martedì 31 maggio 2011

Laboratorio & Masterclass di chitarra Florindo Baldissera Elena Càsoli


Laboratorio & Masterclass di chitarra
FORNESIGHE (Forno di Zoldo - BL)
28 Agosto - 3 Settembre 2011
docenti
Florindo Baldissera
Elena Càsoli

Laboratorio di chitarra Florindo Baldissera
28 Agosto – 2 Settembre 2011

Laboratorio aperto a chitarristi di ogni livello purchè già in grado di eseguire un proprio repertorio. Il primo giorno avrà luogo una prova di ammissione in cui il docente deciderà chi potrà partecipare in qualità di allievo effettivo. La prova di ammissione prevede un programma libero possibilmente eseguito, almeno in parte, a memoria. Gli iscritti non ammessi come effettivi potranno partecipare come allievi uditori. Opere del repertorio moderno o contemporaneo potranno essere perfezionate in vista della successiva partecipazione alla masterclass di Elena Càsoli. Le lezioni dal 29 agosto si terranno mattina e pomeriggio. Il 30 e 31 agosto e il primo ettembre gli allievi effettivi potranno partecipare a concerti interni del laboratorio. Il 2
settembre avrà luogo il concerto finale dei migliori allievi del Laboratorio.

Masterclass di chitarra Elena Càsoli
3 - 4 Settembre 2011

Due giornate dedicate ad esplorare e approfondire il repertorio contemporaneo per Chitarra, l’invenzione dei compositori, la complessità di nuove forme di scrittura musicale, il potenziale espressivo dei nuovi linguaggi. E’ prevista la partecipazione di allievi effettivi ed uditori. La Masterclass si aprirà il 3 settembre, con un seminario dedicato al rapporto tra interprete e scrittura non convenzionale, aleatoria, lontana dai parametri della notazione musicale tradizionale. Esempi, tecniche di studio, soluzioni, ascolti, esperimenti di lettura ed esecuzione che coinvolgeranno tutti i partecipanti.
La Masterclass proseguirà con lezioni individuali, con opere del XX e XXI secolo per chitarra classica o elettrica, liberamente proposte dai partecipanti. Il 4 settembre saranno i partecipanti a proporre in concerto i brani lavorati durante la Masterclass.

Condizioni e Costi

Iscrizioni: entro il 31 luglio 2011
Tassa di iscrizione unica 60 €

va versata con bonifico bancario sul conto n. 000004689940
Codice IBAN – ITALIA : IT 11C 02008 61130 000004689940
BIC – SWIFT : UNCRITB1M85
intestato a AL PIODECH ZOLDAN ass.Culturale e Ricreativa
causale: Iscrizione Laboratorio\Masterclass 2010
Allegare una copia del bonifico al modulo di iscrizione.

Tassa di frequenza
Laboratorio (Baldissera): effettivi 150 € - uditori 75 €
Masterclass (Càsoli): effettivi 120 € - uditori 60 €
Laboratorio + Masterclass come effettivo: 250 €
Laboratorio effettivo + Masterclass come uditore: 200 €
Va versata il giorno di avvio delle relative lezioni.

Manifestazioni

28 Agosto - ore 21:00
Leonardo de Marchi – Giacomo Costantini
( duo di chitarre)
2 Settembre - ore 14:00
Incontro con il liutaio Michele Della Giustina
2 Settembre - ore 21:00
Concerti finale degli allievi del Laboratorio
3 Settembre - ore 11:00
Compositori e nuove musiche per chitarra - Seminario di Elena Càsoli
3 Settembre - ore 21:00
Francesca Benetti (chitarra)
3 Settembre - ore 17:00
Concerto degli allievi della Masterclass

Come raggiungere Fornesighe:
AUTO
Da sud: dalla A27 (Venezia – Belluno) uscita SS 51 Alemagna direzione Cadore si prosegue fino a Longarone e da qui a sinistra si risale la Valle di Zoldo lungo la SP 251. Superato il lago artificiale di Pontesei prima di Forno di Zoldo subito dopo la stazione di benzina si svolta a destra SP 247 per Passo Cibiana, dopo circa 4 Km si giunge a Fornesighe.
Da Nord: dalla A22 del Brennero uscita Bressanone ss 49 della Val Pusteria,direzione Cortina, si prosegue fino a Venas si svolta poi per Cibiana e attraverso il Passo Cibiana si arriva a Fornesighe.
AEREO
Aeroporto di Venezia Marco Polo- Aeroporto di Treviso – Autostrada A27 (Venezia – Belluno) uscita SS 51 Alemagna direzione Cadore.
TRENO
Stazione FS di Longarone poi si prosegue per Forno di Zoldo con i mezzi pubblici della Dolomiti Bus (0437-25112).

lunedì 30 maggio 2011

Ipazia on video quinta puntata: playlist del mese



Ipazia è un programma dedicato alla chitarra contemporanea realizzato per:

Il mio libro: 121 Cd per la Chitarra Contemporanea: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=559795

Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche: http://chitarraedintorni.blogspot.com/

AlchEmistica netlabel: http://www.alchemistica.net/home.php

Oggi parliamo di questi cd:

- Roberto Taufic: Eles & Eu
- Baden Powell / Vinicius de Moraes: Os AfroSamba
- Bola Sete: Ocean Memories
- Leo Brouwer: Collection 4
- Leo Brouwer: Collection 5
- Ralph Towner: Solstice
- Timo Korhonen: Bach Partitas solo Solo Violin
- Simone Massaron: The Big Empty
- Simone Massaron: Forlksongs From The Empty House

Video realizzato con un deck Onosendai Cyberspace 7

sabato 28 maggio 2011

Lucia D'Errico in Concerto il 1 Giugno 2011 Scarpon Live Club


Il concerto è stato spostato a mercoledì 1 giugno, sempre alle 21.

LAAM, AlchEmistica e Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche sono fieri di annunciare: mercoledì 1 giugno Concerto di Lucia D'Errico presso Scarpon Live Club a Mestre, Venezia.

Tarantella, heavy metal, habanera, psychedelic rock; un’esperienza di ascolto trasversale e centrifuga, alla ricerca di linguaggi sonori destabilizzanti ed eversivi. Il suono che impazza o impazzisce, che sobilla, che resuscita il dimenticato o che annebbia il ricordo, sarà il protagonista di questa serata: il suono pericoloso.


Con musiche di Kircher, Falla, Ohana, Murail, Giuliani, Mertz, Henze, Romitelli

Lucia D'Errico chitarra acustica/elettrica

Nata nel 1982 a Mestre, Lucia D'Errico si è diplomata a pieni voti nel 2007 presso il Conservatorio "B. Marcello" di Venezia sotto la guida di Tommaso De Nardis. Sta ora conseguendo un corso di alta specializzazione in performance presso il conservatorio di Birmingham (UK) .
Da sempre interessata all'approfondimento dei più svariati linguaggi e alle loro possibili reciproche interazioni, ha studiato composizione con Riccardo Vaglini, lingue e letterature straniere presso l'università di Ca'Foscari, dove ha conseguito una laurea magistrale con lode; i suoi interessi extramusicali includono il cinema e le arti grafiche.
Come interprete prente parte regolarmente a numerosi festival e rassegne, (Teatro “La Fenice”, Venezia; “Brinkhallin Summer Festival”, Turku, Finlandia; Festival “Nuovi Spazi Musicali”, Roma; Ciclo di Musica Contemporanea del centro nazionale per la musica “Carlos Vega”, Buenos Aires, Argentina; Festival “Desde el Este al Oste”, Rosario, Argentina; Conegliano International Guitar Festival, Conegliano; e molti altri), e ha ottenuto riconoscimenti in concorsi sia come solista che in formazioni da camera. Il suo interesse specifico per la musica di oggi l'ha portata a dare numerose prime esecuzioni e a collaborare con i compositori Marta Lambertini, Ada Gentile, Silvia Colasanti, Francesco Pavan, Marcela Pavia, Mauro Porro, Biancamaria Furgeri, Francesco Telli, Alessandra Bellino, Alessandra Ciccaglioni, Alessandra Ravera, Daniel Alberto Cozzi, Eduardo Caceres.
Si è specializzata attraverso masterclasses con Elena Casoli, Marco Cappelli, Zoran Dukic, Carlos Molina and Vladislav Blaha. Oltre alla chitarra classica, ha approfondito la tecnica della chitarra elettrica e chitarra basso, e si sta interessando alla musica mediorientale attraverso la conoscenza dell'oud.
È co-fondatrice del gruppo FramEnsemble.
Affianca all'attività di interprete quella di didatta in scuole statali e parificate, collaborando per diversi anni con Tommaso De Nardis all'interno del conservatorio di Venezia.
Con l'associazione "Musici Mojanesi" si occupa della promozione della cultura musicale nella città di Mogliano Veneto, con particolare attenzione alle giovani generazioni.

L'arsenale 2011 Nuova Musica a Treviso


L'arsenale 2011 Nuova Musica a Treviso

A giugno i primi appuntamenti della rassegna

Lunedì 06 giugno 2011, Auditorium Chiesa di Santa Croce
La voce dei sax
In collaborazione con l'Ambasciata di Francia – Suona Francese 2011, Nuova Consonanza.

ore 17-30 – 19.00
Seminario di Claude Delangle - do not brake the links!
Il repertorio per sax, le tecniche, la scelta del materiale e la gestualità del corpo.
Per iscrizioni e informazioni scrivere a larsenale@gmail.com

ore 20.45
Concerto di Claude Delangle, sax e Marie Kobayashi, soprano
Il concerto prende vita nel rapporto tra la voce lirica e profonda di Marie Kobayashi e i sax del raffinatissimo Claude Delangle. E' un percorso intimo e sensuale che parte dal canto d'amore della cultura orientale giapponese per contaminarsi con la passione estroversa mediterranea e francese. Il tutto è rivisitato nella contemporaneità di autori francesi e italiani d'oggi che filtrano l'immediatezza espressiva in una dimensione più cameristica e contenuta.
Musiche di B. Dubedout, P. Dusapin, P. Leroux, C. Wakabayashi, L. Berio, F. Tanada, F. Sebastiani, G. Cresta


Giovedì 23 giugno, ore 20.45, Chiostro di Santa Caterina
Ecce Ensemble incontra L'arsenale
Prima esecuzione italiana di alcuni lavori presentati da L'arsenale a Boston e New York nella tournée primaverile, oltre ai brani selezionati nella Call for scores organizzata in collaborazione con l'Ecce Ensemble di Boston.
Musiche di N. Tzortzis, T. Alford, E. Micheli, L. Tomio, C. Cassinelli, F. Perocco, R. Vaglini
Ingresso intero € 6; ridotto € 1 (fino a 14 anni e soci Asolo Musica)

venerdì 27 maggio 2011

Intervista con M Tabe (Marco Tabellini), quarta parte


Come vedi la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario? Tutta questa passiva tendenza ad essere aggiornati e possedere tonnellate di mp3 che difficilmente potranno essere ascoltati con la dovuta attenzione non comporta il rischio di trascurare la reale assimilazione di idee e di processi creativi? Ti faccio questa domanda anche il relazione al fatto che AlchEmistica è una netlabel che distribuisce solo musica in formato mp3 ..

In genere simpatizzo per le crisi in quanto momenti interessanti di necessaria e chirurgica rottura.
Certamente, tutta questa passiva tendenza ad essere aggiornati e accumulare mp3 porta a trascurare la reale assimilazione di idee e processi creativi, e a considerare la musica come un oggetto prodotto al solo fine di essere fruito superficialmente. L’eccesso di offerta inibisce il desiderio e banalizza l’esperienza musicale: i dischi per i quali si ha un reale appetito non possono essere e non sono così tanti.
In ogni caso, l’effettiva differenza qualitativa (hi-fi, lo-fi) fra CD originali, dischi scaricati illegalmente o scaricati su netlabel è secondaria: tutto sta nella capacità di un individuo di capire quello di cui ha veramente bisogno e quello che è trascurabile. Se sento il bisogno di ascoltare una certa opera nel minimo dettaglio, me la procuro nel supporto idoneo e l’ascolto con un impianto adeguato; se di un altro artista mi interessa una panoramica generale, mi faccio un misto con mp3 scaricati. Se voglio conoscere il lavoro di un chitarrista di cui non si trova nulla nei negozi e su emule, avere del materiale a disposizione su una netlabel può essere utilissimo.

Ci consigli cinque dischi per te indispensabili, da avere sempre con sè.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta? Che musiche ascolti di solito?

Negli ultimi anni sempre più musica classica, poi musica per interprete solista di ogni genere, musica tradizionale Giapponese, rock in varie salse, dischi di artisti o gruppi che conosco personalmente… Ribot è sempre una gran fonte di ispirazione, così come Buckethead un divertente diversivo. Non sono onnivoro, e al momento i dischi che ho messo da parte dentro scatoloni vari sono molto di più di quelli che tengo a portata di mano.
Alcuni album che ascolto sempre più che volentieri sono le variazioni Goldberg nell’incisione di Gould dell’81, la Lectura Dantis di Carmelo Bene, i concerti per violoncello di Šostakovič eseguiti da Rostropovich

Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli ti senti di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Non posso dare consigli a musicisti molto più preparati di me! Spero solo che sempre più spesso bravi chitarristi collaborino con bravi compositori, invitandoli a scrivere per lo strumento, cercando i punti nodali più critici e stimolanti nel dialogo fra tradizione e evoluzione.

Con chi ti piacerebbe suonare e chi ti piacerebbe suonare? Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Mi piacerebbe trovare i musicisti adatti per un trio elettrico – batteria/percussioni e basso, o un’altra chitarra – in grado di utilizzare sonorità vicine al rock con un approccio quasi cameristico; in realtà non so se esistono musicisti con le caratteristiche specifiche di cui avrei bisogno…
Mi piacerebbe fare qualche “traduzione”: trasporre sulla chitarra ed eseguire alcune cose di Erik Friedlander, Anthony Braxton, Tom Cora…
Sto dando gli ultimi ritocchi a un nuovo album solista interamente acustico, composto per metà da composizioni istantanee e metà da brani scritti.

Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J.P.Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società?

Si fa musica per tanti motivi; quello che al momento mi sembra più degno è la ricerca di una Sensazione estrema e rivelatoria, che trascenda l’ordinarietà. Questo non esclude la ricerca di una qualche forma di Bellezza.
Nella società – non solo contemporanea – c’è posto per chi lavora, produce e consuma; credo che un musicista possa tranquillamente essere lavoratore, produttore e consumatore, ma la componente più vitale, importante e indicibile del fare musica non è contemplata in tutto questo – non è parte dell’essere civile.
Infine, se la musica contribuisce all’evoluzione di questa società vuol dire che è asservita ad essa. Mi auspicherei piuttosto una musica portatrice di crisi, oblìo, trascendenza, catastrofe!

Grazie Marco!

giovedì 26 maggio 2011

Intervista con M Tabe (Marco Tabellini), terza parte


Più che una domanda .. questa è in realtà una riflessione: Luigi Nono ha dichiarato “Altri pensieri, altri rumori, altre sonorità, altre idee. Quando si ascolta, si cerca spesso di ritrovare se stesso negli altri. Ritrovare i propri meccanismi, sistema, razionalismo, nel altro. E questo è una violenza del tutto conservatrice.” … ora .. la sperimentazione libera dal peso di dover ricordare?

Porre questo “altro” come oggetto di interesse finale mi sembra una forma ancora maggiore di violenza, o perlomeno eccentricità forzata, frutto di condizionamento concettuale. La componente razionale, quella che può interessarsi di altri pensieri, rumori, sonorità e idee è variabile e influenzabile, soprattutto dall’educazione, dall’istruzione, dall’ambiente culturale. Tuttavia la musica dovrebbe portare anche allo smarrimento di quel “sè stesso”, colpendo e illuminando la componente universale dell’essere umano, in comunicazione con il corpo (sensibile al ritmo), con l’energia vitale e con la consapevolezza della mortalità; questo non significa che debba essere musica primitiva o riproporre solo materiali già assimilati e interiorizzati. Quello che andrebbe ri-trovato e ri-conosciuto è nell’individuo, e va solo stimolato con sempre rinnovata precisione. Altri pensieri, rumori, sonorità e idee non come fine della ricerca, quindi, ma come mezzo: quali di questi posso elaborare per “scremare” la trascurabile contingenza storico-culturale e arrivare a una musica più netta e radicale? Ogni artista risponde a questa domanda in modo diverso.

Qual è il ruolo dell’Errore nella tua visione musicale? Dove per errore intendo un procedimento erroneo, un’irregolarità nel normale funzionamento di un meccanismo, una discontinuità su una superficie altrimenti uniforme che può portare a nuovi sviluppi e inattese sorprese...

L’errore di cui parli è fondamentale. Nel mio caso, la ricerca di una forma, di una solidità o verità della composizione (istantanea o premeditata) si scontra con i limiti del mio linguaggio o con la mia ritrosia nel caso l’esecuzione prenda una piega troppo prevedibile, comoda, banale; questo scontro può generare tensione, e spesso proprio quel procedimento erroneo. Che sia frutto di un corto-circuito della mia tecnica, di un raptus o di un gesto volontario, il mio lavoro consiste nel “significare” questo aborto, o aborto mancato, e organizzare il brano di conseguenza.
Va fatta distinzione, però, fra i famosi “errori sbagliati” e gli “errori giusti”. Nell’improvvisazione non premeditata, quando gli “errori” si succedono con frequenza, è importante per me non cedere a quella forma di astrattismo che porta ad accettare acriticamente qualsiasi cosa; l’improvvisazione “aperta”, nella quale si è disposti ad includere di tutto, annulla il rischio: la metafora con il lancio dei dadi richiamata dalla musica “aleatoria” ha senso se il rischio di sbagliare è reale. Se l’esito del lancio è sempre positivo, non c’è più rischio e ogni gesto è decorativo e intercambiabile. Personalmente, preferisco perdere molti brani potenzialmente interessanti (molte volte basta un errore sbagliato, o uno di troppo, per compromettere irrimediabilmente l’esecuzione) che sacrificare quella tensione.

Parliamo di marketing. Quanto pensi che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

È un lavoro assolutamente determinante, che richiede molte risorse, tempo e motivazione. Naturalmente, il fatto che sia fondamentale per la “carriera” di un musicista non significa che abbia rilevanza sulla qualità della musica.

continua domani

mercoledì 25 maggio 2011


Ven 27 Maggio, ore 21.00

nella Chiesa Vecchia di Montorio Veronese (Vr)

PRIMAVERA... IN CONCERTO

con il DUO LUMEN| Matteo Rigotti & Mauro Tonolli, chitarre

organizzato da ll’Associazione “Musica Viva”


Sab 28 Maggio, ore 21.00

a Palazzo Trivulzio, Melzo (Mi)

il DUO LUMEN | Matteo Rigotti & Mauro Tonolli, chitarre

parteciperà a “I concerti dell’Accademia Regondi”



Sab 4 Giugno, ore 21.00

presso la chiesa della SS. Trinità, Nago (Tn)

Lucia Comandella, flauto

Mauro Tonolli, chitarra


Mar 7 Giugno, ore 21.00

chiesa di S. Marco al Pozzo , Valgatara (Vr)

il DUO LUMEN | Matteo Rigotti & Mauro Tonolli, chitarre

parteciperà a “I luoghi suggestivi della chitarra”

undicesima rassegna chitarristica


Intervista con M Tabe (Marco Tabellini), seconda parte


Nel 1968 Derek Bailey chiese a Steve Lacy di definire in 15 secondi la differenza tra improvvisazione e composizione. La risposta fu “In 15 secondi la differenza tra composizione e improvvisazione è che nella composizione uno ha tutto il tempo di decidere che cosa dire in 15 secondi, mentre nell’improvvisazione uno ha 15 secondi” .. la risposta di Lacy era troppo ironica o corrisponde a verità?

Forse un po’ sardonica. La composizione offre la possibilità di articolare un pensiero musicale in modo approfondito, riflettendo, provando diverse soluzioni, attingendo a risorse di non immediata reperibilità, ecc.; l’improvvisazione sfrutta un gesto dagli esiti non completamente prevedibili, potenzialmente rischioso, che genera tensione attiva e può lanciare la composizione istantanea in una direzione inaspettata e magari più interessante. Ma è importante ricordare che i due approcci non sono esclusivi; composizione e improvvisazione possono benissimo essere impiegate insieme, con infinite possibilità di dosaggio degli ingredienti.
Ovviamente, tutto sta nelle capacità del musicista, e dipende da ciò che vuole ottenere.
(Ci ho messo 15 minuti a comporre questa risposta.)

La tua Guitar Improvisation a volte suona quasi .. giapponese .. ci sono dei riferimenti alla musica tradizionale gagaku o alle musiche di Takemitsu?

Credo che il riferimento sia soprattutto al primo pezzo, nel quale uso la chitarra preparata e rendo chiaramente tributo alla musica dell’estremo oriente.
Sono appassionato di cultura Giapponese, e mi piace molto la musica tradizionale – più che del gagaku, sono un grande estimatore della musica per shamisen, taiko e koto; sento molta affinità per la qualità anti-ipnotica di questo strumenti, il modo in cui il silenzio risalta e fa risaltare ogni nota o colpo nella sua discrezione timbrica e ritmica.
Riguardo Takemitsu, conosco solo alcuni suoi lavori – per quanto apprezzi quello che ho sentito, non posso dire di conoscerlo abbastanza bene, e non c’è alcun riferimento alla sua musica, né ritengo possibile una sua influenza su quello che ho fatto finora.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Un artista ha il dovere, oltre che l’opportunità, di tener conto del lavoro dei suoi predecessori e di alcuni contemporanei per affilare il proprio stile nel modo più opportuno, sviluppando una “cassetta degli attrezzi” che permetta di lavorare il materiale offerto dal tempo in cui vive. Nello specifico, un odierno chitarrista o compositore per chitarra non può permettersi di ignorare tanto Francesco da Milano quanto The Book of Heads. Passato, presente e futuro non sono necessariamente monoliti impermeabili e imperscrutabili, da ordinare in fila (la Storia musicale intesa in rispettoso senso cronologico), ma materiale passibile di interpretazione, critiche, modifiche, tradimento. L’artista stabilisce delle gerarchie, in base alla propria sensibilità. Non visione uniforme, quindi, ma gerarchica, caleidoscopica e sintetica.
Il rischio di labirintite discografica è reale, ma non credo sia imputabile alla varietà (opinabile) dell’offerta. La responsabilità è individuale.

continua domani

martedì 24 maggio 2011

Masterclass di Nuccio D'Angelo 9-10 luglio


9 – 10 LUGLIO 2011

Masterclass di chitarra classica
del M ° Nuccio D’ Angelo

Accademia Musicale Stefano Strata -
Via Cuppari 20/B (tra il viale delle Piagge e Media World) -
Pisa

Il costo del master è di € 110 per gli allievi effettivi.
Ogni allievo usufruirà di 2 lezioni.

Il master è rivolto agli aspiranti concertisti e a tutti gli studenti che abbiano
un livello minimo del 5° anno.

Per gli uditori ingresso libero con prenotazione.

Nel caso il numero degli iscritti fosse superiore ai posti
disponibili il M ° D’ Angelo si riserverà di decidere se
selezionare i candidati previo piccolo esame di ammissione o
allargare il numero dei partecipanti.

Ad ogni allievo verrà rilasciato un attestato di frequenza.

L’ Accademia offre gratuitamente la possibilità di partecipare come uditori a tutti coloro che desiderano arricchire la loro conoscenza della cultura chitarristica attraverso il contatto con
un grande maestro. Il numero massimo di uditori è di venticinque posti.

Per informazioni:

Segreteria dell’ Accademia, ore 15 / 19
dal lunedì al venerdì 050 543668 – 349 3543352

Intervista con M Tabe (Marco Tabellini), prima parte


Caro Marco questa è la seconda volta che facciamo due “chiacchiere” assieme. La prima volta abbiamo parlato della compilation Guitars An Anthology of Experimental Solo Guitar Music da te curata per l’etichetta discografica indipendente “Setola di Maiale”; ora siamo qui per il tuo nuovo lavoro, il Guitar Improvvisation Project con Alchimistica. Approfittiamone per presentarti meglio ai lettori del Blog: come mai ti firmi “M Tabe”? Come è nato il tuo amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suoni o hai suonato? Qual è il tuo background musicale?

M Tabe è semplicemente l’abbreviazione di Marco Tabellini – mi è capitato e mi capita di usarla senza ragioni particolari; a volte la preferisco semplicemente perché è più minimale e immediata.
Come tanti, ho iniziato a frequentare la chitarra perché un amico suonava cover rock e volevo farlo anch’io. Dopo qualche anno di rock più e meno ortodosso, avendo conosciuto musiche diverse, jazz d’avanguardia e classica contemporanea, ho iniziato uno studio più personale e consapevole – ma non per questo disciplinato – delle potenzialità dello strumento, usando da subito l’improvvisazione, “preparando” lo strumento con oggetti vari e sperimentando tecniche e gesti eterodossi in combinazione con il vocabolario chitarristico tradizionale.
Altri strumenti: in privato studio il clarinetto, ma esclusivamente per diletto e arricchimento personale. Non amo particolarmente il polistrumentismo.

Tu hai già realizzato due dischi di improvvisazioni chitarristiche con Setola di Maiale: “15 improvisations for solo electric guitar” e “12 improvised compositions for solo electric guitar”. Non sei quindi nuovo a cimentarti su questi percorsi accidentati, ma che significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? L’improvvisazione sembra ormai essersi guadagnata la reputazione di essere un genere musicale a se stante, indipendente dal jazz, dalla contemporanea…

L’improvvisazione è uno strumento, non ha significato in sè. Nel mio caso, non avendo un diploma in composizione – cosa che mi auguro di ottenere, nella prossima reincarnazione – è stata un metodo abbastanza naturale ed efficace, soprattutto in solo, per approfondire il mio studio nel modo più immediato possibile; e con “immediato” non intendo tanto “veloce”, quanto “non mediato da… (preoccupazioni di varia natura)”. Improvvisare mi è servito anche per affrontare alcuni piccoli paletti e limiti derivati dal mio background “di genere”.
Eseguendo una serie di brani/étude scritti negli ultimi anni, poi, mi sono accorto che nella ripetizione di frasi e gesti codificati si può trovare un grado di improvvisazione spesso molto più suggestivo di quello che si ottiene limitandosi a suonare materiale eterogeneo ogni volta – è interessante contemplare le minuscole differenze (veramente impreviste) fra più versioni dello stesso pezzo o addirittura dello stesso suono, o gesto.
È verissimo che da qualche decennio si è consolidato un “genere improv”, legato spesso a un’interpretazione approssimativa e qualunquista della pratica improvvisativa – Berio ne parla in modo ineccepibile e definitivo nell’Intervista sulla musica (pagg. 89-94); per quanto mi riguarda, mi trovo più d’accordo con quelle 5 pagine che con tutto il libro di Derek Bailey.

Derek Bailey era alla disperata ricerca di una improvvisazione non “idiomatica”, di un qualcosa assolutamente lontano da qualsiasi altro linguaggio o base musicale esistente; alla fine anche il suo modo di improvvisare è diventato un marchio di fabbrica, il suo stile… come definiresti il tuo stile?

Tralasciando l’indiscutibile influenza su numerosissimi chitarristi e musicisti, penso che Bailey sia sopravvalutato, o perlomeno valutato in modo poco obiettivo – quindi anche il discorso sulla sua influenza andrebbe rivisto in modo critico.
Un qualsiasi estratto di una sua performance, o album, presenta elementi interessantissimi dal punto di vista della tecnica e dell’aneddotica strumentale – penso all’uso di armonici inusuali e modulati sfruttando il ponte a cordiera, il ricorso a intervalli estremamente ampi, i ritmi spezzati, i contrasti fra certi elementi rumoristici e aperture liriche; il problema è che nell’arco della sua produzione ha sostanzialmente riproposto sempre le stesse cose, risultando carente in fattori per me importantissimi, come tensione, freschezza, dinamismo, curiosità. Paradossalmente, quello “stile” che si voleva non “idiomatico” risulta in pratica un altro idioma: un esperanto magari affascinante, ma alla lunga statico e prevedibile, e incapace di reggere il confronto con linguaggi più longevi e stratificati (consolidati grazie al contributo di diversi grandi compositori e interpreti).
Per quanto riguarda il mio stile, lo definirei grezzo, teso e austero.

continua domani

lunedì 23 maggio 2011

GRONDONA PLAYS J. S. BACH 27 maggio Feltrinelli Milano


GRONDONA PLAYS J. S. BACH
Venerdì 27 maggio alle ore 18h30
Feltrinelli di Piazza Piemonte - Milano

Interviene Andrea Bedetti

Stefano Grondona eseguirà dal vivo alcuni brani del CD
Stefano Grondona chitarra
Johann Sebastian BACH (1685-1750)
Toccata in E minor BWV 914
Prélude in D minor BWV 999
Fuga del Signore Bach in A minor BWV 1000
Preludio Fuga Allegro in E flat major BWV 998
16 Pieces from the ‘Notenbüchlein für Anna Magdalena Bach’
Aria in G major BWV 988.1 (Goldberg Variations)

Stradivarius è lieta di invitare alla presentazione del CD Primo CD di Stefano Grondona interamente dedicato a J. S. Bach, contenente trascrizioni per chitarra di pagine celeberrime quali il Preludio in Do maggiore dal Clavicembalo Ben Temperato (Libro I), l’Aria dalle Variazioni Goldberg e Il Preludio in Re minore BWV 999, cui si aggiungono due brani originariamente scritti per liuto: il Peludio Fuga Allegro in Mi bemolle minore BWV 998 e la Fuga in La minore BWV 1000.
Disco del mese per Amadeus, scrive Marco Riboni:
“... Il tutto è felicemente coniugato con una cantabilità intensa e appassionata che sottende un pensiero musicale sempre solido e rigoroso: pienamente bachiano, insomma. L’impiego di due splendide chitarre di Antonio de Torres (SE 111, SE 107, entrambe del 1887) suggella nel migliore dei modi un CD da incorniciare.”

Stefano Grondona è stato insignito lo scorso 27 aprile a Barcellona della Creu de Sant Jordi, massima onorificenza culturale catalana “per la sua attività concertistica e di docente che lo hanno consacrato nel panorama internazionale. [...]
La sua opera discografica ed i suoi saggi definiscono una immagine innovativa della chitarra catalana nell’epoca del Modernismo e recuperano la figura del musico Miguel Llobet.”
Un’occasione imperdibile per incontrare il Maestro dal vivo.

M Tabe (Marco Tabellini): Biografia


Marco Tabellini (M Tabe) suona chitarra elettrica e acustica. Nato nel 1985, ha sviluppato il proprio linguaggio da autodidatta, attraversando diversi ambiti della sperimentazione per chitarra in solo, con gruppi stabili (Auto da fè, attivo dal 2006 al 2009, e il duo con il percussionista Enrico Malatesta) ed ensemble estemporanei.

Partendo dall’improvvisazione radicale, giunge all’utilizzo di partiture scritte (lasciando comunque spazio alla composizione istantanea), in una tensione costante volta all’unione di tecniche estese, eterodosse, e forme più solide, coniugando elementi rumoristici e melodici.

Suonando in elettrico, Tabellini utilizza un set scarno e minimale, basato esclusivamente su chitarra e amplificatore (senza pedali). Il set acustico, perfezionato nel 2010-2011, sintetizza gran parte delle ricerche degli ultimi anni utilizzando anche la chitarra “preparata”, esplorando le potenzialità tecniche dello strumento e riscoprendo sonorità provenienti da diverse tradizioni musicali.

Ha collaborato con Enrico Malatesta, Stefano Giust, Manuel Mota, Renato Ciunfrini, Stefano Pilia, Rakshasa e numerosi altri artisti e gruppi. È stato curatore di “Sottoterra – rassegna di musiche non convenzionali” (Gabicce Mare, 2008), e ha suonato come solista per le rassegne Soul Limbo Sessions, Il Rombo Strozzato, Il Gaio Meriggio, Drink In Peace Your Sadness.
Ha pubblicato due album solisti con l’etichetta Setola di Maiale (“15 improvisations for solo electric guitar” e “12 improvised compositions for solo electric guitar”) ed à ideatore, coordinatore e co-produttore (insieme a Stefano Giust, sempre per Setola di Maiale) della doppia antologia “Guitars – an anthology of experimental solo guitar music”, che ha coinvolto 23 chitarristi da tutta Europa.

"(...) Quello che colpisce immediatamente nella musica di Marco Tabellini à questo suono grezzo, ruvido e spoglio, l'economia dei mezzi, questo senso di attacco (che rifiuta qualsiasi evanescenza), ma anche la fulmineità e la chiarezza di esposizione delle idee, senza ridondanza o ascetismo. …” [Revue et Corrigée]

“Lo stampo M Tabe sembra ottenuto dalla liquefazione di vecchie e nuove glorie, e il resoconto di ciò porterebbe chiunque a ipotizzare uno stuzzicante melange fra Derek Bailey e Manuel Mota sotto l’influsso di una soffusa lucina bluesy…” [Sands-zine]

“Crudezze assortite, eseguite senza rete di protezione. Marco Tabellini, possiede talento. …” [Kathodik]

“Credo di non sbagliare dicendo e pensando che Marco non è uno che gioca a dadi, ma che poggia i piedi su un terreno solido, su una struttura musicale personale, costruita magari con fatica e con le ingenuità di chi non ‘nasce imparato’ ma con la passione di chi ama il suo strumento e assieme a questo è alla ricerca di una strada e di un suono personale. …” [Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche]

domenica 22 maggio 2011

OnGaku2 KADO - Live @ Area Sismica, Improvvisatore Involontario 2010


Prova molto particolare per il duo OnGaku2, ovvero il chitarrista Elia Casu e il batterista Paolo Sanna. Il nome stesso di questo duo come la cover e il libretto del loro cd hanno risonanze giapponesi, rapide pennellate di inchiostro nero e rosso a disegnare simboli essenziali e frasi zen, un codice metalinguistico non traducibile in una modalità tradizionale, un suono che è indice più di una ricerca nel processo che ne risultato finale.

La loro musica scorre nei 43 minuti del cd in un unica soluzione. E' stata sì suddivisa in sei parti, in sei tracce ma solo per poter dare qualche “appiglio” al lettore, la musica è un unico flusso, un unico processo che si dispiega con pigra, misurata, studiata precisione. Difficile a volte riconoscere chi suona e cosa, chitarra e percussioni vengono elettronicamente e pesantemente trattate, il lavoro del duo OnGaku2 è su due fronti: l'improvvisazione, la libera improvvisazione a cui ricorrono per creare le loro trame sonore e il lavoro di ricerca accurato e quasi minimale sul suono. Gli OnGaku non stonerebbero infatti se spostassero le loro performance nell'ambito di una galleria d'arte o di una installazione audiovisiva. Lontani da certa sciatta e banale new age o da slavati tappeti sonori tessuti a pallida imitazione di Brain Eno suonano una musica creativa, a tratti sciamanica, a volte quasi contemporanea. Alla base delle loro intuizioni sembra più esserci un gioco musicale verso la continua scoperta, l'attenzione più verso il processo musicale che per il risultato finale, per il divenire più che per l'accadere .. un interplay che ricorda qualcosa di Fred Frth e Chris Cutler .. ma su un versante mediterraneo ..

Minimali, un po' mistici, rumoristici quanto basta, riescono a non stancare l'ascoltatore ma a coinvolgerlo in un viaggio sonoro o, se preferite, in un nuovo scenario musicale. Consigliato a chi non si stanca di scoprire.



sabato 21 maggio 2011

Giornata della chitarra classica.. Sudamerica (6a ed.) sabato 28 maggio


6a Giornata della chitarra classica.
L'iniziativa si terrà 28/05 alle ore 15.00 al C.A.M. Pecetta in via Pecetta 29 a Milano (zona Monumentale/Sempione)

HEIMWEH Ragh Potato, Improvvisatore Involontario 2010


Alberto Popolla - clarinet & bass clarinet

Francesco Lo Cascio - vibraphone & percussions

Alessandro Salerno - baritone classical guitar

Mario Paliano - drums & percussions

Nulla da dire, nulla da eccepire. Improvvisatore Involontario ha da tempo fatto delle coerenza stilistica il suo inossidabile marchio di fabbrica, brand che rispetta e ribadisce con forza con questa nuova incisione a nome del quartetto Heimweh. Nome curioso per un ensemble, dagli echi più nordici che non latini, Heimweh infatti è il temine tedesco per “nostalgia” e l’omonimo titolo del film di Andrzej Tarkowski.

Per chi da queste premesse si aspettasse un jazz “nordico” o “atmosferico”, definizioni usate in passato per inquadrate le uscite discografiche della ECM, potrebbe rimanere deluso.

Il quartetto composto da Alberto Popolla – clarinetto e clarinetto basso, Francesco Lo Cascio - vibrafono e percussioni, Alessandro Salerno – chitarra classica baritone e Mario Paliano – batteria e percussioni, ricorda nella sua formazione quasi un ensemble di musica contemporanea che uno di jazz. L’attenzione per la timbrica sembra infatti essere la loro caratteristica peculiare, più ancora che il desiderio di ritmiche ossessive o passaggi di iperveloce virtuosismo.

Altra cosa interessante è il fatto che mi sono chiesto più volte ascoltando e riascoltando questo disco se si trattasse veramente di improvvisazioni. Gli “incastri” tra i musicisti sono perfetti, i dialoghi nitidi e puliti, l’interplay semplicemente perfetto.

O forse … forse la combinazione dei quattro strumenti opera a un livello più elevato e diverso, non sembra esistere un leader ma una società di eguali che si scambiano di volta in volta la direzione del percorso sonoro, dove finisce uno, l’altro immediatamente riprende il filo del discorso portando il quartetto verso una nuova direzione inesplorata e la capacità di interazione e la velocità di adattamento è tale da far sembrare all’ascoltatore tutto questo il normale sviluppo di una partitura.

Improvvisazione di altissimo livello quindi, ma anche musica di tale qualità da essere presa a modello anche da chi non mastica un idioma jazz.

Da parte mia voglio però approfondire e conoscere meglio la chitarra classica baritono di Alessandro Salerno.


venerdì 20 maggio 2011

Guitar Improvisation Project by M Tabe! Primo compleanno di AlchEmistica!


Marco Tabellini, in arte M Tabe, sembra avere il dono della tempestività: riesce infatti a siglare la decima realise con AlchEmistica, il quinto Guitar Improvisation Project e a festeggiare contemporaneamente il primo anno di attività della nostra netlabel.

Decisamente non male! Lo fa con un Guitar Improvisation Project con sette tracce dai nomi e dai gusti orientali, discreti. Con una musica che lascia parlare il suono, lascia spazio alle risonanze evanescenti della chitarra, e utilizza alcuni elementi ricorrenti per disegnare degli spazi, dei momenti di oblio, di quieta apparente staticità.
Inutile soffermarsi a parlare di musica tonale o atonale, di pieni o di vuoti, piuttosto parliamo di spontaneità. Questa sembra essere la parola d'ordine, l'elemento chiave non per definire ma per entrare all'interno di questo mondo musicale, alla fine così semplice e allo stesso tempo complesso.


Marco Tabellini (M Tabe) suona chitarra elettrica e acustica. Nato nel 1985, ha sviluppato il proprio linguaggio da autodidatta, attraversando diversi ambiti della sperimentazione per chitarra in solo, con gruppi stabili (Auto da fè, attivo dal 2006 al 2009, e il duo con il percussionista Enrico Malatesta) ed ensemble estemporanei.

Partendo dall’improvvisazione radicale, giunge all’utilizzo di partiture scritte (lasciando comunque spazio alla composizione istantanea), in una tensione costante volta all’unione di tecniche estese, eterodosse, e forme più solide, coniugando elementi rumoristici e melodici.

Suonando in elettrico, Tabellini utilizza un set scarno e minimale, basato esclusivamente su chitarra e amplificatore (senza pedali). Il set acustico, perfezionato nel 2010-2011, sintetizza gran parte delle ricerche degli ultimi anni utilizzando anche la chitarra “preparata”, esplorando le potenzialità tecniche dello strumento e riscoprendo sonorità provenienti da diverse tradizioni musicali.

Ha collaborato con Enrico Malatesta, Stefano Giust, Manuel Mota, Renato Ciunfrini, Stefano Pilia, Rakshasa e numerosi altri artisti e gruppi. È stato curatore di “Sottoterra – rassegna di musiche non convenzionali” (Gabicce Mare, 2008), e ha suonato come solista per le rassegne Soul Limbo Sessions, Il Rombo Strozzato, Il Gaio Meriggio, Drink In Peace Your Sadness.
Ha pubblicato due album solisti con l’etichetta Setola di Maiale (“15 improvisations for solo electric guitar” e “12 improvised compositions for solo electric guitar”) ed à ideatore, coordinatore e co-produttore (insieme a Stefano Giust, sempre per Setola di Maiale) della doppia antologia “Guitars – an anthology of experimental solo guitar music”, che ha coinvolto 23 chitarristi da tutta Europa.

"(...) Quello che colpisce immediatamente nella musica di Marco Tabellini à questo suono grezzo, ruvido e spoglio, l'economia dei mezzi, questo senso di attacco (che rifiuta qualsiasi evanescenza), ma anche la fulmineità e la chiarezza di esposizione delle idee, senza ridondanza o ascetismo. …” [Revue et Corrigée]

“Lo stampo M Tabe sembra ottenuto dalla liquefazione di vecchie e nuove glorie, e il resoconto di ciò porterebbe chiunque a ipotizzare uno stuzzicante melange fra Derek Bailey e Manuel Mota sotto l’influsso di una soffusa lucina bluesy…” [Sands-zine]

“Crudezze assortite, eseguite senza rete di protezione. Marco Tabellini, possiede talento. …” [Kathodik]

“Credo di non sbagliare dicendo e pensando che Marco non è uno che gioca a dadi, ma che poggia i piedi su un terreno solido, su una struttura musicale personale, costruita magari con fatica e con le ingenuità di chi non ‘nasce imparato’ ma con la passione di chi ama il suo strumento e assieme a questo è alla ricerca di una strada e di un suono personale. …” [Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche]

giovedì 19 maggio 2011

Tri Soni, Soni Sfardati, 2010 Improvvisatore Involontario


Un duo che ambiva essere un trio. Un bassista stabile che non si trova. La volontà di suonare comunque. Di fare un disco. Di crederci. Di essere innovativi. Di uscire dai soliti cliché. Enrico Cassia (chitarra elettrica, chitarra acustica) e Antonio Quinci (batteria, percussioni) ce la mettono tutta e si inventano questi “Soni Sfardati”, decidendo di registrare il disco in due ambienti separati, rinunciando così alle intese visive e lasciando completamente la regia della comunicazione ai soli rumori, note e pause e a quanto ascoltato reciprocamente in cuffia. Editing? Zero. Il rischio con questo tipo di operazioni è sempre alto, o esce un capolavoro o si canna completamente l’obiettivo, l’interplay o meglio la comunicazione non verbale, implicita tra due musicisti che vogliono improvvisare liberamente è strettamente fondamentale, rinunciarci è un salto nel buio: il linguaggio del corpo, lo scambio di sguardi, l’ammiccamento al momento giusto sono parte fondamentale dell'esecuzione favorendo sviluppi imprevisti e imprevedibili e gettando sempre nuova benzina al fuoco della creatività. Enrico e Antonio ci riescono, riescono a generare una trentina di minuti di musica e nove tracce fresche, spontanee, lontane da un certo cerebralismo intellettuale. Qui non ci sono mal di testa che corrono ma solo ottima musica, un intreccio elegante di eleganti linee melodiche, poliritmie ritmiche, soluzioni anarcoidi che si sfaldano, si sfilacciano, si “sfaldano” e poi all’improvviso, quasi miracolosamente di rialzano, rinsaldano e riprendono.

Una strada musicale, un percorso coraggioso e ardito, un crocevia tra occidente e oriente, tra mare e terra di Sicilia. Da appassionato di chitarra mi permetto di fare i complimenti al Enrcio Cassia per il suo bel suono e fraseggio, carico, intenso e saturo.

Per favore .. ancora … quando volete .. anche con un bassista.

mercoledì 18 maggio 2011

Intervista a Paolo Sorge, seconda parte


In questo progetto sei in compagnia di tre chitarristi semplicemente eccellenti, Giancarlo Mazzù, Fabrizio Licciardello e Enrico Cassia, si intuisce benissimo l'affiatamento che vi lega, ci vuoi parlare di loro?

Enrico Cassia e Fabrizio Licciardello sono due interessantissimi e talentuosi chitarristi di Catania, che hanno alle spalle percorsi molto diversi. Ultimamente stanno riuscendo a emergere in questo contesto culturalmente depresso che è l'Italia. Il percorso di Enrico passa per il jazz europeo, la musica di Egberto Gismonti, l'improvvisazione radicale.
E' stato recentemente "inglobato" nel nostro collettivo, Improvvisatore Involontario, e infatti ha pubblicato con noi la sua opera prima "Tri Soni" in duo con il batterista Antonio Quinci, un lavoro molto interessante dal punto di vista degli equilibri tra scrittura e improvvisazione. Fabrizio Licciardello è invece un chitarrista molto diverso, avendo un'estrazione decisamente modern-rock. I suoi riferimenti sono Holdsworth, Satriani, insomma un universo musicale per certi versi molto distante dal mio.
Eppure il suo approccio allo strumento in termini di tecniche esecutive e soluzioni timbriche risulta perfettamente funzionale nel quartetto, specialmente quando improvvisiamo su cellule ritmiche o melodiche prestabilite, senza riferimenti armonici.
Giancarlo Mazzù è invece un musicista calabrese di Palmi. Ha uno stile composito, virtuoso, che deriva in misura uguale dalla pratica della chitarra classica, del jazz, e dalla conoscenza di molti strumenti a corda. Tetraktys è il luogo in cui convergono tutti questi elementi, e in definitiva il tratto comune in tanta varietà mi pare che sia proprio il desiderio di mettere insieme tanti linguaggi diversi: il cross-over piuttosto che la musica "di genere".

Anche Fred Frith è presente nel disco con il pezzo “Goongerah”, Frith ha già una lunga “tradizione” di composizioni per quartetto di chitarra, come vi siete messi in contatto con lui? Avete altri brani suoi che suonate o vi piacerebbe registrare?

Frith è un pioniere del quartetto di chitarre elettriche, un musicista che ammiro molto e a cui sono grato. Un semplicissimo contatto via email è bastato per ricevere un sacco di incoraggiamenti e l’omaggio di due partiture. Poi gli ho spedito il materiale delle prime sedute di registrazione e ho avuto la sua autorizzazione a pubblicare “Goongerah”. In concerto eseguiamo spesso anche la lunga suite dal titolo “The As Usual Dance Towards the Other Flight to What Is Not”.

Il cd è uscito sempre con Improvvisatore Involontario, ormai il vostro collettivo-etichetta continua la sua strada contro e nonostante tutto .. di recente siete stati a New York, ce ne vuoi parlare?

Non direi “contro”, la nostra è piuttosto una realtà fatta di persone interessate al “fare” prima di tutto. L’urgenza espressiva è un valore primario, è il sacro fuoco che ci permette di andare avanti anche in un mondo pieno di “spazzatura mentale” come questo in cui viviamo.
E’ un dato di fatto che nel nostro paese viene dedicata scarsa attenzione alla musica realmente
creativa, ma nonostante tutto anche la spedizione a New York ci ha confermato che quando hai delle idee originali e le esprimi con chiarezza e convinzione, queste vengono sempre accolte con curiosità e interesse. In Italia qualcosa si può risvegliare, ma al momento gli spazi più importanti sembrano ancora di difficile accesso.

Un anno fa ci lamentavamo della mancanza di contatti, della difficoltà di un musicista di essere attivo in Italia, come va adesso? La crisi .. la Gelmini … lo sai che a Venezia un comune cittadino non può più entrare in Conservatorio? .. la porta si apre solo con un badge magnetico … ma che stiamo facendo? Che ci stanno facendo?

In tutti i paesi democratici la cultura viene finanziata dallo Stato e dagli enti locali, oltre che dai privati. Il nostro problema è che i finanziamenti pubblici per la musica e le arti in generali vengono stabiliti da politici incompetenti e spesso si risolvono in mera compravendita di eventi culturali. Così il denaro pubblico, anziché andare a sostenere realmente le iniziative artistiche più coraggiose e di maggiore spessore (o quelle “a rischio di estinzione”, come i nostri conservatori), finisce per foraggiare quelle operazioni che hanno già avuto un’affermazione a livello commerciale e che dunque sarebbero già sostenute dal mercato. In questo contesto purtroppo la cultura media si è abbassata terribilmente, per cui pochi cittadini sono in grado di valutare obiettivamente le reali capacità dei nostri governanti.

Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J.P.Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società?

La musica, come l’arte più in generale, è una risorsa fondamentale per ogni essere umano. Le opere d’arte del passato e quelle del presente ci ricordano l’importanza del linguaggio simbolico, del senso di libertà contenuto in ogni gesto artistico. I linguaggi artistici ci permettono di contattare una parte molto profonda della nostra coscienza che ha bisogno di esprimersi.
A quel livello comunicativo è possibile mettere in connessione molte coscienze, trasmettere e
ricevere informazioni condivise con un grande numero di persone. Ecco perché penso che chi ha in questa vita il dono di vivere di musica ha un grande privilegio e anche una grande responsabilità: quella di farsi “canale”, senza pensare che la musica gli appartenga, ma piuttosto “restituendo” agli altri la musica ricevuta in dono (e possibilmente in buone condizioni!)

martedì 17 maggio 2011

Rassegna Bergamo Chitarra 2011



Rassegna Bergamo Chitarra 2011

"Dopo il preludio di rassegna con il concerto presso Azzano San Paolo dei Maestri Pino Briasco e Riccardo Pamapararo
prende il via la IV rassegna Bergamo chitarra 2011
dedicata alla chitarra, liuto e mandolino su tutto il territorio bergamasco.

Le iniziative sono rivolte a tutti, alle famiglie in particolare perchè riscoprano la musica classica.

Infatti molti incontri sono programmati durate le giornata in modo da dare la possibilità a tutti di
partecipare, anche ai più piccoli.

Negli incontri saranno offerti momenti formativi, concertanti con artisti locali ed internazionali
ed espositivi con mostre di strumenti musicali e con piccoli rinfreschi
creando momenti informali di veicolazione sociale dell'arte musicale,
oltre che di recupero e riscoperta della tradizione locale e storia della chitarra".


Intervista a Paolo Sorge, prima parte


Allora Paolo, poco più di un anno fa parlavamo del progetto Tetraktys e delle idee che stavate sviluppando .. finalmente è uscito il cd! Ce lo vuoi presentare?

Il cd è la testimonianza di un lavoro di preparazione lungo circa due anni, che è servito a mettere a punto un repertorio, a creare un affiatamento e soprattutto alla costruzione di un “edificio sonoro” appropriato per un repertorio così variegato, per via della commistione di linguaggi e stilemi diversi che è una delle caratteristiche più marcate del progetto Tetraktys.
La scelta più efficace per mettere insieme tutti questi elementi si è rivelata quella di far ricorso pochissimo all’elettronica o agli effetti, in maniera tale da “obbligarci” alla ricerca di una tavolozza timbrica ottenuta quasi esclusivamente con le quattro chitarre elettriche collegate all’amplificatore e..le nostre mani!

Il termine Tetraktys .. o meglio il concetto di tetraktys .. hanno dei significati filosofici, storici e matematici ben precisi: rappresentava la successione aritmetica dei primi quattro numeri naturali, un «quartetto» che geometricamente si può disporre nella forma di un triangolo equilatero, in modo da formare una piramide. Un simbolo che troviamo nella copertina del cd e che aveva estrema importanza per Pitagora dato che la sua la scuola portava questo nome e i suoi discepoli prestavano giuramento sulla tetraktys stessa .. a Pitagora dobbiamo i primi tentativi di impostare la scala musicale .. come mai questo titolo? Un omaggio a Pitagora o a una più generale concezione della musica?

La somma dei primi quattro numeri dà il numero 10, e nella tradizione pitagorica il paradigma- Tetraktys è rappresentato come un triangolo equilatero costruito con dieci punti. Alla base del triangolo ci sono 4 punti, e posti sui livelli superiori troviamo il numero 3, poi il 2 e infine l’1 che è il vertice. L’immagine rimanda alle potenzialità del numero come generatore, come entità che manifesta nello spazio e nel tempo le proprie capacità di “proliferare”. E’ una rappresentazione della creatività.
Le relazioni tra musica e matematica quindi sono note fin dall’antichità, anzi guardando alla storia sarebbe corretto affermare che la musica è una delle possibili manifestazioni della matematica. Dai numeri e dalla geometria possono scaturire codici e strutture molto rigide, che però magari nel momento della performance possono assumere un valore relativo, essere rimesse in discussione. Mi diverte molto la ricerca di questo contrasto tra il dionisiaco e l’apollineo durante i concerti. Preparo il materiale musicale con molta cura e poi mi affido all’improvvisazione per quello che riguarda l’elaborazione del materiale tematico.
Nell’intraprendere questa strada mi avvalgo di varie risorse tecniche che ho avuto modo di approfondire nel tempo. Da circa un anno in particolare ho iniziato a conoscere da vicino gli insegnamenti di Joseph Schillinger e sto elaborando un mio codice compositivo.

Parliamo di Elliott Sharp, nel cd è presente un suo brano Bubblewrap. Sharp mi ha sempre colpito per il rigore delle sue composizioni, spesso scandite da profonde relazioni matematiche, serie, algoritmi, ma tutto visto e suonato con un certo distacco ironico, senza pesantezza, con ironia .. è solo una mia sensazione o è anche quello che sento nel disco?

Secondo me hai perfettamente colto nel segno! Anche io ho sempre pensato a Sharp in questi
termini, e quando di recente ho avuto l’occasione di incontrarlo e lavorare con lui ne ho avuto
conferma. Penso che un atteggiamento ironico agevoli la comunicazione con gli ascoltatori, specialmente quando la musica “parla” un linguaggio complesso. Non bisogna mai prendersi troppo sul serio, altrimenti si rischia di perdere il gusto del gioco, della follia creativa.

continua domani

lunedì 16 maggio 2011

Gisbert Watty, Luciano Tristaino, Luigi Attademo in concerto

17.5.2011 - Siena, Istituto Superiore di Studi Musicali "R.Franci", Auditorium, ore 18:

Luciano Tristaino, flauto
Gisbert Watty, chitarra
Siegmund Watty, pianoforte

Ulysses Zapping:

Ivan Fedele: Latinamix 1+2 (1985) (flauto, chitarra e pianoforte)
Massimo Lauricella: Nuances n.1 "Bleu ciel et lilas..." + n.2 "... Violacé..." (1990) (pianoforte solo)
Francisco Guerrero: Ramas (1996) (chitarra sola)
Andrea Nicoli: no entry (exit) (2000) (pianoforte solo)
Thomas Reiner: Flexions (1996) (flauto e chitarra)
Joerg Todzy: Autumn Piece (2010), Scheiss Automat (2005) (pianoforte solo)
Jonathan Harvey: Sufi Dance (1997) (chitarra sola)
Thomas Reiner: Baby Orang Utan (pianoforte solo)
Michele Dall'Ongaro: Traccia (2005) (flauto solo)
Frank Zabel: Verwitterte Grüsse n.4 (2005) (chitarra e pianoforte)
Fabrizio De Rossi Re: An optical illusion too? (1987) (flauto e pianoforte)
René Mense: Three Dances in the Abstract, n.1 (1997/2000) (chitarra sola)
Ross Hazeldine: Elastic Fog (1991) (pianoforte solo)
Riccardo Vaglini: Addio, Lolita mia (1993) (flauto e chitarra)
Silvia Colasanti: Logica in fiamme (2008) (pianoforte solo)
Arturo Fuentes: primer interludio 1+2 (2001) (chitarra sola)
Thomas Reiner: Half Moon Bay (2011) (flauto, chitarra e pianoforte)


Festival miXXer
Musiche del ventesimo secolo
Maggio 2011

21.5.2011 - Ferrara, Ridotto del Teatro Comunale, ore 17.30:

Francesco Gesualdi, fisarmonica
Luigi Attademo, chitarra
Luciano Tristaino, flauto
Gisbert Watty, chitarra

Thomas Reiner - Pocket Portrait:

Flexions (1996) per flauto e chitarra
Contemplation (1987/1997) per chitarra sola
Rondo on a Popular Dance Tune (2010) per fisarmonica e chitarra