giovedì 24 aprile 2014

GuitArtistas, CD – Recensione



Per la varietà del repertorio e la vivacità delle esecuzioni, il CD d'esordio del quartetto di chitarre GuitArtistas è destinato ad un pubblico vastissimo e questo, se da un lato si può considerare la scelta migliore per un debutto discografico ha anche il grande merito di liberare dagli spesso ristretti circoli chitarristici la bellezza delle sei corde per portarla all'attenzione del grande pubblico, musicisti e non.
Gli arrangiamenti da celebri musiche Bizet, Haydn, Tchaikovsky, Boccherini, Corea e Brahms, sono sostenuti da una lucida musicalità e una tecnica pulitissima.
Quattro chitarriste, quattro giovani ragazze in perfetta sintonia e dal piglio deciso, un quartetto di chitarre con le sonorità di un'intera orchestra. Infatti, grazie all'utilizzo della chitarra basso e della chitarra ottavata, in aggiunta a due chitarre classiche da concerto, il registro è ampio e spazia dalle frequenze del contrabbasso a quelle dell'arpa. Un'insolita strumentazione che dà sicuramente una marcia in più al quartetto di chitarre. L'effetto è davvero di una musica tridimensionale!
La qualità della registrazione è cinque stelle! E dire che tutto il CD è stato registrato in soli sette giorni, a conferma della bravura di questa formazione che ha già vinto numerosi premi in concorsi internazionali, anche in Italia.
Dalla ritmica Aragonaise di Bizet d'apertura (con tanto di suono di nacchere e percussioni ottenuto direttamente sulle chitarre) al Bonus Track (la Ninna nanna di Brahms trascritta da Andrea Wild, componente del quartetto) passando per punte di virtuosismo chitarristico come nell'Introduzione e Fandango di Boccherini (trascritta da Jeremy Sparks) non c'è mai un calo di attenzione. L'aspetto timbrico è curato minuziosamente da ogni componente del quartetto e fa sì che ogni strumento assuma un carattere non casuale all'interno della formazione, ad ulteriore conferma che la dimensione orchestrale che vogliono assumere le GuitArtistas non è mai sottovalutata o lasciata in secondo piano.

Giuseppe Chiaramonte


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