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sabato 28 novembre 2015

MASTER-CLASS col chitarrista LUCIO MATARAZZO / Bari, 5-6-7 Dic. 2015

CONCERTO E MASTER - CLASS(corsi di perfezionamento chitarristico)
col chitarrista 

LUCIO MATARAZZO

Bari,  5 - 6 - 7  Dicembre  2015
 
   
 
 
--- Per la prima volta assoluta a Bari! ---

Master-Class
 :  6 - 7  Dicembre
 2015 
Corso di perfezionamento chitarristico
per solisti, ensemble, formazioni da camera,
effettivi e/o uditori

 

Per Informazioni :Associazione Culturale e Musicale De Falla - Bari
Tel: 347.60.52.769  ;  Fax: 080.099.99.10


Concerto
 : Sabato 5 Dicembre
 2015  ore 20.30 
Presso Nicolaus Hotel & Events - BARI
Orchestra di Chitarre De Falla , direttore Pasquale Scarola
solista Lucio Matarazzo
in " SPAGNA E SUD AMERICA"

sabato 31 gennaio 2015

Masterclass con il M° Lucio Matarazzo

MASTER - CLASS(corsi di perfezionamento chitarristico)

col chitarrista 
LUCIO MATARAZZO
Bari,  14 - 15  Marzo  2015
 


Master Class :   14  e  15  Marzo  2015
Corso di perfezionamento chitarristico
per solisti, ensemble, formazioni da camera,
effettivi e/o uditori

Per Informazioni:
Associazione Culturale e Musicale De Falla - BariTel: 347.60.52.769  ;  Fax: 080.099.99.10




giovedì 27 giugno 2013

Masterclass di Lucio Matarazzo - Massa Lubrense (NA)



Dal 15 al 21 luglio a Massalubrense (NA) - bandiera blu 2013 - 6 Km da Sorrento, presso il Convento della Lobra (struttura ricettiva a pochi metri dal meraviglioso mare della costiera) si svolgerà l'edizione 2013 di "Masterclass e concerti alla Marina della Lobra", una full immersion di musica, studio, vacanze e concerti.

I corsi, con i relativi maestri, saranno i seguenti:
Chitarra, Lucio Matarazzo; Fisarmonica, Francesco Gesualdi; Musica da Camera (per tutte le tipologie di strumentisti o cantanti), Pierfrancesco Borrelli e Massimo Testa.
Per chi desidera alloggiare presso il Convento della Lobra (sede del corso visionabile su FB) il costo in convenzione per gli allievi comprensivo di pensione completa (colazione, pranzo e cena) in stanza 2 o 3 letti con bagno per 7 giorni/6 notti dal lunedì alla domenica è di € 240. Massalubrense offre inoltre numerose possibilità di alloggio e soggiorno visionabili facilmente sul web a partire dall'albergo più vicino alla sede del corso (10 metri) che è l'Hotel Piccolo Paradiso.

I costi dei singoli corsi saranno i seguenti: Chitarra € 120, Fisarmonica € 120, Musica da Camera € 100; Sono ammessi un numero limitato di uditori al costo di € 40. Gli allievi dei corsi di Fisarmonica e Chitarra, limitatamente ai posti e alle formazioni disponibili, potranno frequentare gratuitamente il corso di Musica da Camera. Sono previste inoltre € 40 per spese di segreteria, iscrizione e tassa di soggiorno.
Il numero max di iscritti previsto per corso è di 10 allievi effettivi.
Le lezioni cominceranno lunedì 15 pomeriggio e si concluderanno domenica 21 mattina, con la possibilità di effettuare concerti nelle sere dal martedì 16 al sabato 20.
Saranno rilasciati attestati sia per il corso effettuato che per i concerti svolti.

Per quanto riguarda il 
corso di Chitarra tenuto dal Maestro Lucio Matarazzo, esso sarà strutturato in più sezioni che saranno sviluppate lungo tutta la settimana:
1) Elementi di tecnica avanzata, attraverso l'analisi delle principali opere didattiche dell'800, del '900 e contemporanee.
2) Studio del repertorio (con lezioni singole)
3) Preparazione e finalizzazione dello studio per concorsi internazionali di interpretazione
4) Musica di insieme per chitarre (dal duo al quartetto)
5) Orchestra di chitarre: durante il corso sarà costituito il nucleo formativo della nascente "Orchestra di chitarre D.Cimarosa"

Per qualsiasi contatto telefonare ai  numeri 328 7188080 o 377 1477322.

venerdì 14 dicembre 2012

Intervista a Lucio Matarazzo, quinta parte

Ci parli del tuo endorsement per la D’Addario, la nota marca di corde per chitarra, e non solo, americana?

Tutto è avvenuto con estrema semplicità. A Koblenz, in Germania, ho incontrato Thomas Offerman, un bravissimo chitarrista che ha abbandonato l’attività concertistica e che ora si occupa della distribuzione europea della D’Addario. Conoscendomi di nome e sapendo quello che era il mio curriculum, mi ha proposto di fare l’endorser per la nota marca di corde, assicurandomi una ampia fornitura di corde all’anno.



Dopo circa due anni mi ha chiesto di fare una video-intervista da pubblicare sul sito ufficiale, ma purtroppo ci siamo sempre incrociati di sfuggita (aereoporti, concerti...), così come l’ultima volta che ci siamo incontrati - se non erro al “Cremona MondoMusica”. Tornato a casa e visto che era da poco uscito un nuovo accordatore prodotto dalla Planet Waves, del gruppo D’Addario, ho fatto un piccolo video di per pubblicizzare il Mini HeadstockTuner, tra l’altro ottimo, lo uso sempre...

Come vedi la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario? Hai aperto anche tu come me una netlabel, qual è il bilancio?

Io credo che oramai il grosso delle attività discografiche abbia preso una direzione da cui non si tornerà indietro.
Spesso faccio un esempio tratto dalla mia vita privata: ho due figlie, una di 21 e l’altra di 17 anni. La prima, che mi prendeva in giro quando ancora ascoltavo gli LP (cosa sono queste “pizze” nere?), masterizzava le sue playlist sui CD. La seconda ha il suo bell’iPod e credo non abbia masterizzato più di due o 3 CD in vita sua....
A distanza di pochissimi anni c’è stata una vera e propria rivoluzione.
Oggi ha senso pubblicare un CD solo per poterne avere un ricavo vendendone ai concerti. La tanto sbandierata “distribuzione internazionale” nei negozi è defunta già da tempo e la maggior parte di coloro che ostentano vendite di migliaia di CD, dicono solo falsità ben sapendo - a proposito di marketing - che è difficile smentirli.

D’altro canto le numerose piattaforme con cui si possono vendere gli album, oramai consentono a tutti, con costi quasi inesistenti, di veicolare le proprie registrazioni ed interpretazioni e di farsi conoscere.
Con la diffusione della musica liquida, dovuta all’abbassamento dei prezzi di vendita, anche le case discografiche hanno capito che questo era un canale molto redditizio per poter distribuire i loro prodotti.
Per quanto riguarda la mia WebLabel, è ancora un po’ presto per poter fare un bilancio, anche tenendo ben presente che è un mercato di nicchia, ma in cui sono già presenti centinaia di migliaia di album.

Cerco di dare anche io come te una certa priorità alla musica contemporanea con album - oltre alla ristampa on-line del bellissimo CD “Blu” di Arturo a cui tu facevi riferimento - che contengono prime esecuzioni, come quello del giovane virtuoso A.Mesirca, i due dedicati alle musiche di A.Franco, ad opera di M.Rivelli ed E.Brignolo, o il bellissimo “Dedication” che racchiude un po’ l’opera che Piero Bonaguri sta portando avanti, facendo avvicinare alla chitarra autori contemporanei di diversissima estrazione...



Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli ti senti di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Bella domanda! Purtroppo è difficile rispondere perché le variabili in gioco sono tantissime.
Quello che mi sentirei di dire è di curare bene la propria preparazione, soprattutto musicale, e leggere moltissima musica, anche non legata al proprio strumento. Ho visto tanti ottimi strumentisti arrancare nella propria attività, ma non conosco musicisti con una preparazione profonda e di spessore che non abbiamo saputo poi trovare una propria strada che, naturalmente, non deve essere per forza quella del concertismo e men che meno del solismo. Io stesso ho avuto e ho poche parentesi solistiche, ho suonato in duo per 22 anni, da quasi 17 in quartetto, ed ora di nuovo in duo, facendo anche tantissima musica da camera nelle formazioni più disparate, dal semplice duo col flauto agli ensemble con strumenti etnici....

Parallelamente però consiglierei di tenere gli occhi aperti su tutto quello che riguarda il vivere quotidiano: non finirò mai di ricordarmi quanto sia stato fortunato ad iniziare ad insegnare in conservatorio molto presto. Ma questo mi è servito non certo per adagiarmi con uno stipendio sicuro - come ho visto purtroppo fare a tanti miei colleghi anche di talento -, ma piuttosto per investire ed avere la serenità e l’indipendenza economica per poter continuare a studiare con calma e ad approfondire tutte le problematiche di questa difficilissima ma bellissima professione...

Consigliaci cinque dischi per te indispensabili, da avere sempre con te... i classici cinque dischi per l‘isola deserta... e quali sono invece i tuoi cinque spartiti indispensabili?

Se ti riferisci alla chitarra, beh, credo che quello con i Concerti di Castelnuovo-Tedesco e di Ponce suonati da Segovia e quello col Nocturnal di Britten e i Drei Tentos di H.Werner Henze suonati da Bream mi basterebbero, mentre per il resto sono un po’ conservatore... i Quartetti op.18 di Beethoven nell’interpretazione del Quartetto Italiano, i concerti di Brahms e di Bartók suonati da Pollini, ma è impossibile scegliere senza lasciare fuori tante interpretazioni importanti e affascinanti....

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando? Prevedi di ristampare qualche tuo disco .. magari con la tua netlabel…

Sto portando avanti molti progetti e in vari campi. Dal punto di vista concertistico ho da poco fondato un nuovo quartetto legato al mio Magazine, il dotGuitar Quartet, con i miei amici e colleghi G.Allocca e P.Viti e con un mio brillante alunno, M.Tamburrini, col quale ho già fatto numerosi concerti. Molti di questi hanno avuto come protagonista la cantante Marina Bruno, interprete raffinata della melodia colta e popolare napoletana - già protagonista principale nella “Gatta Cenerentola” di Roberto De Simone - con la quale dopo aver portato in giro un programma intitolato “SudAmerica”, stiamo preparando un altro progetto che si intitolerà “Mediterranea” con arrangiamenti di musiche che vanno dalle villanelle napoletane, al fado, alla musica nordafricana, balcanica e greca.







Da poco, dopo la prima esperienza col Concerto di Castelnuovo Tedesco per due chitarre e orchestra di due anni fa, ho iniziato a suonare stabilmente col virtuoso napoletano Aniello Desiderio dando vita al “Virtuoso Duo”. Con lui ho in programma un video, un CD e, per l’anno prossimo, un tour mondiale.




Per quanto riguarda l’attività editoriale, oltre agli sviluppi del Magazine, che l’anno prossimo vedrà ampliata la piattaforma con un corso di chitarra on-line ed una web-TV, ho da poco consegnato all’editore Ut Orpheus i primi 4 volumi della collana di studi e musiche dell‘800 che è da me diretta e che prevede in totale circa 40 volumi.
Sarà una formula molto innovativa su una triplice piattaforma, perché per ogni volume ci sarà la partitura - con una introduzione di Angelo Gilardino - pubblicata da Ut Orpheus, le note di analisi e i consigli per lo studio, pubblicati sulla piattaforma iBook sul sito Apple, e l’album con tutte le registrazioni nella mia etichetta DotGuitar/CD reperibili on-line su iTunes Music Store, Amazon etc.
Recentemente ho presentato questo progetto in anteprima al Convegno Internazionale di Chitarra di Alessandria, durante una conferenza che ho tenuto sul “fenomeno” dotGuitar.
Credo che sia la prima volta al mondo che viene presentato un progetto editoriale con una simile struttura!




Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J.P.Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società?

Credo che ognuno di noi possa rispondere in maniera diversa a domande simili; posso solo dirti perché ho deciso di essere musicista io. Innanzitutto perché mi piaceva molto esprimermi attraverso la musica, ma allo stesso tempo mi attirava molto anche questo senso di sfida al superamento delle difficoltà che lo strumento pone, una battaglia per una ricerca di perfezione che non si raggiunge mai e che anche quando sembra aversi “toccato”, sparisce rendendoti consapevole di quanto effimero sia il risultato.

Alle altre due domande è difficile dare risposta perché il mondo della musica è molto variegato e quindi anche quello dei musicisti.
So solo che - anche a costo di essere banalmente retorico - se ci fosse più musica e se ci fosse una partecipazione attiva alla musica colta da parte di più persone, vivremmo in una società di sicuro migliore.
Se solo si tenesse in considerazione il fatto che due dei mali peggiori dei nostri tempi, la droga e il razzismo, sono praticamente assenti da questo piccolo mondo - pensiamo ad esempio, per quanto riguarda il razzismo e i conflitti etnici, al miracolo della West Eastern Divan Orchestra organizzata e diretta da D.Barenboim - si capirebbe quanto è importante la cultura e la conoscenza della musica.
Ma oggi siamo tutti sotto una cappa dominata dalla finanza, dalle banche e dalle multinazionali, e si sta perdendo ogni contatto con ciò che l’uomo ha di più profondo: l’anima.
Ecco, in questa riscoperta dell’anima - e quindi anche della persona - la musica attiva potrebbe giocare un ruolo importantissimo. Purtroppo la ostacola una classe dirigente e politica ignorante e corrotta, da cui non ci si può aspettare molto....



giovedì 13 dicembre 2012

Intervista a Lucio Matarazzo, quarta parte


Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Credo tu abbia ragione ma io proverei a ribaltare la domanda partendo da un altro punto di vista. Cosa contraddistingue un interprete e quanto delle sue caratteristiche viene influenzato da ciò che suona?
Quando sento Pollini suonare Mozart, Chopin o Petruška, o Brahms sento un interprete dai connotati personalissimi eppure con mille sfaccettature diversissime.
Un grande interprete secondo me è colui che sa infondere nella musica che suona un gran tocco di originalità restituendoci la personalità del compositore filtrata attraverso il suo pensiero, in un equilibrio costante e preciso, che sappia inquadrare il repertorio suonato nella sua epoca e nel suo stile - senza dimenticare il rispetto per la forma-struttura -, ma che sappia anche donarci le emozioni di una ”invenzione” con una sua - magari folgorante - intuizione interpretativa.
Devo dire, senza falsa modestia, che una delle più belle considerazioni che sono state scritte sul mio modo di suonare, è quella espressa su Classical Guitar Magazine - in maniera semplicissima ma molto lucida - dal compianto Colin Cooper: He demonstrates that if you take a piece of well-tailored music and apply the ordinary rules of musical performance to it, as any pianist would do, the result is magic"
Queste considerazioni portano però a porci un’altra domanda: quanto di tutto questo è alla portata del pubblico e, nello specifico, del pubblico dei concerti di chitarra? (si, lo so non dovrei dirlo, ma è inutile nascondere che spesso il pubblico che segue la chitarra è un po’ “a parte”)
Spesso sento nomi “onnipresenti” in diversi ambiti - mi riferisco ai cosiddetti specialisti dei repertori cross-over o alla musica d’avanguardia che poi si “avventurano” quasi con sufficienza su brani semplici di Sor o Giuliani, senza essere capaci di “inventare” nulla e quindi restituendoci delle interpretazioni che poco si differenziano da quelle di un bravo alunnetto di quarto anno di corso, roba da far cadere le braccia...
Oppure coloro che hanno un successo straordinario affrontando quel repertorio classico/leggero dove tutto ciò che sono la profondità e le caratteristiche del pensiero interpretativo “colto” - non a caso - non è che siano solo sbiaditi.... semplicemente non esistono!

E quindi.... parliamo di marketing. Quanto pensi che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi? Te lo chiedo perché ho sempre apprezzato il tuo impegno nei confronti anche dei “contorni” della musica: la presenza costante sui social network, la lunga collaborazione con GuitArt, il tuo blog DotGuitar, la casa discografica on line (di recente hai permesso l’acquisto del cd Blu di Arturo Tallini da lungo tempo non più disponibile), la presenza assidua nei forum di chitarra classica come DelCamp o Porqueddu ... come sta cambiando la figura del musicista?

Il marketing non è altro che una studiata pubblicizzazione di ciò che si fa e si è - se lo si è - come artisti. Questo sostanzialmente significa un allargamento dei contatti e delle opportunità che possono essere date ad un artista per poter avere maggiori occasioni di proporsi e farsi conoscere.
Alla fine però puoi allargare tutti i contatti che vuoi, ma se la tua proposta artistica - mi mantengo sul generico - non ha una validità accettabile, prima o poi il pubblico se ne accorge e ti castiga. Quante meteore abbiamo visto dissolversi nel nulla!
D’altro canto il marketing da solo ha un respiro breve e di sicuro non ti fa fare carriera, a meno che non sei disposto ad addentrarti in altri ambiti e a investire cifre grandissime che, nel nostro mondo “colto”, hanno poco senso, visto il ritorno in termini economici.
E’ un errore confondere il fatto che vivendo in un mondo in cui il ruolo della comunicazione sembra diventato prioritario, questo sia il fattore principale su cui basare e sviluppare una carriera artistica.
Ci sono dei veri e propri bluff che spesso trovano dei canali di diffusione grandissima della propria attività attraverso i mass-media e quindi un enorme successo.

Diventa purtroppo difficile spiegare al grande pubblico - grazie al bombardamento quotidiano di musica-immondizia, esso ha perso anche la residua capacità di distinzione tra ciò che dovrebbe essere Arte e ciò che è intrattenimento - che questa musica è solo un abile miscuglio di ciò che di più bello è stato fatto da altri, sia in campo classico che leggero, e quindi è difficile parlare di Arte, che è soprattutto “invenzione” rispetto all’intrattenimento, che è in gran parte basato sulla “riproposizione”. Questo è un fenomeno che è cresciuto in maniera esponenziale soprattutto in Italia, basti solo pensare che l’educazione all’ascolto musicale è totalmente assente nelle nostre scuole di ogni ordine e grado...

L’altra sera ero a Londra a cena con uno scienziato britannico, un ricercatore collega di mia moglie. Abbiamo avuto una lunga discussione su alcune opere di Bach e, devo dire, sono rimasto meravigliato dalla sua competenza ed ancor più quando mi ha raccontato che lui era un cembalista dilettante e che tutti nella sua famiglia suonavano almeno uno strumento, la moglie il violino e i due figli il violoncello ed il flauto. E tutto questo rappresentava per loro la normalità, così come era normale che quasi tutti i loro amici avessero una buona conoscenza - sempre da dilettanti - della musica, attraverso una pratica strumentale diffusa, spesso iniziata in ambito scolastico.
Difficile credere che persone del genere non sappiano distinguere tra Arte e intrattenimento...
Mi si dirà che c’è anche l’arte dell’intrattenimento: verissimo. Ma il piano è un altro e ciò che distingue il “vero” dal “finto” è la genuinità e la sincerità delle intenzioni. Non ho nessuna difficoltà a dire che, ad esempio, “Emozioni” di L.Battisti può essere considerata Arte - anzi senz’altro lo è -, ma non credo che Battisti si sia mai dato pena di omologarsi come musicista nell’ambito “colto” - era “semplicemente” un Artista -, così come vedo fare ad alcuni personaggi che tentano per forza di ostentare una patente di autorevolezza culturale attraverso la definizione di “chitarrista classico” o, in altri ambiti, di “nuovo Mozart”.

Ritornando alla tua domanda, devo dire che non ho mai pensato alla poliedricità delle mie attività come un aspetto del marketing, ma piuttosto ad interessi collaterali che si sono aggiunti, spesso anche casualmente, allo studio della musica e della chitarra e quindi alla mia normale attività.

Come è nato DotGuitar?

DotGuitar Magazine è nato dall’esigenza di alcuni miei attuali e passati alunni di portare sul web quelle che erano le esperienze fatte con i magazine cartacei, che stanno ora vivendo un momento di crisi, non solo di vendita, quasi drammatico.
Vista la mia esperienza mi sono posto come coordinatore delle loro idee e, in breve tempo, abbiamo avuto risultati impensabili. Raggiungere circa 40mila contatti alle ultime uscite del Magazine è cosa non da poco, anche tenendo conto che molti contatti avvengono dall’estero, il che, per un magazine pubblicato quasi interamente in italiano, mi sembra un risultato non da poco.

Che problemi avete dovuto affrontare?

Progettando questo Magazine, il primo problema che si è posto è stato quello di conciliare la “velocità” di internet con la necessità dei tempi per articoli di approfondimento, problema in gran parte risolto con l’adozione di una doppia piattaforma, una di tipo blog su TypePad (http://dotguitar.typepad.com), aggiornata in tempo reale, con notizie ed informazioni su concerti, concorsi, info ed attività varie, e un’altra su un vero sito dedicato (www.dotguitar.it), con rubriche di approfondimento, analisi, attualità, storia, liuteria, etc.
Al WeBlogMagazine (credo il primo in ambito chitarristico, non solo in Italia, con questa doppia struttura/piattaforma), si sono da poco aggiunti altri due settori: uno è la WebLabel, di cui sono Direttore Artistico, ed un altro è lo Shop, curato da alcuni miei collaboratori.
L’entusiasmo che questa iniziativa sta suscitando è dimostrato anche dall’apporto che subito hanno dato tantissimi miei amici e colleghi tra i quali non posso non ricordare P.Viti, G.Signorile, P.Troncone, P.Bonaguri, A.Dieni, M.Rivelli, M.Bazzotti, G.Giglio, L.Tortorelli, M.Tamburrini, R.Del Prete, A.Altieri, A.Ruggiero, R.Calandruccio, S.Testa, S.Magliaro, G.Vanità e tantissimi altri.





Ritornando alla precedente tua domanda, per quanto riguarda i forum, purtroppo la mia partecipazione, soprattutto a quelli stranieri, si è molto diradata per problemi di tempo.
Credo che essi possano svolgere un ruolo molto importante soprattutto nel far crescere l’humus dal quale può uscire un pubblico con una preparazione migliore.
Molti amateurs possono trovare utili informazioni e spunti positivi per coltivare quella che è la loro passione per la chitarra.
Ma l’importante è saper discernere, quando si pongono quesiti di natura tecnica o musicale, tra chi ha l’autorevolezza per poter dare risposte valide e chi invece non è altro che un “sedicente” concertista o didatta che, al di fuori del forum e nella vita concertistica e artistica reale, conta poco più di niente. Del resto oramai i curricula di tutti si trovano facilmente su internet e la gente non è stupida, ha imparato a valutare...
Grande merito va dato comunque agli amministratori e ai moderatori, i quali il più delle volte svolgono questo ruolo difficile senza un ritorno economico, con grande passione, dedizione e impegno di tempo per seguire gli utenti, che sono mossi dal desiderio di apprendere, possibilmente da chi ne sa non “per sentito dire”.

mercoledì 12 dicembre 2012

Intervista a Lucio Matarazzo, terza parte

Mi pare però tu non fossi alla prima esperienza in questo ambito...

Sì, già altre volte avevo lavorato in un simile contesto, ma su effetti non musicali. Tra l’altro, nel ’95 avevo elaborato i "rumori" che furono poi usati da Riccardo Muti per il mozartiano “Die Zauberflöte”, nell'inaugurazione della stagione del Teatro alla Scala di Milano, per la regia di R.De Simone.
Tornando a Brouwer, l’elaborazione del “Paesaggio” piacque moltissimo anche a Leo - sempre alla ricerca di sonorità nuove - che ne fu entusiasta, e quindi decidemmo di inserirla nel CD.
Dell’album uscito per la GHA è stata recentemente pubblicata una bellissima recensione ad opera del famoso chitarrista uruguayano Eduardo Fernandez, sulla rivista “Il Fronimo”. Mi ha fatto molto piacere che Eduardo abbia scritto che “Le esecuzioni del Guitart Quartet ci restituiscono (finalmente) queste opere di Brouwer come i capolavori che indiscutibilmente sono”.

Purtroppo poi nel CD non abbiamo potuto includere, per un problema di diritti, la registrazione del “Concierto Italico” fatta con Leo come direttore, registrazione che è stata pubblicata poi a Cuba in un CD monografico di musiche di Leo.




Al posto del concerto, visti i tempi ristrettissimi che avevamo, abbiamo inserito una mia versione per quartetto solo della “Gismontiana”.
Anche la storia di questa versione è abbastanza particolare e legata al caso.
Leo - allora direttore del Festival di Cordoba - ci aveva invitato a suonare la Gismontiana con l’orchestra, vista la rinuncia (ufficialmente per una tendinite) data da J.Williams per l’esecuzione del concerto per due chitarre e orchestra (“Book of signs”) che doveva suonare con C.Cotsiolis. Pochi giorni prima del concerto però, Williams ci ripensa e dà la sua disponibilità a suonare. Non volendo rinunciare al concerto, proposi a Leo di suonare la mia versione per quartetto solo, e lui ne fu entusiasta, sia per la proposta, che dopo averla ascoltata.
Rimase fuori da questa versione solo un brano, “Loro”, perché per come era scritto, con numerosi passi delle 4 chitarre all’unisono, non aveva molto senso arrangiarlo per quartetto solo.
Quella serata “cordobesa” (alle 11 di notte, con un caldo insopportabile e un pubblico di mille persone) è testimoniata da un video della “Cadenza”, che ho trovato per puro caso su YouTube, filmato da un ascoltatore che aveva un bel daffare nel cercare di non muoversi nel trambusto di pubblico che c’era....


Parlando di compositori innovativi, che ne pensi di John Zorn, dei suoi studi Book of Heads e della scena musicale downtown newyorkese così pronta ad appropriarsi e a ricodificare qualunque linguaggio musicale, dall’improvvisazione, al jazz, alla contemporanea, al noise, alla musica per cartoni animati?

Conosco gli studi di John Zorn attraverso le splendide esecuzioni - le ho sentite anche dal vivo - del nostro comune amico Marco Cappelli. E’ un ambito che mi attrae moltissimo e, devo confessare, più volte con Marco - durante i nostri incontri su Skype - ci siamo vicendevolmente rammaricati di non avere l’opportunità di collaborare insieme, cosa un po’ problematica, visto che lui abita a New York e spesso i suoi fugaci passaggi italiani sono coincisi con miei impegni all’estero. Credo anche io che la scena del downtown della Grande Mela sia la più reattiva a farsi permeare da tutti i linguaggi, non solo quelli da te citati, ma anche quelli, diversissimi, dell’est del mondo.
Credo che però sia difficile, se non impossibile, per chi vive lontano da questa realtà, farsi “trasportare” da quest’onda innovativa che sta dando esiti imprevedibili, ma anche talmente multiformi, da essere quasi proibitivi per chi ne “vive” al di fuori. Non è un caso che Marco abbia fatto una scelta ben precisa in tal senso decidendo di risiedere stabilmente a New York.

Berio nel suo saggio “Un ricordo al futuro” ha scritto: “...Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novecento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.” Tu suoni sia un repertorio tradizionalmente classico che il repertorio contemporaneo … ti riconosci in queste parole?

Anche se non sono un appassionato delle considerazioni in stile “aforisma”, devo dire di trovarmi sostanzialmente d’accordo con quanto scrive Berio.
In genere io suono il repertorio che mi piace e che ha la capacità di attrarmi. Questo mi ha portato ad interessarmi a musiche che vanno dal rinascimento ai giorni nostri con tutte le epoche intermedie...
Ho avuto lo stesso approccio - l’interesse derivato dall’attrazione - sia suonando il liuto come continuo nelle Quattro Stagioni vivaldiane, che le canzoni di Berio (in una versione approvata dal compositore con la chitarra al posto dell’arpa) in ensemble in un concerto di musica contemporanea, o alcuni brani dal Marteau sans maître di P.Boulez - suonati al Teatro S.Carlo di Napoli alla presenza del compositore francese - passando per le sonate di Cimarosa e Scarlatti, per gli studietti facili dell’op. 50 di M.Giuliani o per i Capricci di L.Legnani e per l’integrale (probabilmente la prima in assoluto) dei 24 Preludi e Fughe di M.Castelnuovo-Tedesco per due chitarre, o per gli studi di A.Gilardino.
Naturalmente non mi riferisco all’approccio interpretativo, diverso per ogni autore, ma a quella autenticità di intenzioni che ti rende “onesto” di fronte ad ogni composizione, nella considerazione che la musica va sempre studiata e assimilata nel profondo, imparando a sentirla come “propria”, anche quando gli autori sono lontani tra loro anni luce.

Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Io credo che l’ambito interpretativo, anche quando investe il repertorio cosiddetto “colto”, possa dare a volte spazio a modi di suonare che possono tranquillamente essere ascritti all’ambito improvvisativo.
Mi spiego: se per improvvisazione si intende elaborare quello che è il materiale musicale intervenendo sulla sua essenza (note, armonia, struttura, etc.), certamente questo esula dal campo della musica che tu giustamente definisci “codificata”.
Ma se invece improvvisare significa farsi trasportare dalle emozioni che può creare l’estemporaneità di una esecuzione o di un “momento” (una sorta di “duende classico”: “il duende è un potere e non un agire, è un lottare e non un pensare”), allora certo che mi capita di improvvisare.
L’altra sera, ad esempio, nel concerto di debutto del duo che ho formato con il mio amico Aniello Desiderio (il “Virtuoso Duo”) abbiamo avuto moltissimi momenti di sintonia perfetta, nei quali ci siamo in continuazione rincorsi in improvvisazioni interpretative, soprattutto nella musica di Albeniz e Granados, che nulla avevano che fare con ciò che nelle prove avevamo preparato. Il risultato, soprattutto sul piano emotivo, oltreché musicale, è stato straordinario e mi fa piacere che anche il pubblico ne sia stato preso....







Ascoltando la tua musica ho notato la tranquilla serenità con cui ti approcci allo strumento indipendentemente dal repertorio, da chi stai suonando, dal compositore, dallo strumento che adoperi, dimostri sempre un totale controllo sia tecnico che emotivo. Quanto è importante il lavoro sulla tecnica per raggiungere questo livello di “sicurezza”?

Certamente il lavoro sulla tecnica è importante, ma avere il controllo di “ciò che si fa” deve solo servire come mezzo per poter rendere appieno “ciò che si pensa”, questo è il ruolo della tecnica, secondo me. Anzi, più che di tecnica, parlerei di controllo e sviluppo di “tecniche”, cioè di tutto l’insieme delle varie “meccaniche” che consentono di avere una tecnica specifica da applicare alle singole esigenze che la “tecnica musicale” richiede per esprimere il proprio pensiero di interprete.
Ti faccio un esempio molto banale: ho sempre sorriso quando qualcuno mi ha chiesto “che tecnica adoperi per l’esecuzione delle scale?” e ho sempre risposto che questa è una domanda, per me, senza senso.
Se devo suonare una monodia molto legata e cantabile, non ho alcun problema a farlo con un solo dito della destra - magari con un tocco di polso senza articolazione delle dita -, così invece se il materiale musicale che sto suonando richiede un'articolazione binaria spiccata, uso l’alternanza i, m, ma se mi serve una velocità ed una scioltezza virtuosistiche (penso ai capricci di Legnani) allora frequentemente uso una diteggiatura a tre dita con a, m, i e non è che mi importi più di tanto se questo è un atteggiamento che non può certo definirsi, per molti autori, filologico.

E un discorso simile si potrebbe fare per l’uso del tocco volante o appoggiato o per tutti gli aspetti meccanici conosciuti.
Per questo dico che più “tecniche” si hanno a disposizione, più si può essere in grado di “rispondere” alle problematiche interpretative che la musica pone.
In questo senso devo dire che i “momenti” fondamentali della chitarra moderna, quelli che hanno segnato una svolta nel reale sviluppo delle “tecniche”, non possono che essere i 12 studi di Villa-Lobos e, con un linguaggio più vicino alla nostra modernità, i 60 Studi di Virtuosità e Trascendenza di A.Gilardino. Il loro studio dovrebbe essere obbligatorio, come è nei miei corsi, per tutti i chitarristi...

Intervista a Lucio Matarazzo, seconda parte


Come nacque il GuitArt Quartet?

Il GQ nacque quasi per caso. Avevo da poco interrotto la mia collaborazione di duo più che ventennale con il mio amico e collega Mario Fragnito ed avevo iniziato a suonare da solo producendo i primi CD solistici (quelli dedicati a Carcassi, Legnani e Giuliani), quando - eravamo nel 1996 - Gianvito Pulzone, a cui avevo dato alcune lezioni in vista del suo diploma, mi chiese se avevo qualche alunno che potesse rimpiazzare un membro di una sua formazione nata in ambito scolastico. Così nel presentargli Giovanna Siciliano Iengo, mia talentuosa alunna appena diplomata col massimo dei voti e la lode, gli proposi di costituire una formazione stabile, alla quale avrei partecipato anche io nel ruolo di prima chitarra e di “conduttore”. A noi si sarebbe aggiunto poi un altro giovane virtuoso avellinese, Gianluca Allocca, che si assunse il ruolo - non certo comodo - di quarta chitarra, adoperando uno strumento a 8 corde.
Fu un successo straordinario, da subito, e l’unione di tre giovani talenti con un musicista che aveva già una grande esperienza come me si dimostrò un’arma vincente.




Fummo subito presi da un incredibile vortice di concerti a livello internazionale e, dopo pochissimi anni, iniziarono anche le dediche di alcuni importantissimi compositori.




A chi ti riferisci?

Innanzitutto ad Angelo Gilardino che scrisse per noi il “Concerto Italiano” per quattro chitarre e orchestra, che fu da noi eseguito in prima assoluta con l’Orchestra di Torino diretta da Paolo Ferrara. Ricordo la mia felicità quando Angelo mi comunicò la sua intenzione di scrivere e dedicarci un concerto, così come ricordo la complessità, ma anche la bellezza, del Concerto e l’entusiasmo per quella che per noi, come quartetto, era la prima esperienza con l’orchestra. Il risultato, sotto tutti i punti di vista, fu eccellente! Sia la qualità della musica (sarò di parte, ma per me rimane uno dei concerti migliori scritti da Angelo...) che la performance nostra e dell’orchestra diedero vita ad una serata che per me rimane indimenticabile. Non ti nascondo che avere in sala, alla prima esecuzione, il compositore, oltre che importanti “personaggi” come F.Zigante, T.Hoppstock ed altri, rese il momento oltremodo emozionante...




Come è nata la tua amicizia con Leo Brouwer? Ho notato che avete “incrociato” le vostre strade diverse volte .. l’ultimo disco del GuitArt Quartet è un vero e proprio atto di rispetto e di amore nei confronti della sua musica che tu hai suonato più volte…

L’incontro con Leo avvenne a Cordoba, dove c’eravamo recati per una intervista per GuitArt, la rivista che avevamo da poco fondato con i membri del quartetto.
Era il 2000 e a quell’epoca Leo era Direttore dell’Orchestra del Teatro di Cordoba. Ricordo che ci accolse in una pausa di alcune prove dell’orchestra e ci portò in una specie di bettola, dove mangiammo - benissimo!! - e ai cui tavoli fu fatta l’intervista. Durante quell’incontro gli proponemmo di scrivere per noi un concerto per quartetto e orchestra. Acconsentì subito con grande entusiasmo - eravamo già diventati amici! - e all’inizio dell’anno successivo avevamo già la partitura del “Concierto Italico”.





Pochi mesi dopo lo tenemmo a battesimo, con lui come direttore, al Festival di Todi e due giorni dopo al Festival Internazionale delle Orchestre di Avellino. Di quel primo piccolo tour di debutto fu fatto un bel video con un’intera troupe (regista, fonico, direttore della fotografia, addetto luci, etc) che vedeva frammenti di un’intervista a Leo alternati a spezzoni di backstage, prove e i concerti veri e propri. Dal video fu poi realizzato un DVD (montato da Giogiò Franchini, artista più volte candidato ai Nastri d’Argento e al David di Donatello) che ha fatto il giro del mondo riscuotendo grandissimo successo, ed è stato più volte trasmesso anche dalla piattaforma televisiva di Sky Classica.





Ma la collaborazione non finì con quel tour...
Abbiamo suonato moltissime volte il “Concierto Italico” con la direzione di Leo, facendo con lui una bellissima registrazione, ma anche in tantissime altre occasioni, circa un centinaio, con altri direttori, un po’ in tutta Europa e nel Nord e Sud America...





Come nacque poi l’idea della Gismontiana?

Dopo aver suonato in tutto il mondo il Concierto Italico - nel frattempo era stato scritto per noi dal compositore polacco G.Drozd il “Concerto Rapsodico”, che abbiamo tenuto a battesimo al Festival di Lublino in Polonia - ci chiedemmo se era il caso di commissionare a Leo un altro concerto con orchestra, visto il successo del precedente, che ci era stato richiesto tantissime volte da organizzatori e direttori artistici di mezzo mondo. Ragionandone con lui ci venne da pensare alla sua elaborazione delle canzoni dei Beatles e gli chiedemmo se voleva, lavorando in una direzione simile, “arrangiare” del brani del celebre jazzista brasiliano Egberto Gismonti.
Così venne composta la “Gismontiana” per quartetto di chitarre e orchestra d’archi, che suonammo in prima esecuzione al bellissimo Teatro Gesualdo di Avellino e, la settimana dopo, al Festival di Latina alla presenza del compositore.












Anche in questo caso il successo fu incredibile e quindi siamo veramente contenti di aver contribuito a far sì che un grande personaggio come Leo abbia scritto ben due concerti per noi, che oggi vengono stabilmente suonati, anche da tanti altri quartetti, in tutto il mondo.




Decidemmo quindi che era maturato il tempo di registrare un CD dedicato alle musiche di Leo e lo proponemmo a Emanuelle Denis, la direttrice artistica della GHA (nonché moglie di Odair Assad).
Fummo veramente lusingati quando ci rispose positivamente, visto che per la GHA hanno registrato e pubblicato CD i nomi più importanti del chitarrismo mondiale, da D.Russell agli Assad, dal Los Angeles Guitar Quartet a Roland Dyens.
Nel CD abbiamo incluso anche una nuova versione del “Paesaggio cubano con pioggia”. Avendo già registrato lo stesso brano nel nostro album di debutto - “From Spain to Southamerica” - ho pensato di fare una nuova registrazione e di elaborarla poi elettronicamente.
Anzi, approfitto di questa intervista per spiegare, visto che mi è stato chiesto più volte, il procedimento adottato.
La registrazione è stata inserita, usando Pro Tools, in una serie di 8 processori (Comb.Filter, Doppler, Resonance, Shuffling, Metaflanger, MondoMod, SuperTap-6Taps, PitchAccom.) con 6 Reverb, 3 Compressori e, naturalmente, un Limiter sul Master in uscita. Tutti gli effetti erano a cascata e su ogni Channel Strip c’era un EQ diverso, per cui il missaggio è stato particolarmente laborioso, data l’influenza di ciascun effetto sugli altri, anche perché c’era un progetto iniziale di elaborazione - da me pensato e studiato - a cui mi sono voluto strettamente attenere.
Avere il controllo finale su tutto è stato abbastanza difficile!