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venerdì 11 dicembre 2009

Intervista a Marco Maguolo parte quarta



Com'è la situazione del mercato in questo momento, questa crisi si sente o.. è solo psicologica?



Devo dire che sono fortunato, comunque sto superando la crisi indenne. Probabilmente la fascia di mercato in cui mi sono collocato si è salvata. Il grosso rischio, sempre considerando i limiti della mia esperienza e delle realtà che ho conosciuto, è quello di operare in un settore molto definito e limitato come il nostro. Il vantaggio, invece, è che si tratta di un settore di alta qualità, con una clientela mediamente molto esigente. Se devo pensare al'economia italiana, credo che l'unico scudo alla crisi economica, so di non dire una novità, sia puntare sull'alta qualità.
Se dovessi distinguere i clienti di uno strumento di liuteria potrei definire quattro categorie:
L'allievo che frequenta i primi corsi, che in genere ha bisogno di uno strumento funzionale per affrontare i primi esami e per capire se completerà o no il percorso formativo. Ovviamente gli “sponsor” sono i genitori che si trovano ad affrontare una spesa di una certa cifra, magari inaspettata. Per loro pagare uno strumento 2000 o 3000 euro spesso vuol dire sacrificare due o tre mensilità.
La seconda categoria sono i diplomandi o gli studenti di corsi avanzati, con già un'idea di quello che vogliono, e spesso con desideri che superano le proprie possibilità economiche raccimulate con i primi lavori.
La terza categoria è quella dei docenti e dei concertisti, ovviamente la fascia più difficile, che sa bene quello che cerca ed è disposto ad investire molto perchè è lo strumento che gli permette di lavorare.
L'ultima fascia è quella dei dilettanti, cioè gli appassionati tra i 30 e i 70 anni, che ad un certo punto della vita decidono di regalarsi uno strumento di liuteria ma, non essendo professionisti, guardano bene al portafoglio.
Quando ho deciso il mio prezzo e la gestione del suo aumento, ho ben riflettuto su queste categorie. Un prezzo più elevato, diciamo dai 3000 euro in su, esclude quasi completamente gli allievi ai primi corsi e i dilettanti. Un prezzo più basso, sotto i 3000 euro esclude i diplomandi ed i professionisti che legano, per questioni di psicologia di mercato, la qualità al prezzo: più spendo più ottengo. Considerando che, anche proponendo a 1000 euro, una chitarra che non suona o è costruita male, nessuno te la prende, io in linea di massima riesco a coprire tutte le quattro fasce di mercato. A volte il mio prezzo è un'arma a doppio taglio, perchè, come dicevo, un cliente che vuole lo strumento di alta qualità non mi prende in considerazione perchè ritiene che costo troppo poco, altre volte, prima provano la chitarra, poi mi chiedono il prezzo e rimangono piacevolmente colpiti di poter spendere molto molto meno del previsto. Per me l'importante è far girare gli strumenti, questa è la nostra migliore pubblicità, piuttosto che girare con gli strumenti, per cercare di venderli ad un prezzo che, probabilmente, non è quello giusto.


Progetti per il futuro? Pensi continuerai a dedicarti solo di chitarre classiche?



Credo che la costruzione di chitarre classiche rimarrà sempre la priorità.
Posso anticiparti dei desideri che ho e che vorrei realizzare un giorno, quando avrò un po di tempo, prima di andare in pensione! Vorrei realizzare almeno un liuto e un violoncello. Probabilmente, per curiosità, proverò a fare delle copie di chitarre antiche.


Per concludere questa piacevole intervista .. vuoi raccontarci qualche aneddoto successo durante o dopo la costruzione di uno dei tuoi strumenti?



Il panico. Quando il Prof. De Nardis (docente al conservatorio di Venezia) che mi ha visto nascere professionalmente e mi ha aiutato con i suoi indispensabili consigli, mi ha affidato per la prima volta il restauro di una delle sue chitarre più importanti Una Leone Sanavia stupenda alla quale lui è particolarmente legato. Dopo tutte le raccomandazioni mi chiede di rifare la tastiera, io sicuro di me, gli dico di non preoccuparsi. Elimino i vecchi tasti, rettifico l'ebano e inserisco i nuovi tasti utlizzando il mio bel martelletto di teflon. Il problemino è che arrivato all'ultimo tasto, prendendo la paletta con una mano per spostare la chitarra, mi rendo conto di una strana flessibilità della paletta medesima. In sostanza in passato la chitarra aveva subito una riparazione alla paletta, eseguita non proprio a regola d'arte, e le vibrazini del martelletto avevano crepato e fatto staccare la colla. L'ncastro della paletta era di tipo tedesco, a coda di rondine, e per attaccarla, il “restauratore” aveva inserito diversi chiodi, vuoi di legno, vuoi di ferro, per saldare il tutto, non curandosi dell'adesione delle facce dell'incastro. Quindi si era scollata ma non staccata, e la cosa più difficile era quella di capire la direzione d'ingresso dei chiodi e cercare di rimuoverli senza fare troppi danni. Insomma, una settimana di lavoro per ricostruire pezzetto su pezzetto l'incastro e restaurare la vernice. Alla fine è venuto un bel lavoro, ma ricorderò sempre il panico durante la telefonata che spiegava al Professore quello che era successo. Lui, con voce ferma che mi diceva: “Se non te la senti, forse è meglio passare il lavoro ad un'altro”. Ed io: “No Maestro, non posso, lo finisco io”. Sicuramente avrà inteso il “finire” come si usa il colpo di grazia per un nemico morente....ma mi ha dato fiducia per la seconda volta...ed è andata bene.

pensavi avessimo finito? Un’ultima domanda, dai: quando lo finisci quel violino?

Ci penso ogni volta che ci passo davanti. Spero presto, ma dovrò andare a bussare alla porta del Maestro Bellei per ritrovare lo spirito da violinaio.

Ringrazio Andrea che ha pazientato molto per vedere l'intervista completata, e tutti coloro che hanno avuto la pazienza e la curiosità dei leggerla. Vi aspetto nel mio laboratorio per un caffè e quattro chiacchere!
A presto.
Marco Maguolo

ci vediamo una di queste sere come al solito
Grazie

Empedocle70

mercoledì 9 dicembre 2009

Intervista a Marco Maguolo parte seconda


Quali chitarre ricordi con più affetto?




Ogni chitarra è un piezzo e 'ccore! Comunque la storia più bella è la follia che ho realizato per Mauro Zanatta. Oltre allo strumento, (chitarra a 13 cori, 21 corde totali) c'è dietro un anno di lavoro e discussioni. Lui veniva in laboratorio e con i pezzi di legno in mano, passo passo, decidevamo come procedere. Alla fine abbiamo montato le corde assieme, è stato molto bello. Devo molto a Mauro, se faccio questo lavoro lo devo anche a lui.

Si fa una gran parlare a volte della liuteria come una vera forma d’arte, cosa che è sicuramente vera per alcuni strumenti .. i violini di Stradivari, ad esempio, tu come liutaio, ti senti più vicino all’arte o .. all’artigianato artistico? E perché?

Ho pensato molto a questo. Se parliamo in linguaggio comune, il modo di dire “Sei un artista” è spesso utilizzato per sottolineare ed apprezzare le capacità di una persona. Se penso invece alla parola “artista” io intendo l'ultimo anello della catena, alla fine del processo creativo. L'artista deve esprimere concetti o dare emozioni non basta che si legga la sua presenza o unicità nell'opera che ha prodotto. Il liutaio è un artigiano, continua a riprodurre uno strumento che deve essere utilizzato dai musicisti (artisti). Per quanto ogni strumento sia unico e si possa leggere la mano dell'uomo che lo ha costruito, rimane sempre un oggetto di artigianato artistico, o semplicemente un oggetto, almeno fino a quando un musicista non gli da vita. Non vedo la ragione di doversi sentire artisti quando dietro la parola artigiano c'è già un mondo infinito ed una dignità puramente umana.

E’ vero che fai tutto “in casa”? Filetti, ponticelli, etc? Qual è il costo di una tua chitarra?

Secondo me una chitarra di liuteria non può prescindere dall'essere originale in tutte le sue parti, quindi non utilizzare semilavorati, filetti già assemblati o rosette pronte. Ritengo che anche la vernice sia importante, secondo me il pregio artigianale della gommalacca o delle vernici ad olio (anche se nella chitarra non si usano) è importantissimo, non condivido la scelta di utilizzare vernici sintetiche date a spruzzo su strumenti di pregio, ma forse questo è una mia fissazione.
Quindi si, faccio tutto a mano.
Quest'anno vendo a 2200 euro, ogni anno aumento di 100 euro. Penso che manterrò questa politica anche in futuro, ho visto che funziona anche perchè in questo modo il cliente ha sempre la garanzia che il suo strumento non perderà mai di valore.

So che di recente si è fatta un po’ di inutile polemica attorno alle tue chitarre, qualcuno in internet non sembra capacitarsi come fai a fare chitarre così a questi prezzi .. che cosa è successo?


Uno degli infiniti difetti che ha il web è quello che ci si può nascondere dietro un nikname e parlare a vanvera. Non mi disturba se le mie chitarre non piacciono, può capitare. La cosa che non mi piace è quando si critica senza competenza, e senza aver mai visto un mio strumento (neanche in foto) mettendo in discussione la mia onestà e la mia serietà nel lavoro. La faccenda comunque è chiusa, c'è stato un dibattito su un blog che si è concluso. Se comunque altri avessero di questi dubbi sappiano che possono venirmi a trovare quando vogliono. Per chi fosse interessato ad approfondire vada a leggersi sul blog di Luca Waldner l'argomento “la crisi”.
La scelta del prezzo è una questione molto importante per inserirsi nel mercato. La mia è stata ben meditata, prima di tutto perchè ho fatto anche l'operaio e conosco il costo del denaro, poi perchè preferisco vendere a meno ma avere la “sicurezza” di vendere tutto. In questo senso porto avanti il nome del mio Maestro Mario Novelli. Grazie al suo eccezionale rapporto qualità prezzo, molte persone, che non si sarebbero mai potute permettere di spendere, hanno suonato su uno strumento di liuteria. La liuteria è anche cultura, è importante diffonderla.


Parliamo di marketing. Quanto pensi sia importante per un professionista del tuo settore? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

Penso sia importantissimo in qualsiasi settore. Non penso al marketing ad alti livelli, quello che ha bisogno di un percorso universitario, ma piuttosto di quel buon senso ed intuito che è necessario nel momento in cui ti devi proporre ad un pubblico, al cliente o comunque a chi ti può dare lavoro. Conosco enormi Musicisti, persone nate per fare questo mestiere, che hanno un grande difetto: sono troppo artisti. Ritornando alla domanda precedente, secondo me bisogna essere sprattutto artigiani, professionisti e quindi imprenditori di se stessi.


continua domani

martedì 8 dicembre 2009

Intervista a Marco Maguolo parte prima



Caro Marco, raccontaci un po’ come è iniziata la tua attività e quando hai deciso che avresti fatto il liutaio…



Ho deciso che avrei fatto questo mestiere nel momento in cui ho comprato per la prima volta i legni con cui avrei costruito la mia prima chitarra. Come spesso accade ci si rende conto delle proprie scelte dopo alcuni anni, quando riesci ad unire tutti i punti di un percorso ed a trovare le ragioni che ti hanno portato a ciò che sei e che sei stato. Per me è stato così, è successo. Vuoi l'istinto, il caso, la preddisposizione, ma anche la consapevolzza di non essere un Musicista ma di essere intimamente un artigiano, per forma mentis e per natura, unendo la musica all'artigianato il risultato è la liuteria. Ho comprato i legni e mi sono costruito la prima chitarra con l'aiuto del libro di Mario Garrone. Nel frattempo ho sempre lavorato e studiato chitarra, ma la cosa strana è che non ho mai avuto l'impressione che la liuteria fosse per me un hobby ma un ulteriore studio che poi mi avrebbe portato al mio lavoro. Sono stato fortunato. Soprattutto di incontrare Mario Novelli e gli insegnanti di chitarra che mi hanno incoraggiato a continuare. Devo ringraziare i Maestri Tommaso De Nardis, Giorgio Baratella, Dario Zennaro e Mauro Zanatta, se non fosse per loro probabilmente non avrei continuato.

Che differenza c’è tra le tue prime chitarre e quelle ultime uscite riprese nelle foto e nei video?



Come in ogni percorso di formazione e lavorativo le persone vivono dei cambiamenti, il risultato del lavoro non è da meno. Se facciamo un paragone con la musica è scontato che un musicista affronta i brani in modo diverso da giovane o da maturo. Per il liutaio il discorso non cambia. Io mi sento ancora in fase di sviluppo, anche se da un anno a questa parte devo dire che sono arrivato ad un proggetto che mi convince sia dal punto di vista musicale che estetico. Sono molto severo con i miei primi strumenti, in passato facevo delle scelte estetiche che ora non metterei più in pratica, ad esempio fino e due anni fa utilizzavo il paduko per la filettatura, quando rivedo quelle chitarre le trovo molto pesanti e poco eleganti, adesso uso l'ebano ed il paduko fornisce solo dei dettagli. Oltre agli aspetti estetici ho lavorato anche sulle questioni strutturali, diciamo architettoniche, dello strumento ed a quelle acustiche legate agli spessori ed all'incatenatura. Mi aiuta il fatto di produrre cinque strumenti in parallelo che completo ogni 3-4 mesi circa. La possibilità di apportare le modifiche su cinque strumenti ti consente di verificare su più casi se funziona, la poca distanza tra una produzione e l'altra ti permette di avere una memoria più fresca su quello che hai fatto prima, per poterlo confrontare con il presente.

Con quali materiali preferisci lavorare?




Adoro lavorare il manico in cedrella. Mi piace sentire ll suono del pialletto, delle sgorbie, degli scalpelli che scivolano dentro il materiale. Mi piace la consistenza e la lavorabilità, la sua uniformità a volte si lascia scappare qualche venatura capricciosa, ma questo lo rende meno noioso e sempre interessante.

Quanto riesci a soddisfare le richieste dei tuoi clienti? Mi spiego meglio facendoti un esempio banale .. se ti chiedo una chitarra classica con sette corde, a spalla mancante, diapason 66 cm .. magari amplificata .. ci sono problemi?



In passato ho fatto strumenti sperimentali, tra cui una otto corde amplificata con spalla mancante. Fortunatamente non me ne hanno più chieste. Se capitasse probabilmente accetterei, tutto sommato non fa male andare fuori dalla routine ogni tanto, e poi il lavoro è lavoro, a meno che uno non mi faccia una richiesta folle, perchè non andare in contro al cliente?

In quanto tempo evadi un ordine per uno strumento? Quali sono i tuoi tempi di attesa?


Attualmente ho una lista d'attesa di un anno-un anno e mezzo. Dipende molto dai restauri che mi arrivano, questo è un servizio che bisogna fare ai musicisti. Ovviamente questi lavori hanno la priorità in quanto devi cercare di restituire la chitarra il prima possibile trascurando la produzione.




continua domani...

sabato 23 febbraio 2008

LE CHITARRE DI SEGOVIA di Fabio Zontini


Con molto piacere pubblichiamo questo bellissimo articolo dedicato alle chitarre del Maestro Andres Segovia scritto dall'amico Fabio Zontini. Vi ricordiamo che Fabio Zontini sarà presente a Roma Sabato 1 marzo dalle ore 15,00 con l'esposizione dei suoi strumenti di liuteria per la rassegna"Liuteria in concerto" al Teatro della Forma Viale della Primavera, 317-Roma


“Pochi comprendono l’influenza del liutaio sulla vita e sulla carriera dell’artista.
In mancanza di un adeguato strumento, la fantasia, la ricchezza emozionale, la precisione tecnica e l’essenza dell’interpretazione musicale, tutto ciò rimane latente. Potrebbe non rivelarsi mai, o al più rivelarsi solo in modo imperfetto”.
(A.Segovia)


Questo il Maestro Andrés Segovia (Linares 1893 – Madrid 1987) pensava riguardo all’importanza che la chitarra ha per il chitarrista. In effetti, rispetto ad altri strumenti che hanno raggiunto grosso modo uno standard costruttivo definitivo, la chitarra si presta per le sue caratteristiche morfologiche a innumerevoli e significative reinterpretazioni da parte del liutaio. Pur correndo il rischio di cadere in un’eccessiva semplificazione, possiamo considerare il mondo della liuteria chitarristica diviso in due distinte filosofie di costruzione: l’una che guarda al passato e si ispira ai modelli storici per ciò che riguarda timbrica, caratteristiche sonore ed estetica decorativa; l’altra che si spinge in avanti cercando di apportare modifiche strutturali a volte avveniristiche, utilizzando anche materiali alternativi al legno. I primi pensano che la chitarra classica moderna sia lo strumento scaturito dalle intuizioni di Antonio De Torres e su cui, importanti musicsti/compositori quali J. Arcas, e soprattutto F.Tarrega e M.LLobet, hanno composto brani significativi che ancora oggi costituiscono parte del repertorio concertistico. I secondi ambiscono a trasformare lo strumento chitarra, cercando di soddisfare le nuove esigenze che sono andate via via creandosi e nel contempo provando ad affrancarsi da una certa visione romantica dell’approccio costruttivo, avvalendosi in alcuni casi di informazioni scientifiche di alto livello. Comunque la si pensi è importante e positivo che si produca questa dialettica in grado di mantenere un vivo fermento nel mondo della liuteria.


La Ramirez/Hernandez

Nel corso degli anni, più la fama e l’importanza di Segovia crescevano, più i liutai ambivano a vendergli e soprattutto a donargli i loro strumenti. Tutto ciò avveniva nella speranza di poter fare breccia nel cuore del musicista spagnolo, accattivarsi le sue simpatie, la sua stima e trarne prestigio e riconoscimento per il proprio lavoro. Molti di questi strumenti, la maggior parte, finivano poi per essere accantonati o addirittura regalati perché non aderenti alle aspettative del Maestro.
Nel breve spazio di questo articolo parleremo solo delle chitarre più significative che hanno accompagnato la luminosa carriera del musicista spagnolo.
La prima grande chitarra di Segovia fu la Manuel Ramirez /Santos Hernandez del 1912.
Segovia ha raccontato nella sua autobiografia (Segovia, an autobiography of the years 1893 – 1920) di come è entrato in possesso di questo strumento. Appena diciottenne il giovane Segovia, alla vigilia del proprio debutto madrileno all’Ateneo si presentò nella bottega di Manuel Ramirez in calle Arlàban n°10. A questi chiese di poter prendere in prestito il suo strumento migliore per il concerto. Ramirez colpito tanto dalla richiesta insolita quanto dalla personalità del giovane artista, mise in mano a Segovia una chitarra costruita da Santos Hernandez (1874 – 1943), primo liutaio della sua bottega. Egli la guardò e rimase innanzitutto molto colpito dalla bellezza dell’oggetto e subito dopo cominciò a provarla: “Non posso descrivere la gioia che ho provato quando ho iniziato a suonare. Il suono dei bassi era contemporaneamente profondo e morbido, quello degli acuti limpido e sostenuto. Dimenticandomi di ogni cosa che mi circondava suonai per un lungo periodo di tempo spaziando su tutto il repertorio che avevo imparato fino a quel momento. [...]. Sentivo che questa chitarra sarebbe stato lo strumento che avrebbe segnato il mio destino musicale. Al suo solo tocco sentivo crescere in me nuovi stimoli. Diedi uno sguardo a Ramirez per fargli intendere quanto mi sarebbe piaciuto avere quello strumento. Lui indovinò che cosa avevo in mente. Afferrato da un sentimento di generosità, noncurante dei propri interessi mi disse prendila ragazzo è tua, falla fiorire nelle tue mani con il tuo ottimo lavoro e non preoccuparti del prezzo, mi pagherai con qualcosa di ben più importante dei soldi”.
Santos Hernandez, qualche anno più tardi, dopo la scomparsa di Manuel Ramirez, aperto un laboratorio tutto suo, chiese a Segovia il permesso di poter aggiungere la propria etichetta all’interno dello strumento in modo da rivendicarne la paternità. Ma Segovia gli permise soltanto di inserire un cartiglio che testimoniava un intervento di restauro effettuato. L’interruzione definitiva dei rapporti fra i due avvenne allorché Hernandez, che stava preparando un nuovo strumento per Segovia, riscontrò uno scarso interesse da parte di quest’ultimo verso la chitarra a lui destinata; inoltre notò che la chitarra del 1912 montava delle nuove meccaniche di fabbricazione tedesca. Questo particolare gli fece intuire che era gia in atto la collaborazione con Hermann Hauser. La chitarra in questione rimase quindi nel laboratorio di Hernadez, il quale le diede l’emblematico nome di “La Inèdita”. La chitarra fu vista e provata da molti musicisti tranne che da Segovia stesso.

Segovia e Mozzani

Prima di affrontare il capitolo riguardante il rapporto fra Hauser e Segovia riteniamo doveroso fare riferimento ad un episodio che vide coinvolto un liutaio italiano.
Nel 1935 Andres Segovia, a causa delle sempre più crescenti tensioni nel suo paese (tensioni che sarebbero sfociate l’anno seguente nella guerra civile fra i ribelli franchisti e le truppe governative) si rifugiò in Italia, come molti altri artisti e intellettuali spagnoli. Non avendo con sé la sua chitarra, fece visita al liutaio e musicista Luigi Mozzani che conosceva già da qualche anno. Tale conoscenza è testimoniata da una foto del 1926 con dedica “pour mon ami L.Mozzani guitarriste de bon gout, musicienne et sympatique persone”. Gli chiese uno strumento che avesse le stesse caratteristiche della Hauser lasciata in Spagna (come riportato nell’intervista del 1986 al Maestro Carlo Palladino, allievo di Mozzani). Il liutaio italiano costruì 6 chitarre molto simili di cui 5 in palissandro e una in gattice tinto. Dopo lunghe prove fu proprio quest’ultima che fu scelta. Il rapporto fra i due continuerà anche negli anni successivi, tanto per via epistolare quanto in occasione dei concerti tenuti dal Maestro in Italia.

La “Tedesca”

Hermann Hauser I (1882 – 1952) si può definire il primo liutaio non spagnolo ad aver raggiunto risultati significativi nella costruzione di chitarre classiche nello stile spagnolo. Molti grandi virtuosi del mondo hanno suonato con suoi strumenti, su tutti Julian Bream e Andres Segovia.
L’incontro con Segovia avvenne nel 1924 a Monaco, grazie a Miguel Llobet. Allora Hauser costruiva principalmente strumenti della tradizione mitteleuropea come cetre, liuti e chitarre nello stile viennese ispirate ai disegni di Legnani e Stauffer. Segovia intuì le potenzialità dell’artigiano tedesco e lo invitò a cimentarsi nella costruzione di chitarre spagnole.
Hauser potè prendere come modello la Torres del 1859 di Miguel LLobet (strumento di rara bellezza che anch’io recentemente ho avuto occasione di vedere e misurare al museo di Barcellona N.d.A.) e la Ramirez/Hernandez del 1912 di Segovia stesso. Vale la pena sottolineare come la rosetta della Torres sarà poi fonte d’ispirazione per Hauser I e i suoi successori Hauser II e Hauser IIIi, diventando quasi un marchio di fabbrica distintivo della loro liuteria.
Nonostante Segovia avesse detto in un’intervista di non aver mai suonato una Hauser prima del 1938, esistono molte testimonianze che documentano il contrario. Si è scoperto che in alcuni programmi di concerti risalenti al 1929 veniva indicata come chitarra usata proprio la Hauser.
E’ infatti noto che prima di costruire la famosa chitarra del 1937, l’artigiano tedesco costruì altri strumenti che furono sottoposti all’attenzione del Maestro e che probabilmente furono poi venduti o regalati da quest’ultimo ad allievi e ammiratori.
Richard Brunè afferma di conoscere chitarre risalenti a prima del 1937 che recano al loro interno la dedica a Segovia. Questo testimonia i molti tentativi fatti da Hauser prima di realizzare lo strumento definitivo e come ad ognuno di questi seguisse la concreta speranza di incontrare il gradimento del Maestro. Anche quella che Segovia definì “la più grande chitarra della nostra epoca”, reca al suo interno la dedica e una data: 14 febbraio 1937.
Di conseguenza la primissima esibizione pubblica con questo strumento risale verosimilmente al 13 marzo del 1938, data del concerto che Segovia tenne al Civica Center di Chicago; nel programma viene infatti riportata la dicitura “chitarra Hauser”. Segovia la utilizzerà per circa un ventennio, fino a quando un intervento riparatore di Hauser II non compromise, a detta di Segovia stesso, la qualità della sua voce. Sembra che il problema riguardasse la prima corda che a detta dell’artista si era misteriosamente e irreparabilmente spenta.
Lo strumento, attualmente non si presenta in buone condizioni a causa dell’uso non sempre accorto del suo proprietario. Tra i deterioramenti visibili vi è il cattivo stato della verniciatura e un danno evidente causato da un microfono durante una registrazione.
Per espresso volere del Maestro, La Ramirez/Hernandez del 1912 e la Hauser del 1937, da lui donate al Metroplitan Museum di New York non potranno più essere suonate da nessun altro musicista.

Il ritorno alla liuteria spagnola

Quando Segovia accantonò la sua preziosa chitarra che lo aveva accompagnato per molti anni, fin dopo la morte di Hauser senior, continuò ad utilizzare, sino alla fine degli anni ’50, strumenti costruiti dal figlio Hauser II. Il binomio Segovia-Hauser fu interrotto all’inizio degli anni Sessanta vuoi per la voglia del musicista di cercare stimoli e sonorità nuove vuoi per un ritorno nostalgico alla madrepatria.
E’ infatti in questo periodo che Segovia comincia a utilizzare strumenti realizzati da Ignacio Fleta e soprattutto da Josè Ramirez III; Con quest’ultimo produrrà un sodalizio lungo più di 25 anni, interrotto solo dalla morte del musicista spagnolo. Jose Ramirez III (1922 – 1995) all’età di tre anni era tornato in Spagna col padre da Buenos Aires, dov’era nato nel 1922, e nel 1940 lo troviamo già impegnato nel laboratorio di famiglia.
A Ramirez III, va ascritto il merito di avere contribuito allo sviluppo della chitarra in senso moderno, non ultima l’idea di una produzione a livello “industriale” di chitarre artigianali avvalendosi della collaborazione di abilissimi liutai. Le innovazioni più significative riguardarono sia l’aumento delle dimensioni della cassa armonica sia quelle del diapason, ovvero la lunghezza della corda vibrante. Ciò andava incontro anche alle esigenze meramente pratiche di Segovia dotato di mani dalle dimensioni considerevoli. A metà degli anni sessanta, Ramirez III sostituì l’uso dell’abete rosso con il cedro per la tavola armonica (a discapito di ogni tradizione precedente). Tutte queste innovazioni facevano fronte alle nuove esigenze che si erano andate a creare. Si pensi a tal riguardo al crescente spazio che la chitarra classica andava acquistando in ambito concertistico, alla necessità di dover suonare in sale sempre più grandi e per un pubblico più vasto. E’ superfluo sottolineare come l’attività e la fama di Segovia in tale processo non sia secondaria. Gli inizi della frequentazione tra Segovia e Ramirez III risalgono ai primi anni ’50. Ma è’ probabile che il musicista cominciò ad utilizzare le sue chitarre dal 1961. Ad ogni buon conto la data in cui possiamo affermare con certezza l’utilizzo di una Ramirez è quella del concerto tenuto a New York il 19 gennaio 1962. I rapporti fra i due nel corso degli anni oltrepasseranno la sfera meramente professionale e la stima del musicista nei confronti del liutaio di Madrid la possiamo cogliere da quanto segue:
”Jose’ Ramirez non è semplicemente produttore di magnifiche chitarre, ma un investigatore infaticabile di tutto ciò che riguarda l’evoluzione storica della “kitara”, lo studio del mistero dell’acustica e delle onde negli strumenti ad arco, plettro e pizzicati. Ed è anche molto e molto di più…Pochi liutai hanno raggiunto una tale completezza di cognizioni e pochi l’hanno applicata con tanto successo alla pratica costane della propria opera.
Avendo perseguito tanto tenacemente la realizzazione dell’ideale di tutta una vita, è riuscito a creare le chitarre più sonore e con le timbriche più belle del mondo”.
Concludiamo con una testimonianza diretta di Jose Ramirez III che ci racconta:” Segovia era convinto che sarei riuscito a fare una buona chitarra. Questo mi stimolò a tal punto che cominciai a dedicarmici addirittura fino all’ossessione […]. Quando di fronte alla mia espressione disperata per avergli mostrato una chitarra che non gli era piaciuta e sulla quale avevo lavorato molti mesi lui mi disse queste parole di consolazione “caro Ramirez la chitarra è un’invenzione di un demonio burlone, che si vuole divertire facendo disperare coloro che la fanno o la suonano”.

Fabio Zontini


http://myspace.com/fabiozontini/

Bibliografia

- La chitarra di liuteria, Stefano Grondona-Luca Waldner
- Parlando di chitarre, Josè Ramirez III
- Segovia’s 1937 Hauser Revisted, R.E. Brunè
- Reflections on Segovia’s Guitars, Cindy Burton and Jeffrrey Elliott
- Hauser: Le ragioni di un mito, Lucio Antonio Carbone
- Luigi Mozzani chitarrista e liutaio, G. Intelisano
- An interview with H.E. Hutting II, R.E. Brunè

domenica 27 gennaio 2008

Camillo Perrella vince il Primo Premio al I Concorso nazionale di Liuteria di Arturo Tallini


Il II Festival internazionale di chitarra Citta' di Monterotondo, (svoltosi dal 10 Novembre al 22 Dicembre) e' stato caratterizzato da 2 importanti novita':
La masterclass di Alberto Ponce e il I Concorso nazionale di Liuteria Palazzo Orsini.
Vorrei raccontare qualcosa di questo concorso, che mira a diventare un riferimento per i liutai italiani e stranieri.
Nelle mie aspettative, o meglio, timori, questa edizione, essendo la prima, non avrebbe raccolto grandi successi: si sa che le prime edizioni di un concorso sono sempre a 'rischio diserzione'; invece ben 17 liutai da tutta italia si sono iscritti alla competizione dando a noi del Cantiere della Musica l'impressione che ci fosse davvero bisogno di un'iniziativa simile.

La giuria era formata da:
· Claudio Amighetti, docente alla scuola internazionale di liuteria Stradivari di Cremona
· Eugenio Becherucci, concertista, docente del conservatorio di Frosinone;
· Gioacchino Giussani, liutaio
· Claudio Marcotulli, concertista, docente del Conservatorio di Fermo
· Antonino Scandurra, liutaio
· Marco Martelli, concertista, che ha provato le chitarre in concorso esprimendo un voto sulla suonabilita' degli strumenti

La giuria ha valutato vari aspetti, dalla perizia costruttiva, all'uso dei legni, all'originalita' della ricerca, alla qualita' , proiezione e volume del suono.
Al termine e' risultata vincitrice la chitarra di Camillo Perrella: il premio, di 3000 €, e' stato consegnato la sera stessa al liutaio dall'assessore alla cultura di Monterotondo, Antonello Tabanella; l'altra parte del premio consiste nella preparazione di una brochure informativa sul vincitore, che verra' spedita nelle classi di chitarra di tutti i conservatori italiani.

Giustamente soddisfatto Perrella e anche il Cantiere della Musica che ha gia' iniziato a lavorare alla prossima edizione puntando a un significativo salto di qualita'. Appuntamento alla II edizione del concorso!

Arturo Tallini

giovedì 8 novembre 2007

ANTONIO DE TORRES: LA CHITARRA DI “CARTA” (di Fabio Zontini)

Con grande piacere abbiamo ricevuto e inseriamo nel blog questo prezioso contributo dell'amico liutaio Fabio Zontini dedicato alla figura e alle chitarre particolari di Antonio de Torres.

“Il liutaio è fermo, in piedi davanti alla finestra, con la lampada ad olio accesa.
E’ sera, non c’è nessuno con lui in casa.
Di nuovo - mi ha colto un’altra volta senza preavviso - ritorna il consueto dolore.
Si fa sempre un impasto di quel dolore; si fa un “pane” di polvere di legno e fatica, stanchezza e preoccupazione, si fa colla che attacca l’aria alla polvere e dopo, un pezzo di legno all’altro.
E’ stato in chiesa, alla recita dei vespri oggi, chino, come sempre, ascoltando la nenia delle vecchine velate di nero, davanti al tabernacolo ed alla sua luce rossa.
Accarezza il legno e non pensa più. Muove le mani e prende il suo scalpello, e poi il pezzo ancora grezzo dentro cui scolpirà, unico pensiero lucido, il manico della sua chitarra.
La colla tira fra i frammenti sparsi, angosciati, di quell’uomo e il ferro dentro la sua mano intaglia nella penombra della sera.
Qualcuno sembra essere tornato a casa ma non bussa alla porta del laboratorio, sa che non deve, se da lì filtra ancora della luce.
Egli va avanti, rimane in piedi per delle ore fino a notte fonda, chi è rientrato ora dorme.
Il lavoro grossolano è quasi terminato, pensa. Manca una parte, manca la cassa, ma stasera il legno non basta più. Ci vuole altro.
E’ stanco il liutaio, nella quiete della sua disperazione, non trova riposo e non lo vuole.
Si volta e prende una tavola di abete - troppo spessa, più sottile voglio farla - sottile come il dolore di questa notte, sottilissima….passa colpi di pialla lenti, precisi.
La cassa, la cassa dentro cui l’ho seppellita, vorrei che non fosse così pesante, vorrei che fosse fatta di carta, come i fogli su cui disegnava…
Prese il fondo e le fasce di cipresso già pronte e le mise da parte….. di carta, di carta!.
Non s’è mai visto.
(Francesca De Taddeo)


Antonio De Torres costruì la chitarra di Cartone nel 1862, negli anni della sua vita che trascorse a Siviglia (1845-1869), dopo la perdita della prima moglie.
Durante questo periodo Torres venne in contatto con le personalità più influenti del suo campo fra cui il chitarrista Arcas che lo spinse a fare della liuteria la sua professione e il musicista Tarrega, giovanissimo ma già di straordinario talento.
Produsse strumenti eccezionali (La ”Leona”, La chitarra “Cumbre”): fra essi la “chitarra Papier Machè” di cui non lasciò spiegazione alcuna.
Non si sa nulla sul motivo che spinse il liutaio a produrre uno strumento tanto particolare e unico nella storia della liuteria, capace di infrangere le regole di costruzione della chitarra e contemporaneamente dimostrare, in forza dell’assenza di queste, la propria straordinaria abilità di costruttore, riuscendo a far suonare persino uno “strumento in cartone”.
Sappiamo che Torres tenne con sè lo strumento fino alla morte: dopo di che la chitarra Papier Machè passò per le mani di Tarrega e Llobet, ed infine giunse agli eredi che nel 1953 la donarono al Museu de la Musica di Barcellona.
Della chitarra di cartone non si avevano, fino a pochi anni fa, testimonianze sonore dirette, perchè
numerose crepe sulla tavola armonica ne impedivano l'uso. L'ultima traccia scritta era rappresentata dalla recensione di Domingo Prat nel suo "Diccionario" : " Questa chitarra ha un suono straordinario per quanto un po’ soffice blando e grave, come ha potuto comprovare l'autore
di questo dizionario suonandola in casa Tarrega".
La chitarra originale ha un diapason di 645 mm e un peso di 1185 grammi.
Il piano armonico è formato da due pezzi non speculari di abete, cosa non consueta oggi ma abbastanza normale ai tempi di Torres, soprattutto per gli strumenti “economici”. L’abete comunque è di ottima qualità di taglio radiale e con venatura piuttosto fitta nella parte centrale.. Un’altra caratteristica anomala riguarda il suo spessore, decisamente sottile, fra i 7 e i 15 decimi di millimetro, meno di quanto non usasse fare nelle altre chitarre, anche se forse nel corso degli anni ha subìto degli interventi di restauro che hanno comportato il suo assottigliamento.
Le fasce sono irrigidite da numerosi pilastrini di cedrella distanti tra loro 7 cm circa, ed il fondo oltre alle solite 3 catene trasversali (di abete) ne porta 3 longitudinali piu basse (di cedrella) a formare una sorta di intelaiatura, in grado di rinforzare adeguatamente il cartone stesso. La cassa dello strumento, seppure piuttosto deformata è integra e compatta. Questo per via delle caratteristiche peculiari del cartone che non avendo venatura non rischia spaccature o crepe.
Il manico è in legno di cedrella, e il tacco è formato da 4 pezzi dello stesso legno. La tastiera è in palissandro indiano mentre il ponticello è in palissandro brasiliano. In generale si ha la sensazione che Torres abbia usato per questo strumento legno di “recupero” eccezion fatta per il piano armonico.
Dopo il restauro ad opera dei fratelli Yague di Barcellona, il M°Stefano Grondona, ha avuto l'occasione di suonarla nuovamente (ed ora è possibile ascoltarla in un brano nel CD allegato al libro scritto con il liutaio Luca Waldner "la Chitarra di Liuteria" nda). Egli ha scritto:
“Straordinario esempio, a nostra conoscenza unico, di chitarra costruita con il cartone, materiale che nega tutte le regole teoriche che in uno strumento musicale andrebbero rispettate […]
Rimane il fatto che questa chitarra è uno strumento di grande e rara bellezza, con gli stessi contenuti artistici e sonori delle altre chitarre di Torres, senza carenze che possano far anche lontanamente pensare che con il legno al posto del cartone potrebbe suonare meglio; anzi, semmai si arriva a pensare il contrario.
E questa è la grande lezione che Torres ci tramanda: qualsiasi materiale, anche di modesta qualità, se scelto, assemblato, plasmato con quella imperscrutabile sensibilità che può fare di un artigiano un artista, può suonare al meglio, senza che in questo si riesca ad intravedere una qualsiasi carenza”



A De Torres: note biografiche
1817 Nasce a La Canada de San Urbano, sobborgo della città di Almeria
1834 inizia a lavorare come falegname a Vera dove si è trasferito con la famiglia.
Il suo nome compare per la prima volta nelle lista dei Carpentieri di quella città nel 1837.
1845 dopo la morte della moglie, della seconda e terzogenita, provato da un lungo periodo di difficoltà economiche si trasferisce a Siviglia in cerca di nuove opportunità
A Siviglia inizia la sua attività di liutaio nella casa al numero 11 di calle Ballestilla probabilmente a partire dagli anni 50.
E’ del 1856 una delle sue chitarre più famose, la Leona
Nel 1858 costruisce la chitarra Cumbre, il suo strumento forse più spettacolare per le sontuose decorazioni per cui fu anche vincitore della medaglia di bronzo all’esposizione di Siviglia del 1858
Nel 1859 costruisce la chitarra che Miguel Llobet (1878-1938)
acquisterà nel 1916 e cinque anni dopo lo strumento per Tarrega (1852-1909).
Alla fine degli anni 60 dell’800 a causa della depressione
economica, all’età di 52 anni, con la seconda moglie, lascia Siviglia e torna ad Almeria dove apre un negozio di porcellane.
1872 insegna il mestiere ad un allievo, Joaquin Alonso.
E’ del 1875 la seconda chitarra della seconda epoca (Se02).
Da quest’anno in poi continuerà il lavoro di liutaio fino alla morte che avverrà nel 1892 a 75 dopo aver costruito circa 300 strumenti.


Bibliogriafia
La chitarra di Liuteria, Stefano Grondona, Luca Waldner – ed. L’officina Del Libro

contatti: zontini@zontiniguitars.com

mercoledì 24 ottobre 2007

Liuteria in Concerto


liuteria-in-concerto
Inserito originariamente da normanczabo
Liuteria in Concerto

Parte il 3 Novembre 2007 con termine 1 Marzo 2008 la rassegna Luteria in Concerto a Roma presso Teatro della Forma, Viale della Primavera 317 oragnizzata dal Maestro Francesco Taranto e dall'Associazione Culturale Rosso Rossini. Concerti di Francesco Taranto, Gabriele Del Giudice, Ciro Carbone, Antonio De Rose, Alessandro De Pau e Angelo Barricelli.

Date: 03 Novembre 2007 ore 20.00
22 Dicembre 2007 ore 20.00
19 Gennaio 2008 ore 20.00
6 Febbraio 2008 ore 20.00
1 Marzo 2008 ore 20.00



Per contatti Maestro Francesco Taranto 347-8760109
francescotaranto@francescotaranto.it
www.rossorossini.com