lunedì 28 maggio 2012

Recensione di La Leona: Grondona plays Arcas, Stradivarius, 2005




Ebbene sì, lo ammetto, che ci posso fare? Sono un fan di Grondona. Lo ammetto, è più forte di me, non resisto. E come si potrebbe altrimenti? Il Maestro Grondona ha un tale stile e una tale bravura che bisognerebbe avere un ego superiore a quello del Monte Bianco per non lasciarsi commuovere e ammaliare dalla sua musica.
E così diventa indispensabile percorrere le tappe della sua carriera discografica, semplicemente impeccabile, parlando oggi del disco uscito nel 2005 (mio colpevole ritardo arrivarci solo adesso) e dedicato alle musiche del chitarrista e virtuoso spagnolo Julian Arcas.
Arcas è stato un vero virtuoso dello strumento, suonando in tutta Europa, anche alla presenza del Duca di Wellington e del Duca di Cambridge, e insegnando al giovane Francisco Tarrega. Ha scritto oltre una cinquantina di pezzi e una trentina di trascrizioni per chitarra con waltzer, preludi e danze, dalle caratteristiche nettamente romantiche.
La sua influenza è stata importante anche per quanto riguarda lo sviluppo tecnico dello strumento, visti i suoi contatti con il liutaio emergente all’epoca: Antonio De Torres, suonando sempre i suoi strumenti. Proprio a ricordare lo stretto legame artistico tra i due Stefano Grondona suona “La Leona”, strumento mitico dalla caratteristiche uniche e eccezionali.
Grondona la suona con l’usuale virtuosismo che da sempre lo contraddistingue regalandoci nove pezzi (Fantasie, Bolero, Andate, Estudio) regalandoci emozioni uniche. E poi non dovrei essere un fan?

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