sabato 11 ottobre 2014

Rhys Chatham: gli Dei del Tuono


Volete suonare. Adorate la chitarra elettrica. Ma volete suonare musica contemporanea. Credete nell’epica. Pesantezza per voi è sinonimo di entusiasmo. Rhys Chatham è il vostro uomo!
Rhys Chatham nasce a New York il 19 settembre 1952. New York. Quando deve la musica di questi ultimi due secoli a questa città? Quanti artisti ha ospitato, nutrito, lanciato e poi dimenticato questa città unica al mondo, questo esperimento vivente di architettura e di incroci di razze e culture, centro finanziario e bersaglio di ogni terrorista perché simbolo di un incrocio incredibile di modi di essere, di vivere, di credere e di esistere? Chatham sembra essere un suo perfetto prodotto, una sintesi, un distillato di ciò che si è sentito e ancora si sente vibrare e suonare in quella città. Figlio di un romanziere con l'hobby del clavicembalo e di una commediografa, viene a contatto con il mondo della musica classica sin da piccolo, adottando il flauto come strumento e indirizzandosi prestissimo verso il mondo della musica contemporanea, attraverso le lezioni che seguiva alla Manhattan School of Music e presso la New York University, dove il suo docente era Morton Subotnick, che gli permise i primi contatti con il mondo, allora inesplorato e misterioso, dell' elettronica applicata alla musica.

“..crebbi ascoltando e suonando musica di compositori elisabettiani quali Giles Fanaby e John Bull. Divenni in seguito un flautista e, proprio attraverso il mio nuovo strumento, mossi i primi passi verso la musica contemporanea apprendendo l’intera letteratura sul flauto contemporaneo, suonando le “Sequenzas” di Berio, le “Sonatine per Flauto” di Boulez, “Density 21.5” di Varése, etc.Fu interpretando le suddette composizioni che, ancora teenager, decisi di voler diventare un compositore; iniziai così a prendere lezioni da Donald Stratton e Tom Manoff presso la Manhattan School Of Music e, più tardi, da Morton Subotnik, che al tempo insegnava alla New York University.” Intervista retrospettiva su OndaRock di Mattia Paneroni (http://www.ondarock.it/interviste/rhyschatham.htm)

Durante lo stesso periodo, condividendo i corsi assieme ad altri futuri luminari della musica contemporanea come Charlemagne Palestine, venne a contatto con Tony Conrad e soprattutto La Monte Young, con cui strinse subito ottimi rapporti, divenendone alunno e collaboratore in qualità di accordatore del suo clavicembalo e di musicista nel suo progetto denominato Theater of Eternal Music.

Presso gli studi della New York University incontrai Charlemagne Palestine, Maryanne Amacher e, più tardi, la compositrice francese Eliane Radigue. Furono queste persone, più che altre, a smuovere in me l’interesse per la corrente musicale minimalista. Charlemagne stava già componendo musica contraddistinta da una lunga durata. Assieme a lui, nel 1970, andai a un concerto di La Monte Young; nessuno di noi due ne aveva mai sentito parlare e fummo sorpresi che ci fosse stato qualcuno prima di noi a realizzare musica di lunga durata! Fu così che decisi di studiare con La Monte e di propormi a lui come accordatore del suo clavicembalo in “just intonation” (che implica un'omogenea intonazione delle corde, permettendo loro di produrre contemporaneamente una stessa nota, ndr) in cambio di lezioni (divenni tanto esperto che ne feci una professione, intonando gli strumenti di Gustav Leonhardt, Albert Fuller, Rosylyn Turek e una volta persino di Glenn Gould!).
Intervista retrospettiva su OndaRock di Mattia Paneroni (http://www.ondarock.it/interviste/rhyschatham.htm)



Dopo aver collaborato come musicista nella band di Tony Conrad e come flautista nella band sperimentale dei Musica Elettronica Viva, esperienze che lo coinvolsero in una intensa stagione concertistica in tutta la prima metà degli anni '70, fu fulminato dall'avvento della nuova corrente del rock di quegli anni, il punk.

Fino al 1976 non ero mai stato a un concerto rock e Peter pensò bene di portarmi a vedere i Ramones. Come ho detto poco fa, ciò che ascoltai cambiò per sempre la mia vita. Peter, Jill e Arthur stavano già componendo materiale influenzato dal rock e io mi uniformai di lì a poco.Inizialmente, tutti gli artisti di Soho andavano al CBGB’s per ascoltare le nuove band e sembrava che metà del pubblico fosse formata esclusivamente da loro; molto presto, però, iniziai a notare come l’altra metà del pubblico fosse composta dai membri delle stesse band che si sarebbero esibite in quel posto!E’ stato fantastico e ci sembrava di far parte di una tribù. Era la mia gente ed avevamo più o meno la stessa età, tutti quanti. Intervista retrospettiva su OndaRock di Mattia Paneroni (http://www.ondarock.it/interviste/rhyschatham.htm)

In quel periodo, tra il 1975 e il 1977, Chatham aveva iniziato ad esprimersi anche in qualità di compositore, con l'obbiettivo di mettere a frutto con originalità l'incredibile background che aveva accumulato. Fondamentale, in questa ottica, fu il contatto con la nuova scena musicale giovanile che si riuniva nel CBGB's, vero tempio del punk. Accorgersi che la musica dei Ramones potesse avere inaspettati ed incredibili punti di contatto con le elucubrazioni concettuali dell'avanguardia minimalista spinse Chatham a comporre Guitar Trio, un'opera seminale in tutto il corpus della sua produzione, costantemente riproposta lungo tutto l'arco della sua carriera. Le opere successive, come Drastic Classicism, Die Donnergotter e Guitar Ring, vennero tutte concepite per ensamble che rappresentavano un'estensione del tipico power trio (basso, batteria e chitarra) del rock, con un numero variabile di chitarristi impiegati nelle performances. Tutte le composizioni ruotavano attorno alla ricerca da parte di Chatham di una sintesi tra la consonanza armonica tipica di minimalisti come La Monte Young e il rivoluzionario approccio alla chitarra del punk, basato sulla ricerca di uno stile personale rifiutando categoricamente il vitruosismo tecnico.


Il bello del movimento punk di New York fu la condivisione di un sentimento avverso a qualsiasi virtuosismo musicale. Sembrava quasi che nessun musicista fosse interessato a imparare a suonare il proprio strumento. Si era infatti interessati a imparare a suonarlo secondo un proprio stile. Pensa ai Teenage Jesus And The Jerks di Lydia Lunch: suonavano ritmi elementari accompagnandosi con un solo accordo generato da chitarre scordate. Tutto ciò era tanto stupido quanto grande, allo stesso tempo. Questa nuova filosofia provocò una profonda e inconsapevole contaminazione del rock, permettendone la fruizione di canoni che fino ad allora erano appannaggio esclusivo della musica colta. Ciò permise anche a gente come me di suonare minimalismo in contesti rock. Intervista retrospettiva su OndaRock di Mattia Paneroni (http://www.ondarock.it/interviste/rhyschatham.htm)
Negli ensamble impegnati nella registrazione ed esecuzione di queste pieces, al fianco dello stesso Chatham, si avvicendarono molti giovani in seguito divenuti famosi, come Glenn Branca e i futuri Sonic Youth Thurston Moore e Lee Ranaldo, che a loro volta fecero parte degli ensamble chitarristici proprio di Branca. Lo stesso Glenn Branca è stato spesso accumunato a Chatham, avendo fatto parte della stessa scena sperimentale newyorkese, vicina tanto all'avanguardia minimalista quanto alla No-wave e avendo successivamente elaborato composizioni basate sulla consonanza di chitarre elettriche accordate in maniera non convenzionale.
Capita spesso che la gente paragoni i lavori di Glenn ai miei, perché lui ha sempre utilizzato strumentazioni simili alle mie. Quando compose la sua prima opera per sei chitarre elettriche (mi pare s’intitolasse "Instrumental For 6 Electric Guitars"), pensai mi stesse imitando: la strumentazione adoperata era sicuramente simile a quella utilizzata da me e, come se ciò non bastasse, fino ad allora l’avevo sempre sentito suonare assieme a formazioni che avessero in organico almeno un cantante. Ma quando ascoltai i suoi lavori più recenti, mi accorsi di quanto fossero diversi da qualsiasi altra cosa avesse fatto in precedenza e cambiai idea. Dopotutto, nessuno può vantare il copyright sulla strumentazione… …Sin dall’inizio della sua carriera, Glenn fu interessato a lavorare con la “just intonation” e a utilizzare sistemi d’intonazione tradizionali più di quanto non lo fossi io: ciò determinò una profonda diversità di suono tra i nostri lavori. Inoltre, nella partitura di "Guitar Trio" non è prevista una diteggiatura per la mano sinistra dei chitarristi: ogni sfumatura melodica dev’essere necessariamente generata dagli armonici. Glenn, dal momento in cui iniziò a comporre pezzi strumentali per chitarra (era il 1979), ha sempre preferito lavorare sulle note prodotte dallo scorrimento delle dita sulla tastiera della chitarra e ciò gli permise di creare ritmi travolgenti.Non sono mai stato particolarmente attratto dai sistemi d’accordatura, in quanto me ne occupai in abbondanza durante gli studi. Di tanto in tanto mi capita di dover prevedere accordature particolari, ma le considero soltanto un mezzo per arrivare a un fine e, soprattutto, non caratterizzano il sound del mio pezzo come invece può accadere con la musica di Glenn. Inoltre, i lavori di Glenn e i miei sono stati spesso equiparati semplicemente perché prevedono parti strumentali di chitarra correlate al minimalismo in maniera quasi accidentale. Eccetto quanto descritto, ritengo le nostre affinità si esauriscano qui. Sono molto amico dei Sonic Youth e ogni tanto suoniamo assieme, anche se nessuno di loro è mai stato membro effettivo di mie formazioni. Penso che il loro apporto al rock sia stato unico, soprattutto per averci fatto confluire certe idee che provenivano dalla scena artistica della Downtown degli anni Settanta e per averle codificate secondo un linguaggio puramente “pop”; la loro proposta, in definitiva, ha rappresentato senz’altro una novità e l’ho sempre amata.Ritengo che i miei lavori e quelli di Glenn abbiano in un certo senso aiutato a promuovere un ambiente culturale che generò gruppi come Sonic Youth e Swans; a parte questo, ritengo che costoro abbiano apportato un contributo musicale decisamente significativo ma distinto dalla mia opera o da quella di Glenn. Intervista retrospettiva su OndaRock di Mattia Paneroni (http://www.ondarock.it/interviste/rhyschatham.htm)


“Non riu­scivo a capire. Qualcosa non tornava. I musi­cisti sembravano non far altro che strimpel­lare. Eppure, sopra le nostre teste, si stava agitando qualcosa di meraviglioso" Lee Ranaldo”

Lee Ranaldo, nel giugno 1979, assiste a un' esecuzione di Guitar Trio, uno dei pezzi di musica più mito­logici della storia del rock e a cui lo stesso Chatham rimarrà sempre affezionato al punto di arrivare a pubblicare su etichetta Table of the Elements una incredibile antologia con un cofanetto di ben tre cd! All’epoca Chatham era gia una figura chiave del minimalismo newyorchese e direttore musica­le di The Kitchen (locale galleria culla dell'avan­guardia downtown fondata nel 1971 da Woody e Steina Vasulka, situata nel cuore del Greenwich Village di Manhattan), l’idea di base è semplice e originale: collegare i quattro accordi in croce del punk e dei Ramones con la ripetitività minimale delle musiche di Reich e Glass e le energie della musica rock sfruttandone lo strumento feticcio per eccellenza: la chitarra elettrica.

Un suono buio, cupo, ossessivo ma allo stesso tempo epico e pesante, pesante come la New York di quegli anni, stritolata in una crisi economica senza precedenti, dedita al più profondo nichilismo e edonismo in cui si stava maturando il frutto marcio della No Wave, stagione musicale e artistica a cui lo stesso Chatham parteciperà con gruppi dai nomi assurdi come Gynecologists, Tone Death, Meltdown. Di Loro non rimane traccia, anche se a quanta pare, Brian Eno li avrebbe voluti sulla raccolta "No New York", generando una polemica mitologica ancora non esaurita. Ma quel suono, quell'attitudine, quell'idea, si riprodurrà pratica­mente all'infinito, disegnando un soundscape perfetto e ideale per la Gotham City di quegli anni e che muoverà il già citato Glenn Branca e gli stessi Sonic Nonostante Chatham sia (e resterà sem­pre) l'uomo di Guitar Trio e delle grandi orchestre per chitarra elettrica, il suo percor­so si snoda tortuoso attraverso quasi qua­rant'anni di carriera, costantemente segnati da un'inquietudine, da una smania, da un'ir­requietezza che lo obbliga sempre al nuovo, alla scoperta, e a continui cambi di fronte. Negli anni '80 degli yuppies e dell’egoismo di Ronald Reagan Chatham pubblica poco, è un nome chiac­chierato ma fondamentalmente poco cono­sciuto, e per ascoltare quella massa sonora colossale che risponde al nome di “An Angel Moves Too Fast To See, composto nel 1989 per cento chitarre elettriche, bisognerà aspettare altri dodici anni …
Con l'arrivo dei '90, Chatham lascia New e York e si trasferisce a Parigi, dove tuttora risiede. Gia negli USA era rimasto affascinato dai fermenti techno di Chicago e Detroit, ma è in Europa che avviene la svolta elettronica, frutto anch'essa di un nuovo innamoramento per quello che accade nei club e nelle stanze dei bottoni della generazione laptop. Nel frattempo, Chatham ha pagato di persona il prezzo del suo stesso fanatismo sonoro: dopo aver suonato per quindici anni a volumi terrificanti accusa problemi di udito, sotto forma di un acufene che lo obbliga ad abbandonare temporaneamente l'amata chitarra. Nel 1990 era a Strasburgo per una performance can cento chitarre, sentendo all'improwiso un suono forte, chiaro, direttamente nel suo orecchio. “All'inizio pensai si trattasse di un segnale audio, di una spia, quind'i ho chie­sto all'ingegnere del suono di spegnere tutto. Ma non c'era nessun segnale... “ dichiara in un’intervista per BlowUp Magazine del “ E’ come avere un drone continuo nella tua testa ... infatti trovo il mio tinnitus piuttosto affascinante - il che non dovrebbe stupire, visto che sono un minimalista. Immagina: ho que­sta frequenza sui 15khz che si evolve in continuazione direttamente nelle mie orecchie ... è fantastico. Non ho nemmeno bisogno di un ipod per sentire grande musica. Quindi, adesso che ho smesso di preoccuparmi, ho deciso di riprendere con la 100 Guitars Orchestra…”
A sorpresa però, nel 2002 la Table of The Elements pubblica un triplo box contenente materiali che vanno dal 1971 al 1989: da li Chatham vive una seconda giovinezza fuori tempo massimo…. Fino a A Crimson Grail…e al nuovo tour con Guitar Trio.
La cosa che personalmente trovo più affascinante in un personaggio come Chatham è la sua incredibile capacità di far comprendere a chi non si è mai voluto interessare o a chi non se n'è mai potuto interessare per scarsa informazione il valore più alto della musica d'avanguardia: quello di essere una pura musica di sensazione, rompendo una sorta di immaginario collettivo che vede il triste e polveroso accademico che compone lentamente a tavolino, e dando invece la fantastica, quasi inebriante sensazione che essa può nascere spontaneamente da chiunque, in qualunque modo, indifferentemente dalla preparazione tecnica di chi la fa, e soprattutto può essere percepita, riconosciuta come propria e persino amata da moltissima più gente del previsto, di sicuro anche per l'evento in sè, ma è un'infinità di persone in più proprio che si lasciano rapire da una cosa che musicalmente, sulla carta, non avrebbero mai immaginato gli potesse piacere. Un brano come "A Crimson Grail" è l'avanguardia che viene suonata da una miriade di gente che non sa nemmeno cosa sia l'avanguardia o la musica contemporanea ma la sa suonare benissimo, e piace a un sacco di gente che non sa chi siano Cage o Schoenberg ma riesce ad apprezzare benissimo questa musica, che riesce quindi a trasferire, a comunicare a un ampio pubblico un messaggio giusto, bello e sano. La musica di Chatham trasmette un senso di luminosità, quasi di vera e pro­pria gioia, è lontana anni luce da certe forme tristi e cupe, dall’angoscia e dalla pesantezza che a volte attraversano la musica contemporanea. C’è come una voglia di epica, di una energia buona, quasi psichedelica che ti prende e ti trascina altrove, proiettandoti da un’altra parte, ma senza quella sensazione di “viaggio drogato” che a volte accompagna la psichedelica, ma solo pura gioia: “…sono più interessato al lato luminoso delle cose, e persino il metal non può farci niente ... quello che dico alla gente: "non mi interessa la rovina, non mi interes­sano le tenebre" ("I'm not into doom, I'm not I into gloom"), "mi interessa la pura gioia dell'heavy metal!"
Un grande!
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