giovedì 3 febbraio 2011

Godspeed You Black Emperor!, seconda parte


Formatasi nel 1994, la band debutta quello stesso anno con una cassetta a tiratura limitata All Lights Fucked On The Holy Amp Drooling, ma il primo vero album è datato 1997, con lo splendido F#A#Infinity, distribuito inizialmente su vinile dalla piccola etichetta canadese Constellation, per poi avere una diffusione più ampia grazie alla Kranky nel 1998. Si nota subito la particolarità del gruppo: i brani sono soltanto tre, tutti lunghissimi a partire dai quindici minuti di "The Dead Flag Blues", dove si possono notare similitudini con i Labradford di Mark Nelson. Ma è il secondo pezzo, l'affascinante "East Hastings", che regala diciassette minuti di emozioni, con un'apertura contraddistinta da rumori di traffico (sarà quello di Montreal?) e un successivo alternarsi di istanti lievi e altri in violento crescendo. Il brano che conclude il primo album è "Providence": mezz'ora di follia musicale, priva, almeno apparentemente, di senso logico. L'aspetto orchestrale, non a caso ho citato prima Morricone domina spesso, ma è geniale, anche se di non facile ascolto, alternandosi con suoni e rumori grezzi trattati anche elettronicamente di chiara matrice “concrete”.
Nel 1999 esce l'Ep "Slow Riot For New Zero Kanada", uscito sempre per la Kranky, con cui il gruppo conferma in pieno le aspettative creatasi con il primo album. Ventotto solo minuti è la sua durata complessiva per due soli titoli: "Moya", brano che inizia lentamente, con archi che disegnano affreschi eterei per poi sfociare in un impetuoso crescendo epico, e "Blaise Baylei Finnegan", traccia di diciassette minuti che, dopo un apertura "parlata", esplode in un pazzesco delirio strumentale con chitarre, violini e archi.

Musica propulsiva, epica, intensa, con una energia totale e dalla comunicatività assoluta. Suggestivi, intransigenti e indeterminati i Godspeed realizzano qui il loro lavoro migliore e sicuramente il primo che bisogna comprare per incominciare a conoscere questo collettivo.
Nel 2000 esce Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven , sempre per la Kranky, un doppio cd composto da quattro tracce divise in sezioni (indispensabile per orientarsi il diagramma a blocchi incluso nell'album di chiara iconografia darmstadtiana) che prosegue nella strada dell’ensemble rock, ma che tradisce una più profonda impostazione legata alla musica cinematografica, più una colonna sonora che un album di post rock. considerato come in molti tratti di questo album sembra di ascoltare più una colonna sonora ambient/noise/psichedelica che un album rock. Atmosfere tetre, graffiate da ritmi scuri e decisamente claustrofobici, caratterizzano questo lavoro decisamente malinconico, anche se forse meno gotico rispetto ai precedenti, ma con una maggiore presenza di archi e violini che ne modellano le atmosfere sempre anarcoidi lontane dal gusto delle grani platee.

Forse il loro disco meno creativo e originale, Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven soffre di una certa dispersione dei temi, di qualche tediosa ripetizione e della vera mancanza di un fulcro emotivo in cui condensare e scaricare la grane energia profusa dal collettivo
Il potenziale della band si mostra solo nell'ultimo brano (il piu’ sperimentale): Antennas to Heaven apre con il campionamento di un pezzo folk e offre poi un rarefatto collage di rumori. Alla
fine di un lungo viaggio attraverso i meandri di un pensiero "alterato" una tenera melodia sorge dalle ceneri dell'armonia.






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