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venerdì 31 luglio 2015

Echi di Aurora Curcio

estratto dal brano ECHI dall'album D'Onde di Aurora Curcio (SETTEMBRE 2011)
Con : Domenico Ammendola, Carmelo Coglitore, Aurora Curcio, Andrea Avena, Francesco Cusa.

sabato 25 luglio 2015

FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS "Live in Padova" full concert

FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS - (Rhythm Permutations)

Flavio Zanuttini . trumpet, electronics

Giulio Stermieri - hammond, keyboards

Francesco Cusa - drums, compositions

Cristiano Arcelli - a.sax


martedì 18 settembre 2012

Review of The American Dream by Marco Cappelli’s italian surf academy, Mode 2012



Italian Version

In 2000 Luca Adinolfi, one of the more rated Italian DJ, wrote an interesting and amazing book " Mondo Exotica: Sounds, Visions, Obsessions of the Cocktail Generation", a bright analysis of the "exotica" phenomenon: the recovery in the 90’s years of some exotic musics played during the Fifty and Sixty closer to the Hawaii, the stripteases, the rites of the cocktail, to the spicier filmworks, to the spies.movies.. musics considered once for an "adult" public and in contrast to rock n’ roll played by the newborn marketing "teenagers"category. Involved although in the "Cocktail Generation"’s phenomenon are also some Italian composers of filmworks for wester, b-movies, police and soft-erotic movies, people trained to the conservatory that found a remunerative job making their art and musical ideas available for the the dawning Italian cinema industry (Cinecittà), people like Ennio Morricone, Luis Enriquez Bacalov, Peter Umiliani, Riz Ortolani, Charles Rustichelli and Armando Trovajoli.
Names that sings in this excellent "The American Dream" played by the Surf’s Italian Academy of the guitarist Marco Cappelli. Ironic, joky and at the same time monstrously serious in his way to play Cappelli has wanted to pay tribute to these composers and their music, that in last times have been rediscovered after years of sad forgetfulness and obscurantism, with a delicious record. Anything else other than Beach Boys, Brian Wilson you can hide yourself again, here he plays Seriously! The italian academy that accompanies him: Francesco Cusa on the drums,  Luca Lo Bianco on bass and Gaia Mattiuzzi, voice,  doesn't fear comparisons with the Californian surf’s tables and the waves.
This is a funny cd that has a good time but ago also makes you to think about. Cappelli with his Gretsch vintage guitar returns to the "surf" sound of the '50 and '60 but he does it decidedly with a contemporary formulation, no easy licks, no winks but an interesting and intelligent readjourned proposal.
Now excuse me, but Jack, Matt and Leroy by " Big Wednesday " and the colonel Kilgore by "Apocalypse Now" are waiting for me for a last barbecue on the beach….

lunedì 17 settembre 2012

Recensione di The American Dream di Marco Cappelli’s italian surf academy, Mode 2012



English Version

Correva l’anno 2000 e Luca Adinolfi, uno dei più quotati DJ italiani, faceva uscire il suo libro “Mondo exotica: suoni, visioni e manie della generazione cocktail”, una brillante analisi del fenomeno “exotica”: il recupero negli anni ’90 di alcune musiche esotiche anni Cinquanta e Sessanta legate alle Hawaii, agli spogliarelli, ai riti del cocktail, alle colonne sonore più piccanti, alle spie... musiche una volta considerate più adatte a un pubblico “adulto” e contrapposte al rock’n roll che allora impazzava per la neonata categoria dei “teenagers”. Coinvolti loro malgrado nel fenomeno della "Generazione Cocktail" anche alcuni compositori italiani di colonne sonore di film wester, b-movies, polizieschi e soft-erotici, gente formata al conservatorio che sbarcava il lunario mettendo a disposizione la loro arte per la macchina della nascente industria cinematografica italiana, gente come Ennio Morricone, Luis Enriquez Bacalov, Piero Umiliani, Riz Ortolani, Carlo Rustichelli e Armando Trovajoli.
Nomi che ritornano in questo eccellente “The American Dream” che esce dall’accademia italiana di Surf del chitarrista Marco Cappelli. Ironico, scherzoso e allo stesso tempo mostruosamente serio nel suo modo di suonare Cappelli ha voluto rendere omaggio a questi compositori e a queste musiche che ora vengono incensate dopo anni di triste oblio e oscurantismo con un disco semplicemente delizioso. Altro che Beach Boys, Brian Wilson puoi tornare a nasconderti, qui si suona SUL SERIO! La italian academy che lo accompagna ovvero Francesco Cusa alla batteria, Luca Lo Bianco al basso e Gaia Mattiuzzi alla voce non teme confronti con le tavole e le onde californiane.
Insomma questo è un disco che diverte ma fa anche riflettere. Cappelli con la sua Gretsch d’annata ritorna al suono “surf” delle chitarre anni ’50 e ’60 ma lo fa con un fraseggio e una impostazione decisamente contemporanea, niente lick facili, niente ammiccamenti ma una interessante e intelligente riproposizione riaggiornata. Adesso scusatemi, ma ho Jack, Matt e Leroy di “Un mercoledì da leoni” e il colonnello Kilgore di “Apocalypse Now” che mi aspettano per un ultimo barbecue sulla spiaggia  ...

venerdì 4 settembre 2009

Recensione di L’arte della guerra di Francesco Cusa “Skrunch”, Improvvisatore Involontario, 2007

Francesco Cusa Skrunch

L'Arte delIa guerra o Sun Tzu è di gran lunga il pùt famoso e studiato fra i trattati di soggetto militare prodotti nella Cina antica; di esso si sono proficuamente avvalse generazioni di strateghi e militari per circa ventiquattro secoli e la sua grande influenza non è venuta scemando nemmeno in tempi a noi prossimi, come testimoniano ad esempio vari scritti teorici e le gesta belliche del presidente Mao Zidong e talune recenti applicazioni nel campo delle strategie economico-manageriali. Così se un musicista come Francesco Cusa, chiamarlo semplicemente batterista sarebbe semplicemente didascalico e riduttivo, decide di incidere un disco con questo nome meglio drizzare le orecchie e cercare di capire cosa c’è sotto. Se poi anche il libretto che accompagna il cd prodotto dalla Improvvisatore Involontario insiste con un breve saggio sull’argomento firmato da Frank Usa (pseudonimo svelato da Pat Ferro nella sua intervista) e se le due tracce iniziali e finali riportrano brani tratti dal libro in questione recitati in modo cupo e solenne da una voce distorta e stentorea, allora è proprio il caso di andare ad approfondire: perché un musicista così si lascia affascinare da un simile testo a tal punto da utilizzarlo come base per le strategie sonore del suo gruppo, un manipolo agguerrito composto da Dario De Filippo alle percussioni, Riccardo Pittau alla tromba, Tony Cattano al trombone, Beppe Scardino al sax baritono e i chitarristi Paolo Sorge e Carlo Natoli alla baritone guitar.
Tutto è finalizzato alla vittoria nel Sun Tzu, perchè vincere e l'unica cosa che conti in caso di guerr, e vince veramente solo chi sappia imporsi ottenendo il massimo profitto nel minor tempo possibile (meglio se senza combattere) e col minimo delle perdite. Un tale obiettivo si raggiunge con una meticolosa valutazione iniziale atta ad evitare le situazioni potenzialmente svantaggiose, variando inesauribilmente i piani e la disposizione tattica con manovre irregolari e imprevedibili, sfruttando sapientemente i vuoti e i pieni dello schieramento nemico, mascherando l' entita reale delle proprie forze, e avvalendosi di ogni altro stratagemma in grado di garantire il successo finale. Il bello di questo libro è che queste teorie possono essere fonte di ispirazione e essere applicate in contesti diversi, dal gioco degli scacchi al gioco del go, dagli affari alle campagne di marketing, dai grandi eserciti alle piccole unità, perché non anche a un ensemble musicale? E così Cusa dirige il suo ensemble (avrete notato l’assenza di un bassista) confidando su un muro di fiati preciso e potente, due chitarre in grado di gestire senza problemi qualunque parte ritmica e solistica (Cinque stelle a Paolo Sorge per l’assolo micidiale nel brano “Afrodionisiaco”) e una sezione ritmica da sballo, flessibile, poliedrica e poliritmica. Il risultato è una musica cinematica, che ammicca a certe cose tipo Electric Masada, scherza con le idee zappiane di Grand Wazoo e Waka Jawaka, sballa con un bel funky alla George Clinton , un mix ubriacante, frizzante e mai solamente e inutilmente cerebrale, non stupitevi se vi soprenderete a muovere i fianchi con “Alljazzera” o a rincorrere le acrobazie di ritmiche di “Quel giorno in cui J.J Cale si svegliò senza un gamba”, brano che tra l’altro vince il primo premio in fatto di originalità per il titolo.
Lunga vita ai guerrieri!

Empedocle70

p.s. disco consigliatissimo a quelli che “il jazz italiano è succube di quello americano e scandinavo” …

Recensione di V IV MMV Death Jazz di Riccardo Pittau Congragation, Improvvisatore Involontario, 2005

Riccardo Pittau Congragation

Era una sera come tante altre, me ne stavo seduto con i piedi sulla scrivania del mio ufficio rimuginando tra me e me se uscire e andare a bere un drink al postaccio all’angolo o cercare avere qualche soffiata su qualche nuovo compositore improvvisatore post moderno. A un certo punto la mia attenzione venne attirata dalla confezione di un cd dalla copertina dai colori nebbiosamente evanescenti da cui sembrava uscire una mummia dall’aria tutt’altro che rassicurante e che portava come titolo in calce la frase “Death Jazz”… che diamine … una seconda occhiata confermò i miei sospetti .. 26 brani, ventisei tracce racchiuse in un’ora, sette minuti e quarantadue secondi .. che diamine pensai fra me e me adoratori dei Naked City? Poi cercai i nomi dei musicisti e provai quasi un giramento di testa: Riccardo Pittau alla tromba, Francesco Cusa alla batteria, Vincenzo Vasi al basso, Gianni Gebbia al sax e Paolo Angeli con la sua chitarra sarda preparata. Per ciascuno di loro avevo un fascicolo rigonfio nel mio articolo: improvvisatori, musicisti atipici, fuori dal coro e dai canoni anche per essere dei jazzisti, e per di più due di loro sardi e perfino due laureati al DAMS di Bologna, doveva essere roba forte, senza tanti compromessi e inutili giri di blues .. soprattutto quel Paolo Angeli, con cui avevo già avuto a che fare quest’anno…
Beh .. inutile aspettare Sam, alzati e metti questo disco sul piatto e sentiamo di che stoffa è fatta questa musica.. qualche secondo di silenzio e poi ..un inizio sommesso .. lunghe note di basso.. fremiti di batteria .. note tirate di una tromba sghemba … le oscurità che si coagulano negli angoli del mio ufficio .. straniamenti timbrici, poliritmi come nuvole e iniezioni di noize con la giusta carica nevrotica .. però sono bravi! E in quintetto sono anche meglio! Non si risparmiano di sicuro e ce la mettono tutta, echi di Miles elettrico, canti ubriachi alla Captain Beefheart, geometrie braxtoniane .. e questa tromba che se ne va in giro, tranquilla, sicura, piazza le note come un pugile i colpi, con calma sicurezza, gestendosi i tempi nel modo migliore, quasi cool, levigata e lucida.
Riprendo in mano il cd cercando meglio nelle note, schivando i tranelli delle date di nascita dei musicisti messi così apposta per deviare qualche investigatore poco accorto e esperto, bel disco libero, provocatorio, sperimentale e libertario, sorrido, a Wojtyla sarebbe piaciuto? Questa è musica da riascoltare, gente, non si accontenta di un approccio sommario, no questa musica è libera come l’aria non inquinata e, lo so, non finirà qui, ci risentiremo e presto, nelle notti insonni di questa calda e afosa metropoli…

… sarà meglio andare ora, là fuori, da qualche parte Lester Bangs sta discutendo con Miles Davis…

Empedocle70

giovedì 3 settembre 2009