lunedì 7 gennaio 2013

Recensione di Aerial Boundaries di Michael Hedges, Windham Hill Records, 1984




Certe volte è quasi sorprendente. Scavi nella tua discoteca e ritrovi cd e dischi che avevi dato per assodati da un sacco di tempo, li guardi con un po’ di nostalgia, molto spesso sono musiche che associ a un particolare momento della tua vita, la giovinezza, una serata memorabile, un concerto fantastico, un incontro fortunato. E allora decidi che magari vale la pena di riascoltarli, o meglio di confrontarti con l’impronta sonora che hanno lasciato nella tua memoria, e lo fai sempre con un po’ di timore, il timore di scoprire che non ti piace più come prima, che il tempo ha lavato via quella patina di stupore con cui lo avevi ascoltato la prima volta, che le musiche non sono invecchiate bene … insomma quello che si prova quando vai a una cena di ex compagni di classe e scopri che sono tutti ingrassati, trascurati e che la strafiga della classe, che se la tira ancora, è diventata semplicemente patetica.
Michael Hedges, per fortuna, non era certo uno che se la tirava. Anzi, pensare che sono passati 15 anni da quella notte del 2 dicembre in cui è andato a schiantarsi in auto all’età di 43 anni … destino infame per uno dei più interessanti innovatori della chitarra degli anni ’80, un uomo capace di reinventare il vocabolario della chitarra acustica. Non ho mai amato l’etichetta di uomo “new age” che gli avevano appiccicato: Hedges era un grandissimo chitarrista, un rivoluzionario che aveva portato una ventata salubre su uno strumento che continuava a vivacchiare tra le perdute glorie del folk e del blues. E questo disco … già il titolo è un capolavoro … “Aerial Boundaries” … confini aerei .. ma quali confini? Quelli disegnati dalle nuvole che appaiono nella bellissima copertina? Hedges attingeva a piene mani da repertori completamente diversi tra loro, dal blues, dalla classica, dal rock, dalla contemporanea, dal reggae sapeva unirli, cucirli assieme ottenendo delle sonorità nuove aiutato dalla tecnica prodigiosa e innovativa con cui suonava la sua acustica. Altro che new age, altro che era dell’acquario a basso prezzo, altro che cristalli sognanti … Aerial Boundaries è un disco tanto geniale quanto piacevole e ha avuto giustamente un meritato successo incoronando Michale come uno dei più grandi chitarristi di sempre. Chissà dove l’avrebbe portato la sua chitarra? Non lo sapremo mai .. ma è bello riascoltare il suo talento e la sua bravura con dischi come questo, sono passati quasi trent’anni da quando la Windham Hill l’ha messo in commercio e ha saputo invecchiare benissimo mantenendo sempre intatto il suo fascino e lo splendore delle corde di metallo della chitarra del suo geniale, meraviglioso, sfortunato autore.


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