lunedì 30 aprile 2012

MasterClass col Chitarrista FLAMENCO : JUAN LORENZO


Recensione del concerto di Alessandra Novaga 13 marzo 2012 di Leonardo De Marchi



Chi conosce Alessandra Novaga come interprete di solida formazione classica (studi con Stefano Grondona, Oscar Ghiglia, Paul Galbraith, concerti in molte sale prestigiose in tutta Europa e registrazioni per Stradivarius e Radio RAI) sarà probabilmente stupito nel vederla all’opera in qualità di strumentista elettrica. Il 13 marzo scorso la chitarrista di Latina si è infatti esibita allo spazio Altavoz di Marghera (VE), offrendo al pubblico un concerto che non esitiamo a definire gustoso. La scaletta proposta può essere letta come una overview delle possibilità espressive della chitarra elettrica contemporanea: si è partiti da War/Alamo/Lenin/Science Fiction/Crime/Hell di Travis Just e si è arrivati a Trash TV Trance di Fausto Romitelli, passando per una selezione di studi dal Book of Heads di John Zorn. Si tratta di brani distanti dalle linee di ricerca musicale del secondo novecento, Darmstadt su tutte. Le matrici stilistiche di questi lavori possono piuttosto essere rintracciate oltreoceano, nel chitarrismo elettrico dai primi anni ‘70 in avanti e nelle ricerce della scena No Wave; ciononostante, si tratta comunque di brani dalle caratteristiche stilistiche eterogenee. Li descriviamo brevemente, soprattutto a beneficio di chi avesse meno familiarità con il repertorio contemporaneo per chitarra. Il ciclo zorniano dei Book of Heads (1978) raccoglie trentacinque studi, dedicati al vulcanico Eugene Chadbourne e resi immortali da un’incisione (1995) dell’americano Marc Ribot. Ognuno di questi studi si configura come una vera e propria “opera aperta”, dove all’esecutore viene richiesto di confrontarsi con tecniche altamente non convenzionali: archetti, palloncini pieni di riso e altri oggetti di norma non associati alla chitarra (se non alla produzione sonora tout-court) diventano un arsenale nelle mani dell’esecutore, che è chiamato a completare il pezzo facendo ricorso all’improvvisazione. Tanto improvvisativa è la scrittura di Zorn, quanto invece più deterministica è quella di Fausto Romitelli. Trash TV Trance (2002), scritto per il chitarrista belga Tom Pauwels, è un condensato di esperienze elettrofone riconducibili, come spiegato dallo stesso Romitelli, ad ambiti come il rock e la techno. Il suono della chitarra romitelliana, non distante dalle esperienze dello spettralismo francese, è molto ruvido e punta a dare un’idea del sound chitarristico quanto più possibile distante dalla levigatezza e dal nitore cari al mondo accademico. Il titanico War/Alamo/Lenin/Science Fiction/Crime/Hell di Travis Just (2011), che proprio in questo concerto ha avuto il suo battesimo, potrebbe essere situato dal punto di vista della scrittura a metà tra determinismo ed improvvisazione: pur in un contesto interpretativo relativamente aperto, soprattutto per quanto riguarda le durate degli eventi sonori, il compositore fissa comunque numerosi parametri, altezza e successione dei suoni su tutti. Il risultato è un ciclo di grandi dimensioni (all’incirca tre quarti d’ora). Dei tre brani proposti, è forse quello meno legato all’idiomaticità della chitarra elettrica, tant’è che a nostro avviso potrebbe essere proposto, stanti le indicazioni in partitura, anche con uno strumento classico, senza che ciò sia di detrimento alla resa finale. Alessandra Novaga ha saputo destreggiarsi con competenza e solidità nel confronto con questi tre mondi espressivi. Di War/Alamo/Lenin/Science Fiction/Crime/Hell abbiamo ascoltato un’esecuzione particolarmente lucida, dove era possibile distinguere in maniera netta gli episodi ricorrenti, anche se molto distanti gli uni dagli altri, comunicando un grande senso di ordine e coerenza testuale in un magma musicale che, per le sue dimensioni mastodontiche, tende di per sè all’entropia. Il risultato è stato un flusso musicale di grande tensione, quasi ininterrotto. Molto convincenti anche le prove su Zorn, dove oltre all’aspetto più strettamente strumentale ha colpito la resa scenica (v. studio con i palloncini), e Romitelli; in Trash TV Trance il climax creato dall’accavallarsi incalzante delle fasce sonore, sapientemente gestito, è stato forse la vetta espressiva dell’evento. Colpiscono, oltre ai risultati più strettamente musicali, anche il coraggio, l’umiltà e la dedizione di Alessandra Novaga nel rimettersi in gioco per affrontare le sfide di un repertorio, lo sottolineiamo, non alla portata di tutti gli interpreti. Menzione speciale anche per l’ambientazione underground dell’evento, una palazzina nel cuore della Marghera post-industriale, che per una sera, grazie al concerto, è tornata a brillare di luce propria.

Leonardo De Marchi

domenica 29 aprile 2012

Massimo Lonardi "Tastar de corde" 5 maggio 2012




Guitars Speak programma radio sulla chitarra in onda su Radio Voce della Speranza






Mercoledì sera ore 21 su Radio Voce della Speranza: Behind the Window, Sergio Sorrentino

Sergio Sorrentino è una delle migliori promesse nell'ambito della chitarra classica, ma la sua voglia di suonare, di esplorare e di esprimersi non si ferma al solo repertorio classico. Lo dimostra il disco che ascolteremo stasera "Behind the Window", uscito nel 2011 per la casa discografica indipendente italiana Setola di Maiale, un disco interamente per improvvisazione su chitarra elettrica, una perfetta dimostrazione della versatilità e delle doti di questo musicista.


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giovedì 26 aprile 2012

Recensione di Sings di Manuel Mota




Seminale, isolazionista, rarefatto … facile e difficile cercare una definiziione delle musiche di questo disco del chitarrista portoghese Manuel Mota. Considerato come uno dei più promettenti eredi del grande Derek Bailey Mota è un improvvisatore geniale e creativo.
In questo disco più che un musicista sembra un archietetto o un disegnatore, uno di quelli che crea il proprio progetto o il proprio disegno tracciando rapidi, leggeri e veloci tratti con una matita morbida, un segno qui, uno là .. uno guarda .. non capisce, un altro segno .. un’altra nota .. su uno spazio bianco e lentamente qualcosa appare .. si intravvedono delle forme, delle strutture e alla fine, come dopo un risveglio zen, la forma definitiva appare, il segno si manifesta, il progetto è completo. Mota è così note sparpagliate su un fondale di silenzio, qualcosa di molto minimale e anche intimo, una conversazione con l’ascoltatore apparentemente spezzata. Come fiocchi di neve che scendono dall’alto. La sua musica richiede attenzione e concentrazione, si comincia ad aspettare la prossima nota, la prossima frase musicale. Si ha quasi paura di lasciarsela sfuggire. Di perdere quella piccola parte del disegno globale. Minimale. Ma anche molto rigoroso. Una struttura che è soprattutto assente e che si vela poco a poco, ma solo se si presta una grande attenzione, nulla viene regalato, nulla è esplicito. Di sicuro Mota sa quello che fa e lo fa benissimo, qui nulla è lasciato al caso e questo tipo di improvvisazioni è sintomo di un grandissimo lavoro di preparazione e di studio alla base, lavoro di cui non viene fatto percepire nulla.
Prestiamo attenzione a questo signore. Sono sicuro che ci regalerà altri attimi di genialità. 

mercoledì 25 aprile 2012

Guitars Speak: (Mu)Sick Project , Atelier



Questa sera ore 21 su Radio Voce della Speranza: (Mu)Sick Project , Atelier

Il traguardo delle trenta puntate è appannaggio di questo due: si chiamano (MU)SiCk Project sono Massimo Di Gaetano: diplomato in chitarra classica, metallaro D.O.C. (attualmente in forza ai Carpenteria Metallica, tribute band ufficiale dei Metallica in Italia), chitarrista nella new wave band Hiroshima Mon Amour dal 2004 al 2006 e infaticabile sperimentatore, e  Alessandro Scenna, batterista e percussionista sopraffino. Dentro il loro disco "Atelier" c'è tutto: musica contemporanea, improvvisazioni, free e tanta tanta voglia di innovare.


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martedì 24 aprile 2012

Spettacolo di Teatro/Musica DOVE SEI o MUSA - Venerdì 27 e Sabato 28 Aprile ore 20.30








SPAZIO CORDE Via dei BOI, 57 - LATINA

Sonetti di William Shakespeare con Elena Russo Arman (voce) e Alessandra Novaga (chitarra); traduzione Giovanni Cecchin. Dove sei, o musa: 22 sonetti e 10 brani musicali per un viaggio emozionante tra le parole dei Sonetti di Shakespeare e le musiche di John Dowland, che prendono corpo attraverso la voce di Elena Russo Arman, attrice stabile della compagnia dell’Elfo, qui anche regista, e la chitarra di Alessandra Novaga, che esegue dal vivo le trascrizioni della musica scritta originariamente per liuto. Ricordiamo che a causa del limitato numero di posti è consigliata la prenotazione e che, come sempre, dopo lo spettacolo, avremo il piacere di condividere una cena a buffet, arricchita dai dolci della Pasticceria Operà e accompagnata dai vini offerti dall’Enoteca Pontesilli.

Giornata.. Acustica! sabato 28 Aprile 2012

Sabato 28 aprile alle ore 16.00 al C.A.M. Pecetta in via Pecetta 20, Giornata della Chitarra!
questa edizione è interamente dedicata alla chitarra Acustica.





Il 12 e il 19 Maggio la Giornata della Chitarra da il via alla prima edizione del suo Festival!!
Seminari, clinics, concerti e.. un gustosissimo aperitivo ;)! 
A breve locandina e programma..!

FABRIZIO DE ROSSI RE ABSURD NAPOLI DIARY

ACCADEMIA FILARMONICA DI BOLOGNA - 28 aprile 2012 ore 17 Via Guerrazzi 13 presso la SALA MOZART
INFO: Ufficio Stampa Accademia Filarmonica di Bologna <stampa@accademiafilarmonica.it>

FABRIZIO DE ROSSI RE

ABSURD NAPOLI DIARY (Nun sputà n’cielo, ca’n faccia te torna) (Ed. RAI - 2012) dedicato ABC Modern Trio : Avi Avital (mandolino) Marco Cappelli (chitarra) Lucia Bova (arpa)

"... è Il ritratto di una Napoli antica e modernissima, sognata e trasfigurata nelle sue infinite e vecchie contraddizioni, parte da una serie di piccole frasi melodiche che alludono alla straordinaria tradizione musicale popolare della città. Brevissimi squarci lacerati di melodie liberamente sovrapposte, incastonate, intrecciate e trasfigurate in modi diversi, per ricreare timbricamente una galassia di suono “vero e antico” e al tempo stesso “nuovo e falso”. Un vecchio pazzo alla stazione di Napoli ammonisce nel frastuono i visitatori della città che scendono dal treno dicendo “ nun sputà n’cielo, ca’n faccia te torna” (presentaz. catal 871.- Fabrizio De Rossi Re 2012)

INFO: Ufficio Stampa Accademia Filarmonica di Bologna <stampa@accademiafilarmonica.it

Recensione di Luck in the Valley di Jack Rose




Dannazione a te Jack. Sai quante volte ho provato a scrivere questa recensione? Sono due anni che ci provo e niente da fare, ascolto e riascolto il tuo ultimo disco e continuo a pensare che non è vero che sono ormai passati quasi due anni e mezzo da quel dicembre 2009 in cui il tuo cuore si è fermato. Ma dovevi proprio andartene così? Un infarto prima dei 40 anni, ma ti sembra possibile? Certo che la vita è davvero una sciarada, uno come te avrebbe dovuto vivere per sempre. Un gigante Jack ecco cos’eri, un gigante. Ne nasce uno così ogni 100 anni ed era da tanto che ti aspettavamo. Morti Basho e Fahey aspettavamo il loro erede, uno che fosse capace di salire sulle loro spalle, imbracciare una dodici corde acustica e ripartire dove loro si erano fermati. Sia ben chiaro gente in gamba ne è venuta fuori nel frattempo, innovatori, gente bravissima tecnicamente, grandi musicisti ma nessuno .. non sono come dire Jack nessuno che avesse quel … tocco, quella vena così … quel qualcosa di inaspettato che arriva dietro a ogni nota, quel colpo di genio che solo uno chef della musica geniale come te sapeva regalare. Adesso che so questo disco a memoria me lo puoi dire Jack … tu lo sapevi vero? Lo sapevi benissimo che non ci saresti arrivato a 40 anni. E mica perché ti facevi o bevevi, lo sapevi e basta. L’avevi visto da qualche parte e forse l’avevo visto anch’io ma ho fatto finta di non vedere, e come avrei potuto? Troppo bella la tua musica Jack, troppo bella e unica per poter accettare che ci avresti lasciato e che la tua chitarra sarebbe rimasta silenziosa .. non ci credo ancora adesso che ti sto scrivendo. E anche tu Nera Signora … non potevi aspettare, non potevi dargli ancora qualche anno, qualche disco, qualche concerto? Tu non rispondi Triste Mietitrice … giocatrice impassibile di scacchi, ma almeno una cosa potresti dirmela .. cosa stava suonando Jack quando sei passato a trovarlo? Un blues? Stava improvvisando su un raga? Un vecchio folk?
Va bene, lasciamo stare, tanto a che serve. Jack Rose se ne è andato e non perderò tempo sognando che magari adesso sta suonando con Fahey o Basho o Hendrix o Coltrane o con chi diavolo vuole. Volevo solo dirti grazie Jack, grazie per averci provato e grazie per esserci riuscito a farci sognare con la tua chitarra, per avermi regalato sempre delle belle emozioni … mi mancherai, ma la tua musica è qui con me.

lunedì 23 aprile 2012

Bruno Giuffredi Concerto e Masterclass


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Bruno Giuffredi Concerto e Masterclass
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Concerto Venerdì 27 Aprile ore 20,45
Teatro Nuovo  R. Binotto  di Villa Correr Pisani
Via Aglaia di Anassilide, Montebelluna (TV)
Programma
Francisco Tarrega: Quattro Mazurche
Johann Sebastian Bach: Fuga BWV 1000, Fuga BWV 997
Livio Torresan: Variazioni e Fuga sull’inno d’Italia
Heitor Villa-Lobos: Douze Etudes (integrale)

Masterclass Sabato 28 Aprile
presso la sede di chitarra in arte Montebelluna (TV)
Per informazioni sul concerto e la masterclass: Ass. Musicale “Chitarra in arte”  0423/301729

Recensione di Immersus Emergo, Sorrentino Telandro Sigurtà, Setola di Maiale




Dell’aspetto “immersivo” della musica aveva parlato approfonditamente David Toop nel suo bellissimo Ocean of Sound ancora in tempi non sospetti (metà anni ’90) prendendo come fonte di aspirazione l’ambient di Brian Eno e la fourth world music di John Hassell.

Impossibile non ripensare a quei concetti ascoltando questo disco del trio Sorrentino/Telandro/Sigurtà ovvero Sergio Sorrentino alla chitarra, Simone Telandro alla tromba e Luca Sigurtà elettronica e suoni vari.
Le prime note della tromba di Simone Telandro rimandano immediatamente a quel suono riverberato, pacato e disteso tipico proprio di John Hassell e di Markus Stockahusen che chi ha frequentato le uscite discografiche della ECM negli anni ’70 - 80 conosce ormai bene e che è diventato un marchio di fabbrica che rimanda a una musica di atmosfera suadente, melanconica e rilassante.
La ricerca di un timbro particolare sembra essere la chiave di lettura di questo disco di improvvisazioni che esce ancora una volta con la italiana Setola di Maiale. Particolare è il timbro della tromba che suona e vola su un mare di suoni atonali e percussivi generati da Luca Sigurtà,  un tappeto sul quale si incrocia e duetta con la chitarra di Sergio Sorrentino.
Il mix che si ottiene è davvero interessante, date le caratteristiche dello strumento a fiato la chitarra ricopre un ruolo più percussivo, suonando frasi più veloci e autoconclusive, generando una sorta di “call and response” con la tromba. Sembra di tornare indietro con la memoria a un disco come “City of Eyes”, ma con alla base nuove forme di elettronica. Bello sentire che le buone idee del passato non sono state dimenticate e che anzi vengono riproposte in una veste nuova, innovativa. Bello davvero bello. Lasciatevi ammaliare, immergetevi nel suono. Un punto in più per la resa sonora del disco.

domenica 22 aprile 2012

Guitars Speak programma radio sulla chitarra in onda su Radio Voce della Speranza



Mercoledì sera ore 21 su Radio Voce della Speranza: (Mu)Sick Project , Atelier

Il traguardo delle trenta puntate è appannaggio di questo due: si chiamano (MU)SiCk Project sono Massimo Di Gaetano: diplomato in chitarra classica, metallaro D.O.C. (attualmente in forza ai Carpenteria Metallica, tribute band ufficiale dei Metallica in Italia), chitarrista nella new wave band Hiroshima Mon Amour dal 2004 al 2006 e infaticabile sperimentatore, e  Alessandro Scenna, batterista e percussionista sopraffino. Dentro il loro disco "Atelier" c'è tutto: musica contemporanea, improvvisazioni, free e tanta tanta voglia di innovare.


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venerdì 20 aprile 2012

L’Orientalismo in John Zorn: Forbidden Fruit, Torture Garden, Ganryu Island, Filmworks VII e New Traditions in East Asian Bar Bands Prima Parte (4)


Elementi di Orientalismo sono presenti in termini visivi e di testo in Forbidden Fruit. La musica per se stessa non contiene riferimenti espliciti al Giappone, sebbene sia presente una cantante nipponica.. Questo lavoro, scritto per il Kronos Quartet, più la cantante Ohta Hiromi e il turntablist Christian Marclay, si basa su una stretta interazione tra gli archi del quartetto e i giradischi di Marclay. Ci sono dodici temi e quattro set di dodici variazioni per un totale di sessanta sezioni concentrate nello spazio claustrofobico di poco più di dieci minuti creando un lavoro molto compatto e denso. Zorn indica che alcune piccole parti possono comportare improvvisazione controllata, ma dall'ascolto è impossibile capire la differenza tra queste parti e quelle più rigorosamente annotate.
Anche se la musica giapponese non viene citata, appare immediatamente chiaro grazie al titolo, ai commenti contenuti nel cd e all’artwork, che questo pezzo ha a che vedere col Giappone: difficile resistere alla tentazione di collegare il titolo all’allusione alle giovani e precoci ragazze giapponesi, al mito della Lolita asiatica sessualmente irraggiungibile.
Credo che questa interpretazione, oltre a essere un po’ affrettata, non tenga conto assolutamente delle note del cd. Forbidden Fruit è accompagnato da una descrizione di una intera pagina e da una foto tratta dal film Kurutta Kajitsu (Frutta Pazza) che mostra una giovane donna giapponese che siede con la sua schiena rivolta alla macchina fotografica mentre due giovani uomini giapponesi la fissano bramosamente. Il film parla di due fratelli che visitano una spiaggia per qualche oscuro e decadente scopo dove incontrano una donna che diviene l'oggetto della loro concupiscenza adolescenziale. Quindi non si tratta del trito cliché dell’uomo anziano che concupisce la giovane, ma una meditazione sul desiderio adolescenziale.
È interessante notare che in Eros plus Massacre, David Desser scrive che le idee contenute Crazed Fruit’s furono una spinta per la rivoluzione sessuale guidata dal regista iconoclasta giapponese, Nagisa Oshima, rappresentando una pietra miliare nella riemersione della sessualità aperta nel Giappone moderno. Ma se Forbidden Fruit è un lavoro raffinato, serio, lussureggiante e bello esteticamente, Torture Garden è l’esatto contrario: provocativo, abrasivo, intenso e volubile ma anche umoristico e free form. Il disco consiste di 42 vignette (o brani/canzoni) che arrivano a circa venticinque minuti di lunghezza complessiva: il più lungo, “Osaka Bondage”, un minuto e quattordici secondi e il più corto, “Hammerhead”, otto secondi netti! Un adesivo sull'album descriveva la musica come “combining free jazz, bebop, R&B, country, funk, rockabilly, surf, metal, hardcore, grindcore—and usually in the same song!” Tutto vero!L'amore di Zorn per la velocità e la musica di Carl Stalling è qui ampiamente documentata, specialmente nel brano “Speedfreaks”. A scanso di equivoci la musica dei Naked City, un quintetto composto da sassofono, basso, batteria, chitarra, e tastiere con ospite il cantante dei Boredoms Yamatsuka Eye, non è fatta di improvvisazioni ma da musica completamente annotata.
Come per Forbidden Fruit, gli aspetti orientalisti sono più legati alle componenti visuali e testuali e meno alle caratteristiche musicali. Occorre visionare ancora un volta l’intero pacchetto (musica, testi, packaging) per poter assumere distintamente alcuni sapori giapponesi. Le foto che illustrano la copertina del disco sono prese direttamente da alcuni film del genere kinbaku (bondage giapponese). L'interno contiene un'illustrazione manga che dipinge un giovane nell’uniforme degli studenti giapponesi che strappa via la pelle dalla faccia di una giovane studentessa leccadole il bulbo oculare esposto. Semplicemente raccapricciante e anche disgustosa.
L'intensità delle immagini si unisce a titoli come fiammiferi di immagini come “Jazz Snot Eat Shit”, “The Ways of Pain”, “Osaka Bondage”, e “Victims of Torture”. E sebbene non tutti i brani rimandino direttamente all’oriente, i temi ricorrenti sembrano essere sempre il dolore, tortura, la degradazione e la morte, citando direttamente anche nel titolo il libro di Mirabeau “Torture Garden” con la differenza che questo era ambientato in Cina, mentre Zorn ha trasferito queste tematiche nel Giappone odierno.
La controversia e le critiche che l’artwork di Torture Garden hanno suscitato negli Stati Uniti (compresa la rottura contrattuale con la casa discografica Nonesuch Records) probabilmente si sarebbero anche rapidamente esaurite se non fosse stato per il saggio intitolato “Postcolonialism on the Make: The Music of John Mellencamp, David Bowie and John Zorn” scritto da Ellie Hisama.
In questo saggio Hisama esamina gli elementi orientalisti di Forbidden Fruit (la fotografia, il titolo, ed il testo) e giunge alla conclusione che Zorn è un “Asiophile extraordinaire.”, dove per “asiofilo” non si tende a indicare “chi ama la cultura asiatica” ma piuttosto un termine negativo con implicazioni “predatrici” simile a quelle di “pedofilo”. Hisama sostiene che “Zorn habitually performs works that are predicated upon [a] troubling gender stereotype about Asian women.”, e che Forbidden Fruit e il disco New Traditions in East Asian Bar Bands sono esempi di una inquietante ossessione sessuale verso donne asiatiche da parte di Zorn stesso (“indicate a disturbing obsession with Asian women’s sexual impact upon him.”).
Lo scandalo mediatico promosso dalla comunità americana asiatica a proposito di Torture Garden fece letteralmente sparire dalla distribuzione questo disco per anni, a tal punto di dover essere stampato solo in Giappone dalla Toy’s Factory e acquistabile a quotazioni vertiginose o ai concerti dello stesso Zorn. Non solo. Furono pubblicati articoli feroci su giornali e periodici AsianWeek, Asian New Yorker, e il Los Angeles Times e Zorn si vide annullare diversi concerti importanti.

non è mica finita qui .. a presto per la seconda parte

giovedì 19 aprile 2012

Master-Class e concerto di Giovanni Grano a Valencia (Spagna)dal 24 al 28 aprile 2012

Master-Class e concerto di Giovanni Grano a Valencia (Spagna) dal 24 al 28 aprile 2012 presso Sala Pianos Clemente ed il Conservatorio Superior de Musica de Valencia ( 31 aprile e 4 maggio )

L’Orientalismo in John Zorn: Forbidden Fruit, Torture Garden, Ganryu Island, Filmworks VII e New Traditions in East Asian Bar Bands Prima Parte (3)


L’usuale abitudine da parte sia della critica musicale, sia del music business di attribuire una etichetta a qualunque artista è forse la cosa verso cui Zorn prova la più grande antipatia. Questo è evidente nella sua prefazione al primo libro della serie Arcana, da lui stesso redatta:

“[Terms such as] surrealism, postmodernism abstract expressionism, minimalism, are used to commodify and commercialize an artist’s complex personal vision.”

Attribuire una etichetta non è solo un mezzo per presentare un disco, una musica, un musicista sul mercato, ma anche per il consumo. Una volta appiccicata una certa etichetta ad un lavoro, a una musica l'ascoltatore non ha più bisogno di "ascoltarlo", essendo per lui già pronto un sistema elaborato di giudizi e di valori. In pratica la critica alla fine finisce per citare se stessa. Viceversa, Zorn si sforza di sorprendere il suo ascoltatore, il suo fan continuamente strappandoli dal loro soffice e confortevole limbo. Con la sua musica l'ascoltatore deve creare la propria interpretazione basata sui propri criteri estetici, non in base ai valori che vengono proposti con l'etichetta.
Il sistema di classificazione dell'industria musicale non è l’unico oggetto degli strali di Zorn, c’è l’ha anche sui pregiudizi e sull’elitarismo nell’ambito dello studio della musica: l'idea di una distinzione tra 'arte alta' e 'arte bassa' è semplicemente “a bunch of fucking bullshit”.
La sua opinione e i suoi termini sono sicuramente “rude and unpolite”:

That’s the kind of thing created to make it look like you listen to classical music while you’re sipping champagne and with rock music you’re boogeying [sic] with a bottle of beer and jazz you’re in some dirty club with a shot of whiskey or some shit like that…There’s good music and great music and phoney music in every genre and all the genres are the fucking same! Classical music is not better than blues because this guy went to school and got a degree and studied very cleanly while the other guy was out on the street living it.

Sebbene tutto questo puzzi di relativismo, Zorn ha scelto di suonare, comporre e produrre solo musica che lo trasporta spiritualmente. Nulla è escluso, finché è sincero ed è fatto con coerenza e impegno. E sebbene alcuni stili, come il grindcore, l’hard be bop, la musica per cartoni animati sono più vicini al cuore di Zorn e si riflettono nella sua musica (specialmente in quella dei Naked City e dei Painkiller), lui non sembra attribuire una maggiore o una minore importanza a uno stile piuttosto che a un altro, le sue influenze e i suoi interessi sono, come la sua musica, incredibilmente vari. Scrive nelle note che accompagnano il cd Spillane

I grew up in New York City as a media freak, watching movies and TV and buying hundreds of records. There’s a lot of jazz in me, but there’s also a lot of rock, a lot of classical, a lot of ethnic music, a lot of blues, a lot of movie soundtracks. I’m a mixture of all those things…We should take advantage of all the great music and musicians in this world without fear of musical barriers, which sometimes are even stronger than racial or religious ones.

Nel periodo di tempo in cui compose “Forbidden Fruit”, Zorn si trovava a Tokyo, passava circa sei mesi all’anno in Giappone. E in Giappone trovò degli stimoli culturali molto interessanti:

“The Japanese,” sempre dal cd di Spillane “often borrow and mirror other people’s cultures, that’s what’s so great about the place. They make a crazy mix out of it all.”

Zorn suona con musicisti giapponesi, va al cinema, e assorbe la loro cultura. Ma i suoi interessi non si fermano al lato più pop e “mainstream” della loro cultura, Zorn si interessa anche al lato oscuro della società giapponese e ai loro tabù: la loro storia riflette un particolare interesse per l’arte erotica e il sadomasochismo, elementi che ritroviamo come ispirazione sia nelle copertine che nei dischi dei progetti Naked City e Painkiller.
Con riguardo all’orientalismo c’è un concetto cruciale per capire la sua musica : Zorn vede ogni suo CD non solo come musica registrata su supporto rigido all’interno di un contenitore di plastica, ma come un pacchetto (sonoro, tattile, testuale e visuale) di esperienza completa e intimamente riferito al suo soggetto. Le foto, il design, i testi, tutti curati con assoluta maniacalità servono per migliorare l'esperienza musicale. Uno potrebbe limitarsi ad ascoltare la musica di Torture Garden e considerarla semplicemente un esempio di improvvisazione radicale, ma una volta che viene “digerita” la violenta copertina dell’album e metabolizzati titoli come “Perfume of a Critic’s Burning Flesh” il significato sottostante appare molto più chiaro e allo stesso tempo complesso.

mercoledì 18 aprile 2012

"COSTRUIRE CON LA MUSICA"



"COSTRUIRE CON LA MUSICA": A BARI LA SECONDA RACCOLTA NAZIONALE DI STRUMENTI

Domenica 22 Aprile 2012 si svolgerà a Bari presso ilTeatro Petruzzelli la seconda edizione di"Costruire con la Musica", la raccolta di strumenti musicali per i Nuclei del Sistema Orchestre Giovanili in Italia e per le Scuole di musica in Medio Oriente e Africa.
La giornata benefica, organizzata dal Comitato Sistema delle Orchestre e dei Cori giovanili e infantili in Italia Onlus in collaborazione con Music Fund e la Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, prevede un ricchissimo programma di eventi, concerti e incontri ad ingresso libero che coinvolgerà tutta la cittadinanza.

Scopri il progetto su:

www.federculture.it

http://www.musicfund.be/domains/musicfund.eu/

http://www.milanomusica.org/musicfund/

La Fondazione Antonio Carlo Monzino promuove i valori sociali, formativi e culturali della musica con particolare attenzione verso la formazione dei giovani. Firmare il 5 per Mille per la Fondazione Antonio Carlo Monzino è un aiuto prezioso e la testimonianza del proprio sostegno verso le attività dell'ente.

Per maggiori informazioni http://www.fondazioneacmonzino.it/index.html

Guitars Speak: Pino Forastiere



Questa sera ore 21 su Radio Voce della Speranza: Pino Forastiere "From 1 to 8"

Vederlo suonare è impressionante: un vero portento di tecnica e sensibilità musicale. Pino Forastiere è uno dei chitarristi acustici più interessanti del nostro bel paese. Dotato di una tecnica prodigiosa e di una formidabile inventiva, ha realizzato questo nuovo disco "From 1 to 8" con otto studi per la chitarra acustica. Ascoltiamo assieme l'erede italiano di Michael Hedges.

martedì 17 aprile 2012

Giancarlo Schiaffini, due giorni a Venezia con l'improvvisazione


DUE GIORNI A VENEZIA CON L’IMPROVVISAZIONE SUL PALCO GIANCARLO SCHIAFFINI

Un’iniziativa congiunta di MusiCaFoscari e la Fondazione Archivio Luigi Nono Musicafoscari, ramo musicale delle attività culturali cafoscarine, e l’Archivio Luigi Nono ospitano una due giorni dedicata alla musica elettronica e d’improvvisazione. Protagonista dell’iniziativa è il compositore-trombonistatubista Giancarlo Schiaffini, che incontrerà il pubblico in due appuntamenti:

Giovedì 19 aprile 2012 (14:30 - 18:30)
alla Fondazione Archivio Luigi Nono, Giudecca 619/621 - 30133 Venezia

Masterclass su Post-prae-ludium n.1 per Donau (1987) per tuba e live electronics di Luigi Nono, tenuta da Giancarlo Schiaffini e Alvise Vidolin, interpreti storici del repertorio noniano. L’incontro, rivolto a musicisti attivi e a tutti gli interessati, si concluderà con una esecuzione pubblica del brano.
Informazioni: info@luiginono.it

Venerdì 20 aprile 2012 dalle 18.00
In Auditorium Santa Margherita, Dorsoduro 3689 – 30123 Venezia
IMPROVVISAZIONE = TALENTO. PRATICA. MEMORIA. ERRORE.

Masterclass di Giancarlo Schiaffini (tuba) sul tema dell’improvvisazione con esempi live e presentazione del suo libro "E non chiamatelo jazz" (Milano 2011). La serata è organizzata da Musicafoscari. Parteciperanno attivamente i musicististudenti dell'ensemble Elettrofoscari.

L’ingresso è gratuito.

Giancarlo Schiaffini: compositore-trombonista-tubista, nato a Roma nel 1942, si è laureato in fisica presso quella università nel 1965. Autodidatta in musica, ha partecipato alle prime esperienze di free-jazz in Italia negli anni ’60. In quel periodo ha cominciato la sua attività di compositore ed esecutore nel campo della musica contemporanea e del jazz. Nel 1970 ha studiato a Darmstadt con Stockhausen, Ligeti e Globokar e ha fondato il gruppo strumentale da camera
Nuove Forme Sonore. Nel 1972 ha studiato musica elettronica con Franco Evangelisti, collaborando con il Gruppo di Improvvisazione di Nuova Consonanza fino al 1983. Nel 1975 ha fondato il Gruppo Romano di Ottoni, con repertorio di musica rinascimentale e contemporanea. Fa parte della Italian Instabile Orchestra. Ha tenuto corsi e seminari in Italia, presso la Hochschule di Freiburg i. B., Melba e Monash University (Melbourne) e la New York University. Ha insegnato per più di 30 anni presso il conservatorio “A. Casella” dell’Aquila e nei corsi estivi di Siena Jazz (strumento, improvvisazione, composizione). Ha collaborato con John Cage, Karole Armitage, Luigi Nono e Giacinto Scelsi. Ha partecipato, come compositore ed esecutore, a numerosi festival e stagioni concertistiche nazionali ed internazionali. Dal 1988 collabora con la cantante e autrice di testi Silvia Schiavoni per la composizione ed esecuzione di performances multimediali originali e su letteratura, pittura (Joyce, Gauguin, Ibsen, Boccioni, Ammaniti e altri), con immagini di Ilaria Schiaffini. Nel 2000 è stato Composer in Residence presso l’“International Composers & Improvisers Forum Munich”.

Informazioni: elettrofoscari@unive.it

L’evento è in collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini, Istituto per la musica

Suono, Chitarra e Natura 20-22 aprile 2012

Fondazione Annunciata Cocchetti & Centro Asteria

Suono, Chitarra e Natura

20-22 Aprile 2012 - Cemmo, Capo di Ponte (BS)
Masterclass, conferenze, concerti, mostra di liuteria e visite guitate alle bellezze della Val Camonica.
Docenti:

Massimo Lonardi & Andrea Dieci


Per maggiori informazioni: http://www.fondazionecocchetti.bs.it/
e il sito dedicato:
http://www.marcoramelli.it/suonochitarranatura
Vai al sito
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L’Orientalismo in John Zorn: Forbidden Fruit, Torture Garden, Ganryu Island, Filmworks VII e New Traditions in East Asian Bar Bands Prima Parte (2)



Quando si parla di orientalismo in un compositore come Zorn, non si può non prendere in considerazione l'influenza del postmodernismo. Anche se frequentemente male interpretato, il postmodernismo presenta un ordine di concetti interessanti. In particolare la scomparsa di forme di egemonia culturale nei confronti dell'Altro, caratteristica fondamentale della filosofia postmodernista, si è dimostrata cosa positiva i per paesi orientali che possono così finalmente prendere il loro giusto posto all’interno di una storia della musica finora dominata dall'elite colta, bianca anglosassone. Il pluralismo, con la sua caratteristica peculiare di incorporare l'Altro, può rappresentare, a seconda dei casi, un fattore sia positivo che negativo che dipende necessariamente dalla prospettiva soggettiva di chi guarda e ascolta. Un compositore come Crumb che prende a prestito indiscriminatamente da molte culture miscelandole all'interno dello stesso pezzo può da un lato rappresentare un’innovazione, per la coesione generata all'interno dell'eterogeneità musicale presentata, ma può anche essere etichettato come un distruttore di distinzione culturale, riducendo tutto alla prospettiva dell'ascoltatore.
Ripescare nel passato, sia in modo deferente che irriverente è un'altra caratteristica del postmodernismo. Dal punto di vista tradizionale, l’Orientalismo è un settore culturale ormai anacronistico e sconfinante nell’esotismo, dipingendo e rappresentando rituali antichi, luoghi esotici, e costumi antiquati. Said nel suo saggio dimostra come questa branca degli studi fosse “culturalmente sicura” in quanto, qualsiasi cosa il compositore inserisse di “esotico” nella sua musica veniva sia accettato dagli ascoltatori occidentali in quanto rispondente ai canoni previsti dalla cultura generale, sia era lontana anni luce rispetto a quello che stava accadendo effettivamente nelle nazioni Orientali. I soggetti e gli aspetti trattati erano loro stessi privi di rischio dato che l’Occidente aveva ormai definito e universalmente accettato una rappresentazione dell’Oriente come abitato da bestie e tribù in feroce lite tra loro, schiave e concubine sensuali e ammalianti, dolcezze e profumi esotici, commercianti di schiavi. Per non sbagliare bastava rappresentare queste culture in una luce positiva evitando qualsiasi tabù. Pochi si sono mai lagnati di questa visione tanto gaia e fantastica, quanto falsa.
Ma con l’apparizione di un disco come Torture Garden dei Naked City improvvisamente l’orientalismo cominciò a presentare qualche problema per gli americani di origine asiatica. Il problema cominciò con la copertina di un album che rappresenta una donna giapponese nuda che affrontava con una frusta in mano un'altra donna in atteggiamento sottomesso. Improvvisamente, si era smesso di giocare con la cara vecchia e rassicurante immagine del passato della caricatura asiatica tutta sorrisi, inchini e bastoncini di bambù. Lo shock della realtà fu tanto forte quanto la violazione di tutti i tabù e i codici finora universalmente (dall’Occidente) accettati. Il CD di Zorn provocò grida di rivolta morale in tutti gli Stati Uniti e fu in particolare attaccato da americani di origine asiatica. Ma che diavolo stava davvero succedendo? Zorn si stava rivelando come un perverso asiofilo? Stava esprimendo l’idea che uomini bianchi dovessero dominare le donne asiatiche, o sta facendo davvero un'asserzione artistica coerente con la sua musica?
La risposta a questa domanda non è per nulla semplice. Il fatto è che John Zorn è un musicista difficilmente etichettabile e la sua visione musicale è il risultato della coesione di molti stili e generi inclusi musica da camera, contemporanea, motivi jazz, musica klezmer, colonne sonore di b-movie solo per citarne alcuni. Diversamente però da tante stars del music business, come David Bowie o Madonna, non insegue i capricci o gli stili di moda per seguire il trend in atto, ma bensì è coinvolto simultaneamente in una miriade di progetti, tra loro magari diversissimi ma tutti immediatamente riconoscibili come lavori di John Zorn. Zorn, soprattutto, è un idealista costantemente in lotta contro l’egemonia esercitata dal mercato musicale. La sua filosofia è ancora la stessa da quando ha cominciato a comporre nel 1972 e da allora non è cambiato nulla: fa esattamente la musica che vuole.

lunedì 16 aprile 2012

Conservatorio di Venezia: Frank Bungarten

logo Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia
CONSERVATORIO BENEDETTO MARCELLO
Venezia - Palazzo Pisani - San Marco 2810 - 30124

Venezia li 15-04-2012
Cari amici,
abbiamo il piacere di informarvi che il 19, 20, 21 aprile avremo ospite a Venezia il chitarrista Frank Bungarten.
Il concerto avrà luogo giovedì 19 alle ore 16,30 presso la sala concerti di Palazzo Pisani (Conservatorio di Venezia)
Il programma potete leggerlo alla pagina
http://www.conseve.net/evento.html?ID=86

Il 20 e 21 aprile la masterclass è aperta liberamente agli uditori. Chi fosse interessato può contattarci.

Ricordo infine che il II Zip Guitar Festival proseguirà sabato 9 giugno, ore 16,30 con il Bach guitar duo (Florindo Baldissera e Vittorino Nalato) e sabato 16 giugno alle ore 16,30 con il duo Alfonso Baschiera e Marco Nicolè.
I programmi alla pagina:
http://www.conseve.net/zip-venice-guitar-festival.html

Ingresso libero sino ad esaurimento posti.

In attesa di vedervi numerosi vi salutiamo cordialmente.
F. Baldissera, D. Bisso, M. Nicolè

Mauro Tonolli: PERCHè LA MODERNITà HA UNA FACCIA?

Mer 18 aprile ore 21.00

al TEATRO KEIROS _ Roma, Via Padova 38 a MB p.zza Bologna

MAURO TONOLLI chitarra classica/elettrica

F. MOMPOU (1893-1987) dalla SUITE COMPOSTELANA

Preludio - Coral - Cuna -Cancion

F. POULENC (1889-1963) SARABANDA


G. F. MALIPIERO (1882-1973) PRELUDIO


G. F. GHEDINI (1892-1956) STUDIO DA CONCERTO


B. BETTINELLI (1913-2004) CINQUE PRELUDI


N. STRAFFELINI (1965) 5 PEZZI


F. KLEYNJANS (1951) DEUX VALSES


N. STRAFFELINI (1965) IL MECCANISMO DI ANTICITERA*

L. HARRISON (1917-2003) da SERENADE FOR GUITAR*

Round - Air

M. VIEL (1964) TRANSCODE**


* per chitarra elettrica ** per chitarra elettrica e suoni elettronici