venerdì 12 febbraio 2016

La chitarra resofonica nella musica contemporanea: The Wayward Trail di Elliot Simpson, Microfest Records, 2015


Ammettiamolo, le chitarre resofoniche hanno un fascino particolare. Per chi non le conoscesse sono un tipo di chitarra inventato negli Stati Uniti d'America alla fine degli anni venti, da John Dopyera, emigrante slovacco. Forse sono più conosciute con il nome di dobro, nome di un marchio registrato dalla Gibson Guitar Corporation, in realtà indicherebbe solo un particolare tipo di chitarra resofonica, quello a risuonatore spider tipico della produzione delle chitarre Dobro/Gibson. Il nome "dobro" è l'acronimo di DOpyera BROthers, poiché John Dopyera aveva fondato l'azienda con i suoi tre fratelli. La nascita di questo tipo di chitarre corrispose alla crescente necessità, nei primi decenni del '900, da parte dei chitarristi di competere, in termine di volume di suono del proprio strumento, con altri strumenti dal suono potente, come banjo e mandolini, e più tardi con i sempre più numerosi fiati del jazz americano.
Nel corso di quel periodo storico l’industria americana si adoperò per trovare delle soluzioni che permettessero alle chitarre di rivaleggiare col volume di suono degli altri strumenti che affollavano le grandi orchestre: la C.F. Martin, ad esempio, si adoperava nel rivoluzionare la costruzione della chitarra acustica tradizionale, inventando dapprima l'"orchestra model" e successivamente la "dreadnought", I Dopyera, invece, inventarono un ingegnoso sistema molto simile a quello più tardi utilizzato nelle casse acustiche: l'inserimento di uno o più coni vibranti, in metallo leggero, all'interno del corpo della chitarra. Venivano attaccati per il vertice al ponticello, secondo una funzione molto simile a quella dei "coni" delle casse acustiche elettriche. Le vibrazioni, grazie al contatto diretto tra le corde ed i coni, venivano grandemente amplificate. Vi erano, però, numerosi effetti collaterali che conferivano allo strumento un carattere molto forte, assumendo un suono dai toni molto "metallici", caratterizzato da un grande "attacco" ed un ridottissimo sustain (durata delle note) oltre ad un riverbero naturale sorprendentemente lungo: tutte caratteristiche tipiche del banjo. 
Quando l'utilizzo di amplificatori elettrici divenne comune e quindi vennero risolti i problemi di volume, la chitarra resofonica continuò a vivere (e vive tuttora) grazie soprattutto ad una specificità secondaria dello strumento, cioè sua timbrica metallica. Questa peculiarità, caratteristica del delta blues e della musica hawaiana allora di moda, è oggi uno standard per molti generi musicali quali il country, il blues, il bluegrass e tutta la musica tradizionale americana. In particolare sono chitarre che si prestano molto bene per l’uso del bottleneck, un collo di bottiglia segato (o, più comunemente un cilindro cavo in vetro, metallo o ceramica) che produce variazioni "graduali" delle note (tecnica appunto definita slide, cioè scivolamento). 
Utilizzata da pionieri dello slide country-blues come Son House e Bukka White, la chitarra resofonica deve oggi la sua fama anche verso il grande pubblico soprattutto alla copertina del pluri-premiato album dei Dire Straits Brothers in Arms, che la raffigura. Lo stesso Mark Knopfler è un suo grande estimatore cossì come musicisti rock di grande fama come Jimmy Page, Rory Gallagher. Eric Clapton ne fa massiccio impiego nel celebre album Unplugged. Grandi maestri della tecnica slide sono gli americani Bob Brozman (indicato a livello mondiale come il più grande suonatore di chitarre resofoniche, scomparso nell'aprile del 2013), Eric Sardinas, Ry Cooder e J. J. Cale.
E se la musica classica è lontana mille miglia da questo strumento non altrettanto si può dire per la musica contemporanea a causa dell’interesse manifestato da due importanti figure, due “maverick”, della musica americana, Harry Partch e Lou Harrison.
Partch è stato compositore autodidatta, dalla personalità individualiste e tra le più originali del Novecento. La sua opera occupa un posto particolare nell'evoluzione della musica contemporanea, in particolare è molto rilevante per l'evoluzione della produzione timbrica del suono e la sua attività di inventore e adattatore di strumenti musicali, creati utilizzando anche materie naturali o modificando strumenti preesistenti. Le sue ricerche musicali lo avrebbero portato a guardare verso l'esterno studiando culture musicali di altri luoghi e tempi, attingendo all'estetica giapponese del teatro Noh e alle teorie musicali greci e cinesi e verso l'interno, riflettendo sui suoi esperimenti quel difficile momento storico che fu la Grande Depressione, e incorporando frammenti, storie e personaggi tratti dalla strada, dagli hobos, dalla musica popolare dell’epoca.
Non fu l’unico ad abbandonare le correnti “mainstream” dell’epoca e a rifugiarsi in un proprio eremo creativo per produrre musica esclusivamente per suo conto. Nel 1947 un altro compositore dovette affrontare una grave crisi personale: Lou Harrison non era riuscito ad adattarsi alla vita frenetica e vivace di New York City, dove una combinazione di stress personali, ambientali e professionali avevano innescato una grave crisi di nervi. 
La lettura del “testo sacro” di Harry Partch, Genesis of a Music, spinse Harrison a incorporare la accordatura in Just Intonation e la costruzione di nuovi strumenti nel suo rinnovato stile compositivo.Verso la fine della sua vita, Harrison ha composto su commissione del Other Minds Festival un pezzo di tre movimenti, Scenes from Nek Chand, per una chitarra resofonica intonata secondo la Just Intonation.
Questo strumento unico è stato riportato in vita grazie agli sforzi congiunti del chitarrista John Schneider, il compositore Bill Alves, Bill Slye assistente di Harrison, e l'azienda Nazional Resophonic (che tra il 2003 e il 2005 fece cinque copie del modello, uno delle quali appare su questa registrazione). Negli anni successivi la chitarra resofonica intonata secondo la Just Intonation ha continuato ad accendere l'immaginazione di giovani generazioni di compositori e di interpreti, portando efficacemente l'eredità dello sperimentalismo di Partch nel ventunesimo secolo.
Questo disco è una perfetta testimonianza di quanto detto sopra: è una perfetta testimonianza di come i paradigmi estetici di Harrison e  Partch continuino ancora oggi a influenzare le scelte artistiche degli attuali compositori, in quanto tutti i quattro pezzi presenti nel cd si confrontano e spesso trascendono le sfide inerenti alla Just Intonation e le caratteristiche tecniche (in termini di sustain e del timbro particolare del suono) alla chitarra resofonica.
Il risultato è The Wayward Trail del chitarrista americano Elliot Simpson, prodotto dalla casa discografica indipendente MicroFest Records, di sicuro uno dei dischi più interessanti prodotti quest’anno e, comunque, una vera rivelazione: era diverso tempo che on usciva qualcosa di nuovo nell'ambito della musica contemporanea per chitarra resofonica, la mia discoteca al riguardo era ferma agli ultimi lavori di John Schneider e di Giacomo Fiore, che significativamente firma l’ottimo saggio nel libretto che accompagna questo cd, dal quale ho preso molte delle informazioni contenute in questo post.
Quattro le composizioni presenti nel cd: 15 Zwiefache Transzendier (1977-1981) di Walter Zimmermann, Steel Suite (2003-2008) di David. B. Doty, Song and Toods (2005) di Larry Polansky e Forward (2014) di Ezequiel Menalled.
15 Zwiefache di Zimmermann è stato scritto come parte di un ciclo di pezzi che esprimono la risposta del compositore ai suoi incontri con la musica sperimentale americana. Nel 1975 Zimmermann andò negli Stati Uniti e intervistò diversi compositori non molto ben conosciuti (e sicuramente all’epoca non del tutto compresi) in Europa come Philip Corner, James Tenney, e Ben Johnston. Zimmermann non riuscì a intervistare Partch, che era morto l'anno prima, ma tuttavia riuscì a incontrare le sue idee attraverso il punto di vista delle persone che avevano lavorato con lui (Tenney, Johnston), arrivando a identificare Partch come la figura centrale in questo gruppo di compositori che erano riusciti a “sopravvivere” nonostante l’ambiente culturale avverso e le condizioni di isolamento. Al suo ritorno in Germania Zimmermann rivolse la propria attenzione alla musica tradizionale della sua nativa Franconia, completando un ciclo di opere per vari strumenti intitolato Lokale Musik. 15 Zwiefache esplora le strutture ritmiche delle danze locali creando una struttura eterea composta interamente di armonici naturali, dove altezza e la durata si trasformano, trascendendo senza sforzi o drammi apparenti il materiale musicale originario.
Partch e Harrison rappresentano due pilastri fondamentali per lo sviluppo dello stile di David Doty, che ha incontrato i suoi scritti e la sua musica all’inizio del 1970, e fu tra i primi compositori a comporre per la chitarra resofonica di John Schneider una suite in quattro movimenti tra il 2003 e il 2008. 
La Steel Suite, nei suoi quattro movimenti Prelude (tastar de corde), Balkan Dance, A New Waltz in Pelong e Gigue (Maggie’s Jigs), incorpora forme rinascimentali e barocche, così come le caratteristiche ritmiche e melodiche di musiche popolari e non occidentali, come le forme balcaniche in Balkan Dance e i mutevoli sottoinsiemi modali del A New Waltz in Pelong , che richiama la famiglia di accordature gamelan giavanese, creando mutevoli atmosfere che si muovono attraverso le diverse regioni dell’intonazione dello strumento resofonico. Questa registrazione ne rappresenta la prima edizione completa per chitarra. 
Songs and Toods di Polansky è stata realizzata anch’essa negli anni immediatamente successivi alla creazione della chitarra resofonica in Just Intonation, di cui abbiamo parlato all’inizio di questo post. Questo lavoro in cinque movimenti richiede che il chitarrista canti nelle prime tre parti, mentre le due restanti hanno una struttura più convenzionale. A ricordare la profonda influenza di Harrison il terzo movimento, Sweet Betsy from Pike, è dedicata alla memoria del compositore americano e del suo compagno Bill Colvig, che trovarono la loro felicità in California, come la protagonista del brano, mentre Eskimo Lullaby rappresenta la trascrizione quasi letterale di un brano del XIX secolo trovato nella raccolta Folk Songs of Canada. 85 Chords e Schneidertood sono invece caratterizzate da accordature particolari.
Forward di Ezequiel Menalled è il più recente dei brani presenti nel cd, brano caratterizzato da una complessa esplorazione nelle potenzialità dello strumento resofonico per quanto riguarda risonanza, intonazione, timbro e soprattutto le sue possibilità microtonali.
Alla fine di questo disco ci rendiamo conto di come rappresenti un viaggio ideale, un percorso esplorativo attraverso le caratteristiche e le possibilità offerte dalla chitarra resofonica accordata in Just Intonation, le dita di Elliot Simpson creano un paesaggio sonoro astratto nel quale l'ascoltatore è invitato ad esplorare, vagare, indagare e meravigliarsi.

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