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venerdì 10 luglio 2015
Review of "Passaggio su Piccoli Ponti" by Gianluca Vanità, selfmade cd, 2015
I confess that I feared reading the title of this cd, the first self-produced record release by Gianluca Vanità: the title brought me back dark memories of new age sugary sounds , ghosts I defeated some times ago through exorcisms based on doom metal.
But fortunately this did not happen. Gianluca Vanità is an italian classical guitarist, with a solid cultural education that shines through in every note of this personal record. I say personal because normally it is easy to come across, from who comes out of a conservatory, in a debut album substantially based on a.. "classic" repertoire.. Recuerdos de la Alhambra, Lagrima, etc. Nothing bad mind you, but it is likely to generate a series of records very consistent with each other chasing the same repertoire and the same music. Vanità instead has chosen a very different path, releasing 16 tracks all composed, designed, made and played by himself , a solution more in line with the proposals coming instead by who wields an acoustic guitar or playing fingerstyle.
The result is a work that draws with both hands in classic tradition, a genre normally averse to this type of operation, you could even have some fun seeking all the hidden "licks" taken from the classical guitar literature. The risk, of course, is to lapse into banality quotations, but what Vanità did seems to me having all the characteristics of a particular choice rather than a limit: Vanità plays very good the songs are pleasant and his technique is excellent. Of course, this is not contemporary music, we're not talking about a hard structures or particularly innovative solutions, but melodies are beautiful, pleasant and well-structured. It could be the beginning of a process that need further investigations before reaching full maturity ... I have no hurry, I'll wait with pleasure all the possible developments.
giovedì 9 luglio 2015
Recensione di Passaggio su Piccoli Ponti di Gianluca Vanità, autoprodotto, 2015
Confesso che ho temuto leggendo il titolo di questo cd, prima uscita discografica autoprodotta per Gianluca Vanità: il titolo riportava alla mia memoria sinistri ricordi di zuccherosi suoni new age, spettri allontanati tempo fa grazie a esorcismi a base di doom metal. Ma per fortuna così non è stato. Gianluca Vanità è un chitarrista classico, dalla solida formazione culturale che traspare in ogni nota di questo suo personale disco. Dico personale perché normalmente è facile imbattersi, da parte di chi esce da un Conservatorio, in un disco di esordio sostanzialmente basato su un repertorio... "classico": Recuerdos de la Alhambra, Lagrima, etc. Nulla di male sia ben chiaro, ma così si rischia di generare una serie di dischi molto omogenei tra loro che rincorrono lo stesso repertorio e le stesse musiche. Vanità invece ha scelto una strada molto diversa, quella della pubblicazione di 16 brani da lui stesso pensati, realizzati e suonati, una soluzione più in linea con le proposte che arrivano invece da chi imbraccia una chitarra acustica o suona fingerstyle. Il risultato è un lavoro che attinge e pesca a piene mani nella tradizione classica, rielaborando un genere normalmente avverso a questo tipo di operazioni, si potrebbe addirittura giocare a cercare e a individuare tutti i "licks" presi dalla letteratura chitarristica a sua disposizione. Il rischio, si sa, è quello di scadere nel banale citazionismo, ma quella di Vanità mi sembra avere tutte le caratteristiche di una scelta determinata piuttosto che di un limite, ma Vanità suona bene e con gusto, i brani sono piacevoli e la sua tecnica non credo abbia nulla da invidiare. Certo, non si tratta di musica contemporanea, non stiamo parlando di un disco dalle strutture particolarmente innovative o dalle soluzioni fuori dalla norma, ma le melodie sono belle, piacevoli e ben strutturate. Potrebbe essere l'inizio di un percorso che necessità di ulteriori approfondimenti prima di raggiungere una piena maturità... non ho fretta, aspetterò con piacere i possibili sviluppi.
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