venerdì 4 febbraio 2011

Godspeed You Black Emperor!, terza parte


I Godspeed you! black emperor tornano nel 2002 spostando l'esclamativo sulla seconda parola, con Yanqui U.X.O. titolo enigmatico che più o meno suona come "Cluster Bombe inesplose americane". Le atmosfere sono più cupe, ma le loro composizioni attraversano, al solito, un folk-blues molto dilatato, rock cosmico, Morricone e psichedelia. Decisamente autoreferenziali nella seconda traccia "Rockets fall in Rocket Falls", che inizia con il solito giro di chitarra attorno al quale ruotano gli altri strumenti, fino a che la musica diventa più minacciosa con dei tamburi e dei fiati a realizzare un'atmosfera da pre-battaglia campale, fino alla prevedibile esplosione finale. E’ un disco che sancisce una raggiunta maturità artistica e musicale dove negli altri due brani, due suite, i nostri realizzano delle atmosfere spesso imperniate su un folk-blues apocalittico come nell'iniziale "09-15-00" (data di inizio della seconda Intifada), dove gli strumenti dipingono un quadro desolato e frammentato, e lo sviluppo del pezzo dona una forza maggiore all'aspetto evocativo della musica, e soprattutto nell'altra suite finale "Motherfucker = Redimeer", che vede la musica come andare in frantumi, evocando scenari post-bellici. E' il momento più suggestivo dell'album, prima della potente ultima parte, forse il pezzo più "rock" mai realizzato dal collettivo
canadese, trascinante e catartico.
…… poi il silenzio … nessun nuovo disco … voci scordinate di un scioglimento … la proliferazione di una serie di progetti alternativi ad opera dei componenti: cose belle e intelligenti come gli Exaustus, i Silver Mount Zion, tutti meritevoli di una approfondimento a parte … di recente si è tornato a parlare di loro per un tour che dovrebbe toccare l’Italia con l’unica data a gennaio a Bologna

"Non ci sentiamo parte di nessuna comunità musicale, nemmeno di una strumentale - afferma il bassista, Mauro Pezzente -. Anzi riteniamo preoccupante che parecchi gruppi possano apparire simili a noi. E' sintomatica del fatto che non c'è un vero movimento di progressione, di cambiamento".



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