martedì 15 marzo 2016

Recensione di Arakathamala di Raffaele Bellafronte, Stradivarius 2011-10-21


Bella parola “Arakathamala”, la cerchi su google e non trovi niente. Ma proprio niente. Non esiste, non c’è, è una invenzione. Qualcosa alla via di mezzo tra gli Aktuala degli inizi anni ’70 e l’ Anthakarna Swami di Riccardo Zappa di acustica memoria? No, decisamente no. Raffaele Bellafronte è un compositore italiano il cui percorso si è incrociato con quella della raccolta “times future” della Stradivarius, realizzando un disco di musiche per piccoli ensemble, musiche che suonano fresche, piacevoli e interessanti. Lontani da conservatorismi accademici e strutture mentali aliene da qualunque emotività.
Arakathamala è un disco piacevole, un gioco che convince l’ascoltatore di musica alla ricerca di cose interessanti, innovative ma non tediose. Si respira quasi un aria jaz nelle melodie di Bellafronte, soprattutto in brani come Nights in Broadway, Midnight plays, Blue, lo stesso Arakathalama che ricordano lo swing vellutato di Tin Pan Alley, innestato su ritmiche particolari e asimmetriche che poi tanto jazz però non sono.
Per la chitarra due brani decisamente interessanti: Cristalli di sale suonato in duo da Marco Salcito alla chitarra classica e da Maria Gamboz all’arpa, dove i due strumenti si intrecciano in arabeschi sonori cangianti, e in Arakathamala dove la chitarra di Giampoalo Bandini divide la scena dei “Filarmonici di Busseto” in compagnia di Corrado Giuffredi al clarinetto, Cesare Chiacchiaretta al bandoneon e Enrico Fagone al contrabbasso.
Un disco che spezza una lancia a favore della musica contemporanea, un’altra dimostrazione dell’interesse sempre crescente della chitarra da parte dei nuovi compositori.

Posta un commento