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venerdì 4 giugno 2010

Intervista con Paolo De Stefano e Luigi De Leo, quarta parte


Consigliateci cinque dischi per voi indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..

P: mhmhmh....domanda difficilissima....io mi porterei via un sacco di cd!...ma seproprio devo scegliere....allora vediamo....Duo Assad “Alma Brasileira”, Egberto Gismonti “Solo”, Keith Jarrett “the Koln concert”, Pat Metheny “Still Life (Talking)”, Sérgio Assad e Gabriele Mirabassi “Velho Retrato”.....

L: Solo cinque? Allora greatest hits di Sting, del Duo Assad (fatto da me), una raccolta di J.S.Bach, Dream Theater “Scenes from a Memory” e altra raccolta di brani di Alex De Grassi.


Quali sono invece i vostri cinque spartiti indispensabili?

P: Quelli che non so a memoria.....ahahahaha!!
Scherzi a parte....Tango Suite di Astor Piazzolla, Suite Retratos di Radames Gnattali, Tonadilla di J. Rodrigo, Baiao Malandro di E. Gismonti e Suite Brasileira di Sèrgio Assad...se parliamo di spartiti per duo di chitarre.
L: quelli che ha elencato Paolo, bellissima musica!

Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli vi sentite di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista? Si riesce oggigiorno a sopravvivere occupandosi solo di musica?

P: è molto difficile in un paese dove continuano a tagliare sulla cultura, ma ci sono tante scuole di musica dove poter insegnare e direi che si può sopravvivere. E poi il vantaggio è che non stai in un ufficio a parlare con un monitor di un computer!!....se si vuol vivere di concerti però la vedo dura....veramente dura!!

L: la musica è un arte e quella dell’arte è una strada che va intrapresa solo se si ama quello che si fa. Finché amate la musica e il vostro strumento fate il possibile e l’impossibile per impregnarne la vostra vita, anche se sempre più spesso la nostra società non contribuisce a riscoprire quotidianamente questo entusiasmo.


Con chi vi piacerebbe suonare e chi vi piacerebbe suonare? Che musiche ascoltate di solito?

P: il mio sogno sarebbe suonare con i fratelli Assad (praticamente impossibile) o con Matteo Mela e Lorenzo Micheli, ma anche un progetto con Clarice Assad sarebbe veramente interessante, visto che lei è pianista, cantante e compositrice.
Mi piacerebbe suonare musiche di Gismonti, che non ho mai suonato.
La musica che ascolto è molto varia ma devo dire che negli ultimi anni sono molto affascinato
dal jazz e da tutta la musica che è stata contaminata da questo genere.

L: idem.

Quali sono i vostri prossimi progetti? Su cosa state lavorando? A quando l’uscita del vostro prossimo disco come duo?

P: piano piano!! E' appena uscito il nostro primo cd! Dobbiamo promuoverlo adesso.
Non mi dispiacerebbe dedicare un lavoro a trascrizioni di brani di E. Gismonti.
Ma sarebbe altrettanto bello continuare a promuovere musica nuova e inedita, cercando compositori che hanno scritto o vogliono scrivere per due chitarre.
Adesso abbiamo iniziato a studiare i preludi e fughe per 2 chitarre di M. Castelnuovo Tedesco.
Il prossimo disco credo uscirà quando avremo maturato un nuovo progetto che meriti di essere pubblicato. Ora vorrei davvero suonare un po' in giro.

L: nulla da aggiungere!

Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J.P.Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società?

P: La musica arriva là dove le parole non possono arrivare...credo sia sufficiente per rispondere a tutte queste domande.

L: si fa musica perché la si ama, il posto di un musicista nella società odierna è come quello di un innamorato seduto accanto all’amata che non corrisponde il suo sentimento, la musica potrebbe contribuire all’evoluzione di questa odierna società così come farebbe l’amore, solo se venisse ascoltata
.

giovedì 3 giugno 2010

Intervista con Paolo De Stefano e Luigi De Leo, terza parte


Berio nel suo saggio “Un ricordo al futuro” ha scritto: “.. Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novencento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.” Voi suonate un repertorio contemporaneo ma venite da studi classici … vi riconosce in queste parole?

P: Assolutamente sì. Non suoneremmo così se non avessimo studiato gli autori del passato. Credo suoneremmo in modo piuttosto banale.
Studiare l'articolazione e il fraseggio e il linguaggio della musica rinascimentale, barocca o classica è per me fondamentale, per poter essere un musicista completo e per poter suonare bene qualsiasi tipo di musica. E poi l'ascolto.....è fondamentale! La nostra musica ha le radici nel passato.....e senza radici un albero non sopravvive...
Però un albero ha pure bisogno di luce e per la nostra musica la luce arriva da altri generi come il blues il jazz che oggi hanno contaminato molto la musica contemporanea (i brani di Clarice Assad ne sono l'esempio!). Ritengo importante che un musicista conosca per lo meno un po' di jazz per poter suonare bene la musica di oggi.

L: Assolutamente d’accordo!


Quale significato ha l’improvvisazione nella vostra ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc? Inoltre, si sente spesso parlare di improvvisazione, a volte di improvvisazione aleatoria nell’ambito della musica contemporanea a volte confondendola con l’azione e il gioco della casualità come per Cage … e lo stesso Derek Bailey ci teneva a distinguere tra chi suona improvvisando e chi suona musica improvvisata … voi improvvisate? E come?

P: l'improvvisazione ha delle regole e va studiata bene tanto quanto un brano accademico. Poi chi improvvisa è libero di esprimere al momento una propria idea, ma un musicista che improvvisa deve sapere cosa sta facendo, non può suonare a caso.
Un jazzista bravo improvvisa sempre su scale e arpeggi che studia quotidianamente.
Noi non siamo jazzisti e improvvisare, almeno per quel che riguarda me, è una cosa che succede molto raramente, più che altro perchè non credo di essere un buon improvvisatore.

L: senza entrare troppo in un argomento che conosco poco dico soltanto che tutto quello che suoniamo è studiato e provato a tavolino, l’improvvisazione è un aspetto importante della musica che deve essere approfonditamente studiato, mai lasciato al caso e tipico di una musica diversa da quella che facciamo. Certo, se un domani gusti e generi musicali si avvicineranno ulteriormente, come già sta accadendo tra jazz e classica, chissà, sicuramente nelle composizioni “accademiche” l’improvvisazione non può trovare campo aperto.

Come vedete la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario? A volte ho la sensazione che la possibilità di scaricare tutto, qualunque cosa da internet gratis abbia creato una frattura all’interno del desiderio di musica, una sorta di banalizzazione: insomma dov’è la spinta per un musicista a incidere un disco che con pochi euro riesci da solo a registrare e stampare quello che vuoi e chiunque può farlo? Alla fine diventa quasi un gesto quotidiano che si perde in un mare di download dove scegliere diventa impossibile … stiamo entrando in un epoca radicalmente diversa da quella che abbiamo vissuto finora? Come poter scegliere?

P: il mercato discografico è diventato un disastro. Oggi si scarica ogni cosa, ma credo che la spinta di un musicista a incidere un disco arrivi dal desiderio di produrre un lavoro che abbia una certa valenza artistica, indipendentemente dal mercato in cui finirà quel CD.

L: anche questo argomento non può essere affrontato senza almeno una premessa: verissimo che oggi la musica la si può trovare ovunque e a poco prezzo, ma è un male questo? Il vero male non sta nel fatto che la musica ha trovato grazie al supporto digitale nuovi spazi dove collocarsi, bensì nel fatto che i ragazzi che hanno accesso a tali disponibilità non hanno la preparazione musicale adeguata per riconoscere ciò che vale da ciò che è solo spazzatura musicale. Chiunque può e deve essere libero di fare musica, registrarsi, caricare i propri video o file audio sul web, ma se la gente fosse preparata ad essere critica, la scrematura e, quindi, un ritorno alla NON banalizzazione di questa bellissima arte, avverrebbe da sé.

Parliamo di marketing. Quanto pensate che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

P: Beh...direi importantissimo, visto che nessuno decide di promuovere giovani musicisti sconosciuti. Provate a contattare una società di management per artisti....io l'ho fatto e non ho mai ricevuto risposta. Purtroppo se non sei nessuno e se non garantisci un guadagno, non avrai nessuno che ti appoggerà e promuoverà il tuo progetto, e la nostra musica non ha di sicuro prospettive di guadagno.
Quindi non resta che contattare radio, festivals e risviste promuovendosi da sé.
Lo dico per esperienza personale.

L: fondamentale. Per citare una frase non mia: “Se vuoi le cose fatte bene fattele da solo!” Estremismi a parte, soprattutto per una musica come la nostra che rischia di essere snobbata sia dai grossi circuiti di marketing poiché non commerciale, sia dal mondo “accademico” poiché non propriamente facente parte dei suoi rigidi canoni, l’auto-promuoversi diventa letteralmente essenziale.


continua domani

mercoledì 2 giugno 2010

Intervista con Paolo De Stefano e Luigi De Leo, seconda parte


Avete studiato con Matteo Mela, Lorenzo Micheli, Sèrgio e Odair Assad, che ricordi avete di questi insegnati e come vi siete trovati con loro?

P: non solo con loro....con un sacco di altra gente. Però hai beccato proprio quelli che mi sono piaciuti di più. Ci sono delle master o delle semplici lezioni, dove trovi un maestro che ti dice poche parole che però cambiano profondamente il tuo modo di suonare e il tuo modo di vedere la musica.
Per me queste persone sono state Lorenzo, Matteo, Sérgio e Odair. E guarda un po' sono i 4 chitarristi con i quali siamo rimasti più in contatto, e con i quali è rimasta anche una bella amicizia.
Non posso dirti che ricordi e che sensazioni ti lasciano certi maestri....non mi basterebbero 10 pagine!!Sono semplicemente Grandi musicisti e Grandi persone.

L: fra tutti loro sono sicuramente quelli che hanno maggiormente segnato il nostro modo di “vedere” e intendere la musica e il modo di suonarla in duo. Matteo e Lorenzo sono due grandi amici che riescono a conciliare mirabilmente il loro carattere da “solisti” formando un duo veramente fantastico; credo sia proprio la loro grande amicizia che permetta a loro di fare tanto, siccome anche tra me e Paolo c’è un’enorme amicizia, subito siamo entrati in sintonia con loro due, riuscendo ad assimilarne la didattica e la musicalità molto facilmente.
Che dire di Sèrgio e Odair, conoscendoli di persona viene da chiedersi: “Ma questi sono davvero il grande Duo Assad?” Ce lo si chiede perché fuori da un palco sono persone semplicissime e dal cuore enorme, in grado di cambiare il tuo modo di suonare con poche parole. Mentre ti parlano, soprattutto Sèrgio, per spiegare qualcosa, il loro sguardo e la loro gestualità diviene un pozzo di conoscenza chitarristica dal quale si rischia di non riemergere più!


E’ uscito di recente il vostro bel cd “Eterna” con musiche di Clarice Assad, Gianluca Fortino, Paolo De Stefano e Sergio Assad, come è nato questo cd e come mai la scelta dell’autoproduzione e della vendita con CdBaby?

P: da molto tempo avevamo intenzione di tirare le somme di questi 9 anni di duo con una registrazione. E' che non volevamo farlo con musiche registrate già da decine di altri duo.
Così abbiamo fatto una scelta un po' coraggiosa direi, e abbiamo deciso di mettere su un progetto discografico dedicato a musiche “giovani”, inedite e mai registrate, e abbiamo scoperto di avere un bel po' di materiale!
Così abbiamo scelto il Trittico di Gianluca Fortino, alcuni miei pezzi, Eterna di Sérgio Assad (un brano meraviglioso che lui ci diede a Chicago e che nessuno ha mai inciso a quanto ci risulta) e ovviamente i lavori di Clarice.
Insomma, a parte Mercador de Sonhos ed Eterna, tutto il cd è orientato su lavori scritti apposta per noi. E la maggior parte delle musiche sono di autori giovani! Direi una bella sfida, ma anche qualcosa che da tempo non vedevo in un cd di chitarra. Un progetto originale, con musiche originali e inedite.
Perchè la scelta dell'autoproduzione? Perchè oggi più nessuno investe sui giovani musicisti o su un nuovo progetto artistico che non sia mirato a far soldi......chiedi a una casa discografica di produrti, gli presenti un progetto e ti dicono : “certo! Però ti compri 500 copie”. E poi la distribuzione non viene fatta bene...Perchè? Secondo me perche non esiste nessuno che voglia investire in un progetto artistico se non per farci su dei soldi.....comprensibile oggi.
Così abbiamo deciso di pagare il lavoro di tasca nostra e di contattare il sito americano cdbaby, che fa distribuzione internazionale a chiunque. Oggi con Internet, si arriva dappertutto. E soprattutto noi crediamo nel nostro progetto!!Ci crediamo come progetto artistico.
Abbiamo stampato 500 copie e abbiamo cominciato a spedirne un po' in giro.
Tramite internet siamo arrivati in un network collegato con più di 200 radio negli Stati Uniti e con l'aiuto di Clarice Assad dovremmo avere una recensione su un'importante rivista di chitarra negli USA. A cosa porterà questo non ne ho idea. Il mercato musicale sta prendendo direzioni diverse rispetto al passato....e noi abbiamo deciso di seguire questa direzione.)

L: nulla da aggiungere


Berlioz disse che comporre per chitarra classica era difficile perché per farlo bisognava essere innanzitutto chitarristi, questa frase è stata spesso usata come una giustificazione per l’esiguità del repertorio di chitarra classica rispetto ad altri strumenti come il pianoforte e il violino. Allo stesso tempo è stata sempre più “messa in crisi” dal crescente interesse che la chitarra (vuoi classica, acustica, elettrica, midi) riscuote nella musica contemporanea. Come musicisti e chitarristi quanto ritenete che ci sia di veritiero ancora nella frase di Berlioz?

P: indubbiamente scrivere per chitarra è difficile, ma non impossibile. Credo che un bravo compositore, se vuole scrivere per uno strumento, qualsiasi esso sia, debba per lo meno conoscere la “scrittura” di quello strumento. Se volessi scrivere per quartetto d'archi dovrei di certo studiarmi dei quartetti per capirne la struttura e molto altro, oltre che le potenzialità di questa formazione. Allo stesso modo scrivere per chitarra vuol dire andare ad esplorare il mondo della chitarra stessa, e magari, se un compositore non è chitarrista, riuscire a scrivere delle cose che un chitarrista non scriverebbe. Io scrivo qualche volta, ma non sono un compositore (o per lo meno non mi ritengo tale)… beh certe volte vorrei avere nelle mani il “mestiere e la capacità” di un compositore non chitarrista, per poter scrivere qualcosa di nuovo, di diverso.
Certo, quando un compositore non suona la chitarra, a volte scrive cose un po' “antichitarristiche”; ma Clarice Assad non suona la chitarra da quanto mi risulta e se non ricordo male, tutti i pezzi per chitarra li ha composti al pianoforte (per lo meno quelli presenti sul nostro cd). E i suoi pezzi funzionano molto bene direi!

L: per rispondere a questa domanda bisogna fare una premessa; fino al secolo XX°, dove una figura come Segovia spinse molti compositori NON chitarristi a scrivere per il nostro strumento, i compositori per chitarra furono solo gli stessi esecutori, Paganini, Giuliani, Sor, Aguado, Tarrega solo per citarne alcuni composero o arrangiarono brani per loro stessi. Con l’avvento di un concertista come Segovia, finalmente la chitarra fu presa in considerazione anche dai compositori di professione; va però ricordato che i brani che venivano composti per Segovia da NON chitarristi, spesso venivano dallo stesso musicista riveduti e corretti per poter meglio riuscire sullo strumento (vedi Ponce, Castelnuovo-Tedesco, ecc…) e così ancora ci troviamo a dover fare oggi. Per rispondere alla domanda, presa in considerazione questa premessa dico: sì, si può scrivere e anche bellissimi brani per chitarra pur non essendone appieno conoscitori, purché l’esecutore li affronti con lo spirito di farne risaltare le strutture fondamentali che il compositore aveva in mente, a volte nascoste da artificiosità tipiche di chi non conosce lo strumento


continua domani

martedì 1 giugno 2010

Intervista con Paolo De Stefano e Luigi De Leo, prima parte


La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il vostro amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suonate o avete suonato? Qual è il vostro background musicale?

Paolo: fin da piccolo sono sempre stato affascinato dalla chitarra e a 11 anni i miei genitori me ne regalarono una per Natale.....da allora non ho mai smesso di suonare.
La prima chitarra è stata una Yamaha CG100, poi ho studiato per diversi anni su una Ramirez 3E e successivamente ho comprato un'altra Ramirez modello Especial che ancora ho a casa.
Ma gli strumenti su cui suono sono 2 chitarre del liutaio Gioachino Giussani.
Come molti ho iniziato a studiare da autodidatta (canzoni di De Andrè Guccini e altri) e poi decisi di andare a scuola. Il mio primissimo insegnante è stato Giuseppe Lanni, e poi ho studiato per 10 anni con Fabio Pellizzari. Ho avuto un zio che mi ha sempre fatto ascoltare ogni tipo di musica (classica, jazz, rock, etnica, new age, popolare etc..) e credo che questa sia stata una grande scuola di “ascolto” ed educazione alla musica. Lui dice sempre che già all'età di 4 anni mi mettevo sul divano e ascoltavo senza fiatare le 4 stagioni di Vivaldi.....io non lo ricordo.
Da adolescente mi sono dedicato per 4 anni alla chitarra elettrica e ho suonato in un gruppo rock/heavy metal, ma poi quando il gruppo si sciolse, decisi di dedicarmi totalmente alla chitarra classica che tra l'altro non ho mai abbandonato, nemmeno quando suonavo nel gruppo.
Così ho deciso di andare al conservatorio e ho finito gli studi con Francesco Biraghi a Milano.

Luigi: sono cresciuto in una famiglia dove madre, padre e sorella suonavano il pianoforte, quindi la musica ha sempre per certi versi impregnato la mia crescita. Avevo circa undici anni quando espressi la volontà ai miei genitori di imparare a suonare “davvero” uno strumento musicale. Perché scelsi la chitarra? Sarebbe più giusto dire, perché non scelsi anch’io il piano?! Sinceramente credo di aver scelto l’amato strumento a sei corde per fare qualcosa di diverso da mia sorella, si sa come sono i ragazzini… La mia lungimirante madre mi iscrisse ad una scuola privata dove mossi i primi passi sullo strumento, e da lì fino al Conservatorio di Milano dove, sotto la guida del M° Francesco Braghi ho conseguito il Diploma Accademico. Anche io come Paolo ho suonato per molti anni una Ramirez, giungendo ad oggi ad apprezzare davvero molto le chitarre del liutaio italiano Gioachino Giussani, che tutt’ora utilizzo.


Come è nato il vostro Duo? E’ da tanto che suonate assieme?

P: io ho sempre suonato in duo....all'inizio con mio fratello Michele, che poi ha scelto di diventare ingegnere, e successivamente a scuola con diversi compagni di corso.
Ma il mio insegnante Fabio Pellizzari (che era anche insegnante di Gigi in un'altra scuola) mi diceva che c'era un certo Luigi De Leo che era più o meno al mio livello.....così, dopo un concerto del Duo Assad decisi di mettermi seriamente a suonare in un duo di chitarre e chiesi il telefono di Gigi al mio maestro. Ci incontrammo e cominciammo a suonare.....e devo dire che l'intesa ci fu da subito. Con le altre persone con cui avevo suonato c'era sempre stata un po' di competizione, mentre con Gigi la competizione non è mai esistita, abbiamo sempre fatto musica in due, senza che nessuno cercasse si prevalere sull'altro, e questa è stata la cosa che ci ha permesso di suonare assieme per ben 9 anni....e spero ci faccia suonare assieme ancora per molto molto tempo.

L: non ho nulla da aggiungere..


Quali sono i compositori con cui collaborate e come sono nati questi contatti? Mi incuriosisce in particolare il rapporto che avete instaurato con Clarice Assad..

P: Partiamo da Gianluca Fortino, grande amico e collega. Lui suona con noi in un'orchestra di chitarre: la Sextha Consort. Ha sempre scritto musica e un giorno ci chiese se poteva scriverci un pezzo. Ovviamente abbiamo accettato e così venne fuori “Trittico d'estate”.
Con Clarice Assad, la storia è un po' lunga. Diciamo che ero in contatto con Sérgio Assad da un paio d'anni e ormai ci eravamo incontrati parecchie volte.....ai loro concerti, ma anche a Chicago, quando andammo a suonare al Columbia College. Sérgio abita a Chicago e passammo diversi giorni in sua compagnia.
Allora scoprii che aveva una figlia compositrice (che non ho mai incontrato di persona).
Cercai di rintracciarla per un anno....non volevo chiedere a Sérgio....mi sembrava di essere un po' invadente....così trovai il sito internet di Clarice e mi misi in contatto con lei per sapere se aveva scritto musiche per 2 chitarre.
Ovviamente sì, ma il pezzo che mi interessava di più (Mercador de Sonhos) era andato perso, perchè ne esisteva una sola copia manoscritta che Sérgio aveva purtroppo perso in uno dei suoi traslochi.
Fortunatamente esisteva una vecchia registrazione dal vivo del duo Assad.
Chiesi a Clarice di mandarmi un mp3 di questa registrazione, e decisi si trascriverla ad orecchio.
Fu un lavoro terribile, perchè in diversi punti dovetti riarrangiare il brano cercando di ricreare l'atmosfera e il sound che si sentiva nella registrazione del duo Assad. Dopo una settimana di lavoro le mandai lo spartito trascritto e lei fu così entusiasta che decise di scrivere un pezzo per il nostro duo.
Direi un bel modo per dirmi grazie del lavoro che avevo fatto!
Insomma, alla fine siamo rimasti in contatto, siamo diventati amici....e questo è tutto.
Ora dobbiamo solo incontrarci di persona....buffo non credi?

L: nulla da aggiungere…


continua domani

lunedì 31 maggio 2010

Duo Paolo De Stefano e Luigi De Leo: Biografia


Paolo De Stefano e Luigi De Leo iniziano i loro studi musicali sotto la guida di Marcello Serafini e Fabio Pellizzari a Varese. Sono ammessi successivamente al Conservatorio “G. Verdi” di Milano dove, nel 2004, conseguono il Diploma Accademico di I livello con il massimo dei voti sotto la guida del M° Francesco Biraghi. Nel corso dei loro studi partecipano a numerosi concorsi nazionali e internazionali, vincendo premi e borse di studio sia come solisti che in duo a Varese, Ispra, Stresa, Casarza Ligure, Mondovì (Cuneo) e Castelfidardo (Ancona). Nel 2002 vincono un’audizione presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano grazie alla quale partecipano alla V^ edizione del “Valsassina Festival” in provincia di Lecco. Da allora il duo si è esibito in diverse manifestazioni musicali tra le quali i “Concerti del Chiostro” del Conservatorio, stagione musicale del Museo Diocesano di Milano, “Festival Mediterraneo di chitarra” di Cervo d’Imperia “Festival del Ticino”, “Festival Cameristico della Val d’Esino” e altri ancora, conseguendo ovunque unanimi consensi di pubblico. Hanno seguito inoltre lezioni e corsi di perfezionamento con alcuni tra i maggiori esponenti del mondo chitarristico nazionale ed internazionale come Matteo Mela, Lorenzo Micheli, il duo di chitarre ungherese Peter e Zoltan Katona, Sèrgio e Odair Assad, Jeffrey Mc Fadden, Paolo Pegoraro, Stefano Viola e corsi d’interpretazione musicale con il violoncellista Enrico Bronzi (“Trio di Parma”). La collaborazione con il “Columbia College” di Chicago (USA) li porta ad esibirsi negli Stati Uniti nel maggio del 2004. Da anni fanno anche parte dell’orchestra di chitarre “Sextha Consort” di Varese, con la quale si sono esibiti in una tournè in Ungheria toccando città come Gòdollo e Budapest; con “Sextha Consort” nel 2005 hanno inciso un cd dal titolo “Shopso Troijno”. Parallelamente all’attività concertistica svolgono entrambi attività didattica presso numerose realtà musicali in provincia di Varese, Milano e Novara.