mercoledì 12 dicembre 2012

Intervista a Lucio Matarazzo, seconda parte


Come nacque il GuitArt Quartet?

Il GQ nacque quasi per caso. Avevo da poco interrotto la mia collaborazione di duo più che ventennale con il mio amico e collega Mario Fragnito ed avevo iniziato a suonare da solo producendo i primi CD solistici (quelli dedicati a Carcassi, Legnani e Giuliani), quando - eravamo nel 1996 - Gianvito Pulzone, a cui avevo dato alcune lezioni in vista del suo diploma, mi chiese se avevo qualche alunno che potesse rimpiazzare un membro di una sua formazione nata in ambito scolastico. Così nel presentargli Giovanna Siciliano Iengo, mia talentuosa alunna appena diplomata col massimo dei voti e la lode, gli proposi di costituire una formazione stabile, alla quale avrei partecipato anche io nel ruolo di prima chitarra e di “conduttore”. A noi si sarebbe aggiunto poi un altro giovane virtuoso avellinese, Gianluca Allocca, che si assunse il ruolo - non certo comodo - di quarta chitarra, adoperando uno strumento a 8 corde.
Fu un successo straordinario, da subito, e l’unione di tre giovani talenti con un musicista che aveva già una grande esperienza come me si dimostrò un’arma vincente.




Fummo subito presi da un incredibile vortice di concerti a livello internazionale e, dopo pochissimi anni, iniziarono anche le dediche di alcuni importantissimi compositori.




A chi ti riferisci?

Innanzitutto ad Angelo Gilardino che scrisse per noi il “Concerto Italiano” per quattro chitarre e orchestra, che fu da noi eseguito in prima assoluta con l’Orchestra di Torino diretta da Paolo Ferrara. Ricordo la mia felicità quando Angelo mi comunicò la sua intenzione di scrivere e dedicarci un concerto, così come ricordo la complessità, ma anche la bellezza, del Concerto e l’entusiasmo per quella che per noi, come quartetto, era la prima esperienza con l’orchestra. Il risultato, sotto tutti i punti di vista, fu eccellente! Sia la qualità della musica (sarò di parte, ma per me rimane uno dei concerti migliori scritti da Angelo...) che la performance nostra e dell’orchestra diedero vita ad una serata che per me rimane indimenticabile. Non ti nascondo che avere in sala, alla prima esecuzione, il compositore, oltre che importanti “personaggi” come F.Zigante, T.Hoppstock ed altri, rese il momento oltremodo emozionante...




Come è nata la tua amicizia con Leo Brouwer? Ho notato che avete “incrociato” le vostre strade diverse volte .. l’ultimo disco del GuitArt Quartet è un vero e proprio atto di rispetto e di amore nei confronti della sua musica che tu hai suonato più volte…

L’incontro con Leo avvenne a Cordoba, dove c’eravamo recati per una intervista per GuitArt, la rivista che avevamo da poco fondato con i membri del quartetto.
Era il 2000 e a quell’epoca Leo era Direttore dell’Orchestra del Teatro di Cordoba. Ricordo che ci accolse in una pausa di alcune prove dell’orchestra e ci portò in una specie di bettola, dove mangiammo - benissimo!! - e ai cui tavoli fu fatta l’intervista. Durante quell’incontro gli proponemmo di scrivere per noi un concerto per quartetto e orchestra. Acconsentì subito con grande entusiasmo - eravamo già diventati amici! - e all’inizio dell’anno successivo avevamo già la partitura del “Concierto Italico”.





Pochi mesi dopo lo tenemmo a battesimo, con lui come direttore, al Festival di Todi e due giorni dopo al Festival Internazionale delle Orchestre di Avellino. Di quel primo piccolo tour di debutto fu fatto un bel video con un’intera troupe (regista, fonico, direttore della fotografia, addetto luci, etc) che vedeva frammenti di un’intervista a Leo alternati a spezzoni di backstage, prove e i concerti veri e propri. Dal video fu poi realizzato un DVD (montato da Giogiò Franchini, artista più volte candidato ai Nastri d’Argento e al David di Donatello) che ha fatto il giro del mondo riscuotendo grandissimo successo, ed è stato più volte trasmesso anche dalla piattaforma televisiva di Sky Classica.





Ma la collaborazione non finì con quel tour...
Abbiamo suonato moltissime volte il “Concierto Italico” con la direzione di Leo, facendo con lui una bellissima registrazione, ma anche in tantissime altre occasioni, circa un centinaio, con altri direttori, un po’ in tutta Europa e nel Nord e Sud America...





Come nacque poi l’idea della Gismontiana?

Dopo aver suonato in tutto il mondo il Concierto Italico - nel frattempo era stato scritto per noi dal compositore polacco G.Drozd il “Concerto Rapsodico”, che abbiamo tenuto a battesimo al Festival di Lublino in Polonia - ci chiedemmo se era il caso di commissionare a Leo un altro concerto con orchestra, visto il successo del precedente, che ci era stato richiesto tantissime volte da organizzatori e direttori artistici di mezzo mondo. Ragionandone con lui ci venne da pensare alla sua elaborazione delle canzoni dei Beatles e gli chiedemmo se voleva, lavorando in una direzione simile, “arrangiare” del brani del celebre jazzista brasiliano Egberto Gismonti.
Così venne composta la “Gismontiana” per quartetto di chitarre e orchestra d’archi, che suonammo in prima esecuzione al bellissimo Teatro Gesualdo di Avellino e, la settimana dopo, al Festival di Latina alla presenza del compositore.












Anche in questo caso il successo fu incredibile e quindi siamo veramente contenti di aver contribuito a far sì che un grande personaggio come Leo abbia scritto ben due concerti per noi, che oggi vengono stabilmente suonati, anche da tanti altri quartetti, in tutto il mondo.




Decidemmo quindi che era maturato il tempo di registrare un CD dedicato alle musiche di Leo e lo proponemmo a Emanuelle Denis, la direttrice artistica della GHA (nonché moglie di Odair Assad).
Fummo veramente lusingati quando ci rispose positivamente, visto che per la GHA hanno registrato e pubblicato CD i nomi più importanti del chitarrismo mondiale, da D.Russell agli Assad, dal Los Angeles Guitar Quartet a Roland Dyens.
Nel CD abbiamo incluso anche una nuova versione del “Paesaggio cubano con pioggia”. Avendo già registrato lo stesso brano nel nostro album di debutto - “From Spain to Southamerica” - ho pensato di fare una nuova registrazione e di elaborarla poi elettronicamente.
Anzi, approfitto di questa intervista per spiegare, visto che mi è stato chiesto più volte, il procedimento adottato.
La registrazione è stata inserita, usando Pro Tools, in una serie di 8 processori (Comb.Filter, Doppler, Resonance, Shuffling, Metaflanger, MondoMod, SuperTap-6Taps, PitchAccom.) con 6 Reverb, 3 Compressori e, naturalmente, un Limiter sul Master in uscita. Tutti gli effetti erano a cascata e su ogni Channel Strip c’era un EQ diverso, per cui il missaggio è stato particolarmente laborioso, data l’influenza di ciascun effetto sugli altri, anche perché c’era un progetto iniziale di elaborazione - da me pensato e studiato - a cui mi sono voluto strettamente attenere.
Avere il controllo finale su tutto è stato abbastanza difficile!
Posta un commento