martedì 21 ottobre 2014

Recensione di Madrigals For Five Voices: Integral (Libro I – Libro VI), Carlo Gesualdo di Noël Akchoté, Drag City, 2014



Che personaggio Gesualdo da Venosa. Compositore, innovatore dell’arte del canto, grande cacciatore, amante delle arti, nobile e assassino. Un personaggio così oggi sarebbe oggetto di cronaca, magari apparirebbe nei talk show e sicuramente Bruno Vespa ne ricaverebbe il plastico del suo castello. Altri tempi, altra società, in cui la vita valeva meno di adesso e in cui le faccende si regolavano a fil di spada. Ma se l’uomo è vile materia la cui carne si corrompe, l’artista e la sua arte continuano a vivere nei nostri giorni, ispirando altri artisti e altre gesta, magari solo musicali. Questa la sua storia di quest’uomo celebre. Celebre non solo per le sue grandi qualità di compositore e innovatore musicale, ma anche per l’omicidio premeditato della moglie e del suo amante. A vent’anni sposò la cugina Maria D`Avalos, più grande di lui, che gli dette un figlio. Totalmente assorbito dalla sua musica e dalla passione per la caccia, tuttavia, trascurò la moglie, che intrecciò un’audace e imprudente relazione amorosa con il duca d’Andria Fabrizio Carafa, a sua volta sposato e padre di quattro figli. Ferito nell’onore, Gesualdo premeditò la vendetta: il 16 ottobre 1590 finse di partire per una battuta di caccia di due giorni, salvo rientrare nella notte e cogliere i due amanti in flagrante adulterio nella stanza da letto della moglie uccidendoli entrambi. Per sfuggire alla vendetta dei Carafa, fuggì da Napoli rifugiandosi nel castello di Gesualdo, dove visse per diciassette anni trasformando la fortezza in una fastosa corte canora che ospitò i musicisti più famosi dell`epoca e grandi personaggi di cultura come Torquato Tasso.
Il chitarrista francese Noël Akchoté, non nuovo a questo tipo di rielaborazioni, decide nel 2011 di reinterpretare per cinque chitarre i suoi sublimi madrigali, apportando una ventata di freschezza e di novità a queste composizioni dal carattere eterno. In questa impresa Akchoté è accompagnato da altro quattro chitarristi: David Grubs, Adam Levy, Doug Wamblew e Julien Desprez. La soluzione adottata da Akchoté è quella di lasciare il più possibili intatte le melodie polifoniche dei madrigali di Gesualdo, senza quindi arrangiare i brani e piuttosto adattando le chitarre del quintetto con accordature aperte in modo da non solo poter rimanere nei range definiti dalle composizioni originarie di ma di sfruttare il più possibile i sustain delle corde suonate a vuoto.
Nel libretto che accompagna il cd, che vede la luce solo ora per la Drag City, nonostante queste musiche siano disponibili in formato mp3 fin dal 2011, Akchoté spiega anche la scelta di suonare il più possibile in prima posizione sullo strumento lasciando fluire le note, adottando anche un suono più caldo.
Il risultato è un cd ammaliante. La sua bellezza è duplice, da un lato la riproposizione in chiave diversa di queste musiche soavi, dall’altro l’estrema finezza e pulizia del tono di queste chitarre elettriche. Un disco semplicemente sublime. Speriamo che anche gli altri lavori di Akchoté basati sulle musiche di Orlande de Lassus, Giovanni Pierluigi da Palestrina, Guillaume de Machaut e John Cage trovino presto una giusta collocazione discografica.



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