martedì 30 giugno 2015

Recensione di Primes di Simone Beneventi e Flavio Virzì, Stradivarius,2015


Chi segue il mio blog sa che da tempo una delle domande che più facilmente rivolgo a chi suona musica contemporanea è se la frase famosa di ... è ancora valida: per comporre musica per chitarra è davvero necessario essere chitarristi?
Spesso volentieri ho pensato che questo non fosse più vero per quanto riguardava la chitarra classica, strumento che credo ormai ogni compositore contemporaneo conosca sufficientemente bene per poter scrivere nuovi brani per essa. Diverso il discorso sulla chitarra elettrica: strumento molto complesso, il cui suono dipende da una serie di fattori (amplificazioni, effetti, utilizzo di strumenti di elaborazione informatici) radicalmente lontani dalla chitarra classica e inoltre notoriamente allergico a ogni facile e rigida categorizzazione in virtù di quanti modi e con quanti stili diversi può essere studiata e suonata in relazione alla sua natura di strumento popolare. In questo credo risieda la necessita di un libro monumentale come l'ottimo "The Techniques of Guitar Playing" di Seth Josel e Ming Tsao, su cui mi riprometto di parlarvi quest'estate.
Sono quindi rimasto piacevolmente sorpreso nell'ascoltare questo ottimo Primes, ultima fatica discografica della sempre eccellente Stradivarius, prodotto e registrato quest'anno dai bravissimo Simone Benevenuti alla percussioni e  Flavio Virzì alla chitarra elettrica.
Nessuno dei cinque compositori qui presenti ha studiato, nel corso della propria formazione professionale la chitarra, tanto meno elettrica. 
Il risultato è uno dei migliori lavori ascoltati quest'anno e penso rimarrà a lungo come punto di riferimento discografico per segue la chitarra elettrica nell'ambito della musica contemporanea.
Scrive giustamente Roberto Fabbi nel libretto che accompagna il cd "Lontani per molti versi, percussione e chitarra elettrica condividono la condizione non solo di ultimi arrivati nel dominio della musica colta, ma anche di portatori di qualche diversità": tutto verissimo. Queste diversità sembrano essere il fattori che hanno attirato l'attenzione di Luigi Manfrin (Embodying surfaces (2013-2014) for electric guitar and percussion), di Giovanni Mancuso (Gerge, Nick e il mistero del nastro distrutto (2014)), di Gabriele Manca (Modello di coincidenze II (2014) for electric guitar, percussion and tape), di Riccardo Nova (Primes seventeen (2010-2014) for percussion, electric guitar and tape) e di Mauro Moltalbetti (La nostra rabbia intatta (2014) for electric guitar and percussion) producendo il risultato di un disco eccellente, in cui le musiche sono eseguite in modo semplicemente perfetto e che, una volta finita la sua "spinta" sonora, sarà in grado di lasciare in molti noi interessanti dubbi, piacevoli domande e la spinta alla ricerca di nuove esperienze. Consigliatissimo. Un'ottima risposta alla quotidiana banalità che ci circonda.
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