venerdì 16 ottobre 2015

Recensione di A Guitar named Carla di Rüdiger Krause, Jazzwerkstatt, 2015



Posso dirlo? Era ora! Era ora che qualche chitarrista si prendesse la briga di tradurre le musiche della grande Carla Bley per lo strumento a sei corde che noi tanto amiamo. Questo difficile e complesso compito è spettato al chitarrista tedesco Rüdiger Krause che ha dovuto impegnare tutta la sua versatilità e creatività nel realizzare questo disco di jazz, allo stesso tempo così romantico, elegante e swinging.
Dietro a questo ottimo progetto di trascrizione/traduzione c'è la storia, raccontata con entusiasmo e passione dallo stesso Krause nel libretto che accompagna il cd, di un giovane musicista tedesco che negli anni bui della DDR (per chi fosse troppo giovane e per chi non volesse ricordare, la DDR era lo stato fantoccio creato sul territorio tedesco dall'Unione Sovietica dopo la Seconda Guerra Mondiale, ricongiuntosi con la controparte occidentale dopo il crollo del muro di Berlino e del regime sovietico) aveva scelto come sua personale icona musicale e artistica proprio Carla Bley, collezionando i rari dischi che riusciva a trovare, ascoltando e registrando ogni possibile registrazione radio che riusciva captare. Ora, tutti noi abbiamo avuto e abbiamo tutt'ora i nostri eroi, le nostre icone, soprattutto da giovani, e, specie se si è particolarmente sensibili o se si vive in un contesto sociale e/o culturale difficile, ci sono di grande aiuto: Krause è arrivato a chiamare la sua prima Fender Stratocaster proprio col nome di Carla.
Personalmente la prima volta che mi sono imbattuto in Carla Bley è stato comprando il disco di Charlie Haden "Liberation Music Orchestra" del 1970, Carla è l'unica donna di quel gruppo di 13 musicisti indimenticabili, molti dei quali sono scomparsi e nella foto di copertina è tutta a sinistra reggendo orgogliosamente lo stendardo con il titolo del disco. All'epoca aveva 34 anni e sfoggiava la sua acconciatura così particolare. Ricordo di aver pensato che doveva essere una persona davvero tosta per far parte di quell'ensamble di musicisti allo stesso tempo così geniali e particolari.



E anche Carla fosse una musicista e una compositrice particolare lo capì dopo ascoltando le sue musiche sempre così particolari e i suoi arrangiamenti per grandi orchestre. In questi anni ho spesso pensato a come potessero essere queste composizioni così ricche e strutturate se fossero state eseguite da una chitarra sola. Un compito non facile, una sfida molto difficile da accettare.
Rüdiger Krause in questo disco ha scelto di eseguire e arrangiare undici brani, tra i più famosi come Time and Us, Real Life Hits, Musique Mecanicque III, Four Banana, Reactionary Tango, Escalation Over The hill, etc, mettendo a disposizione il suo arsenale di chitarre elettriche, classica, acustica, baritona e synth guitar più ogni altra diavoleria elettronica più le sue dita, la sua intelligenza, la sua creatività e il suo suono per questo disco che si presenta da subito come una delle cose più interessanti di quest'anno.
A Guitar Named Carla è, per me, un disco davvero notevole, coraggioso che esprime il notevole talento di Krause, è la realizzazione di un sogno creativo coltivato con passione e lenta e costante crescita e determinazione, il rilsultato di un intenso lavoro di rilettura musicale e di reinterpretazione e trasposizione dei lavori della Bley da una grande orchestra alla piccola orchestra che ogni chitarra può diventare. Ascoltatelo e lasciatevi affascinare.

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