giovedì 21 gennaio 2016

Recensione di Intuite di Pierre Bensusan, Dadgad Music, 2000


http://www.pierrebensusan.com/

Ho conosciuto Pierre Bensusan in modo davvero casuale, comprando e leggendo nel 1987 una copia della rivista italiana Chitarre, N. 11 Febbraio 1987. L'avevo comprata per la copertina e per l'intervista dedicata a Eric Clapton, lo ammetto, ma all'interno trovai anche l'intervista a questo chitarrista acustico francese, all'epoca trentenne che cominciava a farsi conoscere da un pubblico più ampio. Con quella intervista cominciai a sentir parlare di accordature aperte (Bensusan adottava già la DADGAD), di musiche arabe, di altri chitarristi su cui mi interrogai negli anni a seguire alla disperata ricerca di un disco, di un cd da ascoltare. questo è di solito in cui il momento i cui i miei coetanei quarantenni vi raccontano di come fosse difficile all'epoca trovare un disco fuori dai soliti percorsi, che non c'era internet, non c'erano i social network, tutto vero, ma ormai ne avrete la nausea per cui mi fermo qui, vi basti solo sapere che da allora mi sono messo alla ricerca di Bensusan, dei suoi dischi e delle coordinate che lui mi aveva fornito in quella intervista curata da Luigi Grechi. Il primo disco su cui sono riuscito a mettere le mani, 5 anni dopo, è stato "Spices"(1988) trovato a basso prezzo in un catalogo di vendite di corrispondenza, inserito nella sezione, sì certo che altro, della New Age. New Age un corno! Ascoltai il disco rileggendo l'intervista e vi ritrovai tutto quello che Bensusan aveva detto sei anni prima: la musica celtica, la musica araba-mediterranea, il jazz, un gusto e un tocco squisito e gentile, mai eccessivo e mai troppo enfatico o melismatico. Pierre Bensusan si confermò essere un musicista completo, interessante e soprattutto originale, già al di fuori degli schemi che il mercato imponeva a chi da tempo faceva "musica etnica".
Il second disco fu Wu Wei (1993), trovato in una bancarella di cd usati e altra riconferma, sempre gli stessi aspetti di cui sopra, ma con una maggiore coralità, scoprii che Bensusan, diversamente da altri suoi colleghi, non amava tanto i brani in solo, ma lavorare con piccoli ensemble composti da basso, percussioni, fiati (clarinetto, oboe) e magari anche, orrore, cantare. Non esattamente il guitar hero che mi aspettavo ma mica si può andare contro ai propri eroi. 
Oggi i problemi sono finiti: voglio un disco? Ho solo l'imbarazzo della scelta su dove cercarlo e così ho deciso di tornare da Bensusan e di cercare un disco solista trovandolo in questo "Intuite" del 2000, scoprendo che nel frattempo il nostro chitarrista aveva creato una sua etichetta personale, la Dadgad Music (nomen est homen) attraverso cui veicolare e promuovere la sua musica.
Se siete alla ricerca di un solo disco di Besusan... compratelo, non vi deluderà. Qui dentro c'è tutto, meglio di qualsiasi raccolta perché Pierre ha voluto non solo creare brani nuovi ma anche arrangiare in modo diverso altre musiche tratte dai precedenti dischi, per chitarra sola, dando loro nuovo smalto e nuova linfa.
Sono musiche bellissime, intime e Bensusan si conferma un vero maestro nel suo genere, la sua tecnica ricorda le idee di David Graham e non c'è dubbio che lui sia riuscito a mantenere nel tempo uno standard qualitativo altissimo senza mai cedere a autocompiacimenti o alle lusinghe di un mercato e di un pubblico alla ricerca di emozioni patinate, lounge e da Buddha Bar. Se poi siete interessati alle accordature aperte allora il disco diventa indispensabile: è sempre stato un maestro nel genere e il suo tipo di accordatura modale e l'uso di accordi arpeggiati e di corde a vuoto lascia sempre incantati. Lasciatevi conquistare, ne vale la pena.
Posta un commento