Misterioso, da I Mean You a Monk’s Mood. Operazione non esente da rischi, ma che qui viene assolta e svolta in modo creativo, innovativo e decisamente godibile. Vedersela con Monk non è cosa semplice, la sua è una musica complessa dalle atmosfere tese, stravolte, e inquietanti in pieno contrasto con le atmosfere serene, coi suoni tersi e lievi che i maestri del cool avevano messo ai suoi tempi di moda. Giocare con la sua poetica musicale, gli spostamenti d’accento, i ritardi, gli anticipi, il suo uso degli spazi dei silenzi e il suo tumultuoso impeto ritmico, significa rivedere e reinterpretare gli aspetti fondamentali del suo discorso musicale e del suo swing, recuperando una musica che non è affatto semplice nelle strutture ma è elementare, quasi primordiale nell’ispirazione e nelle motivazioni. Paolo Sorge e il Trio Trinkle elaborano costruzioni sonore dalle prospettive sghembe eppure miracolosamente equilibrate in una musica buia in cui le dissonanze balenano e scoppiano come fuochi d’artificio e in cui si avverte la caparbietà di chi non sapendo o volendo muoversi con disinvoltura nel labirinto delle norme codificate vuole tuttavia coi mezzi a sua disposizione esprimere ciò che ha dentro scrivendo una nuova mappa, una nuova geografia.
Terza incisione nel catalogo della Auand, che conferma sempre l’eccellenza e la qualità dei suoi prodotti, interessante anche l’idea della traccia cd rom.

Indispensabile per chi ama il Paul Motian Trio e un disco come News for Lulù di John Zorn.


Empedocle70

sabato 21 novembre 2009

Recensione di La Suave Melodia, Stradivarius 2008, Lorenzo Micheli, Matteo Mela, Massimo Lonardi

Andrea Falconieri La suave melodia

A volte, nel corso di una giornata, torna la voglia, come cantava Battiato, di tornare a vivere a un’altra velocità. Un ritmo meno concitato, un tempo più rilassato, per meglio gustare le cose e vivere in modo pieno la vita. Non è facile, anzi è molto difficile, pressati come siamo da mille impegni, ma a volte succede che qualcosa, l’incontro con una persona speciale, una lettura interessante o un ascolto particolare ci aiutano a rientare su una giusta carreggiata.

E’ il caso di “La Suave Melodia”, ovvero l’ultima uscita della Stradivarius, casa discografica particolare nel panorama italiano che è riuscita a diventarne un punto di riferimento grazie a delle scelte coraggiose: cd monografici, monografie dettagliate anche di autori poco famosi ma di indubbio valore, prime o nuove esecuzioni moderne di partiture antiche da tempo dimenticate o sottovalutate.

Il cd, in edizione cartonata con annesso libretto di 26 pagine in italiano e in inglese, tratta musiche del Seicento italiano, suonate con meravigliosa dedizione da Massimo Lonardi all’arciliuto, Matteo Mela alla chitarra barocca e Lorenzo Micheli alla tiorba e chitarra barocca. Gli autori trattati sono Andrea FALCONIERI, Giovanni Girolamo KAPSBERGER, Giulio BANFI, Girolamo FRESCOBALDI e Alessandro PICCININI, sono 29 tracce per quasi 66 minuti di musica dolce e soave.

Ciò che traspare da queste musiche, magistralmente eseguite dai tre interpreti, è la loro assoluta contemporaneità, è musica del ‘600 e sembra arrivare attraverso un quantum leap temporale eppure fin dal primo ascolto suona familiare, intima e racconta la vita, anche la nostra attraverso le emozioni che riesce a suscitare: gioia, malinconia, ironia, tristezza e soprattutto la vita stessa, che traspare e scorre tersa e limpida nelle note dei tre interpreti.

E’ un flusso, una corrente di musica che ti avvolge e sembra ricordarti che esiste un’altra bellezza, discreta, forse nascosta ma così intima da farti sorridere e lasciarti alla fine dei 66 minuti sazio e appagato. La vita di tutti i giorni torna a chiamare, per fortuna esiste il tasto re-play … click.

Registrazione semplicemente ineccepibile.

Empedocle70

Massimo Lonardi

(Milano, 1953) Ha studiato composizione con Azio Corghi e chitarra classica con Ruggero Chiesa, diplomandosi presso il Conservatorio G. Verdi di Milano. Si è poi specializzato in liuto rinascimentale, frequentando seminari tenuti da Hopkinson Smith. Svolge un'intensa attività concertistica con il liuto rinascimentale, la chitarra rinascimentale, la vihuela e l'arciliuto, con una particolare attenzione al repertorio rinascimentale italiano, del quale ha curato alcune edizioni critiche.Ha effettuato registrazioni per le case Ricordi, Erato, Tactus, Jecklin, Edelweiss, Agorà, Nuova Era e Stradivarius, tra le quali numerosi CD monografici dedicati alle opere per liuto di Francesco Canova da Milano, Pietro Paolo Borrono, Joan Ambrosio Dalza, Vincenzo Capirola e John Dowland, come pure alle opere per vihuela di Luis Milán. Il CD dedicato alle opere per liuto di John Dowland (Agorà) ha vinto il primo premio per la musica strumentale della rivista “Musica e Dischi” nel 1999. Ha insegnato in numerosi corsi di perfezionamento in tutta Italia ed è docente di liuto presso l'Istituto Superiore di Studi Musicali "Franco Vittadini" di Pavia e presso la Scuola di Musica Antica di Venezia.


SoloDuo
Matteo Mela e Lorenzo Micheli

Matteo Mela e Lorenzo Micheli si sono incontrati nell’autunno del 2000: da allora hanno condiviso innumerevoli idee, progetti musicali, viaggi. Nel 2003 hanno formato un duo che ha già percorso centinaia di migliaia di chilometri attraverso l’Europa e tutto il Nord America, suonando in sale come la Carnegie Hall di New York, il Lingotto di Torino e la Konzerthaus di Vienna. Di loro ha scritto il Washington Post: “Extraordinarily sensitive, with effortless command and an almost unbearable delicacy of touch, the duo’s playing was nothing less than rapturous – profound and unforgettable musicianship of the highest order”. Oltre al repertorio per chitarra, Matteo e Lorenzo – in trio con il liutista Massimo Lonardi – esplorano da qualche anno la letteratura italiana del ’600 e ’700 per arciliuto, chitarra barocca e tiorba.
 All’instancabile attività concertistica, da soli e in duo, Matteo e Lorenzo affiancano un non meno febbrile impegno in sala di incisione: la loro discografia comprende, tra l’altro, i tre Quartetti op. 19 di François de Fossa (Stradivarius), i Duos Concertants di Antoine de Lhoyer (Naxos), un’antologia di capolavori per due chitarre del XX secolo (Solaria, Pomegranate), un DVD dal vivo (Mel Bay) e un disco sulla musica di Andrea Falconieri e del ’600 italiano con Massimo Lonardi (Stradivarius), oltre a una decina di lavori solistici per le etichette Paragon/Amadeus, Brilliant, Kookaburra, Mel Bay, Naxos e Stradivarius. Per ulteriori informazioni visitare www.soloduo.it, www.matteomela.it e www.lorenzomicheli.com.

Matteo Mela
ha iniziato gli studi musicali guidato da Renzo Doria Miglietta. In seguito ha definito la propria formazione strumentale con Giovanni Puddu, frequentando inoltre i corsi di Angelo Gilardino, Alirio Diaz, Oscar Ghiglia, David Russell, Sergio e Odair Assad. Sul versante cameristico si è perfezionato con Dario De Rosa, Alexander Lonquich e Pier Narciso Masi all’Accademia Pianistica di Imola.
Il suo interesse per la musica d’insieme lo ha portato a costituire il duo di chitarre Bandini-Mela, che tra il 1991 e il 1998 ha vinto molti importanti concorsi di musica da camera: la Selezione Aram, il Concorso F. Cilea di Palmi, la Selezione della GMI, il Concorso Internazionale Città di Gubbio, il Concorso Internazionale Città di Caltanissetta e il Concorso Perugia Classico.
Nel 2000 Matteo Mela incontra Lorenzo Micheli: il loro si afferma in breve tempo come uno dei duo di chitarre più apprezzati in tutto il mondo. Il Washington Post ne ha scritto: “Extraordinarily sensitive, with effortless command and an almost unbearable delicacy of touch, the duo’s playing was nothing less than rapturous – profound and unforgettable musicianship of the highest order”. Nel 2004 esce per Stradivarius il primo disco del duo, dedicato ai Quartetti di François de Fossa, seguito dai Duos Concertants di Antoine de Lhoyer (Naxos), dall’album Solaria (Pomegranate) e da un disco sulla musica di Andrea Falconieri e del ’600 italiano per tiorba, arciliuto e chitarra barocca (Stradivarius).
Matteo Mela si è esibito, da solo e in formazioni cameristiche, per le più autorevoli istituzioni musicali di numerose città europee e nordamericane. Come solista ha inciso il disco Virtuosi italiani dell’Ottocento (Kookaburra) e l’integrale delle opere per chitarra di Astor Piazzolla (Stradivarius). Matteo vive a Ginevra, dove è docente presso il Conservatoire Populaire de Musique.

Definito dalla critica musicale “l’esecutore ideale dello strumento” (Enzo Siciliano, Il Venerdì di Repubblica) e “prodigious talent” (Soundboard), Lorenzo Micheli, chitarrista e tiorbista, ha vinto alcuni tra i più importanti concorsi di interpretazione del mondo (Gargnano, Alessandria, Guitar Foundation of America). Dopo gli studi con Paola Coppi a Milano, Frédéric Zigante a Losanna e Oscar Ghiglia alla Musik-Akademie di Basilea, Lorenzo ha intrapreso un’intensa attività artistica – come solista e con orchestra – che lo ha portato in tutta Europa, in Canada e in oltre cento città statunitensi, in Africa, in Asia e in America Latina. Tiene regolarmente masterclass per Università e Festival americani ed europei, ha registrato per radio e televisioni di tre continenti e pubblicato saggi e contributi su riviste specializzate italiane e straniere, quali Il Fronimo e Guitar Forum. Insieme a Matteo Mela, Lorenzo Micheli ha suonato nelle sale da concerto di tutto il mondo, dalla Carnegie Hall di New York alla Konzerthaus di Vienna: il Washington Post ha salutato il loro duo come “nothing less than rapturous”.
Per Stradivarius Lorenzo ha registrato una monografia sulle opere per chitarra sola di Dionisio Aguado, una sui Quartetti op. 19 di François de Fossa e un disco sulla musica di Andrea Falconieri e del ’600 italiano per tiorba, arciliuto e chitarra barocca; per NAXOS sono usciti un CD dedicato alla musica di Mario Castelnuovo-Tedesco, i Duos Concertants di Antoine de Lhoyer e l’integrale delle opere di Miguel Llobet; Brilliant Records ha dato alle stampe la sua registrazione integrale dei Concerti di Castelnuovo-Tedesco, la rivista Amadeus un doppio disco sulla musica da camera di Mauro Giuliani e l’etichetta Pomegranate Music un’antologia di opere del Novecento per due chitarre. Lorenzo Micheli insegna presso l’Istituto Musicale Pareggiato della Valle d’Aosta.

venerdì 20 novembre 2009

Recensione Comienca la musica para guitarra di Massimo Lonardi, Stradivarius

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Ben pochi strumenti hanno dimostrato nel corso del tempo di saper mutare forma e strategia adeguandosi al gusto e allo spirito dell’epoca e del paese di riferimento, adattandosi di volta in volta alle nuove esigenze. Strumento di musica popolare per eccellenza è diventato anche tempo piccola orchestra, oggetto di sfida per e gli interpreti di compositori di musica colta.
Questo disco, il dodicesimo della Collection della Stradivari, concentra l’attenzione sulla forma della chitarra rinascimentale attraverso 29 pezzi suonati dal maestro Massimo Lonardi “pescati” nella letteratura chitarristica cinquecentesca che è riuscita a superare l’oblio dei secoli. Si tratta di brani musicali tratti dai libri di Adrian Le Roy, Simon Gorlier, Guillame Morlaye, Gregoire Brayssing; Melchioro de Barberis, Miguel de Fuenllana e Pierre Phalèèse e Jean Bellère, sapientemente miscelati tra loro realizzando una vera e propria summa, una antologia delle forme musicali in voga nel periodo: si tratta di danze, variazioni su temi noti o schemi armonici prestabiliti, trascrizioni da opere polifoniche vocali e i ricercari o le fantasie nelle quali il compositore sviluppava liberamente il suo stile musicale.
Le musiche sono state eseguite con due chitarre rinascimentali, una accordata in la di Filippo Lesca e una accordata in mi di Stefano Solari. Sono pezzi brevi che vanno dal minuto e 10 secondi di Bransie de Bourgoigne di Adrian Le Roy ai 2 minuti e 34 secondi di Estant assis aux rives aquatiques di Simon Gorlier, miniature musicali, piccole gemme sonore meravigliosamente interpretate da Massimo Lonardi, sia con assoluta cura e dedizione filologica sia con passione e virtuosismo musicale. Attenzione caro lettore, questo non è l’ennesimo esempio di rivival cinquecentesco, qui non si sta cavalcando la comoda tigre di una effimera popolarità mediatica. Questo è un disco eccellente, dai colori pastello, suadente e leggero, di una piacevolezza che va al di là dell’interesse dell’appassionato e del chitarrista. E’ un disco per chi ama la bellezza, per chi apprezza un lavoro sincero, fatto sia con passione musicale sia con accurata ricerca bibliofila sia con certosino lavoro di liuteria.
Comienca la musica para guitarra, la chitarra non si è mai fermata e continua il suo viaggio nel tempo e nella musica.
Qualità di incisione ineccepibile per dinamica e timbro sonoro, una stella in più per i direttori della registrazione Andrea Chenna e Andrea Dandolo.

Empedocle70

giovedì 19 novembre 2009

Talea "musiche nuove dall'antico" 21 NOVEMBRE Mogliano Veneto


Talea
"musiche nuove dall'antico"


Primo appuntamento della stagione dell'Associazione Culturale Musici Mojanesi di Mogliano Veneto, che avrà luogosabato 21 novembreale ore 21.00

presso la sala consiliare del Municipio - Piazza Caduti, 8
Mogliano Veneto


Una novità costituisce sempre una frattura, ma è anche una scommessa sull'esistenza di una continuità, sulla possibilità di crescita. Essa è frutto di invenzione, sperimentazione e, soprattutto, ricerca.

La ricerca di oggi è affidata ai compositori e agli strumentisti del nostro tempo che esplorano la realtà traducendola in suoni. Le forme del passato si evolvono e si schiudono in un universo nuovo attraverso un flusso continuo, che abbatte ogni barriera temporale.

TALEA è l'innesto del nuovo sull'antico, dell'elemento di diversità su ciò che conosciamo, per vederlo germogliare e creare nuove propaggini.

TALEA propone le nuove creazioni per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte di Davide Anzaghi, Sonia Bo, Francesco Maggio, Carla Rebora, Paolo Rotili e Roberto Rusconi, che saranno eseguite dal FramEnsemble.

Esse traggono ispirazione dai capolavori musicali dei più importanti compositori italiani di ricercari del XVI° secolo:
Marco Antonio Cavazzoni (1485 – 1569), Andrea Gabrieli (1510 ca – 1586), Girolamo Cavazzoni (1525 – 1560), Giovanni Gabrieli (1557 circa – 1612), Claudio Merulo (1533 – 1604) e Girolamo Frescobaldi (1543 – 1643).

Musiche commissionate dal FramEnsemble in prima esecuzione assoluta di:

Carla Rebora (1973), Di quadri e di cerchigeometrie concentriche per cinque strumenti

Davide Anzaghi (1936), Ricerca – Re; Ricerca – MI

Paolo Rotili (1959), Canzon sopra canzon

Francesco Maggio (1986), ABBA’

Roberto Rusconi (1972), Ricercare sulla Toccata IX di Girolamo Frescobaldi

Sonia Bo (1960), Frame toccata


PREMIAZIONE DEL CONCORSO DI COMPOSIZIONE “CALL FOR SCORES 2009” –

V° EDIZIONE

Esecuzione di “Delirium” per flauto, violoncello e pianoforte di Panayotis Kokoras (Grecia)

INGRESSO LIBERO

Intervista di Massimo Lonardi terza parte



Sono un appassionato di musica contemporanea e sono rimasto piuttosto colpito di vederla suonare il liuto nel video di CATULLVS, un brano di Maurizio Pisati, dove la si vede suonare in combinazione con percussioni e strumentazione elettronica. Come è nata questa collaborazione con Pisati? Si è trattato solo di un fatto estemporaneo nel suo cammino musicale? Come valuta, più in generale, l'impiego di strumenti d'epoca in contesti diversi da quelli originari, ad esempio proprio per la musica contemporanea?

Ho avuto la fortuna di studiare composizione con Azio Corghi e per qualche anno ho fatto parte, sia come chitarrista che come liutista, del suo gruppo di musica da camera col quale negli anni ‘70 ho preso parte ad alcuni concerti. Non sono quindi nuovo a collaborazioni in quest’ambito e credo che l’utilizzo degli strumenti antichi possa essere per un compositore d’oggi una nuova risorsa e un’ardua sfida.

Al di fuori della musica classica e per chitarra classica ascolta altri generi musicali?

Ascolto molto il Rock degli anni ’60-’70 : Jetro Tull, Led Zeppelin , Pink Floyd , ma anche questa ormai è Musica Antica ( David Gilmour è il mio chitarrista elettrico preferito per l’essenzialità e il lirismo delle improvvisazioni, e stimo molto Mark Knopfler dei Dire Straits, che non suona col plettro ma con le dita della mano destra, utilizzando una tecnica simile a quella dei liutisti del tardo Rinascimento: mignolo appoggiato e pollice all’esterno in alternanza con indice o medio ).Mi piace anche Sting, ma quando esegue le canzoni dei Police o Moon Over Bourbon Street, non quando canta Dowland ! Ho un antico amore per il Jazz ( Miles Davis, John Coltrane ,Chick Corea ...) e per la Bossa Nova. Mi interessano i cantautori francesi ed italiani e la musica popolare ; venti anni fa ho pubblicato una piccola antologia di canti popolari in collaborazione con Brigitte Gras .

Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario?

Mi spiace ma, benché abbia registrato una cinquantina di dischi fra LP e CD, di questi argomenti non capisco nulla. Chiedo scusa.

Ci Consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta …

Stand Up dei Jetro Tull , La Symphony of Psalm di Stravinsky, Kind of Blue di Miles Davis , i concerti per violino e orchestra di Mozart nella versione di Giuliano Carmignola ed quartetti di Beethoven nella versione del Quartetto Italiano ( se possibile aggiungerei The Dream of the blue Turtless di Sting, per la bellezza delle canzoni e per gli interventi del sax di Branford Marsalis ).

Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?

Cinque fantasie di Francesco da Milano, ma non vi dico quali.

Il Blog viene spesso letto da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli si sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Consiglierei i giovani chitarristi di dedicarsi soprattutto alla musica d’assieme e, purché non utilizzino unghie troppo lunghe e abbiano la duttilità necessaria per sperimentare l’impostazione antica, di provare a suonare anche la chitarra barocca e la tiorba. Attualmente un buon esecutore di basso continuo ha possibilità di lavoro più ampie di quelle offerte a un solista, ma la cosa più importante è dedicarsi con amore a ciò in cui si crede di più.

Con chi le piacerebbe suonare?

Con Francesco da Milano o con Luys Milan, ma non mi sento ancora pronto.

Quali sono i suoi prossimi progetti? Su cosa sta lavorando?

Come ho già detto sto preparando, per la Stradivarius , un’antologia dedicata alle musiche per vihuela e, dopo averlo ben rodato in concerto, vorrei registrare il nuovo programma dedicato al ‘700 italiano con Lorenzo Micheli e Matteo Mela. Continuo l’attività concertistica sia come solista che accompagnando vari cantanti. Con la collaborazione della clavicembalista Ero Maria Barbero e di pochi fidati amici musici dirigo il Conserto Vago. Con questo gruppo, e la cantante-attrice Renata Fusco, recentemente abbiamo registrato le “ Villanelle alla Napolitana del Rinascimento “ per la rivista Amadeus.

Grazie Maestro!

Empedocle70

mercoledì 18 novembre 2009

Quarta edizione della Mostra di Liuteria organizzata dall'Accademia della Chitarra di Pontedera

la quarta edizione della Mostra di Liuteria organizzata dall'Accademia della Chitarra di Pontedera avrà luogo sabato 21 e domenica 22 novembre 2009. Anche quest'anno le due giornate, pur ricche di spunti per gli specialisti e gli "addetti ai lavori", sono programmate in modo da risultare interessanti, informative e godibili al pubblico più ampio, inclusi anche coloro, di qualunque età, che non hanno finora mai incontrato la chitarra classica.Esporranno i liutai Franco Barsali (Pisa), Luigi Bubba (Bolzano), Vincenzo Candela (Trapani), Paolo Coriani (Modena), Luciano Maggi (Arezzo), Riccardo Moni (Alghero), Alberto Pala (Pisa), Ottavio Piras (Cascina), Fabio Ragghianti (Pietrasanta), Stefano Robol (Rovereto), Antonino Scandurra (Catania), Rinaldo Vacca (Cabras), Angelo Vailati (Cremona), Alain Wilcox (Firenze). Gli strumenti sono disponibili per prove da parte del pubblico e alla presenza dei liutai. Sabato 21 e domenica 22 la mostra aprirà alle 10:00; come per la precedente edizione, la sede della mostra è il Centro per l'Arte Otello Cirri, Via della Stazione Vecchia, Pontedera.La mostra sarà introdotta da un concerto di Carlo Corrieri, venerdì 20 novembre, ore 21 (Chiesa del Crocifisso, via Curtatone, Pontedera).
Il giovane chitarrista bientinese suonerà musiche di Broca, Castelnuovo-Tedesco, Aguado, Bach, Granados, Rodrigo. Nella giornata di sabato 21, il programma prevede un incontro con il Maestro Alvaro Company (ore 16:00), con esecuzione dal vivo di alcuni suoi brani per duo di chitarre eseguiti da Leonardo Masi e Alessio Monchi, e la prova comparativa degli strumenti (ore 18:30), a cura di Flavio Cucchi.Il concerto serale (Chiesa del Crocifisso, via Curtatone, Pontedera, ore 21:15), è affidato al chitarrista ungherese József Eötvös. Musicista di grande rilievo internazionale, Eötvös eseguirà un programma variopinto e di grande originalità, con brani di Bartók, Scarlatti, Bach, Farkas, Brouwer, Albéniz e proprie composizioni.Domenica 22 novembre i docenti e gli allievi dell'Accademia terranno un concerto in memoria del chitarrista Stefano Tamburini (Teatro Era, ore 16:00). Il concerto serale (Chiesa del Crocifisso, ore 21:00) è dedicato all'esecuzione delle "Variazioni Goldberg" di J. S. Bach eseguite dal duo Giuseppe Caputo - Luciano Pompilio. Il capolavoro bachiano, raramente proposto in versione chitarristica, sarà introdotto presso la sede della mostra (ore 18:00) da un dialogo con gli esecutori e con József Eötvös, primo (ed unico!) trascrittore ed esecutore delle "Goldberg" per chitarra sola.
Il programma della manifestazione è consultabile su:
Per informazioni: info@accademiachitarra.it