mercoledì 2 febbraio 2011

Godspeed You Black Emperor!, prima parte


Non uso né il termine band ne quello di ensemble per cercare una definizione per i Godspeed You Black Emperor!, la loro predisposizione ad andare contro ogni logica presente nel panorama musicale, il loro modo di presentarsi con email chilometriche simili a manifesti musicali, i loro numerosissimi progetti collaterali e la loro totale mancanza di qualsiasi forma di accondiscendenza verso il mercato musicale li rendono un fenomeno interessante e degno di attenzione.
Le cose certe di questo collettivo canadese, composto da ben nove musicisti, sono le loro particolari scelte musicali:

1) nei loro dischi non ci sono vere e proprie parti cantate, ma le voci ci sono ugualmente, sfuggevoli, spesso recitanti in un inglese rantolante e incomprensibile, fredde e cupe.
2) i loro brani superano frequentemente i quindici minuti, con momenti epici che sfociano in digressioni rabbiose che si pongono in un incrocio tra la cavalcate cosmiche degli Hawkwind, le suite progressive e le tempeste sonore di Glenn Branca
3) un certo gusto cinestetico molto simile alle colonne sonore oscure di Morricone, quelle collegate ai film di serie B softporno e di polizia violenta degli anni 60 e 70

4) l’epica che riescono a inserire in ogni brano, a volte partono lenti, con le lente nenie cadenzate dal violoncello per poi esplodere in una onda sonora energetica a dir poco elettrizzante che fa loro perdonare qualche mancanza nella costruzione armonica dei brani
5) il particolare layout dei loro cd, i loro libretti le stesse confezioni cartonate denotano un gusto particolare per un certo design dall’aria apparentemente sciatta e casuale ma che tradisce invece uno studio attento e una intelligente rielaborazione di immagini sfocate in bianco e nero, testi battuti su una vecchia macchina da scrivere, carta da pacchi o semitrasparente.

Un look finto povero che condividono con tutte le realise della loro casa discografica, la Constellation che da tempo continua a sfornare dischi sempre interessanti, magari di non facile ascolto o catalogazione ma sempre appaganti.



- prima parte
- seconda parte
- terza parte
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