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martedì 6 ottobre 2015

Siena Contemporanea #Siena2015Lab Sabato 10 ottobre 2015

Nell'ambito del ricco programma di eventi musicali di Siena Contemporanea per Siena Capitale Italiana della Cultura 2015 (#Siena2015Lab 8/10 ottobre 2015), il 10 Ottobre alle 18, il Salone dei Concerti di Palazzo Chigi Saracini ospiterà il concerto di musica elettronica a cura dell’Istituto Superiore di Studi Musicali "Rinaldo Franci".
Gisbert Watty (Chitarra) Francesco Gesualdi (Fisarmonica) e Luciano Tristaino (Flauto) eseguiranno brani di L. Berio, N. Sani, E. Casale, F. Costanza, A. Nicoli e G. Ulivelli, autori che hanno tutti un legame musicale con la città di Siena. Regia del suono a cura di Federico Costanza; Audio: Mauro Forte.

Programma:

L. BERIO (1925-2003)
Thema - (Omaggio a Joyce), per sola elettronica,1958

N. SANI (1961)
Al di là dei miei uragani, per fisarmonica ed elettronica, ultima revisione 2014
Francesco Gesualdi, Fisarmonica

E. CASALE (1974)
Studio 2b, per flauto in sol ed elettronica, 2000
Luciano Tristaino, Flauto

F. COSTANZA (1976)
Nitido, per sola elettronica, 2008

A. NICOLI (1960)
Gli echi chiamano, per chitarra ed elettronica, 1995
Gisbert Watty, Chitarra

G. ULIVELLI (1970)
Da soli paralleli, per fisarmonica e live-electronic, 2014
Francesco Gesualdi, Fisarmonica

Chitarra: Gisbert Watty
Fisarmonica: Francesco Gesualdi
Flauto: Luciano Tristaino

Regia del suono: Federico Costanza
Audio: Mauro Forte

mercoledì 10 giugno 2009

Luciano Berio saggista parte terza di Empedocle70

Berio affronta anche il tema (non a caso i riferimenti a Eco) dell' impossibilità di un approccio semiologico alla musica. La semiologia non può occuparsi di processi non riconducibili a modelli linguistici, come quelli musicali. E quando non c' è posto per il prefisso "meta", il semiologo si ferma: una metamusica non esiste. Questa certezza è fondata sul presupposto che la musica non parla che di se stessa, perché se nella lingua la parola può non essere la cosa, la «parola» musicale è invece sempre la cosa: il nome della cosa - il suono - è già la sua esperienza. C' è poi l' indagine della traduzione come fatto creativo, che implica sempre un' interpretazione: "Ogni forma di creatività musicale è per sua natura aperta", afferma spiegando come la storia della trascrizione coincida con la storia stessa del pensiero musicale e che il dialogo inesauribile tra trascrizione e invenzione crea un flusso ancora una volta anti-storicistico. Berio conosce questa pratica, di cui spiccano numerosi esempi nella sua produzione. In uno dei suoi pezzi più famosi, Sinfonia, il terzo movimento adotta come base lo Scherzo della Seconda Sinfonia di Mahler per sviluppare, anche attraverso altre citazioni, una riflessione sonora sulla storia della musica. Alcune citazioni poso essere prese per delle «amnesie volontarie»: ogni atto creativo implica distruzione e infedeltà. Base irrinunciabile per la comprensione del presente, il passato è un divenire che rifiuta sequenze irreversibili e unitarie, procedendo a sbalzi e a ricongiunzioni la musica rinnova se stessa in un flusso continuo: il Novecento non può dimenticare Monteverdi, mentre può farlo il teatro musicale sette-ottocentesco, così come l' Ottocento ha bisogno di Bach.
Nell’analisi lucida e quasi distaccata della sua poetica, berio spiega l' imprescindibilità degli strumenti analitici per ogni forma di creatività: non solo per le necessarie concettualizzazioni, ma come profondo contributo al processo compositivo. Ovunque, in queste pagine dense ed esigenti, corrono provocazioni, stimoli, attacchi anche imprevedibili. Berio parla di musica in modo razionale, concreto nel misurarsi con la natura fisica del suono e i suoi strumenti, eppure, a tratti, l' esposizione offre sprazzi metafisici, come in certe disquisizioni di scienziati dove il rigore «matematico» può accogliere la libertà intuitiva della poesia.

Sono due libri eccellenti, leggeteli perché rappresentano al meglio lo svolgersi di un pensiero lucido e analitico e allo stesso tempo mai noioso o pedante. Per un attimo trascurate la figura di Berio compositore e accogliete quella di saggista e conferenziere e lasciatevi affascinare dalla sua affabulazione, vi scoprirete a sottolineare i suoi passaggi e a riprendere in mano i libri ogni tanto, per il gusto di aprirli a caso e di gustare nuovamente le sue idee e i suoi paradossi. Un grande.
Empedocle70

Testi:
- “Un ricordo al Futuro. Lezioni americane” , 2006 Einaudi
- “Intervista sulla Musica” , 2007 Laterza

martedì 9 giugno 2009

Luciano Berio saggista parte seconda di Empedocle70



Alcuni punti alcuni motivi cardine appaiono, scompaiono, riemergono nelle 280 pagine dei due libri, nello scarto inevitabile fra parlato e scritto e nelle tante possibili formulazioni di un pensiero che tuttavia resta identico nella sostanza, quasi fosse una sinfonia, in cui i temi rinforzati da quanto detto in precedenza progressivamente vengono gradualmente messi a fuoco nelle tante implicazioni di ciascuno. Si può dire che Berio è un artista capace di amministrare se stesso con acume. Se fosse un calciatore, potremmo dire di lui che possiede in misura rilevante il senso della posizione in campo e quello tattico della partita, dai suoi scritti emerge l' impressione di un grande controllo, d' una cordialità che non nasconde mai del tutto le distanze, di una buona educazione che salva le forme senza mai superare un fondo di ritrosia, e allontana così la possibilità di possibili incursioni al di là del puro ambito professionale.
Scrivo questo perché sembra quasi di sentirlo parlare, con quel tono tra il pacato e l' ironico che hanno alcuni bravi insegnanti quando invece di cercare di spiegarti tutto in modo pedante scelgono di ricorrere alle vie della logica per cercare di tirar fuori dagli allievi quei concetti che altri invece cercano di cacciare a forza nelle loro teste. E’ una rete di affinità e rimandi quella che crea Berio ossia "una costruttiva revisione o, addirittura, (…) una sospensione del nostro rapporto col passato e (…) una sua riscoperta sulle tracce dei percorsi futuri": una "selva oscura" a rovescio, che ci invita periodicamente "al sacrificio dei cammini volutamente smarriti e ritrovati". Perché se è vero che ogni testo (anzi, Testo) è un unicum, dato oggettivamente una volta per tutte, è però altrettanto vero che "un testo implica una pluralità di testi", assimilati dall'autore in modo più o meno consapevole. Ecco quindi il problema appassionante e irrisolvibile della citazione, dei suoi poteri allusivi, dei suoi limiti e di tutti i casi in cui siamo forse noi a sospettarla, al di là delle intenzioni dell'autore: o almeno di quelle consapevoli.
Il richiamo a Babele, lasciato scivolare fin dalle prime parole, non può che evocare un confronto continuo con i vari aspetti della "traduzione" in musica, suggerendo anzi che la musica sia intrinsecamente "traduzione", forse più di ogni altra forma espressiva. Fatta per essere ascoltata, si configura tuttavia come testo scritto: molta parte della sua evoluzione è determinata dalla codificazione cartacea, ma il rapporto fra la pratica musicale, anche nel senso empirico di tecnica dei singoli strumenti, e la partitura "astratta" varia secondo epoche e artisti: e comunque risulterà sempre impossibile separare il "musicista sistematico" dal "musicista empirico", il che detto da Berio ha un certo peso, tanto più provenendo da un secolo che spesso ha preteso una sdegnosa separatezza tra il "creatore" e il "bricoleur", senza tener conto della dialettica inesauribile fra idea e realizzazione.
, nelle sue molte forme tra cui quella teatrale.
Non a caso tra gli autori italiani spesso e volentieri citati figurano due scrittori le cui vicende s' intrecciano a quelle di Berio. Sono Umberto Eco, molto amico del musicista, con cui negli anni ' 50 lavorò nel leggendario Laboratorio di Fonologia della Rai di Milano, e Italo Calvino, che scrisse per Harvard le Sei proposte per il prossimo millennio, e che oltre al libretto dell' opera La vera storia (1978), firmò parte dei testi di un altro lavoro teatrale di Berio, Un re in ascolto (1983), da cui giunge il titolo delle Lectures americane del compositore: Un ricordo al futuro sono le ultime parole cantate da Prospero quando, nel finale, prende congedo dalla vita.


lunedì 8 giugno 2009

Luciano Berio saggista parte prima di Empedocle70


“Berio musicista è universalmente noto. Meno, ovviamente, il Berio saggista.” (Umberto Eco)

"Cercare di definire la musica è un po' come cercare di definire la poesia: si tratta cioè di un'operazione felicemente impossibile. La musica è tutto quello che si ascolta con l'intenzione di ascoltare musica". Luciano Berio

Non ho ascoltato molto di Berio, alcune sue Sequenze, davvero poca cosa. Per non so bene quale motivo mi sono avvicinato a lui in maniera indiretta e inusuale, invece di partire dalle sue musiche ho cominciato dai suoi libri, due per la precisione “Un ricordo al Futuro. Lezioni americane” edito nel 2006 dalla Einaudi e “Intervista sulla Musica” del 2007 per Laterza. Non si tratta di “grandi” libri: 114 pagine il primo e 166 il secondo, ma opere che colpiscono per la straordinaria densità degli argomenti, trattati, sviscerati, ripresi più volte in forme diverse e per la precisa, lucida visione musicale, filosofica e umana che emerge da queste pagine.

Berio è nato a Oneglia, terra ligure famosa sia per il suo olio d' oliva che per il carattere scabro, ispido, della sua gente, tanto per capirci era di quelle parti un personaggio come Sandro Pertini. A Oneglia Luciano Berio è nato il 25 ottobre del 1925, figlio di un musicista, Ernesto, che a sua volta era figlio di Adolfo, musicista anche lui. Nonno Adolfo, come racconta Berio nipote in “Intervista sulla Musica”, era nato intorno alla metà dell’800, organista e compositore, riponeva tutto il suo orgoglio nel vincere le gare locali d' improvvisazione all' organo. Adorava Verdi, odiava Wagner, di tanto in tanto scriveva qualche polka o qualche valzer che dedicava a questa o a quella principessa europea. Nessuna di loro ha mai speso una parola per ringraziare di quegli omaggi l' oscuro maestro. Ernesto, suo padre, era già diverso. Aveva frequentato il Conservatorio a Milano, compagno di studi di De Sabata, componeva lieder, romanze per voce e pianoforte come dettava la voga del tempo. Luciano Berio lo ricorda ancora, ombra indistinta, resa più precisa nella memoria solo dal martellare secco dei tasti, mentre suonava il piano per accompagnare i film muti in uno dei cinematografi di Oneglia. In una bella metafora li definisce due tipi diversi di pane: il nonno era come il pane fatto in casa, rude ma saporito, il padre come il pane del fornaio, più raffinato e con meno sapore. Lui comunque si era per fortuna accorto abbastanza presto che non si vive di solo pane. Doveva trattarsi comunque di un pane buono e nutriente quello della famiglia Berio se nelle interviste quegli anni sono ricordati come un periodo di assoluta felicità, con papà Ernesto che faceva quartetto in casa con certi strumentisti che nella vita erano commercianti di olio o di sapone. Quel pane fu la sua dieta musicale base, l' alimento di partenza. Poi vennero gli altri musicisti, quelli importanti, della formazione: Ghedini e Paribeni durante gli anni di Conservatorio, Bruno Maderna, Henri Pousseur, Luigi Dallapiccola.
Bruno Maderna. Quando parla di lui Berio sembra quasi raccogliere un cedimento emotivo. Veneziano, Maderna era di cinque anni più giovane di lui. Quando si conobbero, nel 1953, erano tutti e due intorno alla trentina, poco meno poco più. Diventammo subito amici scrive Berio, nel senso più esteso, e completo, che questa parola può avere. Lo diventarono al punto che Berio fatica a parlare di lui e non per scarsità ma per eccesso d' affetti verso quel suo amico geniale, scomparso troppo presto, in modo così doloroso. Tra le tante, due esperienze legano Berio a Maderna: Darmstadt, sede dei leggendari corsi musicali, e il non meno celebre studio di fonologia allestito dalla Rai a Milano nei primi anni Cinquanta, al quale collaborò tra gli altri Umberto Eco. Da allora molte cose sono cambiate, non ultima quella che se qualcuno oggi proponesse alla Rai d' allestire uno studio per coltivare esperienze musicali d' avanguardia, coi tempi che corrono si ritroverebbe scaraventato in strada dagli uscieri. Per quanto riguarda Berio dopo di allora ci sono stati dieci anni d' America (Harvard e Julliard School of Music), molta musica, molte mogli (tre), molti figli (cinque).