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sabato 30 maggio 2009

Omaggio alla soprano senese Marietta Piccolomini Siena 19 giugno

Venerdì 19 giugno - ore 15,30
Archivio di Stato, Palazzo Piccolomini
Via Banchi di Sotto 52 - Siena
Festa Europea della Musica
Omaggio alla soprano senese Marietta Piccolomini (1834-1899)
Interventi di Maria Raffaella de Gramatica e Angela Cingottini

Seguirà

Concerto lirico dell'Unione Corale Senese

Direttore Francesca Lazzeroni
Al pianoforte Elina Yanchenko
Saranno eseguite musiche di Bellini, Donizetti, Verdi e Mascagni.

sabato 18 aprile 2009

CERCANDO MARIETTA Appunti particolari di una ricerca Di Angela Cingottini parte terza

Anche se non sono pievese mi inorgoglì un poco apprendere che uno studioso del pari del Monaldi avesse assistito ad una rappresentazione di Marietta nel teatro della Pieve e fornisse quindi informazioni di prima mano che confermavano quanto già espresso da altri.. La notizia, tra l’altro , è testimonianza della vivacità culturale che doveva esistere alla Pieve nella seconda metà dell’800. Il Monaldi non data l’episodio, ma da un sonetto di lode reperito dal dott. Bittarello apprendiamo che la sera del 22 luglio 1869 Marietta Piccolomini “con la stupenda armonia della sua voce allietava i cittadini pievesi accolti nel nobile teatro degli Avvaloranti”. Può darsi che entrambi i documenti si riferiscano alla stessa occasione, ma niente ci impedisce di credere che la cantante, dopo il matrimonio con il Marchese della Fargna, più di una volta si sia esibita nel teatro degli Avvaloranti,all’epoca di recente costruito.
L’altro archivio che visitai, grazie all’ausilio di don Remo Serafini che mi introdusse a quelli che potevano essere i documenti di una qualche importanza alla mia ricerca, fu quello del seminario Arcivescovile di Città della Pieve. Non vi trovai niente relativo a Marietta, ma, insieme a notizie riguardanti la storia del marchesato della Fargna, trovai una petizione delle figlie Teresa, Concetta e Rita che, nel 1911, chiedevano l’indulto al fine “ di far celebrare tutte le tre messe del santo Natale nell’oratorio della loro villa di Musignano ,nel suburbio di Città della Pieve. Con facoltà di accostarsi alla S. Comunione , tanto per le postulanti quanto per le altre persone che assistono alla S. Messa” Un altro documento, della cancelleria del Vescovo Angelucci, nell’agosto del 1916, proroga di un decennio l’indulto alle Marchesine Caetani della Fargna di conservare il Ss. Sacramento nell’oratorio pubblico della Villa di Musignano , e ne definisce i termini di attuazione.
Da questi documenti si evince che le figlie di Marietta Piccolomini, Marchesa Caetani della Fargna, ereditarono dai genitori la predilezione che essi avevano avuto per Città della Pieve e dopo la loro morte vi abitarono quasi costantemente., continuando l’opera di filantropia e beneficenza che era stata propria della loro madre e contribuendo a diffondere quell’aura di ‘pietas” di cui la marchesa della Fargna si era circondata e che è messa in gran in risalto da Pietro Piccolomini nella sua biografia.
La storia della Marchesa della Fargna è , ovviamente, un fatto privato.. Ebbe il suo domicilio stabile a Firenze, ma niente ci vieta di immaginarla cantare nelle stanze della Villa di Musignano, luogo che lei prediligeva perché poteva occuparsi del giardino che aveva fatto impiantare personalmente. Di questo amore della Marchesa per la natura e i giardini mi fu riferito dai suoi discendenti, che ebbi il piacere e la fortuna di conoscere un paio di anni fa.
Marietta morì a Firenze, nella sua villa di Poggio Imperiale, l’11 dicembre 1899 a causa di una polmonite. E’ sepolta al Cimitero delle Porte Sante, presso S. Miniato a Monte, nella cappella di famiglia affrescata da Gualtiero de’ Bacci Venuti, pittore che molto della sua fortuna dovette alla vicinanza che per tutta la vita ebbe con i marchesi Caetani della Fargna..
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Un articolo più approfondito, dell’autrice, su Marietta PiccolominI -Marietta Piccolomini, una gentildonna senese prestata alla lirica- si trova in : Il Chiasso Largo, n.3, 2006, ed Pascal, Siena, e in http://chitarraedintorni.blogspot.com

http://chitarraedintorni.blogspot.com/2007/11/marietta-piccolomini-una-gentildonna.html
http://chitarraedintorni.blogspot.com/2007/11/marietta-piccolomini-una-gentildonna_24.html

venerdì 17 aprile 2009

CERCANDO MARIETTA Appunti particolari di una ricerca Di Angela Cingottini parte seconda


La ricerca storica è come la droga: guai a cominciare! Ancor peggio quando si comincia a frequentare gli archivi. Che è quello che feci quando mi resi conto che le poche notizie che potevo trovare sui libri di storia del canto o della musica provenivano tutte da quell’unica fonte che io stessa avevo in mano e da alcune lettere di Verdi all’amico napoletano Cesare De Sanctis, in cui il musicista si esprimeva in maniera assai positiva sulla nostra cantante. Oltretutto quelle poche notizie erano spesso confuse, con date in contraddizione fra loro, evidentemente riportate senza aver controllato con esattezza. Cominciai dall’Archivio di Stato di Siena, dove nel fondo Piccolomini Clementini esiste una busta, la 106, interamente dedicata a Marietta. Non vi trovai niente di scritto da lei, che potesse in qualche modo darmi l’idea di un personaggio realmente vissuto, ma vi trovai molti articoli su di lei che mi aiutarono a ricostruirne a grandi linee il percorso artistico, almeno per quello che concerne l’Italia: il debutto alla Pergola di Firenze, non ancora diciottenne, nel febbraio del ’52 , la stagione romana al teatro Argentina nell’autunno/inverno di quello stesso anno, Pisa e Palermo nel 53 e poi di nuovo Roma, Bologna Firenze, Siena, Udine, Modena, fino alla trionfale stagione torinese nell’autunno-inverno del ’55, quando i giornali di oltralpe cominciarono a parlare della sua Traviata e della possibilità di vederla sulla scene di Parigi e Londra, cosa che avvenne già nell’anno seguente e segnò l’inizio di un triennio che la vide passare di successo in successo al Théatre Impériale Italien, all’Her Majesty Theatre e in tutti i massimi teatri del Regno unito e di Irlanda e, infine, negli Stati Uniti.
Pensare come una donna di teatro al culmine della carriera possa lasciare tutto per il matrimonio può risultare difficile ai nostri ragionamenti e probabilmente lo fu anche per lei. Di fatto possono aiutarci a capire altri documenti presenti all’Archivio di Siena , quelli contenuti nelle buste 72 e 76, lettere che i membri della famiglia Piccolomini, in viaggio per accompagnare Marietta nelle varie località in cui si spostava par i concerti, scrivevano a chi era rimasto a casa, le nonne Teresa Piccolomini Clementini e Violante Gori Pannilini, lo zio Roberto Gori e, soprattutto, il fratellino di Marietta, Innocenzo detto Cencio, rimasto al Collegio Tolomei per completare la sua educazione Sono lettere che ci danno l’impressione di un clima familiare disteso e sereno, vivaci, piene di informazioni e raccomandazioni, appuntamenti per le festività e saluti da passare ai parenti. Le notizie relative alla carriera di Marietta e ai suoi concerti sono informazioni fra le altre e non sembrano polarizzare l’attenzione della famiglia, per la quale i suoi successi danno l’impressione di essere qualcosa cui non dar troppo peso e da non prendere troppo sul serio. D’altra parte a quel tempo era abbastanza frequente che una cantante si nobilitasse sposando un titolato e ponesse fine alla carriera. Meno frequente era invece il caso contrario, essendo considerato quello del teatro un ambiente di scarsa moralità e non essendo comunque costume delle signorine nobili quello di esercitare una qualsiasi professione. Quello di Marietta fu quindi un caso veramente eccezionale, ma anche lei ad un certo punto decise di rientrare nei ranghi e di sposarsi. La sua carriera durò in pratica solo otto anni, ma furono anni talmente intensi e il suo successo talmente folgorante che l’articolista de ‘Il Giorno’ all’indomani della sua morte la definì ‘la più fulgida stella che sia mai apparsa nel panorama dell’arte italiana’ .
Non mancarono , dopo il matrimonio, occasioni in cui si esibì in teatro, sempre a scopo filantropico. Una in particolare riguarda Città della Pieve e il suo teatro che ha avuto l’onore, proprio grazie a Marietta, di essere ricordato nel libro di Gino Monaldi, importante musicologo e studioso di teatro di fine’800, Cantanti celebri del XIX secolo .Ne avevo trovato indicazione tra le poche note di uno degli articoli riprodotti in appendice al lavoro di Pietro Piccolomini. Mi aveva colpito la descrizione che l’estensore dell’articolo riportava e che trascrivo:”Per ben comprendere la Piccolomini bisognava anzitutto vederla e osservarla nel volto, la cui espressione preludeva e accompagnava mirabilmente il senso della parola cantata. Il sorriso, il pianto, la carezza, l’ira, la gelosia, l’amore, prima d’esser detti e cantati s’indovinavano, oserei dire si leggevano in quel sembiante mobilissimo e così artisticamente eloquente, Si aggiunga a ciò la purezza di una pronuncia italianamente bella e che costituiva una delle sue magiche prerogative. Con tale patrimonio di voce, d’arte, d’ingegno e di sentimento, gli entusiasmi che essa destava sulla scena erano indicibili ...” La descrizione mi ricordava quella che avevo letto su internet in un lungo articolo che La France Musicale del 14 dicembre 1856 dedica alla Traviata a seguito della trionfale prima al Théatre Imperiale Italien. La cantante vi viene paragonata a un essere magico che esercita sul pubblico un’influenza magnetica, mentre il particolare della sua perfetta pronuncia l’avevo già letto in un articolo del ’53, scritto a seguito della prima stagione romana. Volli controllare per rendermi conto se si trattasse di informazioni dirette o mediate da altri testi. Procuratomi non senza una qualche difficoltà il libro del Monaldi, mi trovai di fronte ad una notizia inaspettata, che riporto testualmente: “Ricordo Marietta Piccolomini, già da tempo Marchesa della Fargna, sulle scene del piccolo teatro di Città della Pieve, dove una sera aveva consentito, a filantropico scopo, di cantare l’ultimo atto del Trovatore in unione di due o tre dilettanti del paese. Il conte di Luna era un certo Matteucci , modesto cantante da chiesa, il quale, abbagliato, stordito dall’accento vigoroso e appassionato col quale la Piccolomini diceva e cantava la famosa frase ‘calpesta il mio cadavere, ma salva il Trovator’ perdette addirittura la bussola …e la parola, non ricordando più di pronunciare il generoso grido ‘Colui vivrà!’ , così che la grande artista dovette dirlo per lui, come indovinandone il pensiero , e attaccare subito la cabaletta ‘Vivrà, vivrà, ecc. ecc.’ con un trasporto, un fuoco e una bravura di cui non è facile dare una giusta idea. Ebbene, quest’artista che aveva tumulti passionali e drammatici d’una potenza sbalorditiva, sapeva scendere alla cosiddetta romanza da camera con una eloquenza, una tenerezza, una grazia impareggiabili”
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giovedì 16 aprile 2009

CERCANDO MARIETTA Appunti particolari di una ricerca Di Angela Cingottini parte prima


CERCANDO MARIETTA Appunti particolari di una ricerca
Di Angela Cingottini


Pubblicato su Il Moggio, anno 2, n.1, Città della Pieve.

Il 10 febbraio del 2007 l’International Opera Theater di Philadelphia tenne a Città della Pieve una serie di audizioni per cantanti lirici finalizzate ad un premio intitolato al soprano Marietta Piccolomini (1834-1899). In quella occasione il Comune, che patrocinava il premio stesso, e la Libera Università di Città della Pieve si fecero promotori di un pomeriggio culturale in teatro per ricordare e far conoscere ai pievesi quella loro concittadina della seconda metà dell’ottocento. L’Assessore alla Cultura, Prof. M. Luisa Meo e la Dott. Daniela Barzanti, Presidente della Libera Università, sapendo che da anni mi occupo di ricerche sulla soprano senese, mi incaricarono di condurre la presentazione. Non senza emozione esordii rivelando ai presenti che proprio un 10 febbraio, quello del 1859, Marietta Piccolomini dava l’addio a Philadelphia cantando per l’ultima volta alla Academy of Music, attualmente il più antico e all’epoca il più prestigioso teatro degli Stati Uniti, dopo un mese di successi ininterrotti . Durante quella stessa tournéé, il 25 gennaio, la Piccolomini si era esibita anche nella Traviata, opera per cui è passata alla storia come l’interprete che meglio aveva saputo renderne lo spirito e il carattere. Bene, proprio il 25 gennaio del 2007 a Philadelphia si erano svolti i festeggiamenti inaugurali per il 150° della fondazione dell’Academy e la direttrice dell’International Opera Theatre di Philadelphia, Karen Saillant, poco prima di partire per sovrintendere al concorso di Città della Pieve , vi stava partecipando con un suo lavoro di regia. Queste coincidenze di date erano emerse per caso, durante una delle mie tante ricerche su internet per trovare o verificare notizie intorno alla tournée americana della Piccolomini. E’ infatti cosa nota che la soprano ha cantato a New York ed è stata la prima a portarvi la Traviata , ma quella sera, proprio il 25 gennaio 2007, per uno di quegli incastri di parole chiave che a volte ti portano dove non penseresti mai, mi trovai davanti agli occhi “ Philadelphia, Chronology of the Opera, 1859”. Non avevo digitato io il nome della città, ma era evidentemente bastato il nome della cantante e l’anno. Ed ecco la notizia che lei, proprio nel gennaio- febbraio, era stata a Philadelphia e nella stessa sera in cui, 148 anni dopo, io ne venivo a conoscenza, aveva eseguito il suo cavallo di battaglia.
Un messaggio di posta elettronica per comunicare con Karen che non sentivo da alcuni giorni. Mi risponde immediatamente, nientemeno che dal camerino della Academy of Music storicamente destinato alla Prima Donna, in quel caso riservato a lei per il lavoro che stava conducendo: inutile dire che entrambe siamo rimaste folgorate sulle rispettive sedie, davanti ai nostri reciproci messaggi .
Ripresami dallo stupore aggiunsi le notizie riguardanti la presenza di Marietta Piccolomini a Philadelphia alle tante che avevo raccolto nel giro degli anni, alcune veramente regalate dal caso, da quando , per caso, avevo sentito per la prima volta il suo nome e avevo cominciato ad occuparmi di lei.
Fu agli inizi del 2000 quando, a Siena, vidi un manifesto che annunciava un concerto dell’Unione Corale Senese in onore di Marietta Piccolomini. Nonostante io sia senese non sapevo che nell’illustre famiglia ci fosse stata una Marietta cantante, lo evincevo da quel manifesto. Solo diverso tempo dopo ebbi modo di collegarlo alle onoranze riservatele nella sua città in occasione del centenario della morte. Accadde dopo che, nel 2003, a Città della Pieve, ero incappata per la seconda volta nel suo nome. Mi trovavo in Palazzo Fargna e con il Dott. Bittarello stavo pianificando il corso di Storia della Canzone Italiana che tenevo per la Libera Università. Fu lui a passarmi l’informazione che nell’800 una grande cantante senese aveva soggiornato spesso a Città della Pieve nei possedimenti del marito, un nobile di origini romane,il Marchese Francesco Caetani della Fargna sposato nel 1860, nel cui palazzo la nostra conversazione si stava svolgendo. Mi venne da pensare che in fondo anch’io, senese, ero capitata alla Pieve a causa di mio marito e della casa dei suoi antenati che, a pochi metri da palazzo Fargna, ci ospitava sempre più spesso. Mi sentii in dovere di saper di più su questa mia doppiamente concittadina.
Mi furono procurati un articolo di Gaetano Fiacconi e una scheda relativa a Marietta Piccolomini presente nel libro di Don Fiorenzo Canuti “Nella patria del Perugino”, che costituirono il mio punto di partenza. Da una prima ricerca bibliografica su internet venne fuori un’unica opera completa, una biografia praticamente introvabile in quanto pubblicata nel 1900, l’anno successivo alla morte di Marietta e scritta da un parente, Pietro Piccolomini. Raccontare come non molto tempo dopo , a Siena, io sia riuscita a venire in possesso di alcune copie dell’opera, ripubblicata in copia anastatica nel 2000,senza averle cercate, ha del fiabesco. Il libro di per sé non aggiungeva nulla a quanto già conoscevo . Si tratta di una biografia di 21 pagine con una appendice di tre lettere di Marietta alla nonna e una serie di articoli di giornale relativi a concerti da lei tenuti. Le lettere non sono datate e in alcuni casi, come lo stesso curatore avverte, non lo sono neppure gli articoli, ritagliati da giornali e messi a sua disposizione quasi mezzo secolo dopo. Dai contenuti delle lettere si evince che sono state scritte agli inizi della carriera, nel ’52 e ’53. Anche gli articoli si riferiscono ai successi italiani e quindi per un periodo che va fino alla metà del 1856 quando, stipulato un contratto con l’impresario Benjamin Lumley ,il patron dell’ Her Majesty Theatre di Londra, la sua carriera si svolse soprattutto, con incredibili successi, fuori d’Italia.
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sabato 24 novembre 2007

MARIETTA PICCOLOMINI: una gentildonna prestata alla lirica di Angela Cingottini Part2

MARIETTA PICCOLOMINI,
una gentildonna prestata alla lirica.

di Angela Cingottini
pubbl. in Il Chiasso Largo, n. 3, ottobre 2007 , Pascal editrice, Siena.



Seconda parte




Traviata.
Anche se Marietta Piccolomini ebbe un repertorio vastissimo che va da Donizetti, a Paisiello, Balfe, Mozart e tantissimo Verdi, l’opera per cui è passata alla storia della musica come interprete leggendaria è la Traviata. La interpretò per la prima volta il 9 ottobre 1855 al teatro Carignano di Torino e le repliche proseguirono fino alla trionfale, ultima serata del 2 dicembre. In quest’ultima occasione la sua notorietà supererà le Alpi e la Manica. Le dedicano articoli lusinghieri, fra gli altri, La France Musicale e The Observer, anticipando i trionfi che le verranno tributati per la prima esecuzione di quest'opera fuori d'Italia, appunto a Londra. Sappiamo che la prima assoluta dell’opera, nel ’53 alla Fenice di Venezia, non aveva riportato grande successo. Verdi giudicava inadatti gli interpreti imposti dall’impresario e in una lettera cita la Piccolomini come una delle tre uniche artiste adatte a interpretare la protagonista. (4). Sappiamo come poi l’opera venne riproposta un anno dopo con alcuni tagli e con altri interpreti e fu da allora un successo sempre maggiore. Ciononostante, a causa di queste vicissitudini, la fama di Verdi all’estero era in ribasso. La prima londinese all’Her Majesty’s Theatre il 24 maggio del 1856, fu soprattutto uno strepitoso successo di Marietta, ma servì anche, gradualmente, a restituire a Verdi le sue giuste credenziali . Furono, probabilmente, proprio i successi londinesi a confermare ulteriormente Verdi nella stima per l'artista, con la quale, tra il maggio e l'agosto , intraprese una corrispondenza proponendole il personaggio di Cordelia nel Re Lear , opera che intendeva realizzare per la stagione 1857-'58 a Napoli. Il progetto non fu mai portato a termine, ma il quel periodo Verdi ebbe modo di esternare di nuovo, senza mezzi termini, la sua ammirazione per la cantante. (5)

Tra il 1856 e il 1860 Marietta Piccolomini è un’attrazione quasi stabile nei teatri londinesi e inglesi in genere.
Proprio ai successi inglesi si riferisce un biglietto manoscritto anonimo, privo di datazione e luogo presente fra i documenti dell'archivio di Stato di Siena dove si legge,fra l'altro '...La Sua Piccolomini, leggiadra nella figlia del Reggimento,sublime nella Traviata, fu divina nella Lucia In quest'opera ella avanzò ogni aspettazione anzi fece quanto non s'attendevano parecchi mostrandosi squisita cantatrice. Io non ho mai veduta né udita una simile Lucia. La Piccolomini è un genio e basta'.. (6)
Per la prima francese della Traviata, al Théatre Impériale Italien, Marietta Piccolomini è a Parigi il 13 dicembre del 1856 e già il 14 La France Musicale dedica all’opera, all’autore e agli esecutori un articolo minuzioso di sei colonne. La cantante viene paragonata a un essere magico che esercita sul pubblico un’influenza magnetica e la definisce '....una di quelle rare individualità che hanno il privilegio di risvegliare le emozioni delle masse senza che si possa dire da dove traggano la loro arte e il segreto del loro fascino.(...) canta diversamente dalle altre, e così bene che vi incatena alla sua voce.'

Nel settembre del 1858 Marietta Piccolomini viene scritturata per una tournée negli Stati Uniti dall'impresario Bernard Ullmann, il quale la pone al centro di un battage pubblicitario che ne enfatizza i successi londinesi e presenta 'La Traviata' come opera scritta dal compositore per lei, riuscendo a creare un'interesse tale da risollevare le sorti economiche della Academy of Music di New York, all'epoca il più grande teatro del mondo, costruito nel '54 con accorgimenti avveniristici, ma con costi di mantenimento talmente alti da non poter essere sostenuti con gli introiti derivanti dalle vendite dei biglietti, necessariamente costosissimi anch'essi..
Dopo un mese di esibizioni anche alla Academy of Music di Philadelphia, dove nel gennaio-febbraio del '59 interpreta oltre a Verdi anche Donizetti, Paisiello e Mozart, Marietta si sposta in altre grandi città degli Stati Uniti, per tornare poi a Londra..
La troviamo di nuovo in Italia a Firenze, il 4 dicembre, dove canta al teatro Pagliano per una sottoscrizione promossa per i volontari di Garibaldi . Per l'occasione canta Bianca Croce dei Savoia, su testo di Giosuè Carducci e musica del M.o Romani. L'entusiasmo è tale che la cantante deve concedere 3 bis.(7) Nell'aprile del '60 è di nuovo a Londra all'Her Majesty.

La Marchesa Caetani della Fargna
Il matrimonio con il Marchese Francesco Caetani della Fargna avvenne il 25 maggio 1860 e da quel momento la storia di Marietta Piccolomini fu un fatto eminentemente privato. Non mancarono sue esibizioni in pubblico, anche se quasi tutte legate a scopi filantropici, come quella che la vide cantare di nuovo Bianca Croce dei Savoia alla prima esposizione nazionale a Firenze nel '61 o quando cantò nel teatro Accademia degli Avvaloranti a Città della Pieve, nel 1869, impegnata insieme a cantanti locali nell'ultimo atto del Trovatore.(8)
Aveva il suo domicilio stabile a Firenze, presso il Poggio Imperiale, ma dovette nutrire e trasmettere ai suoi figli una particolare predilezione per Città della Pieve, dove abitava nell'imponente palazzo settecentesco,oggi sede del
Comune, proprio a fianco del teatro . Dopo la morte dei genitori le figlie Teresa , Concetta e Rita vi si stabilirono, continuando l'opera di filantropia e beneficenza che era stata propria della loro madre e contribuendo a diffondere quell'aura di 'pietas'' di cui la marchesa della Fargna si era circondata e che è messa in gran in risalto da Pietro Piccolomini, lo studioso che redasse un'opera a carattere biografico-encomiastico nel 1900, un anno dopo la morte di Marietta. (9). La morte del figlio Carlo, poco più che ventenne, avvenuta nel 1893, contribuì certamente al volontario allontanamento sociale cui accennava il redattore dell'articolo del Giorno sopra ricordato..
Sicuramente seppe trasfondere nella sua vita privata e civile l'impegno e la passione che l'avevano caratterizzata sulla scena, se Giuseppe Mazzini, nella lettera del 29 maggio 1865 a lei indirizzata, scrive:
' Signora,
...Vorrei invece di scrivere, potere stringervi la mano.
Io non vi dico 'amate la Patria' perché so che l'amate. Ma vi dico: giovatevi dell'influenza che dovete esercitare perché altri l'ami. Rimproverate acerbamente gli Italiani che vi sono, o vi saranno vicini, perché tollerano la presenza dello straniero in casa nostra, perché accettano -indifferenti o pensando ad altro-la vergogna di potere conquistare la Terra che Dio assegnò ad essi e di non farlo: La rampogna scende efficace da una donna e da una donna come Voi siete.. Spronateli, se non alla fede del Dovere,all'orgoglio italiano. Un popolo di 22 milioni che ciarla di libertà e non si occupa delle baionette austriache che tengono il Veneto ....è un popolo disonesto.
Addio, Signora, abbiatemi ammiratore e fratello.'

Fu, sicuramente, Marietta Piccolomini una personalità di grande rilievo in ogni momento della sua vita, capace di saper imporre agli altri o a se stessa scelte controcorrente o, comunque, coraggiose: voler essere una cantante professionista in un tempo in cui la cosa era di discredito per una donna, tanto più per una nobildonna per la quale sarebbe stato comunque impensabile esercitare una qualsiasi professione. Avere il coraggio di rientrare nei ruoli in un momento in cui, all'apice del successo, sicuramente non fu facile per lei. Manifestare direttamente una opinione politica, cosa che la colloca in una posizione di tutto rispetto , a fianco delle maggiori individualità del nostro risorgimento.

Marietta morì a Firenze, nella sua villa di Poggio Imperiale, l'11 dicembre 1899 a causa di una polmonite. E' sepolta al Cimitero delle Porte Sante, presso S. Miniato a Monte, nella cappella di famiglia affrescata da Gualtiero de' Bacci Venuti, pittore che molto della sua fortuna dovette alla vicinanza che per tutta la vita ebbe con i marchesi Caetani della Fargna..



NOTE
(1)- Canuti F., Nella patria del Perugino , Città di Castello ,1926, pp. 283-286.
(2)-Tutte le lettere della famiglia Piccolomini Clementini citate, inedite, si trovano all'Archivio di Stato di Siena ,Fondo Piccolomini Clementini, buste 72 e 75
(3)-La lettera è riportata in L'Unione Corale Senese a Marietta Piccolomini ,Siena, 1999, p.p 57-58
(4)-Nella lettera del 30 gennaio 1853 al presidente del teatro La Fenice Verdi scrive 'So che è difficile assai trovare artista che possa appagare le esigenze del Teatro.....Le sole donne che a me sembrerebbero convenienti sono.:1° la Penco,che canta a Roma; 2° la sig.a Boccabadati, che canta il Rigoletto a Bologna, ed infine la sig.a Piccolomini che ora canta a Pisa.'
(5)- Nella lettera del 23 agosto 1856 a De Sanctis Verdi scrive 'Io ho proposto la Piccolomini perché i suoi successi nella Traviata a Torino ed altri paesi ed ora a Londra sono così grandi e sinceri, che certamente non si potrebbe trovare né miglior Traviata né forse miglior Cordelia.. La voce è piccola ma il talento è grande.'
(6) – Inedito. Archivio di Stato di Siena, Fondo Piccolomini Clementini, busta 106.
(7)- L'episodio è ricordato dallo stesso Carducci nell'introduzione agli Juvenilia del 1880
(8)--L'episodio è ricordato da Gino Monaldi in Cantanti celebri del XIX secolo, p.131.
(9) -Piccolomini P., Marietta Piccolomini, Marchesa Caetani della Fargna, cenni biografici. .Siena, 1900
Angela Cingottini vive a Siena, dove è docente di lingua italiana presso l'Università per Stranieri. (www.unistrasi.it ) Germanista di formazione, ha tradotto e pubblicato testi a carattere storico-artistico e poetico dal tedesco e dall'inglese. Si occupa di glottodidattica e ha condotto sperimentazioni e ricerche all'interno dell'università sull'utilizzazione del canto e del teatro nell'apprendimento dell'italiano lingua straniera e collaborando con l'International Opera Theatre of Philadelphia (www.internationaloperatheter.com)Collabora alla videorivista Tendenze Italiane, per la quale ha curato numerosi servizi di carattere antropologico- musicale. Ha pubblicato articoli in vari settori -cinema, musica, glottodidattica-ed è formatore in master e corsi di aggiornamento in Italia e all'estero. Ha tenuto conferenze e cicli di lezioni sulla storia della canzone italiana presso l'Università per stranieri di Siena, la Libera Università di Città della Pieve e presso istituzioni universitarie in Europa e negli Stati Uniti. Nel 2004 il Circolo dei Lenti di Siena ha curato una sua personale di pittura, 'Immagini', ripetuta nel 2005 nella rassegna 'Arte e Scuola ' dalla Biblioteca Comunale di Monteriggioni. Collabora come voce recitante a eventi poetico-letterari e concerti, ultimo quello organizzato il 26 ottobre 2007 dall'associazione Music Ensemble nel palazzo comunale di Siena, con la soprano Silvana Bartolotta,il pianista Leonardo Angelini e il violinista Franco Barbucci.(www.musicensemble.it )

venerdì 23 novembre 2007

MARIETTA PICCOLOMINI: una gentildonna prestata alla lirica di Angela Cingottini Part1

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo saggio a opera di Angela Cingottini sulla cantante lirica Marietta Piccolomini.




MARIETTA PICCOLOMINI, una gentildonna prestata alla lirica.

di Angela Cingottini
pubbl. in Il Chiasso Largo, n. 3, ottobre 2007 , Pascal editrice, Siena.


Parte Prima



Sfogliando il libro Nella patria del Perugino, che nel 1926 lo storico Mons. Fiorenzo Canuti dedicò a Città della Pieve , abbiamo la sorpresa di trovare, nella sezione Uomini illustri nelle arti belle, una scheda dedicata a Marietta Piccolomini.(1) Viene da chiedersi chi sia e che cosa ci faccia lì, tra le figure di rilievo che nei secoli si sono avvicendate nel territorio della cittadina umbra ,questa gentildonna evidentemente senese e di antica nobiltà., ma oggi sconosciuta ai più .La risposta viene, in parte, dal suo nome completo : Maria Teresa Violante Piccolomini Clementini, Marchesa Caetani della Fargna , titolo da lei acquisito per aver sposato appunto Francesco Caetani della Fargna, membro della famiglia nobile presente in Città della Pieve fin dal 16 ° secolo.
Anche se il suo cognome di nascita la riconduce all’antica famiglia senese dei Piccolomini , tutto questo non è sufficiente, però, a identificare realmente la persona universalmente più conosciuta come Marietta Piccolomini. Un aiuto ci viene da un articolo pubblicato in morte da il Giorno , in cui si legge:
‘,,,Da trent’anni abitava in Firenze, ma sono già più di dieci anni che mi fu dato vederla. Il suo ricordo m’è sempre in cuore come quello della più gentile signora, della più perfetta gentildonna che immaginare si possa . E in pari tempo la ricordo quale la più fulgida stella che sia mai apparsa nel cielo dell’arte italiana.’
E poco sopra :
‘…Mai parlava dei suoi trionfi passati, e ricordo come la padrona della casa ove ebbi il piacere ed il sommo onore di conoscerla, mi raccomandò ripetutamente: - Non le parli mai dei suoi trionfi, della sua gloria: le farebbe dispiacere e andrebbe via più presto- Sarebbe difficile spiegare da quale sentimento essa fosse dominata, signoreggiata. Forse l’altissimo sentimento religioso dal quale era penetrata la faceva rifuggire da tutto quel che le ricordava il teatro. Forse, sposa e madre mirabilissima, voleva tutte le sue forze consacrare unicamente alla famiglia. Comunque si sia, Marietta Piccolomini spariva o si nascondeva per quanto le fosse possibile, dietro la marchesa Caetani della Fargna. Ma era stata troppo luminosa la traccia da Lei lasciata nel cielo dell’arte, ed ovunque ella appariva , in onta alla modestia sua ed ai modi squisitamente semplici, si levava un mormorio d’ammirazione trattenuto a mala pena dal rispetto e dalla conoscenza del suo desiderio di non contare fra le cultrici dell’arte.

Dobbiamo ripercorrere i giornali di metà ottocento per renderci conto di come l'articolo non fosse un puro encomio dovuto in morte a una gentildonna e di quanto calzante sia l’immagine che ci propone la parabola artistica di Marietta Piccolomini come una meteora che, all’improvviso, splende di luce intensissima per un breve tratto, per poi scomparire. Ed è proprio ripercorrendo i momenti della sua vita artistica e privata che possiamo renderci conto di quanto particolarissima sia stata la posizione di questa cantante della quale cercheremo di ricostruire , per quanto possibile , un profilo di donna e di artista .

Piccolomini Marietta nasce a Siena. E’ il 5 marzo 1834 e la famiglia Piccolomini Clementini è tra le più antiche della nobiltà senese. E’ la maggiore di tre figli. La casa del conte Carlo, il padre di Marietta, deve essere un ambiente sereno, in cui, nonostante sia metà ottocento, c’è dialogo. Ne sono testimonianza le molte lettere, conservate all'Archivio di Stato di Siena, scambiate tra i vari membri della famiglia.(2) Deve essere, quella del conte Carlo, anche una famiglia piuttosto liberale per permettere a Marietta, in età molto giovane, di intraprendere la carriera di cantante. Vero è che molti articoli dell’epoca, nel riferire del caso straordinario di questa giovane nobildonna che affronta con successo le scene dell’opera, non tralasciano di accennare come ella abbia dovuto lottare non poco per convincere i genitori ad assecondare questa sua inclinazione, ma rimane il fatto che Marietta Piccolomini, a un mese dal compiere 18 anni, nel febbraio del 1852, debutta alla Pergola di Firenze con Lucrezia Borgia di Donizetti. E il fatto di intraprendere la carriera di cantante non è una improvvisazione, ma la risultante di una educazione accurata che Marietta ha ricevuto e che ha tenuto conto delle sue disposizioni naturali fin dalla primissima infanzia, anche se solo nel 1851, convinti dal successo ottenuto cantando per scopi filantropici in una accademia cittadina, il conte Carlo e la contessa Teresa decidono di farla passare a studi più perfezionati con il maestro Romani, tra i migliori dell’epoca, a Firenze.
Inizia così un periodo che condurrà non solo Marietta, ma tutta la famiglia del conte Carlo in giro per l’Italia, l’Europa e perfino gli Stati Uniti, in una continua tournée durata circa otto anni. L’unico a rimanere a Siena è il giovane fratello Innocenzo -nelle lettere Cencio o Cencino- che deve completare la sua educazione al Collegio Tolomei, dove lo raggiungono le frequenti ed affettuose lettere della madre, delle sorelle e del padre. Sono lettere vivaci, piene di informazioni e raccomandazioni, appuntamenti per le festività, notizie da dare ai parenti e saluti, che non mancano mai, per il Padre Rettore e gli altri padri che si occupano della sua educazione. Le notizie relative alla carriera di Marietta e ai suoi concerti sono informazioni tra le altre e non sembrano polarizzare l’attenzione della famiglia. Sembra quasi che per i familiari la carriera e i successi di Marietta siano un gioco abituale, cui non dar troppo peso e da non prendere troppo sul serio. Talvolta tralasciano perfino di parlarne.
Di opinione assolutamente diversa sono i giornali e il pubblico, che ne riconoscono e ne acclamano da subito le grandi doti. Il suo precoce esordio alla Pergola di Firenze, avvenuto pochissimo tempo dopo aver iniziato gli studi con il Romani, è considerato un evento che verrà in seguito ricordato in tutti gli articoli a carattere biografico scritti su di lei. Dappertutto si evidenzia la professionalità e la bravura con cui la giovane cantante affronta un ruolo di protagonista così drammatico, ruolo che sembrerebbe contrastare con la sua giovane età.
Nell’autunno dello stesso 1852 la troviamo a Roma al teatro Argentina e il pubblico romano mostra grande apprezzamento per lei. I giornali ne enfatizzano le doti sceniche e le capacità interpretative evidentemente uniche, tali da essere unanimemente ricordate in tutti gli articoli su di lei in Italia e all’estero. Di quel primo soggiorno romano troviamo testimonianza anche in una lettera della contessa Teresa a sua madre Violante, ma l’attività della figlia è affrontata con grande nonchalance: La contessa non si dilunga sulla carriera di Marietta e, pur non potendo fare a meno di riferire alla madre che tutti, cantanti e orchestra, l’hanno applaudita alla prima prova, preferisce dare notizie sul soggiorno romano della famiglia, sulle frequentazioni, mandare saluti a tutti e, naturalmente, ‘un bacio a Cencino’ Sembra quasi che si voglia glissare su questa figlia che calca le scene o che, comunque, non le si voglia far montare la testa, avendo già chiaro che questa dovrà rimanere solo una parentesi della sua vita. E in effetti, se si pensa al basso livello di considerazione sociale in cui, ancora per tutto l’ottocento e oltre erano tenuti gli attori in genere e , in particolare, le donne di teatro, viene da chiedersi veramente come sia stato possibile che una famiglia di tanto antica nobiltà abbia potuto acconsentire a tale scelta della figlia. Probabilmente la verità più semplice è quella più evidente : Marietta era dotata e ben preparata, il canto lirico era l’espressione artistica e la forma di intrattenimento che maggiormente polarizzava l’attenzione della buona società dell’ ‘800 e i conti Piccolomini hanno finito per non trovare poi né così disdicevole, né disonorante che la figliola si dedicasse, per un periodo della sua vita, all'attività di cantante. Specialmente se costantemente accompagnata dalla famiglia . E’ soprattutto questo, infatti, l’aspetto più singolare di tutta la vicenda : un' intera famiglia in viaggio che per otto anni accompagna la figlia nei teatri delle massime città del mondo. D’altra parte tutto questo aveva un senso: salvaguardarne la reputazione e aiutarla ad amministrare le sue finanze. Contemporaneamente questo costituisce per i conti Piccolomini l’input a partecipare attivamente alla vita di società dei massimi centri artistico- culturali del momento. Una vivace lettera scritta da Giuseppina Verdi a Marietta a Londra (3) ci immette proprio in questo gioco di società, ricordando come, proprio lei stessa, abbia fatto conoscere alla contessa Madre il caviale di Chevet al Palais Royal. Ma Giuseppina Verdi, in quella medesima lettera, fa anche un’ affermazione di tutto rilievo nei confronti della stessa Marietta scrivendole ‘…Voi siete dello scarso numero d’ Artiste, che malgrado il contatto delle scene, e la vertigine dei trionfi, hanno conservato il cervello ed il cuore..' affermazione che, rovesciata, ci dà la misura della situazione : solo poche artiste di teatro riescono a mantenere equilibrio tra mente vigile e sentimenti, senza che nessuna delle due facoltà ne risulti depauperata.: Marietta è una delle poche. D’altro canto è logico che sia così. L’educazione ricevuta, derivante dal suo stato sociale, la pone in condizione di vantaggio nei confronti di altre cantanti che, pur tecnicamente preparate e altrettanto o, forse più di lei naturalmente dotate, difficilmente possono aver raggiunto il suo livello culturale, che è sicuramente la risultante di una educazione accurata, ma è dato anche dagli apporti forniti dalla quotidianità, vissuta fin dalla primissima infanzia, in seno ad una famiglia colta e facoltosa . E’ stata questa, probabilmente, la carta vincente di Marietta Piccolomini, quella che le ha fatto conquistare pubblico e critica come interprete assolutamente personale e per la quale la stampa dell’epoca ha frequentemente speso l’aggettivo ‘intelligente’. E’ stata, sicuramente, l’abitudine connaturata alla lettura profonda dei testi, alla loro capillare comprensione, che le ha facilitato interpretazioni così veritiere e ben riuscite da procurarle unanimemente paragoni con la grande attrice drammatica Adelaide Ristori .