sabato 29 novembre 2014

Intervista con Enea Leone, febbraio 2012


La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il suo amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suona o ha suonato?


L'amore per la musica possiamo dire che sia “di casa” nella mia famiglia; i miei genitori sono amanti della musica classica e mio papà è insegnate di chitarra; è stato lui a farmi avvicinare alla chitarra quando avevo quattro anni.
Oltretutto ho uno zio clarinettista ed un altro oboista, insomma, c'erano molte probabilità che mi avvicinassi alla musica!
Per quanto riguarda gli strumenti son stato molto fortunato: avendo iniziato appunto da piccolo, già ad undici anni avevo una chitarra da concerto, una Gioachino Giussani che ho tutt'ora oltre ad altre tre sue chitarre.
Inoltre utilizzo per il repertorio classico e romantico una copia di G. Fabbricatore e una Luis Panormo originale del 1838; una Francisco Simplicio del 1929 che uso soprattutto per le incisioni.



Di recente è uscito un suo disco “Souvenir” per la Stradivarius, con musiche di Regondi e Coste, in particolare ha eseguito due recenti riscoperte di musiche di Regondi, ce ne vuole parlare? Come è nata l’idea di questo disco?



Il tutto ha avuto inizio leggendo i due brani da poco riscoperti di Regondi, me ne sono innamorato da subito e ho capito che sarebbe stata una bella idea renderli il più possibile conosciuti al pubblico. Il passo successivo è stato proporre un progetto alla Stradivarius.
L'idea di un disco romantico è piaciuta e abbiamo deciso di affiancare a Regondi Coste, altro autore che secondo me aveva ancora dei lati “ombrosi” e poco conosciuti.
Il progetto finale ha cosi visto accostarsi, brani conosciuti, come la “Reverie” e “Introduzione e capriccio”, ad altri suonati meno di frequente come “Les Soirées d'Auteuil” o “Souvenir de Jura” a prime incisioni come appunto i due temi e variazioni che si rifanno a brani famosi di Mozart e Bellini.



Ascoltando la sua musica ho notato la tranquilla serenità con cui lei si approccia allo strumento indipendentemente dal repertorio, da con chi sta suonando, dal compositore, dallo strumento che lei adopera dimostrando sempre un totale controllo sia tecnico che emotivo, quanto è importante il lavoro sulla tecnica per raggiungere a questo livello di “sicurezza”?



È sicuramente FONDAMENTALE il lavoro sulla tecnica per acquisire sicurezza sullo strumento!
La cosa che mi preme però dire è che lo studio della tecnica dovrebbe esser “a se stante” ma in funzione di ciò che si va a suonare. Esempio: spesso vedo ragazzi che fanno tecnica con solo scale appoggiate molto veloci e virtuosistiche ma che spesso non sono applicabili ai brani o peggio applicano queste scale magari su Sor, Giuliani o Paganini!!questo per dire che si, è importante la tecnica ma è altrettanto importante quando e come applicare certe scelte.
La sicurezza nell'interpretare i brani quindi direi che deriva non solo dall'aspetto tecnico ma anche dalla conoscenza che si ha del repertorio che si va a suonare e dall'approfondimento musicale che si acquisisce non solo con la chitarra ma anche con l'ascolto e l'analisi di repertori per pianoforte, strumenti ad arco, fiato ecc....sarebbe un discorso molto lungo ed articolato ma secondo me estremamente interessante!


So che lei ha studiato con Lena Kokkaliari, RuggeroChiesa e Paolo Cherici, diplomandosi nel 1998 con il massimo dei voti, poi si è perfezionato con Emanuele Segre, Alirio Diaz e con Oscar Ghiglia .. che ricordi ha di loro, dei loro insegnamenti, della loro poetica musicale?


All'appello dei nomi dei miei insegnanti manca mio papà che mi ha avvicinato allo strumento ed avviato nei primi anni.
Se non mi avesse messo la chitarra in mano a quattro anni forse non saremmo ora qui a parlare!
Lui mi ha trasmetto la grande passione per questo strumento, il modo di affrontare la musica come un gioco, un divertimento e sempre con curiosità.
Degli insegnanti invece citati nella domanda conservo ricordi bellissimi ed ognuno di loro ha saputo trasmettermi qualche cosa.
Intanto farei una divisione tra chi mi ha seguito con costanza (Kokkaliari, Chiesa, Cherici e Ghiglia) e chi ho incrociato per una masterclass (Diaz, Segre).
Con gli ultimi due son stati incontri di una sola settimana ma devo dire che mi hanno arricchito sia sotto l'aspetto musicale che umano, esperienze che rifarei sicuramente!
Per quanto riguarda gli altri insegnanti ognuno merita qualche riga di attenzione.
Lena Kokkaliari è stata fondamentale per me: è l'insegnante ideale per ogni studente che desidera suonare bene e seriamente, il suo insegnamento non solo è nel mio modo di suonare ma si riflette molto anche nel mio modo di insegnare, ogni “gradino” che fa fare allo studente è accuratamente studiato e con una chiarezza assoluta nel percorso didattico, una vera guida e per me una persona unica! Auguro ad ogni studente di avere la fortuna di avere sulla propria strada una persona con le qualità di Lena perché non potrebbe che dare la svolta ad un percorso di crescita musicale e tecnica.
Ruggero Chiesa è stato un grande maestro ed ogni parola che potrei aggiungere io non sarebbe che superflua, lo ringrazierò a vita per avermi accolto in Conservatorio in una classe di allievi bravissimi ed avanti di livello; io ero il più piccolo ( 11 anni) ma ancora oggi ho di lui bellissimi ricordi, mi fece leggere moltissima musica e questo mi permise di acquisire una conoscenza del repertorio ed una facilità di lettura che ancora oggi mi permette di poter studiare vari repertori in breve tempo. Umanamente era un vero gentiluomo, raramente si arrabbiava e penso che la sua scomparsa prematura sia stata una grande perdita per tutto il mondo della chitarra.
Mi sarebbe piaciuto poter lavorare con lui di più e spesso quando termino un concerto,o un progetto, disco o altro, mi chiedo se gli sarebbe piaciuto e se avrebbe approvato le mie idee.
Quando è scomparso Ruggero Chiesa come classe di Conservatorio io e i miei compagni ci siamo trasferiti con Paolo Cherici; é una persona molto seria e preparata e mi ha aiutato a crescere invitandomi e spronandomi sempre ad approfondire al massimo i brani che studiavo. Ho sempre apprezzato la grande libertà che mi ha lasciato nella scelta del repertorio e la sua grande disponibilità nel confrontarsi con me su tutti gli argomenti che mi ponevano dubbi musicali.
L'ultimo maestro che ho avuto é Oscar Ghiglia. Lui per me incarna l'immagine dell'artista a 360°, è una persona unica e ritengo che mi abbia cambiato la vita.
Con lui, alla Musike-Akademie a Basilea, non si faceva lezione semplicemente ma era uno scorrere di idee, musica e pensieri all'ennesima potenza, un fiume in piena carico di notizie!!
Con il Maestro Ghiglia, ho approfondito l'armonia, le tensioni musicali, il fraseggio e la cosa fantastica è che il tutto si applicava sempre alla musica che si suonava, non era solo una cosa astratta.
Mi ha trasmesso la continua voglia di conoscere sempre più in profondità la musica e il desiderio di affrontarla come una materia viva e plasmabile.
Tutt'ora quando gli parlo (ed è una fortuna che mi capita spesso!!) trovo sempre nuovi stimoli e idee, insomma posso dire con certezza che devo a lui molto di quello che sono oggi come musicista!



A proposito di composizione per chitarra, Berlioz disse che comporre per chitarra classica era difficile perché per farlo bisognava essere innanzitutto chitarristi, questa frase è stata spesso usata come una giustificazione per l’esiguità del repertorio di chitarra classica rispetto ad altri strumenti come il pianoforte e il violino. Allo stesso tempo è stata sempre più “messa in crisi” dal crescente interesse che la chitarra (vuoi classica, acustica, elettrica, midi) riscuote nella musica contemporanea. Lei quanto ritiene che ci sia di veritiero ancora nella frase di Berlioz?


Non vedo perché dobbiamo tirare in ballo Berlioz per giustificare la nostra mancanza di curiosità o il nostro cronico complesso di inferiorità rispetto agli altri strumenti.
Se prendiamo in considerazione il nostro repertorio ottocentesco, in realtà non vedo una quantità esigua di brani ma un repertorio in parte ancora da scoprire.
Basterebbe avere curiosità e coraggio per cercare e proporre brani meno conosciuti.
Per quanto riguarda poi il Novecento e i tempi nostri, c’è un infinità di possibili scelte per tutti i gusti e per tutte le tendenze.
Invece di lamentarsi bisogna darsi da fare. In conclusione potrei affermare di essere soddisfatto del repertorio per chitarra e molto curioso di conoscerlo fino all’ultima pagina!


Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?



Penso che questa sia un “dilemma” più per un compositore.
Da sempre negli anni si è usato fare riferimenti a musica passata sviluppandola e mutandola a proprio volontà e quindi una sorta di “globalizzazione” è sempre esistita.


Qual è il ruolo dell’Errore nella sua visione musicale? Dove per errore intendo un procedimento erroneo, un’irregolarità nel normale funzionamento di un meccanismo, una discontinuità su una superficie altrimenti uniforme che può portare a nuovi sviluppi e inattese sorprese...


Se si può chiamare “errore” direi che la poca coscienza nell'affrontare la musica potrebbe essere chiamata cosi.


Nel caso dello studio chitarristico ritengo la poca coscienza e la poca attenzione nell'uso della mano destra,spesso la totale casualità addirittura dell'uso delle dita, un errore che ho spesso riscontrato nello studio dei ragazzi.

Parliamo di marketing. Quanto pensa che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

Oggi è sicuramente importante il marketing ma possiamo dire che anche se in altri termini la stessa cosa esiste da sempre.
Leggendo una biografia di Vivaldi si scopre che era conosciuto ai suoi tempi non solo come musicista e compositore ma anche come organizzatore e promotore di eventi.
Stessa cosa rigurda Paganini che, a quanto ci risulta, era sicuramente un grande venditore di se stesso.

Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario? Tutta questa passiva tendenza ad essere aggiornati e di possedere tonnellate di mp3 che difficilmente potranno essere ascoltati con la dovuta attenzione non comporta il rischio di trascurare la reale assimilazione di idee e di processi creativi? Le faccio questa domanda perché vedo che chi si occupa di musica contemporanea e avanguardia ha già iniziato a reagire (autoproduzioni, net label, licenza creative commons) mentre per la classica non ho ancora colto segnali …

Penso solo che questa evoluzione, come dice lei “tonnellate di mp3 che difficilmente potranno esser ascoltati”, sta portando ad un avvicinamento alla musica sempre più superficiale e con meno qualità. Spero che ci sia un ritorno ad un ascolto meno “quantitativo” ma più “qualitativo”.

Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta.. Che musiche ascolta di solito?

Sicuramente 1-2 dischi di Mozart, con brani che amo molto come la sonata 570, il concerto per clarinetto ed orchestra, il concerto per flauto-arpa ed orchestra o alcuni estratti fantastici dall'opera poco conosciuta ma bellissima che è lo Zaide..
Poi anche qualche disco di chitarra come il cd monografico su Ponce di O.Ghiglia o un cd con musiche varie di Albeniz e Granados di J.Bream.
Altro disco che vorrei portare sarebbe l'incisione di Scherherazade di Rimsky-Korsakov.
Questa e molte altre opere sinfoniche e cameristiche sono le musiche che ultimamente ascolto di più.

Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?

Non ho cinque spartiti indispensabili ma spartiti e musiche che in un determinato momento ritengo “indispensabili” per il mio piacere di suonare e variano a seconda di progetti che ho col passare del tempo.

Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli ti sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Il primo consiglio che darei è di sceglier di iniziare questa carriera solo se si è veramente convinti. Spesso non esistono vacanze e può capitare di lavorare durante Natale o Pasqua per una registrazione o fare concerti ed esser stanchi di girare come trottole continuamente. Questo per quanto riguarda la vita quotidiana.
Per quanto riguarda lo studio, consiglio di affrontare tutto con il massimo impegno, convinzione e determinazione.
Ultimo consiglio ma forse il più importante è quello di imparare ad ascoltare prima di suonare e studiare; a volte capita di vedere durante le Masterclass ragazzi che si presentano per la loro lezione e poi si dileguano quando è il turno dei loro compagni.
Ascoltare la lezione di un compagno di corso può essere spesso fonte di idee e suggerimenti da applicare sul proprio repertorio di studio.

Con chi le piacerebbe suonare e chi le piacerebbe suonare? Quali sono i suoi prossimi progetti? Su cosa sta lavorando?

Non ho particolari “fantasie” su eventuali musicisti con cui collaborare.
Ho svariati progetti, concertistici, discografici ed editoriali ma preferisco parlarne quando sono terminati, anche perché spesso subiscono cambiamenti mentre sono in fase di lavoro e costruzione.

Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J.P.Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società?


Una risposta assoluta a queste domande non penso esista ma nel mio caso, il fare musica per me è vita e penso che la musica possa contribuire alla crescita di una persona, accrescerne la cultura e aiutarne la sensibilità.
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