venerdì 16 luglio 2010

Recensione di Parade del Trio Chitarristico di Roma, Musikstrasse, 2002


“La musica oggi non è più per pochi” proclamò Weil nel 1928 “I musicisti di oggi hanno fatto propria questa frase. La loro musica è più semplice, chiara e trasparente…”

La frase e le tre musiche di Kurt Weil, (Moritat, Yuiokali Tango e Alabama Song) fanno da introduzione a questa recensione e a questo cd svelando una visione musicale e un repertorio inusuale e nuovo per la chitarra classica. L’iniziativa davvero intelligente da parte del Trio Chitarristico di Roma (ovvero Marco Cianchi, Fabio Renato d’Ettorre e Fernando Lepri) è stata quella di presentare un repertorio insolito di musiche che si pongono a confine tra il colto e il popolare, tra la musica (oramai) classica e la canzone d’autore, tra l’accademia e il cabaret e il cinema.
Oggetto di questo cd sono infatti alcune musiche realizzate da compositori di formazione classica del Novecento per il teatro, il cinema, il cafè-chantant, il cabaret, suddivise per zone tematiche: i tre brani di Weil raccolti nella sezione “Leider Parade”, le “Trois chansons” di George Auric, Francis Poulenc e Erik Satie, le “Modinhas e Cancoes” di Manuel M. Ponce e Heitor Villa-Lobos e le “Cinevisioni” con le trascrizioni per chitarra delle colonne sonore del compositore italiano Nino Rota.
Si tratta di musiche scritte per fini specifici come opere teatrali, canzoni per cabaret o colonne sonore, e in tutti i casi dei riuscitissimi tentativi di cercare di creare dei ponti sopra la frattura (apparentemente) insanabile tra musica colta e d’avanguardia e la musica popolare. Gran parte di questi compositori, Weil, Poulenc, Satie su tutti, sono stati compositori d’avanguardia cercando nei loro tempi delle soluzioni che potessero rappresentare un musica nuova (o una Nuova Musica) che fosse al di fuori da quella che veniva chiamata la Seconda Scuola Viennese. Ciascuno ha cercato delle nuove strade rivolgendosi o a nuove forme di intrattenimento come il cabaret e il cinema non ancora all’epoca “cristallizzate” da forme strettamente commerciali o attingendo al repertorio di quella che oggi chiamiamo la musica folk, come Ponce e Villa Lobos. Tutti ci sono riusciti meritandosi un posto nella storia, così come il Trio Chitarristico di Roma è riuscito a ricreare le giuste atmosfere che animano queste musiche grazie a delle bellissime trascrizione (curate da Fabio Renato d’Ettorre) e alle notevoli capacità dei tre musicisti impegnati.
Su tutte permettetemi di segnalare le loro versioni delle opere di Kurt Weill dove riescono a mantenere la tragicità, l’ironia e le componenti caricaturali che il compositore seppe inserire nelle sue musiche accompagnandole con la carica melodica tipica dello strumento classico, impossibile resistere a canticchiare Alabama Song: “Oh show us the way to the next whiky bar / Oh don’t ask why, oh don’t ask why.”

Empdocle70
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