lunedì 12 novembre 2012

Recensione di Tempus Fugit past and future in the contemporary guitar music di Sergio Sorrentino (2012, Silta Records)





“Vita, si uti scias, longa est.” La vita, se tu sai usarla, è lunga, scriveva Seneca nel suo De brevitate vitae, le sue riflessioni filosofiche hanno attraversato il tempo stesso rimanendo sempre attuali e fonte di ispirazioni per l’essere umano, soprattutto in un epoca come questa caratterizzata da una vita frammentata tra mille impegni e distrazioni.
Sergio Sorrentino è uno che il tempo lo sa evidentemente ben gestire: questa infatti è la quarta recensione che pubblico su di lui quest’anno e ho come la sensazione che non sarà l’ultima. Questo suo Tempus Fugit uscito per l’etichetta SiltaClassic rappresenta un efficace e interessante excursus sui terreni della musica contemporanea, sui dieci brani che compongono il cd infatti ben la metà sono “world premiere recording”, mentre Sergio di destreggia efficacemente tra chitarra classica, elettrica, chitarra battente e chitarra barocca.
Otto sono le composizioni, racchiuse tra due improvvisazioni ImproPrelude e un ImproPostlude (già pubblicate per la netlabel AlchEmistica), si comincia con De Citharae Natura per chitarra sola dello stesso Sorrentino, brano premiato al Concorso Petrassi del Conservatorio Santa Cecilia di Roma) ispirato alle radici più profonde della chitarra e a alcuni versi di Pablo Neruda e Emily Dickinson. Si prosegue con la prima incisione assoluta della CHAHACK (per chitarra e tape) di Maurizio Pisati, vero e proprio “hacking”, incursione futuristica sulla Ciaccona di Bach, e il Preludio ad una Serenata di Massimo Munari, brano dalle inconfondibili caratteristiche stilistiche contemporanee ma destinato a uno strumento antico come la chitarra battente a cinque cori.
Consonancias y Redobles di Azio Corghi continua questa tensione tra passato e presente coniugando i frammenti della vihuela di Luis Milan con la ricerca in territori timbrici atonali. Vjersh per chitarra battente e tape di Ivano Morrone combina tra loro i suoni elettronici del nastro magnetico con il sapore popolare e antico della chitarra battente, qui suonata in maniera inusuale come uno strumento a percussione e con l’archetto di violino. Fabio Cifariello Ciardi firma la Buleria a quattro, complessa scrittura che unisce i ritmi della buleria con il Corale dalla Cantata BWV 147 di Bach, mentre arriva da New York Sunrise from the Bottom of the Sea di Anrew McKenna Lee, vero e proprio concerto dilatato per chitarra elettrica e tape ispirato al grande Jimi Hendrix.
Attinge alle tematiche tipiche degli anni Sessanta e Settanta la Serenata per un Satellite di Bruno Maderna, all’epoca futuristica esaltazione dei primi tentativi di esplorazione spaziale e oggi forse triste commento per un desiderio che sembra essere stato dimenticato dall’essere umano.
Sergio Sorrentino conferma con questo disco le sue doti di musicista curioso, eclettico e innovativo, ciascuno dei dieci titoli presenta delle caratteristiche interessanti e uniche che rendono questo cd uno dei più interessanti tra quelli usciti nel 2012. Continua sempre così Sergio!



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