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domenica 21 marzo 2010
sabato 20 marzo 2010
venerdì 19 marzo 2010
Intervista con Simone Sorini, quarta parte

Quali sono invece i vostri cinque spartiti indispensabili?
Medici Codex 1518 (l’intero codice)
Bella Gerit Musasque Colit (tarsia in legno ad Urbino)
Vespri del Natale di L. Meldert (frammenti) 1587(?)
Le analisi Shenkeriane dei minuetti di Bach
I miei
Con chi le piacerebbe suonare e chi le piacerebbe suonare? Che musiche ascolta di solito?
Mi piacerebbe suonare (ancora) con mio padre, mi piacerebbe suonare tante facce che vedo (troppo) spesso sui quotidiani, ascolto davvero di tutto con una forte predilezione per le rarità rock anni 60
Quali sono i vostri prossimi progetti? Su cosa state lavorando?
Sto lavorando a progetti per il teatro, non musica per il teatro ma teatro per musica. Ho appena rappresentato con i miei colleghi di Urbino il De Divina Proporzione, verso un nuovo rinascimento europeo!
Le faccio un’ultima domanda … un po’ particolare .. Vi confesso di essermi avvicinato al repertorio rinascimentale per vie non proprio “canoniche” ma tramite l’ascolto delle musiche di Angelo Branduardi e di alcuni chitarristi inglesi folk come John Renbourn, Berth Jansch, Stephan Grossmann .. volevo chiederle se li conosce e che opinione ha del loro modo di suonare queste musiche…
A parte Branduardi (che comunque amavo da ragazzetto) adoro i chitarristi che hai menzionato, anche se non sono mai riuscito a scollegarli dai gruppi storici di cui facevano parte come i Fairport e i Pentangle.
Grazie
Simone Sorini
Medici Codex 1518 (l’intero codice)
Bella Gerit Musasque Colit (tarsia in legno ad Urbino)
Vespri del Natale di L. Meldert (frammenti) 1587(?)
Le analisi Shenkeriane dei minuetti di Bach
I miei
Con chi le piacerebbe suonare e chi le piacerebbe suonare? Che musiche ascolta di solito?
Mi piacerebbe suonare (ancora) con mio padre, mi piacerebbe suonare tante facce che vedo (troppo) spesso sui quotidiani, ascolto davvero di tutto con una forte predilezione per le rarità rock anni 60
Quali sono i vostri prossimi progetti? Su cosa state lavorando?
Sto lavorando a progetti per il teatro, non musica per il teatro ma teatro per musica. Ho appena rappresentato con i miei colleghi di Urbino il De Divina Proporzione, verso un nuovo rinascimento europeo!
Le faccio un’ultima domanda … un po’ particolare .. Vi confesso di essermi avvicinato al repertorio rinascimentale per vie non proprio “canoniche” ma tramite l’ascolto delle musiche di Angelo Branduardi e di alcuni chitarristi inglesi folk come John Renbourn, Berth Jansch, Stephan Grossmann .. volevo chiederle se li conosce e che opinione ha del loro modo di suonare queste musiche…
A parte Branduardi (che comunque amavo da ragazzetto) adoro i chitarristi che hai menzionato, anche se non sono mai riuscito a scollegarli dai gruppi storici di cui facevano parte come i Fairport e i Pentangle.
Grazie
Simone Sorini
Grazie a Lei Maestro!
Empedocle70
giovedì 18 marzo 2010
Intervista con Simone Sorini, terza parte

Qual è il vostro rapporto con la casa discografica Stradivarius? Come è nato il progetto per questo disco? Avevate già avuto altre esperienze con la Stradivarius? Volete raccontartci qualche aneddoto successo durante la registrazione del disco?
Registrammo nel teatro di corte della Reggia di Caserta, e solo questo fu abbastanza per potersi calare intimamente nella musica che stavamo registrando, un privilegio che non capita spesso.
E’ il mio primo disco con la Stradivarius
Quale significato ha per voi l’improvvisazione nella vostra ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?
Si deve sempre poter parlare di improvvisazione nella musica, in quella antica se non lo si fa (almeno parlarne..) si incorre in un grossolano errore di valutazione, le note non sono certo solo quelle scritte ma ben altre
Spesso si sente un gran discutere sulla necessità o sull’inutilità di una buona tecnica esecutiva, a vostro parere quanto è importante il lavoro sulla tecnica per raggiungere a un buon livello di “sicurezza”? Ve lo chiedo anche perché ho notato che suonate più strumenti
La tecnica nasce e si sviluppa sullo strumento, il proprio, che sia una chitarra o una laringe, un maestro può solo metterti sulla strada. Un artista che sia un artista non impara la tecnica a scuola, la inventa e la costruisce giorno per giorno sul proprio strumento o strumenti
Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario?
La tecnologia allarga i confini, facilita la diffusione, migliora le condizioni di ascolto, si deve solo trovare il modo di pensarsi (anche commercialmente) all’interno di essa e del suo costante cambiamento
Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..
Premetto che i seguenti titoli li scelgo in quanto opere difficilmente riproducibili in spartiti, per tutta l’altra musica preferisco sempre questi ultimi all’ascolto di una registrazione:
NIck Drake- Five leaves left/ Pink moon
Beatles- Revolver
Asmahan- registrazioni storiche
Pink Floyd- Meddle/Ummagumma
The Bothy Band/ tutti i dischi
Registrammo nel teatro di corte della Reggia di Caserta, e solo questo fu abbastanza per potersi calare intimamente nella musica che stavamo registrando, un privilegio che non capita spesso.
E’ il mio primo disco con la Stradivarius
Quale significato ha per voi l’improvvisazione nella vostra ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?
Si deve sempre poter parlare di improvvisazione nella musica, in quella antica se non lo si fa (almeno parlarne..) si incorre in un grossolano errore di valutazione, le note non sono certo solo quelle scritte ma ben altre
Spesso si sente un gran discutere sulla necessità o sull’inutilità di una buona tecnica esecutiva, a vostro parere quanto è importante il lavoro sulla tecnica per raggiungere a un buon livello di “sicurezza”? Ve lo chiedo anche perché ho notato che suonate più strumenti
La tecnica nasce e si sviluppa sullo strumento, il proprio, che sia una chitarra o una laringe, un maestro può solo metterti sulla strada. Un artista che sia un artista non impara la tecnica a scuola, la inventa e la costruisce giorno per giorno sul proprio strumento o strumenti
Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario?
La tecnologia allarga i confini, facilita la diffusione, migliora le condizioni di ascolto, si deve solo trovare il modo di pensarsi (anche commercialmente) all’interno di essa e del suo costante cambiamento
Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..
Premetto che i seguenti titoli li scelgo in quanto opere difficilmente riproducibili in spartiti, per tutta l’altra musica preferisco sempre questi ultimi all’ascolto di una registrazione:
NIck Drake- Five leaves left/ Pink moon
Beatles- Revolver
Asmahan- registrazioni storiche
Pink Floyd- Meddle/Ummagumma
The Bothy Band/ tutti i dischi
continua domani
mercoledì 17 marzo 2010
Intervista con Simone Sorini, seconda parte

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?
E’ esattamente una delle enormi differenze che intercorrono tra noi e i musicisti del passato, la facilità di reperimento e fruizione di stili musicali diversi è un frutto della nostra epoca che va a scapito della profondità e la veridicità dell’espressione musicale, pur non essendo in se un fatto negativo. La poliedricità dell’interprete del nostro secolo è cosa buona nella misura in cui egli ne sia perfettamente cosciente e sappia dare una lettura dell’opera musicale del passato consapevole e ricca di significato, anzi di significaTI
Luciano Berio ha scritto “la conservazione del passato ha un senso anche negativo, quanto diventa un modo di dimenticare la musica. L’ascoltatore ne ricava un’illusione di continuità che gli permette di selezionare quanto pare confermare quella stessa continuità e di censurare tutto quanto pare disturbarla”, che ruolo possono assumere la musica in questo contesto?
Io trovo semplicemente che la musica non è mai passato, non parla mai una lingua morta, è l’unica espressione artistica umana che presuppone fortemente il “qui e ora”, non vedo connessioni tra la musica e il passato, soprattutto per quanto riguarda la musica antica, che è quanto più legata ad interpretazioni figlie di mode filologiche continuamente in cambiamento, molto più ad esempio della musica del secolo scorso.
Il vostro disco è un esempio perfetto della numerosa serie di “riscoperte” di autori e di spartiti musicali finora trascurati con nuove edizioni musicali estremamente curate dal punto di vista filologico (strumenti d’epoca, recupero delle trascrizioni originali, etc), a cui stiamo assistendo di recente, ritenete esaurita la ricerca storica sugli autori originali per chitarra dei secoli passati o credete che possano ancora verificarsi “scoperte” di repertorio inedito di rilevante valore?
Anche qui si dovrebbe dire che le scoperte non finiscono mai, la storia della musica (come quella della società) è formata alla base da eventi minori, protagonisti minori e dimenticati che esistono molto più dei grandi nomi dei quali si sa gia tutto. Gli eventi e i protagonisti minori sono un numero sconfinato, solo quando avremo la capacità di intendere la loro voce verranno a farsi conoscere, per ora giacciono negli archivi, tenderei ad escludere il ritrovamento di partiture autografe di Sor o Villa Lobos, ma per tutti gli altri veri protagonisti della storia il campo è apertissimo a nuove scoperte
Parliamo di marketing. Quanto pensate che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi? E in confronto al passato? Il mecenatismo illuminato è stato semplicemente sostituito dal libero mercato?
E’ importantissimo, tanto quanto lo è stato in ogni passato. Ma Il mecenatismo come tendiamo ad interpretarlo oggi è quasi una diceria, in realtà fu una forma propagandistica e una arma politica in mano ai potenti esattamente come POTREBBE esserlo oggi se solo i nostri governanti avessero i mezzi umani per capacitarsene.. meglio così! Meglio il libero mercato
E’ esattamente una delle enormi differenze che intercorrono tra noi e i musicisti del passato, la facilità di reperimento e fruizione di stili musicali diversi è un frutto della nostra epoca che va a scapito della profondità e la veridicità dell’espressione musicale, pur non essendo in se un fatto negativo. La poliedricità dell’interprete del nostro secolo è cosa buona nella misura in cui egli ne sia perfettamente cosciente e sappia dare una lettura dell’opera musicale del passato consapevole e ricca di significato, anzi di significaTI
Luciano Berio ha scritto “la conservazione del passato ha un senso anche negativo, quanto diventa un modo di dimenticare la musica. L’ascoltatore ne ricava un’illusione di continuità che gli permette di selezionare quanto pare confermare quella stessa continuità e di censurare tutto quanto pare disturbarla”, che ruolo possono assumere la musica in questo contesto?
Io trovo semplicemente che la musica non è mai passato, non parla mai una lingua morta, è l’unica espressione artistica umana che presuppone fortemente il “qui e ora”, non vedo connessioni tra la musica e il passato, soprattutto per quanto riguarda la musica antica, che è quanto più legata ad interpretazioni figlie di mode filologiche continuamente in cambiamento, molto più ad esempio della musica del secolo scorso.
Il vostro disco è un esempio perfetto della numerosa serie di “riscoperte” di autori e di spartiti musicali finora trascurati con nuove edizioni musicali estremamente curate dal punto di vista filologico (strumenti d’epoca, recupero delle trascrizioni originali, etc), a cui stiamo assistendo di recente, ritenete esaurita la ricerca storica sugli autori originali per chitarra dei secoli passati o credete che possano ancora verificarsi “scoperte” di repertorio inedito di rilevante valore?
Anche qui si dovrebbe dire che le scoperte non finiscono mai, la storia della musica (come quella della società) è formata alla base da eventi minori, protagonisti minori e dimenticati che esistono molto più dei grandi nomi dei quali si sa gia tutto. Gli eventi e i protagonisti minori sono un numero sconfinato, solo quando avremo la capacità di intendere la loro voce verranno a farsi conoscere, per ora giacciono negli archivi, tenderei ad escludere il ritrovamento di partiture autografe di Sor o Villa Lobos, ma per tutti gli altri veri protagonisti della storia il campo è apertissimo a nuove scoperte
Parliamo di marketing. Quanto pensate che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi? E in confronto al passato? Il mecenatismo illuminato è stato semplicemente sostituito dal libero mercato?
E’ importantissimo, tanto quanto lo è stato in ogni passato. Ma Il mecenatismo come tendiamo ad interpretarlo oggi è quasi una diceria, in realtà fu una forma propagandistica e una arma politica in mano ai potenti esattamente come POTREBBE esserlo oggi se solo i nostri governanti avessero i mezzi umani per capacitarsene.. meglio così! Meglio il libero mercato
continua domani
martedì 16 marzo 2010
Intervista con Simone Sorini, prima parte

Come è nato il vostro ensemble e cosa significa il suo nome?
Il nome del gruppo fa riferimento ad alcune onomatopee presenti in brani del repertorio che eseguiamo, nella fattispecie il suono della sorellina (lirum lirum li) e del liuto o colascione (tronc tronc)
Qual è il vostro background musicale e che strumenti suonate? Volte parlarci di questi strumenti particolari che danno anche il nome al vostro cd: Sordellina, Colascione e Buttafuoco? Come è nata l’idea di questo recupero?
A questa domanda credo risponderanno nel dettaglio Squillante e Degli Esposti, per quanto mi compete, a parte il fatto che anche io sono strumentista (liuti) oltre che cantante, ho cercato di immaginare un prassi esecutiva vocale che si avvicinasse al suono degli strumenti che mi accompagnano, ad esempio la assoluta assenza di messe di voce o di dinamiche espressive è una scelta dettata oltre che dalla contestualizzazione cronologica del repertorio, anche e soprattutto dalla tecnica esecutiva della sorellina che impone determinate scelte stilistiche.
Ascoltando la vostra musica mi sono fatto l’idea che veniate da una grande molteplicità di ascolti e di influenze, come gestisce questi frammenti di memoria musicale nelle vostre esecuzioni? Li utilizzate consciamente o …. li lasciate liberamente fluire?
Il mio retroterra musicale è estremamente ampio, va dal rock alla musica classica. Nessuna suggestione (o casuale citazione se c’è) però è a livello conscio, tutto fluisce liberamente come da una enorme banca dati
Berio nel suo saggio “Un ricordo al futuro” ha scritto: “.. Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novencento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.” Lei suona un repertorio tradizionalmente classico … si riconosce in queste parole?
Se interpreto bene il senso della domanda mi trovo perfettamente in sintonia con l’affermazione di Berio. Per quanto mi riguarda non avrei mai potuto interpretare la musica antica senza essere stato scalfito in tenera età, ad esempio, dalla musica dei Beatles o dei Pink Floyd
Trovo estremamente affascinante l’idea di riproporre con rigore filologico un repertorio di diversi secoli fa, interpretandone la musica con strumenti d’epoca. Quanto però può essere diverso il vostro modo di suonare rispetto a quello dell’epoca? E quanto è cambiata la società e il modo di fare e percepire la musica…
Il modo di suonare cambia di pari passo con la società, il ricorso agli strumenti antichi è solo un tentativo di ritrovare una prassi strumentale o vocale inevitabilmente perduta. Cerchiamo di reinventare un passato o una cultura del passato con strumenti che le erano propri, ma noi siamo diversi, il mondo è diverso, il risultato sarà sempre e solo una rilettura da parte di uomini che vivono in un altro mondo, non per questo priva di fascino o di valore, partiamo solo dall’idea di quanto diverso era il bacino di fruizione dell’opera musicale, per chi e in quali situazioni si faceva musica 500 anni fa, questo dovrebbe far riflettere molto.
Il nome del gruppo fa riferimento ad alcune onomatopee presenti in brani del repertorio che eseguiamo, nella fattispecie il suono della sorellina (lirum lirum li) e del liuto o colascione (tronc tronc)
Qual è il vostro background musicale e che strumenti suonate? Volte parlarci di questi strumenti particolari che danno anche il nome al vostro cd: Sordellina, Colascione e Buttafuoco? Come è nata l’idea di questo recupero?
A questa domanda credo risponderanno nel dettaglio Squillante e Degli Esposti, per quanto mi compete, a parte il fatto che anche io sono strumentista (liuti) oltre che cantante, ho cercato di immaginare un prassi esecutiva vocale che si avvicinasse al suono degli strumenti che mi accompagnano, ad esempio la assoluta assenza di messe di voce o di dinamiche espressive è una scelta dettata oltre che dalla contestualizzazione cronologica del repertorio, anche e soprattutto dalla tecnica esecutiva della sorellina che impone determinate scelte stilistiche.
Ascoltando la vostra musica mi sono fatto l’idea che veniate da una grande molteplicità di ascolti e di influenze, come gestisce questi frammenti di memoria musicale nelle vostre esecuzioni? Li utilizzate consciamente o …. li lasciate liberamente fluire?
Il mio retroterra musicale è estremamente ampio, va dal rock alla musica classica. Nessuna suggestione (o casuale citazione se c’è) però è a livello conscio, tutto fluisce liberamente come da una enorme banca dati
Berio nel suo saggio “Un ricordo al futuro” ha scritto: “.. Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novencento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.” Lei suona un repertorio tradizionalmente classico … si riconosce in queste parole?
Se interpreto bene il senso della domanda mi trovo perfettamente in sintonia con l’affermazione di Berio. Per quanto mi riguarda non avrei mai potuto interpretare la musica antica senza essere stato scalfito in tenera età, ad esempio, dalla musica dei Beatles o dei Pink Floyd
Trovo estremamente affascinante l’idea di riproporre con rigore filologico un repertorio di diversi secoli fa, interpretandone la musica con strumenti d’epoca. Quanto però può essere diverso il vostro modo di suonare rispetto a quello dell’epoca? E quanto è cambiata la società e il modo di fare e percepire la musica…
Il modo di suonare cambia di pari passo con la società, il ricorso agli strumenti antichi è solo un tentativo di ritrovare una prassi strumentale o vocale inevitabilmente perduta. Cerchiamo di reinventare un passato o una cultura del passato con strumenti che le erano propri, ma noi siamo diversi, il mondo è diverso, il risultato sarà sempre e solo una rilettura da parte di uomini che vivono in un altro mondo, non per questo priva di fascino o di valore, partiamo solo dall’idea di quanto diverso era il bacino di fruizione dell’opera musicale, per chi e in quali situazioni si faceva musica 500 anni fa, questo dovrebbe far riflettere molto.
continua domani
lunedì 15 marzo 2010
Simone Sorini

Intervista con Empedocle70
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- Musica Barocca - Vivaldi - Simone Sorini in "L'altero e bianco giglio" da "Serenata" -Teatro Rossini
Simone Sorini: Biografia

SIMONE SORINI - Musica Antica - Tenore, Liutista, Ricercatore, Autore.
Nato ad Urbino nel Montefeltro, ha studiato canto fin da giovanissimo nel coro di voci bianche della Cappella Municipale di Pesaro e, conseguiti gli studi artistici presso l’Istituto d’Arte e l’Accademia di Belle Arti della sua città, ha coltivato il suo naturale talento musicale nell’approfondimento dei repertori di canto medievale, rinascimentale e barocco frequentando master-class e maestri privati in Spagna, Francia ed Italia.
Ha seguito gli annuali corsi di perfezionamento ai Corsi Internazionali di Musica Antica di Urbino con Patrizia Bovi, ed ha studiato canto lirico e barocco con il Maestro Sergio Pezzetti.
Il suo stile vocale non accademico ed immediatamente riconoscibile è ben apprezzato in Europa, dove si è esibito nei più importanti teatri e festival tra i quali Temporada Gulbenkian di Lisbona, Early music festival di Boston, Saison Musicale di Royaumont, Early music weekend di Londra, Festival Van Vlaanderen di Anversa, Festival Baroque di Pontoise.
Svolge la sua attività sia come solista che con vari ensemble vocali, tra cui Micrologus, Cantar Lontano di Marco Mencoboni, Calixtinus, Accademia Petrarca e Lirum li Tronc.
Ha interpretato, con Noma Omaran nelle vesti della regina di Palmira, il ruolo principale maschile di Aureliano nell’opera barocca “Zenobia” di Albinoni che ha avuto luogo nel 2008 al teatro dell’Opera di Damasco, con la direzione di Chiara Banchini e A. Moths. Ha partecipato inoltre in qualità di cantante e attore, nel duplice ruolo di Orfeo/Mopso, all’opera “La fabula di Orfeo” diretta da Francis Biggi e prodotta dalla Fondation Royaumont di Parigi nel 2006, e all’opera rinascimentale “Festa Fiorentina” prodotta nel 2004/5 da Micrologus- Italia. Si è esibito, oltre che in Europa, in Mexico, Canada, Russia, Bulgaria, Syria, Stati Uniti.
Ha cantato, ricevendo in Francia prestigiosi riconoscimenti come “Diapason d’or” e “Choc de la musique”, in oltre 30 registrazioni edite da Sony, Stradivarius, Alpha, K617, tra cui “Le Jeu de Robin et Marion” (Micrologus, ZigZag-Harmonia mundi 2003); “Landini, Fior di Dolceça” (MIcrologus, ZigZag.Harmonia mundi 2005); “La Fabula di Orpheo” (Francis Biggi, K617 2007); “Kronomakia” (Daniele Sepe & MIcrologus, ed. il Manifesto 2008); “Ad Vesperas” (Cantar Lontano, Alpha 2007); come solista ne “Il Canzoniere” (Accademia de Musici Francesco Petrarca, Gamut 2006) e “Renaissance Naples” (Lirum li Tronc, Stradivarius 2008).
Ha registrato per Radio France Musique, Radio Osterreich 1, RAI radiotelevisione Italiana.
E’ inoltre un versatile interprete dei repertori liutistici dal medioevo al primo rinascimento essendosi formato con Adolfo Broegg e Robert Crawford Young, ed utilizza i suoi strumenti per accompagnarsi nel canto.
Ha studiato musicologia al Conservatorio Rossini di Pesaro e da anni svolge la sua attività di ricercatore focalizzata sui repertori urbinati con la collaborazione di specialisti come James Haar e Agostino Ziino. E’ co-fondatore, presidente e coordinatore musicale della etichetta discografica Bella Gerit con la quale ha realizzato tre opere discografiche di ricerca sui repertori urbinati: “La Dolce Vista” (Bella Gerit 2005), “Nuptiae Factae Sunt” (Bella Gerit 2006) e “De Divina Proportione” (Bella Gerit 2007).
La sua attività di compositore si rivolge soprattutto alla forma della canzone, con più di 60 brani molti dei quali registrati su cd con formazioni da lui stesso fondate tra gli anni 1997/2002; la sua musica trae ispirazione dalla musica antica europea e da quella tradizionale della sua regione, le Marche e il Montefeltro.
E’ reduce dal tour mondiale di Myth, l’ultima opera di Sidi Larbi Cherkaoui, e dall’opera barocca “Zenobia” di Albinoni.
Impegni recenti: “Serenata di Vivaldi” al teatro Rossini di Pesaro; spettacolo multimediale “De Divina Proportione” di cui è ideatore, ed autore delle musiche insieme al compositore David Monacchi, di cui la prima assoluta si è tenuta al Teatro Sanzio di Urbino il 20 giugno 2009; concerto "Nuptiae Factae Sunt" - musica al tempo di Raffaello - 41° Festival Internazionale di Musica Antica di Urbino.
WEBSITE: http://www.simonesorini.it/
http://www.de-divina-proportione.it/
http://www.bellagerit.it/
Nato ad Urbino nel Montefeltro, ha studiato canto fin da giovanissimo nel coro di voci bianche della Cappella Municipale di Pesaro e, conseguiti gli studi artistici presso l’Istituto d’Arte e l’Accademia di Belle Arti della sua città, ha coltivato il suo naturale talento musicale nell’approfondimento dei repertori di canto medievale, rinascimentale e barocco frequentando master-class e maestri privati in Spagna, Francia ed Italia.
Ha seguito gli annuali corsi di perfezionamento ai Corsi Internazionali di Musica Antica di Urbino con Patrizia Bovi, ed ha studiato canto lirico e barocco con il Maestro Sergio Pezzetti.
Il suo stile vocale non accademico ed immediatamente riconoscibile è ben apprezzato in Europa, dove si è esibito nei più importanti teatri e festival tra i quali Temporada Gulbenkian di Lisbona, Early music festival di Boston, Saison Musicale di Royaumont, Early music weekend di Londra, Festival Van Vlaanderen di Anversa, Festival Baroque di Pontoise.
Svolge la sua attività sia come solista che con vari ensemble vocali, tra cui Micrologus, Cantar Lontano di Marco Mencoboni, Calixtinus, Accademia Petrarca e Lirum li Tronc.
Ha interpretato, con Noma Omaran nelle vesti della regina di Palmira, il ruolo principale maschile di Aureliano nell’opera barocca “Zenobia” di Albinoni che ha avuto luogo nel 2008 al teatro dell’Opera di Damasco, con la direzione di Chiara Banchini e A. Moths. Ha partecipato inoltre in qualità di cantante e attore, nel duplice ruolo di Orfeo/Mopso, all’opera “La fabula di Orfeo” diretta da Francis Biggi e prodotta dalla Fondation Royaumont di Parigi nel 2006, e all’opera rinascimentale “Festa Fiorentina” prodotta nel 2004/5 da Micrologus- Italia. Si è esibito, oltre che in Europa, in Mexico, Canada, Russia, Bulgaria, Syria, Stati Uniti.
Ha cantato, ricevendo in Francia prestigiosi riconoscimenti come “Diapason d’or” e “Choc de la musique”, in oltre 30 registrazioni edite da Sony, Stradivarius, Alpha, K617, tra cui “Le Jeu de Robin et Marion” (Micrologus, ZigZag-Harmonia mundi 2003); “Landini, Fior di Dolceça” (MIcrologus, ZigZag.Harmonia mundi 2005); “La Fabula di Orpheo” (Francis Biggi, K617 2007); “Kronomakia” (Daniele Sepe & MIcrologus, ed. il Manifesto 2008); “Ad Vesperas” (Cantar Lontano, Alpha 2007); come solista ne “Il Canzoniere” (Accademia de Musici Francesco Petrarca, Gamut 2006) e “Renaissance Naples” (Lirum li Tronc, Stradivarius 2008).
Ha registrato per Radio France Musique, Radio Osterreich 1, RAI radiotelevisione Italiana.
E’ inoltre un versatile interprete dei repertori liutistici dal medioevo al primo rinascimento essendosi formato con Adolfo Broegg e Robert Crawford Young, ed utilizza i suoi strumenti per accompagnarsi nel canto.
Ha studiato musicologia al Conservatorio Rossini di Pesaro e da anni svolge la sua attività di ricercatore focalizzata sui repertori urbinati con la collaborazione di specialisti come James Haar e Agostino Ziino. E’ co-fondatore, presidente e coordinatore musicale della etichetta discografica Bella Gerit con la quale ha realizzato tre opere discografiche di ricerca sui repertori urbinati: “La Dolce Vista” (Bella Gerit 2005), “Nuptiae Factae Sunt” (Bella Gerit 2006) e “De Divina Proportione” (Bella Gerit 2007).
La sua attività di compositore si rivolge soprattutto alla forma della canzone, con più di 60 brani molti dei quali registrati su cd con formazioni da lui stesso fondate tra gli anni 1997/2002; la sua musica trae ispirazione dalla musica antica europea e da quella tradizionale della sua regione, le Marche e il Montefeltro.
E’ reduce dal tour mondiale di Myth, l’ultima opera di Sidi Larbi Cherkaoui, e dall’opera barocca “Zenobia” di Albinoni.
Impegni recenti: “Serenata di Vivaldi” al teatro Rossini di Pesaro; spettacolo multimediale “De Divina Proportione” di cui è ideatore, ed autore delle musiche insieme al compositore David Monacchi, di cui la prima assoluta si è tenuta al Teatro Sanzio di Urbino il 20 giugno 2009; concerto "Nuptiae Factae Sunt" - musica al tempo di Raffaello - 41° Festival Internazionale di Musica Antica di Urbino.
WEBSITE: http://www.simonesorini.it/
http://www.de-divina-proportione.it/
http://www.bellagerit.it/
domenica 29 marzo 2009
sabato 28 marzo 2009
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