lunedì 21 novembre 2011

Spillane … quasi 25 anni dopo - prima parte


Spillane è un buon inizio, un ottimo modo per avvicinarsi alla musica di John Zorn. In un certo senso è come se il quel disco Zorn avesse voluto comprimere, grazie alla forza centrifuga che imprime da sempre alle sue musiche, tutte le caratteristiche del suo stile accompagnandole con un booklet nel quale con poche, semplici e dirette parole descrive già nel 1987 le basi del suo agire musicale e come lui stesso lo chiama il suo “sense of going somewhere”, la sua “personal vision”.

Zorn racchiude in sé alcune delle caratteristiche peculiari che hanno marcato la nostra epoca e il nostro modo di fare musica:

  • è un “media freak”, fanatico di cinema,cartoni animati, tv shows;

  • è il figlio (come la era Zappa) di un epoca in cui si può facilmente avere accesso grazie ai dischi e alle case discografiche e a internet a qualunque registrazione di qualunque genere musicale. Zorn è un accanito collezionista di dischi e asua volta titolare di una delle più interessanti case discografiche dedicate alla musica d’avanguardia, la Tzadik

  • la sua passione per il Giappone

  • la sua idea di compositore come “risolutore di problemi”, come figura non estranea ma integrata nella società in cui vive

  • la composizione come frutto di un processo lavorativo e creativo assieme a un team di musicisti giusti, scelti appositamente per registrare quel brano specifico e stimolati in modo da poter aggiungere alla realizzazione anche il loro intuito, bravura e specificità

  • l’assoluto rifiuto di utilizzare tecniche di “tape editing” in studio, ferma determinazione nel fare tutto “We do it the hard way” nel modo classico, provando e riprovando ogni passaggio finchè non è perfetto, a costo di passare per un dittatore.

  • l’assoluto e totale rispetto per Carl Stalling e Igor Strawinsly e il loro metodo di composizione per blocchi

  • un linguaggio diretto, spigliato, diciamo pure sboccato, che denota la sua totale assenza di marketing (e quindi la presenza di una forma di non marketing ben precisa)


Spillane si presenta come un lavoro più facilmente “metabolizzabile” rispetto ad altre cose di Zorn, l'atmosfera che si respira è decisamente più ordinata, per quanto rimanga ancora a distanza di tanti anni un disco di avanguardia. Le sue melodie jazz/blues/cameristiche inframmezzate da brevi sketch dal sapore gangster/noir sono lucide ed accessibili a qualunque ascoltatore che abbia un minimo di confidenza con il jazz e l’estrema chiarezza con cui quest'opera si presenta e si lascia ascoltare sorprende in relazione ai precedenti lavori di carattere nettamente più ermetico.

La lunga suite che dà il titolo all'album presenta dunque una serie di “scene auditive” che anticipano in maniera coerente successivi capolavori come “The Big Gundown” e tutta la serie di oltre venti cd dedicata ai Filmworks, oltre a preparare il terreno per quel super gruppo che da i poco sdaranno i Naked City. Spillane è infatti un collage ben calibrato di “spezzoni” da locale, con tanto di contrabbasso e pianoforte d'atmosfera, che si muove tra ultra, detriti sonori, blues, sprazzi di free jazz, schegge di contemporanea. Nelle note del libretto che accompagna il cd, Zorn afferma di aver creato e archiviato su apposite schede diversi momenti sonori, dopo aver indagato nel dettaglio il lavoro di Spillane, libri, articoli, film, show televisivi, fotografie tutto è stato vagliato, da tutto ha preso spunti e ispirazioni per poter creare delle schegge sonore (una sessantina di schede tipo "Opening scream. Route 66 intro starting with a high hat. then piano, strings, harp.")





- prima parte

- seconda parte

- terza parte

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