martedì 11 febbraio 2014

JOE MORRIS UN GENIO DEL FREE JAZZ di Sergio Sorrentino - seconda parte


JOE MORRIS
UN GENIO DEL FREE JAZZ
di Sergio Sorrentino - seconda parte

Beh...i tuoi virtuosismi sono sotto “le orecchie” di tutti! Il tuo album in solo “Singularity” è un vero capolavoro. Si tratta di libere improvvisazioni per chitarra acustica. Ce ne puoi parlare?

Per anni ho lavorato per trovare una mia maniera di suonare con tutte le dita. Ho pensato a me stesso come un chitarrista americano e quindi estraneo alla tradizione classica europea. Per questo ho studiato molta tecnica del delta blues, del ragtime, del jazz degli albori, del banjo e di molta musica per cordofoni africani. Ero appassionato della musica classica del ventesimo secolo e del free jazz di Coltrane, Cecil Taylor, AACM, Ayler, Dolphy, ecc. E quindi il mio modo di suonare “in solo” è una sintesi di tutto questo, filtrato dal mio senso di invenzione. Ho composto dei brani che mi aiutassero a sviluppare il mio stile solistico. Quando ho inciso “Singularity” avevo già abbandonato quelle composizioni (alcune le avevo incise nel mio primo album in solo “No Vertigo”, pubblicato dalla Leo Records nel 1993) ma ne ho utilizzato alcune idee nelle mie improvvisazioni.

Descrivi le tecniche del Free jazz e della Free improvisation in modo più che esaustivo nel tuo libro “Perpetual Frontier” (Riti Publishing). Che cosa ti ha spinto a scrivere un libro dedicato a questi argomenti?

Ho sempre pensato che sul Free jazz e sulla Free improvisation non vi erano degli studi esaustivi. Tutte le pubblicazioni a riguardo consistevano in saggi filosofici o storici. E quindi ho ritenuto che questa mancanza andava colmata. Ho cominciato a insegnare negli anni ’90. Ed ho sempre cercato di rendere comprensibili le forme e i linguaggi di questi particolari approcci musicali. Ho insegnato questo materiale fino al 2000 presso il New England Conservatory of Music di Boston. Durante quegli anni ho sviluppato le idee che potete trovare nel libro. Idee che poi sottoponevo ai miei allievi. Il libro è nato quindi anche grazie a loro.

Suoni sia la chitarra elettrica e sia l’acustica. Come scegli quale usare in base ai progetti?

Credo che il primo fattore sia il volume. Credo che suonare con un amplificatore sia molto diverso dal suonare acustico, quindi dipende molto anche dal tipo di progetto e dal numero dei componenti del gruppo. Dal punto di vista timbrico la chitarra acustica consente più soluzioni. In ogni caso sia la chitarra elettrica e sia l’acustica sono due differenti e meravigliosi strumenti, e mi appartengono entrambi.

Come procedi nella composizione?

Di solito inizio lasciandomi guidare dall'istinto impiegando qualche materiale melodico che ho precedentemente cantato in un registratore o scritto su carta, dipende se ero in macchina o in un posto dove avevo la possibilità di scrivere. Poi sviluppo questa melodia suonando e in molti casi scrivendo. Ultimamente nutro più interesse verso l’improvvisazione.
Adatto il materiale che suono ad una situazione e ad un’altra attraverso la tecnica che io chiamo “le proprietà della musica libera” (“the properties of free music”), ovvero presentando agli altri musicisti parti che riguardano la pulsazione, la struttura (melodica, armonica e timbrica), la forma.
Questo approccio mi permette di esibirmi con materiali ancora non composti, riuscendo a raggiungere l’unicità che una composizione dovrebbe avere. La mia concezione di composizione include l’idea che il non avere niente di scritto può risultare il modo migliore per raggiungere una forte ed originale idea musicale.

continua giovedì
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