mercoledì 16 dicembre 2009

Speciale Juan Trigos: Concerto N°2 per chitarra Hispano







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Intervista con Juan Trigos seconda parte


Come affronta da compositore il difficile compito di scrivere per strumenti che non suona o ensemble che non conosce a fondo?

Come dicevo per quanto riguarda la chitarra, bisogna diventare un po’ gli ensemble o gli strumenti che uno non sconosce per poter scrivere bene per loro, o meglio per farli suonare bene. Mi chiama l’attenzione questa affermazione “ensemble che non conosce a fondo” perché sottintende la questione delle commissioni. Io credo che il compositore scriva un po’ le cose per cui ha interesse scrivere e che operi una scelta, che può essere estetica o semplicemente una sperimentazione, sia nel caso decida di scrivere un pezzo per suo conto, sia nel caso decida di accettare una commissione. In ogni caso, se non si conosce e non si è mai scritto per un determinato strumento bisogna innanzitutto fare in modo di conoscerlo molto bene, questo sta alla base per poter scrivere buone composizioni per quello strumento in particolare.

Ascoltando la sua musica mi sono fatto l’idea che lei venga da una grande molteplicità di ascolti e di influenze, come gestisce questi frammenti di memoria musicale nelle sue composizioni? Li utilizza consciamente o …. li lascia liberamente fluire?

Sono convinto che tutti i compositori siano il prodotto di tanti ascolti e il risultato di una assimilazione di cultura in generale assieme alle varie esperienze di vita propria, che è un po’ quello che accennavo prima. Tutte queste cose che vivono dentro di noi, vengono elaborate riflettendosi nelle composizioni, alcune sono controllate dalla testa e altre no, sono inconsce. La cosa veramente importante nell’arte è che giochino entrambe questi aspetti e che nell’atto della creatività agiscano insieme.

So che lei ha studiato con Nicolò Castiglioni e Franco Donatoni, di cui è stato anche assistente .. che ricordi ha di loro, dei loro insegnamenti, della loro poetica musicale?

Dopo essere stato per un certo periodo a Roma presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra dove ho studiato gregoriano, polifonie antiche, ecc, mi trasferii a Milano. Questo fu un primo confronto con un ambiente diciamo un po’ più internazionalizzante, se così si può dire. All’epoca, stiamo parlando del 1987, ho studiato al conservatorio G.Verdi di Milano con Castiglioni il quale non mi era assolutamente sconosciuto, spevo benissimo che si trattava di un grandissimo compositore e notevole pianista. Lui ha contribuito molto alla mia formazione dandomi ricchezza per quanto riguarda la fantasia nell’orchestrazione, scioltezza nella scrittura e trasmettendomi questa ricchezza nelle figurazioni musicali per rendere più agibile la musica. Una figura molto più importante per me, senza diminuire quella di Castiglioni, è stata quella di Franco Donatoni. Egli rappresenta per me la struttura interna intesa come rigore della scrittura. Di lui mi interessa soprattutto la pulsazione e la rilettura. Rilettura non nel senso unicamente della tecnica ma il concetto di rilettura intesa come posizione spirituale verso l’arte, che significa avere nel tempo una continua visione sotto ottiche differenti di se stessi cioè l’auto riflessione. Questo è stato uno degli insegnamenti più importanti di Donatoni, che per me è stato una specie di padre musicale o tutore musicale molto importante nella mia formazione come artista, al di là dell’ essere stato anche un grande amico. Ciò non vuol dire che la mia musica suoni a lui, diciamo piuttosto che tutti dobbiamo qualche cosa a qualcuno e io, a Donatoni, devo questa parte. Lui ha costituito l’ultima solidificazione della mia personalità musicale, non solo nella parte tecnica ma anche in quella spirituale.


continua domani

martedì 15 dicembre 2009

"JULIO CORTÁZAR: DAL TANGO AL JAZZ TRA RITMO E POESIA"


con il contributo dell'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna

"AMERICA LATINA" presenta:

"TANGO PER UN'ARGENTINA UNIVERSALE"

GIOVEDì 17 DICEMBRE ore 21.00:
L'ESPERIENZA MUSICALE DI JULIO CORTÁZAR: DAL TANGO AL JAZZ TRA RITMO E POESIA

Un confronto fra due generi musicali di marca postcoloniale che, seppur distanti e quasi antitetici, si incontrano sotto il segno di un autore,tanto argentino quanto universale, come Julio Cortázar.
Durante la serata letture da El perseguidor, Rayuela, La Vuelta al Día en Ochenta Mundos e Último Round dell´autore, seguite da dibattito aperto e piccolo buffet.

INGRESSO GRATUITO

Sala Studio Via Gandusio 10, BOLOGNA

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info@laltrababele.it

Speciale Juan Trigos: Partita per Chitarra Sola













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Intervista con Juan Trigos prima parte


Come definirebbe la sua musica?


Tutta la mia musica si basa su un nuovo concetto, da me creato, che prende il nome di Folklore Astratto. Questo concetto è fondato su principi come la pulsazione primaria (intesa come tempus primus), la risonanza e l’uso ossessivo di incastri di eventi tra loro di differenti densità e durata. All’interno poi del Folklore Astratto diciamo che ho sviluppato una certa inclinazione alle opere di grande formato, con dotazioni strumentali numerose e caratterizzate dall’uso strutturale e abbondante di strumenti a percussione, compreso il pianoforte. La mia opera si distingue in due sezioni fondamentali: la musica vocale (opera e musica sacra) e strumentale con predilezione per le forme concertanti. Tra le mie composizioni più rappresentative del concetto di Folklore Astratto ci sono la cantata concertante Magnificat Guadalupano, la Missa Cunctipotens Genitor Deus, sei Ricercare da Camera, una nutrita produzione per chitarra, che include due concerti per chitarra e orchestra, e uno per quattro chitarre, i concerti per piccolo, per contrabbasso e due tripli concerti. Di particolare importanza sono la Sinfonía Nº 1. Un altro elemento importante, poi, consiste nella creazione di un nuovo genere chiamato Ópera de Hemoficción. L’ Hemoficción (Emofinzione) è una estetica letteraria inventata da mio padre, lo scrittore e romanziere Juan Trigos S., creatore dei testi delle mie opere.

Come è nato il suo interesse verso il repertorio contemporaneo e quali sono le correnti stilistiche nella quale lei si riconosce maggiormente?

L’interesse per la musica, quindi per il repertorio contemporaneo, generalmente viene insieme a tutto quello che uno ascolta e dipende molto probabilmente dall’ educazione in casa. Ricordo infatti che con mio padre ascoltavo tantissimi autori, non solo autori europei ma anche messicani, americani ecc, oltre al folklore e alle musiche popolari di diverse parti del mondo. L’interesse dipende molto anche dai gusti personali, per cui ci si sente più o meno vicini a una certa corrente. Il compositore o il creatore d’arte sono prodotto di tante altre influenze. Io mi riconosco in tanti autori, mi sento per esempio vicino al mio carissimo amico e insegnante Franco Donatoni, più nella struttura che nel suono che viene fuori, infatti a Donatoni devo in gran parte la struttura interna, questo rigore che lui chiamava artigianato musicale. Usando un metafora si tratta di un cocktail dove si mettono un po’ di Beethoven, un po’ di Stravinskij, di Revueltas, di Chávez, un po’ di folklore, un po’ di Donatoni… insomma si mettono un po’ di tutti quelli che amo, si shakera… et voilà viene fuori Trigos … ah ah… una cosa del genere…

Berlioz disse che comporre per chitarra classica era difficile perché per farlo bisognava essere innanzitutto chitarristi, questa frase è stata spesso usata come una giustificazione per l’esiguità del repertorio di chitarra classica rispetto ad altri strumenti come il pianoforte e il violino. Allo stesso tempo è stata sempre più “messa in crisi” dal crescente interesse che la chitarra (vuoi classica, acustica, elettrica, midi) riscuote nella musica contemporanea. Lei come compositore e chitarrista quanto ritiene che ci sia di veritiero ancora nella frase di Berlioz?

Beh.. in parte, non essendo chitarrista, non posso essere d’accordo con Berlioz perché sarebbe una contraddizione. D’altro canto sono d’accordo perché in realtà è come se io suonassi la chitarra seppur non suonandola. Ho alle spalle, infatti, un grande studio di questo strumento, di come è costruito e di come suona. La prima volta che si scrive un pezzo per chitarra si incontrano tutte le difficoltà che porta questo strumento quindi in qualche modo bisogna diventare chitarristi, almeno nello spirito, per capirne la tecnica e il risultato sonoro. Il mio amore per la chitarra, probabilmente, viene direttamente da mio padre perché lui la suonava ed è stato questo il mio primo approccio con lei. E’ nella mia anima da sempre. Poi, bisogna dire che nel mio paese , il Messico, ce ne sono tanti tipi, modi e stili di suonarla.. ci sono la chitarra classica, il requinto, il jarocho, la jarana, il guitarron, il tiples, il cuatro, il tres, la vihuela, quelle costruite appositamente per l’esecuzione di virtuosismi, quelle che da noi si chiamano guitarras de golpe (chitarre di colpo), che sono quelle che sviluppano la ritmica, ecc.. Parlando invece della questione del repertorio, diciamo che la chitarra un po’ come il sax, che è stato sempre considerato inferiore per essere di taglio popolare. Per me rifiutarla sarebbe come rifiutare la musica stessa. La chitarra si è sviluppata molto dall’ 8oo in Messico, come in Latino - America e ovviamente in Spagna. Attraverso il tempo ha avuto uno sviluppo impressionante nel folklore e nella musica colta soprattutto dal XX secolo ai nostri giorni.


continua domani

lunedì 14 dicembre 2009

Speciale Juan Trigos




Intervista con Empedocle70:






Spartiti:





Video:








Juan Trigos - Hemoction

Speciale Juan Trigos: Concerto N°1 per chitarra Ricercare VI





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Speciale Juan Trigos : Biografia


Juan Trigos (Città del Messico 1965)

Compositore e direttore d’orchestra, creatore del Folklore Astratto. Questo concetto è fondato su principi come la pulsazione primaria (intesa come tempus primus), la risonanza e l’uso ossessivo di incastri di eventi e frammenti musicali tra loro differenti per densità e durata. Nel Folklore Astratto si denota una inclinazione per le opere di grande formato, con dotazioni strumentali numerose e caratterizzate per l’uso strutturale e abbondante degli strumenti a percussione. Si distinguono anche due parti fondamentali: la musica vocale (opera e musica sacra) e la strumentale con predilezione per le forme concertanti.
Tra le sue opere più rappresentative troviamo la cantata concertante Magnificat Guadalupano, la Missa Cunctipotens Genitor Deus, 6 Ricercare da Camera, una nutrita produzione per chitarra que includono due concerti per chitarra e orchestra e uno per quattro chitarres, i concerti per piccolo, per contrabasso e due tripli concerti. Spiccano particolarmente la Sinfonía Nº 1 e la creazione di un nuovo genere chiamato Ópera de Hemoficción.
Ha presentato e diretto la sua opera DeCachetitoRaspado nel Festival Internacional Música y Escena (Messico 1999), nella 22 Biennale di Musica di Zagabria (Croazia 2003), nel XXXI Festival Internacional Cervantino (Guanajuato 2003) e nel XXV Foro Internacional de Música Nueva “Manuel Enríquez” (Messico 2003). L’opera fu incisa in CD e DVD in settembre del 2004 a San Pietroburgo (Russia). Parteciparono il “Academic Choir Saint Petersburg-Concert” e la “State Symphony Orchestra de San Petersburgo”. Mis Dos Cabezas Piensan Peor Que Una, si eseguì per la prima volta in Europa e in México in Ottobre del 2005, e nella Lisinski Hall a Zagabria (Croazia), nel Palazzo di Bellas Artes a Città del Messico e nel Teatro Juárez nella città di Guanajuato, come parte del Festival Internacional Cervantino (FIC). In questa produzione parteciparono solisti messicani e italiani, l’ Academic Chorus “Ivan Goran Kovacic” e la Zagreb Philharmonic Symphony Orchestra, tutti diretti dal compositore.
Ha impartito corsi e laboratori di composizione e tenuto conferenze sulla sua musica in Europa, Canada, Stati Uniti e Messico. La sua musica è stata eseguita in varie città dei paesi seguenti: Argentina, Costa Rica, Guatemala, Messico, Canada, Stati Uniti, Germania, Croazia, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Olanda, Italia, Russia, Svizzera. Attualmente è membro del Sistema Nacional de Creadores de Arte e compositore associato del Canadian Music Centre da giugno del 2006.
Come direttore si è specializzato nella musica del XX secolo e particolarmente nella musica contemporanea. Ha diretto le prime mondali e promosso innumerevoli opere attraverso esecuzioni dal vivo e incisioni. Ha lavorato con numerosi cori, ensemble e orchestre sinfoniche in Canada, USA, Europa e Messico.
In maggio 2009 ha inciso per Bridge Records Inc. di New York (USA), un CD monografico del compositore Ricardo Zohn-Muldoon dirigendo l’ Eastman BroadBand Ensemble de Rochester (NY). Con lo stesso gruppo fu in tournée negli Stati Uniti e Messico in settembre 2008, presentandosi con opere di compositori contemporanei e classici del XX secolo (Birtwistle, Ligeti, Lutoslawski, Varese), prime mondiali in Messico (Llaneza, Sánchez-Gutiérrez) e opera propria. Nel 2007 diresse l’ opera Comala di Ricardo Zohn-Muldoon e la sua DeCachetitoRaspado, all’interno del XXVI Festival Spaziomusica di Cagliari (Italia).
In luglio dello stesso anno, realizzò una torunée in Italia dirigendo il Catulli Carmina di Orff e le prime europee del De Profundis di Joaquín Gutiérrez Heras e della sua Missa Cunctipotens Genitor Deus.
In maggio 2007 diresse l’opera da camera El Conejo y el Coyote (versione itinerante), del compositore Víctor Rasgado. Fu una coproduzione Messico - Italia. Nelle sei rappresentazioni, eseguite all’interno del Festival Humánitas 2007 nella città di Oaxaca (Messico), ha diretto il gruppo italiano Icarus Ensemble.
E’ stato direttore titolare dell’ Orquesta de Cámara de Bellas Artes (OCBA). In aprile 2009 con la stessa orchestra e con il grupo vocale Solistas Ensamble de Bellas Artes, ha diretto la Sinfonía n. 26 e Le Sette Parole di Haydn.
Fondadore e direttore della Sinfonietta de las Américas. Con questa orchestra incise, per la Global Entertainment e la BMG Entertainment, tre CD con musica del compositore tedesco Gerhart Muench.
E’ stato anche direttore principale de “La Camerata de las Américas”. Con questo ensemble incise vari CD con musica di Revueltas, Rasgado e propia.

venerdì 11 dicembre 2009

Speciale Marco Maguolo: Galleria fotografica parte quinta















Intervista a Marco Maguolo parte quarta



Com'è la situazione del mercato in questo momento, questa crisi si sente o.. è solo psicologica?



Devo dire che sono fortunato, comunque sto superando la crisi indenne. Probabilmente la fascia di mercato in cui mi sono collocato si è salvata. Il grosso rischio, sempre considerando i limiti della mia esperienza e delle realtà che ho conosciuto, è quello di operare in un settore molto definito e limitato come il nostro. Il vantaggio, invece, è che si tratta di un settore di alta qualità, con una clientela mediamente molto esigente. Se devo pensare al'economia italiana, credo che l'unico scudo alla crisi economica, so di non dire una novità, sia puntare sull'alta qualità.
Se dovessi distinguere i clienti di uno strumento di liuteria potrei definire quattro categorie:
L'allievo che frequenta i primi corsi, che in genere ha bisogno di uno strumento funzionale per affrontare i primi esami e per capire se completerà o no il percorso formativo. Ovviamente gli “sponsor” sono i genitori che si trovano ad affrontare una spesa di una certa cifra, magari inaspettata. Per loro pagare uno strumento 2000 o 3000 euro spesso vuol dire sacrificare due o tre mensilità.
La seconda categoria sono i diplomandi o gli studenti di corsi avanzati, con già un'idea di quello che vogliono, e spesso con desideri che superano le proprie possibilità economiche raccimulate con i primi lavori.
La terza categoria è quella dei docenti e dei concertisti, ovviamente la fascia più difficile, che sa bene quello che cerca ed è disposto ad investire molto perchè è lo strumento che gli permette di lavorare.
L'ultima fascia è quella dei dilettanti, cioè gli appassionati tra i 30 e i 70 anni, che ad un certo punto della vita decidono di regalarsi uno strumento di liuteria ma, non essendo professionisti, guardano bene al portafoglio.
Quando ho deciso il mio prezzo e la gestione del suo aumento, ho ben riflettuto su queste categorie. Un prezzo più elevato, diciamo dai 3000 euro in su, esclude quasi completamente gli allievi ai primi corsi e i dilettanti. Un prezzo più basso, sotto i 3000 euro esclude i diplomandi ed i professionisti che legano, per questioni di psicologia di mercato, la qualità al prezzo: più spendo più ottengo. Considerando che, anche proponendo a 1000 euro, una chitarra che non suona o è costruita male, nessuno te la prende, io in linea di massima riesco a coprire tutte le quattro fasce di mercato. A volte il mio prezzo è un'arma a doppio taglio, perchè, come dicevo, un cliente che vuole lo strumento di alta qualità non mi prende in considerazione perchè ritiene che costo troppo poco, altre volte, prima provano la chitarra, poi mi chiedono il prezzo e rimangono piacevolmente colpiti di poter spendere molto molto meno del previsto. Per me l'importante è far girare gli strumenti, questa è la nostra migliore pubblicità, piuttosto che girare con gli strumenti, per cercare di venderli ad un prezzo che, probabilmente, non è quello giusto.


Progetti per il futuro? Pensi continuerai a dedicarti solo di chitarre classiche?



Credo che la costruzione di chitarre classiche rimarrà sempre la priorità.
Posso anticiparti dei desideri che ho e che vorrei realizzare un giorno, quando avrò un po di tempo, prima di andare in pensione! Vorrei realizzare almeno un liuto e un violoncello. Probabilmente, per curiosità, proverò a fare delle copie di chitarre antiche.


Per concludere questa piacevole intervista .. vuoi raccontarci qualche aneddoto successo durante o dopo la costruzione di uno dei tuoi strumenti?



Il panico. Quando il Prof. De Nardis (docente al conservatorio di Venezia) che mi ha visto nascere professionalmente e mi ha aiutato con i suoi indispensabili consigli, mi ha affidato per la prima volta il restauro di una delle sue chitarre più importanti Una Leone Sanavia stupenda alla quale lui è particolarmente legato. Dopo tutte le raccomandazioni mi chiede di rifare la tastiera, io sicuro di me, gli dico di non preoccuparsi. Elimino i vecchi tasti, rettifico l'ebano e inserisco i nuovi tasti utlizzando il mio bel martelletto di teflon. Il problemino è che arrivato all'ultimo tasto, prendendo la paletta con una mano per spostare la chitarra, mi rendo conto di una strana flessibilità della paletta medesima. In sostanza in passato la chitarra aveva subito una riparazione alla paletta, eseguita non proprio a regola d'arte, e le vibrazini del martelletto avevano crepato e fatto staccare la colla. L'ncastro della paletta era di tipo tedesco, a coda di rondine, e per attaccarla, il “restauratore” aveva inserito diversi chiodi, vuoi di legno, vuoi di ferro, per saldare il tutto, non curandosi dell'adesione delle facce dell'incastro. Quindi si era scollata ma non staccata, e la cosa più difficile era quella di capire la direzione d'ingresso dei chiodi e cercare di rimuoverli senza fare troppi danni. Insomma, una settimana di lavoro per ricostruire pezzetto su pezzetto l'incastro e restaurare la vernice. Alla fine è venuto un bel lavoro, ma ricorderò sempre il panico durante la telefonata che spiegava al Professore quello che era successo. Lui, con voce ferma che mi diceva: “Se non te la senti, forse è meglio passare il lavoro ad un'altro”. Ed io: “No Maestro, non posso, lo finisco io”. Sicuramente avrà inteso il “finire” come si usa il colpo di grazia per un nemico morente....ma mi ha dato fiducia per la seconda volta...ed è andata bene.

pensavi avessimo finito? Un’ultima domanda, dai: quando lo finisci quel violino?

Ci penso ogni volta che ci passo davanti. Spero presto, ma dovrò andare a bussare alla porta del Maestro Bellei per ritrovare lo spirito da violinaio.

Ringrazio Andrea che ha pazientato molto per vedere l'intervista completata, e tutti coloro che hanno avuto la pazienza e la curiosità dei leggerla. Vi aspetto nel mio laboratorio per un caffè e quattro chiacchere!
A presto.
Marco Maguolo

ci vediamo una di queste sere come al solito
Grazie

Empedocle70

giovedì 10 dicembre 2009

Speciale Marco Maguolo: Galleria fotografica parte quarta















Intervista a Marco Maguolo parte terza



So che sei stato tra i liutai italiani che l’anno scorso hanno esposto i loro strumenti a Madrid, che ricordi hai di quella esperienza? Ti è stata utile?




E' stata una bella esperienza. E' sempre piacevole condividere delle occasioni con i colleghi. Ho avuto modo di visitare il laboratorio di Ramirez e ovviamente la città, che è meravigliosa. Purtroppo il periodo di eposizione era successivo al festival, quindi non c'era grande movimento, in ogni caso esporre assieme ai colleghi spagnoli è stato positivo, almeno per l'aspetto del gemellaggio culturale. Tutto è utile, credo che abbia avuto più risonanza in Italia che non in Spagna.

Quali sono i tuoi colleghi di cui hai più stima e che magari consiglieresti a un musicista a cui magari per motivi di tempo o di caratteristiche della richiesta sai di non poter far fronte alle sue necessità?

Avendo dedicato la mia attività prettamente alla costruzione di chitarre classiche, evito di mettere le mani su strumenti elettrici, perchè richiedono competenze, soprattutto per quel che riguarda l'elettronica, che io non ho e non mi interessano. Se mi arrivano richieste di questo genere indirizzo il cliente da De Santis a Treviso o nei due negozi di strumenti che ci sono a Mestre.
Rimanendo nell'ambito della liuteria classica penso che se mi arrivassero restauri di strumenti importanti come Torres, Hauser, Simplicio ecc. indirizzerei i proprietari dai F.lli Lodi o da Luca Waldner e per eventuali stime, o restauri stessi, da Frignani.
Se il cliente mi chiede una chitarra acustica lo indirizzo ad Aldo Illotta e per i liuti e strumenti antichi sono sicuro che Silvia Zanchi gli saprebbe dare le risposte giuste.


Chi sono secondo te i nomi di riferimento della liuteria italiana per chitarra classica?

Devo dire che da 10-15 anni a questa parte la liuteria italiana è cresciuta moltissimo, quindi trovare ottimi colleghi non è difficile. Tra di loro i miei punti di riferimento sono:
Giussani; per la capacità produttiva senza dimenticarsi l'alta qualità, eccellente nel rapporto qualità-prezzo e nella conoscenza del mercato.
Coriani; Per la conoscenza del mondo della chitarra di liuteria e soprattutto della materia prima. La sua verniciatura a gommalacca è stupenda come la lavorazione.
Bottelli e Vailati; per la loro precisione maniacale ed il loro gusto estetico.
Zontini; per la poesia che mette nel suo lavoro, oltre al fatto che se è riuscito a far suonare bene una chitarra di cartone figuriamoci quelle di legno!
Migliorini-Pozzi; mi piace molto il loro progetto (che è diametralmente opposto al mio) e come lavorano, credo che la loro idea d'impresa e di collaboazione sia unica e ben gestita.
Frignani; perché è il liutaio più completo che conosco. E' un ottimo costruttore sia di strumenti a pizzico che ad arco. Eccellente restauratore e conoscitore degli strumenti storici. Ottimo imprenditore artigiano.
Non da ultima, ma come degno coronamento della lista, nomino nuovamente Silvia Zanchi. Si è costruita un percorso formativo molto solido. Ammiro molto le ricerche che ha fatto sulla gommalacca e la perizia che usa lavorando sui suoi strumenti....poi c'è bisogno di quote rosa anche in liuteria!
continua domani

mercoledì 9 dicembre 2009

Speciale Marco Maguolo: Galleria fotografica parte terza















Intervista a Marco Maguolo parte seconda


Quali chitarre ricordi con più affetto?




Ogni chitarra è un piezzo e 'ccore! Comunque la storia più bella è la follia che ho realizato per Mauro Zanatta. Oltre allo strumento, (chitarra a 13 cori, 21 corde totali) c'è dietro un anno di lavoro e discussioni. Lui veniva in laboratorio e con i pezzi di legno in mano, passo passo, decidevamo come procedere. Alla fine abbiamo montato le corde assieme, è stato molto bello. Devo molto a Mauro, se faccio questo lavoro lo devo anche a lui.

Si fa una gran parlare a volte della liuteria come una vera forma d’arte, cosa che è sicuramente vera per alcuni strumenti .. i violini di Stradivari, ad esempio, tu come liutaio, ti senti più vicino all’arte o .. all’artigianato artistico? E perché?

Ho pensato molto a questo. Se parliamo in linguaggio comune, il modo di dire “Sei un artista” è spesso utilizzato per sottolineare ed apprezzare le capacità di una persona. Se penso invece alla parola “artista” io intendo l'ultimo anello della catena, alla fine del processo creativo. L'artista deve esprimere concetti o dare emozioni non basta che si legga la sua presenza o unicità nell'opera che ha prodotto. Il liutaio è un artigiano, continua a riprodurre uno strumento che deve essere utilizzato dai musicisti (artisti). Per quanto ogni strumento sia unico e si possa leggere la mano dell'uomo che lo ha costruito, rimane sempre un oggetto di artigianato artistico, o semplicemente un oggetto, almeno fino a quando un musicista non gli da vita. Non vedo la ragione di doversi sentire artisti quando dietro la parola artigiano c'è già un mondo infinito ed una dignità puramente umana.

E’ vero che fai tutto “in casa”? Filetti, ponticelli, etc? Qual è il costo di una tua chitarra?

Secondo me una chitarra di liuteria non può prescindere dall'essere originale in tutte le sue parti, quindi non utilizzare semilavorati, filetti già assemblati o rosette pronte. Ritengo che anche la vernice sia importante, secondo me il pregio artigianale della gommalacca o delle vernici ad olio (anche se nella chitarra non si usano) è importantissimo, non condivido la scelta di utilizzare vernici sintetiche date a spruzzo su strumenti di pregio, ma forse questo è una mia fissazione.
Quindi si, faccio tutto a mano.
Quest'anno vendo a 2200 euro, ogni anno aumento di 100 euro. Penso che manterrò questa politica anche in futuro, ho visto che funziona anche perchè in questo modo il cliente ha sempre la garanzia che il suo strumento non perderà mai di valore.

So che di recente si è fatta un po’ di inutile polemica attorno alle tue chitarre, qualcuno in internet non sembra capacitarsi come fai a fare chitarre così a questi prezzi .. che cosa è successo?


Uno degli infiniti difetti che ha il web è quello che ci si può nascondere dietro un nikname e parlare a vanvera. Non mi disturba se le mie chitarre non piacciono, può capitare. La cosa che non mi piace è quando si critica senza competenza, e senza aver mai visto un mio strumento (neanche in foto) mettendo in discussione la mia onestà e la mia serietà nel lavoro. La faccenda comunque è chiusa, c'è stato un dibattito su un blog che si è concluso. Se comunque altri avessero di questi dubbi sappiano che possono venirmi a trovare quando vogliono. Per chi fosse interessato ad approfondire vada a leggersi sul blog di Luca Waldner l'argomento “la crisi”.
La scelta del prezzo è una questione molto importante per inserirsi nel mercato. La mia è stata ben meditata, prima di tutto perchè ho fatto anche l'operaio e conosco il costo del denaro, poi perchè preferisco vendere a meno ma avere la “sicurezza” di vendere tutto. In questo senso porto avanti il nome del mio Maestro Mario Novelli. Grazie al suo eccezionale rapporto qualità prezzo, molte persone, che non si sarebbero mai potute permettere di spendere, hanno suonato su uno strumento di liuteria. La liuteria è anche cultura, è importante diffonderla.


Parliamo di marketing. Quanto pensi sia importante per un professionista del tuo settore? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

Penso sia importantissimo in qualsiasi settore. Non penso al marketing ad alti livelli, quello che ha bisogno di un percorso universitario, ma piuttosto di quel buon senso ed intuito che è necessario nel momento in cui ti devi proporre ad un pubblico, al cliente o comunque a chi ti può dare lavoro. Conosco enormi Musicisti, persone nate per fare questo mestiere, che hanno un grande difetto: sono troppo artisti. Ritornando alla domanda precedente, secondo me bisogna essere sprattutto artigiani, professionisti e quindi imprenditori di se stessi.


continua domani

martedì 8 dicembre 2009

FramEnsemble Talea: nuovi concerti

TALEA: MUSICHE NUOVE DALL'ANTICO
Le musiche in programma, scritte da giovani compositori italiani, prendono il via da una ricerca sulla musica veneziana del '500.

Gli appuntamenti sono:

- venerdì 11 all'auditorium Candiani di Mestre, ore 21.00. Ingresso libero, bisogna ritirare i biglietti prima dello spettacolo alla biglietteria al piano terra.

- lunedì 14 al teatro Dal Verme di Milano, ore 21.00.

Una novità costituisce sempre una frattura, ma è anche una scommessa sull'esistenza di una continuità, sulla possibilità di crescita. Essa è frutto di invenzione, sperimentazione e, soprattutto, ricerca.

La ricerca di oggi è affidata ai compositori e agli strumentisti del nostro tempo che esplorano la realtà traducendola in suoni. Le forme del passato si evolvono e si schiudono in un universo nuovo attraverso un flusso continuo, che abbatte ogni barriera temporale.

TALEA è l'innesto del nuovo sull'antico, dell'elemento di diversità su ciò che conosciamo, per vederlo germogliare e creare nuove propaggini.

TALEA propone l’esecuzione in prima assoluta delle creazioni per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte commissionate da FramEnsemble a Davide Anzaghi, Sonia Bo, Francesco Maggio, Carla Rebora, Paolo Rotili e Roberto Rusconi.

Esse traggono ispirazione dai capolavori musicali dei più importanti compositori italiani di ricercari del XVI° secolo: Marco Antonio Cavazzoni (1485 – 1569), Andrea Gabrieli (1510 ca – 1586), Girolamo Cavazzoni (1525 – 1560), Giovanni Gabrieli (1557 circa – 1612), Claudio Merulo (1533 – 1604) e Girolamo Frescobaldi (1543 – 1643).

L’ esecuzione è concepita come una suite di composizioni strettamente correlate tra loro da interludi che determinano un “continuum sonoro”.

Preludio

Carla Rebora (1973), Di quadri e di cerchi
geometrie concentriche per cinque strumenti

Interludio primo

Davide Anzaghi (1936), Ricerca – RE, Ricerca – MI

Interludio secondo

Paolo Rotili (1959), Canzon sopra canzon

Interludio terzo

Francesco Maggio (1986), ABBA’

Interludio quarto

Roberto Rusconi (1972), Ricercare sulla Toccata IX di Girolamo Frescobaldi

Interludio quinto

Sonia Bo (1960), Frame toccata


FramEnsemble

Michela Caser, flauto
Chiara Parolo, clarinetto
Corinna Canzian, violino
Martina Bretoni, violoncello
Anna D’Errico, pianoforte

Francesco Pavan, direzione

www.framensemble.it