venerdì 5 settembre 2014

Recensione di String Machine di Nuntempe Ensemble, 2014



Attenzione, cari europei, fate molta attenzione. La musica contemporanea ha ormai da tempo colonizzato anche il continente sudamericano generando una nuova serie di compositori che prestano una particolare e personale attenzione ai linguaggi della chitarra classica.
Ne è un eccellente esempio questo cd, String Machine, realizzato dal Nuntempe Ensemble di quattro chitarristi di estrazione classica, Pablo Boltshauser, Agustin Nazzetta, Andrés Vaccarelli e Arile Elijovich, che dal 2008 si dedicano con costanza e abnegazione all’esplorazione del vasto repertorio chitarristico con una particolare attenzione al repertorio contemporaneo con una visione particolarmente attenta alle diversità culturali e etniche, al pluralismo musicale e a tutte le possibili combinazioni timbriche, stilistiche e espressive che le loro sei corde consentono.
Questo cd presenta tutte composizioni realizzate appositamente per il quartetto, tutte con datazione decisamente recente, a partire dai sei frammenti del Cuarteto nro2 composto nel 1999 dal compositore colombiano Eblis Alvarez. Gli altri brani presenti sono Ciclis (2010) commissionato a Federico Nunez, Libro de Estudios (2004) di Juan Pablo Simoniello, Iniciar Sesion (2011) di Cecilia Pereyra e il brano che da il titolo al cd, String Machine (2010) di Marcelo Delgado.
Tutti brani fanno sfoglio di tutte le possibili tecniche (arpeggiati, pizzicati, tensioni ritmiche, cromatismi, call and response tra gli strumenti, etc.) che si possono ricavare e utilizzare nell’ambito della chitarra e si avverte immediatamente una forte tensione ritmica. La gestione del ritmo e l’utilizzo della chitarra come strumento percussivo , perfino nella sua componente timbrica, sembrano essere i tratti distintivi di questo cd, dall’ascolto non facile ma sicuramente affascinante.




Prima di formulare queste riflessioni scritte ho ritenuto di doverlo lasciare maturare tramite ascolti prolungati e reiterati più volte nel tempo, non è un ascolto facile ma dopo un po’ ci si lascia trasportare e avvolgere dai suoni che provengono dai quattro strumenti dell’Ensemble, che si dimostra essere una “macchina” ritmica e melodica perfettamente affiatata, rodata e ben integrata. Impossibile identificare i quattro musicisti, impossibile, almeno per me, capire chi sta suonando cosa in assenza delle partiture. Pablo Boltshauser, Agustin Nazzetta, Andrés Vaccarelli e Arile Elijovich sono quattro eccellenti virtuosi che in questo cd danno una ottima dimostrazione delle loro capacità. Spero di sentire parlare di loro ancora e presto.
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