domenica 31 gennaio 2016

Paco de Lucia - Documentary on Blog Chitarra e Dintorni


Francisco Gustavo Sánchez Gomez (21 December 1947 – 25 February 2014), known as Paco de Lucía, was a Spanish virtuoso flamenco guitarist, composer and producer. A leading proponent of the new flamenco style, he helped legitimize flamenco among the establishment in Spain, and was one of the first flamenco guitarists to have successfully crossed over into other genres of music such as classical and jazz. Richard Chapman and Eric Clapton, authors of Guitar: Music, History, Players, describe de Lucía as a "titanic figure in the world of flamenco guitar", and Dennis Koster, author of Guitar Atlas, Flamenco, has referred to de Lucía as "one of history's greatest guitarists.

venerdì 29 gennaio 2016

Marc Ribot: Musical Improvisation in the Marlene Dumas Exhibition on Blog Chitarra e Dintorni


The American avant-garde guitarist and composer Marc Ribot plays to individual works of the MARLENE DUMAS exhibition at Fondation Beyeler.

giovedì 28 gennaio 2016

Intervista con Harvey Valdes di Andrea Aguzzi


La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il tuo amore e interesse per la chitarra e quali strumenti suoni o hai suonato?

Il mio amore per la chitarra è iniziato quando avevo circa 11 anni, con due episodi abbastanza accidentali ma molto forti. Ero solito fare delle gite in bicicletta per tutta la città con i miei amici. Un giorno, cercando di andare all'avventura, siamo arrivati fino alla città vicina, abbiamo visto un negozio di musica e siamo andati a vederlo. La prima cosa che vidi fu una chitarra dipinta con righe bianche e nere, come una zebra, mi è sembrata la cosa più bella che avessi mai visto. Il proprietario del negozio doveva aver notato che la fissavo, così ha preso quella chitarra e ha cominciato a suonare tutti i suoi migliori lick. Ero in soggezione, mi ricordo di essere tornato a casa dopo che e di aver chiesto ai miei genitori una chitarra.
Più tardi quel mese, mi ricordo che di essere andato a fare la spesa con i miei genitori e in quei giorni si poteva comprare le cassette al supermercato. Appetite for Destruction dei Guns and Roses era appena uscito e ho pensato che la copertina fosse davvero cool. Così, l'ho buttato nel carrello della spesa, sono tornato a casa e dopo averlo ascoltato ci sono rimasto agganciato! Le chitarre e l'atteggiamento della musica veramente mi parlavano.
Suono anche oud, basso e batteria.

Qual è stata la tua formazione musicale, con quali insegnanti hai studiato e che impressione hanno lasciato nella tua musica?


Ho iniziato le lezioni in un negozio di musica locale, dove ho studiato per lo più rock e heavy metal. E, come molti degli insegnanti nei negozi di musica locale, il mio primo insegnante di chitarra era in realtà musicistai jazz veramente esperto. Aveva un orecchio incredibile e ha iniziato a suo modo di presentarmi ai suoni più complessi, probabile per tenersi in allenamento lui stesso. Ma, più studiavo e più mi sono innamorato dello strumento, e sono passato dal voler suonare brani rock / metal al volere suonare "nel momento", a voler improvvisare.
Quindi, la mia profonda curiosità per lo strumento mi portò al jazz. E, nel New Jersey, dove sono cresciuto, c'è una grande comunità di musicisti jazz a causa della vicinanza a New York. Ho continuato a studiare con Chris Buono, che è un musicista incredibile esperto in molti stili e educatore con la capacità di comunicare concetti in modo molto chiaro ed esauriente. Chris alla fine mi ha indicato a un'altra grande chitarra, Vic Juris. Vic ha focalizzato la mia attenzione su di essere un musicista completo. Ho continuato i miei studi con Vic dalla mia adolescenza attraverso i miei studi alla New School, dove ho conseguito un BFA in Jazz Performance. Alla New School ho anche avuto il grande privilegio di studiare con Reggie Workman, Andrew Cyrille, Junior Mance, Jamey Haddad, e molti altri. La New School ha una facoltà enorme e incredibilmente di talento che include jazz come musica di musicisti di tutto il mondo. Mentre studiavo lì mi sono anche molto interessato alla musica mediorientale, perché i suoni erano così freschi e intriganti per me. Ho iniziato a suonare l'oud e avuto la grande fortuna di studiare con Simone Shaheen e suo fratello Najeeb Shaheen.
Tutte le grandi persone con cui ho studiato hanno instillato in me l'idea che come musicisti serviamo sempre la musica con la nostra curiosità, umiltà e duro lavoro. Stiamo sempre crescendo.

Com'è nata l'idea del tuo ultimo disco "Roundabout", e perché hai deciso di fare un disco di standard per chitarra solista?


L'idea di fare rotonda è venuto dal mio interesse per la musica strumentale solista - in gran parte musica per pianoforte. Negli ultimi anni ho ascoltato un sacco di assolo di pianoforte da grandi musicisti come Cecil Taylor, Matthew Shipp, Connie Crothers, Jackie Byard, Ran Blake e Bill Evans. Quello che mi piace assolutamente di più di questi musicisti è il loro approccio voracemente espansivo nel suonare il loro strumento.
Ognuno di questi musicisti, e altri che amo, prendono un sacco di rischi e di oppurtunità e hanno tutti delle "voci" molto particolari. Essi hanno ispirato il mio approccio per "Roundabout".
In termini di scelta di standard, ho un sacco di rispetto per l'integrità compositiva di questi brani così datatai. Ma, io non sono interessato a suonarli con un approccio tradizionale, o di genere, o anche prevedibilite. Volevo rendere un approccio personale e un po 'pianistico a questi standard decostruendo, ricomponendo, e liberandomi dalle aspettative che questo genere di musiche prevede.


Che cosa significa l'improvvisazione per la tua ricerca musicale? Pensi che sia possibile parlare di improvvisazione per la musica classica o dobbiamo rivolgergi ad altri repertori come il jazz, la musica contemporanea, ecc?

Per me, l'improvvisazione è tutto. Essa influenza il mio modo di suonare, comporre, e anche di insegnare. Sento che tutto nella musica è interattivo - sia tra me e le mie idee, io e gli altri musicisti, o io e le idee musicali che un altro compositore condivide con me.
La questione dell'improvvisazione nella musica classica è interessante perché ho avuto esperienze di ascolto di musica classica che sembra improvvisata. Ad esempio, recentemente ho ascoltato la musica di Béla Bartók per pianoforte suonata da Noel Lee e mi sembrava come un disco di Cecil Taylor. Anche se suonava improvvisato, non lo è,
il che è sorprendente, in realtà.
D'altro lato, gli autori classici usano lo sviluppo del motivo come dispositivo compositivo. E molti improvvisatori jazz utilizzano motivi come un modo per sviluppare la musica improvvisata.
In definitiva, io non sono un musicista classico quindi non mi sento di poter parlare su come il potenziale dell'improvvisazione può essere utilizzato nel mondo classico. Ma, io so che questi mondi musicali si influenzano l'un l'altro.

Qual è il ruolo del "errore" nella tua visione musicale? Per "errore" Voglio dire una procedura errata, un'irregolarità nel normale funzionamento di un meccanismo, una discontinuità su una superficie altrimenti uniforme che può portare a nuovi sviluppi e sorprese inaspettate ...

Sono sempre di fronte ai miei propri limiti al tentativo di trovare opportunità di crescita all'interno di un errore e di un fallimento. Un errore è una scoperta, una apertura a qualcosa che non sapevo prima. Mi dice dove c'è un potenziale di crescita, come posso sentire le cose in modo diverso, o come posso cambiare il mio approccio.
Ci consigli i tuoi cinque dischi essenziali, da avere sempre con te .. i classici cinque dischi per l'isola deserta ...

Onestamente, non ho cinque record essenziali. Sarebbe un elenco molto lungo di molti dischi importanti che mi hanno influenzato. E, se fossi su un'isola deserta, penso che vorrei ascoltare la musica nella mia testa e cercare di capire come fare uno strumento per poter suonare!

Quali sono i tuoi cinque spartiti preferiti?

Io in realtà non penso agli spartiti così tanto. Voglio dire, ho studiato e analizzato tanti spartiti, ma come per la domanda dei cinque dischi essenziali, non ne ho preferiti. 

Con chi ti piacerebbe suonare? Che tipo di musica ascolti di solito?

Sono sempre alla ricerca di continue collaborazioni con molti dei miei amici musicisti e di nuove collaborazioni.
Per quanto riguarda l'ascolto, io sono oltre la mappa. Il mondo è un posto grandissimo e c'è musica in ogni angolo, voglio sentirla tutta.

I tuoi prossimi progetti? Quando ci vedremo suonare in Italia?

Ho un album in trio che uscirà nell' inverno / primavera del 2016. Si tratta di una raccolta di brani originali che ho scritto per chitarra, batteria e violino. I suoni sono molto diversi da quelli di Roundabout . E 'piuttosto aggressivo e incisivo. Unisce l'improvvisazione a delle sezioni composte.
Spero di visitare l'Italia, un giorno, ci sono tante cose che vorrei vedere.
Grazie, Andrea!


mercoledì 27 gennaio 2016

Una Serata con Mr. Bream - An Evening with Mr. Bream: Julian & John ("Togheter")


Mercoledì 27 gennaio 2016: Julian & John ("Togheter")

Il 1972 vede la nascita di un sodalizio musicale tra due dei più grandi interpreti della chitarra classica: Julian Bream e John Williams firmano assieme questo "Togheter" dove suonano musiche di William Lawes, Ferdinando Carulli, Fernando Sor, Isaac Albeniz, Enrique Granados, Manuel de Falla e Maurice Ravel.

Wednesday, January 27, 2016: Julian & John ("Together")

1972 sees the birth of a musical partnership between two of the greatest classical guitar's interpreters: Julian Bream and John Williams sign toghter this cd "Togheter" where they play music by William Lawes, Ferdinando Carulli, Fernando Sor, Isaac Albeniz, Enrique Granados, Manuel de Falla and Maurice Ravel.

Radio Podcast

martedì 26 gennaio 2016

CORSO GUIDA ALL'ASCOLTO MABILIA 2016



Si rinnova anche per il 2016 l'ormai consolidato appuntamento con il ciclo di cinque lezioni di guida all'ascolto che il M° Ezio Mabilia terrà tra gennaio e febbraio presso l'Aula Magna dell'Istituto Michelangeli di Conegliano ogni mercoledì alle 20.30 a partire dal 27 gennaio. Il costo complessivo è di €40, il primo appuntamento è gratuito.
In questo ciclo di lezioni il M° Mabilia analizzerà diverse forme musicali, dalla sinfonia d'opera classica alla musica per balletto, e metterà a confronto diverse esecuzioni degli stessi pezzi per indurre il pubblico a crearsi una propria estetica e un proprio senso critico.
Al terzo incontro, mercoledì 10 febbraio, il M° Mabilia regalerà inoltre al pubblico presente una lezione-concerto suonando ed analizzando alcuni tra i pezzi più famosi del repertorio pianistico: le musiche in programma sono di Beethoven, Chopin, Debussy e Schubert.
Per informazioni:
Istituto Musicale Michelangeli
Via Armellini, 13
31015 Conegliano (TV)
Tel./fax: 0438 21190

Franco Cerri, una vita piena di Jazz su Blog Chitarra e Dintorni


Eccezionale documentario sulla vita di Franco Cerri, classe 1926.
Considerato il chitarrista italiano più autorevole nel campo del jazz.

lunedì 25 gennaio 2016

Interview with Harvey Valdes by Andrea Aguzzi


The first question is always the classic one: how does it start your love and interest for guitar and what instruments do you play or have you played?

My love for the guitar started when I was around 11 years old with two fairly accidental but powerful incidents. I used to take bike rides all over town with my friends. One day we rode to the neighboring town to be adventurous and we saw a music store so we went in. The first thing I saw was a pointy shaped zebra striped guitar, which I thought was the coolest thing ever. The store owner must have noticed me staring at it, so he took that guitar down, and he played through all of his best licks. I was in awe, I remember going home after that and begging my parents for a guitar.
Later that month, I remember going food shopping with my parents and back in those days you could buy cassettes at the supermarket. Guns and Roses Appetite for Destruction had just released and thought the cover art looked really cool. So, I threw it in the shopping cart, got home and after listening to that, I was hooked! The guitars and the attitude of the music really spoke to me.
I also play oud, bass, and drums.

What was your musical training, with which teachers have you studied and what impression they left in your music?

I started lessons at a local music store where I studied mostly rock and heavy metal. And, like many of the teachers at local music stores , my first guitar teacher was actually a really skilled jazz player. He had an incredible ear and he started in his own way to introduce me to more complex sounds, most likely to just keep himself interested. But, the more I studied the more I fell in love with the instrument, and I went from wanting to play rock/metal tunes to wanting to play in the moment, to improvise.
So, my deep curiosity about the instrument lead me to jazz. And, in New Jersey, where I grew up, there is a large community of jazz musicians because of the close proximity to NYC. I ended up studying extensively with Chris Buono, who is an incredible player of many styles and educator with an ability to communicate concepts in a very clear and thorough way. Chris eventually referred me to jazz guitar great, Vic Juris. Vic focused my attention on being a complete musician. I continued my studies with Vic from my teen years through my studies at the New School, where I earned a BFA in Jazz Performance. At the New School I also had the great privilege of studying with Reggie Workman, Andrew Cyrille, Junior Mance, Jamey Haddad, and many others. The New School has a huge and incredibly talented faculty that includes jazz as well as world music musicians. While there I also became really interested in Middle Eastern music, because the sounds were so fresh and intriguing to me. I began to play the oud and had the great luck of studying with Simone Shaheen and his brother Najeeb Shaheen.
All of the great people I studied with instilled in me the idea that as musicians we always serve the music with our curiosity, humility, and hard work. We are always growing.

How was born the idea about your last record "Roundabout" and why did you decide to make a standards solo record?

The idea to make Roundabout came from my interest in solo instrumental music – largely piano music. Over the past few years I have been listening to a lot of solo piano playing by great players like Cecil Taylor, Matthew Shipp, Connie Crothers, Jackie Byard, Ran Blake and Bill Evans. What I absolutely love about
these players is their voraciously expansive approach to playing their instrument.
Each of these players, and others who I love, take lots of chances and have very unique voices. They inspired my approach on Roundabout.
In terms of choosing standards, I have lots of respect for the compositional integrity of these older tunes. But, I’m not so drawn to playing them with a fixed view of tradition, genre, or even the predictability of time. I wanted to take a personal and somewhat pianistic approach to these standards by deconstructing, recomposing, and releasing myself from the expectations of genre.




What does improvisation mean for your music research? Do you think it’s possible to talk about improvisation for classical music or we have to turn to other repertories like jazz, contemporary music, etc.?

For me, improvisation is everything. It influences the way I play, compose, and even teach. I feel that everything in music is interactive – either between me and my own ideas, me and other players, or me and the musical ideas that another composer shares with me.
The question of improvisation in classical music is interesting because I’ve had the experience of listening to classical music that feels improvised. For example, recently I was listening to Bela Bartok’s Music for Piano played by Noel Lee and it sounded to me like a Cecil Taylor record. Though it sounded improvised, it’s not,
which is amazing, actually.
On the other side, classical composers use motivic development as a compositional device. And many jazz improvisers use motifs as a way to develop improvised music.
Ultimately, I’m not a classical musician so I don’t feel I can speak to the potential for how improvisation can be used in the classical world. But, I do know that these musical worlds influence one another.

What’s the role of the “Error” in your musical vision? For “error” I mean an incorrect procedure, an irregularity in the normal operation of a mechanism, a discontinuity on an otherwise uniform surface that can lead to new developments and unexpected surprises...

I am always faced with my own limitations and with trying to find opportunities for growth inside of error and failure. An error is a discovery, an opening to something I didn’t know before. It tells me where there is potential for growth, how I can hear things differently, or how I can change my approach.

Please tell us five essential records, to have always with you .. the classic five discs for the desert island ...

Honestly, I don’t have five essential records. It would be a very long list of many important records that have influenced me. And, If I was on a desert island, I think I would listen to the music in my head and try to figure out how to make an instrument to play it!

What are your five favorite scores?

I don’t really think about scores so much. I mean I have looked at and analyzed scores but like the five essential records question, I have no favorites. I guess I don’t play favorites!

With who would you like to play? What kind of music do you listen to usually?

I look forward to continued collaborations with many of my musical friends and to new collaborations.
As far as listening goes, I’m all over the map. The world is a big place and music is in every corner, I want to hear it.

Your next projects? When we will see you playing in Italy?

I have a trio album coming out winter/spring of 2016. It is a collection of original tunes that I wrote for guitar, drums, and violin. The sounds is very different than Roundabout. It is quite aggressive and hard-hitting. It combines improvisation and composed sections.
I hope to tour Italy one day, there’s so much I would like to see.
Thank you, Andrea!


domenica 24 gennaio 2016

Arturo Tallini plays Ko-Tha by G. Scelsi ... improvised version on Blog Chitarra e Dintorni


This is an improvised version, using the score just as a trace for improvisation.
A version of the piece performed exactly according to the score is on his cd BLU







sabato 23 gennaio 2016

Recensione di Narciso Yepes Una Chitarra tra passato e futuro, Edizioni Curci, 2015


La figura di Narciso Yepes, grande virtuoso e innovatore nel mondo della chitarra classica del Novencento, è stata di recente messa un poco da parte e trascurata. Questo libro "Narciso Yepes Una Chitarra tra passato e futuro" edito di recente dalla casa editrice italiana Edizioni Curci riporta in luce per il pubblico italiano l'opera svolta dal chitarrista spagnolo nello scorso secolo mettendone in risalto non solo le doti di grande professionista musicale ma il ruolo di innovatore e di propulsore musicale nell'ambito della musica contemporanea.
Il libro è frutto dei contributi di tre autori: Ignazio Yepes (figlio del chitarrista), Belén Pérez Castillo e Leopoldo Neri de Caso. Ciascuno di essi analizza un aspetto della sua poetica musicale: Yepes si concentra sull'etica e sull'estetica del padre, come musicista innovatore, la Castillo mette in evidenza i rapporti intercorsi con i compositori (in gran parte spagnoli) del suo tempo, mettendo in evidenza le collaborazioni con Ruiz-Pipò, Balada e Ohana, mentre Neri De Caso analizza il rapporto tra Narciso Yepes e il compositore Ernesto Halffter, con particolare attenzione al Concierto para Guitarra y orchestra.
Quasi dimenticavo di segnalare la bella introduzione del Maestro Angelo Gilardino, che si è anche occupato della traduzione dallo spagnolo per questa edizione italiana. Nel complesso ho trovato questo libro estremamente interessante e godibile, la lettura è agevole e piena di contenuti interessanti: la figura di Yepes e la sua chitarra a dieci corde sono state un po' .. accantonate in questi ultimi anni, da molti è stato ed è ancora visto come il chitarrista del brano Giochi Proibiti. Una visione decisamente limitata e datata che questo libro aiuta a cancellare presentando l'immagine di un artista contemporaneo, un musicista che ha saputo nel corso della sua breve esistenza cercare e trovare nuove strade per lo sviluppo del nostro strumento preferito.
Mi permetto di consigliarvi di accompagnare questa lettura con l'ascolto del bel cofanetto di 5 cd, edito dalla Deutsche Grammophone nel 2003, che contiene molte delle musiche di cui si parla in questo libro.

venerdì 22 gennaio 2016

Narciso Yepes: Portrait d'un Guitariste (documentary) 10-string classical guitar on Blog Chitarra e Dintorni


Narciso Yepes was one of the finest virtuoso classical guitarists of the twentieth century, generally ranked second after Andrés Segovia. Despite a strong interest in music from the Baroque period, his overwhelming preference was for the serious compositions of Spanish composers from the early twentieth century, though he also showed interest in flamenco music. He displayed a special fondness for the works of Joaquín Rodrigo and was instrumental in the rediscovery of many previously neglected Baroque compositions. He also achieved distinction as a composer, especially in the realm of film music.

giovedì 21 gennaio 2016

Recensione di Intuite di Pierre Bensusan, Dadgad Music, 2000


http://www.pierrebensusan.com/

Ho conosciuto Pierre Bensusan in modo davvero casuale, comprando e leggendo nel 1987 una copia della rivista italiana Chitarre, N. 11 Febbraio 1987. L'avevo comprata per la copertina e per l'intervista dedicata a Eric Clapton, lo ammetto, ma all'interno trovai anche l'intervista a questo chitarrista acustico francese, all'epoca trentenne che cominciava a farsi conoscere da un pubblico più ampio. Con quella intervista cominciai a sentir parlare di accordature aperte (Bensusan adottava già la DADGAD), di musiche arabe, di altri chitarristi su cui mi interrogai negli anni a seguire alla disperata ricerca di un disco, di un cd da ascoltare. questo è di solito in cui il momento i cui i miei coetanei quarantenni vi raccontano di come fosse difficile all'epoca trovare un disco fuori dai soliti percorsi, che non c'era internet, non c'erano i social network, tutto vero, ma ormai ne avrete la nausea per cui mi fermo qui, vi basti solo sapere che da allora mi sono messo alla ricerca di Bensusan, dei suoi dischi e delle coordinate che lui mi aveva fornito in quella intervista curata da Luigi Grechi. Il primo disco su cui sono riuscito a mettere le mani, 5 anni dopo, è stato "Spices"(1988) trovato a basso prezzo in un catalogo di vendite di corrispondenza, inserito nella sezione, sì certo che altro, della New Age. New Age un corno! Ascoltai il disco rileggendo l'intervista e vi ritrovai tutto quello che Bensusan aveva detto sei anni prima: la musica celtica, la musica araba-mediterranea, il jazz, un gusto e un tocco squisito e gentile, mai eccessivo e mai troppo enfatico o melismatico. Pierre Bensusan si confermò essere un musicista completo, interessante e soprattutto originale, già al di fuori degli schemi che il mercato imponeva a chi da tempo faceva "musica etnica".
Il second disco fu Wu Wei (1993), trovato in una bancarella di cd usati e altra riconferma, sempre gli stessi aspetti di cui sopra, ma con una maggiore coralità, scoprii che Bensusan, diversamente da altri suoi colleghi, non amava tanto i brani in solo, ma lavorare con piccoli ensemble composti da basso, percussioni, fiati (clarinetto, oboe) e magari anche, orrore, cantare. Non esattamente il guitar hero che mi aspettavo ma mica si può andare contro ai propri eroi. 
Oggi i problemi sono finiti: voglio un disco? Ho solo l'imbarazzo della scelta su dove cercarlo e così ho deciso di tornare da Bensusan e di cercare un disco solista trovandolo in questo "Intuite" del 2000, scoprendo che nel frattempo il nostro chitarrista aveva creato una sua etichetta personale, la Dadgad Music (nomen est homen) attraverso cui veicolare e promuovere la sua musica.
Se siete alla ricerca di un solo disco di Besusan... compratelo, non vi deluderà. Qui dentro c'è tutto, meglio di qualsiasi raccolta perché Pierre ha voluto non solo creare brani nuovi ma anche arrangiare in modo diverso altre musiche tratte dai precedenti dischi, per chitarra sola, dando loro nuovo smalto e nuova linfa.
Sono musiche bellissime, intime e Bensusan si conferma un vero maestro nel suo genere, la sua tecnica ricorda le idee di David Graham e non c'è dubbio che lui sia riuscito a mantenere nel tempo uno standard qualitativo altissimo senza mai cedere a autocompiacimenti o alle lusinghe di un mercato e di un pubblico alla ricerca di emozioni patinate, lounge e da Buddha Bar. Se poi siete interessati alle accordature aperte allora il disco diventa indispensabile: è sempre stato un maestro nel genere e il suo tipo di accordatura modale e l'uso di accordi arpeggiati e di corde a vuoto lascia sempre incantati. Lasciatevi conquistare, ne vale la pena.

mercoledì 20 gennaio 2016

Una Serata con Mr. Bream - An Evening with Mr. Bream: Julian Bream plays Villa-Lobos

Download Podcast

Mercoledì 20 gennaio 2016:Julian Bream plays Villa-Lobos

Nel 1971 Bream e la RCA pubblicano solo questo disco interamente dedicato a Villa-Lobos, disco caratterizzato da una delle più belle copertine mai realizzate per un LP di chitarra classica, le musiche qui eseguite sono il Concerto per Chitarra e Orchestra, lo Studio nro 8, i Cinque Preludi e la Suite populaire brasilienne.

Wednesday, January 20, 2016: Julian Bream plays Villa-Lobos

In 1971 Bream and RCA publish only this disc devoted entirely to Villa-Lobos, this cd features one of the best covers ever made for an LP of classical guitar music, musics performed here are the Concerto for Guitar and Orchestra, the Studio 8 nro , the Five Preludes and Suite populaire brasilienne.


martedì 19 gennaio 2016

World Guitar/ DADGAD Tuning with Pierre Bensusan on Blog Chitarra e Dintorni


Live streaming guitar learning show most Tuesday nights from Nashville, Tennessee. Watch it live at 7pm Central time US here...http://www.ustream.tv/gibson-learn-an...


WORLD GUITAR/DADGAD TUNING with PIERRE BENSUSAN
2:25 “Le Voyage Pour L’Irlande”
7:20 Interview with Pierre Bensusan
10:55 Early Bluegrass Playing
13:00 Playing in Alternate Tunings
15:20 DADGAD Tuning
18:05 Controlling the Strings
19:40 Being Responsible for the Notes that You Create
20:55 Harmonics
22:25 Fingernails & Tone
25:20 Extended Harmonics
26:25 Harp Effects on Guitar
29:35 Pierre Bensusan Song
31:50 Vibrato 
34:00 Pierre’s Lowden Guitar
36:00 Alternate Tuning Resources

lunedì 18 gennaio 2016

Review of Intuite by Pierre Bensusan, Dadgad Music, 2000



I met Pierre Bensusan in a really random way, buying and reading a copy of the italian magazine "Chitarre" in 1987, No. 11 February 1987. I bought it for the cover and for the interview dedicated to Eric Clapton, I admit, but inside I found too an interesting interview to this acoustic French guitarist, thirty years old, who was beginning to reach a wider audience. With that interview I began to know about open tunings (Bensusan already adopted the DADGAD), about Arab music, about other guitarists on which I questioned in the following years in a desperate search of a record, a CD to listen to. This is usually the moment when my peers forties would tell you how difficult it was at those time to find a drive off the beaten path, there was no Internet, there were no social networks, etc. all true, all boring so but now you'll feel sick so I will stop here, you need only know that since then I started looking for Bensusan, about his records and the coordinates that he had given me in that interview curated by Luigi Grechi. The first disc that I could get my hands on, five years later, was "Spices" (1988) found at low price in a sales correspondence catalog, filed under the New Age's section. New Age! New Age my socks! I listened to the disc and re-read the interview again and I found myself all what Bensusan had said six years earlier: Celtic music, the Arab-Mediterranean music, jazz, an exquisite and kind touch and touch, never too much and never too emphatic or melismatic. Pierre Bensusan was confirmed to be a complete, interesting and above all original  musician, already outside of the patterns that the market at those time required for those "world musics".
The second album was Wu Wei (1993), found in a second hands CDs stand and it was another reconfirmation, always the same issues as above, but with a greater unanimity, I discovered that Bensusan, unlike his colleagues, he did not like so much to play alone, but working with small ensembles consisting of bass, percussion, wind instruments (clarinet, oboe) and maybe even, my horror, singing. Not exactly the guitar hero that I expected but not one can go against hiw own heroes.
Today these problems are over: I want a record? I have enough choice on where to look for and so I decided to return to Bensusan and to look for a solo record, finding this "Intuite", made in 2000, and I found that in the meantime our guitarist had created his own label, the DADGAD Music (Nomen est homen) through which convey and promote his music.
If you are looking for a Bensusan's guitar solo record... buy it, you will not be disappointed. There is everything in it, better than any collection because Pierre wanted to not only create new songs but also arrange differently other music taken from previous albums, playing them for solo guitar, giving them new life and new enamel.
Musics are beautiful, intimate and Bensusan remains a true master of his kind, his technique is reminiscent of the ideas of David Graham and there is no doubt that he is able to maintain the highest quality standards without ever giving in to complacency or the lure of a market and an audience in search of glossy, lounge and Buddha Bar excitements. And if you are interested in open tunings then the disc becomes indispensable: Bensusan has always been a true master of the genre and his type of modal tuning and the use of arpeggiated chords and open strings always leaves you spellbound. Let yourself be conquered, it is worth it.

domenica 17 gennaio 2016

Arturo Tallini Plays Ektopos by Agostino Di Scipio on Blog Chitarra e Dintorni


For Guitar and Live Electronics
Rome, Santa Cecilia Conservatory, September 2015

Acoustic Guitar Sessions Presents Julian Lage on Blog Chitarra e Dintorni


AG Sessions is pleased to present the phenomenal Julian Lage, who shares a few tunes from his new solo release, World's Fair, and discusses everything from his enormous stylistic range to his brand-new Waterloo guitar.


Still just 27 years old, guitarist Julian Lage has already made a huge impact on the music world. After first making a name for himself playing straight-ahead jazz with the legendary vibes player Gary Burton, Lage has branched out in a variety of directions--bluegrass and fiddle tunes with Chris Eldridge, avant-jazz with Nels Cline, and almost everything in between. During our far-ranging conversation, Lage talks thoughtfully about developing his own guitar voice, his impressive genre-hopping, and how he's able to maintain a "delicate touch" on his instrument.
Of course, his astounding solo-guitar work is featured as well on three tunes, including an inventive,engaging take on the Elizabeth Cotten classic "Freight Train."

sabato 16 gennaio 2016

Recensione di "Storie di Jazz" di Enrico Bettinello, Arcana, 2015


Se devo essere sincero non mi ricordo neanch'io quando ho conosciuto Enrico Bettinello. Cioè non mi ricordo l'istante esatto, ma sono sicuro che ci siamo incontrati a causa della musica: se hai vent'anni e ti interessa il jazz in un momento temporale in cui i tuoi coetanei stravedono per Sabrina Salerno, Sandy Marton e Samantha Fox ... tutti i tuoi coetanei che vedi sbirciare e frugare nella piccola parte destinata al jazz nei pochi negozi di dischi presenti a Mestre e Venezia, prima o poi te li fai amici. Primo perché non sono sicuramente molti, secondo perché poi li rivedi ai concerti, terzo perché in un epoca in cui il top era avere il Walkman della Sony (tutti gli altri prima o poi ti masticavano le cassette) e in cui i libri sul jazz in italiano si contavano sulle dita di una mano (Arrigo Polillo dettava legge e la rivista Musica Jazz indicava la via da seguire) conoscere un appassionato in più rappresentava una nuova fonte di informazione, di consigli e magari la possibilità di avere una copia su cassetta, appunto, di qualche disco indispensabile. quindi o ci siamo conosciuti in un negozio di dischi, o a un concerto, magari presentati da qualche amico comune.
Enrico con la musica, e con il Jazz in particolare, ha sempre continuato a flirtare, riuscendo a farla diventare la sua professione, oltre che la sua grande passione e, finalmente, ha scritto e pubblicato il suo primo libro, "Storie di Jazz" appunto, sottotitolato "Guida sentimentale alla vita e alla musica di cinquanta (e più) maestri. 
Prendente nota di quel "sentimentale" perché la dice lunga e la dice giusta. Se cercate il classico libro accademico o una lunga serie di bibliografie corredate da una precisa discografia questo libro non fa per voi. Se invece cercate delle storie o magari, dato che siete già appassionati di Jazz, volete provare a rivivere le storie dei musicisti che già conoscete e amate, questo libro fa per voi. Sia ben chiaro le biografie sono precise e ci sono, come è giusto che sia, i consigli per gli acquisti discografici, ma Enrico riesce ad andare oltre: riesce a raccontare. E non è cosa da poco. Con uno stile pacato e cortese, potrei dire anche "confidenziale" ci introduce passo passo nelle vite dei giganti che hanno creato, inventato, reinventato e innalzato una musica tra le più belle che ci siano e che rappresenta uno dei grandi regali che il XX secolo ha donato al nuovo millennio che stiamo vivendo. Musicisti straordinari e visionari, in grado con il loro talento di andare oltre le proprie personalità e le proprie quotidiane esistenze per darci attraverso le loro musiche emozioni, esperienze, gioie, tristezze e una loro personale rappresentazione della vita, in una parola la loro Arte.
Chi sono questi giganti? Lascio a voi il piacere di scoprirlo, vi dico solo che tra essi c'è un solo chitarrista. Avevo scommesso tra Charlie Christian e Django Reinhard e Enrico ha scelto Christian e va bene così. Alla fine potreste anche dirmi che anche questa è una recensione un po' sentimentale, ma non è vero, vi risponderei che questa è una recensione un po' emotiva, o magari più intuitiva, ma che va bene così. La mia Stratocaster, come vedete, è contenta di leggersi il libro lo stesso.

giovedì 14 gennaio 2016

HIlary Field's playlist on Blog Chitarra e Dintorni



H
ilary Field, classical guitarist, is a 1992 winner of the Northwest Young Artist Series Competition and, in addition to being the head of the Guitar department at Pacific Lutheran University, has recently joined the music faculty of Seattle Pacific University.
She has appeared on television and radio throughout the United States and, in June of 1993, Hilary Field was the first and only guitarist to ever win the prestigious Ladies Musical Club Soloist Competition.
Her performance repertoire covers everything from Renaissance to 20th century compositions and her newest release, Ballad Stories, features works by Morel, Tesar, Yocoh, Piazzolla, and Ruiz-Pipo, and includes the World Premiere of Jorge Morel's Berceuse (lullaby) for Guitar and String Quartet.

http://www.hilaryfield.com/

mercoledì 13 gennaio 2016

Una Serata con Mr. Bream - An Evening with Mr. Bream: Romantic Guitar


Mercoledì 13 gennaio 2016: Romantic Guitar

Bream conclude il 1970 con questo disco dal titolo emblematico: Suonando una chitarra classica Manuel Ramirez del 1968 registra le musiche di Nicolò Paganini, Felix Mendelssohn, Franz Schubert e Francisco Tarrega.


Wednesday, 13 January 2016: Romantic Guitar

Bream concludes 1970 with this album with an emblematic title: playing a classical guitar made by Manuel Ramirez in 1968 he recorded music by Paganini, Felix Mendelssohn, Franz Schubert and Francisco Tarrega.


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