giovedì 3 settembre 2015

Recensione di Django Reinhardt In Solitaire Complete Recordings For Solo Guitar, Definitive Records, 2005


Quindici brani, solo quindici brani di solo chitarra nella discografia del grande Django Reinhardt. E' possibile? Django ha inciso moltissimo, soprattutto se si tiene conto che ha operato in un' epoca in cui il long playing non era ancora esistente e gran parte delle sue musiche venivano prima registrate su cera e poi trasferite nel formato 78 giri, con i pochi mezzi allora presenti. Solo la serie di 3 cofanetti "Integrale Saison" consta di un totale di ben 40 cd! Roba da far impallidire tanti musicisti contemporanei, in un momento in cui chiunque è in grado di trasformare una stanza di casa in un efficiente studio di registrazione. 
Eppure per chitarra sola Django ha inciso pochissimo, una manciata di brani per meno di un'ora, tratti dalle registrazioni effettuate tra il 1937 e il 1950. Queste registrazioni erano state effettuate spesso per soddisfare le esigenze dei produttori per rinforzare una registrazione troppo breve, o altre volte nel desiderio di catturare un particolare momento della creatività di Django, magari mentre si riscaldava preparandosi per le session. La cosa che mi colpisce ascoltando questi brani, è quanto essi fossero diversi dal jazz che egli abitualmente suonava: dal suo modo di suonare in solo emergono una molteplicità di influenze diverse, ma soprattutto le sue origini tzigane e il folklore zingaro presente in Spagna e in Francia all'epoca e, forse, qualche ispirazione arrivata da qualche composizione per chitarra classica, ascoltata chissà dove. Impossibile saperlo. Di certo abbiamo che Django, in queste improvvisazioni, non sembra limitarsi in alcun modo, rallentando e accelerando a suo piacere, liberò com'è dalla presenza di una sezione ritmica. Le durate sono piuttosto limitate e confinate nelle dimensioni del 78 giri, con le eccezioni di Nuages e Belleville, di circa 7 minuti ciascuna, registrate nel 1950 e che dovevano essere utilizzate per la realizzazione di un film dedicato a Django (era consuetudine dell'epoca registrare prima la colonna sonora e poi filmare gli artisti che suonavano in playback sulle loro stesse registrazioni), in esse Django si lascia di più andare, quasi divertendosi a giocare e a reinventare i suoi stessi brani. Il resto, con l'eccezione di Perfum e Echoes of Spain, sono tutti brani intitolati "Improvisation". Niente nomi, delle semplici strutture articolate, a volte ripetute ma sempre con costanti e nuove interazioni e variazioni che li rendono sempre interessanti. Si potrebbe pensare che Django tenesse una sorta di diario di queste improvvisazioni, essendo esse stesse così numerate, ma non credo sia così. Django non sapeva leggere la musica e aveva imparato i rudimenti della scrittura e della lettura solo in età avanzata grazie a Stephane Grappelli, che lo aveva aiutato, e lasciando pochissimi documenti scritti. Ascoltando bene, però, ci si rende conto di come essere formino una sorta di vocabolario e di grammatica base del suo modo di suonare, di giocare con la chitarra, di improvvisare, di creare e ricreare i suoi brani musicali. Le note che accompagnano il cd ci spiegano che Django non era molto incline alla registrazioni in solo, e forse aveva ragione: ascoltandolo mi sembra quasi di spiarlo di nascosto, di guardare da sopra la sua spalla cercando di carpire i suoi segreti e questo mi lascia un po' perplesso. Ma la sua musica è così bella che non se ne può far a meno.



1. Improvisation No.1 
2. Perfum 
3. Improvisation No. 2 [Master] 
4. Improvisation No. 2 [Alternate Take] 
5. Echoes of Spain 
6. Naguine 
7. Improvisation No.3, Pt. 1 
8. Improvisation No.3, Pt. 2 
9. Improvisation No.6
10. Improvisation No. 7 (Aka No. 2)
11. Improvisation 47 (Improvisation No.5) 
12. Improvisation No.4 
13. Belleville
14. Nuages 
15. Two Improvised Guitar Choruses [*]
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