giovedì 26 aprile 2012

Recensione di Sings di Manuel Mota




Seminale, isolazionista, rarefatto … facile e difficile cercare una definiziione delle musiche di questo disco del chitarrista portoghese Manuel Mota. Considerato come uno dei più promettenti eredi del grande Derek Bailey Mota è un improvvisatore geniale e creativo.
In questo disco più che un musicista sembra un archietetto o un disegnatore, uno di quelli che crea il proprio progetto o il proprio disegno tracciando rapidi, leggeri e veloci tratti con una matita morbida, un segno qui, uno là .. uno guarda .. non capisce, un altro segno .. un’altra nota .. su uno spazio bianco e lentamente qualcosa appare .. si intravvedono delle forme, delle strutture e alla fine, come dopo un risveglio zen, la forma definitiva appare, il segno si manifesta, il progetto è completo. Mota è così note sparpagliate su un fondale di silenzio, qualcosa di molto minimale e anche intimo, una conversazione con l’ascoltatore apparentemente spezzata. Come fiocchi di neve che scendono dall’alto. La sua musica richiede attenzione e concentrazione, si comincia ad aspettare la prossima nota, la prossima frase musicale. Si ha quasi paura di lasciarsela sfuggire. Di perdere quella piccola parte del disegno globale. Minimale. Ma anche molto rigoroso. Una struttura che è soprattutto assente e che si vela poco a poco, ma solo se si presta una grande attenzione, nulla viene regalato, nulla è esplicito. Di sicuro Mota sa quello che fa e lo fa benissimo, qui nulla è lasciato al caso e questo tipo di improvvisazioni è sintomo di un grandissimo lavoro di preparazione e di studio alla base, lavoro di cui non viene fatto percepire nulla.
Prestiamo attenzione a questo signore. Sono sicuro che ci regalerà altri attimi di genialità. 
Posta un commento