venerdì 23 gennaio 2015

Recensione di Fleurs d’X di Fabio Selvafiorita (interprete Elena Càsoli), Stradivarius 2014



Se dovessi sintetizzare questa recensione in una parola sola non avrei alcuna esitazione nell'usare il termine: miniature.
Questo cd, che vede il ritorno di Elena Càsoli a registrare per l’etichetta indipendente italiana Stradivarius dopo l’ultimo ottimo Changes Chances realizzato nel 2006, prevede infatti l’ascolto di quarantaquattro brani con durate comprese tra un minimo di 23 secondi e una massimo di due minuti e 50 secondi, lo stesso compositore, Fabio Selvafiorita, li definisce come frammenti: “con il titolo Fleurs d’X ho voluto raccogliere una serie di brani brevi e brevissimi per chitarra sola scritti durante le estati tra il 2007 e il 2012. Ad oggi riuniti in tre quaderni questo corpus di frammenti musicali registra improvvisi deja-vu, elabora intuizioni colte in momenti puramente occasionali, restituisce echi di una memoria musicale sempre in bilico tra incanto, sogno, frattura e lontananza.”
Il risultato è una raccolta di “quasi haiku” musicali, leggeri nella loro struttura ma complessi nella loro esecuzione proprio a causa della loro brevità e sintesi espressiva che costringono l’interprete, una Càsoli perfettamente a suo agio e inspirata, a un notevole sforzo di concentrazione e di focalizzazione creativa.
Selvafiorita pesca nei suoi ricordi, nelle sue letture, negli echi lasciati da altri musicisti e altri compositori elaborando frammenti dal titolo di per se spesso esemplificativo come “Theme for Jim Hall”, “Epitaffio Corale per Luciano Berio”, “Stillstand (stasimo per Lennie Tristano)” a testimonianza di una pluralità di ispirazioni, ascolti, frequenze e emozioni.

Da ascoltare con calma, anche in modalità casuale ma non in modo superficiale: queste miniature, spesso così orecchiabili e melodiche si esauriscono un soffio ma lasciano la loro aurea, il loro respiro risuonare a lungo nelle nostre orecchie.
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