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giovedì 30 luglio 2015

Review of D'Onde by Aurora Curcio, Improvvisatore Involontario



What direction is music bringing? I try to explain myself better. I report myself neither to classical music neither to pop music, two categories from long time embalmed inside their own stylistic territories, both from the necessity to perpetuate for ever a rite of repetition required by their teams of followers. But try to stir in the territories of border, to realize something new again, belonging to avantgard or simply to the search of something of extremely personal and alive, what paths does they cross?
From what I am listening and I have listened in the last two years it seems to me that there are two directions interested by the musical creativeness: first, a sort of approach between composition and improvisation, more and more improvvisatoris devote themselves to the default structures created by the composers transforming themselves in eclectic and informal executives, more and more composers discover the joys and the risks of the improvisation becoming themselves “istant” composers. At the same time it seems to me that after one century of atonal search, the noise's discovery, abandonment of the melody, desire of a cerebral music as pure expression of an abstract artistic thought there is more and more a return to the emotions, to the desire of a music that expresses feelings and vibrations till now disdained and "relegated" to the popular music.
“D’Onde” is it possible that a composer wants to record her own ideas transcribed on scores through a musical label / collective with the name of Improvvisatore Involontario? Is it a paradox? As Mario Gamba wrote in the notes that they accompany the cd? Is it a musical nonsense or another joke from a collective that in the years has accumulated by now several examples of witty and intelligent humor?
For sure Aurora Curcio knows what she does, as they perfectly know Domenico Ammendola (clarinet), Carmelo Coglitore (tenor and soprano sax, low clarinet), Andrea Avena (bass) and Francesco Cusa (drums) perfectly relaxed among the notes of a score instead on unintentional improvisations (one of these days I will decide to face their sense of humor asking "but what means “Involontario” (Unintentional)”?. On everything, justly thanked in the cd’s booklet musically flutters the concrete ghost of Coltrane, but shortly who will stop the music? Is the air becoming electric? Are scores and composers turning themselves into nets of relationships? Very beautiful!

giovedì 23 luglio 2015

Review of Mansarda, Improvvisatore Involontario



Welcome in Mansarda ! How many things can be found there above? You start this record and the voice of an annoyed cat informs us that she spasmodically desires with Marylin’s purrs a red new dress … is she real? Is she playing or is she having fun of Amalia Grè? And why as soon as she keep silent it seems that in the Mansarda drop a bomb? Maybe .. is this the mansard of the Naked City still alive? Jazz Punk core? You know the score? Then quiet? The dust slowly deposits around … The same voice that weaves itself to the breaths of a liquid and hypnotic guitar? Strange titles: who can dance ever a "Vorticoso (Whirling) twist?" Who will live in a "Interno Maceratese (Inside Maceratese)?" Who has seen never the "Tony Blair witch project" and does he stay alive later above all? Which of you have ever read "Ther last letters of Alberto Fortis (Le ultime lettere di Alberto Fortis)" and did they taste like strawberry indeed? Has Henry ever arrived to Hollywood?
What’s the job of Giacomo Ancillotto’s guitar? Does it play with Chuck Berry and Peter Gunn?
A moment, inisde the Mansard of Improvvisatore Involontario there is this and other interesting things. And on the other hand who do you think could furnish in this way a proper mansard for the cat of Alice in the Wonderland? Extemporaneous creations, divergent improvisations, rough songs, highly unstable groove, acids reeds and precarious guitars.
Well I think I will enjoy myself a lot in this Mansarda .. have you ever seen that I find here all the Aristocats band?


Muy divertido!

giovedì 5 dicembre 2013

Improvvisatore Involontario in concerto


11/12 Paolo Sorge & MagmArt Ensemble: RING-LIKE @ Rassegna concertistica Associazione Musicale Etnea c/o Teatro Odeon, via F. Corridoni, Catania
Ring-like è una suite in 8 movimenti basata sull'idea di ciclicità in musica, un'idea che si riflette a tutti i livelli nella nostra realizzazione, dalla forma musicale ai dettagli ritmici, melodici, armonici, di orchestrazione, alle diverse modalità di improvvisazione impiegate.

Il MagmArt ensemble, fondato da Paolo Sorge a Catania un anno fa, é un organico votato al cross-over, la cui peculiarità é quella di mutare il proprio organico nella scelta degli strumenti e nel numero dei componenti per adattarsi ogni anno ad un nuovo progetto.
Stefano Zorzanello - flauto, flauto in Sol, ottavino
Marco Caruso - sax contralto
Sebastiano Bell'Arte - corno francese
Gaetano Cristofaro - clarinetto basso
Alberto Fidone - contrabbasso/basso elettrico
Giuseppe Tringali - batteria
Paolo Sorge - chitarra elettrica, composizioni
3/12 The assassions feat. Emilio Galante - (Flavio Zanuttini - trumpet, Cristiano Arcelli - t.sax, Giulio Stermieri hammond, Francesco Cusa - drums, guest Emilio Galante - flute) - "Festival Sonata Island" - Trento.
8/12 Italian Surf Academy (Cappelli/Lo Bianco/Cusa) + Andrea Pennisi in "Barbarella Project" - Istituto di Cultura Italiana - Oslo.
10/12 Italian Surf Academy (Cappelli/Lo Bianco/Cusa) + Andrea Pennisi in "Barbarella Project" - Istituto di Cultura Italiana - Parigi.
11-12-13/12 record session new cd ITALIAN SURF ACADEMY(Cappelli/Lo Bianco/Cusa) + Andrea Pennisi in "Barbarella Project" - Paris
14/12 Impro al dente (Cappelli/Lo Bianco/Cusa) + Andrea Pennisi+ Dario De Filippo+ Stefano Bassanese - "Ogresse" - Paris
19/12 I.R.A. plus Berliner impro @ Officine Officiné, Niscemi (CL)
Hui-chun Lin, cello
Tommaso Vespo, piano
Antonio Aiello, d.bass
Antonio Longo, drums
20/12/2013 Raw Frame @ Meltin Pop, via Roma 78/80, Arona. (NO)
Andrea Bolzoni - chitarra
Salvatore Satta - basso
Daniele Frati - batteria
20/12 @Glamour, Catania Francesco Cusa, Giuseppe Mirabella, Angelo Cultrieri
21/12/2013 Pat Moonchy - Andrea Bolzoni @ Moonshine, via Ravenna, 16, Milano
Pat Moonchy - voce, elettronica
Andrea Bolzoni - chitarra
26/12 Skrunch @LaChiave, Catania Sorge/Natoli/Cusa

27/12 Bastandards @Cosenza
Magnelli/Cimino/Cusa
29/12 Skinshout @Catania Risuona, Teatro Sangiorgi, Catania  Gaia Mattiuzzi/Francesco Cusa

martedì 15 ottobre 2013

Matteo Muntoni- Caravaggio (Promo)




Matteo Muntoni: contrabbasso, basso acustico. ; composizioni,
Francesco Ganassin: clarinetti; ocarina,
Enrico Cocco: violoncello,
Elia Casu: chitarre acustiche ed elettriche,
Andrea Ruggeri: batteria e percussioni

Matteo Muntoni "Caravaggio"

1.Bacco 0:12 
2. Salomè 1:23
3. Caraggio's suite 2:39
4. Canestro di frutta -- Nessuna speranza nessuna paura 4:47
5. Ragazzo morso da ramarro 5:58
6. Davide e Golia 7:00
7. Vocazione di San Matteo 8:05
8. I bari 8:49
9. Nessuna speranza nessuna paura -- reprise

lunedì 14 ottobre 2013

Recensione di Caravaggio di Matteo Muntoni, Improvvisatore Involontario



Che vita quella di Caravaggio. Trentanove anni passati tra arte, amori, zuffe, depistagli, sregolatezze, perfino la condanna per un omicidio e la fuga perpetua per evitare la decapitazione. Da una vita così uno potrebbe aspettarsi un disco a dir poco nervoso, ma così non è. Questo disco non è figlio del Caravaggio uomo, di cui alla fine poco ci importa, ma dell’Artista, del genio assoluto, della vertigine creativa, del lirismo e della drammaticità pittorica per eccellenza.
Che importa cos'era l’uomo dopo così tanto tempo, l’uomo è carne, è ossa e alla fine è polvere, forse ricordo, forse maledizione. Ma l’artista, l’artista rimane, rimangono i suoi segni, la sua arte, la sua bravura, il suo saper cogliere e rappresentare la vita, il suo saper congelare le sue emozioni interne per continuare a emozionare noi, noi che di lui nulla sappiamo se non quello riportato nei libri di storia. Ecco, sì, le emozioni, perché alla fine cosa altro conta? Cosa può superare il tempo e i secoli se non le emozioni? Sono loro la misura di un artista, le emozioni e la poesia che egli ha saputo tramandare nel tempo, costringendo il tempo a rendergli omaggio, a accettarne la sconfitta, a dichiararlo immortale, eterno tra gli uomini.
Ed è forse questa l’idea alla base di questo disco, Caravaggio, disco che non so definire jazz, ma poetico, coraggioso, melodico, drammatico e lirico sì. Un Ensemble dotato di rara e raffinata integrazione e unione, Matteo Muntoni al comando coi suoi contrabbasso e basso elettrico, Francesco Ganassin, delicato e ispirato al clarinetto e all'ocarina, Enrico Cocco, meditabondo e sognante al violoncello, Andrea Ruggeri, scoppiettante alla batteria e percussioni, Elia Casu, nervoso, inquieto e tormentato alla chitarra.
Ogni brano, il titolo di un dipinto, ogni brano, pensieri, riflessioni, intuizioni, ispirazioni …. poesie. Da lasciarsi ammaliare, senza nessuna speranza, senza nessuna paura.

venerdì 4 ottobre 2013

Recensione di The Sleepwalker di Massimo Spano Rural Electrification Orchestra, Improvvisatore Involontario, 2013


 

A ascoltare un disco così direi che il jazz italiano non gode di buona salute ... scoppia di ottima salute. Disco sonnambulo per la Rural Electrification Orchestra (nome in se già geniale) di Massimo Spano per l'ottimo collettivo Improvvisatore Involontario. Ma come fa il jazz italiano ad andare avanti in questi tempi bui? Collettivo sembra essere la parola magica, gioco di squadra, affiatamento, supporto reciproco non solo nelle note degli strumenti ma anche e soprattutto nella produzione e promozione discografica.
E così che nascono dischi così, scusate se cito uno a uno i musicisti coinvolti: Massimo Spano (basso elettrico, contabbasso), Matteo Marongiu (contrabbasso), Maurizio Piasotti (tromba), Marcello Carro (sax contralto, soprano), Alessandro Angiolini (sax tenore), Francesco Sangiovanni (sax baritono), Maurizio Floris (sax basso), Roberto Migoni (batteria) e Elia Casu (chitarra).
Una orchestra rurale va bene ma compatta, con un amalgama saldo e elettricamente ben carburata e carica con un muro di fiati che dialoga incessantemente con una chitarra dai bordi taglienti e nervosi su una base ritmica pulsante di batteria e contrabbassi. Una orchestra dalla formazione insolita è vero ma che lavora a tutto vapore, con sincerità operaia e contadina e la ruvida affidabilità del trattore che fa bella mostra nella bellissima copertina del cd, opera di Laura Ciranna, che è giusto citare perché per me è la migliore cover del 2013.
State leggendo il Blog Chitarra e Dintorni quindi concludo citando l'ottimo lavoro della chitarra di Elia Casu, i suoi assoli in Green Street e in Canto del Vento sono da manuale.

giovedì 19 settembre 2013

Review of Review of Skinshout & Xabier Riondo, Altai, ImprovvisatoreInvolontario, 2010


Gaia Mattiuzzi - vocals, Francesco Cusa - percussion & electronics and
Xavier Iriondo - taisho koto & mahai metak.

Do you remember "concepts albums”? Do they still exist? Records created with an history at thei bases, a long run which to make music moving and flowing, searching for something that is not pure and simple musical talent and grey cerebral subject? It seems I can give an affermative answer listening to the ten tracks of this Altai, last recording by duo Skinshout (Gaia Mattiuzzi - vocals, Francesco Cusa - percussion & electronics) supported by a diabolical Zavier Iriondo playing his selfmade sulfur taisho koto and mahai metak instruments. In the booklet written by Wu Ming (perhaps relative of that Milos Temesvar that we find in the introduction of the book "Name of the Rose" by Umberto Eco) we read the agitated plot of an historical novel set in Venice, Constantinople, Cyprus and other different places in the XVI century. For an adopted Venetian as I’m, it is a great pleasure to listen and to “read” a piece like "Fuga da Venezia", a prolonged drone that describes the sonorous tension of a man that escapes, in the anguish to be captured, among the dark fogs of the small streets of Venice, pursued by the voice of Gaia Mattiuzzi seems to sing in a Meredith Monk’s way the apparent success of an escape, marked by the pressing footsteps of Francesco Cusa’s battery.
An immersive record where we move among the roads of Constantinople, in the middle of people of all the races, with Iriondo and Cusa playing blasts and winds, dirty white noise on the background of murders and battles, making you feel the sweat of the men, animals and machines ("La battaglia di Lepanto").
A brief record, twenty-two minutes long for a complete experience, but at the end are we really sure that all these accadimentis happened? And then where Corto Maltese and Rasputin were?

lunedì 16 settembre 2013

Review of Girardi, Senna, Recchia, Burk Spinoza, ImprovvisatoreInvolontario


Spinoza and the jazz. Well .. it may seem a little curious that some jazz players keep themselves busy with one of the most interesting philosophers of 1600 using him and his ideas as source of inspiration to create the relationships and the symbioses among their musical instruments, but reflecting bout it will show us that this si not so strange.
Jazz is an alive music, that changes, that reinvents itself every moment, always in continuous fluctuation, how shall we recognize it? In what? How they recognize themselves the musicians that play it? Perhaps by the structures, the geometries, the relationships that they know how to create with themselves, with their own instruments and with the other people with whom they play. This whole “ensemble” of musical maps, ideas is not at the end so different from the complex mental mechanisms that also operate in the mind of the philosophers and as philosophy jazz music is always searching the meanings that guide the human actions. Here therefore the "geometric unfold” of the ideas of Spinoza well amalgamates and fertiles the precise musical relationships among Davide Recchia (guitar), Greg Burk (plan and glocknspiel), Stephen Benni (double bass) and Alberto Girardi (battery and percussions), accompanied by Davide Poggi’s voice, also author of the brilliant and interesting booklet that accompanies and explains this musical job.
Spinoza flutters in every angle, in every note, to not only depart from the reading of his texts but also from the titles of the tracks themselves chosen by his philosophical works. Another beautiful record signed by the Italian collective with the "doubles i", another clear demonstration that Italian jazz doesn't fear any comparison, inside and out of itself. Very beautiful, as always, the cd’s packaging.

martedì 8 maggio 2012

Concerti da ImprovvisatoreInvolontario




2/05 Record Session with VOCAL NAKED @Torrione "Ferrara"
Marta Raviglia, Gaia Mattiuzzi, Cristina Zavalloni, Vincenzo Vasi, Cristina Renzetti, Alessia Obino, Manuel Attanasio 

2/05 Seminario "Electroacoustic Music Composition: a personal approach to Acousmatic and Live Electronics works" @The Royal Accademy of Music, Åarhus (DK) h. 14.00
Antonino Chiaramonte

2/05 a portrait concert @The Royal Accademy of Music - The Concert Hall, Åarhus (DK) h. 20.00
Antonino Chiaramonte: a portrait concert
Concerto monografico di opere acusmatiche

4/05 Olivieri/Innarella/Bolognesi/Cusa @"Museo Marino Marini" - Firenze - per "Emergency" -
Angelo Olivieri - trumpet, Pasquale Innarella - sax, Silvia Bolognesi - bass, Francesco Cusa - drums

5/05 Arbe Garbe - @Auditorium comunale di Bertiolo, viale Rimembranze, n.1,  Bertiolo (UD) proposta dal Progetto Integrato Cultura del Medio Friuli
Federico Galvani: voce, fisarmonica ;
Flavio Zanuttini: voce, tromba
Roberto Farbizio: voce, chitarra
Giacomo Zanuttini: tuba
Marco Bianchini: batteria
Aida Talliente: letture
Aleksandar Zograf: illastrazioni live
 
05/05 Scià Tribe    @ Libreria Capalunga-Agrigento
Sandro Sciarratta, contrabbasso preparato, Luca sciarratta live electronic, maria Teresa De Sanctis,Voce
 
6/05 Arbe Garbe - Evento conclusivo della manifestazione Vicino/Lontano di Udine, @Chiesa di San Francesco, largo Ospedale Vecchio, Udine (UD) 
Federico Galvani: voce, fisarmonica
Flavio Zanuttini: voce, tromba
Roberto Farbizio: voce, chitarra
Giacomo Zanuttini: tuba
Marco Bianchini: batteria
Aida Talliente: letture
Aleksandar Zograf: illastrazioni live

7-9/05 Falling - opera audiovisiva @Segnali 2012 - Rassegna di Arti Audiovisive e Performance, Perugia
colonna sonora elettroacustica di Antonino Chiaramonte
regia: Adriano Cirulli

11/05 Skinshout  - @RIVER JAZZ and ART Padova
Gaia Mattiuzzi - voice, Francesco Cusa - drums

14-15-16/05 IMPROVVISATORE INVOLONTARIO IN MADRID @Taberna Alabanda - Madrid
 "Improvvisatore Involontario meet the collectif Musicalibre" (with Naked Musicians and many other bands)
 

20/05 Abbey Town Jazz Orchestra & Ray Gelato - @Sexto Vintage, Piazza Castello Sesto al Reghena (PN)

23-26/05 Falling - opera audiovisiva @DI_Stanze 2012 - Festival Comunitario delle Arti Sonore (International Festival of Sonic Arts), Catania
colonna sonora elettroacustica di Antonino Chiaramonte
regia: Adriano Cirulli

23/05 Caliri/La Macchia/Cusa @La Poppa - Venezia
Domenico Caliri - guitar, Andrea La Macchia - bass, Francesco Cusa - drums

25/05 Fabrizio Puglisi Trio  @Chet Baker - Bologna
Fabrizio Puglisi - piano, Gabriele Evangelisti bass, Francesco Cusa drums 

25/05  MI.AG. Project (Milano-Agrigento) @Casa Sanfilippo - Valle dei Templi Agrigento
Water  Donatiello: Chitarra, Tiziano Tononi:Batteria, Sandro sciarratta: Contrabbasso, Filippo Portera:Fiati
 
27/05 Caliri/La Macchia/Cusa @Bartleby - Bologna
Domenico Caliri - guitar, Andrea La Macchia - bass, Francesco Cusa - drums

28/05 Flaflosi Trio - H 21.00 @Kunsthaus Essen, Rübezahlstraße 33, 45134 Essen, Germany
Florian Walter: bass clarinet
Flavio Zanuttini: trumpet
Simon Camatta: drums

giovedì 27 ottobre 2011

Recensione di Mansarda, Improvvisatore Involontario


Benvenuti in Mandarda! Quante cose si possono trovare là sopra? Mettete su il disco e una voce di micetta annoiata vi informa che desidera spasmodicamente con modi alla Marylin un vestito rosso … ci è o ci prova? Sta giocando o sta prendendo in giro Amalia Grè? E perché appena tace sembra che nella Mansarda sia soppiato il finimondo? E’ la mansarda dei Naked City redivivi? Jazz Punk core? You know the score? Poi quiete? Il pulviscolo che si deposita? La stessa voce che si intreccia ai fiati su una chitarra liquida e ipnotica? Strani titoli: chi potrà mai ballare un “Vorticoso twist”? Chi abiterà in un “Interno Maceratese”? Chi ha mai visto il “Tony Blair witch project” e soprattutto si resta vivi dopo? Quali saranno mai state “Le ultime lettere di Alberto Fortis” e sapevano poi davvero di fragola? Henry è mai arrivato ad Hollywood?
La chitarra di Giacomo Ancillotto che parte fa? Gioca con Chuck Berry e Peter Gunn?
Un momento, ferma nella Mansarda di Improvvisatore Involontario c’è questo e altro. E d’altra parte chi vi aspettavate potesse arredare in questo modo una mansarda adatta al gatto di Alice nel Paese delle Meraviglie. Creazioni estemporanee, improvvisazioni divergenti, canzoni abbozzate e frullate, groove altamente instabili, fiati acidi e chitarre pericolanti.
Io un giretto in Mansarda quais quasi me lo faccio .. hai visto mai che ci trovo anche gli Aristogatti?
Muy divertido!

giovedì 13 ottobre 2011

Recensione di D’Onde di Aurora Curcio, Improvvisatore Involontario 2010


Che direzione sta prendendo la musica? Cerco di spiegarmi meglio. Mi riferisco né alla musica classica né alla cosìdetta pop music, due categorie da lungo tempo imbalsamate all’interno sia dei srispettivi territori stilistici, sia dalla necessità di perpetuare in eterno un rito di ripetizione richiesto dalle loro schiere di seguaci. Ma ci cerca di muoversi nei territori di confine, di realizzare qualcosa di nuovo, sia facendo parte della cosidetta avanguardia o semplicemente alla ricerca di qualcosa di estremamente personale e di vivo, che sentieri percorre?
Da quello che sto ascoltando e ho ascoltato negli ultimi due anni mi sembra che due siano le direzioni interessate dalla creatività musicale: primo, mi sembra ci sia una sorta di avvicinamento tra composizione e improvvisazione, sempre più improvvisatori si dedicano alle strutture predefinite dai compositori trasformandosi in esecutori eclettici e informali, sempre più compositori scoprono le gioie e i rischi dell’improvvisazione diventando loro stessi compositori “istantanei”. Allo stesso tempo mi sembra che dopo un secolo di ricerca atonale, scoperta del rumore, abbandono della melodia, desiderio di una musica cerebrale quale espressione pura di un pensiero artistico sempre più astratto, ci sia un ritorno alla emozioni, al desiderio di una musica che esprima sentimenti e vibrazioni finora disdegnate e “relegate” alla musica popolare.
“D’Onde” è possibile che una compositrice voglia registrare le proprie idee trascritte su pentagramma tramite una casa discografica/collettivo musicale dal nome di Improvvisatore Involontario? E’ un paradosso? Come scrive Mario Gamba nelle note che accompagnano il cd? E’ un ossimoro musicale o l’ennesimo scherzo da parte di un collettivo che negli anni ha ormai accumulato decine di esempi di arguto e intelligente umorismo?
Di sicuro Aurora Curcio sa quel che fa, come lo sanno Domenico Ammendola (clarinetto), Carmelo Coglitore (sax tenore e soprano, clarinetto basso), Andrea Avena (basso) e il nume tutelare Francesco Cusa (batteria) perfettamente a loro agio a spasso tra le note di un pentagramma invece che su involontarie improvvisazioni (un giorno o l’altro deciderò di affrontare il loro sense of humor chiedendo “ma perché ‘sto Involontario”?). Su di tutto, giustamente ringraziato nelle note scritte e suonate aleggia il fantasma musicalmente concreto di Coltrane, ma insomma chi fermerà la musica? L’aria sta diventando elettrica? I pentragrammi e i compositori stanno trasformandosi in reti di relazioni? Molto bello!

venerdì 1 luglio 2011

Ipazia on video sesta puntata



Ipazia è un programma dedicato alla chitarra contemporanea realizzato per:

Il mio libro: 121 Cd per la Chitarra Contemporanea: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=559795

Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche: http://chitarraedintorni.blogspot.com/


Oggi parliamo di questi cd, tutti del collettivo Improvvisatore Involontario:

- Francesco Cusa "Skrunch": L'arte della guerra
- Riccardo Pittau Congregation: V IV Death Jazz
- Paolo Sorge & The Jazz Waiters: Slow Food
- Paolo Sorge Tetraktys: Electric Guitar Quartet
- Jim Pugliese: Phase III
- Heimweh: Ragh Potato
- Sono Sfardati: Tri Soni
- Ongaku2: Kado - live @ Area Sismica

Video realizzato con un deck Onosendai Cyberspace 7

domenica 22 maggio 2011

OnGaku2 KADO - Live @ Area Sismica, Improvvisatore Involontario 2010


Prova molto particolare per il duo OnGaku2, ovvero il chitarrista Elia Casu e il batterista Paolo Sanna. Il nome stesso di questo duo come la cover e il libretto del loro cd hanno risonanze giapponesi, rapide pennellate di inchiostro nero e rosso a disegnare simboli essenziali e frasi zen, un codice metalinguistico non traducibile in una modalità tradizionale, un suono che è indice più di una ricerca nel processo che ne risultato finale.

La loro musica scorre nei 43 minuti del cd in un unica soluzione. E' stata sì suddivisa in sei parti, in sei tracce ma solo per poter dare qualche “appiglio” al lettore, la musica è un unico flusso, un unico processo che si dispiega con pigra, misurata, studiata precisione. Difficile a volte riconoscere chi suona e cosa, chitarra e percussioni vengono elettronicamente e pesantemente trattate, il lavoro del duo OnGaku2 è su due fronti: l'improvvisazione, la libera improvvisazione a cui ricorrono per creare le loro trame sonore e il lavoro di ricerca accurato e quasi minimale sul suono. Gli OnGaku non stonerebbero infatti se spostassero le loro performance nell'ambito di una galleria d'arte o di una installazione audiovisiva. Lontani da certa sciatta e banale new age o da slavati tappeti sonori tessuti a pallida imitazione di Brain Eno suonano una musica creativa, a tratti sciamanica, a volte quasi contemporanea. Alla base delle loro intuizioni sembra più esserci un gioco musicale verso la continua scoperta, l'attenzione più verso il processo musicale che per il risultato finale, per il divenire più che per l'accadere .. un interplay che ricorda qualcosa di Fred Frth e Chris Cutler .. ma su un versante mediterraneo ..

Minimali, un po' mistici, rumoristici quanto basta, riescono a non stancare l'ascoltatore ma a coinvolgerlo in un viaggio sonoro o, se preferite, in un nuovo scenario musicale. Consigliato a chi non si stanca di scoprire.



sabato 21 maggio 2011

HEIMWEH Ragh Potato, Improvvisatore Involontario 2010


Alberto Popolla - clarinet & bass clarinet

Francesco Lo Cascio - vibraphone & percussions

Alessandro Salerno - baritone classical guitar

Mario Paliano - drums & percussions

Nulla da dire, nulla da eccepire. Improvvisatore Involontario ha da tempo fatto delle coerenza stilistica il suo inossidabile marchio di fabbrica, brand che rispetta e ribadisce con forza con questa nuova incisione a nome del quartetto Heimweh. Nome curioso per un ensemble, dagli echi più nordici che non latini, Heimweh infatti è il temine tedesco per “nostalgia” e l’omonimo titolo del film di Andrzej Tarkowski.

Per chi da queste premesse si aspettasse un jazz “nordico” o “atmosferico”, definizioni usate in passato per inquadrate le uscite discografiche della ECM, potrebbe rimanere deluso.

Il quartetto composto da Alberto Popolla – clarinetto e clarinetto basso, Francesco Lo Cascio - vibrafono e percussioni, Alessandro Salerno – chitarra classica baritone e Mario Paliano – batteria e percussioni, ricorda nella sua formazione quasi un ensemble di musica contemporanea che uno di jazz. L’attenzione per la timbrica sembra infatti essere la loro caratteristica peculiare, più ancora che il desiderio di ritmiche ossessive o passaggi di iperveloce virtuosismo.

Altra cosa interessante è il fatto che mi sono chiesto più volte ascoltando e riascoltando questo disco se si trattasse veramente di improvvisazioni. Gli “incastri” tra i musicisti sono perfetti, i dialoghi nitidi e puliti, l’interplay semplicemente perfetto.

O forse … forse la combinazione dei quattro strumenti opera a un livello più elevato e diverso, non sembra esistere un leader ma una società di eguali che si scambiano di volta in volta la direzione del percorso sonoro, dove finisce uno, l’altro immediatamente riprende il filo del discorso portando il quartetto verso una nuova direzione inesplorata e la capacità di interazione e la velocità di adattamento è tale da far sembrare all’ascoltatore tutto questo il normale sviluppo di una partitura.

Improvvisazione di altissimo livello quindi, ma anche musica di tale qualità da essere presa a modello anche da chi non mastica un idioma jazz.

Da parte mia voglio però approfondire e conoscere meglio la chitarra classica baritono di Alessandro Salerno.


giovedì 19 maggio 2011

Tri Soni, Soni Sfardati, 2010 Improvvisatore Involontario


Un duo che ambiva essere un trio. Un bassista stabile che non si trova. La volontà di suonare comunque. Di fare un disco. Di crederci. Di essere innovativi. Di uscire dai soliti cliché. Enrico Cassia (chitarra elettrica, chitarra acustica) e Antonio Quinci (batteria, percussioni) ce la mettono tutta e si inventano questi “Soni Sfardati”, decidendo di registrare il disco in due ambienti separati, rinunciando così alle intese visive e lasciando completamente la regia della comunicazione ai soli rumori, note e pause e a quanto ascoltato reciprocamente in cuffia. Editing? Zero. Il rischio con questo tipo di operazioni è sempre alto, o esce un capolavoro o si canna completamente l’obiettivo, l’interplay o meglio la comunicazione non verbale, implicita tra due musicisti che vogliono improvvisare liberamente è strettamente fondamentale, rinunciarci è un salto nel buio: il linguaggio del corpo, lo scambio di sguardi, l’ammiccamento al momento giusto sono parte fondamentale dell'esecuzione favorendo sviluppi imprevisti e imprevedibili e gettando sempre nuova benzina al fuoco della creatività. Enrico e Antonio ci riescono, riescono a generare una trentina di minuti di musica e nove tracce fresche, spontanee, lontane da un certo cerebralismo intellettuale. Qui non ci sono mal di testa che corrono ma solo ottima musica, un intreccio elegante di eleganti linee melodiche, poliritmie ritmiche, soluzioni anarcoidi che si sfaldano, si sfilacciano, si “sfaldano” e poi all’improvviso, quasi miracolosamente di rialzano, rinsaldano e riprendono.

Una strada musicale, un percorso coraggioso e ardito, un crocevia tra occidente e oriente, tra mare e terra di Sicilia. Da appassionato di chitarra mi permetto di fare i complimenti al Enrcio Cassia per il suo bel suono e fraseggio, carico, intenso e saturo.

Per favore .. ancora … quando volete .. anche con un bassista.

venerdì 2 aprile 2010

Recensione di Phase III di Jim Pugliese, Improvvisatore Involontario 2008


Email del 12 dicembre 2008...

caro andrea,
Ti consiglio di ascoltare anche PHASE 3 di Jim Pugliese, edito da IMPROVVISATORE INVOLONTARIO:
http://www.jimpugliese.org/jporg.html
a presto Marco

la velocità non è il mio forte, lo so, nove mesi per trovare,acquistare e ascoltare un cd non sono male, lo ammetto. Chiedo scusa a Marco Cappelli per non aver seguito immediatamente l’ottimo consiglio che mi aveva dato a dicembre dello scorso anno, ma sapete com’è .. i crolli in borsa … le cavallette .. l’inondazione .. Però finalmente il cd sta girando sul piatto, o meglio dovrei dire sta friggendo! Questa roba è free P-funk al calore bianco, roba da mandare a nascondersi gli LCD Sound System e tutta la roba prodotta negli ultimi tre anni dagli amici della DFA!
Dovevano essere davvero in forma super smagliante quella sera del 15 settembre 2005 quando questo concerto è stato registrato all’Issue Project Room di Brooklyn con una band strepitosa composta oltre che da Jim Pugliese alla batteria e alle percussioni da Marco Cappelli alla chitarra elettrica, Michael Attias al sax alto, Christine Bard alla batteria e congas, Kato Hideki al basso elettrico e the amazing Marc Ribot alla chitarra nelle vesti di graditissimo special guest.
Gente. Non dovrei essere io a scrivere questa recensione, questa è roba per un Lester Bangs dei tempi d’oro, lui sì che saprebbe con la sua scrittura corrosiva e psichedelicamente punk descrivere la cascata di suoni roventi e tirati che stanno facendo sballare le mie casse: una band scatenata, un tutto contro tutti perfettamente organico e gestito con precisione millimetrica, due chitarre distorte lanciate a 200 all’ora senza freni, un sax che più free e acido non si può desiderare, una base ritmica indistruttibile pronta a fare senza nessun problema qualche inversione a U in autostrada e un bassista che non sgarra neanche se lo pagano e quel che è ancora meglio su questa musica ci potete anche ballare sopra! Da ascoltare tutto d’un fiato!
Davvero bello, davvero divertente, davvero intelligente, davvero ispirato! Cum laude!

Empedocle70

p.s. quando vengono in concerto a Venezia?

venerdì 4 settembre 2009

Recensione di L’arte della guerra di Francesco Cusa “Skrunch”, Improvvisatore Involontario, 2007

Francesco Cusa Skrunch

L'Arte delIa guerra o Sun Tzu è di gran lunga il pùt famoso e studiato fra i trattati di soggetto militare prodotti nella Cina antica; di esso si sono proficuamente avvalse generazioni di strateghi e militari per circa ventiquattro secoli e la sua grande influenza non è venuta scemando nemmeno in tempi a noi prossimi, come testimoniano ad esempio vari scritti teorici e le gesta belliche del presidente Mao Zidong e talune recenti applicazioni nel campo delle strategie economico-manageriali. Così se un musicista come Francesco Cusa, chiamarlo semplicemente batterista sarebbe semplicemente didascalico e riduttivo, decide di incidere un disco con questo nome meglio drizzare le orecchie e cercare di capire cosa c’è sotto. Se poi anche il libretto che accompagna il cd prodotto dalla Improvvisatore Involontario insiste con un breve saggio sull’argomento firmato da Frank Usa (pseudonimo svelato da Pat Ferro nella sua intervista) e se le due tracce iniziali e finali riportrano brani tratti dal libro in questione recitati in modo cupo e solenne da una voce distorta e stentorea, allora è proprio il caso di andare ad approfondire: perché un musicista così si lascia affascinare da un simile testo a tal punto da utilizzarlo come base per le strategie sonore del suo gruppo, un manipolo agguerrito composto da Dario De Filippo alle percussioni, Riccardo Pittau alla tromba, Tony Cattano al trombone, Beppe Scardino al sax baritono e i chitarristi Paolo Sorge e Carlo Natoli alla baritone guitar.
Tutto è finalizzato alla vittoria nel Sun Tzu, perchè vincere e l'unica cosa che conti in caso di guerr, e vince veramente solo chi sappia imporsi ottenendo il massimo profitto nel minor tempo possibile (meglio se senza combattere) e col minimo delle perdite. Un tale obiettivo si raggiunge con una meticolosa valutazione iniziale atta ad evitare le situazioni potenzialmente svantaggiose, variando inesauribilmente i piani e la disposizione tattica con manovre irregolari e imprevedibili, sfruttando sapientemente i vuoti e i pieni dello schieramento nemico, mascherando l' entita reale delle proprie forze, e avvalendosi di ogni altro stratagemma in grado di garantire il successo finale. Il bello di questo libro è che queste teorie possono essere fonte di ispirazione e essere applicate in contesti diversi, dal gioco degli scacchi al gioco del go, dagli affari alle campagne di marketing, dai grandi eserciti alle piccole unità, perché non anche a un ensemble musicale? E così Cusa dirige il suo ensemble (avrete notato l’assenza di un bassista) confidando su un muro di fiati preciso e potente, due chitarre in grado di gestire senza problemi qualunque parte ritmica e solistica (Cinque stelle a Paolo Sorge per l’assolo micidiale nel brano “Afrodionisiaco”) e una sezione ritmica da sballo, flessibile, poliedrica e poliritmica. Il risultato è una musica cinematica, che ammicca a certe cose tipo Electric Masada, scherza con le idee zappiane di Grand Wazoo e Waka Jawaka, sballa con un bel funky alla George Clinton , un mix ubriacante, frizzante e mai solamente e inutilmente cerebrale, non stupitevi se vi soprenderete a muovere i fianchi con “Alljazzera” o a rincorrere le acrobazie di ritmiche di “Quel giorno in cui J.J Cale si svegliò senza un gamba”, brano che tra l’altro vince il primo premio in fatto di originalità per il titolo.
Lunga vita ai guerrieri!

Empedocle70

p.s. disco consigliatissimo a quelli che “il jazz italiano è succube di quello americano e scandinavo” …

Recensione di V IV MMV Death Jazz di Riccardo Pittau Congragation, Improvvisatore Involontario, 2005

Riccardo Pittau Congragation

Era una sera come tante altre, me ne stavo seduto con i piedi sulla scrivania del mio ufficio rimuginando tra me e me se uscire e andare a bere un drink al postaccio all’angolo o cercare avere qualche soffiata su qualche nuovo compositore improvvisatore post moderno. A un certo punto la mia attenzione venne attirata dalla confezione di un cd dalla copertina dai colori nebbiosamente evanescenti da cui sembrava uscire una mummia dall’aria tutt’altro che rassicurante e che portava come titolo in calce la frase “Death Jazz”… che diamine … una seconda occhiata confermò i miei sospetti .. 26 brani, ventisei tracce racchiuse in un’ora, sette minuti e quarantadue secondi .. che diamine pensai fra me e me adoratori dei Naked City? Poi cercai i nomi dei musicisti e provai quasi un giramento di testa: Riccardo Pittau alla tromba, Francesco Cusa alla batteria, Vincenzo Vasi al basso, Gianni Gebbia al sax e Paolo Angeli con la sua chitarra sarda preparata. Per ciascuno di loro avevo un fascicolo rigonfio nel mio articolo: improvvisatori, musicisti atipici, fuori dal coro e dai canoni anche per essere dei jazzisti, e per di più due di loro sardi e perfino due laureati al DAMS di Bologna, doveva essere roba forte, senza tanti compromessi e inutili giri di blues .. soprattutto quel Paolo Angeli, con cui avevo già avuto a che fare quest’anno…
Beh .. inutile aspettare Sam, alzati e metti questo disco sul piatto e sentiamo di che stoffa è fatta questa musica.. qualche secondo di silenzio e poi ..un inizio sommesso .. lunghe note di basso.. fremiti di batteria .. note tirate di una tromba sghemba … le oscurità che si coagulano negli angoli del mio ufficio .. straniamenti timbrici, poliritmi come nuvole e iniezioni di noize con la giusta carica nevrotica .. però sono bravi! E in quintetto sono anche meglio! Non si risparmiano di sicuro e ce la mettono tutta, echi di Miles elettrico, canti ubriachi alla Captain Beefheart, geometrie braxtoniane .. e questa tromba che se ne va in giro, tranquilla, sicura, piazza le note come un pugile i colpi, con calma sicurezza, gestendosi i tempi nel modo migliore, quasi cool, levigata e lucida.
Riprendo in mano il cd cercando meglio nelle note, schivando i tranelli delle date di nascita dei musicisti messi così apposta per deviare qualche investigatore poco accorto e esperto, bel disco libero, provocatorio, sperimentale e libertario, sorrido, a Wojtyla sarebbe piaciuto? Questa è musica da riascoltare, gente, non si accontenta di un approccio sommario, no questa musica è libera come l’aria non inquinata e, lo so, non finirà qui, ci risentiremo e presto, nelle notti insonni di questa calda e afosa metropoli…

… sarà meglio andare ora, là fuori, da qualche parte Lester Bangs sta discutendo con Miles Davis…

Empedocle70