domenica 31 agosto 2014

Guitars Speak: le chitarre contemporanee di Alessandra Novaga e Giacomo Fiore


Mercoledì sera alle 21 ricomincia Guitars Speak il programma radio interamente dedicato alla chitarra, sempre sulle frequenze di Radio Voce della Speranza.

Wednesday at 9PM Guitars Speak will start again the radio program entirely devoted to guitar, always on Radio Voce della Speranza

In questa prima puntata ascolteremo i nuovi lavori discografici, "La Chambres dex Jeux Sonores" e "IV electric american guitar",  usciti nel corso dell'estate del 2014 da parte di Alessandra Novaga e Giacomo Fiore. Due interessanti uscite discografiche, una in Cd e l'altra in Lp, interamente dedicate al repertorio contemporaneo e eseguite con chitarre elettriche.

In this first episode we will listen to two new records, "The Chambres dex Jeux Sonores" by Alessandra Novaga and "IV american electric guitar" by Giacomo Fiore, released in the summer of 2014. Two interesting releases, one is a Cd and the other a Lp, entirely dedicated to contemporary repertoire and performed with electric guitars.






venerdì 29 agosto 2014

Lou Harrison / Played by John Schneider / sound. at the Kings Road Park Pavilion: Just Guitars


John Schneider (born 1950) is a classical guitarist. He performs in just intonation and well-temperament, including pythagorean tuning, including works by Lou HarrisonLaMonte YoungJohn Cage, and Harry Partch. He often arranges pieces for guitar and other instruments such as harp or percussion.
Schneider is a professor of music at Los Angeles Pierce College.



giovedì 28 agosto 2014

Keep calm and ... Guitas Speak is back


MERCOLEDI' 3 SETTEMBRE TORNA, PER IL QUARTO ANNO, IL PROGRAMMA RADIO "GUITARS SPEAK" SULLE FREQUENZE DI RADIO VOCE DELLA SPERANZA

WEDNESDAY 3th SEPTEMBER THE RADIO PROGRAM "GUITARS SPEAK" WILL BE BACK ON RADIO VOCE DELLA SPERANZA 

mercoledì 27 agosto 2014

Recensione di Perpetual Frontier / The Properties of Free Music di Joe Morris, Riti Publishing, 2012



Lavoro davvero interessante questo libro realizzato da Joe Morris, chitarrista, contrabbassista, compositore e improvvisatore statunitense, interamente dedicato alla Free Music, nicchia musicale di origine prevalentemente newyorkese che integra al proprio interno elementi tratta dalla musica contemporanea, dal free jazz, dalla libera improvvisazione e dalla musica etnica.
Se mi è permesso fare una comparazione, questo libro può stare comodamente a fianco dei volumi della serie Arcana edita da John Zorn e al fondamentale Improvisation: Its Nature and Practice in Music di Derek Bailey.
L’obiettivo del libro è infatti quello di formulare una precisa analisi delle caratteristiche improvvisative e compositive che accomunano la comunità di musicisti che da diversi anni si dedicata con assiduità e impegno alla Free Music. E’ singolare che, come già per il libro di Bailey e per quelli editi da John Zorn, siano gli stessi musicisti a impegnarsi in questo gravoso compito. Come mai questa particolarità? Concordo sul fatto che questo genere musicale non goda né di molta popolarità e seguito né che sia particolarmente semplice da descrivere e interpretare, anche tecnicamente, però trovo che questa sia l’ennesima dimostrazione di una grave carenza da parte del giornalismo musicale, carenza che in pratica costringe i musicisti stessi a improvvisarsi (scusate il gioco di parole) loro stessi giornalisti e informatori del loro pubblico.




E devo anche dire che ci riescono decisamente bene: il libro di Morris è ottimo e ha il grande pregio di non solo dare delle informazioni tecniche sulle caratteristiche che riguardano l’improvvisazione e la composizione, ma anche di dare una prospettiva storica sullo stato dell’arte della Free Music, citando e spiegando correttamente anche le diverse “sorgenti musicali” (Unit Structures, Harmolodics, Tri-Axiom Theory e European Free Improvisation) da cui la Free Music attinge e corredando il tutto con 15 interviste a musicisti direttamente impegnati e collegati con questo genere musicale.

Attenzione non si tratta di un libro strettamente tecnico, nel senso che non ci sono all’interno consigli specifici o metodologie tecniche da dover seguire per poter suonare Free Music, ma piuttosto un’analisi dettagliata delle caratteristiche stesse della Free Music e delle filosofie che accomunano la comunità di musicisti che si muove in questo ambito musicale. In questo senso trovo si tratti davvero di un ottimo lavoro, impegnativo e coraggioso nello stesso tempo, un libro che non solo conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, le doti e la statura musicale di Morris, ma anche le sue complesse e articolate capacità di analisi e di pensiero musicale. Non per nulla Joe Morris è un chitarrista ….

martedì 26 agosto 2014

Review of Perpetual Frontier / The Properties of Free Music by Joe Morris, Riti Publishing, 2012


One of the most interesting book I have read this year, this work written by Joe Morris, American guitarist, bassist, composer and improviser, entirely dedicated to Free Music, musical niche mostly based in New York that integrates elements drawn from contemporary music, free jazz, free improvisation and the ethnic music.
If I shall make a comparison, this book can stand comfortably alongside the volumes of the Arcana series published by John Zorn and the fundamental Improvisation: Its Nature and Practice in Music by Derek Bailey.
The aim of the book is to formulate a precise analysis of the improvisational and compositional characteristics that unite the community of musicians who for many years devoted himself with assiduity and commitment to Free Music. It 'strange that, as for the book by Bailey and those published by John Zorn, are the same musicians to engage in this difficult task. Why is this worth mentioning? I agree that this kind of music does not enjoy much popularity nor that it is particularly easy to describe and interpret, even technically, but I find that this is a further evidence of a serious failure on the part of music journalism, this deficiency forces musicians themselves to improvise themselves (excuse the pun) their own journalists and whistleblowers of their audience and music.




And I must also say that they succeed remarkably well: Perpetual Frontier is great book and has the great advantage of not only give technical information about the characteristics that affect improvisation and composition, but also give you a historical perspective on the state of 'art Free Music, quoting and explaining correctly even different "music sources" (Unit Structures, Harmolodics, Tri-Axiom Theory and European Free Improvisation) from which the Free Music draws and adding to it all with 15 interviews with musicians directly involved and connected with this kind of music.
Please note this is not a strictly technical book in the sense that there are no specific recommendations within or technical methodologies from having to follow in order to play Free Music, but rather a detailed analysis of the characteristics of the same Free Music and philosophies that unite the community of musicians that moves in this field of music. In this sense, I find it is really a great job, challenging and brave at the same time, a book that not only confirms, if ever it were needed, the skills and the musical stature of Morris, but also his complex and analytical skills and musical thought. But we know … Joe Morris is a guitar player...


domenica 24 agosto 2014

Intervista a Tommaso Ieva di Giuseppe Chiaramonte


GIUSEPPE CHIARAMONTE 
Iniziamo da lontano. Tu sei nato in Germania e lì hai vissuto per la maggior parte del tempo, a parte una parentesi di alcuni anni in Italia, dove hai ricevuto una prima e importante formazione musicale. Musicalmente (ma non solo) parlando, ti manca l’Italia? Pensi di tornare un giorno? 

TOMMASO IEVA
Dunque, dal 1985 al 1995 ho vissuto in Italia, dove ho ricevuto la mia prima formazione in chitarra classica presso l'associazione “Amici della musica” di Andria, ho goduto di una preparazione molto solida e “classica” che si concentrava su una preparazione fedelmente orientata al vecchio ordinamento vigente presso il conservatorio di Bari. L'Italia è relativamente vicina dal punto di vista geografico, mi mancano ovviamente tantissime cose tra cui i legami indelebili con la mia radice culturale nonché patria e madrelingua, ma per fortuna ho spesso la possibilità di rientrare per brevi periodi, pertanto riesco in parte a colmare la mancanza. E' difficile affermare di poter rientrare in via definitiva, in quanto esiste attualmente una situazione particolarmente proibitiva un po’ per tutti i giovani, l'auspicio è di ritrovare un giorno un tragitto percorribile, anche se devo ammettere che non è facile intravederne una realizzazione.

G.C. 
Si sente spesso dire che l’Italia non è un paese per musicisti, per tutta una serie di motivi. Cosa ci dici della Germania? 

T.I.
Parlando dell'Italia credo che tutti siano concordi nell'affermare che si tratti di un Paese che in passato (come ancora oggi) ha saputo dare un'indelebile traccia ed un notevole apporto nella divulgazione e sviluppo di tutte le arti, spiccano di epoca in epoca i grandi maestri, partendo da quelli rinascimentali, fino a giungere a quelli contemporanei. Secondo me il nocciolo della questione è che la nostra condizione attuale è una condizione poco agiata a causa di un ambiente difficile. A rendere le cose ulteriormente complicate è il dato di fatto che in altri campi professionali è magari meno arduo ed estenuante affermarsi e guadagnarsi da vivere. Il problema maggiore è la scarsa valorizzazione dei nostri talenti, spesso si assiste alla commercializzazione e divulgazione di tutto ciò che è immediato e passeggero, forse è nel nostro “Zeitgeist”, come direbbero i tedeschi, negare al musicista di classe emergente quel sostegno a volte determinante; a mancare è soprattutto un “Leitmotiv” che potrebbe spingere i più dotati verso indelebili orizzonti, raggiunti dai nostri avi. E' una questione legata alla mentalità contemporanea di fondo e con ogni certezza anche alla mancanza di una rete strutturale ed istituzionale pronta ad investire in una elevata qualità formativa, non contribuendo in maniera sufficiente a creare le premesse per un risvolto professionale duraturo e stabile. Si finisce quindi nella rete della precarietà che soffoca tanti talenti sul nascere. La Germania è dotata di una politica giovanile protesa ad investire, la mentalità consiste nel fornire servizi sempre più competitivi;  esiste pertanto, vicino al settore industriale trainante, una possibilità, per il campo artistico-culturale, di funzionare. Ne scaturiscono tante opportunità dove è sicuramente possibile portare avanti progetti importanti. Le istituzioni forniscono possibilità anche se non posso negare che sono subentrate restrizioni anche qui negli ultimi tempi.


G.C.
Nella nostra ultima chiacchierata mi dicevi che come docente hai tantissime richieste, suppongo che ci sia una particolare sensibilità da parte delle famiglie, delle istituzioni etc. verso la didattica musicale. Nel contempo tu sei un concertista, registri dischi e organizzi da qualche anno un importante Festival Internazionale a Vaihingen (Gitarrentage Vaihingen), di cui parleremo dopo. Come riesci a conciliare tutti questi impegni e, soprattutto, se dovessi ordinare per priorità le tue attività di docente, organizzatore di eventi, concertista, quale sarebbe quest’ordine?

T.I.
A volte mi pongo la stessa domanda, analizzando la mole di lavoro scaturita ed assolta nel corso di un anno di lavoro, rivisitando tutti i compiti svolti , riflettendoci mi rendo conto delle proporzioni ciclopiche che comporta il coordinamento di questi ambiti che comunque hanno una peculiarità in comune, dato che da un certo punto di vista si correlano e completano tra loro. Credo sia possibile conciliarli attraverso la tenacia, il duro lavoro, la determinazione nel riuscire a portare tutti i compiti al termine, la forza di volontà e soprattutto la pianificazione immediata ed attenta. Certo, gestire e portare a termine un festival intero, dove oltre a dirigere, pianificare, eseguire un concerto al contempo ho svolto compiti amministrativi, devo ammettere è un compito tutt'ora non facile, tuttavia di fatto ad oggi siamo giunti alla 4a edizione che attesta la risolutezza con cui è stata pianificata ogni stagione ed edizione dello stesso. Alla fine contano i fatti e le ottime recensioni ricevute che ricaricano di energia positiva il festival dotato di un'atmosfera più unica che rara. Al di là di qualsiasi cosa che a seguito di una maggiore esperienza possa ancora crescere, il festival sembra essere partito collocandosi tra gli eventi culturali di spicco e maggior apporto internazionale siti nella cittadina di Vaihingen. E' sicuramente come uno dei più innovativi nel panorama chitarristico internazionale che riesce a coinvolgere chitarristi provenienti da tutti i continenti.
Conciliare e correlare tra loro queste attività è stato da sempre un sogno, posso affermare di aver saputo avverare in una parte della mia vita questi tre campi quasi in conflitto tra loro, non vorrei dare un ordine prioritario a l'una o l'altra attività svolta. Ma sono convinto che esse siano correlate tra loro da un vincolo che le intreccia a volte favorendole, a volte portandole in contrapposizione tra loro, ma esse si incontrano, si mescolano dando vita ad unicum di straordinaria vitalità ed intensità. L'attività pedagogica con allievi di tutte i ranghi, come i concerti in Italia e fuori ed il costante scambio e lavoro di collaborazione, organizzazione e contatto con i colleghi hanno fruttato risultati interessanti, producendo nuove opportunità condivise e apprezzate da tanti.  


G.C.
Come esecutore hai un repertorio che spazia dalla musica rinascimentale alla musica contemporanea, ma vorrei sottolineare soprattutto l’importanza che dai alle trascrizioni, per le quali proponi un taglio molto personale, con l’utilizzo anche di effetti ricercati sulla chitarra classica che stanno avendo un bel successo tra il pubblico e tra i colleghi chitarristi. Vuoi fare qualche esempio?

T.I.
Sicuramente è la trascrizione di “Libertango”,  unica nel suo genere per come è stata ideata, che ha da sempre riscontrato il plauso da parte di pubblico e colleghi. Nella stessa ho applicato una tecnica ibrida a cavallo tra percussione della mano destra e percussioni della mano sinistra che nel contempo tracciano anche il ritmo armonico. E' questa miscela semplice ed efficace  a rendere il brano interessante, mi auguro che presto sarà possibile ascoltarlo su Youtube ed inoltre ho deciso di pubblicarne una trascrizione sul mio sito Web in allestimento anche se qui dovrò, prima ancora di affermarlo con certezza, accordarmi con la Curci G.m.b.H. e la GEMA di Berlino, che in collegamento con Milano ha il potere di dare il via libera. Un altro aspetto interessante è che nello stesso brano esiste una sezione intermedia di cui io stesso ne sono scrittore in sintonia con tutta Libertango, questa parte apporta un ampliamento interessante e discreto che non ne sconvolge la stesura originale, rispettando la scrittura di A. Piazzolla e rendendola una trascrizione unica con un'impronta del tutto personale ed originale.

G.C.
Sta per uscire un tuo disco dal titolo “La Catedral”. Vuoi darci delle anticipazioni sulla scelta del repertorio, la scelta del titolo...? Vogliamo incuriosire i nostri lettori…

T.I.
Il mio primo lavoro che sarà pubblicato in autunno. Il CD è uno spaccato di diverse epoche. Partendo dall'epoca rinascimentale giungerò fino alla musica contemporanea. Ho deciso di intitolarlo "La Catedral“ in omaggio ad Augustine Barrios, la cui morte ricorre 70 anni fa. Ci saranno alcuni pezzi molto interessanti di Dowland, poi Narvaez, Rodrigo, Tarrega, Stepan Rak e tanti altri ancora …
Il CD e' nato durante diverse fasi. E‘ interessante perché varia molto anche dal punto di vista del suono; ho utilizzato diverse soluzioni timbriche adoperando il capotasto, usando diverse chitarre ...

G.C.  
Che strumenti usi solitamente per le tue performance? Quali sono gli strumenti che preferisci? Usi gli stesso strumenti per registrare e per suonare dal vivo? Mi parlavi anche di una fedele riproduzione di una Stauffer del periodo romantico con la quale suonare il repertorio della prima metà del XIX secolo, hai già delle registrazioni con questo strumento?

T.I.
Di solito uso una chitarra Stauffer nella parte iniziale, che adopero anche per la musica antica, il suono si presta molto bene anche per dare un carattere più autentico alla musica rinascimentale, ad esempio, una sorpresa!, cosa che non avevo minimamente tenuto in considerazione quando ordinai lo strumento, infatti credevo di usarla solo ed esclusivamente per suonare compositori romantici, finché riscontrai che il suono è davvero molto più „universale“ di quanto si possa immaginare. Altrimenti ho strumenti tedeschi innovativi come ad esempio una chitarra costruita da Carl Herrmann Schaefer, di cui spicca molto sia la volumetria che la rotondità del suono. Ho inoltre una chitarra tradizionale che si rifà a Torres, costruita da Nikola Minev, molto bella, le cui timbriche sono particolarmente indicate per l'interpretazione di Tarrega e compositori dell‘epoca tardo romantica spagnola oltre che quelli del novecento storico nostrano.


G.C. 
Cambiamo argomento, e parliamo finalmente del Festival Internazionale Gitarrentage Vaihingen. Ho dato uno sguardo al programma del 2014 e agli artisti presenti e devo dire che è veramente notevole da tutti i punti di vista. C’è spazio per giovani esordienti così come per chitarristi affermati, ci sono numerosi concerti, conferenze e masterclass, e via dicendo. E poi c’è  spazio per diversi generi musicali (classica, flamenco, jazz…). Un festival a 360 gradi insomma.  Ma lascerei la parola a te. Vuoi parlarci di come è nato questo evento? Com’è la risposta della gente e delle istituzioni di Vaihingen e dintorni? E, in particolare, quali sono le novità dell’edizione di quest’anno, dove avrò l’onore di partecipare anche io?

T.I.
Nel 2010 suonai su invito del direttore di una delle scuole dove iniziai la mia attività di insegnante, nella chiesa ormai sconsacrata ed adibita a sala auditorium di Vaihingen, notai immediatamente le eccellenti qualità acustiche di cui essa era dotata. Ricordando l'esperienza di altri festival frequentati a Nuertingen, Wetzlar oppure Darmstadt mi venne in mente l'idea di provare a condividere le potenzialità della sala con altri chitarristi, non immaginando ancora che da lì avrei addirittura creato le premesse per un festival il cui risvolto e la cui crescita hanno ad oggi contribuito a dare spazio sia ai giovani ( vedasi Jugendgitarrenorchester Baden Wuerrtemberg ), che ai chitarristi affermati, come ad esempio Heike Matthiesen, Giulio Tampalini, Stefan Hladek, oppure giovani talenti ormai affermati come ad esempio David Dyakov, Francesco Teopini, Antonio Malinconico e tantissimi altri ancora che non sto qui ad elencare perché basta consultare il mio sito: http://gitarrentagevaihingenenz.jimdo.com/.
Ho creato il festival per dare spazio e rilievo a tutti. Una particolare attenzione rivolgo ai giovani chitarristi dotati in cerca di una seria possibilità di esibirsi. Ho fatto del mio meglio per creare sinergie con realtà locali, ma ho anche coinvolto artisti provenienti da tanti paesi diversi, così facendo abbiamo avuto ad oggi (e siamo giunti soltanto alla quarta edizione) chitarristi provenienti da ogni dove. E non soltanto chitarristi, anche
percussionisti, ballerine, cantanti, violinisti e cosi via, dato che la musica cameristica con la chitarra trova sempre un posto di rilievo nelle diverse edizioni.  La gente è man mano aumentata di edizione in edizione e a oggi abbiamo riscontrato un ottimo supporto grazie soprattutto alla gentile attenzione e sensibilità del
comune di Vaihingen an der Enz.
L'edizione di quest'anno vedrà diverse novità, ci saranno di nuovo diversi corsi, un congresso per l'esposizione di strumenti storici e contemporanei, un congresso con le chitarre appena forgiate condotto appunto da Giuseppe Chiaramonte, Masterclass sia per l'interpretazione di musica antica (con il supporto della liutista Sigrun Richter) che moderna, grazie a Stefan Hladek e tanti altri.
Inoltre il programma sarà arrichito di musica flamenco, Fingerstyle e Jazz grazie alla partecipazione di Afra Rubino Malmstroem da Goteborg ( Svezia ), Ray Sandoval (Londra ) e David Lindorf ( Austria ). Sta a voi non perdervi quest'evento !      

G.C. 
Parliamo un po’ dei tuoi progetti futuri. So che stai già pensando all’edizione del festival dell’autunno 2015! E so che stai già lavorando su un nuovo CD, completamente diverso… possiamo avere qualche anteprima per i lettori del nostro Blog? 

T.I.
Il mio prossimo lavoro discografico si baserà su musiche di J.S. Bach, J.K. Mertz, Giulio Regondi, C. Domeniconi. In questo disco la chitarra Stauffer, ora ancora in una fase di “rodaggio”, godrà di una particolare applicazione con uso di corde in Nylgut …

G.C.  
Tommaso, ti ringrazio a nome di tutto lo Staff del Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche per la tua disponibilità e sarai sempre il benvenuto se vorrai condividere con noi i tuoi progetti e i tuoi eventi futuri. Una piccola anticipazione per i lettori del Blog… potrete ascoltare Tommaso Ieva dal vivo in Italia a Brescia nel mese di settembre 2014… non mancheremo di segnalarvi tutti i dettagli appena saranno in nostro possesso!  


venerdì 22 agosto 2014

Rig Rundown - Wilco's Nels Cline on Premier Guitar

Rig Rundown - Wilco's Nels Cline


Amazing video with Wilco lead guitarist Nels Cline who walks us through his entire rig including Fender Jazzmasters, Schroeder Amps, and an expansive pedalboard on Premier Guitar.

giovedì 21 agosto 2014

Review of IV American Electric Guitar by Giacomo Fiore, 2014



Fourth record release for Giacomo Fiore, italian guitarist from Genoa, who has now established strong roots in the artistic ground in California. Perhaps to enshrine his "housing" in the USA, he has produced his fourth recording effort devoted entirely to 4 masterpieces of American electric guitar literature.
The passeges recorded here are Until it blazes (2001) by Eve Beglarian, Another Possibility (2004) by Christian Wolff, Hair of the Thing That bit you (2011) by Anthony Porter and FreeHorn (2004) by Larry Polansky. Curious thing about this work: it’s realesed non only in digital format but in LP also, not in cd.
A choice a little 'contemporary hipster or indie rock’, if you wantl, which, however, increases my level of sympathy for this really interesting job: Giacomo Fiore is an excellent musician, and this album is a great work of contemporary music, that presents some interesting news.
It has become evident that there is a new generation of young guitarists who can no longer distinguish not only between classical and contemporary repertoire, but also between classical, electric and acoustic guitar. Until a few years ago there were only rare performers who competed with ease between the different (evolutionary) forms that allows the guitar, now it seems to be almost normal for a guitar player who comes out of the Conservatory to play easily instruments not for normal academic study , playing a repertoire of predominantly US composers dedicated to electric and acoustic instruments.
In the United States the electric guitar seems to have been received with greater favor than our country, aided, perhaps, its wider dissemination in popular music, and a more postmodernist attitude by the composers themselves.
Compared to other performers who have dedicated themselves to the same repertoire (I quote Seth Josel and Emanuele Forni for Eve Beglarian’s passage and Gilbert Imperial for Another Possibility by Christian Wolfe) it seems to me that in this record Giacomo works for a greater attention to the sound, to what Premier Guitar magazine calls "relentless pursuit of tone", the kind of disease and beneficial obsession that drives every electric guitarist to the pursuit guitars, pickups, amplifiers and pedals ideal for defining and achieving that pure, electrical, saturated, warm, sharp, etc. etc. sound that every guitarist craves always creating his distinctive brand that does stand out among the legions of worshipers Fender, Gibson, Music Man, Epiphone etc. etc ... Giacomo Fiore definitely seems to have accepted this "spell", I read it in the notes of the LP that everything was played with a Fender Princeton amp, while the guitars concerned were a Music Man Morse Y2D and Resophonic Republic tricone guitar, refretted to adapt it to Just Intonation: this is what I call a love for a vintage sound!.
The result is a brilliant record, that sounds great both in digital format and through the grooves of the Long Playing, perhaps precisely because of that vintage tone, in my opinion, the song that has got the best treatment is Untili it blaze, which seems become a post-minimalist trance close to certain Ambient Brian Eno things, very nice it is interesting too FreeHorn by Larry Polansky with its computer’s interpolations.
Really a nice job that denotes artistic maturity and style.


This project was supported by New Music USA, made possible by annual program support and/or endowment gifts from the Helen F. Whitaker Fund, Aaron Copland Fund for Music, Mary Flagler Cary Charitable Trust.

IV American Electric Guitar can be purchased directly on the site of Giacomo Fiore: http://www.giacomofiore.com/#iv-american-electric-guitars

martedì 19 agosto 2014

Recensione di IV American Electric Guitar di Giacomo Fiore, 2014



Quarta uscita discografica per Giacomo Fiore, chitarrista genovese, che ha ormai stabilito salde radici in terra californiana. Forse a sancire questo suo “accasamento” negli USA, è uscito da poco questa sua quarta fatica discografica interamente dedicata a 4 capolavori della letteratura chitarristica elettrica americana.
I brani qui registrati sono Until it blazes (2001) di Eve Beglarian, Another possibility (2004) di Christian Wolff, Hair of the thing that bit you (2011) di Anthony Porter e FreeHorn (2004) di Larry Polansky . Cosa curiosa nell’ambito della musica contemporanea questo lavoro non esce in format cd ma è disponibile solo in format digitale oppure in vinile, il caro vecchio LP.
Una scelta un po’ da hipster contemporaneo o da indie rock, se vogliamo, che tuttavia aumenta il mio livello di simpatia nei confronti di questo lavoro davvero interessante.
Premesso che Giacomo Fiore è un eccellente musicista e che questo disco è un ottimo lavoro di musica contemporanea, questo suo IV presenta a mio avviso alcune interessanti novità.
Appare ormai evidente come sia presente una nuova generazione di giovani chitarristi che non distingue più non solo tra repertorio classico e contemporaneo, ma anche tra chitarra classica, chitarra elettrica e acustica. Se fino a pochi anni fa erano rari gli interpreti che si cimentavano con disinvoltura tra le diverse forme (evolutive) che la chitarra permette, oggi sembra che sia quasi normale che un chitarrista che esce dal Conservatorio imbracci con disinvoltura strumenti che escono dal normale studio accademico, accogliendo un repertorio di natura prevalentemente statunitense dedicato agli strumenti acustici e elettrici.
Negli Stati Uniti la chitarra elettrica sembra essere stata accolta con maggior favore rispetto al nostro paese, complice, forse, sia la sua maggiore diffusione nella musica popolare, sia un atteggiamento che mi piace definire più postmodernista da parte degli stessi compositori.
Rispetto a altri interpreti che si sono dedicati allo stesso repertorio (cito Seth Josel e Emanuele Forni per il brano di Eve Beglarian e Gilbert Imperial per Another Possibility di Christian Wolfe) mi sembra che in questo disco Giacomo sia artefice di una maggiore attenzione al suono, a quello che la rivista Premier Guitar definisce “relentless pursuit of tone”, ovvero quella sorta di malattia e benefica ossessione che spinge i chitarristi elettrici alla continua ricerca della chitarra, dei pickup, degli amplificatori e dei pedali ideali per la definizione e il raggiungimento di quel suono puro, elettrico, saturo, caldo, tagliente, etc. etc. cui ogni chitarrista agogna da sempre, generando il suo marchio distintivo che lo fa emergere tra le legioni di adoratori di Fender, Gibson, Music Man, Epiphone etc. etc….
Giacomo Fiore sembra decisamente aver accettato questa “malia”, leggo infatti nelle note del 33 giri che tutto è stato suonato con un amplificatore Fender Princeton, mentre le chitarre interessate sono state una Music Man Morse Y2D e Republic tricone resophonic guitar, rifretatta per adeguarla alla Just Intonation: quando si dice l’amore per un suono vintage!
Il risultato è un disco notevole, che suona benissimo sia in formato digitale sia attraverso i solchi del 33 giri, forse proprio a causa di questo vintage tone, a mio avviso il brano che gode di più di questo trattamento è Untili it blaze, che sembra diventare una trance post minimalista vicina a certe cose Ambient di Brian Eno, molto bello è interessante FreeHorn di Larry Polansky con le sue interpolazioni informatiche.
Davvero un bel lavoro che denota ormai una acquisita maturità artistica e stilistica.




Questo progetto è stato supportato dal  New Music USA, reso possibile dal sostegno annuale del Helen F. Whitaker Fund, Aaron Copland Fund for Music, Mary Flagler Cary Charitable Trust


IV American Electric Guitar è acquistabile direttamente sul sito di Giacomo Fiore: http://www.giacomofiore.com/#iv-american-electric-guitars