giovedì 22 luglio 2010

Intervista a Fabio Zontini, terza parte


Qualche tempo fa ha suscitato scalpore e curiosità la tua “chitarra di cartone”, ne avevamo parlato nel blog proprio con un tuo articolo, so che è stata presentata in diverse situazioni e suonata da diversi musicisti, Stefano Grondona, Davide Ficco, Angelo Barracelli, Alirio Diaz… ci vuoi parlare ancora di questo progetto e come si è evoluto? Qual è stata la reazione di chi ha provato questa chitarra?

La chitarra di cartone è nata quasi per gioco… naturalmente conoscevo il progetto originale di Torres ma non immaginavo di realizzare uno strumento dalle caratteristiche davvero sorprendenti a detta di chi in questi anni l’ha provata.
Così ho cominciato a portarla alle mostre dove devo dire riscuoteva sempre un grande successo fra i musicisti, oltre ad alimentare anche un certo dibattito. Poi con Claudio Canevari che è docente alla Civica Scuola di Liuteria di Milano è nata l’idea di realizzare una lezione-conferenza a proposito di questo mio lavoro, che abbiamo tenuto in diversi festival e convegni.
Alla fine devo ammettere che realizzare una copia della Papier Machè si è rivelato fondamentale per capire qualcosa di più su come funziona una chitarra.
Questo strumento così particolare mi ha suggerito un parallelo con vicende molto lontane dal mondo della liuteria, ho pensato all’atleta sudafricano Oscar Pistorius, che partecipava alle gare dei 400 metri utilizzando delle protesi artificiali perché amputato di entrambe le gambe dall’età di 11 mesi. Correre con due protesi come quelle e ottenere delle ottime prestazioni significa riuscire a trasformare uno svantaggio iniziale in una situazione forse addirittura favorevole, e trovo tutto ciò piuttosto sconvolgente. Allo stesso modo, il fondo e le fasce di cartone, come due protesi posticce e innaturali, non impediscono di ottenere ottimi risultati se contestualmente si è trovato un equilibrio negli spessori e nei pesi del piano armonico; anche qui l‘ipotetico svantaggio iniziale è stato annullato

Ho letto e sentito con piacere che proprio una tua chitarra, una riproduzione di una Panormo d’epoca è stata suonata dal Duo Maccari Pugliese nel loro ultimo cd dedicato alle musiche di Sor e Coste, che impressione ti ha fatto ascoltare il suono della tua chitarra, l’unica chitarra “nuova”, in un cd dove gli interpreti suonano solo chitarre vintage?

Ovviamente un grande piacere ed un onore, una delle maggiori soddisfazioni che ho provato da quando faccio questo mestiere. Maccari & Pugliese sono due interpreti straordinari, molto comunicativi, e la nostra è una collaborazione che continuerà nel prossimo futuro.

Quali sono i tuoi colleghi di cui hai più stima e che magari consiglieresti a un musicista a cui magari per motivi di tempo o di caratteristiche della richiesta sai di non poter far fronte alle sue necessità?

Di liutai che stimo, in Italia, ce ne sono molti, è un periodo fortunato questo per i chitarristi, perchè è piuttosto facile rispetto ad un tempo procurarsi un buon strumento senza dovere necessariamente uscire dal suolo patrio. Per fare qualche nome ti direi Bottelli, Maguolo, Coriani con i quali ho condiviso l’esperienza di Madrid, e ancora Waldner, Illotta, Migliorini&Pozzi, Frignani. Poi negli ultimi anni la Scuola di Liuteria di Milano ha sfornato dei giovani di talento di cui sentiremo parlare nel prossimo futuro.


continua domani
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