giovedì 19 maggio 2011

Tri Soni, Soni Sfardati, 2010 Improvvisatore Involontario


Un duo che ambiva essere un trio. Un bassista stabile che non si trova. La volontà di suonare comunque. Di fare un disco. Di crederci. Di essere innovativi. Di uscire dai soliti cliché. Enrico Cassia (chitarra elettrica, chitarra acustica) e Antonio Quinci (batteria, percussioni) ce la mettono tutta e si inventano questi “Soni Sfardati”, decidendo di registrare il disco in due ambienti separati, rinunciando così alle intese visive e lasciando completamente la regia della comunicazione ai soli rumori, note e pause e a quanto ascoltato reciprocamente in cuffia. Editing? Zero. Il rischio con questo tipo di operazioni è sempre alto, o esce un capolavoro o si canna completamente l’obiettivo, l’interplay o meglio la comunicazione non verbale, implicita tra due musicisti che vogliono improvvisare liberamente è strettamente fondamentale, rinunciarci è un salto nel buio: il linguaggio del corpo, lo scambio di sguardi, l’ammiccamento al momento giusto sono parte fondamentale dell'esecuzione favorendo sviluppi imprevisti e imprevedibili e gettando sempre nuova benzina al fuoco della creatività. Enrico e Antonio ci riescono, riescono a generare una trentina di minuti di musica e nove tracce fresche, spontanee, lontane da un certo cerebralismo intellettuale. Qui non ci sono mal di testa che corrono ma solo ottima musica, un intreccio elegante di eleganti linee melodiche, poliritmie ritmiche, soluzioni anarcoidi che si sfaldano, si sfilacciano, si “sfaldano” e poi all’improvviso, quasi miracolosamente di rialzano, rinsaldano e riprendono.

Una strada musicale, un percorso coraggioso e ardito, un crocevia tra occidente e oriente, tra mare e terra di Sicilia. Da appassionato di chitarra mi permetto di fare i complimenti al Enrcio Cassia per il suo bel suono e fraseggio, carico, intenso e saturo.

Per favore .. ancora … quando volete .. anche con un bassista.

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