martedì 30 settembre 2014

Master di II Livello in Interpretazione della Musica Contemporanea presso Conservatorio Santa Cecilia





I docenti di strumento:

Enzo Filippetti, Sassofono - Daniele Roccato, Contrabbasso
Gianluca Ruggeri, Percussioni - Luca Sanzò, Viola
Arturo Tallini, Chitarra
Scadenza domande di ammissione: 31 Ottobre 2014

Presto i nomi dei compositori e musicologi coinvolti nel progetto.

domenica 28 settembre 2014

5 ottobre 2014 Elettrika day - Roma Guitar Festival



5 ottobre 2014
 

Elettrika 2014, il primo festival di Roma dedicato alla chitarra dà appuntamento il 5 ottobrea tutti gli appassionati, musicisti e addetti del settore della chitarra e del basso, in via Portuense, 741 presso SGM conference center.
Con l’obiettivo di accogliere e raccogliere una comunità di musicisti dando la possibilità d’incontro, scambio e confronto, viene riproposta la formula sperimentata con "Batterika" e che ha ottenuto un grande successo di pubblico (con una media di 4000 presenze a edizione):
circa 50 eventi in 11 ore no-stop (dalle 10 alle 21) di musicadidatticapresentazioni eanteprime.
Sui palchi del grande auditorium da 400 posti, della sala clinic (200 posti) e della sala demo(100 posti) si succederanno numerosi artisti, che rimarranno poi a contatto diretto con i visitatori per tutta la giornata. Un palco esterno destinato a esibizioni acustiche e alle scuole di musica sarà allestito nell’area esterna.
Gli eventi musicali principali, distribuiti sulle 3 aree dedicate a concerti, clinic e demo, saranno organizzati in orari sfalsati in modo da dare l’opportunità a tutto il pubblico di partecipare a più attività possibili.

1000 mq del centro congressi sono dedicati allo spazio espositivo per provare comprare chitarre, amplificatoripedali e accessori preferiti, a un’area per la propedeutica musicale dove i bambini da 5 a 11 anni potranno sperimentare il loro primo approccio alla musica, e infine a un settore dedicato alle scuole di musica che metteranno a disposizione i loro insegnanti per lezioni di prova gratuite.
Sul palco concerti si succederanno a partire dalle ore 10,15: OnryoLello Panico  Band, Mats Hedberg & BFH, Franco Vinci Blues BandWilliam Stravato BandCiro Manna Band,Lorenzo Feliciati/Rocco ZifarelliC5 - Chitarre in Blues.
Sul palco clinic a partire dalle 11,00: Andrea De Luca (Lap steel guitar), Francesco Fareri (7/8 strings shred guitar)Adriano Viterbini, Ivano Icardi (Rock Chord Melody, Notes Displacement, Touch, Timing & Groove), Daniele Bazzani (Acustic guitar finger style), Simone Gianlorenzi (Il suono di Van Halen), Egidio Marchitelli.

Per dettagli e maggiori info www.elettrikaday.com
Il programma potrebbe subire variazioni vi preghiamo di verificare gli aggiornamenti sul sito e sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/elettrikafestival

Biglietti:
€8,00 intero (comprensivo di parcheggio fino a esaurimento posti) - €5,0 ridotto – bambini fino a 12 anni gratuito
info e prevendite:

Direzione artistica: Lucrezio de Seta
Elettrika è un evento ideato e realizzato da Mirella MurriAugusto Cherubini e Lucrezio de Seta e prodotto con MusicOffChitarre magazine.

venerdì 26 settembre 2014

Review of “The Sauna Session” by Piero Bittolo Bon’s Lacus Amoenus ft. Peter Evans, Long Song Records, 2014




A sweaty summer session of radical free music!” So quotes the note accompanying this CD characterized by an unusual and beautiful graphics, made by the talented Lucia D'Errico, this time quoted not as a guitarist but for her psychedelic graphic style: bright colors, curious design, even a red cat equipped with one eye and an anatomical representation of a smiling minimal human body. 



For this cd Piero Bittolo Bon has decided to move the band, Peter Evans (trumpet), Simone Massaron the guitars, Glauco Benedetti tuba) and Tommaso Cappellato (drums), in a studio equipped with sauna (or in a sauna equipped with a recording studio ) in the hope that the Finnish vapors obtained by throwing water on the hot stones would improve concentration and permit high peaks of creativity in which his associates have long since become accustomed.
The result rewards definitely the choice of this steamy and hot free jazz sauna: it is a real musical session defined by high intensity and temperature. All the musicians struggle very hard giving a hot performance, in particularly the “brass area” supported by the thrust generous and tenacious percussion by Cappellato and the guitar inventions by Massaron.
Yet another quality choice by our italian Long Song Records, another certificate from the Italian jazz. Go on, Piero! Never Stop!


giovedì 25 settembre 2014

Recensione di “The Sauna Session” di Piero Bittolo Bon’s Lacus Amoenus ft. Peter Evans, Long Song Records, 2014


A sweaty summer session of radical free music!” Così cita la nota che accompagna questo Cd dalla grafica tanto insolita quanto bella, opera della bravissima Lucia D’Errico, questa volta in veste non di chitarrista ma di grafica dallo stile psichedelico e lisergico: colori accesi, disegni curiosi, perfino un gatto rosso attrezzato con un occhio solo e una rappresentazione anatomica del corpo umano minimal sorridente.



Per questo cd Piero Bittolo Bon ha ben pensato di trasferire la band (Peter Evans alla tromba, Simone Massaron alla chitarre, Glauco Benedetti alla tuba e Tommaso Cappellato alla batteria) in uno studio attrezzato a sauna (o in una sauna attrezzato a studio di registrazione) nella speranza che i vapori finlandesi ottenuti gettando acqua sulle pietre roventi migliorassero la concentrazione e innalzassero i picchi di creatività a cui i suoi sodali ci hanno da tempo ormai abituati.
Il risultato premia sicuramente la scelta saunistica: si tratta di una vera e propria session musicale ad alta intensità e temperatura. Ci danno tutti dentro di gusto, in particolare i fiati che fanno da “lame apripista” musicali coadiuvati dalla spinta generosa e tenace delle percussioni di Cappellato e dalle invenzioni di Massaron.
Ennesima scelta di qualità da parte della nostrana Long Song Records, ennesimo attestato da parte del jazz italiano. Avanti sempre così, Piero.




mercoledì 24 settembre 2014

Guitars Speak: la chitarra di Stefan Grossman


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Questa sera alle 21 sulle frequenze di Radio Voce della Speranza, andrà in onda la chitarra di Stefan Grossman. Grandissimo divulgatore, grandissimo chitarrista, grandissimo insegnante: gli appassionati di fingerpicking blues dovrebbero erigere un giusto monumento a Stefan Grossman. Se la chitarra acustica, il fingerpicking blues hanno il seguito di cui godono gran parte del merito è sicuramente suo. Dedicargli una puntata su Guitars Speak .. mi sembra davvero il minimo.


This evening at 9PM on Radio Voce della Speranza we will listen to Stefan GRossman's acoustic guitarGreat communicator, great guitarist, a great teacher: all fingerpicking blues fans should erect a guitar memorial to the great Stefan Grossman. If the acoustic guitar and fingerpicking blues have such a great following  much of the credit is certainly his. Dedicating a Guitars Speak's episode to Stefan Grossman .. it's the less we can do!

Playlist:

01_Yazoo Basin Boogie
02_Dallas Rag
03_Delta Slide of 1928
04_Death Come Creeping
05_The Windblown Star
06_Struttin' Rag
07_The Entertainer
08_Under The Volcano
09_Shake That Thing

martedì 23 settembre 2014

Recensione di “Frames Dialoghi tra Musica e Arti Figurative” di Marta Dolzadelli, Sinfonica, 2014



Idea interessante e intelligente quella di Marta Dolzadelli di creare un fil rouge tra vari brani musicali, molto diversi tra di loro per caratteristiche, compositori e struttura, unendoli sotto la comune ispirazione legata alle arti figurative.
Così in questo cd troviamo a fianco di quattro capricci tratti dai 24 Caprichos de Goya di Mario Castelnuovo-Tedesco (che aprono e chiudono il cd creando un ideale senso circolare a questa galleria d’arte), The Blue Guitar di Michael Tippett, i cui 3 movimenti purtroppo non vengono spesso eseguiti e registrati, Equinox di Toru Takemitsu, ispirato all’opera omonima di Mirò. A far compagnia a questi pezzi già conosciuti la piacevole scoperta di altri tre brani registrati come premiere recording, Im Nebel di Marco Ramelli, dedicata allo scultore … nippon-milanese Kengiro Azuma, Images of Fear del compositore finlandese Kai Nieminen dedicato a Paul Klee e i Quattro Aforismi di Marco De Biasi, composizioni fonocromatiche tratte dall’opera pittorica dello stesso autore intitolata Quattro Movimenti, le cui immagini si posso vedere nel booklet che accompagna il cd.

Mi sento di sintetizzare questa recensione in alcuni termini come sospensione, attesa, senso dello spazio. Marta Dolzadelli riesce a creare un senso di sospensione all’interno della propria musica sfruttando a fondo i colori che la tavolozza della sua chitarra le mette a disposizione. Esiste una tradizione giapponese nell’arte della calligrafia e della pittura secondo la quale il dipinto non è che il risultato, il gesto finale di un atto, di una tensione, di un desiderio di volontà, di una urgenza spirituale che origina molto, molto prima nella mente, nel corpo, nelle mani, nel gesto e nel pennello dell’artista che trova il suo rapido, immediato, consequenziale sfogo nell’inchiostro e nei colori che si adagiano su una tela. In questo senso l’opera d’arte è molto di più (e molto di meno) della sua semplice estetica visiva. Mi sembra, da provano delle arti figurative quale io sono, di ritrovare questa stessa urgenza, questo meccanismo creativo, questo senso di continuità nella chitarra di Marta: la sua musica vibra già prima che le sue dita incontrino le corde, allo stesso modo come l’aria continua a vibrare dopo che la sua chitarra ha suonato l’ultima nota. Così come l’immagine dipinta su un quadro continua a esercitare la sua forza una volta che il pittore ha terminato la sua opera. Tutto molto bello, molto poetico e intenso, una stellina in più per il brano Im Nebel, ma forse è perché apprezzo e conosco l’opera di un artista poetico, raffinato e così immerso nella natura come Kengiro Azuma.

lunedì 22 settembre 2014

Guitars Speak: la chitarra di Pierluigi Potalivo



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Questa sera alle 21 su Radio Voce della Speranza. La chitarra di Pierluigi Potalivo.
Brillante interprete e compositore Pierluigi Potalivo ci illustra in questa puntata a lui dedicata il suoi due lavori discografici Spirito di una Sonata del 2010 e Opera (a) due uscita quest'anno da pochi mesi e dedicata a un nuovo repertorio per chitarra classica e mandolino, un passo avanti nella tradizione napoletana e classica.

This evening at 9PM on Radio Voce della Speranza: Pierluigi Potalivo.
Pierluigi Potalivo is an italian brilliant performer and composer, in this Guitars Speak's episode dedicated to him we talk about and listen to his two records Spirito di una Sonata (2010) and Opera (a) due released this year a few months ago  and dedicated to a new repertoire for classical guitar and mandolin, a step forward in the Neapolitan and classical tradition.


Intervista a Marta Dolzadelli per il Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche, di Andrea Aguzzi


La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il tuo amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suoni o hai suonato?

Così come in tante case, anche nella mia c’era una vecchia chitarra con cui mia madre si accompagnava mentre cantava: da subito il suono di questo strumento mi ha stregata, tanto che al momento di iscrivermi alla scuola media ho scelto senza esitazioni l’indirizzo musicale, da pochi anni attivato nel mio paese.
Qui ho incontrato il mio primo insegnante Luca Trabucchi che mi ha guidata fino al diploma. In seguito ho approfondito lo studio del repertorio con Andrea Dieci e Bruno Giuffredi.
Il mio primo strumento di liuteria è stato una chitarra di Renato Barone del 2001, cui si è aggiunta da un paio di anni una chitarra di Stefano Moccetti, con la quale ho anche registrato Frames.

Quest’anno è uscita la tua prima prova discografica con il cd “Frames” dedicato all'interazione tra musica e arti figurative con musiche di Toru Takemitsu, Mario Castelnuovo-Tedesco, Michael Tippett, Marco Ramelli, Kai Nieminem e Marco De Biasi, come è nato questo progetto e come hai scelto le musiche?

Da sempre sono grande amante delle arti figurative, in particolare dell’arte novecentesca e contemporanea. In questo senso, ho scelto il filo conduttore del disco abbastanza spontaneamente: tutto è partito da The Blue Guitar di Tippett, sonata indirettamente ispirata a un quadro picassiano, cui poi si sono man mano aggiunti gli altri brani, secondo un criterio di similarità stilistica. Unici brani che si discostano da questo punto di vista sono i quattro Caprichos de Goya che ho pensato di inserire come ideale cornice del disco. A fianco di opere di repertorio come il già citato Tippett, Equinox di Takemitsu ed i Caprichos de Goya ho pensato di valorizzare brani di autori contemporanei che apprezzo molto e che conosco personalmente.



Ho molto apprezzato la musica di Marco Ramelli, il suo “Im Nebel, Homage to Kengiro Azuma” .. hai mai avuto modo di incontrare il Maestro Azuma?

Purtroppo non ne ho ancora avuto l’occasione, anche se seguo con interesse il suo lavoro. Per approfondire la poetica di questo grande artista ho letto diverse interviste e guardato servizi televisivi a lui dedicati. Nel 2011 inoltre ho avuto modo di ammirare dal vivo alcune delle sue opere in una personale allestita al Museo del Novecento a Milano e in una mostra nell’ambito della manifestazione Oriente sui navigli.

Luciano Berio ha scritto “la conservazione del passato ha un senso anche negativo, quanto diventa un modo di dimenticare la musica. L’ascoltatore ne ricava un’illusione di continuità che gli permette di selezionare quanto pare confermare quella stessa continuità e di censurare tutto quanto pare disturbarla”, che ruolo può assumere la ricerca storica e musicologica in questo contesto?

Credo che la ricerca storica e musicologica debba essere in grado di investigare senza preconcetti anche tutto ciò che magari il pubblico non comprende e non associa a qualcosa di già conosciuto e generalmente accettato, perché spesso magari è proprio in progetti al di fuori del mainstream che si possono annidare le idee più innovative e originali.
Il compito più arduo è poi quello di saper comunicare  non solo con gli addetti al mestiere ma anche con un pubblico più ampio ed eterogeneo.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Quest’epoca ci regala straordinarie opportunità di conoscenza e di apprendimento, ma forse la più grande sfida per noi oggi è riuscire a discernere dal tutto che abbiamo a disposizione ciò che veramente ha valore.
Abbiamo ad oggi la possibilità di avere accesso a innumerevoli risorse musicali come spartiti, registrazioni storiche e documentari ma la pronta disponibilità di queste informazioni non è garanzia di ampliamento delle nostre conoscenze e della nostra visione globale della musica: tutto dipende dall’ intelligenza musicale e dalla sensibilità di chi ne fa uso.



Ci consigli cinque dischi per te indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..

Difficile sceglierne solo cinque, ma ci provo! In ordine sparso:

DEBUSSY, Prèludes I Libro; L'Isle joyeuse- Maurizio Pollini
BEETHOVEN, Complete String Quartets- Quartetto italiano
MENDELSSOHN, Complete Piano Trios- Alteberg Trio Wien
SCHUMANN, Complete Works for Piano Trio- Altenberg TrioWien
SCHUMANN, GRIEG, Piano Concertos- K.Zimerman, Von Karajan

Quali sono invece i tuoi cinque spartiti indispensabili?

Anche qui è davvero difficile scegliere.. Frank Martin- Quatre pièces brèves, Maurice Ohana- Tiento, Michael Tippett- The Blue Guitar, Goffredo Petrassi- Nunc, Benjamin Britten- Nocturnal

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando? Parteciperai ancora all’organizzazione dei Festival Corde D’Autunno e Città di Mezzago?

Nel 2014-2015 ho in programma concerti di presentazione del mio disco in Italia e all’estero. Parallelamente continuerò ad approfondire lo studio del repertorio del XX secolo e contemporaneo, anche collaborando con compositori.
In quanto a Corde d’autunno e al Corso chitarristico Città di Mezzago, parteciperò sicuramente ad entrambe le iniziative. Il Festival Corde d’Autunno è una realtà dinamica e propositiva che offre da ormai cinque anni un programma molto variegato, dalla musica antica alla musica contemporanea.  Per me è davvero stimolante far parte di un team di giovani entusiasti e determinati a contribuire a rivitalizzare la scena musicale del Paese. Il Corso chitarristico Città di Mezzago si tiene nel periodo estivo ed anche quest’anno si è concluso con successo: il team organizzativo di cui faccio parte sta già raccogliendo le idee per il prossimo anno.

Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J.P.Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società?

Penso che la musica nasca da un bisogno interiore dell’uomo, da una spinta creativa innata e in parte misteriosa.
Il musicista nella mia opinione è colui che decide di condividere con il pubblico questa necessità espressiva in maniera sincera, accogliendo la sfida di catalizzare la bellezza e la complessità della vita attraverso il proprio strumento. Credo che strettamente complementare al ruolo di esecutore sia quello di docente, fondamentale per aiutare un pubblico sempre più spaesato di fronte alla complessità del paesaggio sonoro odierno, per dirla con Schafer.

http://www.martadolzadelli.it/

sabato 20 settembre 2014

V Festival Corde D'Autunno

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Sono aperte le iscrizioni all'orchestra di chitarre!

Gadget omaggio ai primi iscritti
OFFERTE PER SCUOLE MEDIE INDIRIZZO MUSICALE E LICEI MUSICALI:  per informazioni contattare paolazappa61@gmail.com

Per informazioni sui concerti, masterclass, orchestra di chitarre e mostra di liuteria visitare il sito  www.cordedautunno.it 

artisti 2014: Carlo Marchione, Marco Socias, Pietro Locatto, Elisa La Marca, Duo Ida Presti e Marta Dolzadelli
Docenti: Paolo De Lorenzi - Tommaso Iannello - Laura Zappa -  Marco Cristofaro -  Matteo Staffini
Saranno create tre orchestre per i diversi livelli:


Orchestra primo livello

Dedicata a tutti i ragazzi della scuola primaria e secondaria che hanno iniziato da poco a suonare la chitarra


Orchestra secondo livello

Dedicata a studenti di livello intermedio

Orchestra Corde d'autunno
Orchestra aperta ai chitarristi diplomati o che hanno già sostenuto esami in conservatorio.
Dir. Paolo De Lorenzi

Concerti
Concerto di presentazione presso Biblioteca CHIESA ROSSA
Venerdì 17  ottobre 2014
 ore 21:00
MARTA DOLZADELLI - 
DUO IDA PRESTI  

Concerti al Teatro Centro Asteria
Domenica 19  ottobre 2014 ore 18:00 
ELISA LA MARCA (liuto) -PIETRO LOCATTO (chitarra)

Sabato 8 novembre 2014
Masterclass - Carlo Marchione
Domenica 9 novembre 2014 ore 18:00 
CARLO MARCHIONE

Sabato 13 dicembre 2014
Masterclass - Marco Socias
Domenica 14 dicembre 2014 ore 18:00
MARCO SOCIAS

venerdì 19 settembre 2014

Giuseppe Chiaramonte interviewed by Alida Altemburg



Born in Italy in 1985, Giuseppe Chiaramonte debuted as a classical guitar concert artist at the age of 15 and has performed many concerts throughout Italy, meeting with a notable audience and critical success everywhere he has played. 
Among these, he played as solo at the prestigious International Guitar Festival “Brescia Chitarra”, at the International Music Festival “Infinitamusica”,  and with the Microkosmos Orchestra at Museo Diocesano in Milan.

Here he is interviewed by Alida Altenburg.

Hello Giuseppe, I would like to thank you to be here with me in this space! In this period you held many concerts and recorded an album. Would you like to tell me more about your last tour?
In my last concert tour I was involved in Milan, Berlin and Lecce. In Milan, during a hand-made-guitar exhibition , it was a very informal concert, one of those where people interact with you between a piece and another, and maybe even make you some (unlikely!) repertoire request! At the end of the performance a very good guitarist has approached asking for lessons with me (it’s one of the most beautiful things that can happen to you at the end of a performance!) and now he is already a student of mine. The Berlin concert was focused on Spanish music, it was held  at a prestigious and elegant KunstSalon, and that is what I consider my real international debut ... it continues on:


Review of Acid Cock by Brio, Long Song Records 2014



What would you expect by a Croatian guitar-drums duo called Brio? Energy, power impact, frenetic improvisation, a cascade of riffs one after another, all in the healthy respect about rockabilly / punk / hardcore / jazz rules have now defined all over the world. And Brio duo perfectly meet these expectations: Acid Cock, I think that any reference is purely coincidental, it is a record with a hard high rhythmic and guitarist impact, the two musicians struggle hard and really do not betray the slightest expectation from the beginning with a "motorik" style drum, a guitar played now electric and now acoustic able to churn out burning riffs and blues in a John Fahey’s deviant style, a narrator voice who recites the last speeches of John F. Kennedy, overdubs and drones in the background to enrich and load a tight and saturated sound.
So .. we can say that Acid Cock is a perfect title for this cd, a title that perfectly translates the energy that this duo, Gordan Krajacic guitars and Neven Krajacic drums, percussion and vocals, manages to capture and convey to his listeners. Yet another great choice by the Italian Long Song Records.



giovedì 18 settembre 2014

Recensione di Acid Cock di Brio, Long Song Records 2014



Da un duo batteria-chitarra, Croato, che si chiama Brio che cosa ti aspetti? Energia, potenza di impatto, improvvisazione a tutta potenza, una cascata di riff uno dietro l’altro, il tutto nel sano rispetto che le regole rockabilly/punk/hard-core/jazz hanno ormai definito. E i Brio rispettano perfettamente queste aspettative: Acid Cock, penso che ogni riferimento sia puramente casuale, è un disco dal forte impatto ritmico e chitarristico, i due musicisti ci danno dentro veramente e non tradiscono minimamente l’attesa fin dall’inizio con una batteria stile “motorik”, una chitarra ora elettrica ora acustica in grado di sfornare sia riff a raffica sia blues devianti stile John Fahey, una voce recitante che declama gli ultimi discorsi di J.F.Kennedy, overdubs e drones in sottofondo a arricchire e a caricare un suon saturo e tiratissimo.
Titolo azzeccato quindi questo Acid Cock che traduce perfettamente l’energia che questo duo, Gordan Krajacic chitarre e Neven Krajacic batteria, percussioni e voce, riesce a catturare e a trasmettere ai suoi ascoltatori. Ennesima ottima scelta da parte della italianissima Long Song Records.



domenica 14 settembre 2014

Interview for Hans-Jürgen Gerung by Andrea Aguzzi


Interview for Hans-Jürgen Gerung

The first question is always the classic one: how does it start your love and interest for guitar and what instruments do you play or have you played?

My first encounter with the guitar came early, when I was just 6 or 7. My father loved it very much and I remember every time we had guests he would start playing and singing. Therefore I had a strong experience in what it means to make music. And so, my father became my first guitar teacher.

What was your musical training, with which teachers have you studied and what impression they left in your music?

My musical education began on the trumpet (the instrument I love most after the guitar – and later on I studied this marvelous instrument together with the guitar. Breath control is such an important technique in the world of brass instruments and it makes you feel with the whole body how a musical phrase works. So this helped me a lot in creating my personal art of playing the guitar for my practice was never only technically oriented. I always kept the line in my mind. My trumpet Teacher was Prof. Wolfgang Siegert – Solo trumpet player at the Theater

Fortunately my professor at the Leopold Mozart Conservatory of Augsburg, Franz Mayr-Musiol had the same approach for playing the guitar – because his main profession was playing the double bass in several orchestras (amongst others at the Münchener Rundfunkorchester)! So also for him playing the guitar means to place the instrument into the service of the big picture that we call making music.

I know that you have studied with Sylvano Bussotti … how it was to study with him?

The impact of Bussotti was enormous - especially his appreciation of arts. He’s not only one of the greatest composers of the 20th century; he’s also an extraordinary teacher. He has the rare gift to explain complex correlations in a pretty simple way (without banalizing them). Sometimes he could cut through the Gordian knot with a single word. Extraordinary! But being the student of such a charismatic personality implies the threat becoming the master’s epigone. I’d like to say that the greatest effort during my time with M° Bussotti (and the biggest profit for myself) was manifesting myself as an independent artist. And he helped a lot to peak out:
Once, during an interrogation, I explained my score studies (at that time I worked intensively on the Six Bagatelles for string quartet by Anton Webern) – Bussotti raised concerns not to exaggerate these studies: ‘It’s undoubtedly necessary to know what was and were we come from but remember, ever hour of your life that you are working with the arts from others you do not push on your own! – for this you have to weigh your worthy time; your main challenge is to create arts not to study others!’

You have played Ermafrodito, one of his most famous guitar’s score in world premiere in 2000, can you explain us this passage? I have seen the score and .. it’s like a picture .. a piece of art…

Yes, in 1999 I decided to commission a new guitar solo piece by M° Bussotti and he agreed immediately, and he wrote Ermafrodito, fantasia mitologica per chitarra and beyond that he applied a notation on the score ‘commissioned by Hans-Jürgen Gerung for his interpretation only’. Giving me the exclusive rights to be for about 10 years the only one playing that score was a great honor for me.

I think if you want to play Ermafrodito (or lots of other scores) you should know some important things beforehand.

1st Bussotti’s art often is embedded in Greek mythology. Not only as music’s concerned also his poetry (for example the poem efebo, Febo lingua e abbronzatura), his numerous paintings that he did during his activities as art director, costume designer, regisseur etc. are filled with analogies. For this you have to be sure about aesthetics of the Greeks.
2nd Bussotti’s music is (like Mozart’s) written for stage! – it’s always dramatic in a scenic sense; even if the score is solo instrumental. For this you have to create a fictitious stage setting in your mind’s eye at every phrase you play; you have to animate all the protagonists that you find in the piece.
3rd Bussotti’s music has always to do with himself, regardless of persons, things, scenes (even long ago) – for this you have to know a lot about his biography, or better you should talk to him as often as possible about the score you’d like to realize.

Ermafrodito arrived three weeks before an upcoming working session at Florence (GAMO = gruppo aperto di musica oggi) in late summer of 1999. Though we met there for composing together I was pretty sure that Bussotti would expect me to play the entire piece … and so it was! Fortunately I worked like a madman to get familiar with the score. At Florence I was confronted with the fact that Bussotti had already arranged a conference at the concert hall at the Conservatory Luigi Cherubini for an off-the-record presentation from Ermafrodito.
The world première indeed was in May 2002 at the Teatro Carignano at Turin (together with the choreographer Luca Veggetti and the dance company from Loredana Furno.)


You said ‘it’s like a picture …’ No, I wouldn’t say so. Because the graphical notation, the pictography (often used in Bussotti’s scores) is not applied in the entire piece. Bussotti uses rather let’s say, dendritical notation. This kind of notation is place-saving and also very efficient. The musical impact indeed is a greater freedom of rhythmical expression as you have to play the notated notes in the determinate space of time but how you organize the length of each note is fairly free. Compared with Bussotti’s guitar piece Ultima rara written in ‘millenocecensessantanove’ for Siegfried Behrend, Ermafrodito is more virtuosic and filled with poetical phrases – but I’d say it’s less vanguard. Ultima rara uses a really dense score (one step ahead and Bussotti would have used the pictography by force to realize his musical thoughts. Look at his Quintett Rara eco sireologico; there you’ll find lots of phrases used in Ultima rara … and there you find also a large pictographical aria. Ermafrodito however picks some of the thoughts of these two early scores (especially in the 5th movement <<Farinello>>) but the greatest deal of the score is complete new material that you won’t find neither in Ultima rara, nor in Rara eco sireologico, neither in the guitar score form Nuovo Scenario a Lorenzaccio, nor in that form Circo minore.
I’d like to say, Ermafrodito is somewhat a pocket opera for one guitar player and the theme is M° Bussotti on a walk through his life and through his garden in Genazzano, nearby Rome:

Seven movements:

1st movement: E I fiori



We enter the RARA-gate to his Villa and the scene of an overwhelming floridity interfused by glistening sunlight takes place.

2nd movement: chitarronata
  • a gay-scene with some dancing and drinking (may be similar to efebo, Febo lingua e abbronzatura cf. ‘Non fare il minimo rumore – Edizione del Girasole pag. 53)
  • suddenly the thoughts went forty years back …
3rd movement: dôme épais
  • the scene changes – we see the young author in the audience of an opera; given is
Léo Delibes, Lakmé: the flower Duet <>
4th movement: Upupa
  • Suddenly the cry of the hoopoe is hearable and brings us back in the garden.
(the Wiedehopf - as we call him in Germany - was a permanent guest in Bussotti’s garden as he told me often). With courageous steps we walk the line … but lost in thoughts.
5th movement: Farinello
  • Again an opera scene – Carlo Broschi detto Il Farinello is jumping in the picture, singing nerve-racking arias.
6th movement: foto di me, fanciullo
  • Again drifting in the past – a picture appears with an young artist; the whole sene in a camera oscura.
7th movement: statua
  • immortal things appear – not just marble statues but also great Italian poetry. Guarini recites his famous poetry <>>. And meanwhile the words reach Bussotti’s ear he remembers an old melody from the Sicilian Renaissance Composer Gio. Pietro Flaccomini (cf. Musiche Rinascimentale Siciliane (MRS) Bd. VI, Nr. XXIII.) – and, still walking in the garden, he takes the melody, changes it, and –forceful -together with the melody he manipulates the Guarini Text and the recreation is the genial finale:
< (because he finished the score on July 23) lumimiei cari q’unveloceguardo
mirafugge Ch’oggetto mai           con
                                      non verrete più                        cotanto vostro sia
                                                            giustodesío         quanto sonio>>

Finally I’d like to highlight that Bussotti wrote Ermafrodito for my 10-string guitar (and its particular tuning) and only this instrument allows the necessary full sound and the sustain of the bass – basically in the 3rd movement.


Berio in his essay "A remembrance to the future," wrote: ".. A pianist who is a specialist about classical and romantic repertoire, and plays Beethoven and Chopin without knowing the music of the twentieth century, is also off as a pianist who is specialist about contemporary music and plays with hands and mind that have never been crossed in depth by Beethoven and Chopin. " You play both traditional classical and contemporary repertoire ... do you recognize yourself in these words?

Playing contemporary music for me is normal, who else but we living artists should play it? Sure, sometimes the approach in solving problems during the realization of a contemporary score might be helpful for finding solutions in old scores but that is not the reason I’m playing the music of our times.
I always found it helpful to converge to a score (irrespective whether it’s old or new) with all my knowledge, respect and heart – and then, after I’ve done all my duties, I’ll give my judgment. And sometimes the upshot was the decision not to perform the piece … after all the work I did!
I think the question is not the legitimacy of the contemporary music

What does improvisation mean for your music research? Do you think it’s possible to talk about improvisation for classical music or we have to turn to other repertories like jazz, contemporary music, etc.?

Improvisation is (and was) an important field of the music and every now and then I like doing it. The great denotation during the baroque-period and earlier was remarkable (remember the improvisation-meetings between Johann Sebastian Bach and Silvius Leopold Weiss) but unfortunately it lost more and more significance. In the world of Rock- and Pop- and Jazz music it’s still alive but the results seem somewhat like interchangeable goods. Few instruments play on determinate scales- and chord-patterns and so are the results. If we understand improvisation as creare musica al improvviso we should liberate our music from all determinate systems. This could create something really new and this would ennoble these new and sudden creations as compositions born from a mastermind – not born out of the fingers. But that is a great array – also our dodecaphonic system is a determinate one … isn’t it?

What’s the role of the “Error” in your musical vision? For “error” I mean an incorrect procedure, an irregularity in the normal operation of a mechanism, a discontinuity on an otherwise uniform surface that can lead to new developments and unexpected surprises

The horrifying error - I consider him being the Angelus. He gave my scores always the turn to a better level – even to its best.

If you had to choose, who is your favorite composer to play?

John Sebastian Bach

I have, sometimes, the feeling that in our times music’s history flows without a particular interest in its chronological course, in our discotheque before and after, past and future become interchangeable elements, shall this be a risk of a uniform vision for an interpreter and a composer?
The risk of a musical "globalization"?

Yes it is, and what I mentioned above when you asked me what improvisation means for me applies here as well. The beats, the whole rhythm, the instrumental canon, the scales the lyrics – all seems more and more synchronized all over the world. Making music, or better making new music (and that should be our goal) means really very very strong efforts. Making music is always an extensive search – a search also to an own an individual language. By the way, it does not mean the search for commercial success.

Let’s talk about marketing. How much do you think it’s important for a modern musician? I mean: how much is crucial to be good promoters of themselves and their works in music today?

The knowledge in marketing is not only important for the modern musician – it was important all the time. After the birth of your artwork you have to look after it – help him to survive. There will never be one (no agent, no manager, no producer) that defends your art with such an enormous effort more so than you. So your job is twice: creating arts and defending arts. Too much for one live and for this we need helpful organizations that we can trust in. That’s difficult because we all are a bit egomaniacal and egomaniacs scarcely affiliate.

Which composer (or which historical movement) do you think is easiest for the non-musician listener to appreciate? Do you think they enjoy pieces that are more technically difficult or just more "flashy"?

I’d say the romantic period could be a somewhat easy door to open. This period offers an enormous amount of different music that still has strong connections to our times (autonomous form i-phone 6 and brave new world); it’s talking about love and tragedy, about outage and success; it’s virtuous and flashy as well.

Please tell us five essential records, to have always with you .. the classic five discs for the desert island ...

Carlo Gesualdo da Venosa: Responsoria, => collegium vocale, Gent, 2013
Johann Sebastian Bach: Johannes Passion => Philippe Herreweghe, 1987
Munir Bashir: IRAK – l’art du ûd => Munir Bashir, 1971
Frank Zappa: The yellow shark, => Ensemble modern, 1992/93
Hans-Jürgen Gerung: aus meinem Leben => Sampler, 2014

What are your five favorite scores?

John Cage: => Sonatas and Interludes for prepared piano (1946-48), Ed. Peters
Sylvano Bussotti: => ΦΑΙΔΡΑ / HELIOGABALUS (1975-81), Ricordi
Johann Sebastian Bach: => Aufs Lautenwerck, edition-gerung
György Ligeti: => Requiem (1963-65), Ed. Peters
Hans-Jürgen Gerung: => RITUS-Missa da Requiem (2002-03), edition-gerung

With who would you like to play? What kind of music do you listen to usually?

I’d like to jam with Naseer Shamma, Nigel North and STING.
Usually I listen to chamber music – basically string Quartets but also choir music, Dowland songs
(I can’t get enough of it) and of course my own music.

Your next projects?

upcoming concerts:

  • 20. September 2014, Basilika St. Lorenz, Kempten:
ensemble cantissimo:
German première of my motets: ecce tu pulchra es / ecce tu pulcher es
for mixes choir and soloists.
(Commissioned by M° Stefano Sabene, Schola Romana Ensemble in 2006 / world première in 2007, Rome)

  • 18. December 2014, concert hall Immenstadt:
College-Orchestra Immenstadt:
World première of my piece I have news for you for Orchestra, Choir, various Solo-singers and Instrumental-soloists.

upcoming compositions:

  • piano cycles in 5 movements for the Japanese Pianist Mai Fukasawa, http://www.maifukasawa.com/english.html
When we will see you playing in Italy?

I’d really like to do a concert in Naples. I prepared a very interesting program that has a closer relation to this town because there are several pieces from the Neapolitan composers Luigi Esposito and Carlo Gesualdo da Venosa.

►Luigi Esposito, (*1962) nell'aria un madrigale (written for H.J. Gerung)
for guitar

Hans-Jürgen Gerung (*1960) La Commedia dell'arte
for 10string guitar

►Carlo Gesualdo da Venosa (*1566-1613) Gagliarda del Principe
arranged for Renaissance lute by H.-J. Gerung

Luigi Esposito: wanted (written for H.J. Gerung)
for guitar and electric guitar

Sylvano Bussotti, (*1931)  Ermafrodito (written for H.J. Gerung)
for 10string guitar

►Carlo Gesualdo da Venosa (*1566-1613) Canzon del Principe
arranged for Renaissance lute by H.-J. Gerung

►Luigi Esposito: Roseo velato (written for H.J. Gerung)
for guitar
But ‘till now I did not find a festival organizer who was interested; maybe the year 2016 the 450 anniversary of Carlo Gesualdo offers a possibility – vediamo.