giovedì 6 novembre 2014

Recensione di Guitar di Cinzia Milani, Amadeus Paragon 2013


Terza prova discografica per Cinzia Milani, già allieva di Mauro Storti e qui alle prese con un repertorio a metà strada tra il neo classico e il contemporaneo. Rispetto ad altri suoi colleghi la Milani sembra aver scelto una strada sì legata alla contemporaneità ma  contemporaneamente (scusate il gioco di parole) aperta anche alla tradizionale melodicità insita nello strumento classico. Il libretto che accompagna il cd parla infatti di “un viaggio dal Novencento a oggi, iniziato da Castenuovo-Tedesco .. continuando con Domeniconi e le sonorità dell’incontro tra occidente e oriente date anche dall’accordatura particolare dello strumento, passando per Prandi e Margola .. per arrivare alla contemporaneità mediterranea di Betta e all’incontro tra chitarra e elettronica con Cacciola”, tutto assolutamente vero.
La sensazione è quella di un viaggio con e attraverso la musica, eseguito e gestito in maniera tale da creare un senso ideale di movimento e di delicato equilibrio tra le musiche registrate dal cd.  Confesso di aver maggiormente apprezzato i lavori di Prandi, Margola, Betta e Caciolla, nulla di personale contro Castelnuovo-Tedesco e Domeniconi, ci mancherebbe, semplicemente di questi brani, tra l'altro ben eseguiti da Cinzia Milani, avevo già avuto modo di ascoltare altre interpretazioni (segnalo che Milani ha scelto di eseguire il Capriccio Diabolico senza tener conto degli interventi e delle modifiche operate da Segovia) e quindi la mia attenzione si è accentrata sui brani di "fresca" composizione.

Davvero un bel lavoro, come potete leggere nell'intervista, Cinzia Milani sembra aver davvero imboccato un percorso creativo davvero interessante.

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