martedì 23 settembre 2014

Recensione di “Frames Dialoghi tra Musica e Arti Figurative” di Marta Dolzadelli, Sinfonica, 2014



Idea interessante e intelligente quella di Marta Dolzadelli di creare un fil rouge tra vari brani musicali, molto diversi tra di loro per caratteristiche, compositori e struttura, unendoli sotto la comune ispirazione legata alle arti figurative.
Così in questo cd troviamo a fianco di quattro capricci tratti dai 24 Caprichos de Goya di Mario Castelnuovo-Tedesco (che aprono e chiudono il cd creando un ideale senso circolare a questa galleria d’arte), The Blue Guitar di Michael Tippett, i cui 3 movimenti purtroppo non vengono spesso eseguiti e registrati, Equinox di Toru Takemitsu, ispirato all’opera omonima di Mirò. A far compagnia a questi pezzi già conosciuti la piacevole scoperta di altri tre brani registrati come premiere recording, Im Nebel di Marco Ramelli, dedicata allo scultore … nippon-milanese Kengiro Azuma, Images of Fear del compositore finlandese Kai Nieminen dedicato a Paul Klee e i Quattro Aforismi di Marco De Biasi, composizioni fonocromatiche tratte dall’opera pittorica dello stesso autore intitolata Quattro Movimenti, le cui immagini si posso vedere nel booklet che accompagna il cd.

Mi sento di sintetizzare questa recensione in alcuni termini come sospensione, attesa, senso dello spazio. Marta Dolzadelli riesce a creare un senso di sospensione all’interno della propria musica sfruttando a fondo i colori che la tavolozza della sua chitarra le mette a disposizione. Esiste una tradizione giapponese nell’arte della calligrafia e della pittura secondo la quale il dipinto non è che il risultato, il gesto finale di un atto, di una tensione, di un desiderio di volontà, di una urgenza spirituale che origina molto, molto prima nella mente, nel corpo, nelle mani, nel gesto e nel pennello dell’artista che trova il suo rapido, immediato, consequenziale sfogo nell’inchiostro e nei colori che si adagiano su una tela. In questo senso l’opera d’arte è molto di più (e molto di meno) della sua semplice estetica visiva. Mi sembra, da provano delle arti figurative quale io sono, di ritrovare questa stessa urgenza, questo meccanismo creativo, questo senso di continuità nella chitarra di Marta: la sua musica vibra già prima che le sue dita incontrino le corde, allo stesso modo come l’aria continua a vibrare dopo che la sua chitarra ha suonato l’ultima nota. Così come l’immagine dipinta su un quadro continua a esercitare la sua forza una volta che il pittore ha terminato la sua opera. Tutto molto bello, molto poetico e intenso, una stellina in più per il brano Im Nebel, ma forse è perché apprezzo e conosco l’opera di un artista poetico, raffinato e così immerso nella natura come Kengiro Azuma.

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