martedì 19 agosto 2014

Recensione di IV American Electric Guitar di Giacomo Fiore, 2014



Quarta uscita discografica per Giacomo Fiore, chitarrista genovese, che ha ormai stabilito salde radici in terra californiana. Forse a sancire questo suo “accasamento” negli USA, è uscito da poco questa sua quarta fatica discografica interamente dedicata a 4 capolavori della letteratura chitarristica elettrica americana.
I brani qui registrati sono Until it blazes (2001) di Eve Beglarian, Another possibility (2004) di Christian Wolff, Hair of the thing that bit you (2011) di Anthony Porter e FreeHorn (2004) di Larry Polansky . Cosa curiosa nell’ambito della musica contemporanea questo lavoro non esce in format cd ma è disponibile solo in format digitale oppure in vinile, il caro vecchio LP.
Una scelta un po’ da hipster contemporaneo o da indie rock, se vogliamo, che tuttavia aumenta il mio livello di simpatia nei confronti di questo lavoro davvero interessante.
Premesso che Giacomo Fiore è un eccellente musicista e che questo disco è un ottimo lavoro di musica contemporanea, questo suo IV presenta a mio avviso alcune interessanti novità.
Appare ormai evidente come sia presente una nuova generazione di giovani chitarristi che non distingue più non solo tra repertorio classico e contemporaneo, ma anche tra chitarra classica, chitarra elettrica e acustica. Se fino a pochi anni fa erano rari gli interpreti che si cimentavano con disinvoltura tra le diverse forme (evolutive) che la chitarra permette, oggi sembra che sia quasi normale che un chitarrista che esce dal Conservatorio imbracci con disinvoltura strumenti che escono dal normale studio accademico, accogliendo un repertorio di natura prevalentemente statunitense dedicato agli strumenti acustici e elettrici.
Negli Stati Uniti la chitarra elettrica sembra essere stata accolta con maggior favore rispetto al nostro paese, complice, forse, sia la sua maggiore diffusione nella musica popolare, sia un atteggiamento che mi piace definire più postmodernista da parte degli stessi compositori.
Rispetto a altri interpreti che si sono dedicati allo stesso repertorio (cito Seth Josel e Emanuele Forni per il brano di Eve Beglarian e Gilbert Imperial per Another Possibility di Christian Wolfe) mi sembra che in questo disco Giacomo sia artefice di una maggiore attenzione al suono, a quello che la rivista Premier Guitar definisce “relentless pursuit of tone”, ovvero quella sorta di malattia e benefica ossessione che spinge i chitarristi elettrici alla continua ricerca della chitarra, dei pickup, degli amplificatori e dei pedali ideali per la definizione e il raggiungimento di quel suono puro, elettrico, saturo, caldo, tagliente, etc. etc. cui ogni chitarrista agogna da sempre, generando il suo marchio distintivo che lo fa emergere tra le legioni di adoratori di Fender, Gibson, Music Man, Epiphone etc. etc….
Giacomo Fiore sembra decisamente aver accettato questa “malia”, leggo infatti nelle note del 33 giri che tutto è stato suonato con un amplificatore Fender Princeton, mentre le chitarre interessate sono state una Music Man Morse Y2D e Republic tricone resophonic guitar, rifretatta per adeguarla alla Just Intonation: quando si dice l’amore per un suono vintage!
Il risultato è un disco notevole, che suona benissimo sia in formato digitale sia attraverso i solchi del 33 giri, forse proprio a causa di questo vintage tone, a mio avviso il brano che gode di più di questo trattamento è Untili it blaze, che sembra diventare una trance post minimalista vicina a certe cose Ambient di Brian Eno, molto bello è interessante FreeHorn di Larry Polansky con le sue interpolazioni informatiche.
Davvero un bel lavoro che denota ormai una acquisita maturità artistica e stilistica.




Questo progetto è stato supportato dal  New Music USA, reso possibile dal sostegno annuale del Helen F. Whitaker Fund, Aaron Copland Fund for Music, Mary Flagler Cary Charitable Trust


IV American Electric Guitar è acquistabile direttamente sul sito di Giacomo Fiore: http://www.giacomofiore.com/#iv-american-electric-guitars
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