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sabato 24 novembre 2007

MARIETTA PICCOLOMINI: una gentildonna prestata alla lirica di Angela Cingottini Part2

MARIETTA PICCOLOMINI,
una gentildonna prestata alla lirica.

di Angela Cingottini
pubbl. in Il Chiasso Largo, n. 3, ottobre 2007 , Pascal editrice, Siena.



Seconda parte




Traviata.
Anche se Marietta Piccolomini ebbe un repertorio vastissimo che va da Donizetti, a Paisiello, Balfe, Mozart e tantissimo Verdi, l’opera per cui è passata alla storia della musica come interprete leggendaria è la Traviata. La interpretò per la prima volta il 9 ottobre 1855 al teatro Carignano di Torino e le repliche proseguirono fino alla trionfale, ultima serata del 2 dicembre. In quest’ultima occasione la sua notorietà supererà le Alpi e la Manica. Le dedicano articoli lusinghieri, fra gli altri, La France Musicale e The Observer, anticipando i trionfi che le verranno tributati per la prima esecuzione di quest'opera fuori d'Italia, appunto a Londra. Sappiamo che la prima assoluta dell’opera, nel ’53 alla Fenice di Venezia, non aveva riportato grande successo. Verdi giudicava inadatti gli interpreti imposti dall’impresario e in una lettera cita la Piccolomini come una delle tre uniche artiste adatte a interpretare la protagonista. (4). Sappiamo come poi l’opera venne riproposta un anno dopo con alcuni tagli e con altri interpreti e fu da allora un successo sempre maggiore. Ciononostante, a causa di queste vicissitudini, la fama di Verdi all’estero era in ribasso. La prima londinese all’Her Majesty’s Theatre il 24 maggio del 1856, fu soprattutto uno strepitoso successo di Marietta, ma servì anche, gradualmente, a restituire a Verdi le sue giuste credenziali . Furono, probabilmente, proprio i successi londinesi a confermare ulteriormente Verdi nella stima per l'artista, con la quale, tra il maggio e l'agosto , intraprese una corrispondenza proponendole il personaggio di Cordelia nel Re Lear , opera che intendeva realizzare per la stagione 1857-'58 a Napoli. Il progetto non fu mai portato a termine, ma il quel periodo Verdi ebbe modo di esternare di nuovo, senza mezzi termini, la sua ammirazione per la cantante. (5)

Tra il 1856 e il 1860 Marietta Piccolomini è un’attrazione quasi stabile nei teatri londinesi e inglesi in genere.
Proprio ai successi inglesi si riferisce un biglietto manoscritto anonimo, privo di datazione e luogo presente fra i documenti dell'archivio di Stato di Siena dove si legge,fra l'altro '...La Sua Piccolomini, leggiadra nella figlia del Reggimento,sublime nella Traviata, fu divina nella Lucia In quest'opera ella avanzò ogni aspettazione anzi fece quanto non s'attendevano parecchi mostrandosi squisita cantatrice. Io non ho mai veduta né udita una simile Lucia. La Piccolomini è un genio e basta'.. (6)
Per la prima francese della Traviata, al Théatre Impériale Italien, Marietta Piccolomini è a Parigi il 13 dicembre del 1856 e già il 14 La France Musicale dedica all’opera, all’autore e agli esecutori un articolo minuzioso di sei colonne. La cantante viene paragonata a un essere magico che esercita sul pubblico un’influenza magnetica e la definisce '....una di quelle rare individualità che hanno il privilegio di risvegliare le emozioni delle masse senza che si possa dire da dove traggano la loro arte e il segreto del loro fascino.(...) canta diversamente dalle altre, e così bene che vi incatena alla sua voce.'

Nel settembre del 1858 Marietta Piccolomini viene scritturata per una tournée negli Stati Uniti dall'impresario Bernard Ullmann, il quale la pone al centro di un battage pubblicitario che ne enfatizza i successi londinesi e presenta 'La Traviata' come opera scritta dal compositore per lei, riuscendo a creare un'interesse tale da risollevare le sorti economiche della Academy of Music di New York, all'epoca il più grande teatro del mondo, costruito nel '54 con accorgimenti avveniristici, ma con costi di mantenimento talmente alti da non poter essere sostenuti con gli introiti derivanti dalle vendite dei biglietti, necessariamente costosissimi anch'essi..
Dopo un mese di esibizioni anche alla Academy of Music di Philadelphia, dove nel gennaio-febbraio del '59 interpreta oltre a Verdi anche Donizetti, Paisiello e Mozart, Marietta si sposta in altre grandi città degli Stati Uniti, per tornare poi a Londra..
La troviamo di nuovo in Italia a Firenze, il 4 dicembre, dove canta al teatro Pagliano per una sottoscrizione promossa per i volontari di Garibaldi . Per l'occasione canta Bianca Croce dei Savoia, su testo di Giosuè Carducci e musica del M.o Romani. L'entusiasmo è tale che la cantante deve concedere 3 bis.(7) Nell'aprile del '60 è di nuovo a Londra all'Her Majesty.

La Marchesa Caetani della Fargna
Il matrimonio con il Marchese Francesco Caetani della Fargna avvenne il 25 maggio 1860 e da quel momento la storia di Marietta Piccolomini fu un fatto eminentemente privato. Non mancarono sue esibizioni in pubblico, anche se quasi tutte legate a scopi filantropici, come quella che la vide cantare di nuovo Bianca Croce dei Savoia alla prima esposizione nazionale a Firenze nel '61 o quando cantò nel teatro Accademia degli Avvaloranti a Città della Pieve, nel 1869, impegnata insieme a cantanti locali nell'ultimo atto del Trovatore.(8)
Aveva il suo domicilio stabile a Firenze, presso il Poggio Imperiale, ma dovette nutrire e trasmettere ai suoi figli una particolare predilezione per Città della Pieve, dove abitava nell'imponente palazzo settecentesco,oggi sede del
Comune, proprio a fianco del teatro . Dopo la morte dei genitori le figlie Teresa , Concetta e Rita vi si stabilirono, continuando l'opera di filantropia e beneficenza che era stata propria della loro madre e contribuendo a diffondere quell'aura di 'pietas'' di cui la marchesa della Fargna si era circondata e che è messa in gran in risalto da Pietro Piccolomini, lo studioso che redasse un'opera a carattere biografico-encomiastico nel 1900, un anno dopo la morte di Marietta. (9). La morte del figlio Carlo, poco più che ventenne, avvenuta nel 1893, contribuì certamente al volontario allontanamento sociale cui accennava il redattore dell'articolo del Giorno sopra ricordato..
Sicuramente seppe trasfondere nella sua vita privata e civile l'impegno e la passione che l'avevano caratterizzata sulla scena, se Giuseppe Mazzini, nella lettera del 29 maggio 1865 a lei indirizzata, scrive:
' Signora,
...Vorrei invece di scrivere, potere stringervi la mano.
Io non vi dico 'amate la Patria' perché so che l'amate. Ma vi dico: giovatevi dell'influenza che dovete esercitare perché altri l'ami. Rimproverate acerbamente gli Italiani che vi sono, o vi saranno vicini, perché tollerano la presenza dello straniero in casa nostra, perché accettano -indifferenti o pensando ad altro-la vergogna di potere conquistare la Terra che Dio assegnò ad essi e di non farlo: La rampogna scende efficace da una donna e da una donna come Voi siete.. Spronateli, se non alla fede del Dovere,all'orgoglio italiano. Un popolo di 22 milioni che ciarla di libertà e non si occupa delle baionette austriache che tengono il Veneto ....è un popolo disonesto.
Addio, Signora, abbiatemi ammiratore e fratello.'

Fu, sicuramente, Marietta Piccolomini una personalità di grande rilievo in ogni momento della sua vita, capace di saper imporre agli altri o a se stessa scelte controcorrente o, comunque, coraggiose: voler essere una cantante professionista in un tempo in cui la cosa era di discredito per una donna, tanto più per una nobildonna per la quale sarebbe stato comunque impensabile esercitare una qualsiasi professione. Avere il coraggio di rientrare nei ruoli in un momento in cui, all'apice del successo, sicuramente non fu facile per lei. Manifestare direttamente una opinione politica, cosa che la colloca in una posizione di tutto rispetto , a fianco delle maggiori individualità del nostro risorgimento.

Marietta morì a Firenze, nella sua villa di Poggio Imperiale, l'11 dicembre 1899 a causa di una polmonite. E' sepolta al Cimitero delle Porte Sante, presso S. Miniato a Monte, nella cappella di famiglia affrescata da Gualtiero de' Bacci Venuti, pittore che molto della sua fortuna dovette alla vicinanza che per tutta la vita ebbe con i marchesi Caetani della Fargna..



NOTE
(1)- Canuti F., Nella patria del Perugino , Città di Castello ,1926, pp. 283-286.
(2)-Tutte le lettere della famiglia Piccolomini Clementini citate, inedite, si trovano all'Archivio di Stato di Siena ,Fondo Piccolomini Clementini, buste 72 e 75
(3)-La lettera è riportata in L'Unione Corale Senese a Marietta Piccolomini ,Siena, 1999, p.p 57-58
(4)-Nella lettera del 30 gennaio 1853 al presidente del teatro La Fenice Verdi scrive 'So che è difficile assai trovare artista che possa appagare le esigenze del Teatro.....Le sole donne che a me sembrerebbero convenienti sono.:1° la Penco,che canta a Roma; 2° la sig.a Boccabadati, che canta il Rigoletto a Bologna, ed infine la sig.a Piccolomini che ora canta a Pisa.'
(5)- Nella lettera del 23 agosto 1856 a De Sanctis Verdi scrive 'Io ho proposto la Piccolomini perché i suoi successi nella Traviata a Torino ed altri paesi ed ora a Londra sono così grandi e sinceri, che certamente non si potrebbe trovare né miglior Traviata né forse miglior Cordelia.. La voce è piccola ma il talento è grande.'
(6) – Inedito. Archivio di Stato di Siena, Fondo Piccolomini Clementini, busta 106.
(7)- L'episodio è ricordato dallo stesso Carducci nell'introduzione agli Juvenilia del 1880
(8)--L'episodio è ricordato da Gino Monaldi in Cantanti celebri del XIX secolo, p.131.
(9) -Piccolomini P., Marietta Piccolomini, Marchesa Caetani della Fargna, cenni biografici. .Siena, 1900
Angela Cingottini vive a Siena, dove è docente di lingua italiana presso l'Università per Stranieri. (www.unistrasi.it ) Germanista di formazione, ha tradotto e pubblicato testi a carattere storico-artistico e poetico dal tedesco e dall'inglese. Si occupa di glottodidattica e ha condotto sperimentazioni e ricerche all'interno dell'università sull'utilizzazione del canto e del teatro nell'apprendimento dell'italiano lingua straniera e collaborando con l'International Opera Theatre of Philadelphia (www.internationaloperatheter.com)Collabora alla videorivista Tendenze Italiane, per la quale ha curato numerosi servizi di carattere antropologico- musicale. Ha pubblicato articoli in vari settori -cinema, musica, glottodidattica-ed è formatore in master e corsi di aggiornamento in Italia e all'estero. Ha tenuto conferenze e cicli di lezioni sulla storia della canzone italiana presso l'Università per stranieri di Siena, la Libera Università di Città della Pieve e presso istituzioni universitarie in Europa e negli Stati Uniti. Nel 2004 il Circolo dei Lenti di Siena ha curato una sua personale di pittura, 'Immagini', ripetuta nel 2005 nella rassegna 'Arte e Scuola ' dalla Biblioteca Comunale di Monteriggioni. Collabora come voce recitante a eventi poetico-letterari e concerti, ultimo quello organizzato il 26 ottobre 2007 dall'associazione Music Ensemble nel palazzo comunale di Siena, con la soprano Silvana Bartolotta,il pianista Leonardo Angelini e il violinista Franco Barbucci.(www.musicensemble.it )

venerdì 23 novembre 2007

MARIETTA PICCOLOMINI: una gentildonna prestata alla lirica di Angela Cingottini Part1

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo saggio a opera di Angela Cingottini sulla cantante lirica Marietta Piccolomini.




MARIETTA PICCOLOMINI, una gentildonna prestata alla lirica.

di Angela Cingottini
pubbl. in Il Chiasso Largo, n. 3, ottobre 2007 , Pascal editrice, Siena.


Parte Prima



Sfogliando il libro Nella patria del Perugino, che nel 1926 lo storico Mons. Fiorenzo Canuti dedicò a Città della Pieve , abbiamo la sorpresa di trovare, nella sezione Uomini illustri nelle arti belle, una scheda dedicata a Marietta Piccolomini.(1) Viene da chiedersi chi sia e che cosa ci faccia lì, tra le figure di rilievo che nei secoli si sono avvicendate nel territorio della cittadina umbra ,questa gentildonna evidentemente senese e di antica nobiltà., ma oggi sconosciuta ai più .La risposta viene, in parte, dal suo nome completo : Maria Teresa Violante Piccolomini Clementini, Marchesa Caetani della Fargna , titolo da lei acquisito per aver sposato appunto Francesco Caetani della Fargna, membro della famiglia nobile presente in Città della Pieve fin dal 16 ° secolo.
Anche se il suo cognome di nascita la riconduce all’antica famiglia senese dei Piccolomini , tutto questo non è sufficiente, però, a identificare realmente la persona universalmente più conosciuta come Marietta Piccolomini. Un aiuto ci viene da un articolo pubblicato in morte da il Giorno , in cui si legge:
‘,,,Da trent’anni abitava in Firenze, ma sono già più di dieci anni che mi fu dato vederla. Il suo ricordo m’è sempre in cuore come quello della più gentile signora, della più perfetta gentildonna che immaginare si possa . E in pari tempo la ricordo quale la più fulgida stella che sia mai apparsa nel cielo dell’arte italiana.’
E poco sopra :
‘…Mai parlava dei suoi trionfi passati, e ricordo come la padrona della casa ove ebbi il piacere ed il sommo onore di conoscerla, mi raccomandò ripetutamente: - Non le parli mai dei suoi trionfi, della sua gloria: le farebbe dispiacere e andrebbe via più presto- Sarebbe difficile spiegare da quale sentimento essa fosse dominata, signoreggiata. Forse l’altissimo sentimento religioso dal quale era penetrata la faceva rifuggire da tutto quel che le ricordava il teatro. Forse, sposa e madre mirabilissima, voleva tutte le sue forze consacrare unicamente alla famiglia. Comunque si sia, Marietta Piccolomini spariva o si nascondeva per quanto le fosse possibile, dietro la marchesa Caetani della Fargna. Ma era stata troppo luminosa la traccia da Lei lasciata nel cielo dell’arte, ed ovunque ella appariva , in onta alla modestia sua ed ai modi squisitamente semplici, si levava un mormorio d’ammirazione trattenuto a mala pena dal rispetto e dalla conoscenza del suo desiderio di non contare fra le cultrici dell’arte.

Dobbiamo ripercorrere i giornali di metà ottocento per renderci conto di come l'articolo non fosse un puro encomio dovuto in morte a una gentildonna e di quanto calzante sia l’immagine che ci propone la parabola artistica di Marietta Piccolomini come una meteora che, all’improvviso, splende di luce intensissima per un breve tratto, per poi scomparire. Ed è proprio ripercorrendo i momenti della sua vita artistica e privata che possiamo renderci conto di quanto particolarissima sia stata la posizione di questa cantante della quale cercheremo di ricostruire , per quanto possibile , un profilo di donna e di artista .

Piccolomini Marietta nasce a Siena. E’ il 5 marzo 1834 e la famiglia Piccolomini Clementini è tra le più antiche della nobiltà senese. E’ la maggiore di tre figli. La casa del conte Carlo, il padre di Marietta, deve essere un ambiente sereno, in cui, nonostante sia metà ottocento, c’è dialogo. Ne sono testimonianza le molte lettere, conservate all'Archivio di Stato di Siena, scambiate tra i vari membri della famiglia.(2) Deve essere, quella del conte Carlo, anche una famiglia piuttosto liberale per permettere a Marietta, in età molto giovane, di intraprendere la carriera di cantante. Vero è che molti articoli dell’epoca, nel riferire del caso straordinario di questa giovane nobildonna che affronta con successo le scene dell’opera, non tralasciano di accennare come ella abbia dovuto lottare non poco per convincere i genitori ad assecondare questa sua inclinazione, ma rimane il fatto che Marietta Piccolomini, a un mese dal compiere 18 anni, nel febbraio del 1852, debutta alla Pergola di Firenze con Lucrezia Borgia di Donizetti. E il fatto di intraprendere la carriera di cantante non è una improvvisazione, ma la risultante di una educazione accurata che Marietta ha ricevuto e che ha tenuto conto delle sue disposizioni naturali fin dalla primissima infanzia, anche se solo nel 1851, convinti dal successo ottenuto cantando per scopi filantropici in una accademia cittadina, il conte Carlo e la contessa Teresa decidono di farla passare a studi più perfezionati con il maestro Romani, tra i migliori dell’epoca, a Firenze.
Inizia così un periodo che condurrà non solo Marietta, ma tutta la famiglia del conte Carlo in giro per l’Italia, l’Europa e perfino gli Stati Uniti, in una continua tournée durata circa otto anni. L’unico a rimanere a Siena è il giovane fratello Innocenzo -nelle lettere Cencio o Cencino- che deve completare la sua educazione al Collegio Tolomei, dove lo raggiungono le frequenti ed affettuose lettere della madre, delle sorelle e del padre. Sono lettere vivaci, piene di informazioni e raccomandazioni, appuntamenti per le festività, notizie da dare ai parenti e saluti, che non mancano mai, per il Padre Rettore e gli altri padri che si occupano della sua educazione. Le notizie relative alla carriera di Marietta e ai suoi concerti sono informazioni tra le altre e non sembrano polarizzare l’attenzione della famiglia. Sembra quasi che per i familiari la carriera e i successi di Marietta siano un gioco abituale, cui non dar troppo peso e da non prendere troppo sul serio. Talvolta tralasciano perfino di parlarne.
Di opinione assolutamente diversa sono i giornali e il pubblico, che ne riconoscono e ne acclamano da subito le grandi doti. Il suo precoce esordio alla Pergola di Firenze, avvenuto pochissimo tempo dopo aver iniziato gli studi con il Romani, è considerato un evento che verrà in seguito ricordato in tutti gli articoli a carattere biografico scritti su di lei. Dappertutto si evidenzia la professionalità e la bravura con cui la giovane cantante affronta un ruolo di protagonista così drammatico, ruolo che sembrerebbe contrastare con la sua giovane età.
Nell’autunno dello stesso 1852 la troviamo a Roma al teatro Argentina e il pubblico romano mostra grande apprezzamento per lei. I giornali ne enfatizzano le doti sceniche e le capacità interpretative evidentemente uniche, tali da essere unanimemente ricordate in tutti gli articoli su di lei in Italia e all’estero. Di quel primo soggiorno romano troviamo testimonianza anche in una lettera della contessa Teresa a sua madre Violante, ma l’attività della figlia è affrontata con grande nonchalance: La contessa non si dilunga sulla carriera di Marietta e, pur non potendo fare a meno di riferire alla madre che tutti, cantanti e orchestra, l’hanno applaudita alla prima prova, preferisce dare notizie sul soggiorno romano della famiglia, sulle frequentazioni, mandare saluti a tutti e, naturalmente, ‘un bacio a Cencino’ Sembra quasi che si voglia glissare su questa figlia che calca le scene o che, comunque, non le si voglia far montare la testa, avendo già chiaro che questa dovrà rimanere solo una parentesi della sua vita. E in effetti, se si pensa al basso livello di considerazione sociale in cui, ancora per tutto l’ottocento e oltre erano tenuti gli attori in genere e , in particolare, le donne di teatro, viene da chiedersi veramente come sia stato possibile che una famiglia di tanto antica nobiltà abbia potuto acconsentire a tale scelta della figlia. Probabilmente la verità più semplice è quella più evidente : Marietta era dotata e ben preparata, il canto lirico era l’espressione artistica e la forma di intrattenimento che maggiormente polarizzava l’attenzione della buona società dell’ ‘800 e i conti Piccolomini hanno finito per non trovare poi né così disdicevole, né disonorante che la figliola si dedicasse, per un periodo della sua vita, all'attività di cantante. Specialmente se costantemente accompagnata dalla famiglia . E’ soprattutto questo, infatti, l’aspetto più singolare di tutta la vicenda : un' intera famiglia in viaggio che per otto anni accompagna la figlia nei teatri delle massime città del mondo. D’altra parte tutto questo aveva un senso: salvaguardarne la reputazione e aiutarla ad amministrare le sue finanze. Contemporaneamente questo costituisce per i conti Piccolomini l’input a partecipare attivamente alla vita di società dei massimi centri artistico- culturali del momento. Una vivace lettera scritta da Giuseppina Verdi a Marietta a Londra (3) ci immette proprio in questo gioco di società, ricordando come, proprio lei stessa, abbia fatto conoscere alla contessa Madre il caviale di Chevet al Palais Royal. Ma Giuseppina Verdi, in quella medesima lettera, fa anche un’ affermazione di tutto rilievo nei confronti della stessa Marietta scrivendole ‘…Voi siete dello scarso numero d’ Artiste, che malgrado il contatto delle scene, e la vertigine dei trionfi, hanno conservato il cervello ed il cuore..' affermazione che, rovesciata, ci dà la misura della situazione : solo poche artiste di teatro riescono a mantenere equilibrio tra mente vigile e sentimenti, senza che nessuna delle due facoltà ne risulti depauperata.: Marietta è una delle poche. D’altro canto è logico che sia così. L’educazione ricevuta, derivante dal suo stato sociale, la pone in condizione di vantaggio nei confronti di altre cantanti che, pur tecnicamente preparate e altrettanto o, forse più di lei naturalmente dotate, difficilmente possono aver raggiunto il suo livello culturale, che è sicuramente la risultante di una educazione accurata, ma è dato anche dagli apporti forniti dalla quotidianità, vissuta fin dalla primissima infanzia, in seno ad una famiglia colta e facoltosa . E’ stata questa, probabilmente, la carta vincente di Marietta Piccolomini, quella che le ha fatto conquistare pubblico e critica come interprete assolutamente personale e per la quale la stampa dell’epoca ha frequentemente speso l’aggettivo ‘intelligente’. E’ stata, sicuramente, l’abitudine connaturata alla lettura profonda dei testi, alla loro capillare comprensione, che le ha facilitato interpretazioni così veritiere e ben riuscite da procurarle unanimemente paragoni con la grande attrice drammatica Adelaide Ristori .